Angolo dei commenti:

MariaGpe22: Le cose si stanno davvero mettendo male per Albert e Candy, ma anche Lilian ha i suoi problemi, e neanche piccoli! I sensi di colpa potrebbero anche affliggerla... oppure no, tutto è ancora da scoprire in questo personaggio. Dici proprio bene: Candy si ricostruisce sempre, anche se stavolta farlo senza le braccia di Albert sarà molto, ma molto più complicato! Grazie di cuore, alla prossima!

Elizabeth: Ne stanno succedendo davvero di tutti i colori ai nostri poveri protagonisti, vero? Ed ecco a te il capitolo successivo...

Cla1969: Mi piace molto quando avete delle supposizioni e me le scrivete nei commenti, ma devo dire che anche quando non sapete cosa aspettarvi, l'autrice che è in me gongola un pochino: significa che vi ho spiazzato in qualche modo XD Grazie di cuore!

Dany Cornwell: Ognuno ha i suoi grattacapi: Candy piange, ma anche Margaret e Lilian hanno i loro contrasti. In tutto questo, la ricerca spasmodica della verità non si ferma! Grazie!

Ericka Larios: Accolgo il tuo grido di dolore, nelle tue lettere maiuscole XD Albert ha forse peccato d'ingenuità, ma non poteva davvero immaginare uno scenario simile. Non da una donna. E Candy, come al solito, cerca di ricostruirsi. Che poi ci riesca è un'altra storia, ma per ora sembra davvero tutto perduto...

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Il freddo della notte

Suor Lane richiuse la porta della stanza con un gesto lento, cercando di fare meno rumore possibile. Miss Pony stava facendo la stessa cosa uscendo dalla camera di fronte e i loro sguardi s'incrociarono per un attimo.

Con un cenno del capo, le indicò di seguirla nella sala principale, dove avrebbero sorseggiato il solito tè serale.

Ma quella non era una sera come le altre, pensò nella penombra del corridoio mentre accendeva la lampada a olio che aveva in mano. Il caminetto era spento e la grande stanza era piuttosto fredda, nonostante la stagione mite.

Vide Miss Pony adoperarsi con i ceppi e cominciò ad aiutarla posando la fonte di luce sul tavolo, dove la teiera e le tazze erano rimaste inutilizzate.

Il silenzio era pesante e, per la prima volta in tanti anni, Suor Lane si ritrovava a non sapere come romperlo di fronte a quella donna con la quale condivideva il lavoro di una vita. Quella vita che aveva donato a Dio da giovanissima e che aveva dedicato ai bambini più sfortunati.

Suor Lane si era sempre sentita privilegiata, perché era vissuta nell'amore ed era come se le fosse stato concesso di essere la madre di tanti piccoli angeli. Li amava tutti allo steso modo: quelli che erano rimasti solo per pochi mesi, quelli che avevano cresciuto insieme, quelli che non erano più tornati e quelli che, invece, più volte avevano fatto loro visita spinti da un sentimento di gratitudine che sentiva di non meritare.

E in quella notte che nascondeva le stelle dietro grosse nuvole grigie, Suor Lane si era appena occupata di una donna che era stata una bambina vivace e piena di gioia. Che fino a poche settimane prima sembrava quasi volteggiare nell'aria, pervasa da una felicità di cui aveva ben capito l'origine.

Il benefattore che l'aveva adottata e che si era persino prodigato a rendere la Casa di Pony un luogo più grande e moderno era il fautore di tutto. Ricordava altre serate, nelle quali lei e Miss Pony si erano ritrovate a parlare di quel rapporto che non era quello di un padre con una figlia o di un fratello con una sorella.

"Il signor Ardlay è un uomo molto giovane e piacente, è normale che si sia instaurata un'amicizia così forte", aveva detto Miss Pony una volta. "Hanno vissuto insieme come paziente e infermiera per più di due anni e non mi stupirebbe se la nostra Candy avesse dimenticato quell'attore innamorandosi di lui...".

