Angolo dei commenti:
Cla1969: Speroche questo capitolo non ti lasci troppo in sospeso XD Che dire, amo la suspence...
Charlotte: Grazie di cuore per la tua comprensione, dopo il tuo ultimo 'noooo!' temevo di averti delusa XD
Mia8111: Grazie per seguirmi nonostante le difficoltà con la lingua!
Elizabeth: Ormai è ufficiale: Lilian è soprannominata 'strega': hai tutta la mia comprensione, credimi. E avrai anche modo di conoscerla meglio...
Charlotte: Madre e figlia hanno architettato un complotto coi fiocchi, vero? Ti chiarisco subito una cosa: Frank, il dottor Stevenson, NON è Ethan. Il medico è il cugino della mamma di Lilian e Lilian lo chiama zio. Ethan non lo abbiamo ancora 'incontrato', è un ragazzo amante di Lilian ;-)
Ericka Larios: Aahahaha, non scusarti, penso che tutte le stiano mandando accidenti simili XD Per quanto mi sia divertita a tracciare il carattere di Lilian credimi, neanche io l'ho amata particolarmente quando ha combinato questo imbroglio!
Clint Andrew: Capisco che tu voglia con tutte le tue forze che Albert scopra prima la verità, ma non è così semplice... di certo non si arrenderà così facilmente, ma intanto deve compiere il suo dovere. Certo, ora che le cose potevano sistemarsi davvero ci mancava solo questa. Mi spiace spezzarvi il cuore, ragazze, ma è una fanfiction e io ho questo vizio di complicare le cose... Ti ringrazio per apprezzare la complessità della trama, comunque, doveva essere plausibile che Albert si facesse incastrare e non poteva che esserci un amante di mezzo: ma che altro starà architettando Lilian?
Dany Cornwell: Aahahahah, hai centrato in pieno il mio 'modus operandi': i problemi possono rendere più dolce un finale lieto... se c'è, perché siamo solo all'inizio e nulla è scontato. Ricordiamolo XD In ogni caso, le cose movimentate mi divertono di sicuro di più. Sapete che adoro Albert, ma per parlare meglio di lui e renderlo 'umano' devo... beh, metterlo in difficoltà. Questa combriccola di nuovi personaggi è quasi peggio dei Lagan, vero? Grazie mille, alla prossima!
- § -
- § -
- § -
Confronto
Margaret Rousseau era inquieta. E guardare la figlia che si preparava con tanta disinvoltura come se stesse aspettando il proprio fidanzato in visita la indispettì ancora di più.
"Insomma, come fai a essere così tranquilla?! Ieri non si è fatto vedere per tutto il giorno e tu sei convinta che accetterà di sposarti?!". Nonostante quello che si diceva di William Ardlay, era convinta che nessun uomo sano di mente si sarebbe messo a fare proposte di matrimonio prima di avere delle spiegazioni.
"Nel messaggio che gli ho lasciato gli ho scritto che lo attendevo qui stamane per le undici, certa che si sarebbe comportato da gentiluomo", spiegò con noncuranza drappeggiandosi lo scialle a frange sulle spalle e controllando nello specchio che la scollatura dell'abito fosse abbastanza generosa.
Lei allargò le braccia, avvicinandosi di un passo alle sue spalle: "Quindi perché stai andando tu da lui con più di due ore di anticipo?".
"Per fargli capire che ho il controllo della situazione". Quella che si era voltata con un sorriso quasi diabolico sul viso sembrava la versione grottesca della figlia elegante e raffinata che aveva visto ballare con William due sere prima.
D'altronde, avevano lo stesso sangue.
"E pensi che lui si farà intimorire senza ribattere nulla? Potrebbe essere la tua parola contro la sua, se ricorda qualcosa", rispose incrociando le braccia e inarcando un sopracciglio.
