Emma cavalcò per ore, ininterrottamente, più veloce che poteva, la paura che la spronava a continuare nonostante la stanchezza ed il freddo. Era ormai notte fonda quando giunse in prossimità del castello dei genitori. Sudata e scarmigliata, con il cavallo sfinito, galoppò ancora fino alle porte della fortezza. Nonostante il suo aspetto, le guardie la riconobbero immediatamente, lasciandole libero il passaggio.
«Madre! Padre!» urlò mentre stava ancora smontando dal destriero, guardandosi intorno.
Prese a camminare decisa verso la sala del trono, ma a metà corridoio incontrò il padre che, sorridente, la accoglieva a braccia aperte.
«Emma! Sei qui… da quanto tempo…»
Snow, raggiunto di corsa il marito, lo superò per fermarsi davanti alla figlia, allarmata dall'espressione che la donna aveva in viso.
«Emma…. Che ci fai qui?» le chiese, incapace di trattenere la gioia nonostante la preoccupazione.
Emma non si degnò neanche di rispondergli. Allontanò il padre con uno spintone e fulminò la madre con lo sguardo.
«Dov'è lei?» chiese cupamente.
«Tesoro, che succede?» domandò James, interdetto.
Snow White non distolse lo sguardo dagli occhi della figlia. Si fece seria, amareggiata dal suo comportamento. «Nelle segrete, ovviamente.» rispose.
Gli occhi di Emma si spalancarono.
«Le avete fatto del male?» chiese, la voce che tremava, improvvisamente molto pallida.
La madre la osservò, stupita e confusa. Non rispose alla domanda.
«Emma, tesoro, che ti prende?» le chiese dolcemente, tentando di avvicinarsi a lei.
«No…» mormorò la bionda, scuotendo la testa e allontanandosi da loro. Con uno scatto corse via, verso le segrete.
«Emma!» urlarono in coro i due regnanti, inseguendo la figlia.

Emma entrò come una furia nelle segrete, controllando freneticamente ogni cella. Al settimo tentativo la trovò. Il suo cuore si fermò quando la vide. Gli occhi si riempirono di lacrime di rabbia e dolore.
Strinse le sbarre fredde tra le dita, come se potesse spezzarle con quel semplice, furioso gesto.
«Regina…» mormorò.
La mora voltò la testa di scatto, mostrando il volto contuso e coperto di sangue rappreso.
«Emma…» sussurrò tentando di sollevarsi. Ricadde sulla branda, una mano sulle costole, gemendo per il dolore.
Emma sbattè il pugno contro le sbarre, trattenendo un singhiozzo. Non aveva la chiave, ma doveva aprire. Lo pensò. Lo pensò e basta, e la porta, in qualche modo, si aprì.
Non perse tempo a chiedersi come sia successo. Entrò e si fiondò su di lei, accarezzandole piano il viso.
«Sono qui, sono qui… Non permetterò più a nessuno di toccarti…» disse piangendo. «Mi dispiace… non lo sapevo…»

Regina la guardò scioccata. Sapeva per certo di non aver aperto lei la porta, e non le sembrava che Emma avesse le chiavi. Ma dimenticò tutto quando sentì le mani di Emma sul suo viso. Chiuse gli occhi a quel contatto, che faceva male e alleviava il dolore al contempo.
«Che ci fai qui?» sussurrò.
La bionda sorrise sentendo la sua voce, anche se la uccideva vederla così sofferente.
«Ti porto via… ce la fai ad alzarti?»
Regina la allontanò debolmente.
«Non puoi portarmi via.»
In quel momento irruppero nella cella Snow e James.
«Emma che stai facendo? Esci di lì!» esclamò la regina.
La bionda ignorò i genitori e rimase accanto alla prigioniera.
«Perché?» le chiese, confusa.
«Perché i tuoi genitori hanno deciso per la mia esecuzione.» disse la mora sollevandosi appena, guardandoli oltre le spalle della donna, per poi sdraiarsi nuovamente sulla brandina. «Torna a casa principessa.» disse freddamente.
