Emma saltò sul primo cavallo sellato che trovò e lo spronò, partendo al galoppo, le lacrime che le rigavano il volto. La sua corsa, tuttavia, durò poco. Ben presto vide l'inconfondibile ombra di un drago oscurare la terra sotto di lei, e il cavallo si innervosì, rallentando e nitrendo. Emma lo tranquillizzò, lo fece fermare e smontò, impastoiandolo ad un albero. Il suo cuore batteva all'impazzata. Avanzò tra gli alberi, raggiungendo l'ampia radura dove era atterrato il drago. Si fermò, rimanendo lontana dal rettile e dalla donna in piedi accanto a lei.
«Hai preso il cavallo più lento delle mie stalle?» chiese ad alta voce la regina.
Emma la guardò. Non poté fare a meno di sorridere. Sperò che le lacrime non si vedessero a quella distanza.
«Ho preso il primo che ho trovato.» rispose.
Regina nascose un sorriso alla sua risposta.
«Bene, vedo che sei rimasta la solita idiota. Adesso però parliamo di come hai intenzione di far uscire la figlia di Malefica dal palazzo dei tuoi genitori.»
Emma si strinse nelle spalle.
«È di turno ogni mattina, all'alba. Vado al suo bastione, le dico che sua madre la vuole conoscere e lei verrà con me. Semplice.»

