Precisazione dell'autrice:
Sto leggendo molti commenti, su entrambi i siti, nei quali molte si dicono sconvolte dalla decisione apparentemente inspiegabile di Albert di sposare Lilian, facendo soffrire Candy e se stesso. Lo comprendo, non si tratta di una decisione facile, ma la storia stessa non è facile, come ho avuto modo di ribadire nel mio gruppo su Facebook.
E lo ripeto, così lo sapete sin da subito: non è una storia facile. Ed è una storia già conclusa e betaletta, che sto pubblicando man mano.
Voglio però fare una precisazione, perché la mia ferma intenzione è quella di restare fedele al carattere originale dei personaggi: e come dite voi, Albert è un personaggio fuori dagli schemi, amante della giustizia e con la giusta punta di ribellione. Tutto corretto. Ma Albert è soprattutto un gentiluomo, un uomo d'onore e su questo penso che siamo tutte d'accordo. Albert è il primo che si allontana da Candy quando cominciano a girare le voci su di lui, non va dalla padrona di casa a dirle quello che pensa pur di restare con Candy. E qui lui sente di essere stato in qualche modo vittima di Lilian, ma al contempo non ricorda assolutamente nulla di quello che è accaduto: la verità pura e semplice è che si è svegliato a letto con una donna che conosce a malapena e questo è inconfutabile.
Ce lo vedete Albert a muovere mari e monti creando uno scandalo e trascinando nel fango tutta la famiglia, il clan, rinnegando una donna con la quale forse è andato a letto, accusandola o persino fuggendo? Io sinceramente no. La ricerca della verità, che lui vuole fare, non esclude che debba - mi ripeto - prendersi le proprie responsabilità da uomo d'onore qual è. Anche se fa male, anche se è fonte di sofferenza.
E comunque tutto deve ancora accadere ed essere spiegato. Ovviamente sapete che nelle mie storie non è tutto rose e fiori. Mai. Quindi siete libere di mollare se è troppo per voi, e lo capirò. Spero tuttavia che non lo facciate e che guardiate oltre al desiderio, legittimo e sacrosanto, di vedere Candy e Albert insieme.
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Angolo dei commenti:
Cla1969: Del biglietto sapremo qualcosa in più a breve, tranquilla ;-) Per quanto riguarda il resto... sappi che non è una storia facile e tra l'altro è già completa anche se la pubblico man mano. Lilian la farà davvero franca?
Ericka Larios: Capisco quanto tu sia sconvolta, lo sono anche io! XD Però dobbiamo ricordarci che Albert è innanzitutto un uomo d'onore e se deve prendersi una responsabilità lo farà senza indugio, anche se gli costa lacrime di sangue. Di certo, cercare la verità sarà nelle sue intenzioni, ma intanto... lo scandalo è dietro la porta e l'animo ribelle non può uscire fuori, William ha anche delle responsabilità nei confronti dell'intero clan...
Dany Cornwell: Lo so, sono cattiva, MOLTO cattiva XD Scherzi a parte, Albert si è trovato imbrigliato in qualcosa che non si aspettava, né prevedeva in alcun modo. Può spiegarsi, certo... ma quanti capirebbero? Come dimostrerebbe che ha ragione? Magari lo farà e tutto si sistemerà. Oppure Lilian ha altre frecce al suo arco. Tieniti forte che arriva un altro capitolo...
Kecs: Ancora non sappiamo se Albert si è arreso, siamo solo all'inizio. Posso capire che la delusione possa esserci, ma in linea generale io sono sempre dell'idea che scrivere una storia semplice in cui Albert e Candy vivono felici sia molto facile. Non ci sarebbe storia, solo amore e gioia, che non è certo male. Anche io ho scritto storie così, magari brevi. Questa è una fanfiction più difficile, non lo nascondo, ma spero che risulti appassionante lo stesso ;-)
Mia8111: Grazie!
Elizabeth: Già, purtroppo Albert non sta prendendo una decisione facile.
