Regina rimase sola nella stanza. Si guardò intorno, sentendosi strana. Tutto le sembrava così familiare, e allo stesso tempo sconosciuto. Si affacciò alla finestra, osservando il grande giardino che si stendeva ai piedi dell'imponente castello. Restò così per qualche tempo, persa nei suoi pensieri. Tentava in ogni modo di ricordare cosa fosse accaduto dopo quell'ultimo, fumoso ricordo, invano.
Stanca di pensare, si allontanò infine dalla finestra, uscendo dalla stanza. La regina le aveva detto che poteva esplorare il castello, quindi ne approfittò per uscire dalla stanza. Sorrise alla guardia che incontrò lungo il cammino che, senza che se ne accorgesse, la condusse al giardino del castello. Un grande melo attirò la sua attenzione, e si sedette sotto di esso, in qualche modo rassicurata dalla vicinanza con l'albero.
Emma aprì gli occhi di scatto. Balzò fuori dalla stanza, raggiungendo la prima guardia che trovò.
«Thomas! Thomas, devi fare una cosa molto importante!» esclamò, trafelata. «Raduna tutte le guardie e riferisci quest'ordine: se vedete Regina, fingete di non sapere chi sia.»
L'uomo la guardò smarrito, la paura negli occhi spalancati.
«Ma… Maestà, ci punirà…»
Emma rise mentre riprendeva fiato.
«No, no, tranquillo. Non vi succederà niente, non dovete preoccuparvi. Voi fate come vi dico.»
L'uomo esitò ancora, ma alla fine si inchinò, correndo ad eseguire l'ordine. La regina si appoggiò al muro sospirando, esausta. Chiuse gli occhi cercando di fare mente locale, di capire il da farsi. Se tentasse di farle tornare la memoria, Regina soffrirebbe, di nuovo. Tuttavia, anche se questa potrebbe essere l'occasione della donna per essere finalmente libera dal passato e felice, lasciarla in quello stato, mentirle, privarla della verità restava inaccettabile.
Si passò una mano tra i capelli. Rimase incastrata tra la matassa che erano diventati durante il lungo viaggio a piedi fino a lì. Si annusò un'ascella, storcendo il naso poi. Non c'era da meravigliarsi che Regina non l'avesse presa per una regina. Si staccò dal muro e si diresse verso i bagni.
Regina si allungò verso un ramo, staccando da esso una mela rossa. Non resistette e le diede un morso, e il succo dolce le invase la bocca. L'immagine di se stessa, vestita di un lungo abito nero scollato la colpì come uno schiaffo in pieno viso. La testa prese a girarle vorticosamente, e le cadde la mela di mano. Poi, improvvisamente come era iniziato, tutto finì.
«Che diavolo era?» sussurrò, spaventata e confusa. Si alzò, appoggiandosi all'albero, ancora malferma sulle gambe. Non le veniva in mente alcuna spiegazione logica per ciò che era appena accaduto.
Turbata, si avviò all'interno del castello, cercando la via per la sua stanza. Durante il tragitto notò gli sguardi terrorizzati delle guardie mentre gli passava accanto, e la confusione crebbe in lei.
Avanzò lentamente, come trattenuta dall'opprimente sensazione di dover ricordare qualcosa.
Stava per raggiungere la propria stanza quando incontrò la regina lungo il corridoio. Si inchinò subito, senza pensarci.
«Vostra altezza.» la salutò.
La bionda sobbalzò nel vederla lì: distratta com'era dai suoi pensieri, stava per finirle addosso.
«Regina!» esclamò, sorridendo un istante più tardi. Si guardò intorno, intuendo la sua provenienza. «Avete visitato i giardini?»
La donna la guardò intimorita.
«Sì, spero non vi dispiaccia, mia regina…» disse «Ho visto l'albero di mele, e non sono riuscita a trattenermi dal coglierne una…»
Emma nascose un sorriso abbassando lo sguardo.
«Ma no, figuratevi, sono contenta… Spero sia stata di vostro gradimento.»
Regina le sorrise.
«Sì, le vostre mele sono deliziose.»