"Lascia che ti ripeta il mio punto di vista, mamma", riprese paziente, voltandosi ancora verso lo specchio. "Quell'uomo è stato privo di memoria per due anni, secondo le mie fonti e i tabloid locali. Dopo essersi risvegliato accanto a me era chiaramente confuso ma si vedeva che non voleva offendermi. Si è chiuso in bagno a fare la doccia, sospetto per schiarirsi le idee: deve aver pensato di avere un altro attacco di amnesia, poveretto! Così sono scesa facendo finta di niente. Se avesse voluto mettere in chiaro le cose lo avrebbe fatto subito, invece sembrava solo occupato a capire chi diavolo fossi io e cosa avessimo fatto". Ridacchiò tirandosi su i capelli e poi lasciandoli sciolti.
Margaret sospirò: "E cosa pensi che abbia fatto, tutto il giorno, dopo che sei sparita? Che sia rimasto nel suo studio a leggere il tuo messaggio cercando di ricordare cosa sia accaduto tra voi?!".
Lilian le puntò un indice contro, smettendo di guardarsi allo specchio: "Proprio così! Aveva bisogno di raccogliere le idee e doveva farlo in maniera discreta. Immagina quanto si è dovuto struggere per riflettere dovendo dissimulare di fronte alla propria famiglia".
Allargò le braccia, reprimendo un brivido: "Sei sicura che stesse bene ieri mattina? Se solo dovesse diffondersi la notizia che è stato trasportato in ospedale...".
"Stava bene, come hai visto anche tu", rise Lilian lasciandosi cadere su una poltrona accanto alla toeletta. "E sospetto che non sia rimasto indifferente alle mie grazie, anche se non ho potuto appurarlo perché si copriva come un ragazzino".
"Lilian!".
Sua figlia rovesciò la testa indietro, continuando a ridere: "Oh, mamma, avresti dovuto vederlo! Ho quasi il sospetto che sia la prima volta che vede una donna nuda, sembrava così in imbarazzo che mi ha fatto quasi tenerezza. Quando si è alzato si è trascinato dietro il lenzuolo per coprirsi".
"Oh, mio Dio...", gemette frustrata, sedendo a sua volta sul divanetto dall'altro lato della stanza e posando la fronte su una mano.
"Ma io l'ho visto, mamma, e non potevo chiedere di meglio. William è un uomo estremamente affascinante e... ben fatto", dichiarò senza un accenno di vergogna. "Sai, ci ho pensato e ho imputato questo suo comportamento al fatto che non si sia potuto compromettere con altre donne, vista la sua posizione. Credo non sarà difficile farlo cadere ai miei piedi, una volta sposato".
"Ti prego, risparmiami i particolari!", sibilò guardandola con una punta di disgusto. Nonostante lei stessa avesse commesso degli errori, in passato, non poté fare a meno di pensare che la sua unica figlia avesse avuto una relazione prima ancora di sposarsi.
Lilian si alzò per guardarsi ancora una volta allo specchio con occhio critico: "Bene, vado a farmi chiedere la mano, ci vediamo dopo, cara mamma".
"Toglimi un'ultima curiosità", disse Margaret alzandosi in piedi.
"Quale?", domandò guardandola con impazienza da sopra una spalla.
"Cosa c'era scritto di preciso in quel messaggio?".
Lilian sorrise, voltandosi di nuovo a mezzo busto: "Sono certa che dietro a tanta passione si celi un perfetto gentiluomo: ti aspetto domani alle undici. Puoi chiedere la mano a mia madre, visto che mio padre è morto molti anni fa. Nessuno sa nulla, a parte noi".
La donna si accigliò: "Un po' freddo per essere un messaggio lasciato a un amante, non trovi?". In lei continuava ad alternarsi quell'ambivalenza sgradevole: da un lato la necessità di rendere credibile l'intera operazione. Dall'altra, quella di non poter fare a meno di vedere in quella giovane intraprendente la sua bambina di un tempo. Non poteva negare di essersi sentita in parte sollevata quando aveva scoperto che almeno William non l'aveva toccata con un dito...
Quell'Ethan, invece... Dio, come lo odio!
