Angolo dei commenti:
MariaGpe22: Hai proprio ragione, il destino si sta accanendo contro Albert che vede realizzato l'ennesimo timore: l'incontro con Terry. Sono felice che nonostante il momento drammatico tu apprezzi la mia storia, grazie e alla prossima!
Charlotte: Non c'è mai fine al peggio e alla fine Albert incontra davvero Terence. Quest'ultimo, poi, subodora subito che c'è qualcosa che non va, William ce l'ha praticamente scritto in faccia: la sua proverbiale maschera di freddezza comincia a vacillare. Già, che succederà adesso il 7 maggio in questa sorta di triangolo (semmai ci sarà) tra Candy, Terence e Albert? Ho ben compreso che non desideri che Candy diventi suora, la mia era solo una battuta, sarebbe stato divertente vederla nei panni di Sister Act LOL. Mi fa piacere che tu senta persino dispiacere per Lilian, vuol dire che sono riuscita a trasmetterti qualcosa del suo passato non proprio felice. Infine, sono sempre contenta anche quando mi ripeti che rendo William o gli altri personaggi reali e imperfetti: è proprio quello che voglio! Grazie di cuore, alla prossima!
Dany Cornwell: Alla fine Albert finisce sempre per rimandare Candy da Terry o viceversa... e non è che si ubriaca, ma fa un tentativo andato a vuoto, visto che non è il tipo da farlo. Mi fa piacere che tu abbia notato che anche il personaggio di Lilian non è così semplice e cattivo come sembra ma ha un passato. Certo, non è comunque giustificabile, però... Grazie di cuore, sono felice che ti piaccia la mia storia anche se non è per niente rose e fiori!
Ericka Larios: Albert non si è arreso e non sappiamo come evolveranno le cose fino al giorno del matrimonio... ma la felicità di Candy è sempre, SEMPRE stata la sua priorità. Cosa perde nel mandare Terry da lei ancora una volta, ammesso che lui ci vada davvero? Terence gli ha fatto una domanda e lui ha risposto e Candy deciderà da sé della sua vita, come ha sempre fatto. Di certo, ora le cose potrebbero complicarsi di più.
Lili: Grazie a te per seguirmi, sono contenta che la mia storia ti appassioni!
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Compleanno
Miss Pony si era alzata di buonora e stava cercando di organizzare qualcosa di bello per far sorridere Candy. Il suo dolce preferito, una piccola festa con Tom, Jimmy e tutti i suoi amici più cari. Un debole tentativo di farle festeggiare quei ventun'anni che sancivano la maggiore età della loro bambina, anche se lei non aveva voluto che neanche Annie e il suo fidanzato la raggiungessero.
D'altronde, dovevano essere impegnati con il ricevimento di fidanzamento del signor Ardlay.
Le dispiaceva che Candy lo avesse scoperto e si era rimproverata mille volte per non aver subito dato alle fiamme quel giornale. "L'ho fatto io", le aveva detto Candy con lo sguardo serio e senza versare lacrime. "Qualunque motivazione abbia avuto per scegliere proprio quella data non ha importanza. Potrebbe trattarsi di una mera coincidenza, è un giorno come un altro".
Quella freddezza di Candy era stata anche peggiore delle lacrime. Forse era il primo passo che l'avrebbe condotta a superare il dolore. Oppure sarebbe diventata una donna priva di illusioni e infelice. In ogni caso, della vecchia Candy non vedeva più traccia.
"Buongiorno, Miss Pony, serve aiuto con quell'impasto?", chiese Suor Lane entrando in cucina e vedendola lavorare la farina.
"Buongiorno a lei, cara. Potrebbe occuparsi del latte per i bambini, invece? Fra poco si sveglieranno e vorranno la colazione", ribatté con un sorriso.
"Ma certo".