La regina scoppiò a ridere nervosamente.
«S-sì…» balbettò imbarazzata, arrossendo, la mente da tutta un'altra parte. Decide di cambiare discorso. «Volete che vi faccia preparare qualcosa da mangiare?»
«Oh no, non voglio arrecarvi ulteriore disturbo…» replicò l'altra, sistemandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Emma la guardò stupita compiere quel gesto tanto semplice. Non l'aveva mai vista farlo.
«Disturbo? Ma che dite! Guardie!» chiamò, ordinando poi agli uomini di preparare il pasto. Notò che Regina, come imbarazzata dai loro sguardi, si avvicinava a lei. «Vi mettono soggezione?» le chiese, stupita.
«Sì.» rispose la donna di getto, per poi mordersi la lingua. «Cioè, no…. Mi dispiace.» mormorò, chinando il capo.
Emma posò una mano sulla sua spalla, fermandosi per un soffio dal toccarle il viso.
«Sono qui per proteggervi, e servirvi.»
Regina arrossì a quel tocco. Alzò appena lo sguardo per incontrare il suo. Il suo cuore accelerò, senza che lei ne comprendesse il motivo. Si sentiva così solo con Daniel. Distolse lo sguardo, imbarazzata.
«Posso chiedervi una cosa, Maestà?» domandò poi con un filo di voce. La regina si limitò ad annuire.
«Volevo chiedervi se fosse possibile… fare un bagno.» sussurrò.
Emma sorrise di colpo.
«Sì, certo! È quello che stavo andando a fare io!» disse, arrossendo poi violentemente. «M-ma ovviamente c'è più di una vasca, in stanze diverse, quindi…»
Regina le sorrise, grata.
«Grazie, Vostra Altezza, siete molto buona.»
Emma si sforzò di sorridere ancora, imbarazzata. Mosse la mano quindi, un invito ad andare.
«Andiamo, dunque.» disse gentilmente.
«Certo.»
La regina la condusse ai bagni, ordinando nel frattempo che venisse preparata un'altra vasca. Qualche minuto dopo, giunte di fronte alle stanze, le indicò quella di destra.
«Andate pure, è già pronto.» la incitò sorridendo appena. «Troverete dei panni puliti, e vi farò portare subito degli altri vestiti.»
«Grazie mille.»
Regina si avvicinò a lei. Le prese la mano per poi baciarla timidamente.
Emma rimase totalmente spiazzata dal gesto, incapace di reagire. Arrossì fino alle orecchie.
La mora si allontanò di scatto da lei.
«Mi dispiace se vi ho creato disagio, non sapevo come ringraziarvi…»
«Cosa? No, no! Sto bene, è solo che…» La bionda deglutì, imbarazzata. « Non me l'aspettavo.» disse infine, contenta di poter dire la verità.
«Va bene… Allora vado.» le sorrise l'altra, entrando subito dopo nel bagno.
Emma rimase ferma un solo istante a guardare la porta chiusa prima di entrare a sua volta nel bagno rimasto libero. Si spogliò, lasciando i vestiti a terra, e si immerse, soffiando forte l'aria tra i denti per la temperatura decisamente troppo alta dell'acqua. Idiota. L'hanno appena versata lì da un calderone, è normale che sia bollente.
Riuscendo finalmente ad appoggiarsi alla parete di legno, chiuse gli occhi. Regina era sempre lì, non riusciva a smettere di pensare a lei, mai.
Si insaponò il corpo e i capelli, per poi risciacquarli ed uscire subito dalla vasca, prima che l'acqua si freddasse. Si avvolse un telo intorno al corpo, tamponandosi i capelli con un altro, più piccolo.
Di colpo sentì qualcuno bussare alla porta.
«Vostra Altezza?»
Emma si paralizzò nel sentire la timida voce di Regina dall'altro lato della porta.
«Sì?» chiese, senza muovere un muscolo.
«So di disturbarvi e vi chiedo scusa, ma… non ho altri vestiti da mettere.»
Emma sorrise. Si avvicinò alla porta, appoggiandovi la fronte contro.