Charlotte: Accolgo il tuo grido di dolore XD
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La sera prima
Ore 22,30
Candy vide il medico auscultare Albert aprendogli un poco la camicia. Lui sembrava dormire profondamente, col viso rivolto di lato e il respiro regolare. Il suo istinto d'infermiera le urlava che quel sonno improvviso che era seguito a una sorta di collasso non era normale.
Il dottor Stevenson, però, non pareva preoccupato.
"Nonostante non abbia uno strumento per misurare la pressione sanguigna, posso apprezzare un battito forte e regolare, lento quanto può esserlo quello di una persona addormentata. Sospetto che la crisi di ipotensione, se di questo si è trattato, sia passata e la stanchezza abbia semplicemente preso il sopravvento. Mi ha riferito che ha lavorato molto, durante le ultime settimane, non è vero?".
Candy annuì mentre il medico si toglieva lo stetoscopio dalle orecchie e la guardava: "Sì, è stato anche per parecchio tempo in viaggio".
Il medico emulò il gesto affermativo, indicandole che poteva richiudere la camicia di Albert e lei eseguì senza soffermarsi sul proprio imbarazzo, indecisa se spogliarlo perché riposasse meglio e risolvendosi a coprirlo con le lenzuola. Per fortuna gli aveva già tolto le scarpe prima di andare a chiamare il dottore.
"Bene, direi che può riferire alla famiglia che il signor Ardlay ha bisogno solo di una buona notte di sonno e di un po' di riposo", dichiarò e Candy ebbe l'assurda impressione che la sua mano tremasse un poco mentre riponeva lo strumento nella sua borsa.
Senza farsi scorgere dall'uomo, impegnato alle proprie spalle a richiuderla, fece scivolare due dita sul polso di Albert e colse un battito ora lento, ora veloce. Forse stava solo sognando e il cuore era irregolare per quel motivo.
Senza pensarci, gli scostò una ciocca di capelli che gli ricadeva sulla fronte e si accorse che era imperlata di sudore freddo. Però non aveva la febbre. Poteva essere la conseguenza dell'abbassamento di pressione di poco prima e lei non aveva motivo di dubitare del medico.
Ma la mattina dopo avrebbe fatto in modo che fosse chiamato il dottor Leonard e lo visitasse più a lungo!
"Meglio lasciarlo riposare, signorina Ardlay", disse il medico facendola sobbalzare. Non si era resa conto che stava osservando il volto di Albert con tanta attenzione per cogliere segni di sofferenza.
Uscire da quella stanza per Candy fu più difficile del previsto. D'improvviso, si sentì quasi come se lo stesse abbandonando e rimpianse i tempi della Casa della Magnolia quando dormivano a pochi pollici di distanza su un letto a castello.
Sperò che stesse abbastanza comodo nonostante fosse stato costretto a sdraiarsi nella prima stanza degli ospiti disponibile, ma sapeva che Albert era abituato a ben altro.
Di sicuro, quando dormiva sotto le stelle era molto più sereno e felice.
"Buon riposo, mio Principe della Collina", mormorò prima di chiudere la porta.
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Ore 3,30
La notte era alta ed era stufa di sentire le raccomandazioni di sua madre. La camicia da notte che aveva scelto aveva pizzi e trasparenze, ma sperava non ci fosse bisogno di usare le sue armi di seduzione tanto presto: avrebbe significato un William sveglio e all'erta, il che poteva non essere un bene, se era l'uomo retto che dicevano fosse.
"Sei certa di voler mettere quella vestaglia così brutta per andare a trovare il tuo futuro marito?", ribadì sua madre seduta sul letto, scrutandola con attenzione mentre se la allacciava sul capo principale.
Lilian si voltò di scatto: "Insomma, quante volte te lo devo ripetere?! Dormirà tutta la notte, non c'è alcun pericolo che debba ricorrere a certi mezzi", le spiegò per l'ennesima volta, cercando di non alzare la voce per non svegliare la sua cameriera personale nella stanza accanto. "Inoltre domattina devo avere qualcosa di comodo da indossare, nel caso incroci qualcuno in corridoio".
La donna storse la bocca, stizzita: "Sarebbe quasi meglio. Potresti far finta di piangere e disperarti per la tua virtù rubata".