La donna la guardò uscire e ripensò al giorno in cui lei e Candy si erano allontanate per andare nella cappella dell'orfanotrofio: aveva capito subito che Suor Lane le stava per raccontare quel segreto che custodiva nel cuore e di cui aveva messo a parte solo lei, quando avevano cominciato a lavorare insieme.
Sperava con tutto il cuore che Candy avesse alleggerito la propria anima confessando almeno a lei il vero motivo del suo dolore. Magari l'avrebbe aiutata a tornare, se non quella di un tempo, almeno una donna serena.
Quante prove ha messo sul tuo cammino Nostro Signore, piccola mia!
Alzò gli occhi verso la finestra, per vedere se per caso sarebbe arrivato di nuovo il signor Marsh con la posta. Era più che certa che la lettera che aveva ricevuto Candy più di una settimana prima l'avesse bruciata assieme al giornale, ma non sapeva se l'avesse letta. Era sempre più difficile comprendere i suoi sentimenti.
Ma, anziché il signor Marsh, Miss Pony vide una figura alta e slanciata avanzare dalla Collina di Pony, dove la ragazza non era più salita dal suo arrivo.
Sarà... lui?
Andò al lavabo per togliersi i residui di farina dalle mani e si affrettò ad asciugarle sul grembiule che aveva in vita, uscendo senza nemmeno indossare uno scialle. Giunta sulla soglia, si rese conto che l'uomo non poteva essere il signor Ardlay: la sua figura era meno alta e i capelli più scuri.
Scavando nei recessi della memoria, nonché ricordando altre immagini viste sui giornali, la donna si rese conto che, dopotutto, il destino non aveva finito di giocare con Candy. Oppure stava cercando la sua occasione di redimersi.
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"Lei è Miss Pony, vero?". Terence inclinò un poco il capo in segno di saluto verso la donna che aveva visto solo una volta in vita sua. Sembrava sconvolta.
"Io... sì, mi scusi... lei invece è il duca di Granchester, non è vero?", rispose pulendosi nervosamente le mani nel grembiule.
Lui rise piano, scuotendo la testa: "Oh, non sono un duca e il mio nome adesso è Graham. La prego, mi chiami solo Terence. Come sta?".
Prima che lei potesse protestare, le prese una mano con gentilezza e ne sfiorò il dorso con le labbra, in un gesto educato che gli riportò il profumo della farina e di gesti genuini.
Miss Pony parve molto imbarazzata dal baciamano e balbettò che lo pregava di entrare, quando alle sue spalle comparve la suora che, se non ricordava male, si chiamava Lane.
"Oh, Signore santissimo!", esordì come se fosse spaventata. Ma si riprese quasi subito e lo riconobbe, unendosi ai convenevoli.
Terence si chiese, divertito, se anche Candy avrebbe reagito come Albert e le sue due madrine: guardandolo per un attimo come fosse un fantasma per poi chiedergli come stesse e dicendogli di accomodarsi.
No, Candy sarebbe stata molto più stupita, forse. E subodorava che non gli sarebbe saltata al collo con gioia.
Nella cucina, piccola ma bene attrezzata, si sentiva il profumo del caffè e della cioccolata e lui ne fu inebriato: era come immergersi nell'anima di Candy e capì, con struggente nostalgia, quanto gli fosse mancata in tutti quegli anni.
Aveva davvero provato a dimenticarla e a dedicarsi all'amato teatro. Gli sembrava persino di esserci riuscito, specie quando aveva dovuto assistere Susanna fino al triste epilogo ed era stato divorato dal senso di colpa.
Ma ora, il solo pensiero che l'avrebbe rivista a breve gli faceva salire le lacrime agli occhi per la gioia e l'aspettativa. Sorseggiò il caffè che gli avevano offerto, rifiutando i dolci, e mentre Suor Lane si accomiatava per predisporre la colazione dei bambini, Terence prese fiato per fare la sua domanda: "Candy è qui?".