Il drago fece uscire uno sbuffo di fumo dal naso. Regina si voltò a guardarla.
«Visto? Le tue previsioni erano errate.»
«…Fino al confine.» continuò tuttavia la ragazza. «… dove un mio amico, che avviserò non appena sarò lì, la prenderà e la porterà al tuo castello. A proposito, non mangiarlo, Malefica. È un bravo ragazzo, anche se dice un sacco di bugie.»
«Perchè non la porti tu fino al castello?» chiese la mora, cercando di mantenere un tono distaccato.
Emma sorrise appena, tristemente. Guardò il drago, poi lei.
«Non voglio fare la strada due volte, e non voglio condurre i soldati da voi.»
La regina inarcò le sopracciglia.
«Immagino vorrai stare con la tua amica, quindi dovresti accompagnarla, così poi potrete andare insieme al castello di Malefica.» replicò.
Emma sorrise ancora.
«La saluterò, per sempre. Poi lei farà quello che vuole.» spiegò, calma.
Regina fece un passo verso di lei.
«E tu cosa farai?»
«Io…» Emma sentì il coraggio venirle meno. Sorrise di nuovo, trattenendo le lacrime. «Cosa importa?» chiese, la voce che tremava un po'.
Regina aprì la bocca e poi la richiuse, non sapendo cosa rispondere.
«Curiosità...» disse infine con semplicità.
La bionda si morde il labbro, annuendo ed abbassando lo sguardo.
«Capisco.» disse soltanto.
«Vuoi rispondermi?» sbottò di colpo la sovrana, perdendo la pazienza.
Emma la guardò negli occhi. Non sorrideva più.
«Non ho più nulla da fare qui…» mormorò.
«Tornerai a vivere al castello dei tuoi genitori?» le chiese Regina, con più speranza nella voce di quanto desiderasse far trapelare.
Emma trattenne una risata, e scosse il capo.
«No. Mai.» rispose.
«Vagherai nei boschi? come una fuggitiva?»
Emma la guardò negli occhi. I suoi si inumidirono di nuovo.
«Forse la mia anima. Mi piace pensare che qualcosa di me resterà...» disse in un soffio.
«Vuoi farti uccidere?» Regina fece un altro passo verso di lei.
Una lacrima sfuggì al controllo della principessa.
«È il destino dei traditori. Non si può professare la giustizia se non la si mette in atto in prima persona.»
«Puoi dire che eri sotto un mio incantesimo, che non eri capace di agire per tua volontà... ti crederanno…»
Emma rise brevemente.
«Perché dovrei?» chiese in un soffio, guardandola negli occhi come fosse la sua ultima occasione di farlo.
«Perchè non è giusto che tu muoia... sei l'erede al trono, il tuo popolo ha bisogno di te...» rispose dopo qualche attimo di esitazione la mora.
Emma le rivolse un vago sorriso, e scosse il capo.
«Addio, Regina.» la salutò prima di voltarsi, trattenendo a stento le lacrime.
Regina fece un passo verso di lei, ma poi si bloccò. Si voltò verso Malefica, confusa. Il drago ringhiò, emettendo una piccola fiammata verso di lei.
«Fermala tu!» sbottò Regina «Non mi ha mai ascoltata.»
Malefica scosse l'enorme testa, lanciando un'altra fiammata, più grande, verso Regina, per farla allontanare da lei e costringerla ad andare verso Emma.
Regina si spostò per evitare le fiamme, e la fulminò con lo sguardo. Raggiunse la principessa a grandi passi.
«Aspetta.» ordinò.
Emma si fermò, dandole le spalle. Il cavallo era a pochi passi.
La mora sospirò.
«Non voglio che tu muoia.» ammise guardando il profilo teso delle sue spalle.
Emma si irrigidì ancora di più a quelle parole, ma non disse niente, non ancora. Non ce la faceva a parlare. Continuò a piangere in silenzio.
Regina la guardò con gli occhi lucidi.
«Non farti uccidere.» ripeté.
La bionda prese un respiro profondo, cercando di calmarsi abbastanza da riuscire almeno a parlare.
«Non posso fare altro…» disse con la voce rotta, poco più che un sussurro.
«Perché? Hai una scelta!» esclamò avvicinandosi di un passo a lei. «Dì a tutti che eri sotto un incantesimo!»
Emma scosse la testa, poi crollò. Iniziò a singhiozzare e si coprì il viso con le mani, ma non cambiò posizione. Regina coprì in un istante la distanza che le separava e la abbracciò.
«Non morire.» le sussurrò all'orecchio.
Le gambe di Emma cedettero. Regina la sostenne, e lei continuò a piangere, disperata.
«Emma, devi vivere.»
Lei scosse la testa, continuando a piangere.
«È un ordine.» disse infine la mora, cercando di mantenere salda la voce.
Emma non riuscì a fare altro che aumentare l'intensità del pianto.
«Non piangere…» mormorò la mora accarezzandole il viso.
«Ti prego…» sussurrò Emma, cercando debolmente di allontanarsi da lei.
Regina la guardò senza capire. «Ti prego cosa?»
«Non farmi questo... » disse tra i singhiozzi, aggrappandosi a lei. «Non illudermi…»
«Non voglio farlo... non ti rivoglio con me.» mentì la regina «Ma non voglio che tu muoia.»
Emma la guardò tra le lacrime, calmandosi un po'.
«Non puoi volere questo per me...» sussurrò.
«Perché no?» Regina la guardò negli occhi. «Credi che ti voglia morta?»
Emma scosse la testa.
«No. Ma preferisco esserlo.»
«Perché? Sei giovane, puoi avere decine di amanti…»
Emma rise tra le lacrime.
«Non posso soffrire così, Regina. Se mi vuoi viva, strappami il cuore almeno. Io non posso sopportarlo altrimenti...»
La mora le prese il viso tra le mani.
«Tu sei legata a quella ragazza... lo sarete sempre... stai con lei.» disse, sforzandosi di rimanere calma.
La principessa rise ancora, senza smettere di piangere.
«Tu sei il mio vero amore, Regina. Anche se io non sono il tuo. Non posso sopportare di perderti, mi dispiace.» replicò con un filo di voce.