"L'importante era trasmettergli le informazioni indispensabili. Chiedi a Gwenda di cucinare quella zuppa di legumi che mi piace tanto, per favore! Dovrei essere di ritorno per l'ora di pranzo. A dopo, mamma cara!". Con un leggero sfarfallio delle dita, Lilian sparì dietro la porta e Margaret si affacciò dai vetri della finestra per vederla andare via con l'autista.
La notte in cui era rientrata di nascosto raccontando l'ennesima bugia, Margaret aveva compreso che tentare di proteggerla per tanti anni dal proprio passato era servito a ben poco: alla fine, anche Lilian aveva commesso un errore.
Un errore che l'aveva indotta a schiaffeggiarla forte, facendole versare persino un paio di lacrime. A lei, che non piangeva mai. A lei, che se l'aveva fatto era solo per quello spirito libero che rifuggiva dalle regole della società dell'epoca. E Margaret la capiva, oh, se la capiva! Ma perlomeno lei aveva usato la testa e aveva sposato un uomo ricco e facoltoso, senza curarsi dei sentimenti. Avrebbe dovuto farlo anche la sua unica figlia, invece era andato tutto storto.
Non era sicura che suo fratello fosse in grado di amministrare i beni della famiglia ancora a lungo, impegnato com'era con quella moglie pretenziosa che si era scelto e i figli altrettanto desiderosi di aumentare le ricchezze.
Sospettò, anzi, che potesse persino tentare di accaparrarsi gli affari migliori con le società e gli azionisti coi quali era in contatto, raccontandole che non volevano mettersi in affari con i Rousseau.
Per fortuna suo marito, prima di morire lasciandola con una fortuna che non era in grado di controllare da sola, aveva stretto accordi con gli Ardlay quando il patriarca doveva essere ancora un ragazzo impegnato negli studi.
Ora, la loro alleanza poteva esplodere in mille pezzi se il piano fosse fallito. Ma se Lilian avesse giocato bene le sue carte, poteva diventare più forte.
L'errore nel quale era caduta si sarebbe davvero rivelato una manna dal Cielo?
Margaret richiuse le tende e si obbligò a dare disposizioni in cucina per il pranzo. Se teneva la mente occupata, forse il tempo sarebbe trascorso più velocemente e al suo rientro avrebbero avuto qualcosa da festeggiare.
- § -
Albert non credeva che sarebbe rimasto freddo davanti a Lilian, ma riuscì a controllare i nervi come aveva sempre fatto, anche se gli eventi delle ultime ore lo avevano sconvolto. D'altronde, lui era un gentiluomo e quel confronto era necessario.
Stava per uscire da casa, grato che quella mattina Candy fosse andata presto a lavorare in clinica, quando gli avevano comunicato che Lilian Rousseau desiderava vederlo. Era rimasto basito, perché pensava di poterle parlare con calma fuori da casa sua, magari facendole confessare cosa diavolo avesse in mente prima di fare un passo così definitivo come chiederla in moglie per dovere.
Invece l'aveva anticipato, ignorando lo stesso messaggio che si era premurata di lasciargli. Pensava forse che prendendolo in giro in quel modo lui avrebbe vacillato? Certo, farsi vedere nella villa come visitatrice subito dopo il ballo somigliava davvero a un tentativo di marcare il territorio, ma lui era pronto a combattere.
Quel gesto arrogante non faceva che confermare i suoi sospetti sulle intenzioni poco limpide di quella donna e Albert aveva tutta l'intenzione di smascherarla.
"Si sieda, la prego, miss Lilian", la invitò indicandole una sedia di fronte alla propria scrivania. Era un gentiluomo, sì, ma la voleva il più possibile lontana da sé.
Lei alzò un sopracciglio, sembrava quasi divertita, ma eseguì con un cenno della testa. Mentre la scrutava cercando le parole più adatte, lo anticipò: "È strano vederti così serio, compìto e... vestito". Ridacchiò, facendogli salire il sangue in testa.
Questa donna non può far parte dell'alta società. Si comporta come se facesse parte di ben altro ambiente.