Aveva paura, anzi, era terrorizzato all'idea che lei potesse essersene già andata e lui avesse di nuovo mancato a un appuntamento mai dato. Voleva farle una sorpresa e aveva messo in conto il fatto che Albert si potesse sbagliare e Candy non trascorresse lì il suo compleanno.
Ma l'impasto di quel dolce sulla tavola accanto alla finestra poteva essere un buon segno.
"Sì, è qui. Ormai dovrebbe già essere in piedi, vuole che vada a chiamarla?".
E le sentì davvero, le lacrime agli occhi, pervaso dalla gratitudine e dall'emozione. Dovette sbattere le palpebre più volte per ricomporsi e scosse la testa poggiando la tazza con mani tremanti: "No, la prego, può chiederle se vuole raggiungere un vecchio amico sulla collina? Vorrei darle il mio regalo e farle gli auguri di compleanno, se possibile...".
La donna parve impallidire e aprì la bocca come annaspando. Terence si chiese cosa stesse accadendo davvero e la sensazione che fosse successo qualcosa di strano con Albert tornò più forte di prima.
"Ma... ma potete parlare anche qui in cucina, oppure... ancora meglio, nel mio ufficio. Lì avrete tutta la tranquillità che vi serve". Terence si accigliò: Miss Pony sembrava nervosa e si stava pulendo gli occhiali sul grembiule sporco di farina, dovendo ripetere l'operazione sull'orlo del vestito per averli, infine, puliti.
Quella richiesta di non parlare fuori casa gli parve alquanto singolare, ma decise di assecondarla e si lasciò guidare nell'altra stanza con le mani gelide. Sedette dove gli indicò mentre l'andava a chiamare e Terence si sentì come un adolescente al suo primo appuntamento con la donna della sua vita.
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Albert si guardò allo specchio sentendosi quasi un condannato a morte che stia per incontrare il proprio boia.
E si disse che lo avrebbe preferito di gran lunga.
Non che avesse mai pensato al suicidio o alla morte, anche se forse gli era capitato qualcosa di simile i primi tempi in cui aveva perso la memoria. Ma si sentiva di sicuro vittima di una delle più grandi ingiustizie della propria vita.
Si sistemò la cravatta, che sembrava non volerne sapere di cadere dritta sul panciotto verde menta
come i mobili che ho costruito per te a Chicago, nella tua stanza, per il tuo precedente compleanno, Candy...
che aveva abbinato al completo più scuro.
Quasi del colore dei tuoi occhi.
"Dio, davvero ho scelto un completo verde per averti accanto in qualche modo? Devo essere impazzito", mormorò alla sua immagine impeccabile. O quasi.
Se la sua futura fidanzata avesse indossato un abito rosa o rosso avrebbero fatto davvero una coppia variopinta e primaverile. Ma nessuno, a parte gli invitati, avrebbe potuto apprezzarlo, perché le foto sui giornali naturalmente sarebbero state in bianco e nero.
E in effetti era così che si sentiva: niente colori, niente profumi. La sua mente, annebbiata da ore di sonno perse o passate avvolte negli incubi, non faceva che volare alla Casa di Pony o ovunque lei fosse. Avrebbe dovuto essere con lei, organizzarle un ricevimento, farle dei regali e chiederle di diventare sua moglie.
Basta, si stava davvero struggendo come un ragazzino e non era da lui!
Doveva focalizzarsi sul problema, certo, ma si sarebbe proibito di piangersi ancora addosso! Non avrebbe risolto un bel nulla così.
Lilian voleva tanto sposarlo? Bene, oggi avrebbe avuto un fidanzato freddo e cortese. Nulla di più.
Fece un respiro profondo e uscì dalla stanza, diretto al salone principale. La incontrò sulla cima delle scale: era arrivata prima di lui e aveva un abito rosa antico che sarebbe stato ridicolo, se la sua figura non fosse stata tanto affascinante, come dovette ammettere suo malgrado.
