Capitolo breve che continua a esplorare il rapporto complesso e a tratti travagliato tra Haruka e Michiru. Spero di poter aggiornare a brevi con nuovi sviluppi che si riallacciano al filo logico della storia.

Girò la chiave nella toppa lentamente, nella speranza di non fare troppo rumore, posò il casco nell'ingresso e si tolse gli stivali umidi, con ancora indosso il giubbotto di pelle si diresse in cucina, l'orologio del frigorifero segnava le 02.33; aprì lo sportello, non c'era molto dentro, si chiedeva quando fosse stata l'ultima volta che aveva accompagnato Michiru a fare la spesa, una settimana fa forse? Boh, al diavolo la spesa!Fortuna c'era ancora una lattina di birra, la aprì e la bevve avidamente. Si spostò nel salone, era buio ma le grandi vetrate facevano entrare abbastanza luce, la luna era offuscata da nubi nere, che immagine grottesca, pensò. Si lasciò cadere pesantemente sul grande divano, si passò una mano tra i capelli, nell'altra aveva ancora la lattina, finì il contenuto poi con un impeto improvviso di rabbia la scagliò sul pavimento. Il piccolo oggetto di metallo rimbalzò più volte provocando più rumore di quanto avesse pensato. "Dannazione!", imprecò, passandosi entrabe le mani tra i capelli.

Una figura esile scivolò nel buio accanto a lei, forse aveva i sensi intorpiditi a causa dell'alcol, non era la prima birra che beveva quella sera, ma non si accorse subito della sua presenza, quando sentì una mano fredda sul ginocchio trasalì, spalancando gli occhi. "Sei qui! Scusa non volevo svegliarti.", Michiru aveva il volto pallido, gli occhi cerchiati da due occhiaie scure, sembrava che non dormisse da molte notti. L'espressione di Haruka si fece colpevole, sapeva bene di essere la causa di quell'insonnia. Erano giorni che rincasava tardi, spariva subito dopo la scuola e passava le notti in giro per locali, a volte tornando anche ubriaca. Ma Michiru era sempre lì ad aspettarla in silenzio, non chiedeva niente, a volte si sincerava solo che stesse bene o le portava una coperta sul divano, ormai erano giorni che andava avanti così, non un parola, da quel maledetto giorno.

Haruka aveva una gara di motocross fuori città, in una località ai piedi di una collina, non era esattamente la sua specialità ma aveva accettato di parteciparvi perché lei e Michiru stavano seguendo una pista. Dopo mesi di combattimento contro i Deadh basters, avevano iniziato ad indagare sulle vittime prescelte, avevano trovato dei collegamenti tra di loro e avevano intenzione di anticipare le mosse del nemico, cercando di individuare per prime i possibili portatori dei talismani. Non avendo la possibilità di estrarre i cristalli del cuore, non potevano fare altro che seguirli ed aspettare che il nemico attaccasse per primo. C'era questo ragazzo Kameda, un buon pilota, non all'altezza di Haruka, ma uno che si impegnava a fondo nel perseguire il suo sogno di una carriera nel mondo dei motori. Avevano dedotto da vari indizi che poteva essere una possibile vittima delle cinque streghe e non potevano perdere l'occasione della gara per pedinarlo. Stranamente quel giorno erano presenti anche Usagi e le sue amiche, nonché Mamoru il fidanzato di Odango e il futuro principe. Come avevano previsto le senshi del sistema solare esterno, i deadh basters avevano attaccato il povero Kameda, il realtà il ragazzo non possedeva un talismano, ma la strega Mimete le aveva seguite a sua volta ed attirate in una trappola; la sua intenzione era di dividerle per renderle più deboli e riuscire ad ucciderle. Purtroppo era riuscita nel suo intento catturando Sailor Neptune, Uranus avrebbe voluto correre a salvarla ma a causa della promessa che si erano fatte dovette desistere e mettersi in salvo con Sailor Moon. Neptune riuscì a liberarsi ma un attacco del nemico la fece cadere giù in un precipizio dove scorreva un fiume. Haruka sapeva che le doti atletiche di Michiru e la sua dimestichezza con l'acqua le avrebbero permesso di uscire indenne da quella situazione, ma fu comunque terribile vederla andar giù. E poi c'era quella sciocca ragazza, che continuava a urlare e a imprecare contro di lei, "Perché l'hai fatto? Come hai potuto lasciarla andare? Lei è la tua patner, avresti dovuto salvarla!", quelle parole le riecheggiavano ancora nella testa. "Zitta! Tu non puoi capire!Tra di noi c'è una promessa, se una cade l'altra deve avanti per il bene della missione!". La guerriera della Luna non sembrava convinta da quel discorso, per lei c'era sempre un'alternativa, Haruka rimase stupita dalla sua ingenuità e dalla sua bontà d'animo, ma cos'altro poteva fare? Aveva giurato di difendere la Terra e i suoi abitanti a qualunque costo, era un soldato e avrebbe compiuto il suo dovere anche se aveva il cuore lacerato per avere abbandonato la sua compagna. Con l'aiuto di Sailor Moon era riuscita sconfiggere il demone e a mettere in fuga Mimete, fortunatamente Michiru era riuscita a tirarsi fuori dal fiume e non aveva riportato gravi ferite, se l'era cavata con qualche escoriazione e una caviglia slogata. Ma quella che stava peggio era la guerriera di Urano, il senso di colpa per non essere riuscita a proteggere la sua compagna la stava divorando.

