Era passata una settimana da quando Regina aveva perso la memoria. A volte, nei suoi occhi, ad Emma pareva di scorgere lampi di quella che era stata, che tanto le mancava. Eppure non era spiacevole stare con lei, anzi. Nonostante la sua "nuova versione", o forse sarebbe meglio dire vecchia, fosse straordinariamente umile e timida, fino all'eccesso, così diversa dalla Regina che aveva conosciuto, il sentimento che provava per lei non era mai svanito. Tutto il contrario. Ad ogni sorriso, ad ogni riverenza, quel sentimento cresceva, nonostante non credeva fosse possibile. Forse era perché ora aveva la possibilità di amare un lato diverso di lei, nascosto da anni di odio.
Pensava a questo mentre camminava per il lungo corridoio, fino a fermarsi davanti alla camera di Regina. Si rassettò il vestito rosso, assicurandosi che la ciocca di capelli fosse al suo posto, poi, e così la piccola corona. Bussò quindi due volte alla porta, sperando che fosse pronta.
Non era stato facile per Regina vivere nel castello. All'inizio si era sentita fuori posto e spaventata da tutta la situazione, ma poi si era rassicurata. La regina era molto gentile con lei. Le piaceva stare lì con lei, e sperava in cuor suo di poter rimanere ancora, nonostante le mancasse la sua famiglia.. Quel giorno la regina le aveva chiesto di vestirsi in maniera elegante perchè aveva una sorpresa per lei, e alle sue parole il cuore aveva iniziato a battere forte. Era stato tutto il giorno in camera per cercare un vestito adatto alla serata. Si era cambiata quattro o forse cinque volte, alla fine aveva deciso di indossare un abito bianco, con delle perle e dei brillanti. Si era raccolta i capelli, dopo averli gonfiati più del solito. Si guardò allo specchio, per assicurarsi di essere pronta. Sentì bussare alla porta, il suo cuore perse un battito. Tremando si avvicinò alla porta e la aprì.
«Vostra maestà.» disse, rimanendo poi incantata a guardare la donna di fronte a sé. Indossava un vestito rosso, ampio, che le stava divinamente. I capelli raccolti le incorniciavano il viso e la rendevano ancora più bella.
All'aprirsi della porta, il respiro di Emma si fermò. Regina era bellissima. Il bianco era perfetto su di lei. Le sorrise, chinando appena il capo.
«Regina. » la salutò calma, incapace di toglierle gli occhi di dosso.« Siete incantevole.» le disse guardandola negli occhi.
Regina arrossì e si inchinò.
«Grazie, Vostra Altezza. Anche voi siete davvero bellissima.» sussurrò imbarazzata.
Emma arrossì appena, quindi si voltò, offrendole il braccio, neanche fosse un cavaliere e lei una principessa. Sorrise del suo stesso gesto.
Regina si sistemò una ciocca di capelli e poi afferrò delicatamente il suo braccio.
«Venite.» la esortò sorridendo la regina. La mora le sorrise di rimando mentre si incamminavano verso la sala da ballo. Durante il tragitto, tuttavia, un'immagine balenò nella sua mente: lei e la regina a letto, nude… arrossì e scosse la testa come se con quel semplice gesto potesse scacciare le immagini, e le emozioni che portavano.
«Tutto bene?» chiese Emma, guardandola con preoccupazione.
«Sì, sì…» si affrettò a rispondere imbarazzata. «Allora, dove mi portate, mia regina?»
Emma continuò ad osservarla, dubbiosa. Non volendo metterla in imbarazzo insistendo, però, distolse lo sguardo.
«Lo vedrete presto…» rispose sorridendo.