Per lui, però, era solo una specie di demonio travestito da angelo.
Non la vedeva da quasi dieci giorni ed ebbe un brivido lungo la schiena nell'incontrare il suo sguardo pieno di aspettativa.
Albert si obbligò a ricambiare il suo sorriso stirando le labbra con uno sforzo enorme per costringere i muscoli facciali a obbedirgli. Se avesse dovuto spostare di peso una delle librerie della biblioteca gli sarebbe costato meno fatica.
La prese sottobraccio dopo averle regalato un delicato baciamano e cominciò a scendere le scale con la sensazione che il corpo andasse da una parte e l'anima da un'altra.
Che diavolo ci faccio qui?!
Con il sorriso finto congelato sulla bocca doveva apparire quasi inquietante, ma nessuno parve farci caso e gli invitati cominciarono ad applaudire. I flash dei fotografi lo accecarono e lo costrinsero a chiudere gli occhi.
"Un bacio, per favore!", gridò uno di loro provocandogli l'ennesimo brivido ghiacciato lungo la spina dorsale.
Non aveva pensato minimamente a quello. Era ovvio che chiedessero loro qualcosa del genere, si stavano fidanzando!
"Non vorrai deluderli, William", mormorò Lilian senza smettere di sorridere in quel modo genuino che lo urtava oltre ogni dire.
Si voltò a guardarla e, nonostante non potesse negare che fosse molto bella, avrebbe preferito baciare Georges con tanto di baffi sotto al naso.
E anche il mio primo vero bacio sfuma così...
Optò per un contatto discreto, visto che comunque si trovavano davanti a decine di persone e la foto sarebbe uscita sui giornali. Ma non aveva fatto i conti con Lilian.
Albert raccolse tutta la propria pazienza e inclinò il capo per posare le labbra su quelle di lei. Le mani della ragazza gli salirono sulla nuca, intrecciandosi fra i capelli e aumentando quel contatto. Con sommo stupore, si rese conto che stava schiudendo già la bocca cercando un contatto più profondo, ma decise che era abbastanza.
Si ritrasse da lei guardandola sconvolto, cosciente del flash che aveva colto il momento in apparenza così appassionato.
Se non fossi certo che non sa nulla di Candy, direi che l'ha fatto apposta.
La mano di Lilian continuava a stringere la sua e lei gli si accostò per essere ancora più vicina, mentre scendevano le scale e partiva l'ennesimo applauso.
In mezzo agli invitati, colse distintamente gli occhi sconvolti di Archie e Annie e l'espressione contrariata della zia Elroy. Di certo, i primi due dovevano essersi resi conto della sua riluttanza, mentre la matriarca avrebbe avuto solo da ridire su un comportamento fin troppo scellerato.
Mentre si incollava in viso l'ennesimo sorriso di circostanza, desiderando solo un bicchiere di vino per eliminare il sapore di quella donna dalla sua bocca, Albert immaginò di raccontare a sua zia quanto fosse stata scellerata la donna che aveva al suo fianco.
Doveva ancora fingere un discorso appassionato per presentare Lilian quale sua futura moglie e già voleva fuggire da lì a gambe levate.
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Candy pensava che sarebbe svenuta fra le braccia di Miss Pony quando le aveva detto che un vecchio amico la stava aspettando nel suo ufficio. Per fortuna, la donna le aveva bisbigliato che non si trattava del signor Ardlay e la curiosità aveva preso il sopravvento.
Possibile che fosse Tom, che in quelle settimane era in viaggio nelle città vicine per cercare nuovi terreni? No, se così fosse stato Miss Pony non sarebbe stata tanto misteriosa.
Quando aprì la porta dello studio e lo vide di spalle guardare fuori dalla finestra, Candy fu catapultata sul Mauretania, la nave che l'aveva portata in Inghilterra otto anni prima.
