Emma arrivò di corsa dietro al castello dei genitori, tenendosi premuto il fianco sinistro mentre correva tra gli alberi.
«Blue!» urlò.
La fata accorse, volando veloce fino a lei.
«Principessa… che succede?» chiese, preoccupata.
«Blue…» Emma cadde in ginocchio, tendendo la mano sinistra verso di lei. «Aiutami, ti prego!»
La fata si avvicinò ancora a lei, tentando di capire cosa stesse accadendo.
«Che succede?» ripeté, confusa.
«Regina…» spiegò la bionda, la mano ancora tesa verso di lei «…mi ha quasi uccisa…»
«Lo sapevo. Vi avevamo avvertito.» commentò l'altra con disappunto.
«Blue, ti prego…» mormorò Emma, abbassando la testa con aria stanca.
La fata, tuttavia, si fermò a mezz'aria. Insospettita dalla mancanza di sangue, arretrò.
Un istante dopo, dal bosco spuntò una ragazza in tutto e per tutto identica alla principessa.
«Blue allontanati da lei! È Regina! Sono io la vera Emma!» gridò avvicinandosi velocemente alle due.
Emma guardò stupita la sua "gemella".
«No! Sono io Emma!» obbiettò.
La fata le guardò entrambe, profondamente confusa, senza riuscire a capire chi delle due stesse mentendo.
Dopo qualche attimo di smarrimento, tuttavia, notò che una delle due teneva qualcosa nascosto nella mano destra. Riconobbe il bracciale con il quale aveva tolto la magia a Regina e così, convinta che si trattasse di lei, sollevò la bacchetta e lanciò un incantesimo contro l'altra donna, la vera Emma.
Ma la vera Emma urlò, vedendo il fascio di magia colpire in pieno la donna che amava.
«No!» gridò mentre, inconsapevolmente, sfogava la sua rabbia attraverso la magia, che colpì la fata prima che potesse capire cosa stava succedendo, stordendola e mandandola a terra. Corse quindi da Regina, ripetendo più volte il suo nome. La donna non si mosse, priva di sensi.
Emma si voltò furiosa verso Blue. La raggiunse a grandi passi, afferrò la bacchetta caduta a terra e le mise il bracciale al polso. Quindi la colpì violentemente con uno schiaffo, svegliandola.
«Che succede?» mugugnò confusa la fata, lottando per metterla a fuoco.
Emma la aggredì prendendola per le spalle.
«Cosa le hai fatto?!»
Blue la guardò negli occhi, notando con la coda dell'occhio la figura a terra della Regina Cattiva.
«Doveva colpire te. Devi stare lontana da lei.» spiegò freddamente.
«Cosa le hai fatto?» chiese di nuovo la bionda, scuotendola ancora.
«Un incantesimo della memoria.»
Emma le rivolse uno sguardo confuso, incerto.
«Be', toglilo!»
La fata la guardò con sufficienza. «Non si può.» rispose sprezzante. «È permanente.»
Emma serrò la mascella, tentando di trattenere la rabbia. Guardò Regina, ancora svenuta, poi di nuovo Blue.
«In cosa consiste esattamente questo incantesimo?»
«Era stato creato per te, doveva portarti a prima che incontrassi la Regina Cattiva... in modo che tu non ti ricordassi nulla di lei.»
«E quindi ora che succederà?» domandò la bionda, la preoccupazione ad aggrottarle la fronte.
La fata sospirò.
«Non lo so, esattamente. Credo che dimenticherà di essere stata la Regina Cattiva.»
Emma le lanciò uno sguardo di fuoco.
«Dimenticherà se stessa…» comprese, rabbiosa. Abbassò lo sguardo sulla bacchetta. «Un'ultima cosa, Blue…» disse rialzando gli occhi su di lei, lo sguardo affilato come una lama. «Ti hanno chiesto i miei genitori di farmi questo incantesimo?»
La fata sostenne il suo sguardo.
«Sì. E, dai vostri occhi, vedo che era davvero necessario. Mi dispiace solo di aver sbagliato persona. Non vedete come vi ha trasformato quella donna?»
Lo schiaffo la colpì all'improvviso, inaspettato.