«Non avreste dovuto far nulla, avete già fatto tanto…»
«Non ho fatto nulla, in realtà. E, vi prego, non sentitevi in debito con me. È l'ultima cosa che voglio..» disse mentre raggiungevano la grande sala. Era addobbata con i migliori arazzi, candelabri d'oro ad illuminarli. I tavoli disposti lungo le pareti erano pieni di cibo di ogni tipo, ma su ognuno di essi un vassoio di mele spiccava tra la vastità di piatti. Tutti i servitori, compresa la maggior parte delle guardie, erano vestiti di abiti suntuosi, e sembrava si stessero godendo il banchetto. Le salutarono con profondi inchini, ma poi ripresero a vociare tra loro, rilassati. Emma guardò Regina, sorridendo. «Ho pensato di organizzare una piccola festa. Senza un vero motivo, lo so, ma...» li indicò « Non so, volevo si godessero il castello, una volta tanto. E anche voi. Vi sarete annoiata in questi giorni. Non c'è molto da fare qui...»
Il viso di Regina si illuminò mentre osservava la sala addobbata.
«È bellissimo, Vostra Altezza…» mormorò, voltandosi a guardarla con gli occhi che brillavano. «Non so come ringraziarvi… nessuno aveva mai fatto qualcosa di simile per me.»
Si avvicinò a lei, quindi, e timidamente le diede un leggero bacio sulla guancia, scostandosi subito dopo.
«Mi dispiace se vi sono sembrata inopportuna…» disse subito, abbassando lo sguardo.
Emma arrossì mentre la baciava, ma chiuse gli occhi, un attimo che sembrò infinito e brevissimo, ma stupendo. Le mancava terribilmente il contatto con quelle labbra, così morbide. Riaprì gli occhi appena Regina si allontanò, voltandosi verso di lei poi per sorriderle rassicurante. Ma lei aveva abbassato lo sguardo. Posò una mano sotto al suo mento, delicata, appena lo sfiorò, sperando di indurla ad alzare gli occhi.
«Affatto.»
Al tocco delicato della mano della bionda sotto il suo mento, non poté far altro che sollevare il viso, mostrando gli occhi lucidi. Perchè quel tocco le sembrava così familiare, caldo, dolce e sensuale.
Rimasero ferme a guardarsi per qualche attimo, quindi la regina sorrise, abbassando lo sguardo. Indicò poi la sala con un gesto ampio del braccio.
«Ebbene, godetevi la festa!» la esortò.
Regina deglutì mentre annuiva. Si allontanò da lei per avvicinarsi ad uno dei tavoli, sotto lo sguardo curioso della bionda.
La mora sorrise al servitore che le versò da bere. Non aveva mai bevuto. Portò il bicchiere alla bocca e appena il sidro toccò la sua lingua, chiuse gli occhi, gustandolo con piacere. Il sapore le sembrò così familiare mentre scivolava giù per la gola. Un altro flash apparve davanti ai suoi occhi, come un ricordo sfuocato: lei in una cella vestita di nero, mentre Emma era rinchiusa nella prigione. Aprì gli occhi di colpo e rimase ferma, immobile. Quelle immagini non potevano essere reali.
Emma sorrise nel vederla bere il sidro, confortata dall'idea che i suoi gusti non fossero affatto cambiati. Quando tuttavia la vide immobilizzarsi si irrigidì immediatamente, raggiungendola in un istante.
«Regina...» la chiamò piano, sfiorandole una spalla con la mano, in corrispondenza della spallina del vestito. La mora tremò, scostandosi dal tocco della bionda.
«Scusatemi…» disse immediatamente «Io non volevo…» Le tremò la voce. «… non volevo offendervi…»
La regina la guardò confusa.
«Voi non mi avete affatto offesa, di che parlate?»
«Io non capisco che mi succede.» le rivelò finalmente Regina. «Io…» iniziò, torturandosi nervosamente le mani. «… ho delle immagini in testa… ho cercato di scacciarle ma…» sospirò «…non ci riesco.»
«Quali immagini?» chiese l'altra, avvicinandosi istintivamente a lei.
«Immagini confuse.» Regina prese coraggio, riuscendo a guardarla negli occhi. «Di noi. Ma non siamo noi, cioè, siamo noi, ma sono cose che non sono mai accadute veramente.»
Emma rimase in silenzio per un lungo attimo. Poi sorrise, gli occhi lucidi di lacrime. Le accarezzò il volto, incapace di parlare tanta era la gioia che le riempiva il cuore, togliendole il fiato.