Dovette appoggiarsi allo stipite della porta perché, nonostante non fosse Albert, la sua presenza le aveva comunque reso le gambe deboli.
"Terence", soffiò mentre lui si girava e la raggiungeva in pochi passi. Le prese le mani, senza staccare mai gli occhi dai suoi e le baciò con dolcezza.
"Ciao, Candy, buon compleanno".
Fu più di quanto potesse sopportare. Le lacrime cominciarono a scenderle sulle guance contro la propria volontà e lei abbassò il capo singhiozzando: "Perché sei venuto?", gli chiese allontanando le mani dalla sua stretta.
In lei si stavano agitando sentimenti in forte contrasto che a malapena riusciva a decifrare: il dolore di una separazione avvenuta anni prima, che si rinnovava come una stilettata nonostante l'avesse superata; il desiderio di gettarsi fra le sue braccia ma con l'esigenza di non illuderlo; soprattutto, Candy era sconvolta nel rivederlo proprio in un momento così delicato della propria vita.
"Volevo sapere come stavi ed esserti vicino in un giorno tanto importante. Però mi rendo conto che non sei affatto felice di vedermi, Tarzan Tuttelentiggini".
Alzò la testa di scatto, interrompendo il suo pianto: il leggero sorriso, affascinante come un tempo, le indicò che Terence cercava di metterla a proprio agio. E la nostalgia che provò fu quasi dolce, riportandole il profumo dell'erba fresca sulla finta Collina di Pony della Saint Paul School, mescolato a quello acre delle sigarette che lui fumava.
"Non la smetterai mai di essere tanto antipatico, vero?", si finse indignata, passandosi il braccio sugli occhi.
"Se serve per asciugare le tue lacrime posso anche chiamarti scimmietta. Ti arrampichi ancora sugli alberi?". Terence tirò fuori un fazzoletto e glielo porse.
"Ogni tanto", rise lei restituendoglielo dopo averlo usato.
Non era facile contenere le emozioni che traboccavano dal proprio cuore: aveva appena avuto la conferma, semmai ne avesse bisogno, di quanto quello che provava per Terry non fosse altro che un profondo affetto. E ciò le ricordò, con sommo dolore, quanto fosse invece innamorata senza speranza di un altro uomo.
In quegli ultimi giorni, Candy aveva pianto tanto che sperava di poter tenere sotto controllo le lacrime, e cercò di farlo ancora prendendosi qualche istante per guardarlo: Terence era più alto di come lo ricordava e, in qualche modo, più adulto. Fino ad allora ne aveva indovinato la figura solo dalle foto sui giornali, ma averlo davanti in carne e ossa le fece comprendere quanto fosse cambiato.
C'era qualcosa nei suoi occhi, una sofferenza che gli solcava la fonte in una ruga sottile e si ricordò d'improvviso che non gli aveva neanche mai fatto le condoglianze per la morte di Susanna. E non aveva mai risposto alla sua lettera, troppo immersa in un sogno impossibile che si era rivelato un incubo.
Bastò quello per aiutarla a darsi un contegno e non gettarsi fra le sue braccia. Pensava che se l'avesse fatto non avrebbe più smesso di piangere.
"Mi spiace molto per quello che è accaduto a Susanna, Terry. So che non ti ho scritto e me ne scuso. È molto triste che sia finita così...".
Lui prese un profondo respiro, guardandola con attenzione: "Non giudicarmi male, Candy, ma non credo che sarebbe mai stata davvero felice: anche se amava quello che faceva, non era la stessa cosa che recitare. E inoltre...". Si allontanò, dandole le spalle come se stesse per rivelarle un segreto di cui si vergognava.
"Inoltre...?". D'improvviso, Candy seppe cosa stesse per dirle Terence e la realtà della sua presenza in quell'ufficio la travolse come quando era entrata. Forse, complici la sorpresa e le solite battute che lui le aveva riservato, aveva semplicemente relegato quella possibilità in un angolo della mente.
