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Dopo qualche istante di attesa davanti alla maestosa porta intarsiata delle stanze della regina, i battenti si aprirono di scatto, ruotando sui cardini silenziosi.

La sovrana era coperta solamente da una sottoveste lucida e trasparente, adornata di tanto in tanto da ricami in pizzo, tutto rigorosamente nero. Emma rimase letteralmente a bocca aperta di fronte ad un tale spettacolo.

Regina congedò la guardia, per poi portare la sua attenzione sulla ragazza.

«Eccoti qua, mia cara. Allora, sei pronta?» chiese, avvicinandosi lentamente a lei, ancheggiando sui tacchi alti.

Emma dovette compiere un notevole sforzo di concentrazione per riuscire a chiedere, di nuovo: «Pronta per cosa?»

«Ad inginocchiarti a me.» le rispose sfiorandole il viso con le dita.

La principessa deglutì, rabbrividendo a quel tocco.

«Sì.» mormorò, inginocchiandosi un istante dopo.

La regina le girò intorno, guardandola con soddisfazione. «Bene.» disse sorridendo «Ora spogliati.»

Emma non riuscì a trattenersi dal lanciarle un'occhiata stupita, ma piegò comunque le braccia dietro la schiena ed iniziò a sciogliere i lacci che tenevano stretta la veste intorno al suo corpo. Sentì le guance tingersi di rosso mentre rimaneva nuda davanti a lei. Regina si prese il suo tempo per osservare il suo corpo nudo, quindi si sedette sul letto.

«Sei un bel giocattolo…» commentò, continuando a far scivolare lo sguardo sulle sue forme. «Vieni qui.» ordinò poi, leccandosi le labbra.

La ragazza obbedì, camminando lentamente fino al bordo del letto, lo sguardo fisso a terra, le guance in fiamme.

«Non essere timida. Guardami.»

Emma sollevò gli occhi fino ad incontrare i suoi. La regina le ordinò di avvicinarsi, ma lei esitò, dubbiosa.

«Volete che salga sul letto, Maestà?» chiese, mordendosi distrattamente il labbro inferiore.

«Sì.» rispose lei freddamente.

La principessa annuì prima di obbedire, salendo carponi sul letto per poi rimanere in ginocchio sulle lenzuola di seta nera, in attesa, senza mai distogliere lo sguardo dalla donna.

«Era da tanto che non avevo un nuovo giocattolo…» mormorò la regina avvicinando il viso al suo. «Hai paura?» chiese poi, scrutando negli occhi grigio-verdi.

«No.» rispose dopo qualche secondo la ragazza, accennando un sorriso.

Regina sorrise, afferrandole poi il viso tra le dita smaltate di nero. «Brava, così sarà più divertente!»

Le loro labbra si scontrarono in un bacio carico di passione, alla quale la bionda non si sottrasse, anzi.

«Che brava…» commentò Regina non appena ruppe il contatto. Mosse la mano destra e i suoi vestiti sparirono all'istante. «Adesso sei mia.»

Emma percorse il suo corpo con sguardo ammirato. «Lo sono sempre stata…» sussurrò con voce arrochita.

La sorpresa illuminò per un istante gli occhi scuri della regina. « Superi le mie aspettative...credevo ci volesse più tempo per abbattere la tua volontà…»

«La mia volontà è tutta intera... » replicò Emma, sorridendo timidamente.

La sorpresa crebbe in Regina. «Davvero?»

La ragazza si limitò ad annuire. Un attimo dopo le dita della donna erano strette intorno alla sua gola.

«E spiegami, prima che io ti distrugga…»

La principessa annaspò in cerca d'aria, ma non tentò in alcun modo di opporsi.

«Sto bene… con voi…» sussurrò invece, guardandola negli occhi.

La donna contrasse appena le palpebre, quindi un lieve sorriso distese le sue labbra mentre scuoteva leggermente il capo.

«Sei veramente il miglior risultato che io abbia ottenuto.» disse un attimo prima di avventarsi su di lei per morderle il labbro, facendola gemere.

«Lieta di compiacervi, Maestà.» mormorò Emma rabbrividendo, appena prima di essere spinta fuori dal letto.

«Compiaci la tua regina adesso.»

Emma la guardò, confusa.

«Come, Maestà?»

Per tutta risposta Regina si spostò sul bordo del letto e aprì le gambe.

La principessa si inginocchiò davanti a lei, guardandola negli occhi. Fece scivolare le mani lungo le sue cosce prima di affondare la lingua dentro di lei.

Regina le afferrò i capelli, spingendola verso di sé.

«Sì, così…» mormorò, eccitata.

Emma uscì da lei ed iniziò leccare il clitoride in lenti movimenti circolari, gustandosi il suo sapore, gemendo appena, troppo eccitata per trattenersi. Regina spinse il bacino verso di lei invitandola a darle di più, mentre un gemito di piacere uscì dalla sua bocca. Per tutta risposta la bionda strinse le mani intorno alle sue cosce e iniziò a muovere la lingua ancora più velocemente. La mora in preda al piacere trovò appiglio sulla sua schiena, graffiandola. «Si, continua…e forse non ti ucciderò..»

La bionda dovette trattenere un urlo di dolore, ma anziché fermarsi iniziò a succhiare il suo clitoride, ormai bagnato e gonfio. La regina non potè trattenere, stavolta, un gemito più forte.

«Ecco brava» ansimò.