La mora arrossì a quel tocco così intimo.
«Mia regina..» balbettò «… io non credo sia opportuno…»
Emma si bloccò di colpo, ritraendo immediatamente la mano. Il suo viso perse colore, e abbassò lo sguardo.
«Perdonatemi.» disse frettolosamente, senza guardarla, con freddezza. «Ho esagerato.»
Regina si pentì immediatamente delle proprie parole, ma ormai era troppo tardi. Spinta dalla curiosità, prese coraggio.
«Maestà, io credo che voi mi nascondiate qualcosa.» disse.
Emma smise di respirare, e la fissò, incapace di risponderle.
«Quindi è vero.» mormorò la mora, un pizzico di delusione nella voce.
Emma sospirò, distogliendo lo sguardo.
«È vero.» ammise «Molte cose. Tutte collegate, tuttavia. Ma, se vi dicessi la verità, non mi credereste.» spiegò, seria, tornando a guardarla negli occhi.
«Mi avete mentito fin dall'inizio. Non posso negare che la cosa non mi piaccia, ma voi siete la regina, e non mi dovete nessuna spiegazione.»
Regina si allontanò da lei, senza darle il tempo di rispondere.
Emma la guardò andare via a bocca aperta, stupita dalla sua reazione. Chiuse la bocca abbassando lo sguardo, che si soffermò per qualche istante su un dettaglio delle decorate mattonelle di marmo. Il tempo di prendere una decisione. Rialzò lo sguardo su di lei.
«Io non sono la regina!» esclamò a voce alta. Nella sala cadde il silenzio.
Regina si voltò di scatto sentendo le sue parole. La guardò senza capire.
«Non capisco cosa vogliate dire.» disse, senza cercare di nascondere l'irritazione.
Emma, inspiegabilmente, sorrise, compiendo qualche passo verso di lei.
«O meglio, non lo sono veramente. Voi lo siete.»
«Che significa?» le chiese la mora, sempre più confusa.
Emma sospirò appena.
«Avete perso la memoria. Molti, moltissimi anni di ricordi. Da tanto tempo regnate su queste terre. Questo castello, è vostro. L'albero di mele, la stanza che vi ho dato, questa sala... Tutto vostro.»
Regina si guardò intorno, spaurita e smarrita, il cuore che le batteva forte nel petto.
«No, voi state mentendo…» Le parole uscirono confuse dalla sua bocca. La testa le scoppiava, le immagini si confondevano in essa.
Emma la guardò. Odiava vederla così. Avrebbe voluto aiutarla in qualche modo, ma non sapeva come. Sentì gli occhi riempirsi di lacrime.
«È la verità, Regina.» Si avvicinò ancora, accostandosi a lei. La abbracciò di colpo. «Hai perso la memoria per colpa mia. Mi dispiace così tanto…» le sussurrò all'orecchio.
Regina rabbrividì sentendo il corpo della bionda stretto al suo. Uno strano calore la invase. La sua pelle liscia, calda, bollente sotto di lei, i suoi gemiti, i suoi occhi pieni di lussuria. La guardò.
«Le immagini che vedo sono vere?» chiese in un sussurro, senza staccarsi da lei, al contrario poggiando una mano sulla sua schiena, istintivamente.
Emma la guardò, stupita che non l'avesse respinta. Inarcò leggermente la schiena per poterla guardare negli occhi, sbattendo le palpebre per scacciare le lacrime.
«Sì…» mormorò.
«Noi… due…» Regina la guardò negli occhi. Non riuscì a finire la frase, sentendosi troppo in imbarazzo. Non ricordava quello che era successo, ma le immagini erano chiare e vivide in lei.
Emma arrossì appena. Ammirò quegli occhi, così scuri, così caldi. Si sporse verso di lei, guardando ora le sue labbra, così vicine…
Regina avvicinò inconsapevolmente le labbra alla sue. Lo sguardo si spostò dai suoi occhi alle sue labbra. Era una settimana che pensava a come sarebbe stato baciarla e ogni volta scacciava il pensiero, sentendosi impura. E sentendosi in colpa nei confronti di Daniel. Ma, se quello che Emma le aveva detto che era vero, erano già state insieme...e anche se non era tutto chiaro, voleva capire se quella era la verità.