"Inoltre penso si rendesse conto che da me non avrebbe mai avuto ciò che desiderava. Candy...".
"No, per favore". Non voleva ascoltarlo, non poteva permettergli di abbattere il suo scudo protettivo.
"Ti supplico, io devo dirti...".
"No!".
E il tempo si congelò, come si era congelato Terence davanti a lei, nell'atto di avvicinarsi e prenderla fra le braccia. Il suo cuore era diventato di ghiaccio e, nonostante l'affetto che provava per lui, avvertiva fluire il rifiuto da sé come un'autodifesa.
Il bel viso di Terence indurì i lineamenti. Gli occhi scuri come un oceano in piena tempesta si fissarono nei propri.
"Cosa ti ha fatto Albert?".
Se l'avesse schiaffeggiata come quel giorno della Festa di Maggio o persino baciata di nuovo non sarebbe rimasta altrettanto colpita.
Candy si portò le mani al petto, respirando a fatica, sentendo sciogliere quel ghiaccio alla semplice menzione dell'uomo che amava, indietreggiando persino: "Che... cosa intendi?". Pensava forse che fingersi ignara di cosa significassero quelle parole avrebbe funzionato? Sospettava che ormai persino i bambini di tre anni le leggessero in viso. A differenza di Albert e Terry, lei non sapeva proprio nascondere le sue emozioni.
"L'ho incontrato a New York e quando gli ho chiesto di te ha cambiato subito discorso. Sta per fidanzarsi e tu sei qui, da sola, il giorno del tuo compleanno. Cosa mi sono perso in questi anni?". Quello che pareva aver fatto una corsa ora era lui.
Non aveva voluto parlarne chiaramente con Archie né con Annie e non l'avrebbe certo fatto con Terence, per quanto gli fosse caro.
"Non ti riguarda e non c'entra nulla con noi due", riuscì a rispondere con diplomazia. D'altronde era la pura verità.
"Sei innamorata di lui".
"No".
"Non mentirmi, maledizione!". Alzò la voce Terence.
"E tu non tormentarmi! Io non amo nessuno, va bene?! Mi rifiuto di amare ancora qualcuno e di soffrire di nuovo, mi capisci?".
Candy non voleva che accadesse, ma alla fine, nonostante i buoni propositi, accadde. Non con Archie o con Annie, e nemmeno con Miss Pony o Suor Lane che comunque l'avevano accolta nel loro abbraccio più volte.
Pianse gettandosi fra le braccia di Terence, che ormai aveva capito tutto solo guardandola. Pur non conoscendola davvero a fondo come gli altri. Pur essendo stato separato da lei per molto tempo.
Forse, quando si ama una persona, il cuore diventa d'improvviso visibile. Soprattutto se si condivide l'empatia del medesimo dolore.
Riconobbe il calore di quelle braccia nonostante avessero scambiato un'unica stretta nella loro vita: un abbraccio al contrario, su una scala, lui che l'afferrava per la vita pregandola di essere felice.
Quello era l'abbraccio giusto, anche se lo avevano rimandato tanto.
Ma non era il gesto di due innamorati e recava con sé delusione, rassegnazione e cuori infranti.
Ora che finalmente erano uniti, il loro tempo era scaduto. Avvertiva, dalla forte stretta di Terence e dal suo cuore che batteva veloce nel petto, quanto lui desiderasse non lasciarla più andare.
Tuttavia lei era già andata via, alcuni anni prima, trovando conforto in un uomo che non l'avrebbe abbracciata mai più.
Pianse per Albert, per Terence, persino per Anthony. Pianse per la donna che avrebbe potuto essere e che non sarebbe mai stata. Pianse chiedendogli solo di stringerla e di non parlarle d'amore.
E Terence lo fece, sostenendola, mentre Candy cadeva di nuovo in pezzi.
