Per tutto il viaggio, Kim ripensò con le lacrime agli occhi a quell'intervista. A quello che significava. Che comportava. Sapeva che per i media Ron non era una grande star, per via del suo atteggiamento bonario e giocoso, spesso buffo...ma era per questo che le piaceva...ed era consapevole di essere lei quella che attirava di più l'attenzione. Sapeva anche che c'era chi non ricordava il suo nome, Drakken era il primo della lista, e qualche volta il suo nome veniva storpiato, il che lo infastidiva, ma più di lamentarsi non aveva mai fatto, e lei liquidava la cosa con poche parole, convinta che il mondo non sarebbe cascato per questo...che stupida, che stupida, che stupida...ma mai e poi mai, avrebbe immaginato che la faccenda fosse tanto grave da essere dimenticato. Ok, perdeva le braghe piuttosto spesso, ogni tanto aveva reazioni esagerate, a volte le sue idee erano assurde e dettate più dalla fantasia che altro, ma sperava che tutto questo passasse in secondo piano di fronte all'evidenza del suo buon lavoro. Sì, va bene, veniva rapito e lei doveva salvarlo, ma non che non fosse mai successo anche il contrario. Sua cugina Joss era stata chiara, coraggio non era non avere paura, ma averla e andare avanti lo stesso, e tra i due era senza dubbio Ron quello con più paure e quindi il più coraggioso. Lei invece...se fosse stata in condizioni più lucide, probabilmente avrebbe ritenuto i suoi pensieri offuscati dalla situazione, ma ora come ora non riusciva a non ritenersi una persona ignobile e irresponsabile: tutte quelle avventure, quel correre in mezzo a macchinari mortali, tirare fuori perfetti sconosciuti dalle situazioni più disparate con mezzi degni di McGyver, dichiararsi una semplice ragazza con solo tanta voglia di rendersi utile, ostinarsi a ripetere "niente di che, poteva farlo chiunque" quando NO! Non poteva farlo chiunque, pochissimi potevano farlo! Giustizia Globale non prende le prime ragazze ponpon con qualche conoscenza in più di autodifesa! Ma i suoi genitori le avevano insegnato i valori non solo dell'impegno e della determinazione, ma anche dell'umiltà. Per questo cercava di non vivere una vita da starlette, sotto i riflettori: voleva essere un esempio, trasmettere il messaggio "io posso e quindi anche voi", non un "io posso, voi no". Adesso, invece, quella oscura sensazione che si stava impadronendo di lei aveva finalmente preso forma, quella consapevolezza tanto tenacemente rifiutata non poteva più essere negata: il motivo per cui Ron non veniva ricordato...il motivo per cui gli si vedevano negati tutti i suoi successi, che non erano affatto pochi...era lei!

