«No!» gridò Regina vedendo Emma firmare il contratto. Non potè fermarla, e tutto intorno a loro svanì.
Apparvero nella sala del trono del suo castello. Emma guardò Regina, posandole una mano sul braccio.
«State bene?»
La mora si scansò.
«No che non sto bene, razza d'idiota! Per una volta non puoi fare quello che ti viene detto?» le urlò in faccia.
Emma rimase spiazzata dal suo sfogo.
«No.» replicò. «Ma se volete posso mandare un messaggero da Malefica, anche se preferirei che me lo restituisse intero, stavolta…»
«Che diavolo c'entra Malefica?» rispose sbalordita l'altra. «Sei gelosa di lei?»
«Se voleste andarvene…. Non che io lo voglia…lo sapete…» spiegò, leggermente imbarazzata. «In caso contrario, cosa che spero, posso farvi preparare la vostra stanza, perché…»
«La stanza?» Regina si avvicinò a lei minacciosa «Quale stanza? Sei così stupida da pensare che i tuoi non verranno qui a cercarci? Che smetteranno di volermi morta? E comunque, se decidessi di restare, dormirei nella mia stanza!» sbottò alla fine.
«I miei non possono entrare qui!» le rispose la bionda, sostenendo il suo sguardo. «Sposatemi e non potranno più toccarvi! Mai più!» esclamò.
«C-cosa?» Regina le rivolse uno sguardo sbalordito. «Sei impazzita? Sposarti? E poi cosa, vivremo felici e contente per tutta la vita?»
Emma la guardò a bocca semiaperta per un po', indecisa sulla risposta.
«Be'…Ssssno, ovviamente, perché io sono insopportabile per voi…. Ma non mi farò vedere più di tanto, se è quello che volete. Solo ai pasti. O neanche a quelli, se volete. Decidete voi.»
«Quindi fammi capire: tu vuoi che io ti sposi, e non dovremmo mai vederci?» Regina la guardò come se fosse pazza «Sei seria?»
Emma chiuse la bocca, espirando fortemente dal naso.
«Se è quello che volete, sì.» Abbassò lo sguardo. «Non dovete neanche... insomma... sareste libera di fare qualsiasi cosa. Avreste solo la sicurezza di non essere attaccata dai miei genitori.»
Regina sospirò.
«Quindi a te andrebbe bene che io facessi venire Malefica qui e stessi con lei nonostante il matrimonio?» chiese, osservando i suoi movimenti mentre parlava.
La bionda strinse i denti, lanciandole appena un'occhiata. Si tormentò le mani e deglutì, nervosa.
«Ve l'ho detto, non vi sto chiedendo nulla. Siete libera di fare ciò che volete, non ho intenzione di ostacolarvi. Voglio solo aiutarvi.» mormorò.
Regina la guardò con dolcezza.
«Tu sei completamente pazza…» sorrise «Ho dato il fagiolo magico a Malefica, in modo che potesse andare a cercare sua figlia.» le spiegò «Ma il fatto che tu lo avresti accettato… mi ami così tanto?»
Emma rimase per un attimo senza parole. La guardò senza nascondere quello che provava. Un sorriso apparve sul suo viso. «Credevo fosse chiaro…ormai…»
Regina fece un passo verso di lei. «Ma saresti pronta ad essere infelice pur di stare con me.»
La bionda abbassò lo sguardo, solo per un attimo. «Sapervi felice sarebbe abbastanza, per me.» rispose.
La regina azzerò la distanza che la separava dalla principessa e le prese il viso tra le mani per poi baciarla.
Nonostante lo stupore iniziale Emma rispose al bacio, stringendosi a lei.
La mora la spinse contro la parete, continuando a baciarla. Si staccò solo un attimo per sussurrarle sulla bocca: «Questo non significa nulla che sia chiaro.». Spinse il bacino verso di lei.
Emma annuì cercando di alzarle la veste, troppo presa per poterle rispondere.
Le due donne si strapparono i vestiti di dosso, le mani correvano veloci sui loro corpi.