Chiuse gli occhi, prendendo un respiro profondo: non capiva come mai sua madre si rivelasse, talvolta, tanto ottusa: "E io ti ripeto che ho fatto le mie ricerche su di lui. Non uno scandalo. Non una singola donna che si sia lamentata di essere stata abbandonata da lui, nemmeno quando non si era ancora palesato alla società! Basta guardarlo per capire che ha princìpi morali di altri tempi".
Sua madre aggrottò le sopracciglia perfette, tirandosi i lunghi capelli sulla spalla per legarli: "Princìpi morali che tu e quel mascalzone non sapete neanche cosa siano". La voce era un sibilo velenoso e Lilian voleva solo correre fuori da quella stanza soffocante una volta per tutte.
Aveva già litigato abbastanza con lei, era ora di sistemare le cose come avevano stabilito.
"Ora vado. Ci vediamo domattina", si congedò andando verso la porta.
Si bloccò con la mano sulla maniglia, sapendo che quel confine fisico ne segnava uno ben più importante. Si stava giocando il proprio futuro tentando di incastrare uno degli uomini più potenti del Paese e non aveva avuto che un paio di settimane per pianificare tutto.
Quell'invito al ballo così provvidenziale. Quell'idea che si era accesa nel suo cervello come una miccia. La condivisione con sua madre, dapprima sconvolta e ora tanto consenziente da essere persino impaziente. E la discussione con lui...
"Tuo zio l'ha visitato qualche ora fa e mi ha bisbigliato all'orecchio, prima di andarsene, che dormiva come un sasso", disse piano sua madre, facendola sussultare. "Buona fortuna, cara".
Lilian non rispose, ma si limitò ad annuire e uscì nel corridoio.
Nonostante le pantofole, a Lilian parve di fare un rumore infernale nel silenzio della notte, sulla lunga guida di moquette rossa che in realtà attutiva i suoi passi. Il ballo era stato sontuoso e lo champagne scorreva a fiumi. Per sua fortuna. Ora, come minimo, i padroni di casa dovevano dormire della grossa.
Le luci di servizio delle appliques a parete irradiavano una luce appena sufficiente a mostrarle la fila di porte in mezzo alla quale camminava. Alla fine del corridoio intravide le scale e le fissò con attenzione: a quanto pareva, non c'era davvero nessuno nei paraggi e dovette, suo malgrado, essere grata a sua madre che l'aveva indotta ad attendere fino a quell'ora in bilico tra notte e alba.
Salì le scale con il ronzio del silenzio nelle orecchie e il boato del proprio cuore che accelerava affannandole il respiro,
l'effetto dura tra le otto e le dieci ore.
mozzandolo in un ansito strozzato quando uno dei gradini scricchiolò un poco.
Se hai cura di dargliene la quantità che ti ho indicato si sveglierà solo con un leggero mal di testa. Se gliene dai troppo poco si sveglierà nel cuore della notte. Se ne somministri troppo... beh, potrebbe restarci secco.
Lei aveva aumentato un po' quella dose, per sicurezza. Sperava solo che William avesse un fisico forte come sembrava e non rischiasse davvero la vita.
Lilian scorse un corridoio pressoché identico al precedente alla fine delle scale e si deterse il sudore che le scendeva lungo le tempie con un fazzoletto. Doveva assolutamente recuperare la sua proverbiale freddezza, ora che era così vicina alla meta.
Il patriarca William Ardlay si era sentito male poco dopo aver bevuto lo champagne ed era stata lei stessa a proporgli di salire nella sua stanza a riposare, perché era impallidito in modo visibile.
Fingendo noncuranza lo aveva seguito con la coda dell'occhio mentre saliva le scale da solo, senza chiedere aiuto a nessuno per non far preoccupare gli ospiti. Ma aveva colto il movimento di quella Candice White che si era staccata dal resto del gruppo d'invitati alla sala da ballo per seguirlo.
Non era la sua figlia adottiva? Quindi, perché preoccuparsene? Accanto a lei, mentre si avviava sulla rampa, vide accostarsi anche Georges Villers, il braccio destro del rampollo degli Ardlay ma, dopo una breve conversazione, l'uomo era sceso di nuovo nella sala.