Il piacere e il dolore confluirono in un gemito da parte della principessa, mentre la sua lingua non smetteva di dare piacere alla donna di fronte a sé.

La regina serrò le gambe sentendo il piacere invadere il suo corpo, fremendo mentre l'orgasmo la scuoteva.

La bionda si staccò appena da lei, ma rimase in ginocchio. Si leccò le labbra, gustando il suo sapore.

«Sei una delle migliori serve che abbia avuto devo ammetterlo.» le disse Regina dopo aver ripreso fiato.

Ad un tratto l'afferrò e la fece stendere sul letto. Emma si lasciò spostare, rabbrividendo appena al contatto.

«State dicendo che non mi ucciderete?» chiese senza mai smettere di guardarla.

«Forse…» replicò la mora, facendo poi apparire delle corde che subito si strinsero attorno ai polsi della principessa, inchiodandola al letto.

Emma posò lo sguardo sulle corde, poi sulla donna. Così esposta, inerme, si sentì vulnerabile più di quanto immaginasse possibile. Il suo respiro accelerò.

La regina sorrise, soddisfatta, mettendosi su di lei.

«Oh, hai paura?»

La ragazza deglutì. «È difficile non averne quando non ci si può muovere…» tentò di giustificarsi, arrossendo appena.

«Devi averne, infatti…» disse la donna stendendosi su di lei e graffiandole le cosce, per poi far apparire una frusta.

Emma urlò per poi spalancare gli occhi alla vista dell'oggetto.

«C-credevo di avervi dato piacere, Maestà…».

«Infatti è così...» disse Regina, passando la frusta sul suo corpo. «Voglio ricompensarti...»

La principessa fu scossa da un tremito al contatto col cuoio freddo.

«Col dolore?» chiese, la voce che tremava.

«Può essere piacevole…» obbiettò l'altra colpendola con la frusta.

Emma gridò, tentando inutilmente di spostarsi. Tuttavia, l'eccitazione era così forte da farle quasi male, più della frusta.

Regina si piegò su di lei, sussurrandole all'orecchio: «Ti è piaciuto?»

Col volto pieno di vergogna, Emma dovette ammettere la verità in un sussurro: «Sì.»

La regina sorrise, mordendole poi il lobo dell'orecchio.

«Lo so.» disse, accarezzando il suo corpo con la frusta, dal seno alla pancia, fino alla sua intimità. La ragazza gemette sotto di lei, inarcando la schiena.

«Apri le gambe.» ordinò la regina.

Senza esitazione, la bionda le obbedì.

«Adesso vediamo se sei pronta…»

Regina fece scorrere la frusta lungo la sua intimità, e istintivamente la donna sotto di lei chiuse le gambe, per poi riaprirle un secondo dopo.

«Mi dispiace…» sussurrò, rendendosi conto dell'errore.

Per tutta risposta la mora le strinse il collo in un morsa dolorosa.

«Non farlo più, hai capito?»

«Sì, Maestà.» sussurrò Emma con un filo di voce.

La donna allentò la presa sul suo collo.

«Devi essere punita.» disse frustandola con forza. Un grido di dolore riecheggiò nella stanza.

La regina la baciò subito dopo, per poi entrare in lei con forza. Un altro grido uscì dalle sue labbra, facendo sorridere la mora, che prese a muoversi velocemente in lei.

«Regina…» si lasciò sfuggire la ragazza mente il dolore si trasformava velocemente in piacere.

«Si dice "vostra maestà".» la corresse l'altra, spingendo le dita più forte dentro di lei, facendola arrivare all'orgasmo.

La ragazza rimase senza fiato, spossata dalla potenza del piacere che aveva appena provato.

Sussultò quando le dita della donna la abbandonarono. Cercò di concentrarsi sulle parole che la regina le rivolse, sbattendo le palpebre sugli occhi lucidi per tentare di metterla a fuoco.

«Hai visto? Ti avevo detto che sarebbe stato piacevole.»

«Sì, Vostra Maestà..» le rispose, ancora col fiato corto.

Sentì le corde sparire dai suoi polsi, lasciandola libera.

«Vattene adesso.»

L'ordine arrivò come una secchiata di acqua gelida. Nonostante l'iniziale smarrimento obbedì, alzandosi a fatica ma velocemente dal letto e rivestendosi in fretta, per poi dirigersi verso la porta.

«Forse ti terrò per un po'.» giunse la voce roca della regina alle sue spalle. Emma si voltò a guardarla, inchinandosi subito davanti a lei, nascondendo il viso. Di nuovo, quindi, tentò di eseguire l'ordine dirigendosi verso la porta, ma venne nuovamente bloccata dalla voce della sovrana.

«Aspetta.» Emma si immobilizzò, limitandosi a voltare la testa verso di lei. «Dormi sul divano. Forse dopo potrei volerti fare del male.» continuò la mora stendendosi sul letto, un sorriso malizioso sul bel viso.

«Come Sua Maestà desidera.» rispose annuendo la bionda, per poi avvicinarsi docilmente al divano e sdraiarsi su di esso.

«Non fare rumore.» la ammonì la donna coprendo il suo corpo col lenzuolo nero.

«Sì, Maestà.» disse Emma, sistemandosi supina sul divano. Dovettero trascorrere alcuni attimi di silenzio prima che trovasse il coraggio di aggiungere, timidamente: «Buonanotte, Vostra Maestà.»

Regina spalancò gli occhi nella penombra della stanza.

«Buonanotte, serva.» le rispose infine.