«Nessuno ucciderà nessuno qui, te lo prometto. E loro non mi fermeranno quando ce ne andremo da qui.» affermò sicura Emma, minacciando i suoi genitori con lo sguardo.
La madre la guardò col terrore negli occhi.
«Emma… non puoi liberarla, ci ucciderà tutti…»
Regina sospirò, priva di forze.
«Potete discutere da un'altra parte? Non mi interessano i vostri problemi famigliari…» disse con un velo di noia nella voce.
Emma guardò Regina, come valutandola per un lungo, silenzioso momento.
«Stringi i denti.» le ordinò poi, prendendola velocemente in braccio e rialzandosi, ignorando a fatica i suoi gemiti di dolore.
«Mettimi giu!» ringhiò la mora, sofferente.
«No, Maestà.» replicò l'altra portandola verso l'uscita della cella.
«Emma, mettila giù…» le intimò il padre, ignorato dalla figlia.
Regina, sfinita, poggiò la testa sulla spalla di Emma e chiuse gli occhi mentre il sangue riprendeva ad uscire copiosamente dalla ferite, bagnando i vestiti della regina.
Emma strinse i denti per restare calma sentendo il liquido tiepido trapelare tra i fili di lino e seta.
Ferma davanti alla porta della cella, l'uscita ostruita dai sovrani, Emma li fissò truce. I due, tuttavia, non si mossero.
«Spostatevi.»
«No, Emma. Non possiamo lasciartelo fare.» disse James, addolorato.
«Emma….» mormorò Regina, svenendo tra le sue braccia.
La bionda guardò la donna che amava, assicurandosi con quel breve sguardo che respirasse ancora, distrutta dalle sue condizioni. Con gli occhi pieni di lacrime e ira, fissò i suoi genitori.
«Fatemi passare o vi dichiarerò guerra all'istante.» ringhiò.
«Perché lo stai facendo? Cosa ti importa di quella donna? Ti ha tenuta prigioniera!» sbottò il re con rabbia «Non voglio neanche immaginare cosa ti abbia fatto… e tu adesso la difendi?»
Emma guardò suo padre. La rabbia ribolliva dentro di lei, e non aveva alcuna intenzione di contenerla. Provava disgusto per loro, per le loro azioni.
«Niente che io non volessi. È migliore di voi, a quanto pare.» replicò sporgendosi verso di lui.
«Che cosa dici? Che ti ha fatto quel mostro?»
«Niente!» urlò lei spazientita. «Ora fatemi passare, o manterrò fede alla mia promessa.»
James la guardò con sospetto e tristezza.
«Sei sotto il suo controllo, non c'è altra spiegazione.»
«No, non ha la magia…» obiettò la moglie. Guardò la figlia negli occhi a lungo. Infine si spostò, lasciandole lo spazio per passare. «Vai, Emma.» disse.
Emma guardò stupita sua madre. Si calmò, finalmente. Le sorrise.
«Grazie.» disse prima di passarle accanto, senza guardare il padre. Mentre passava, la madre la colpì alla nuca con l'impugnatura del suo pugnale. James prese al volo la figlia, prima che cadesse, svenuta, a terra. Lasciò invece che Regina cadesse al suolo.
«Che facciamo adesso?» chiese alla moglie.
«Portala di sopra, e chiudila nella sua vecchia stanza. A Regina penso io.» replicò. Fece un cenno alle guardie, che presero la mora e la riportarono nella cella.
James annuì.
«Va bene. Ma dopo dovremmo parlare di quello che sta succedendo tra le due.»
«Non c'è niente di cui parlare. Quando Regina sarà morta, non potrà più succedere niente.» ribattè cupamente Snow, chiudendo a chiave la porta della cella.

Emma rinvenne mentre era ancora tra le braccia del padre. Tentò subito di ribellarsi, nonostante fosse ancora stordita.