Con tutta probabilità aveva il compito di rassicurare gli altri o, col senno di poi, di cercare con discrezione un medico.
Avanzò nel corridoio stando sempre ben attenta a eventuali rumori e giunse all'altezza di una porta in legno massiccio finemente lavorato e laccato, molto più larga delle altre, a indicare una camera ampia come un piccolo appartamento.
Se le avevano dato le indicazioni corrette, la porta della stanza di William era proprio quella che stava guardando in quel momento, che dava verso est.
Poggiò con movimenti lenti l'orecchio sopra per cogliere eventuali rumori e ripensò all'ultima volta che era stata con Ethan. Si era fatto promettere che ogni volta che si fosse ritrovata nel letto del suo futuro marito, avrebbe chiuso gli occhi per immaginare di stare con lui.
Nonostante tutto, era un uomo possessivo.
Ora, mentre apriva la porta dietro la quale non si udiva alcun rumore, Lilian si disse che dopotutto era stata fortunata: anche se non avesse chiuso gli occhi fra le braccia di William, avrebbe comunque potuto ammirare un volto affascinante.
Si gelò quando si accorse che la stanza era vuota e il bel patriarca non dormiva affatto lì.
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Ore 23,00
Il battito cardiaco del patriarca era irregolare, ma il respiro profondo e abbastanza tranquillizzante. Sospettava che la pressione sanguigna, dopo un primo momento in cui era precipitata, fosse aumentata di nuovo a livelli di sicurezza. Di certo, il suo sonno era costellato da incubi che non avrebbe ricordato la mattina dopo.
Non lo invidiava affatto e di sicuro non era stato piacevole dover dire una bugia alla sua protetta che era anche un'infermiera. Perlomeno si era fidata abbastanza di lui da non fare troppe domande, accontentandosi della sua diagnosi.
"Mi dica, dottore, come sta mio nipote?". La voce altera della matriarca alle sue spalle lo fece quasi sobbalzare. Doveva controllare i propri nervi o si sarebbe scoperto. "Lei è il medico che lo ha visitato?".
Si voltò sperando di non mostrare un volto teso o arrossato: "Frank Stevenson, signora Ardlay, sono il cugino della signora Rousseau", si presentò. "Il ragazzo ha una buona fibra ma ha avuto un crollo fisico, lasciatelo riposare per questa sera".
Il volto della donna si contrasse in una smorfia che non seppe se fosse di tensione o preoccupazione. "Va bene, spiegherò agli ospiti che la sua assenza è più che giustificata. La ringrazio per averlo controllato".
Frank fece un gesto di noncuranza e la vide congedarsi per parlare con alcuni invitati.
Un giorno, quando si fosse trovato al cospetto di Dio, forse sarebbe stato punito per i suoi peccati e per i suoi silenzi. Probabilmente era ancora in tempo per redimersi, ma non era mai stato un uomo molto coraggioso.
I camerieri stavano passando con vassoi colmi di dolci e champagne, che offrivano agli ospiti e posavano sui tavoli posti in fondo alla sala. I membri dell'orchestra sembravano già accordarsi per suonare l'ennesimo valzer.
La testa cominciò a pulsare in quella che pensò sarebbe diventata un'emicrania colossale. La stessa che avrebbe avuto la mattina dopo il povero William Ardlay.
Camminando di fianco ai pesanti tendaggi bianchi, defilate dal resto degli ospiti, Margaret e Lilian parlavano a bassa voce e si stavano avvicinando a lui.
Di sicuro la sua presenza a quell'evento era stata provvidenziale e sperò con tutto il cuore che quella fosse la seconda e ultima menzogna che sarebbe stato costretto a raccontare.
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Ore 3,40
Lilian si impose di calmare il battito impazzito del proprio cuore per riflettere in modo lucido. Chiudendo gli occhi, cercò di immedesimarsi in William, tentando di immaginarlo mentre si alzava, in piena notte, per andarsene in giro per la villa.