Regina la guardò negli occhi, trattenendo le lacrime che minacciavano di fuoriuscire.
«Tu credi che io lo sia. Ma quello che è successo con Lilith mi ha aperto gli occhi. A causa dei tuoi genitori voi siete collegate, lo sarete sempre.»
A quelle parole, Emma perse ogni speranza. Abbassò lo sguardo, incurvando le spalle.
«Lasciami andare, Regina. Dimenticati di me.» disse con voce morta, senza più guardarla.
«Tu ami quella ragazza, stai con lei...il tuo destino è legato al suo.» ribadì la mora.
Emma si allontanò da lei in silenzio, guardando a terra, lo sguardo vacuo. Lentamente raggiunse il cavallo, iniziando a slegare le briglie dal ramo.
«Emma, per favore, ascoltami per una volta! Le vostre vite sono collegate, per quanto tu non voglia ammetterlo...qualcosa vi spinge a stare insieme…» disse la sovrana tra una lacrima e l'altra.
Emma salì sul cavallo e lo spronò. La superò al galoppo, senza guardarla.
Regina sentì la rabbia invaderla, sfogandosi in un fiotto di magia che bloccò il cavallo in corsa. Emma non cadde solo grazie alla sua magia.
«Non osare mancarmi di rispetto in questo modo!» ringhiò la mora, avvicinandosi a lei. Emma fissò il vuoto, in silenzio.
«Non ti ho dato il permesso di andare via.» continuò Regina.
Emma non rispose. Fissava un punto indefinito della foresta con aria esausta.
«Cosa vuoi da me?» chiese con rabbia la mora. «Vuoi distruggermi dopo che i tuoi genitori l'hanno già fatto?»
Emma si voltò a guardarla, confusa.
«Non voglio niente da te…» disse col filo di voce che le era rimasto.
«Tu sei legata a lei, è inevitabile, per quanto tu possa negarlo a te stessa. Un giorno mi dirai che l'ami e io non aspetterò quel giorno.» sibilò rabbiosa la regina.
Emma continuò a guardarla.
«Quel giorno non esiste, Regina. Morirò domani all'alba.»
«Non posso permetterti di farlo. Andrò io al castello, tu rimarrai qui.»
Emma si risvegliò di colpo dal suo stato di apatia.
«Non puoi! Ti uccideranno!» esclamò scendendo da cavallo.
«Non puoi dirmi cosa fare!» Regina la guardò per un istante per poi allontanarsi. «Porterò quella ragazza qui e poi sparirò. Non voglio più avere a che fare con voi.»
Emma la seguì di corsa.
«Posso eccome! Malefica!» urlò, chiamando il drago.
Il drago si voltò verso di lei, vedendole avanzare. Regina la guardò con disprezzo.
«Cosa credi di fare, ragazzina?»
Emma la ignorò, rivolgendosi al drago.
«Malefica, devi fermarla! Vuole andare al castello dei miei per prendere Lily! Si farà ammazzare!»

Malefica lanciò un'occhiata a Regina, scuotendo la testa.
«E lei vuole farsi uccidere!» obiettò Regina, spalancando gli occhi, esasperata. «Ti riporterò tua figlia.» le promise poi, seria.
«Lilith non la ascolterà mai! E se la porterà da te con la forza, non si fiderà mai di te!» ribatté la bionda, guardando il drago negli occhi. «Io la conosco.»

«Non lo metto in dubbio... la conosci profondamente…» commentò gelosa la mora.
Il drago guardò Regina. Poi si alzò sulle zampe posteriori, prese Emma tra quelle anteriori e spiccò il volo.
«Bene!» sbuffò Regina. «Grazie per la fiducia!» esclamò, guardandole andare via, sentendosi tradita da entrambe.

Malefica lasciò Emma a poca distanza dal castello, quindi di trasformò in donna davanti a lei.
«Riportami mia figlia. E torna anche tu.»
Emma la guardò in confusione.
«Perché? Vuole te, non me...»
La strega la fulminò con lo sguardo.
«Sei proprio figlia loro... Perché ti ama, razza di idiota! Non ama me!» disse prima di sparire.
Riapparve nella stanza di Regina. «Ho sistemato le cose, come al solito.» annunciò, osservando la stanza mentre parlava. Ogni cosa al suo interno, pareti comprese, era diventata nera. «Mi piace...» commentò.
Regina la guardò furiosa.
«Sparisci dalla mia vista.» ringhiò.
Il drago sollevò le sopracciglia.
«"Grazie Mal, per aver salvato la vita di Emma." "Ma prego Regina, non c'è di che, e poi te lo dovevo..."»
Regina la guardò con una strana luce negli occhi.
«Non voglio più vedere nessuna di voi due. Mai più! Sparisci dal mio castello prima che mi arrabbi davvero.» intimò.
Mal la guardò stringendo le palpebre.
«Fai sul serio?» le chiese, incredula.
Regina fece apparire una sfera di fuoco nella sua mano.
«Ti basta come risposta?»
La bionda alzò il mento, prendendo un gran respiro.
«Bene. Ma quando ti sentirai sola, non venire a chiamarmi.» ringhiò prima di sparire.
«Stai sicura che non lo farò!» le gridò Regina mentre svaniva. «Non ho bisogno di nessuno...» sussurrò poi.