«Lasciami andare!» strillò agitandosi come un'ossessa.
«Calmati.» le disse il padre, adagiandola sul letto. «Sei al sicuro adesso. Riposati.»
Emma lo spinse via, cercando di correre verso l'uscita, ma il re la bloccò.
«No! Regina!» urlò, cercando di divincolarsi dalla stretta dell'uomo.
«Dimenticati di lei! Tra poco sarà morta!»
«No!» urlò ancora la ragazza, tirandogli un pugno. James le prese la mano e la bloccò definitivamente.
«Emma, che diavolo ti ha fatto?»
La bionda provò a tirargli un calcio, in lacrime.
«Lasciami andare!»
«Calmati, andrà tutto bene… non ti farà più del male…»
«No! Tu non capisci, lei non mi ha mai fatto del male!»
«È evidente che te ne abbia fatto…» disse James stringendola a sé. «Ma passerà… adesso sei tornata da noi…»
Emma pianse addosso a lui, tentando ancora, inutilmente, di liberarsi.
«Non capisci! Ti prego, lasciala andare… io la amo…»
L'uomo si paralizzò a quelle parole. Guardò la figlia con gli occhi azzurri spalancati.
«Cosa? Emma, no, non è possibile…»
La donna lo guardò, cercando di metterlo a fuoco oltre lo spesso velo di lacrime.
«È così, padre…» sussurrò.
«Tu… tu credi di amarla. Sei stata sua prigioniera, l'hai fatto per sopravvivere… ma adesso sei al sicuro.» disse lui, esitante, cercando una spiegazione plausibile, accettabile.
«No! Ti prego, ti sto implorando, ascoltami! Tu devi liberarla! Non farà del male a nessuno!»
«Solo perché abbiamo bloccato la sua magia, altrimenti saremmo tutti morti.»
«Se vi avesse voluti morti non staremmo qui a parlarne!» sbottò Emma, disperata.
Il re sospirò, cercando di dissipare la confusione che gli annebbiava la mente.
«Aspettami qui, vado a parlare con tua madre.» disse, non sapendo che altro fare.
Emma lo guardò andare via speranzosa. Prese a camminare su e giù per la stanza, troppo agitata per stare ferma, e devastata dalla consapevolezza delle condizioni di Regina.

«Abbiamo un problema.» annunciò il re guardando la moglie.
«Emma sta bene?» chiese Snow, preoccupata per le condizioni della figlia.
«No,lei….ha detto delle cose…» cercò di spiegare, senza riuscirci.
«Cosa?» chiese nuovamente la sovrana poggiando una mano sul braccio del marito.
«Ha detto che è innamorata di Regina!» disse tutto di un fiato, non riuscendo più a trattenersi.
Snow impallidì.
«Devo averla colpita troppo forte…» sussurrò.
«Non credo…non ha fatto altro che ripeterlo mentre piangeva disperata, vuole solo vederla…» continuò il re.
«Non è possibile…» ripetè la sovrana.
«Deve averle fatto qualcosa mentre la teneva prigioniera…anche se lei lo nega.» spiegò James.
«Ma è ovvio che lo nega, deve averla istruita.» affermò con sicurezza la donna.
«Ma se adesso uccidiamo la regina potremmo distruggere nostra figlia.»
Snow sospirò, guardando pensierosa il marito. «Hai ragione. Allora cosa facciamo?»
«Dovremmo aspettare che le passi così si riprenderà e vorrà ucciderla lei stessa…» disse ad un tratto l'uomo.
La donna lo baciò di slancio. «Sei un genio.»
«Lo so, adesso dobbiamo capire cosa fare con loro. Emma vuole vederla!» disse cercando di trovare una soluzione.
«Non possiamo permetterlo. Dobbiamo tenerle lontane.» rispose con decisione Snow.
«Così, però, potremmo aumentare il suo attaccamento a lei…» obbiettò James.
«Quindi cosa suggerisci?» chiese spazientita la moglie.