In quei giorni, Suor Lane era dovuta venire a patti con alcuni dei più forti principi morali che la religione imponeva e che persino Miss Pony, che pure era più anziana di lei, aveva in qualche modo sfatato. Non aveva tutti i torti quando diceva che, se a livello legale e soprattutto biologico il loro legame non era minimamente paragonabile a quello filiale, il loro cuore poteva essere libero di esprimersi.

Lo stava accettando, stava davvero realizzando che Candy e William, o come lo chiamava lei Albert, potessero formare una coppia. Quando la ragazza era partita, alcuni giorni prima, per partecipare a un ballo a Lakewood, Suor Lane aveva persino chiesto a Dio di illuminare i loro cuori, se così era destino che fosse.

Invece cosa era successo?

A sera inoltrata e con una valigia al seguito, Candy era tornata a casa da sola, gettandosi fra le sue braccia e piangendo come se il suo intero mondo fosse stato fatto a pezzi.

L'aveva vista piangere molte volte, negli anni, e lei e Miss Pony avevano dovuto consolarla quando aveva perso qualcuno d'importante, i loro cuori che si frantumavano ogni volta all'unisono col suo.

Ricordava, anni prima, la morte di quel ragazzo così giovane in quel tragico incidente. Nonostante le lacrime, Candy era stata forte e l'aveva vista riprendere in mano la propria vita con una determinazione tale che era stata orgogliosa di lei.

Al suo ritorno dall'Europa, Candy era stata di nuovo messa a dura prova da un'altra perdita, seppur di diversa natura, ma si era rimboccata le maniche e aveva scelto di svolgere una delle professioni più nobili che conoscesse.

Ogni volta, la vedeva recuperare il vigore perduto e la fede come pochi religiosi potevano dire di aver fatto nei momenti di crisi.

Mentre Miss Pony si occupava dei bambini che volevano abbracciare Candy e sapere cosa fosse successo, lei aveva dovuto sostenerla a lungo. Perché Candy era stata incapace di rispondere in maniera coerente ed era un fiume inarrestabile di lacrime. Mentre erano ancora vicine all'ingresso, aveva persino perso i sensi e lei si era ritrovata a doverla sostenere.

Portarla a letto in una stanza degli ospiti e indurla a riposare era stato tutto ciò che aveva potuto fare, perché non c'era stato verso di farle spiegare alcunché.

"Non l'ho mai vista in quello stato, neanche quando è morto quel ragazzo. Ripeteva il nome di Albert e diceva che era tutto finito", mormorò finalmente, dando voce ai propri pensieri.

Miss Pony lasciò cadere un ciocco di legno e la guardò: "Un'altra delusione d'amore? Oh, povera piccola...".

Suor Lane emise un respiro profondo, aggrottando le sopracciglia: "Non credo si tratti solo di una delusione amorosa", disse.

L'altra si affrettò a rispondere, sistemandosi con un gesto nervoso gli occhiali sul naso: "Oh, certo, certo, non volevo sminuire la sofferenza della nostra bambina! Ho ben visto come piangeva, povero tesoro...".

Scuotendo la testa, le regalò un piccolo sorriso: "Non intendevo in questo senso, stia tranquilla. So quanto anche lei ami Candy. Volevo dire che sembrava avesse subìto una delusione ben peggiore di quella d'amore. Sono sempre stata convinta che Candy avesse il dono della resilienza e, anche se stavolta sembrava davvero aver trovato l'uomo giusto con cui condividere la propria vita, non sono sicura che sia bastato un suo eventuale rifiuto per farla crollare a quel modo".

Gli occhi di Miss Pony si sgranarono dietro le lenti: "Vuole dire che c'è dell'altro?".

Suor Lane annuì: "Ne sono certa, anche se Candy non me l'ha detto". Accese il cerino e lo gettò sulla catasta che avevano creato.

La fiamma fu dapprima piccola e tremante ma, nel giro di pochi istanti, cominciò a divampare avvolgendo tutta la legna e allungando le sue lingue di fuoco verso l'alto. Il calore le avvolse. Era così concentrata sul comportamento di Candy che non si accorse che era entrata nella stanza finché non si accostò a loro, chinandosi per avvicinare le mani al caminetto.