Nelle cucine? Da un'amante di cui lei ignorava l'esistenza? No, non nelle sue condizioni.
Le sue condizioni...
D'improvviso, spalancò le palpebre guardando in direzione delle scale e si sforzò di vederlo mentre si trascinava, ore prima, con la schiena curva e l'impressione di perdere i sensi, magari poggiandosi dal corrimano al muro del corridoio.
Prima della stanza padronale c'erano altre tre porte.
Facendo il percorso a ritroso dopo aver preso un respiro profondo, accostò l'orecchio alla prima subito accanto a quella che aveva appena lasciato. La aprì con circospezione, scoprendo una sorta di grande ripostiglio dove erano ricoverati quelli che sembravano mobili in disuso: la poca luce del corridoio non le fece individuare nulla che facesse pensare a un letto, quindi proseguì.
Anche la seconda stanza era vuota, seppure arredata con un grande letto a baldacchino.
Si recò quindi a colpo sicuro nella stanza degli ospiti più vicina alle scale principali, dove sperava che William, forse troppo provato per continuare la propria avanzata, si fosse fermato a riposare.
Di nuovo, si appoggiò alla porta per lunghi istanti, contando mentalmente da sessanta a zero e quando fu certa che non proveniva alcun rumore dall'interno, abbassò piano la maniglia e lo scorse, sdraiato supino su un letto meno appariscente del precedente.
La stanza era davvero essenziale, pareva essere stata ammobiliata solo con lo stretto necessario: un comodino di legno grezzo accanto al letto con spalliera coordinata e un armadio a due ante posto di fronte. Una porta sulla destra doveva portare al bagno.
Un'unica applique era accesa in un angolo lontano, come per non disturbare il sonno di William.
Si richiuse la porta alle spalle e girò la chiave prima di avvicinarsi a lui, accertandosi che il petto si muovesse in modo regolare nella respirazione.
Ora arrivava la parte difficile.
Se la droga che Ethan aveva preparato era potente come diceva, non si sarebbe accorto di nulla. Lilian avrebbe voluto usarne una quantità maggiore, cosa che in parte aveva fatto, ma lui l'aveva ammonita.
"Se esageriamo rischiamo di ucciderlo. Hai detto che è un uomo robusto?", le aveva chiesto raccogliendo la polvere fine con una sorta di cucchiaino piatto.
Lei aveva fatto una smorfia: "L'ho visto solo un paio di volte, mi pare fosse più alto di te, ma non è affatto grasso, anzi. Piuttosto è un uomo ben piazzato, con tutti i muscoli al loro posto... e non guardarmi così!".
Ethan l'aveva afferrata in modo selvaggio per le spalle: "Non c'è bisogno di andare oltre, né di osservarlo con troppa attenzione, mi hai capito?!".
Lilian si era seduta sulle sue ginocchia, intenzionata a tranquillizzarlo a modo suo: "Non ci penso nemmeno", gli aveva sussurrato sfiorandogli le labbra carnose con le proprie, avvertendo il suo respiro ardente. "Piuttosto, sei certo che lui non possa...?".
"Non sarebbe in grado di fare nulla nemmeno se ti ci mettessi d'impegno... o almeno è quello che abbiamo riscontrato durante le prove con quei poveracci che dormono per strada", rise rauco, catturandole la bocca in un bacio avido ed esigente.
Lilian lo aveva ricambiato con passione, ma gli aveva ricordato: "Quando saremo sposati non potrò esimermi dai miei doveri coniugali, lo sai".
"Lo so!", aveva ringhiato lui facendole scivolare una mano sotto la gonna fino a inserirsi senza troppa esitazione nella sua biancheria intima. "Ricordami come farai ad allontanarti dal tuo castello dorato per venire da me".
Ansimando al suo tocco e insinuando le proprie mani nella sua camicia, Lilian aveva risposto con voce roca: "Sarò una donna molto impegnata nelle opere di beneficenza... Ethan... ti prego...".
Non c'era stato bisogno di pregarlo un istante di più: lui l'aveva presa con urgenza su quello stesso tavolo sul quale aveva preparato la droga.