Regina la spinse a terra mettendosi, poi, a cavalcioni su di lei.
La bionda la guardò dal basso, ammirando la sua bellezza. Le accarezzò le gambe, guardandola negli occhi. «Odio quello che vi hanno fatto…» mormorò con un filo di voce, notando i lividi sulla sua pelle.
La mora sospirò. «Sarebbero già andati via se avessi la mia magia, ma in ogni caso non voglio la tua pietà.» disse sollevandosi per poi spostarsi da sopra di lei.
Emma le afferrò la mano. «Non è pietà. E' rabbia.» la corresse, tenendole la mano, notando solo adesso il bracciale che porta al polso. Ne sfiora la superficie con un dito. «Non l'avevo mai visto…»
Regina sollevò il braccio. «Quella stupida fata.» ringhiò con rabbia. «Mi ha tolto la magia con questo stupido affare e non riesco a toglierlo.» disse frustata.
La principessa si mise seduta porgendole la mano, con il palmo rivolto all'insù, invitandola a posare la mano sulla sua. «Posso vedere?»
La regina annuì e poggiò la mano sulla sua. «Non credo che tu possa fare qualcosa.»
La bionda le girò il polso, esaminando il bracciale. Lo sollevò appena con le dita, per vederne la parte interna, e il bracciale si sfilò rimanendole in mano.
Regina scostò frettolosamente la mano dalla sua, il suo sguardo stupito incontrò quello confuso della bionda.
«Come hai fatto? Sono giorni che ci provo…» chiese.
«Non…non lo so, volevo solo guardarlo e si è tolto da solo…» spiegò la giovane.
Ad un tratto lo sguardo di Regina si illuminò. «Quando mi hai trovato in prigione la porta era chiusa…ma tu sei entrata…» cercò di spiegarle. «Sei stata tu.»
Lo sguardo di Emma era sempre più confuso. Ricordava esattamente quel momento, ma lei voleva solo arrivare a lei. «Cosa? No, era…»
«Tu hai la magia.» affermò la mora guardandola.
«No, non è possibile. Me ne sarei accorta.. Blue me l'avrebbe detto…» mormorò la principessa sempre più confusa.
«Certo dovresti proprio fidarti di quella fatina.» replicò con ironia. «Proviamo!» esclamò afferrandole la mano. « Chiudi gli occhi.» le ordinò poi.
Nonostante lo smarrimento Emma fece come le era stato detto. Fece dei respiri profondi, stringendo le sue mani.
«Pensa a qualcosa, qualunque cosa…immagina la sua forma, il suo colore.» le sussurrò la regina.
Emma cercò di concentrarsi, la fronte aggrottata.
La voce della mora era bassa e vibrante.
«Concentrati su ogni singolo dettaglio e poi immaginalo nella tua mano.» le spiegò la sovrana.
Emma lo fece. . Immaginò ogni curva creata dal metallo, la sua freddezza, la lucentezza. Il diamante che rubava la luce e la rifletteva, la grandezza, il peso. Che ora sembrava avvertire nel palmo della mano.
Regina sorrise guardando l'anello che era apparso nella sua mano.
«Avevo ragione, hai la magia.»
Emma riaprì gli occhi, confusa dalle sue parole. Guardò l'anello appena apparso nel palmo della sua mano, e quasi le cadde.
«Com'è possibile?» chiese, esterrefatta.
Regina le sorrise.
«Hai un grande potenziale… Com'è possibile che tu non te ne sia mai accorta?»
«Io… non lo so, non mi era mai neanche venuto in mente! Nessuno pratica la magia a palazzo, tranne Blue…»
«Quella stupida fata doveva saperlo… hai un grande potere…. E, se imparassi ad usarlo, niente potrebbe fermarti.»
«A proposito…» Emma abbassò lo sguardo sul bracciale nero caduto a terra. Lo prese in mano, osservandolo. «… Questo potrebbe essermi utile. Se devo prendere quella bacchetta, mi serve un modo per non farmi lanciare addosso un incantesimo.»
