Angolo dei commenti:

Cla1969: Anche se di solito non sono una fautrice della coppia Candy/Terence, amo sempre farli rincontrare in qualche modo ed è sempre emozionante! Non è la prima volta che mi bacchettate per la lunghezza dei capitoli XD Una delle mie beta fa capitoli da 30 pagine e la invidio da morire! Però lei aggiorna tipo due volte l'anno, a mia discolpa posso dire che io aggiorno più di frequente e cerco di creare suspance tagliando al momento opportuno ;-) Grazie, alla prossima!

Ericka Larios: In effetti la luce sembra davvero lontana, non si vede la fine di questa situazione... e Candy non ha ancora letto i giornali con la foto del bacio! Finché soffre, comunque, significa che il suo amore non è morto come le speranze...

Lili: Ho riflettuto anche io sulla possibilità che Candy ritentasse con Terence, ma mi sono detta che se volevo mantenere realistici i personaggi non avrei potuto dare un taglio 'da telenovela'. Mi spiego: Candy è consapevole di non amare più Terry e persino lui se ne rende conto. Quindi, perché ingannarsi? Dove andrebbe a finire un rapporto basato sul 'proviamoci'? Per il momento, lui si limita a consolarla.

MariaGpe22: Candy tutto si aspettava (persino che Albert andasse da lei) tranne che una visita da parte di Terence. E quest'ultimo, di certo, vede sfumare anche l'ultima speranza di riavere Candy con sé. Lo so, i miei capitoli fanno piangere lacrime di sangue, ne sono conscia e soffro con voi: qui abbiamo persino visto Albert farsi quasi violenza da solo quando ha dovuto sopportare il bacio della fidanzata (alzi la mano chi non ha invidiato un poco Lilian, però XD). Molto bello il detto messicano, qualcosa del genere si dice anche in Italia. Speriamo che questo sole non tardi a risorgere! Grazie di cuore, alla prossima!

Dany Cornwell: Albert purtroppo non poteva fare altrimenti, se non interrompere quel bacio sgradito. Certo che se Candy vedrà la foto sui giornali non noterà la sua disperazione. Terry vuole consolare Candy, ma ormai ha capito che non potrà riaverla. Grazie di cuore per le tue parole, sono felice che tu mi segua, anche se vi faccio sempre piangere! XD

Charlotte: Cerco sempre di caratterizzare Terence perché movimenta le cose e si presta benissimo! Sì, la pazienza non è proprio il suo forte, è piuttosto impulsivo XD Eppure, cerca di scoprire cosa fa soffrire Candy, accogliendola piangente fra le braccia dopo che Albert, per l'ennesima volta, lo ha mandato da lei... Grazie mille, alla prossima!

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I sogni in una spilla

Avevano litigato, forse per la prima volta, in modo serio da quando si conoscevano.

Annie comprendeva molto bene il cameratismo che poteva esserci tra uomini, ma lei era la sua fidanzata e poteva mantenere un segreto, anche se era tra Archie e Albert!

Si asciugò le lacrime di rabbia con un fazzoletto e ripose il libro che stava tentando di leggere alla luce della lampada, prima di addormentarsi. Per quanto si sforzasse, non riusciva proprio a non dare peso alla conversazione di quel pomeriggio.

"Tu sai qualcosa, ne sono sicura! Eri a Chicago in quei giorni", lo aveva accusato.

"Perché non puoi solo accettare che ne so quanto te?". Archie sembrava infastidito e aveva interrotto il contatto visivo. Per lei era stata una prova più che sufficiente che stava mentendo.

"Perché alla fine di quella ridicola festa di fidanzamento ho parlato con Candy al telefono per farle gli auguri e si capiva che aveva pianto! E non sono cieca, ho visto la faccia di Albert. Sembrava si trovasse a un funerale!". Era vero. Candy aveva la voce roca e rassegnata di chi abbia pianto per ore, mentre l'ineffabile patriarca degli Ardlay sembrava aver addentato un cibo andato a male da quando quella Lilian lo aveva baciato sulle scale.