D'istinto, si scostò un poco per farle spazio, poggiando un ginocchio a terra per bilanciarsi e vide Miss Pony fare altrettanto: anche lei doveva essere soprappensiero.

"È stato così anche fra noi". La voce di Candy era irriconoscibile. Aveva pianto tanto che non era più che un sussurro roco e gli occhi gonfi e arrossati sembravano quasi spettrali nel pallore del volto.

"Candy, credevo che stessi dormendo!". Scambiò uno sguardo con Miss Pony e lei, che aveva aperto la bocca per aggiungere qualcosa, sembrò ripensarci.

A quanto pareva, la loro bambina stava per rivelare loro cosa era accaduto.

"Anche per noi è cominciato tutto con una piccola fiamma. La musica di una cornamusa, le risate, un sogno di bambina. Poi tutto ha cominciato a divampare con un calore confortante che mi avvolgeva il cuore anche nelle notti nevose degli inverni più rigidi. Pensavo davvero che Albert fosse una fiamma che non si sarebbe mai estinta, anche se non mi avesse amata come... come io...". La voce si spezzò e Suor Lane si ritrovò a pregare mentre sia lei che Miss Pony la avvolgevano tra le braccia.

Ma, qualunque cosa fosse accaduta a lei e ad Albert, temette che non sarebbero bastate le braccia di tutti i bambini della Casa di Pony e del mondo intero per consolare Candy.

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Margaret Rousseau spense la lampada sul comodino, sperando di riuscire a dormire dopo quella giornata così intensa. Si erano susseguite troppe emozioni tutte insieme e c'era stato un attimo, durante la cena, nel quale aveva pensato di non poterle sostenere.

Lilian sapeva. Come sapeva Alain. O, almeno, in gran parte.

Si portò una mano al viso, frustrata: aveva giocato con il fuoco in casa propria e quello era il risultato. Eppure pensava di essere stata così attenta! Come poteva essere accaduto?

Forse, la domanda che doveva farsi era: aveva importanza, ormai?

Quel pomeriggio William Albert Ardlay aveva chiesto in sposa sua figlia e il loro piano stava andando avanti a gonfie vele, risolvendo quello che era stato un tragico scivolone.

Mentre prendeva un sospiro inalando il profumo di pulito che proveniva dal cuscino, Margaret si chiese quanto sarebbe durato un matrimonio del genere, considerando che Lilian le aveva confessato che William voleva andare più a fondo in quella storia.

Un giorno, si sarebbe accorto che la figlia aveva mentito e sarebbe accaduto quando fosse diventato padre.

Lilian era già incinta di nove settimane ed entro poco più di sei mesi avrebbe dato alla luce il bambino di quell'Ethan. Per fortuna, il corpo di Lilian era magro e sinuoso e il ventre non era ancora prominente, sotto agli strati di tessuto e con un corpetto ben stretto.

A tradirla sarebbe stata innanzitutto la tempistica: se William era sveglio come subodoravano, non avrebbe creduto alla storia del parto prematuro neanche per un minuto. E poi c'era la questione del colore degli occhi e dei capelli.

Se il vero padre fosse stato biondo e con gli occhi azzurri il problema non si sarebbe posto e il piccolo poteva essere considerato un Ardlay, anche se fosse nato castano o con gli occhi nocciola come la madre. Ma Lilian non si era sbottonata sul ragazzo e probabilmente non ci aveva neanche pensato!

Si mosse a disagio nel letto, rendendosi d'improvviso conto che nella fretta di pianificare l'inganno al patriarca avevano tralasciato dettagli importanti. Sedette e accese di nuovo la luce, versandosi un bicchiere d'acqua dalla brocca sul comodino.

Doveva chiedere a Lilian una descrizione accurata di Ethan e sarebbe stata la prima cosa che avrebbe fatto la mattina dopo.

William poteva scoprire il loro piano prima che si sposassero? Impossibile, a meno che non fosse risalito a Ethan e Margaret le aveva vietato in maniera categorica di andarlo a trovare per il resto della sua vita.