La bionda chiuse gli occhi e compì il passo finale, sfiorando le labbra di Regina con le sue. Le sembrò che il suo cuore avesse ripreso a battere solo in quel momento, dopo una settimana di immobilità.
Il cuore di Regina si bloccò non appena le sue labbra toccarono le sue. Le labbra di Emma erano morbide, umide, dolci. Una luce si sprigionò da dove erano. Per un sitante, Regina si spaventò, ma rimase attaccata ad Emma. Quando l'aria iniziò a mancarle si staccò. La guardò negli occhi.
«Emma...» sussurrò sorridendo, la voce un'ottava più bassa di com'era fino a poco prima.
Emma la guardò, le lacrime che ormai scendevano libere sul suo viso, contratto in un sorriso di speranzosa, incredula felicità.
«… Regina?» chiese, esitante, terrorizzata all'idea che fosse solo un'illusione, un semplice fraintendimento.
«Ti sembra il modo di rivolgerti alla tua regina?» disse la mora sorridendole «Non dovresti inchinarti davanti a me?» continuò, cercando di rimanere seria.
Emma scoppiò a ridere piangendo, e l'abbracciò, baciandola.
Regina la strinse a sua volta, inspirando il suo profumo.
«Ti sono mancata, principessa?»
La bionda annuì affondando il viso tra la spalla ed il collo della donna, piangendo.
Regina le strofinò la schiena con la mano.
«Calmati, sono tornata…» le sussurrò.
Emma la strinse forte, cercando di calmarsi. Dopo qualche tempo il suo respiro si regolarizzò. Si staccò da Regina, tenendo lo sguardo basso mentre le lacrime continuavano a scorrere lungo il suo viso.
«Mi dispiace così tanto…» sussurrò con la voce rotta.
«Non è stata colpa tua.» la rassicurò l'altra. «Hai avuto molta pazienza, e non te ne sei approfittata.»
Emma sollevò lo sguardo su di lei, confusa.
«Perché me ne sarei dovuta approfittare?»
«Avresti potuto farmi fare quello che volevi…» spiegò Regina accarezzandole il viso.
Emma spalancò gli occhi, scioccata.
«Non lo farei mai!» esclamò.
«Lo so.» le sorrise la mora. «Sei così diversa da me…»
La ragazza scosse il capo.
«Non direi…» sorrise «…da quello che ho visto…»
La regina inarcò il sopracciglio sinistro.
«E cosa hai visto?» chiese, riacquistando tutta la sua spavalderia.
Emma sorrise ancora di più, per poi stringersi nelle spalle.
«Quello che ho sempre visto in te.»
«Quello che hai sempre voluto vedere anche se non era vero.» la corresse la mora.
Emma scoppiò a ridere.
«Certo, come no…»
Passò qualche attimo di silenzio. Assoluto silenzio. Si guardarono intorno. I servitori sembravano essersi dileguati. Si lanciarono un'occhiata divertita.
«L'idea della festa è stato un pensiero molto dolce.» disse Regina sorridendole. «Ma adesso devo ordinarti una cosa.»
«Cosa?» chiese Emma stringendo appena le palpebre, curiosa.
Regina sorrise ancora.
«Di ballare con me.» disse «È una festa, e io non ho ancora ballato.»
Il sorriso di Emma illuminò la sala.
«È il motivo per cui ho dato questa festa, quindi… certo, Maestà.» rispose, eseguendo un piccolo inchino.
«Bene, Principessa…» Regina fece un passo indietro. «Invitami come si deve.»
Emma rise brevemente al suo gesto, quindi si schiarì la voce, tentando di sembrare seria.
«Maestà…» esordì solennemente, compiendo un elegante inchino e porgendole la mano. «… mi concedete l'onore di un ballo?»
Regina finse di pensarci per qualche istante.
«Ti concedo l'onore di ballare con me.» rispose infine.
Emma trattenne un sorriso e chinò il capo in segno di ringraziamento. Afferrò la mano di Regina quando la posò nella sua, attirandola delicatamente a sé.