Regina si alzò in piedi.
«Non puoi tornare lì, è pericoloso. Non avresti dovuto firmare quel maledetto accordo.» disse, lanciandole un'occhiata mista tra preoccupazione e rabbia.
La bionda la osservò.
«Era l'unico modo… E poi, non è pericoloso. Per me.»
«Non sarà pericoloso entrare, ma la magia ha sempre un prezzo e lui vorrà molto di più di quello che ti ha detto…. Credimi, lo so bene.»
«L'accordo prevedeva solo la bacchetta….»
«Con lui non si sa mai…» replicò la mora, rivestendosi con la magia e guarendo le proprie ferite.
Emma sospirò di sollievo nel vedere la sua pelle di nuovo intatta. Abbassò lo sguardo, e vide l'anello, di cui si era quasi dimenticata. Sorrise guardandolo.
«Così va meglio…» sorrise soddisfatta l'altra. «Che hai intenzione di fare?»
«Mh?» mugugnò la bionda tornando a guardarla, distratta per un momento dai suoi pensieri.
«Vuoi andare a prendere la bacchetta?»
«Oh. Sì, certo.» si strinse nelle spalle lei. «Non credo di avere scelta.»
Regina si avvicinò a lei.
«Vengo con te.»
«No! Non se ne parla! Hai visto cosa è successo l'ultima volta!» esclamò la bionda, alzandosi.
«Hai fatto questo maledetto accordo per colpa mia, quindi vengo con te e non puoi fare niente per fermarmi.»
«Non è stata colpa tua, ma dei miei genitori!» Si avvicinò a lei, prendendole le mani nelle sue. «Regina, ti prego... Non lo sopporterei se ti succedesse qualcos'altro...»
«Ho di nuovo la magia. Posso difendermi e verrò con te.» replicò la mora, scansandosi al contatto.
Emma rimase in silenzio per un po', riflettendo.
«Cosa succederebbe se non rispettassi l'accordo?» chiese infine.
«Meglio non saperlo. Emma, non si scherza con il Signore Oscuro. Dobbiamo procurargli la bacchetta e sperare che non ci chieda altro.»
La ragazza sospirò, annuendo.
«Va bene, va bene… Troveremo un modo. Ora però devi mangiare qualcosa e poi riposare. Guardie!» urlò un istante dopo, irritata.
Regina sorrise.
«Vedo che hai imparato bene.» commentò. «Urli quasi meglio di me.»
Emma rise mentre osservava una guardia arrivare tutta trafelata. Avevano ancora l'armatura nera, ma il viso era scoperto. Lo riconobbe immediatamente. Il ragazzo strabuzzò gli occhi a vederle entrambe, e fece un passo indietro alla vista di Regina. Poi crollò in ginocchio salutandole con un tremante "Maestà" ripetuto due volte, molto in fretta.
«Alzati pure, Jonas. Vorrei sapere perchè la sorveglianza in questo castello fa acqua da tutte le parti, come sempre. Siamo qui dentro da almeno un'ora, e nessuno se ne era minimamente accorto.»
Jonas la guardò appena, troppo terrorizzato dalla presenza di Regina per alzare la testa. Iniziò a sudare copiosamente.
«I-io non so… Non vi aspettavamo così presto…»
«Chi non aspettavi esattamente, me o lei?» chiese Regina, guardandolo, divertita dal suo terrore.
Emma la guardò con la coda dell'occhio, nascondendo a stento un sorriso.
La guardia abbandonò ogni prudenza e alzò lo sguardo smarrito sulla mora, per poi passare alla bionda. Boccheggiò per un po'.
«E-entrambe.» riuscì infine a rispondere.
«E tu saresti una guardia? Hai paura della tua stessa ombra…» Regina si avvicinò a lui, minacciosa. «Renditi utile e facci preparare qualcosa da mangiare prima che decida che non servi neanche a questo.»
«Sì, Maestà…» disse frettolosamente l'uomo, scattando verso le cucine.