«Non osare, Blue!» esclamò furiosa la bionda, allontanandosi poi di un passo da lei. Lanciò un'occhiata preoccupata a Regina, quindi prese un respiro profondo. «Rumplestiltskin!» chiamò ad alta voce, per poi guardare la fata.
«Vi sta facendo diventare come lei, piena di rabbia e odio!» le urlò lei. «Dovete tornare ad essere voi stessa!»
Emma le lanciò un'occhiata cupa.
«Sono me stessa.» replicò, voltandosi quindi verso la nuvola nera che stava apparendo davanti a lei.
Rumplestiltskin la salutò con una risata.
«Sei efficiente, mia cara…» commentò, compiaciuto, guardando la bacchetta con occhi affamati.
Emma gli porse lo strumento.
«Come accordato…»
«Cosa fai?» urlò la fata, sconvolta. «Non puoi darla a lui! È una follia!»
L'Oscuro prese la bacchetta ridendo.
«Eccellente mia cara, eccellente!» esclamò soddisfatto. Volse quindi lo sguardo verso Blue, sorridendo. «Oh, suvvia, non prendertela.»
La fata si alzò in piedi.
«Quella bacchetta non appartiene a te!»
Rumplestiltskin sorrise ancora.
«Ora sì.» disse prima di sparire.
Blue si voltò a guardare Emma.
«Tu non sai cosa hai fatto…»
La principessa si avvicinò a lei. La guardò dritto negli occhi mentre le levava il bracciale.
«Ora vattene.» le intimò «Prima che decida di ucciderti.»
La fata avvicinò il viso al suo.
«Non puoi fare più nulla. Torna al castello. Riprendi il tuo posto.»
«Vattene!» urlò la ragazza. L'altra abbassò gli occhi e ubbidì, sconfitta.
Appena la fata fu sufficientemente lontana, Emma si precipitò da Regina. Provò ancora a svegliarla, senza successo. La prese quindi in braccio e si allontanò con lei.

Emma entrò nel castello esausta. Si diresse velocemente nella stanza di Regina, e lì la depose delicatamente sul letto. Stava per andarsene quando la sentì gemere. Subito tornò indietro, accovacciandosi accanto al letto, e accarezzandole la testa.
«Regina…» disse piano.
La mora si scostò di colpo al suo tocco.
«Chi siete? Dove sono?» chiese spaventata.
Emma si ritrasse, alzando le mani per mostrare di essere disarmata.
«Calma…tevi, calmatevi, siete al sicuro…» replicò, sforzandosi di sorriderle. «Cosa ricordate?» chiese poi, cercando di non tremare.
Regina si guardò intorno.
«Dove sono? Dove sono i miei genitori? Questa non è casa mia…»
Emma sospirò, abbassando lo sguardo. Ricacciò indietro le lacrime e si fece forza. Quando la guardò di nuovo, sorrise.
«Siete nel mio castello. Vi ho trovata nella foresta, svenuta, durante una battuta di caccia.» mentì, guardandola negli occhi.
«Io.. non mi ricordo di essere andata nel bosco… ero a casa..» replicò la mora, confusa e sospettosa al contempo.
«Non so che dirvi, mia signora, eravate a terra, svenuta… forse avete battuto la testa?» azzardò l'altra.
«Forse…» concesse Regina, scrutandola. Si alzò poi di scatto dal letto. «Voglio andare a casa adesso.»
«Come desiderate. Vi farò accompagnare lì, ma… dovete dirmi dove si trova casa vostra.» ribatté Emma, rimanendo accovacciata.
Regina si bloccò in mezzo alla stanza. Cercò invano di ricordare.
«Io… non lo so. Perché non mi ricordo niente?» chiese, spaventata.
Emma si alzò in piedi.
«Calmatevi. Siete al sicuro qui, ve lo giuro…» tentò di rassicurarla parlando piano, con calma.
«Io non vi conosco… chi mi dice che non mi abbiate rapita e fatto qualche incantesimo?» disse allontanandosi allarmata da lei.
Emma scoppiò a ridere, seppure con una punta d'isteria nella voce.
«E perché dovrei?» Decise poi di cambiare atteggiamento: portò le mani sui fianchi, fingendosi irritata. «Sapete almeno chi sono?»
Regina continuò ad indietreggiare fino a ritrovarsi bloccata contro il muro.
