ATTENZIONE LEGGERE ASSOLUTAMENTE: vi ricordo che Itachi e Yuki non sono davvero fratelli, perciò non è incesto.

Madara stava seduto su un ramo di un albero poco distante dall'accademia. Accanto a lui c'era una donna dai lunghi capelli chiari e gli occhi perlacei. Mentre lui guardava la folla radunata davanti alla scuola per la cerimonia della consegna del diploma. Lei era intenta a limarsi le unghie con una lima lunga pochi centimetri di colore verde chiaro; da una parte liscia e dall'altra ruvida. Il rumore delle unghie sulla lima infastidiva Madara che si volto verso la donna fulminandola con lo sguardo.- Non hai di meglio da fare Keya? tuonò arrabbiato socchiudendo pericolosamente gli occhi. L'altra smise di limarsi le unghie e lo guardò con i suoi occhi chiari.- Trovai qualcosa da fare -propose infastidita.- Certe volte proprio non ti sopporto -rispose.

Il giorno dopo.

Itachi sentì bussare alla porta della sua stanza e andò ad aprire. Su sorella apparve davanti a lui, legato sulla testa portava il suo nuovo copri fronte.- Itachi sei pronto? Ci aspetta la colazione, poi dobbiamo andare -gli ricordò.- Si, dammi ancora un attimo -rispose. Chiuse la porta e si vestì alla veloce." Accidenti non ho sentito la sveglia "maledisse mentalmente, oppure l'aveva sentita e poi si era addormentato, non riusciva a ricordare cosa fosse esattamente successo. Di solito era sua sorella quella in ritardo non lui. Arrivava sempre puntuale al contrario di sua sorella. Yuki non era una molto prudente, un po' irresponsabile diciamo e impulsiva. Non ragionava molto, prendeva di solito le decisioni senza pensarci su.

Sperava che crescendo sarebbe diventata più responsabile, ma anni dopo avrebbe scoperto che non fu così. Più tardi scese a colazione. Quando arrivo trovo Yuki seduta a tavola intenta a mangiare una mela gialla. Sua madre lo guardò con indosso un grembiule bianco.- C'è ne hai messo di tempo -osservò.- Non ho sentito la sveglia -rispose sinceramente. Si sedette a tavola e guardò sua sorella mangiare la mela, la vide dargli un morso e masticare piano con la bocca chiusa. Finita la colazione uscirono fuori di casa e lui chiuse la porta.- Pensi che andrà bene l'esame finale -si riferiva alla prova che dovevano superare per dimostrare di essere degni del diploma, pronti per quello che gli aspettavano. Bisognava dimostrare che avevano assimilato bene quanto appreso in Accademia.

Non erano in squadra insieme, sfortunatamente. L'Hokage aveva pensato di mettergli insieme, erano forti uguali, però gemelli e non voleva dividerli. Tuttavia suo padre intervenne e, quasi, costrinse il Terzo Hokage a dividerli. Alla fine gli diede retta. Arrivata in Accademia raggiunse l'ufficio di Kurenai la sua nuova sensei. Oltre a lei nella stanza c'erano Aiko una ragazzina di due anni più grande di lei: dai capelli azzurri, lunghi fino alle spalle, lisci e gli occhi color verde acqua. L'altro era un ragazzino della sua età con la pelle scura, tipo cioccolato al latte, i capelli neri, molto corti, lisci e gli occhi color nocciola chiaro. La loro sensei era seduta dietro alla sua scrivani. Dietro di lei una finestra chiusa che dava su un bel boschetto.

- Allora ora che ci siamo tutti volete sedervi? -disse indicando le tre sedie davanti alla scrivania. Si sedettero, lei si mise in mezzo a loro.- Dunque ragazzi domani faremo il test per vedere se siete veramente pronti, io mi augurò che sia così perché mi dispiacerebbe davvero bocciarvi. Dunque domattina alle nove vi voglio al campo di allenamento numero otto, sapete è quello riservato a me -spiegò.- Domani mattina vi spiegherò bene in cosa consiste la prova. Vi consiglio di rivedere tutte le vostre tecniche e di prestare particolare attenzione a come disattivare le trappole, in quanto la maggior parte della prova si concentrerà su questo -aggiunse.- Ora parlatemi un po' di voi, presentatevi insomma -gli invito con un sorriso incoraggiante.