«Oh, e, Jonas…» lo chiamò Emma, facendolo fermare. Trattenne un sorriso di compassione nel vederlo così pallido. « Ricordati di respirare.»
La guardia annuì e scappò via.
Regina scoppiò a ridere, divertita.
«Vedo che hai mantenuto il mio regno nel terrore. Non credevo ne fossi capace.»
«Non l'ho fatto, infatti.»
«Mi sembrava alquanto terrorizzato…» ribattè la mora, guardandosi poi intorno. «Non hai cambiato niente.» commentò con un pizzico di stupore nella voce.
«Da te, non da me! Io al massimo gli ho ridotto la paga!» rise l'altra. La osservò, quindi, il sorriso ancora sulle labbra. «No…»
Regina si girò a guardarla di scatto.
«Voglio andare nella mia stanza.»
Emma annuì, indicandole poi la via con la mano con cui ancora teneva l'anello.
«Certamente.»
Camminarono in fretta lungo il corridoio, fino a raggiungere gli alloggi della regina. La mora aprì la porta ed entrò, osservandone gli interni.
«Sembra tutto uguale anche qui.» spostò lo sguardo sui vari oggetti. «Non hai spostato niente.»
«Certo che non l'ho fatto.» rispose la bionda, appoggiando la spalla allo stipite della porta e incrociando le braccia sotto al petto.
«Sembra che tu non ci abbia dormito…» disse Regina, sfiorando il letto con una mano per poi sedersi su di esso.
Emma abbassò lo sguardo.
«L'ho fatto, invece…» ammise, guardandola di sottecchi. «Ma non sempre.»
Regina la guardò con sorpresa e curiosità.
«Come mai?»
«Quando…. Alcuni giorni erano peggiori di altri. Quando stavo davvero male venivo qui a dormire. Quando stavo peggio…» Emma esitò, abbassando nuovamente lo sguardo.
«Vieni qui..» sussurrò la mora, sfiorando le lenzuola. «Raccontami.»
Emma obbedì, sedendosi accanto a lei.
«Dormivo nelle segrete.» disse tutto d'un fiato, senza guardarla.
Regina le prese il viso tra le mani.
«Perché?» sussurrò, un vago senso di colpa a pungerle il cuore dopo tanto, tanto tempo.
Emma rialzò lo sguardo su di lei.
«Perché almeno potevo fingere che fossi qui, in questa stanza, invece che a miglia di distanza.»
«Mi dispiace…» sussurrò l'altra con un filo di voce. «Ti ho fatto più male di quello che pensassi. Non credevo che ti importasse davvero di me. Credevo ti sarebbe passata non vedendomi più.»
La bionda sorrise, accarezzandole dolcemente il viso.
«Mi basta averti qui ora…» disse, porgendole timidamente l'anello.
Regina guardò l'oggetto per poi riportare lo sguardo su di lei.
«Che devo farci?»
Emma si strinse nelle spalle, inclinando leggermente la testa di lato.
«Non è una vera proposta senza anello…»
«Emma non devi farlo… non ha senso…» mormorò la mora, sentendo il cuore batterle forte nel petto.
«Per me ce l'ha.»
Regina le accarezzò il viso.
«Tu sei una principessa… sei una persona buona. Io…» sospirò «Sono l'opposto di te.»
«Prima di tutto…» iniziò l'altra, avvicinandosi a lei. «…sono una regina, e poi non sei il mio opposto.»
Regina nascose un sorriso abbassando lo sguardo.
«Adesso saresti una regina? No, mia cara…» accostò il viso al suo. «…sono il la regina.» le sussurrò poi all'orecchio.
Emma rabbrividì, e sorrise. Approfittando della vicinanza, accostò le labbra all'orecchio della mora.
«Sei bellissima…» le sussurrò.
Il cuore di Regina accelerò di nuovo.
«Come fai a farlo?»
Emma si scostò appena per guardarla negli occhi scuri.
«A fare cosa?»
La mora le prese la mano e la poggiò sul suo petto, all'altezza del cuore.