L'espressione accigliata di sua figlia a quell'ordine l'aveva sconvolta: pensava forse di attendere di diventare la signora Ardlay per essere infedele al marito e dargli un motivo per divorziare?

La discussione era stata accesa, ma alla fine aveva creduto alla sua promessa di non vederlo più. Avevano messo in conto comunque un rapporto di coppia difficile e, dopo aver parlato con il patriarca, Margaret aveva ben compreso che forse era la previsione corretta.

L'uomo non aveva alcuna voglia di sposare Lilian, anzi, avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per scoprire l'inganno. Che alla fine si innamorasse davvero di lei o che fosse per sempre infelice poco le importava: una volta sposata Lilian e riconosciuto il bambino come erede degli Ardlay, più della metà del percorso era fatta.

Un divorzio avrebbe comunque implicato una grossa somma quale vitalizio per la moglie e i figli, se ne avessero avuti altri.

Quindi cosa poteva andare storto prima?

Lilian aveva dichiarato che se William era andato a chiederle la mano era perché aveva il dubbio reale di averla compromessa. Che fosse stato per la boccetta di sangue che le aveva suggerito di usare o per una mera convinzione non lo avrebbe mai saputo.

Ma anche quello non era importante.

Quel ragazzo che aveva osato toccare Lilian era l'unico a cui nessuno doveva mai arrivare. Avrebbe significato sfiorare troppo da vicino la verità.

E di verità scoperte, per quel giorno, ne aveva abbastanza.

Margaret si disse che, pur di mantenere determinati segreti, poteva essere disposta a tutto, se ciò poteva segnare il futuro della sua famiglia. Anche a uccidere di nuovo.

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Albert si lasciò cadere sul letto con le mani sul viso, respirando pesantemente.

Era esausto.

Svuotato era il termine più corretto.

Il dolore era arrivato a livelli tali che non riusciva nemmeno più a piangere e a disperarsi. Era come congelato nell'ineluttabilità di quella sorta di meccanismo diabolico.

Lasciò ricadere le braccia e si mise a fissare il soffitto, udendo il boato lontano di un tuono. Si stava avvicinando un temporale in città come nella propria vita.

E chissà se Candy era arrivata alla Casa di Pony sana e salva.

Se avesse potuto si sarebbe precipitato lì solo per accertarsi che stesse bene, ma sapeva che da quel momento in poi non avrebbe più potuto avvicinarla.

Chiuse gli occhi, avvertendo una stilettata all'altezza del petto. Lui, che era stato sempre il sostegno di Candy, oggi era il motivo della sua infelicità più grande.

La sofferenza che aveva visto sul suo viso, la rabbia che l'aveva indotta a schiaffeggiarlo erano, per beffa, le conferme del suo amore per lui. Peccato che proprio quello schiaffo, che ancora gli bruciava sulla guancia, sarebbe stato il loro ultimo contatto da lì a chissà quanto tempo.

Se la carezzò come se stesse carezzando lei.

"Dio, Candy, quanto mi dispiace", soffiò tra le dita. Non era così che doveva scoprirlo.

Se si soffermava a pensare ai suoi occhi di ghiaccio, alle parole altrettanto gelide che gli aveva rivolto e alla delusione che sfiorava il disprezzo emanata da Candy, sarebbe impazzito. D'altronde, non poteva neanche correre da lei per chiederle perdono, raccontandole tutto solo per tentare di redimersi.

Il danno era fatto e lui doveva comunque sposare Lilian.

Con una smorfia, si sentì violato fin nell'anima. La sua prima volta, che voleva vivere un giorno con Candy quando fosse stata sua moglie, gli era stata sottratta mentre era incosciente da una donna senza scrupoli. Se fosse stato lui stesso una donna, la società non avrebbe esitato a condannare il malfattore o persino a mandarlo in galera.

Invece era un uomo e come tale potenzialmente colpevole agli occhi del mondo, specie con la posizione che ricopriva.

E la sensazione era doppiamente sgradevole.

Lilian gli aveva rubato cose che non avrebbe mai riavuto indietro: orgoglio, verginità, dignità e soprattutto l'amore della sua vita.