- Mi chiamo Aiko Kenuta, ho nove anni e sono una ripetente. Mi piacciono i fiori e odio i pesci. Il mio colore preferito è il giallo -si presentò la bimba con i capelli azzurri. Kurenai guardò Yuki.- Mi chiamo Yuki, ho sette anni. Mi piacciono i fiori e odio i ragni, mi terrorizzano con i loro tanti occhi. Il mio colore preferito è il blu -si presentò. Ora tutta l'attenzione delle femmine era rivolata verso il ragazzino.- Mi chiamo Kuzan, ho sette anni. Mi piace cantare, adoro il karaoke, però detesto ballare, specialmente i lenti. Il mio colore preferito è il rosso -concluse.- Bene io mi chiamo Kurenai, non vi dico la mi età perché preferisco di no e sarò la vostra sensei. Mi piacciono anche a me i fiori e ho paura del buio. Il mio colore preferito è il viola -affermò tranquillamente.

- Domani ci vediamo alle nove, mi raccomando puntuale -la Uchiha arrossì sentendosi chiamare in causa dato che era arrivata in leggero ritardo. Stranamente per una volta per colpa del suo gemello e non sua. Uscita fuori dall'ufficio si diresse verso l'ingresso dell'edificio. Non sapeva cosa fare se tornare subito a casa o cercare suo fratello. Adesso poteva già essere andato via. Stava per uscire quando una voce la chiamò.- Yuki -si volto e vide il Terzo Hokage.- Ti vorrei parlare nel mio ufficio -disse.- Va bene -acconsentì. Lo seguì nel suo ufficio. La stanza era molto grande, dava sul villaggio e la finestra enorme dava una bella vista di tutta Konoha. In oltre si poteva ammirare la montagna con i volti dei quattro Hokage.

La fece sedere e si sistemò sulla sua grande sedia dietro alla scrivania.- Dunque Yuki ho già parlato con tuo fratello. Volevo solo dirti che mi dispiace non avervi potuto mettere in squadra insieme, però tuo padre ha insistito molto perché non lo facessi -rispose dispiaciuto." O meglio mia obbligato a non mettervi insieme "da anni aveva intuito che a Fugaku non importasse molto della figlia e che per lui fosse una palla al piede quella bimba.- Non importa, può darsi che sia meglio così -rispose.- Bene, fammi sapere e c'è qualcosa che non va -intimò.- Ora vai pure non voglio trattenerti oltre immagino che avrai da fare, dovrai prepararti per domani -comentò. Lei si alzò in piedi.- Sì devo andare -confermò.

La vide andare via dal suo ufficio. Sentiva che lei è suo fratello erano un valido acquisto siccome promettevano bene entrambi. La mattina dopo la bruna arrivò in orario, stranamente. Gli suonava strano infondo arrivare per una volta puntuale. Dopo Kurenai fu la seconda ad arrivare sul luogo dell'appuntamento. Arrivati gli altri incominciarono e scoprì che il posto era disseminato da trappole. Alcune in vista e altre nascoste. Disattivarle senza farle scattare non era difficile, non particolarmente. Il problema era la loro maestra che tentava di ostacolarli dimostrando tutta la sua bravura nell'arte dell'illusoria.

Se venivano catturati dovevano liberarsi da soli arrangiarsi insomma. Superarono il test tutti è. La loro prima missione consisteva nel consegnare un pacchetto. Il viaggio durò solo due giorni e andò tutto bene. Le missioni D erano semplici, senza particolari complicazioni. Una volta gli venne affidata una missione di livello C. La eseguirono senza problemi e visto il successo della prima alla sua squadra vennero assegnate altre. Passarono tre anni prima che fossero ritenuti degni di affrontare gli esami per diventare Chunin. Anche la squadra di suo fratello avrebbe dato gli esami ed era terrorizzata all'idea che alla fine, nel duello, avrebbe dovuto battersi contro di lui.

L'esame scritto durò qualche ora ed era diviso in dieci domande più una che sarebbe stata data verso la fine. Al termine del tempo venne chiesto che volesse abbandonare. In quel caso si veniva bocciati, però pure nell' eventualità che uno solo di loro sbagliasse. Scelsero di restare. Incredibilmente bisognava rimanere per essere in ogni caso promossi. Volevano mettergli alla prova. Dopo di che dovevano restare una settimana in una foresta e recuperare dei rotoli. Le cose andarono bene. La sfida era quasi terminata quando si scontrarono contro il team di Itachi. Battere suo fratello si dimostrò una vera impresa; in parte dato che erano forti in eguale misura, dall'altra perché conoscevano bene le rispettive tecniche essendosi allenato insieme fin da piccoli.

