Regina si agitò nervosamente sullo sgabello, impaziente e ansiosa al contempo. Quella maledetta serva non ne voleva sapere di sbrigarsi ad intrecciarle quegli stupidi fiori bianchi in testa. Il vestito le stringeva il torace, impedendole di respirare. O forse era solo l'agitazione. Si guardò allo specchio. Lo sguardo assassino che il suo riflesso le rivolse rischiò di far prendere un infarto alla servitrice.
«P-perdonatemi, Maestà, sto facendo più in fretta che posso.» si scusò la ragazza, mortificata. Regina sospirò, costringendosi a calmarsi. Anche perché sennò l'avrebbe uccisa.
«Sì, lo so…» disse, e inspiegabilmente la ragazza le sorrise, anche se non osò aggiungere altro.

Emma cercò inutilmente di allargare il corsetto del vestito, imprecando tra denti.
«Li odio questi dannati affari…» borbottò, rassegnandosi a respirare con mezzo polmone. Soffiò verso l'alto, facendo muovere una ciocca di capelli ricadutale davanti al viso. Si lanciò un'occhiata allo specchio. Si sentiva ridicola con quell'abito, ma allo stesso tempo le piaceva. Il bianco le era sempre stato bene, e quel giorno sembrava starle ancora meglio. Sfiorò con le dita gli inserti in argento che l'avevano tanto colpita. Le piume bianche le solleticavano il collo.
«Non temete, Altezza, siete splendida.» la rassicurò Odette, sorridendole attraverso il riflesso. Emma si voltò verso la servitrice sorridendole grata, ma ancora nervosa.
«Regina è splendida. Io ho un bell'abito addosso.» la corresse, senza darle poi il tempo di ribattere. «E non vedo l'ora di vederla, quindi sarà meglio che vada.» disse prima di sollevare leggermente la gonna per uscire dalla stanza. Raggiunse in fretta la sala del trono, illuminata da innumerevoli candele e piena di fiori bianchi.
L'officiante la aspettava già sul piano rialzato, a rispettosa distanza dal trono nero. Emma passò tra le due ale di servitori e guardie e gli si accostò, e l'uomo le sorrise.
«Siete meravigliosa, Altezza.» la adulò, e lei gli sorrise.
«Vi ringrazio.»
Si voltò verso la folla, incontrando lo sguardo cupo di Lilith. Emma le sorrise, e la ragazza si sforzò di fare altrettanto, senza troppi successi. La principessa distolse lo sguardo da lei per incontrare gli occhi azzurri e foschi della madre. Malefica, nonostante tutto, le rivolse un sorriso sincero. Aveva preso il fatto di perdere Regina come il prezzo da pagare per riavere sua figlia, e si era rassegnata dopo una lunga discussione con la sovrana.
Emma attese, come da tradizione. Il suo titolo era meno importante di quello di Regina, quindi doveva attendere il suo arrivo.
Regina non tardò poi molto. Le porte in fondo alla sala si aprirono, e la sovrana fece il suo ingresso. Emma rimase a bocca aperta. L'abito era splendido. Il tessuto bianco era pesante, finemente lavorato. Le ampie maniche le lasciavano le spalle scoperte, l'orlo ricamato con fili d'oro. L'acconciatura alta e complessa era illuminata dalla piccola corona forgiata in delicate linee d'argento, offuscate dalla luce riflessa dai diamanti. Più dell'abito, più dell'acconciatura, fu il suo sguardo a lasciare Emma senza parole. Gli occhi scuri brillavano di felicità ed emozione e, soprattutto, amore. Con gli occhi già lucidi Emma la guardò avanzare fino a raggiungerla. Intrecciò le dita alle sue, guardandola negli occhi. L'officiante fece il suo discorso a beneficio dei presenti, quindi si rivolse a loro.
«Regina, »
Regina sorrise guardando Emma.
«Per sempre da questo giorno.» disse. Una lacrima sfuggì al controllo della bionda.
«Emma, ti presenti tu al cospetto di questa donna come sposa e non come erede al trono di tuo padre, cosicché le vostre anime si uniscano nel sacro vincolo del matrimonio, per sempre da questo giorno?»
Emma sorrise emozionata.
«Per sempre da questo giorno.»
L'officiante si voltò per un secondo per prendere un cuscino di velluto rosso. Su di esso brillavano due identici anelli d'oro bianco, con incastonati due diamanti. Le donne li presero, infilandoli poi ognuna al dito dell'altra con mani tremanti.
«Con questo anello lego la mia vita alla tua. Che ogni tuo sorriso sia il mio, che ogni tua lacrima sia la mia.» disse la mora, guardandola ancora negli occhi lucidi. Emma fece lo stesso, quindi fu il turno dell'officiante di parlare.
«Nessuno osi separare ciò che l'amore ha unito.» concluse, scatenando l'ovazione da parte dei presenti.
Le due si sorrisero, quindi Emma si lanciò su Regina, abbracciandola e baciandola.

Il corvo beccò tre volte il vetro della finestra della regina, facendola sobbalzare. Snow lo guardò con sospetto, ma quando notò il piccolo rotolo di pergamena attaccato alla sua zampa aprì la finestra e lo prese delicatamente tra le mani, sfilando la pergamena dal piccolo cilindro di ferro. Aprì il messaggio velocemente. Solo due persone inviavano corvi invece che piccioni, e nessuna delle due le piaceva.
Spalancò gli occhi alla scrittura conosciuta. Era quella di sua figlia.

Regina Snow e Re David,

la presente è per informarvi del matrimonio appena celebrato tra la Sovrana Regina del Regno del Nord e la fu Principessa, ora Regina Emma del Regno dell'Ovest. Che questa unione porti finalmente la pace tra i due regni. Contando sulla Vostra lealtà, le Regine dichiarano aperte le vie commerciali tra i regni. Che il sangue non macchi più queste terre.

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Siamo arrivati alla fine di questa storia... grazie a tutti quelli che ci hanno seguite! Alla prossima fanfiction!