«Questo.»
Emma sentì il battito forte del suo cuore sotto le dita. Chiuse gli occhi a quella sensazione, e appoggiò la fronte alla sua.
«Non faccio niente.» sussurrò.
«Nessuno c'era più riuscito… perché dovevi essere tu?» chiese la regina in un mormorio angosciato.
La bionda riaprì gli occhi, distanziandosi un po' per poterla mettere a fuoco.
«Perché no?»
«Perché sei la figlia della persona che odio di più al mondo. Per colpa sua, ho perso l'amore della mia vita.»
Emma le accarezzò il viso, improvvisamente triste.
«Mi dispiace. Non posso cambiarlo. Se potessi dare la mia vita per cambiare la tua, dall'inizio, lo farei…»
Regina poggiò un dito sulle sue labbra.
«Non si può cambiare il passato. Ma ti odio per quello che mi stai facendo. Il mio cuore doveva rimanere chiuso.»
Emma sollevò le sopracciglia, preoccupata e dispiaciuta. Restò in silenzio per un po'.
«Credo che il tuo cuore non si sia mai chiuso, Regina…» Pronunciò il suo nome come se fosse la parola più bella al mondo. Si accostò a lei e chiuse gli occhi, sentendola solo attraverso le labbra in un bacio delicato.
Regina rispose al bacio, per la prima volta con dolcezza, senza cercare di prendere il sopravvento su di lei. Poggiò le mani sul viso accarezzandolo.
Emma passò la lingua sulle sue labbra.
La mora si staccò da lei per riprendere fiato, poggiando la fronte alla sua.
«Tutto bene?» le chiese la bionda.
«Si.» rispose la regina, evitando il suo sguardo.
«Hey…» mormorò Emma accarezzandole il viso.
Regina si stese sul letto trascinando l'altra donna su di sé.
Il cuore della principessa perse un battito davanti allo sguardo della donna sotto di lei. Le spostò delicatamente i capelli dal viso.
« Ti amo.» sussurrò, con il cuore che sembrava volesse esploderle nel petto.
La mora rimase immobile, incapace di dire qualcosa.
Emma notò il suo disagio e la baciò, nascondendo la sua paura negli occhi chiusi.
Regina ricambiò il bacio stingendola a sé. Le mani ad accarezzarle la schiena, dolcemente senza graffiarla come era solita fare.
La bionda si lasciò andare, accarezzandole il corpo da sopra i vestiti con una mano, mentre con l'altra si teneva leggermente sollevata per non gravare troppo su di lei.
La regina la spogliò lentamente, senza usare la magia, passando le dita delicatamente sulla pelle che veniva scoperta.
Emma portò le mani dietro la sua schiena e tirò il nodo che teneva chiuso il corsetto della veste, sciogliendolo. Allentò poi i lacci, iniziando a spogliarla, ma il tocco di Regina la rallentò, distraendola piacevolmente. Non era mai stata così gentile. Abbassò lo sguardo sulla sua mano, guardandola scivolare sulla sua pelle.
Regina le tolse la veste, facendole sollevare le braccia. Le accarezzò poi il seno, soffermandosi sul suo capezzolo, iniziando a stuzzicarlo.
Emma smise di spogliarla, bloccandosi per assaporare ogni suo tocco. Gemette quando arrivò al suo seno.
La mora sorrise sentendola, si sollevò per arrivare con la bocca al suo capezzolo, prendendolo in bocca per poi succhiarlo.
La bionda emise un gemito più forte, sentendo il suo centro contrarsi.
La regina incoraggiata dai suoi gemiti continuò a leccare e succhiare con avidità, mentre con la mano le accarezzava la schiena.
Ad Emma sfuggì un grido. «Regina…» ansimò, eccitata, inarcando la schiena al passaggio della mano.
Regina sorrise per poi staccarsi dal suo seno per permetterle di stendersi sotto di lei. Si mise a cavalcioni su di lei, passando le mani sul tutto il suo corpo, quasi volendolo studiare.