I loro corpi entrarono in contatto come se fosse la cosa più naturale al mondo. Iniziarono a muoversi in sincrono, al ritmo di una musica che nessuno stava suonando. I loro sguardi si intrecciarono, si persero in essi.
«Ti amo…» sussurrò Emma ad un soffio dalle sue labbra, senza smettere di guardarla negli occhi.
Regina tremò al suono di quelle parole. Il suo cuore prese a battere ancora più veloce, i suoi occhi si illuminarono. Ma non disse nulla.
Emma abbassò lo sguardo per un istante, stringendosi poi a lei. Continuarono a ballare abbracciate nel silenzio per qualche minuto.
«Ti amo da prima ancora che ci incontrassimo.» continuò dopo un po' Emma, sussurrando la confessione.
Regina si stupì delle sue parole. Si distanziò un poco da lei, qualche centimetro appena, abbastanza per guardarla negli occhi.
«In che senso?» chiese.
Emma sorrise con un lieve imbarazzo.
«Da quando mia madre mi parlò di te la prima volta. È stato allora che ho iniziato a pensare a te, e non ho mai smesso. Tanto da venire qui a rischiare la vita pur di incontrarti.» rise arrossendo.
«Quindi tua madre ti racconta la storia della regina cattiva, che vuole distruggere la felicità di tutti, e tu ti innamori…» Regina la guardò, nascondendo un sorriso. «Sei più pazza di quello che credevo.»
Emma rise ancora.
«Non me l'ha raccontata così! Mi ha detto tutto... quindi avevo.. come dire... anche il tuo punto di vista...» Abbassò lo sguardo, imbarazzata. «Sai... non sono mai venuta qui con l'intenzione di ucciderti, nonostante avessi detto ai miei il contrario...»
«Sei venuta qui fin dall'inizio con lo scopo di infilarti nel mio letto?» chiese la mora, incredula, sollevandole il viso con la mano per farsi guardare.
«No! Con lo scopo di capire se avevo ragione!»
«Se avevi ragione su cosa? Sul fatto che non fossi cattiva?»
Emma annuì.
«Se vogliamo metterla in questi termini...»
«E quando ti ho costretta a venire a letto con me? Non mi hai odiata?» domandò la sovrana, guardandola negli occhi.
Emma arrossì appena, ma sostenne il suo sguardo.
«No... Sapevo che c'era il "rischio". In realtà, non credevo mi avresti risparmiato la vita, considerato chi sono...» ammise, abbassando appena la voce.
Regina sorrise.
«Invece l'ho fatto.» Rimase in silenzio per qualche istante, guardandola come se la stesse valutando. «Sai, non ti ho mai chiesto una cosa…»
La bionda inclinò leggermente il capo.
«Cosa?» chiese.
«Se con me fosse stata la tua prima volta.»
Emma arrossì ed abbassò lo sguardo di colpo.
«No…» disse piano, infine, rialzando timorosamente gli occhi su di lei.
Regina rimase per un terribile attimo in silenzio.
«Con quanti sei stata?» chiese poi in un sussurro carico di gelosia.
«Prima di tutto, quante…» la corresse la ragazza «… e poi, una sola.» rispose, restando poi in silenzio in attesa di un commento che non arrivò mai.
«Sei in collera?» le chiese dopo un po', tesa.
Gli occhi di Regina sembrarono mandare un lampo nero.
«Sì.» rispose, sincera.
Emma deglutì, improvvisamente nel panico.
«Oh, m-mi dispiace, io… ero giovane, avevo solo diciassette anni…»
«Non devi scusarti.» la interruppe la mora. «Credo di essere solo… gelosa.» ammise.
Emma rimase immobile, come paralizzata, per un minuto buono. Poi il suo viso si illuminò in un sorriso.
«Non essere così felice, Principessa…» la ammonì la regina, staccandosi da lei. «Dovrai pagare per questo.» continuò con un sorriso malizioso.
Emma sorrise a sua volta, guardandola negli occhi.
«Oh, non ne dubito, Vostra Maestà…»