«Io… no, non lo so.» ammise, spaventata.
La bionda inarcò le sopracciglia.
«Il mio nome è Emma. Sono la regina.»
Regina spalancò gli occhi, poi si affrettò ad inchinarsi.
«Mi dispiace mia regna, non volevo mancarvi di rispetto!»
Emma nascose a fatica un sorriso. Finse noncuranza ed agitò una mano in aria.
«Alzatevi pure, non ce n'è bisogno… ormai. Allora…. come vi chiamate?»
La mora sollevò leggermente il viso, ma evitò il suo sguardo.
«Mi chiamo Regina, Maestà.»
La bionda sorrise, incapace di trattenersi.
«Chiamatemi Emma.» disse, un po' troppo dolcemente.
Regina continuò a tenere la testa bassa.
«No, Vostra Maestà, non ne sono degna…»
Questa volta Emma scoppiò a ridere, non poté trattenersi.
«Be', decido io, vi pare? E io ho deciso che lo siete.»
Regina sollevò il viso sentendola ridere.
«Va bene Maestà, come volete.»
Emma le sorrise.
«Cercherò di trovare i vostri genitori…» mentì «…ma non posso promettervi nulla. È un regno vasto…»
«Ne sono consapevole, mia regina.» la mora accennò un sorriso «Grazie, siete molto gentile.»
Emma abbassò lo sguardo e si strinse nelle spalle, dimentica per un attimo del suo ruolo.
«Una regina deve servire il suo popolo.»
«Non voglio recarvi ulteriore disturbo..» disse regina avvicinandosi alla porta. «Siete stata fin troppo buona con me.»
Emma la guardò con stupore.
«Dove andate?»
«Non lo so.» rispose sincera l'altra «Ma non posso disturbarvi oltre.»
«Restate!» disse la regina di slancio, avvicinandosi a lei. «Non.. non avete un posto dove andare. E non disturbate, ve l'assicuro. Si soffre di solitudine in un castello così grande… mi farebbe piacere se restaste…»
Regina si spinse contro la porta quando la donna si avvicinò, intimorita.
«Io…Vi ringrazio, Vostra Altezza.» rispose, facendo un inchino.
Emma si fermò immediatamente, notando la sua paura.
«Non dovete sentirvi obbligata, tuttavia. Siete libera di fare come volete. Sappiate solo che un posto per voi c'è qui, se lo desiderate.» disse in tono più calmo, leggermente triste.
Regina sospirò. Si sentiva fuori posto lì, quindi avrebbe voluto andar via. Allo stesso tempo, però, non sapeva dove andare.
«Se non è un problema, mi piacerebbe restare, fin quando non mi ricorderò qualcosa o non vi darò disturbo.»
Emma sorrise, raggiante.
«Potete restare quanto volete.»
«Grazie mille per la vostra gentilezza.» rispose la donna, sorridendole dolcemente.
Emma sorrise ancora, imbambolandosi a guardarla. Non l'aveva mai vista così, con quello sguardo, con quel sorriso.
Regina arrossì notando lo sguardo della sovrana.
«Ho fatto qualcosa Vostra Maestà?»
Emma si riscosse di colpo, arrossendo.
«No, no, perdonatemi. Vi lascio tranquilla. Potete usare questa stanza. E sentitevi pure libera di esplorare il castello. Lascerò delle guardie a vostra disposizione.» disse, iniziando ad uscire.
«Ma questa è la vostra stanza!» protestò la mora «Non posso prenderla.»
«Oh no, non è la mia.» rispose sinceramente la regina, sorridendole. «Potete usarla, non preoccupatevi.» spiegò con una mano sullo stipite, voltata a mezzo.
Regina sorrise.
«Va bene, Vostra Altezza. » disse inchinandosi nuovamente. «Grazie, allora.»
Emma le sorrise ancora prima di uscire dalla stanza. Camminò veloce fino ad un'altra camera, ben più piccola di quella. Si sedette sul letto e si prese la testa tra le mani.
Scoppiò a piangere di colpo. Aveva perso tutto ciò che aveva faticosamente costruito con lei. Il dolore la straziava, ma non poteva cedere. Lei era lì, così diversa, innocente. Eppure era ancora lei. La sua Regina.