La bionda la lasciò fare, rilassandosi sotto il suo tocco. Ammirò il suo corpo ancora fasciato dalle vesti. «Mi sei mancata…» mormorò guardandola negli occhi.
La mora la baciò per zittirla. Portò una mano tra le sue gambe forzandola ad aprirle per poi iniziare a stuzzicare la sua intimità, già bagnata e bisognosa di attenzioni.
Emma gemette tra le sue labbra, spingendo il bacino verso di lei. Il respiro accelerò cosi come il suo cuore.
Regina passò le dita sul suo clitoride, muovendole su e giù. I gemiti di Emma riempirono la stanza.
Sentendola pronta la mora entrò con due dita in lei, stando attenta a non farle male. Chiuse gli occhi sentendola calda e tremante. Mosse le dita dentro di lei, toccando i suoi punti più sensibili.
«Si!Continua…» urlò Emma gemendo, quasi implorando.
La mora sorrise e continuò a muoversi velocemente in lei. Aprì maggiormente le dita e spinse più in profondità.
Le grida della bionda riecheggiarono ancora. «Non smettere…» la implorò sull'orlo dell'orgasmo.
Regina non se lo fece ripetere e continuò sempre più veloce godendosi i suoi gemiti fino a che non la sentì venire. Emma si aggrappò a lei quando l'orgasmo sopraggiunse, per poi accasciarsi sul letto, il fiato corto, gli occhi lucidi.
La mora uscì lentamente da lei, si stese al suo fianco dopo averla baciata.
Il petto di Emma si muoveva veloce. Appena ebbe recuperato un po' di energie si voltò verso di lei.
La mano della bionda prese ad esplorare il suo corpo. Dal braccio, passò all'anca, poi alla gamba, dove si fermò. Iniziò a tirarle la gonna, incerta, quasi chiedendole il permesso.
«Non è la prima volta che mi tocchi.» rispose quasi leggendole nel pensiero la regina.
La principessa arrossì accostandosi a lei.
«Lo so… ma è la prima volta che non me lo ordini.» rispose.
«Non ti sei mai ribellata…anzi la prima volta che non ho chiesto i tuoi servigi ti sei alquanto alterata.» replicò l'altra.
Emma rise. «Alquanto?» ripetè. «Ho distrutto una cassapanca e mi sono quasi rotta un piede…»
«Non è una reazione di chi viene obbligata.» obiettò la mora.
«Non ho mai detto che mi dispiacesse…»
«Lo so bene che non ti dispiaceva.» rise Regina per poi baciarla.
Emma la spogliò, ormai impaziente. Guardò il suo corpo nudo. Bellissimo. Con la mano prese a sfiorarle la gambe per poi aprirle. Iniziò a muovere le dita contro di lei, in modo circolare.
Regina gemette contro la sua bocca, spingendo il bacino verso di lei.
La bionda la baciò con più passione cercando la sua lingua, mentre le dita continuavano a tormentarla. Aumentò il ritmo ma non la pressione, beandosi dei suoi gemiti.
«Di più…» mormorò Regina.
Emma entrò dentro di lei, scendendo a baciarle il collo.
«Si!» gridò la donna sotto di lei, spingendosi verso di lei.
Le dita si muovono veloci in lei, portandola velocemente all'orgasmo.
Regina venne gridando il suo nome per la prima volta.
Il volto di Emma si dipinse di stupore e felicità.
La mora ansimò respirando con affanno, il cuore a mille.
Le due donne rimasero abbracciate per qualche minuto, godendosi il contatto dei loro corpi, nudi e ancora caldi.
Il silenzio fu spezzato da Regina.
«Quando vuoi andare al castello?» le chiese.
«Non so. Prima devo capire come mettere il bracciale a Blue…» rispose Emma.
«Posso pensarci io, possiamo attirarla fuori dal castello…»
«Come? Quella vola…» replicò la bionda.
«Faremo in modo che non stia troppo in alto.» sorrise la mora.
«Come?» chiese nuovamente Emma.