Il peggio sarebbe arrivato con il duello. Quando scoprì che non doveva battersi contro suo fratello fu sollevata, ma la tragedia presto si sarebbe abbattuta su di lei. Accompagnata dallo sconforto e il senso di colpo. Non era sua intenzione mandare Kabuto in coma. Quando si rese conto che l'aveva quasi ucciso scappo via. Ha trovarla fu Kurenai che la riporto a Konoha. Dovettero calmarla e servì un bel po' di tempo per riuscire nell'impresa. Il giorno dopo si recò in visita a Kabuto. La lasciarono entrare nella stanza singola senza fare storie. Si accomodò vicino a lui sul letto e gli prese una mano stringendola piano.

- Mi dispiace -si scusò. Una lacrima scese dal suo occhio sinistro e scivolo lungo la sua guancia sinistra. Accarezzò il capo del suo ex-rivale. I suo capelli erano grigi. Avevano posato i suoi occhiali da vista con la montatura rotonda sul comodino. Gli osservò per qualche secondo, poi guardò nuovamente il volto del ragazzino. Gli dispiaceva per quanto accaduto, l'ultima cosa che voleva era mandare qualcuno in coma. - Spero che ti salvi e se lo fai ti concederò la rivincita se vuoi -scherzò." Sperando di non mandarti nuovamente in coma "aggiunse mentalmente non osando dirlo a voce alta. Sentì una sensazione di calore invaderla.

Non si rese conto di quello che accadeva vedeva solo il buio. Gli occhi avevano uno sguardo vago è lo sharingan si era attivato da solo. I capelli si drizzarono sopra alla sua testa e la voglia sul collo parve essersi fatta più vivida e con colori più intensi. Kabuto aprì gli occhi e rimase sorpreso quando vide Yuki seduta sul suo letto. Dopo qualche secondo di smarrimento ricordò e si accorse che era svenuta. Gli aveva dato una parte del suo chakra per guarirlo. Quando rinvenne non rammendava di averlo fatto. Eppure lui non poteva fare a meno di essergli grato lo stesso. Gli aveva salvato la vita probabilmente, peccato solo che non ricordasse di averlo fatto e come.

Passarono cinque lunghi anni. La bambina che tutti chiamavano simpaticamente "Scimietta" aveva lasciato il posto ha una giovanissima donna. I capelli lunghi erano ora molto corti e un pezzo di frangia copriva una parte dell'occhio sinistro ed era di colore blu. Alle orecchie portava sempre, tranne in missione, degli orecchini d'oro con un piccolo diamante e uno smeraldo a goccia. Il più delle volte indossava dei lunghi pantaloni neri attillati, o corti in base alle stagioni, e una maglietta a maniche lunghe o corte con dietro il ventaglio bianco e rosso simbolo del clan Uchiha. Alla vita portava sempre una cintura con armi e una piccola tasca dove teneva le pillole che doveva prendere ogni tre giorni.

Questo per evitare che restasse incinta. Tutte le ninja dopo il loro primo ciclo le prendevano, inizialmente gli venivano somministrate dai genitori o sensei, com'era capitato a lei che gli è l'aveva date Kurenai subito. Il problema che nessuno b aveva mai dato alla ormai quindicenne una vera e propria educazione sessuale, neppure gli dissero cosa doveva fare per evitare di restare incinta. Il fatto era che i suoi genitori davano per scontato, essendo la figlia del capo clan e la sorella del futuro, che avrebbe atteso il matrimonio evitando di metterli in cattiva luce se avesse fatto sesso prima di esso.

Quella mattina doveva partire per una missione ANBU quando suo padre la convoco. Lo raggiunse nel suo ufficio e lo trovo seduto dietro alla sua scrivani. Si limitò a fargli segno di sedersi e lei ubbidì.- Ti ho convocato qui per annunciarti che questa sarà probabilmente la tua ultima missione -annunciò. Lei lo guardò allibita.- Come l'ultima padre io ho giurato di difendere Konoha fino alla morte -protestò. -È lo hai fatto egregiamente e di questo te ne siamo tutti grati, ma tra circa un mese cambierà tutto -rispose.- Come mai?-chiese.- Ora non posso dirti nulla -si alzò in piedi e se ne andò fuori sbattendo la porta dietro di se per la rabbia.