Mentre abbassava il lenzuolo e scopriva che William era vestito di tutto punto, si stupì ancora una volta della sua fortuna: Ethan era bello, con i capelli neri sempre indisciplinati sulla fronte e le sopracciglia ben delineate sugli occhi color pece. Alle volte le sembrava di essere risucchiata in un mondo oscuro e affascinante, quando lo guardava.
Invece William era una sorta di creatura angelica, seppur virile, dai capelli d'oro e gli occhi chiari come il cielo: era come salire in un Paradiso luminoso dopo aver bruciato in un delizioso Inferno. Avrebbe potuto persino innamorarsi un po' di lui.
La giacca non fu semplice da togliere, perché farla passare sotto la schiena mentre lui era incosciente richiese un bel po' di lavoro. Tirò e strattonò fino a che non fu alfine fra le sue mani: dal rumore che aveva sentito durante quell'operazione poté dire che forse si era strappata su un lato, ma non se ne curò. La gettò in un angolo della camera, preparandosi a farlo anche con gli altri capi, per simulare al meglio il momento di passione.
Cominciò a sbottonare la camicia con impazienza, facendo saltare alcuni bottoni e sussultò nel rendersi conto di quanto il torace fosse ben scolpito, né troppo muscoloso, né magro. Sembrava un uomo che facesse movimento costante, non una vita sedentaria.
E questi segni?!
Tre linee parallele correvano sul lato destro del busto, come se fosse stato ferito da qualcosa di molto tagliente e ora ne riportasse i segni sbiaditi.
Sembrano artigli...
D'istinto, li toccò e sentì che erano solo un po' in rilievo: dovevano risalire a parecchio tempo prima. Da quel che aveva sentito sul suo conto, il patriarca degli Ardlay era stato in Africa per un periodo: forse era stato aggredito da qualche felino nella savana.
Armeggiò a lungo con la camicia che si rivelò ancora più difficile da togliere perché William era leggermente sudato e la seta aderiva alla sua pelle. Dovette spostarlo di peso su un fianco e si rese conto che non reagiva al movimento, continuando a dormire come un sasso.
Approfittò dello spazio supplementare sul materasso per tirare fuori dalla tasca della gonna la boccetta che stava quasi per dimenticare. Avendo cura di stapparla con gesti lenti, ne versò il contenuto vermiglio sul coprimaterasso, macchiandolo in modo indelebile e attendendo che asciugasse per bene.
Vi passò sopra il dito e solo quando fu certa che il tessuto ne fosse impregnato, alzò lo sguardo sulle spalle dell'uomo.
Questa è la mia verginità, William.
Quando lo riposizionò supino, il capo si reclinò di lato e i capelli gli ricaddero sugli occhi. Lilian represse l'impulso di scostarli, rabbrividendo perché l'attrazione nei suoi confronti aumentava man mano che lo spogliava dei suoi abiti.
Comincio a capire perché sia lo scapolo più ambito nell'alta società...
Sganciò la cintura e tirò giù i pantaloni, che vennero via in maniera molto più semplice del resto. Persino le sue gambe erano perfette e Lilian si ritrovò a fissare un adone biondo in biancheria intima che presto sarebbe diventato suo marito.
Non avrei mai immaginato che questo piano si sarebbe rivelato così interessante!
Mentre procedeva a spogliarlo del tutto, la parte di sé che prima era riluttante persino a indossare una camicia da notte trasparente, fu sostituita da un sentimento opposto. Un'attrazione fisica tale che fu quasi dispiaciuta di non poter approfittare subito di quel corpo che pareva scolpito nel marmo. Fino a quel momento, aveva visto un solo uomo nella sua interezza e fu comunque colta da una punta d'imbarazzo, così distolse lo sguardo.
Mi abituerò quando verrà il momento, non sarà difficile con uno come lui.
Aveva persino delle belle mani, con dita lunghe da pianista. Spogliandosi a sua volta e accostandosi a lui, nuda e pervasa da uno strano desiderio, non poté impedirsi di sussurrargli vicino all'orecchio: "Sogni d'oro, William".