Non che li avesse mai frequentati, quegli ambienti, ma poteva ben immaginare che lì le donne fossero più che disinibite. Proprio come quella che aveva davanti.
Semmai aveva provato un accenno di attrazione, la mattina precedente, in quel momento era come se l'avversione lo avesse gelato.
"Sarò molto chiaro con lei, signorina Rousseau. Sono un uomo che ama prendersi le proprie responsabilità, ma vorrei prima capire cosa si aspetta da me", disse in tono fermo, con i gomiti poggiati sulla scrivania e i pugni chiusi davanti al mento.
L'espressione divertita sul viso della donna si irrigidì: "Che vuol dire? Davvero non lo sai, William?". Pareva davvero infastidita.
Albert capì che essere gentile e accomodante non avrebbe funzionato, che quella donna era un demone e non era disposto a farsi mettere alle strette da lei. Si alzò in piedi, sovrastandola in tutta la sua altezza senza allontanarsi dalla scrivania: "Io so solo che qualcuno ha messo una sostanza di qualche tipo nel mio bicchiere, l'altra sera. E che a seguito di ciò mi sono sentito poco bene", disse senza girarci attorno.
Il volto di Lilian s'indurì, come se stesse studiando la prossima mossa mentre tentava di capire dove sarebbe andato a parare. "Quella notte non mi sembrava che stessi poco bene...", iniziò ricominciando a sorridere.
"E se io le dicessi che so perfettamente che il mio sonno non è stato interrotto, miss Lilian?", insisté dandole del lei e alzando la voce, cercando di rendere quanto più realistico possibile il suo bluff. "E se le dicessi che ho imparato, in questi anni, a tenere lontane tutte le donne che hanno cercato di avvicinarmi solo per i soldi e per la mia posizione sociale e so riconoscere chi vuole solo ingannarmi?".
"Ma come ti permetti?!", scattò su lei alzandosi a sua volta, il volto arrossato. "Mi stai davvero accusando di averti drogato e indotto a condividere il letto con me dopo tutto quello che ci siamo detti?!", singhiozzò sull'orlo della disperazione.
Il diavolo lo portasse, o quella donna recitava meglio di Eleanor Baker in persona o, in qualunque stato fosse, Albert aveva davvero combinato il guaio più grosso della propria vita. Pareva davvero offesa e si domandò se non avesse esagerato.
Fece il giro della scrivania, cercando di calmarla: "La prego di non urlare, questa conversazione deve rimanere privata. O non le interessa nemmeno mantenere la sua dignità?".
"La mia dignità l'ho persa l'altra notte quando tu mi hai riempita di belle parole e sedotta. Ed ero solo venuta a vedere come stavi!", continuò lei facendolo andare su tutte le furie.
Albert perse la calma ed esclamò, senza più preoccuparsi di ferirla: "E quale donna perbene salirebbe nelle stanze di un uomo e si lascerebbe sedurre conoscendolo da così poco tempo?".
Si aspettava la sua reazione, ma non credeva sarebbe stata tanto veloce ad avvicinarlo e a schiaffeggiarlo con discreta forza. Incassò lo schiaffo voltando solo di poco il viso, poi tornò a guardarla con occhi fiammeggianti: "Ieri sono stato in ospedale per farmi visitare", disse piano, sperando di destabilizzarla.
Ma lei non si destabilizzò e sorrise.
"Quindi il grande William Ardlay fa uso di droghe e accusa le donne innocenti che si porta a letto di metterle nel suo bicchiere? Oh, questo sì che è interessante!".
Albert si vide nell'atto di scuoterla forte, affondandole le dita nelle spalle fino a farle sputare la verità assieme a tutto quel veleno. Dio lo perdonasse, non era mai stato un uomo violento e non si era mai nemmeno lontanamente sognato di sfiorare una donna in quel modo. Era inorridito quando aveva letto nel diario di Candy che Terence si era permesso di schiaffeggiarla. Ma in quel momento aveva la certezza che quello fosse un demone sotto mentite spoglie.
