Emma dovette aspettare due giorni prima di riuscire a vedere Regina di nuovo.
Si avvicinò cautamente alla cella, attenta a non fare rumore per non svegliarla nel caso dormisse.
Le si riempirono gli occhi di lacrime appena la vide.
«Hey…» disse piano, sorridendo.
Regina le lanciò appena un'occhiata.
«Principessa.» rispose con voce fredda.
«Come state?» chiese la bionda timidamente, cercando di ricomporsi.
«Vista la situazione, credo che possa darmi del "tu".» ribatté la donna sollevandosi appena sulle braccia, stringendo le labbra per fermare un gemito di dolore. «Ormai la situazione è capovolta.»
Emma allungò istintivamente una mano tra le sbarre.
«Non sforzatevi!» esclamò per poi osservare la sua stessa mano come se non le appartenesse, prima di ritrarla. «No… non è così…» replicò poi. «Non sono io a tenervi prigioniera, ma quegli idioti dei miei genitori…»
«Su una cosa siamo d'accordo.» le sorrise la mora. «Tranquilla, ho subito cose peggiori.»
Emma si sforzò di sorriderle.
«Non dovrete più subirne.»
«È quello che mi merito per ciò che ho fatto.» disse Regina alzandosi. «Tra qualche giorno tutto questo sarà finito.»
«Non credo vi meritiate questo… E, finché avrò vita, nessuno vi giustizierà.»
«La scelta è dei tuoi genitori, e credo di essere d'accordo con loro…» Regina puntò gli occhi scuri nei suoi. «Meglio morire che passare la mia vita dietro le sbarre.»
«Voi non passerete la vita qui dentro!» esclamò la bionda, scioccata. «Vi tirerò fuori, in un modo o nell'altro!»
«Non devi fare niente, solo andare via.»
Emma colpì una sbarra a mano aperta.
«Non vi lascerò morire, mettetevelo in testa!»
«Non decidi tu.» replicò rabbiosamente la mora avvicinandosi minacciosa alle sbarre che le separavano. «Nessuno deciderà più per me.»
«State lasciando che i miei genitori decidano per voi. Io sto solo cercando di impedirvelo.» obiettò la ragazza sostenendo il suo sguardo.
«Tu non deciderai che io viva e i tuoi genitori non decideranno come e quando morirò.» concluse l'altra cupamente.
«Bene, perfetto! Infatti io vi farò solo uscire di qui! Poi sarete ovviamente libera di andare dove vi pare e con chi vi pare, e non sarete sotto il controllo di nessuno!» esclamò Emma, alzando la voce, acutizzata da una nota di esasperazione.
«Per essere braccata ancora da quei due? No, basta. Ho fatto l'ultima cosa che dovevo fare. Adesso posso smettere di lottare.»
«Non vi braccheranno, perché per farlo dovrebbero passare sul mio cadavere. Non dovrete più lottare.» promise Emma, gli occhi grandi di paura e determinazione.
«Emma…» disse Regina avvicinandosi di più alle sbarre, guardandola negli occhi. «È arrivato il momento che tu vada avanti.»
La bionda sbattè nuovamente la mano contro la sbarra.
«Non ho la minima intenzione di farlo.» disse in un sussurro rabbioso, gli occhi pieni di lacrime.
«Sei una principessa… anzi, una regina. È arrivato il momento che tu ti comporti come tale.»
Regina sfiorò la sua mano. «Trova un principe, una principessa, chiunque tu voglia, e governa il tuo regno.»
«Mi sto comportando come tale. Sto proteggendo il mio popolo. Non permetterò che avvenga un'ingiustizia, la morte di una persona di valore come voi. Un matrimonio non farebbe di me una vera regina. Se devo governare da sola, lo farò, perchè voi siete l'unica persona che voglio accanto, nonostante tutto. Ma non permetterò che la mia famiglia vi faccia ancora del male. Se devo spodestarli per impedirlo, sono pronta a farlo.»
«Non è un'ingiustizia. Ho ucciso centinaia di persone, e devo pagare per ciò che ho fatto.» ribattè la mora. Allungò una mano attraverso le sbarre e le accarezzò il viso, togliendole il fiato. «Sarai una magnifica regina. Per questo ho lasciato il palazzo a te.» le sorrise.