«Dovremmo farle incontrare…»
«Cosa?» replicò la mora spalancando gli occhi.
«Non piace neanche a me.» rispose il re. «Ma è l'unico modo per tenerla buona.»

Emma si voltò di scatto sentendo la porta della sua stanza aprirsi.
I suoi genitori entrarono nella stanza.
«Abbiamo preso una decisione…» annunciò sua madre. «Potrai vedere Regina, di tanto in tanto.»
«Cos-a?» chiese sbalordita.
«Noi ti vogliamo bene, vogliamo solo proteggerti…»spiegò suo padre.
«Allora posso vedere come sta? E' ferita…» chiese Emma con impazienza, facendo scorrere lo sguardo tra i due.
«Si, vieni.» sospirò James, per poi accompagnarla nelle segrete.

Emma si avvicinò di corsa alla cella della prigioniera.
«Regina!» la chiamò aggrappandosi alle sbarre.
La mora mosse appena la testa, frastornata dal forte mal di testa e dal senso di nausea. Aprì appena gli occhi, guardandola solo per un istante per poi richiuderli.
«Fatemi entrare!» chiese la bionda ai genitori, senza guardarli.
«Ti abbiamo concessa di vederla ma non puoi avvicinarti a lei.» replicò severamente James.
«Sta male! Ha bisogno di bisogno di cure, rischia di morire!» urlò.
«Non è un problema nostro.» rispose con semplicità suo padre.
«La faremo curare…»lo corresse la moglie. «Ma tu non puoi avvicinarti a lei.»
Emma li guardò per un istante per poi rinchiudersi nella cella accanto a quella di Regina.
«Starò qui finchè non manderete un medico a curarla.» annunciò sfidandoli.
«Non puoi stare qui. Sei una principessa, una regina!» esclamò James indignato.
«Emma smettila…. Guardie, la chiave.» ordinò Snow.
«Io non mi muovo da qui finchè non so che sta bene.»
«Sei testarda…» rispose James, per poi ordinare alla guardia di andare a chiamare il medico.
«Ma che ti ha fatto per ridurti cosi…» sospirò Snow, scuotendo il capo.
«Niente.» scandì Emma.
«Non eri cosi prima, eri andata lì per ucciderla…» commentò suo padre.
Mentre i tre discutevano arrivò il medico, che, come ordinatogli, si apprestò a curare le ferite della prigioniera. Regina gemette debolmente al suo tocco.
Emma smise di ascoltare i sovrani e si voltò verso di lei. Controllò in silenzio ogni mossa del medico, attaccata alle sbarre che le dividevano.
Mentre l'uomo, finito di pulire e bendare le ferite, sciacquava le mani in un bacinella di acqua pulita portatagli dal suo assistente, Regina riuscì finalmente a riaprire gli occhi. Guardò oltre le sbarre, incontrando lo sguardo di Emma. La regina la guardò, sollevata ma ancora preoccupata. Non riuscì a trattenere le lacrime.
«Sta' tranquilla…» le sussurrò. «Andrà tutto bene.»
Regina annuì debolmente per poi richiudere gli occhi mentre una lacrime scendeva sul suo viso.
Emma appoggiò la fronte alle sbarre, continuando a piangere silenziosamente.
Snow White aprì la porta della cella. Guardò la figlia, e le si strinse il cuore a vederla così.
La bionda rimase il più a lungo possibile a guardare la prigioniera, ma alla fine dovette uscire dalla cella.
«Avrà cibo e acqua, o mi rifiuterò di mangiare e bere. Non vi chiedo altro.» disse a bassa voce per non disturbare Regina.
Snow strinse i denti, ma annuì.
«Va bene.» capitolò il re, stringendo i pungi per la rabbia. «Ma adesso torna nella tua stanza.»
Emma lanciò un ultimo sguardo a Regina prima di allontanarsi a grandi passi senza rispondergli, diretta alla sua stanza.