Titolo: You go to my head
Autore: Lib89
Genere: Erotico, Romantico
Rating: Arancione
Personaggi: Axel, Roxas
Avvertimenti: AU, Lemon, One-shot
NdA: Ebbene eccoci alla fine, il cerchio delle pic si chiude. Come sempre accade, per noi scrittori è sia una soddisfazione che un dispiacere finire una fic. Vederla finita è una gioia, perché il prodotto finito ti rende orgoglioso del tuo operato, però ti dispiace non poterci più lavorare, vorresti continuare per l'infinito e oltre (?), ma se è vero che il ferro va battuto finché è caldo è anche importante saper mettere la parola fine.
Ringrazio tantissimo chi mi ha seguita fin qui, leggendo e/o commentando, preferendo e/o seguendo, e chi mi ha sostenuta e aiutata dietro le quinte durante la stesura di ogni storia. Grazie mille a tutti! Poi beh, si ringrazia tantissimo Nijuukoo per le immagini che ha saputo creare, perché senza di esse, la raccolta non sarebbe mai esistita. Buona lettura!
NdA2: Per accompagnare la lettura consiglio "You Go to My Head" di Chet Baker
You go to my head
Premette l'ultima lettera sulla tastiera della macchina da scrivere e poi con un sospiro si accasciò sulla poltrona -o meglio, la sedia con le rotelle a cui doveva mettere un cuscino nuovo, perché quello a lui tanto caro ormai era ridotto a una distorta versione di ciò che avrebbe dovuto essere. Gettò uno sguardo all'orologio e, se possibile, la sua stanchezza incrementò: erano le sei passate, stava lavorando a quell'articolo da più di cinque ore. Si passò una mano tra gli arruffati capelli biondi, stupito che nessuno avesse varcato la soglia del suo ufficio per così tanto tempo. In realtà, si accorse che oltre al mormorare della radio non c'erano altri rumori. Probabilmente la segretaria era passata a salutarlo e lui non se n'era neanche reso conto.
Prese un lungo respiro, stiracchiandosi, e si disse che forse era ora di alzarsi e andare a casa. Qualcuno, però, gli fece cambiare i piani appena stabiliti. Un solo colpo al bordo della porta e il visitatore inatteso entrò, prendendosi il permesso da sé e chiudendosi l'uscio alle spalle subito dopo, la chiave girò due volte, come a ricordargli che non gli sarebbe sfuggito. Roxas alzò gli occhi al soffitto, prima di riportarli sul detective che l'aveva appena sequestrato. Senza il soprabito, Axel gli apparve in tutto il suo elegante e sensuale aspetto: il corpo magro fasciato alla perfezione dal completo gessato e dalla camicia candida, su cui svettava la cravatta rossa, come le ciocche di capelli tenute a bada dal fedora grigio; gli occhi verdi come smeraldi fissi su di lui, che ricambiavano il suo esame con uno identico -forse più famelico- e le labbra fini impegnate a prendere gli ultimi tiri di una sigaretta di cui si scoprì assurdamente geloso. Osservò attentamente le dita, i polpastrelli dell'indice e del pollice, che si stringevano attorno al filtro per scostare appena il mozzicone e le labbra che si schiudevano appena, espirando una boccata di fumo grigio, che coprì il suo viso per poi svanire nell'aria dell'ufficio.
Il biondo aggirò la scrivania con lentezza studiata, appoggiandosi al bordo, mentre l'altro spegneva la cicca nel posacenere posato sul mobiletto lì accanto e tornava a fissarlo con uno sguardo acceso di desiderio e un sorriso strafottente.
Sospirando, si tenne al bordo della scrivania con la mano sinistra, la destra si teneva salda alla schiena dell'uomo dai capelli rossi chino su di lui, impegnato a invadergli la bocca. Mugolò quando sentì le dita di Axel slacciargli i pantaloni, in risposta il bacio si fece più vorace e Roxas avvertì un brivido corrergli lungo la schiena. Continuava a dire al suo amante che doveva smettere di fumare, ma quello ogni volta rideva e lo baciava, rammentandogli quanto lo facesse impazzire avere sulla lingua il suo sapore misto a quello acre del fumo. Roba da perderci la testa, e il giornalista l'aveva persa molto tempo addietro.
Il contatto col legno freddo della scrivania lo fece sussultare e schiuse appena gli occhi resi blu dalla libidine, chiedendosi quando i pantaloni gli erano finiti alle caviglie. Con attenzione, la macchina da scrivere e la lampada furono spostate, la stessa premura non fu riservata ai fogli e al giornale che furono spinti con poco riguardo sulla poltrona dall'altra parte della scrivania, e la schiena del biondo prese il loro posto il momento seguente.
Era capitato altre volte che s'incontrassero di nascosto in quell'ufficio, ma fare l'amore sulla scrivania per Roxas era eccitante come se fosse la prima. Il rischio di essere scoperti da qualcuno, nonostante l'accortezza del detective che per deformazione professionale era più prudente del normale, lo eccitava ancora di più, gli dava alla testa. Esattamente come il respiro roco del rosso contro il suo orecchio e la mano che si muoveva sulla sua erezione allo stesso ritmo delle spinte. Si aggrappò con più forza alla schiena dell'altro, coperta dal gilet -la giacca era stata dimenticata appesa allo spigolo dell'archivio-, quando quello stesso ritmo aumentò, facendogli perdere completamente il contatto con la realtà.
Quell'ultimo bacio rovente gli aveva lasciato le labbra gonfie e arrossate, il respiro corto e gli occhi mezzi chiusi, persi in quelli del suo amante, ancora accesi dal desiderio.
-Cielo, Roxas…- soffiò Axel, sfiorandogli la guancia con il dorso delle dita. -Sento di non averne mai abbastanza di te… Mi fai impazzire.- disse, tornando alla conquista della sua bocca.