La voce di Emma tremava quando rispose.
«E quale sovrano non l'ha fatto? Ogni re e regina di questo mondo hanno ucciso anche migliaia di persone per perseguire i propri scopi! Guardate i miei ora: muovendovi guerra, quanti soldati stanno sacrificando? Lo stesso, George, e Stephan, che neanche sono direttamente minacciati da voi. No, voi non siete peggiore di loro. Se voi meritate di morire, allora tutti loro lo meritano. E ho intenzione di fare in modo che tutti lo sappiano.» disse, determinata.
«Ti metterai contro tutti, non ha senso…» disse la mora, sollevandole il viso e guardandola intensamente. «E non potrai mai governare con me al tuo fianco. Nessuno lo accetterebbe, è una follia solo il pensiero. Dovevo ucciderti subito…» sospirò «…prima che diventassi qualcuno per me.»
Emma scattò all'indietro, scioccata.
«C-cosa?»
Regina si allontanò dalle sbarre, felice che fossero lì a separarle.
«Niente. Va' via adesso, mi hai stancata.» ordinò seccamente, voltandole le spalle.
Emma si lanciò contro le sbarre.
«Aspettate! Con il popolo dalla mia parte, nessuno potrà opporsi!» continuò.
La mora le sorrise, ma fu la tristezza ad incurvare quelle labbra verso l'alto.
«Il popolo vuole la mia testa.» disse, avvicinandosi nuovamente a lei. «È inutile discutere. Ti ho dato la possibilità di dimostrarmi chi sei e la stai sprecando, principessa.»
«Non sono qui per dimostrarvi qualcosa. Sono qui per salvarvi la vita.»
«Non ti ho chiesto questo.» Regina la guardò con disprezzo. «Non voglio niente da te.»
La bionda sospirò, alzando appena il mento.
«Lo so. Come so che rifiutate il cibo e l'acqua.» cambiò discorso di colpo. «Sappiate che li sto rifiutando anch'io, e continuerò finché non deciderete altrimenti.»
«Non ti riguarda quello che faccio! Tu non sei nessuno!» sbottò rabbiosa l'altra «Credi che solo perché ti abbia salvato la vita provi qualcosa per te? Ti sbagli, non è così.»
Emma annuì, serrando appena la mascella.
«Se non vi interessa, continuate pure. Un cadavere in più da smaltire non sarà un problema per il regno.»
«Vattene e non tornare mai più!» le urlò Regina sbattendo le mani sulle sbarre.
Emma rimase ferma dov'era, semplicemente guardandola. Non si mosse neanche quando la donna le voltò le spalle, e si sdraiò sulla branda con la faccia rivolta contro il muro. Lacrime silenziose e nascoste scesero sul viso della regina prigioniera. L'unico movimento che compì l'altra donna fu quello di abbassare lo sguardo. Rimasero così, in silenzio, per il tempo necessario perché Regina, spazientita, sbottasse: «Per quanto hai intenzione di rimanere lì a fissarmi?»
Emma alzò lo sguardo, stupita.
«Ad esser sincera, stavo fissando il pavimento…»
Un minuscolo sorriso comparve sul viso della mora.
«Sì, certo, sento il tuo sguardo fisso su di me…» la canzonò.
Gli occhi della bionda si illuminarono, accesi da un sorriso.
«Allora, sapete come uscire di qui senza farsi beccare?» le chiese, rinvigorita dal tono di Regina, la quale trattenne una risata alle sue parole.
«Ovviamente, ma non ho intenzione di dirti come.»
Emma sorrise di nuovo.
«Allora un modo c'è…»
«Sei una seccatura… Non hai nessun altro da infastidire?» sospirò esasperata Regina.
«No! Allora, come si esce?»
La mora sbuffò.
«Ci sono dei sotterranei segreti che portano fuori dal castello. Sei contenta adesso?»
Il sorriso svanì dal volto della regina.
«No: hanno distrutto quella via anni fa.»
«Allora sei bloccata qui, principessa. Non ci sono altre vie d'uscita.»