Forse erano pensieri egoisti e lui era comunque adulto e abbastanza forte da sopportare anche tutte quelle cose messe insieme.

Ma il dolore di Candy lo aveva lacerato.

Aveva dedicato l'intera vita o quasi a tentare di renderla felice, anche a costo di mandarla direttamente tra le braccia di Terence, una volta. E in una sola notte quella donna aveva mandato tutto in malora.

Forse, il desiderio ardente che non fosse accaduto nulla durante quella maledetta sera lo aveva convinto di essere del tutto innocente. Ma i fatti parlavano chiaro ed erano contro di lui.

Mentre le prime gocce di pioggia battevano sui vetri come dita insistenti che venissero a chiedergli spiegazioni, Albert si ritrovò a desiderare che Candy smettesse di amarlo pur di smettere di soffrire.

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Alla fine non ce l'aveva fatta a confessare l'intera verità.

Il suo sciocco, sciocco cuore tentava ancora di difendere Albert.

Candy si girò nel letto, stupita dal fatto di avere ancora lacrime da versare. Se avesse continuato così, si sarebbe letteralmente prosciugata e di lei non sarebbe rimasto più nulla.

Invece di farla sorridere, quel pensiero bizzarro la fece rabbrividire.

D'altronde, la ferita era ancora così fresca che sanguinava troppo, anche se lei aveva cercato di tranquillizzare Miss Pony e Suor Lane dicendo loro che Albert stava per sposare un'altra donna.

Il motivo, però, lo avrebbe confessato solo a Dio.

Dentro il suo cuore, l'immagine di Albert era irrimediabilmente distrutta, perché non era accaduto mentre lei era ancora una ragazzina o quando lui si trovava in Africa. Era accaduto a Lakewood o a Chicago, nel pieno delle sue illusioni.

Quante volte si era ripetuta quell'amara verità? Forse decine, ma continuava a colpirla al cuore come un pugnale.

Così come continuavano a colpirla immagini che non voleva nemmeno portare a livello cosciente, ma che avrebbero di certo costellato i suoi incubi.

Albert che baciava e accarezzava quella donna. Il calore della sua pelle, che aveva percepito tante volte in quegli abbracci, lo aveva riservato a Lilian. E le sue mani. E il suo intero corpo.

Candy affondò la testa nel cuscino, soffocando un urlo di angoscia.

Si sentiva tradita, anche se non era neanche la sua fidanzata. Diamine, non si era nemmeno dichiarato!

E quella Lilian... chi diavolo era? Come era accaduto che si avvicinasse a una come lei? Candy se la ricordava a malapena, di una bellezza quasi eterea, che ballava con il suo Albert.

"Non è mio, non è mai stato mio. Ormai appartiene a lei", mormorò mentre un'altra lacrima si staccava dalle ciglia e precipitava sulle labbra.

Era anche alla festa dei Lagan, in Florida? Forse. E, se la memoria non la ingannava, doveva esserci persino al ballo di fidanzamento tra Archie e Annie.

Erano bastate tre volte ad Albert per innamorarsene e cadere fra le sue braccia o si erano visti ancora e Candy ne era ignara?

Era così stanca di pensare e di fare congetture! Voleva solo dormire ma aveva il terrore di sognare.

Di sognarli.

Lei non avrebbe mai conosciuto quella tenerezza, quella dedizione e quei brividi, perché non avrebbe mai più potuto innamorarsi di nessuno.

I suoi occhi piangevano e rivedevano le mille espressioni di Albert nel corso della propria vita come se si trattasse del ricordo di un uomo ormai morto.

L'ultimo barlume di lucidità le riportò lo sguardo di Suor Lane, quando aveva detto a lei e a Miss Pony che era disperata perché lui stava per sposare un'altra donna.

Non le aveva creduto.

Candy sapeva che poteva fidarsi di loro, ma non era ancora pronta a una confessione così intima. L'unica cosa a cui riusciva a pensare, mentre la coscienza svaniva e lei scivolava nel sonno che non riusciva più a combattere, era che forse mettere il velo come Suor Lane potesse davvero essere il suo destino.