A guardare tutto con occhio critico, la situazione era dolorosamente evidente, insomma: Kimberly Anne Possible, figlia di un importante scienziato aerospaziale e di una rinomata neurochirurga, era stata capocheerleader per tutta la durata del liceo, membro di numerosissimi club scolastici, di un certo numero anche presidentessa, bella, atletica, ottimi voti, in cima alla "catena alimentare" del liceo Middleton, studente e persona modello, popolare, coraggiosa, piena di talenti, è stata pure un'icona della moda, combattendo il crimine è diventata anche idolo delle ragazze emancipate, tutte volevano essere lei, usciva senza un graffio da combattimenti contro i peggiori criminali del globo, gli scagnozzi la temevano, i più forti la rispettavano...ok, più che altro Shego la rispettava, ma era la più pericolosa, quindi contava...dall'altra parte: Ronald Stoppable, eterno bambinone, fantasioso, scherzoso, golosone, privo di quasi tutti i comuni freni inibitori, pieno di paure, non certo attraente secondo i canoni comuni, goffo, non atletico, pigro, preferiva stare lontano da ogni tipo di dovere e responsabilità per passare il tempo a giocare, era insicuro e senza autostima, ingigantiva ogni preoccupazione fino a farne una tragedia, non sapeva tenere la bocca a freno e le ragazze non le capiva proprio...persino i suoi genitori gli dicevano le cose che gli avrebbero cambiato la vita solo dopo averle fatte perché "questa era la loro maniera di dirgli le cose"...Kim era costretta dall'evidenza a confessare a sé stessa che una persona così non poteva brillare se non di luce riflessa, stando vicino a qualcuno come...come lei! Ma era certa che non fosse per quello che le era sempre stato accanto, la sua lealtà era troppo profonda. ...È vero, Ron non era completamente privo di lati positivi, era leale fino al midollo, altruista, pensava agli altri prima che a sé stesso, se ne fregava dei pareri della società preferendo essere chi voleva senza preoccuparsi di come appariva ma solo di non perdere la sua 'essenza di Ron'...quel suo essere così unico e inimitabile che dopo tanto tempo l'aveva convinta a fare di lui l'uomo della sua vita...sapeva anche cucinare divinamente, mentre lei non sapeva neanche fare un dannato uovo al tegamino...ma perché la gente ammirava così tanto una donna combattente, ma additava come stramboide un ragazzo che cucina? A meno che non fossero chef stellati, e l'unico ristorante che aveva avuto è stato quella volta a scuola...o il Naco! Aveva inventato il prodotto di punta del Bueno Nacho! Ma nooo, fagioli, salsa, tortillas e quant'altro non erano mica considerabili "in", sarebbe stato un cattivo esempio da far vedere agli adolescenti...ma, ma, era anche stato runningback della squadra di football! Vincitore di troppe partite per poter essere ignorato, e già questo dovrebbe retroattivamente annullare quelle menzioni di goffaggine di prima, ideatore di una mascotte di successo (che per poco lei e il suo imbarazzo non segavano di brutto, quanto era stata imbecille...), quindi perché Ron era così maledettamente in fondo alla scala sociale? Ancora una volta, Kim si ritrovò ad incolpare sé stessa: secondo lei, Ron era stato così contagiato dai suoi "nulla di che" da sminuirsi da solo pur di non apparire troppo superbo, e purtroppo i precedenti c'erano: i Senior, i 99 milioni...e se...e se avesse deciso di negare i propri successi per evitare altre situazioni simili? Ma no, ora stava esagerando...eppure...

"Kim, siamo quasi arrivati." la avvisò Wade con delicatezza. Lo schermo era rimasto spento fino ad allora. Quanto tempo aveva passato a riflettere? Non lo sapeva neanche lei. Ma c'era ancora una speranza, qualcosa che potesse darle la conferma che tutto questo era solo un gigantesco malinteso, un brutto sogno da cui si sarebbe svegliata e sarebbe tornata alla sua vita felice e senza problemi. Tutto quello di cui aveva bisogno era di una cosa che sapeva trovarsi a casa dai suoi. "Grazie Wade, sei stato grande." "Kim..." Wade non ebbe il coraggio di dire all'amica che TeleTreCittà aveva come al solito fatto partire la diretta, perciò sapeva tutto quello che era successo a Londra; invece disse semplicemente "...grazie." e chiuse la comunicazione, anche perché insicuro lui stesso di cosa dirle e preoccupato di peggiorare la cosa.

Appena atterrata sul vialetto di casa, Kim si catapultò fuori dall'auto e dentro in salotto, dove trovò i suoi genitori. Niente gemelli. Non si domandò dove fossero, non salutò nemmeno, aveva altre priorità. "Papà, il baule dei ritagli, dov'è?" "Uuh...in cantina, tesoro." E lì Kimberly corse come una freccia. Sua madre tentò di richiamarla: "Kim, aspetta..." Ma era tutto inutile. Kim tirò fuori il baule cercato e prima di aprirlo stette ad ammirarlo un attimo speranzosa. Prese un bel respiro.

Se c'era una possibilità di schiaffare in faccia a qualunque canaglia denigratoria la risposta alla repellente domanda su chi fosse Ron, era in quel baule.