Emma rimase immobile. Guardava Regina, ma la sua mente era altrove, le labbra leggermente dischiuse. La mora voltò la testa, insospettita dal silenzio prolungato.
«Emma?» la chiamò.
La ragazza si riscosse di colpo. Sbattè le palpebre ripetutamente.
«So come fare.» disse, improvvisamente agitata.
Regina la guardò senza capire.
«Bene, allora puoi andare via e lasciarmi in pace…»
Emma scosse la testa.
«Voi non preoccupatevi di niente.» mormorò prima di prendere un grosso respiro, seria in volto. «Rumplestiltskin, io ti invoco!»
Regina si alzò di scatto a sentire quel nome e si avvicinò alle sbarre.
«No! Che diavolo fai?» urlò.
Una volteggiante nuvola scura apparve davanti ad Emma. Un risolino annunciò l'arrivo del Signore Oscuro.
«Buonasera, mia cara…»
Emma rimase a bocca aperta nel vederlo. Il suo aspetto era spaventoso. Gli occhi, soprattutto, erano terrificanti. Si riprese in fretta, tuttavia, determinata a salvare la regina.
«Ho bisogno del vostro aiuto, Signore Oscuro.» annunciò, sicura.
«No, non è vero!» intervenne Regina, guardandolo. «Va' via, non abbiamo bisogno di te!»
L'uomo la guardò con una smorfia infastidita sul volto squamoso.
«Taci, cara, nessuno ha richiesto la tua opinione…» la rimbrottò per poi rivolgersi alla bionda. «Allora, come posso aiutarvi, principessa? Oh, no, perdonatemi, siete una regina ora…» rise.
«Abbiamo bisogno di uscire di qui.» replicò lei, ignorando il commento. «E arrivare nel suo… mio castello. In sicurezza, ovviamente.» aggiunse, lanciandogli un'occhiata significativa.
Regina ringhiò rabbiosa verso di lui, frustrata dal non poter intervenire. Guardò Emma.
«Non ascoltare niente di quello che ti dice! A lui importa solo di se stesso. La magia ha sempre un prezzo, non ascoltarlo!» la implorò.
Ma l'Oscuro sorrise alla bionda, mostrando i denti marci.
«Ovviamente. Ma voglio qualcosa in cambio.» cantilenò, inclinando la testa e gesticolando.
«Ovviamente…» rispose Emma, lanciando un'occhiata a Regina. «Di che si tratta?»
«Non dargli niente Emma, ascoltami per una volta!»
Rumplestiltskin emise un risolino, agitando teatralmente la mani in aria.
«Oh, un semplice oggetto in possesso della vostra famiglia… una bacchetta, nulla di che…»
La ragazza aggrottò la fronte, tentando di capire a cosa si riferisse.
«Quale bacchetta?»
«No!» Regina si allungò tra le sbarre, riuscendo ad afferrare una manica della bionda. «Non dargli niente!»
«La bacchetta della fata nera. Dovrebbe averla Blue, secondo i miei calcoli…» rispose nel frattempo il Signore Oscuro.
«E io come diavolo faccio a prendergliela?» esclamò Emma, agitata dal rumore di numerosi passi che iniziava a percepire dal piano superiore.
Regina la strattonò, strappando un poco la manica di seta.
«Non devi infatti, maledizione!» esclamò, una punta di disperazione nella voce.
Il rumore di passi si fece più forte, più vicino.
«Questo è un problema vostro!» rispose l'uomo, ignorando totalmente Regina. Fece quindi apparire una lunga pergamena ed una penna, porgendole ad Emma. «Allora, abbiamo un accordo?» chiese fissandola negli occhi.
Emma esitò, gli occhi sulla pergamena. Non aveva idea di come fare a prendere la bacchetta dalla fata.
«Emma non firmare niente!» alzò la voce Regina, cercando di farsi ascoltare, inutilmente.
«Non abbiamo molto tempooo…» intonò il Signore Oscuro facendo ondeggiare la pergamena.
Sentirono la voce del re urlare il nome della figlia.
Emma spostò lo sguardo su Regina, e in quell'istante decise. Firmò il contratto.
Sparirono tutti nell'istante in cui James e le sue guardie entravano nel corridoio buio.