Evitò di dirle che tutti i suoi parametri vitali erano nella norma. Evitò di confessarle che non si ricordava che pochi istanti della notte precedente e che in nessuno di quelli stava facendo qualcosa di indecente. Evitò di ripetere persino a se stesso che poteva essere accaduto di tutto.
Ma non poté evitare di chiederle, quasi in un sussurro: "Perché?".
Odiò come il sorriso si allargasse su quel volto che non gli appariva più bello, contratto quasi in una smorfia di vittoria: "Credi nell'amore a prima vista, William?".
Sì, ci credo, l'ho incontrato io stesso. E non mi ha mai chiamato William, neanche quando l'amavo come una sorellina perché era solo una bambina innocente.
"È per la mia posizione? Per i soldi del clan? Era a questo che miravi, Lilian Rousseau?". Stavolta, le bloccò la mano prima che potesse colpirlo. "Ascoltami bene. Sono un uomo d'onore e anche se sono sicuro che tu mi stia ingannando per i tuoi scopi sono costretto a prendermi le mie responsabilità. Ma sappi una cosa: impiegherò ogni briciolo del mio potere e delle mie risorse per smascherarti. Non avrò pace finché non arriverò alla verità".
Lei non si fece intimorire dal suo tono basso e pericoloso e indietreggiò di un paio di passi intrecciando le mani dietro la schiena e camminando per la stanza come se stessero conversando amabilmente: "Sai una cosa, William?", esordì, "potrei anche accettare la cosa e lasciarti in pace".
Albert non si fece ingannare e inclinò un poco il capo, socchiudendo le palpebre per capire dove volesse arrivare, anche se ne aveva già un'idea abbastanza precisa.
"Ma anche se un giorno trovassi un uomo altrettanto bello e facoltoso", continuò infatti squadrandolo e trasmettendogli un brivido gelido lungo la schiena, "non potrei sposarlo. Dopo quello che è accaduto l'altra notte non potrò più sposare nessuno, capisci?!".
Dannazione, sì che lo capiva! Ma Albert sapeva bene che non si sarebbe mai preso la briga di scoprirlo, anche se l'avesse sposata. Perché si rifiutava di sfiorarla anche solo con un dito.
Il dubbio di averla davvero deflorata sarebbe rimasto fino a che non avesse ricordato tutto o dimostrato l'esatto contrario.
Lilian era determinata a farsi sposare da lui e non poteva tirarsi indietro. Non senza creare uno scandalo di proporzioni epiche e andando contro ogni suo più sano principio. Se esisteva anche solo la minima possibilità che fra loro fosse accaduto qualcosa lui doveva agire di conseguenza: ma avrebbe indagato fino al giorno prima di portarla all'altare, si rifiutava di pensare che sarebbero mai andati oltre.
Forse ti ho già persa, Candy, ma non voglio condividere la mia vita con una donna per una menzogna, per un errore di cui non sono neanche il diretto responsabile.
In un angolo del proprio cuore, Albert custodiva ancora la speranza di un futuro assieme a colei che amava, ma non voleva portarla troppo in superficie perché temeva di rimanere deluso. Tuttavia, la certezza della propria innocenza era tale che si sentiva, a tratti, quasi tranquillo.
Certo era che, se alla fine di tutto si fosse scoperto che era stato raggirato, di fronte gli si aprivano due strade opposte: una era lo scagionamento definitivo e la certezza di non averla mai toccata. L'altra era la sicurezza di essere stato vittima di una sostanza che comunque non lo aveva fatto comportare come avrebbe fatto da sveglio. In quel caso, era comunque obbligato a sposarla: ma quanto sarebbe durato un matrimonio del genere?
Rabbrividì a quell'idea perché ad essa seguì un'altra congettura che poteva rivelarsi il peggiore degli incubi: se fosse stato particolarmente sfortunato, Lilian poteva persino essere rimasta in stato interessante.
Una parte di lui voleva scartare con decisione l'idea di una donna che si conceda a un uomo privo di sensi solo per incastrarlo, ma cominciava ad avere seri dubbi su molte delle illusioni che si era fatto negli anni sul carattere del sesso definito da molti "debole".