«Non temete, una servitrice ve ne sta portando alcuni, così potrete scegliere quello che vi piace di più. Dovrebbe essere qui a momenti.»
«Grazie mille. E scusatemi, ancora.»
Emma rimase appoggiata alla porta, il sorriso che sembrava non volersene andare via.
«Non dovete ringraziarmi…» disse piano.
«Sì invece, vi prendete tanto disturbo per me quando non mi conoscete nemmeno.»
Emma guardò la porta come se avesse lei davanti agli occhi. Appoggiò la mano sul legno. Non disse più niente, perché il doloroso groppo che sentiva in gola le impediva di parlare.
Ascoltò i passi di Regina che si allontanavano. Sospirò ed aprì la porta, dirigendosi velocemente nella sua stanza attraverso una scorciatoia che Regina non poteva ricordare. Osservò compiaciuta i vestiti che i servitori avevano posato sul suo nuovo letto. Erano i suoi. Non aveva mai usato quelli di Regina. Ne scelse uno, il più sobrio, di un azzurro spento. Stava per indossarlo quando un sorriso malinconico si dipinse sul suo viso. Chiuse gli occhi, concentrandosi. Il vestito scomparve dal letto, e apparve addosso a lei..
Regina rimase ferma ancora qualche istante nonostante il silenzio della sovrana, la mano ancora appoggiata sul legno della porta. Si voltò solo quando sentì arrivare la servitrice. Prese i vestiti e ritornò nel bagno.
Indossò il vestito azzurro e bianco. Si sistemò i capelli, sistemando le ciocche che ricadevano sul viso. Si guardò nello specchio da terra ancora leggermente appannato dal calore del bagno, controllando di essere a posto. Uscì quindi da lì, avviandosi verso la propria stanza.
Entrò in quella che credeva essere la sua camera, ritrovandosi davanti la regina. Rimase per un istante ferma a guardarla. Si stava ancora acconciando i capelli umidi, ed indossava già uno splendido abito di un verde scuro, intenso.
«Vostra Altezza… mi dispiace, credevo fosse la stanza che mi avevate assegnato… mi dispiace…» ripeté, terrorizzata.
Emma si voltò, semplicemente guardandola. Si strinse nelle spalle sorridendo.
«Mi perdevo sempre anch'io, all'inizio. È normale. Questo castello è enorme, ci saranno centinaia di stanze. Tutte con le stesse porte, tra l'altro...»
«Non siete arrabbiata?» chiese incredula la mora, sollevando lo sguardo su di lei.
Emma esitò, indugiando con lo sguardo su di lei.
«Certo che no.»
Regina arrossì, come ad ogni sguardo della sovrana. Vide la donna fare lo stesso, e poi abbassare lo sguardo. Rimase immobile a guardarla. Sapeva di dover andar via, ma le sua gambe non reagivano. Si morse il labbro più volte, non sapendo cosa dire o fare. Poi un servitore apparve per annunciare che la cena era pronta, e la regina tornò a guardarla.
«Vogliamo andare?» le chiese, la voce lievemente arrochita.
«Certamente.» sussurrò la mora, riprendendosi di colpo da quella sorta di trance in cui era caduta.
Emma annuì. Le passò accanto nell'uscire dalla stanza, sfiorandole la spalla e provocandole così un brivido.
«Seguitemi.» disse piano, senza guardarla.
Regina obbedì, ritrovandosi ben presto nell'enorme sala da pranzo. Vide la regina sospirare, poi incontrò il suo sguardo.
«Per voi va bene infrangere l'etichetta e stare un po' più vicine? Parlarsi ad una tale distanza sarebbe estenuante.» disse la bionda, indicando il lunghissimo tavolo al centro della stanza con un cenno del capo.
Regina le sorrise, cercando di controllare la voce per non far trasparire la felicità.
«Certamente, Vostra Altezza, come preferite.»
Emma fece cenno ad un servitore perché sposti tutto. Non appena è pronto, sposta una sedia, facendole cenno di sedersi. Regina si accomodò, sorridendole, divertita dall'assurda situazione.