Michiru le accarezzò i capelli dolcemente, Haruka le afferrò il polso bruscamente, la fissò dritto negli occhi, "Perché lo stai facendo? Perché non mi lasci perdere? Non vedi che ti sto causando solo dolore?", gli occhi della senshi del mare erano profondi e pieni di compassione, Haruka allentò la presa e appoggiò la mano fresca di Michiru sulla sua guancia. "Perchè ti amo Haruka, dovresti saperlo ormai?", sorrise debolmente. Haruka l'attirò a sé,posò la testa sul suo petto come una bambina, "Mi dispiace", sospirò, "Quando la smetterai di tormentarti? Avrei fatto lo stesso anch'io lo sai vero?", Michiru la osservava accarezzandole i capelli. No tu non mi avresti lasciato Michi, tenne per sé quel pensiero. "E che... Questa vita Michiru, non la reggo più! Vivo un'esistenza doppia, ma allo stesso tempo mi sembra di vivere a metà. La mattina sono uno studente normale, con i miei hobby, le mie passioni, studio per prendere il diploma. Ho una ragazza fantastica, usciamo, andiamo al cinema, facciamo l'amore e poi all'improvviso tutto cambia. Sono un soldato, una guerriera, combatto quei maledetti mostri per salvare il mondo e tu non sei più Michiru, la mia Michiru, sei solo la mia patner nella lotta, sei un soldato come me ed io ti vedo cadere giù e non posso farci niente, devo lasciarti andare per continuare la missione, questa stramaledetta missione!", aveva iniziato a singhiozzare, le lacrime scendevano giù come un fiume in piena. Michiru era sconvolta, non l'aveva mai vista così prima, credo che nessuno si potrebbe immaginare l'indomabile guerriera del vento ridotta in quello stato. Michiru le prese la testa tra le mani, le asciugò le lacrime, "Ssh... Basta ti prego amore, non continuare a farti del male, io sono l'unica che può capirti, affronteremo tutto questo insieme, sono sicura che un giorno quest'inferno finirà. ", "Sei così bella Michiru, così amorevole e piena di fiducia", Haruka le accarezzava la guancia con il pollice, scese giù sulle labbra, la baciò delicatamente e poi la scostò e fece per alzarsi. La dea del mare era frastornata, "Haruka dove stai andando?", la bionda non si voltò, "Perdonami Michiru, non posso più restare qui, ti ho fatto troppo male, ci stiamo facendo troppo male ", si diresse alla porta, mise su gli stivali, il casco e la chiuse dietro di sé senza voltarsi. Michiru si avvicinò alla finestra, dopo pochi minuti vide la moto sfrecciare via lontano per la strade di Tokyo, appoggiò la fronte sul vetro, era freddo, il suo corpo era scosso dai brividi, sentiva molto freddo, era come essere nuda sulla neve in pieno inverno. Tornerai da me Urano, so che tornerai.