D'altronde, bastava vedere come Sarah ed Eliza si erano comportate negli anni nei confronti di Candy, nonché soffermarsi sulla tempra decisa e severa della zia Elroy per capire quanto alcune signore fossero determinate.
Ma quello che stava cercando di fare, e forse aveva fatto Lilian, andava al di là di ogni sua più nera aspettativa.
"Sono un gentiluomo e chiederò la tua mano come si conviene, Lilian", disse con la morte nel cuore, odiando l'ennesimo sorrisetto della donna, "ma resta inteso che qualunque cosa io riesca a scoprire nel frattempo potrà farmi tornare sui miei passi in men che non si dica".
Lei gli si avvicinò, forse con l'intento di toccarlo o di abbracciarlo, ma lui si scostò senza permetterglielo: "E cosa pensi di scoprire che tu non abbia già scoperto, tesoro?".
Albert le diede le spalle, i segni di un'emicrania colossale che lo stava per travolgere come un'onda: "Verrò a casa tua per parlare con tua madre", dichiarò sperando che lei uscisse presto da quella stanza.
"Oh, amore mio, sono certa che ti fingerai molto innamorato di me e darai subito notizia ai giornali".
Tesoro. Amore mio. Si conoscevano davvero da meno di ventiquattr'ore e già aveva la supponenza di dargli quei nomignoli.
"Ci vediamo più tardi, miss Lilian", disse in tono cupo attendendo che lei se ne andasse. Udì il rumore della porta che si chiudeva dopo il suo saluto allegro e si accasciò sulla poltrona, con le mani sul viso.
No, non era la fine, poteva ancora fare qualcosa, pensò inghiottendo lacrime di rabbia. Ma intanto doveva parlare con Candy e spiegarle...
Allontanò le mani dal volto, spalancando gli occhi: cosa le avrebbe spiegato?!
Sai, Candy, la sera del ballo, dopo che mi hai accompagnato nella mia stanza, una donna senza scrupoli si è infilata nel mio letto e ora devo assumermi le mie responsabilità. Oh, non so di preciso cosa sia accaduto, ma ha architettato tanto bene la cosa che adesso devo sposarla, perché sono un gentiluomo. Però ti prometto che se riesco a scoprire i suoi loschi piani prima di diventare suo marito ti chiederò la mano quel giorno stesso!
Gemette, frustrato. Non poteva raccontare una cosa simile a Candy, ma non poteva neanche chiedere in moglie Lilian di punto in bianco, senza parlarle.
Cosa c'era fra loro? Solo un rapporto che era in piena evoluzione e che lo aveva convinto a dichiararsi proprio in quei giorni. In realtà, non avevano mai palesato con chiarezza i loro sentimenti reciproci e, anche se ormai ne era quasi certo, Albert non sapeva se Candy lo ricambiasse allo stesso modo.
Sarebbe stato bellissimo rivelarsi finalmente a lei non solo come zio William e Principe della Collina, ma anche come uomo innamorato. Era qualcosa che gli faceva fremere di gioia il cuore, che batteva veloce come le ali di una farfalla prima di spiccare il volo da un fiore per raggiungerne un altro.
Ora, invece, il suo cuore batteva con i tonfi sordi di un dolore che pareva più il rintocco impietoso di un orologio che scandisca la morte imminente.
Il suono della piccola pendola da camino, dopo quel paragone, lo fece sussultare.
Persino gli oggetti si prendevano gioco di lui e sancivano il sopraggiungere dell'ora più amara della propria vita. Svuotato di ogni energia, ancora diviso tra speranza e rassegnazione, Albert si alzò dalla scrivania con gesti lenti, cercando di focalizzare la mente sul breve periodo o sarebbe impazzito.
Doveva parlare con la zia Elroy e darle la notizia del suo imminente fidanzamento: sarebbe stata l'unica persona felice in quella casa, per l'evento.
E poi doveva parlare con Candy. Dio lo aiutasse, perché non aveva la più pallida idea di come affrontarla.