"Non sono affari che ci riguardano, Annie. Possiamo aiutare due amici che vogliono il nostro appoggio, ma Candy non vuole neanche parlarne e Albert... beh, ormai è fidanzato, quindi è ora che anche noi accettiamo la cosa". Si era passato le mani fra i capelli, quasi fosse frustrato lui stesso.

Ma Annie non si era lasciata intenerire: "Sai cosa non posso accettare? Le tue bugie! Davvero ti fidi così poco di me?!".

"Ora basta, Annie!". Archie le aveva quasi gridato contro e quello era stato l'istante esatto in cui si era portata le mani alle labbra, sconvolta, ed era scappata via.

E non si era voltata al suo debole richiamo.

Annie strinse le mani sulle coperte, sapendo che doveva prendere una decisione: ignorare la cosa come volevano tutti o cercare di andare a fondo. L'ultima ipotesi l'avrebbe riportata alla Casa di Pony o a villa Ardlay. Chi doveva affrontare dei due per farsi dire cosa diamine accadesse? Ma, soprattutto, sarebbe stato davvero utile o sarebbe solo passata per ficcanaso?

"Da quando in qua me la prendo tanto per qualcosa su cui non ho il controllo?", mormorò nel silenzio della stanza.

La sua voce interiore, quella dell'anima, le suggerì che accadeva perché teneva davvero a Candy e aveva visto come rifioriva accanto ad Albert. Dai tempi della Casa della Magnolia, quando vivevano insieme senza conoscere le rispettive identità.

Era assurdo, persino contro natura che fosse finita così.

Però, in fondo, non poteva obbligarli a rivelarle qualcosa che riguardava solo loro due. Il suo cuore sanguinava per il loro amore mai sbocciato, nonché per il diniego di Archie nel parlarle.

Poggiando finalmente la testa sul cuscino, Annie cercò di convincersi a lasciar perdere e a fare pace con il suo fidanzato. Non voleva che anche loro risentissero di quella specie di aura negativa che pareva aleggiare da quando Candy si era allontanata da tutti.

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Una parte di morfina. Tre parti di acqua. Un pizzico di mescalina.

Ethan prestò particolare attenzione a quel particolare ingrediente che negli ultimi test aveva fatto fuori ben due barboni. L'organizzazione per cui produceva quella roba non sarebbe stata più altrettanto clemente con lui, se ne avesse uccisi involontariamente degli altri.

Loro volevano una sostanza che inducesse morte apparente, non reale. L'idea era che si potesse uscire dai confini di Stato in una bara per poi fuggire prima di essere tumulati facendo credere a tutti di non essere più tra i vivi.

Molti delinquenti erano riusciti ad evadere di prigione usando quel particolare trucco che in tanti casi si era rivelato fatale, specie se non si riusciva a coinvolgere un medico che fosse nei paraggi al momento del risveglio a monitorare e stabilizzare i segni vitali.

Alzandosi di scatto dalla sedia traballante, Ethan tornò alla scrivania addossata al muro per rovistare tra i fogli e verificare quali altre sostanze dovesse inserire nella formula per simulare l'assenza di battito cardiaco e di respiro.

Un po' di estratto di oleandro e pochi grammi di amanita muscaria.

Non era affatto facile, anche perché i medici dell'epoca stavano molto più attenti prima di dichiarare la morte del soggetto. D'altro canto, se avesse sbagliato ancora, la polizia avrebbe cominciato presto a indagare su una serie di morti che coinvolgevano i senzatetto.

Ethan si rigirò tra le dita il fungo che voleva provare a inserire nel composto, ripetendosi che non potevano pretendere che correggesse il tiro senza mai fallire. Ormai la chimica non aveva quasi più segreti, per lui, ma non era certo una scienza esatta in quell'ambito così particolare.

Sedette di nuovo al piano di lavoro, abbassando la fiamma sotto all'ampolla di vetro che stava già colorandosi di verde: il liquido era quasi pronto per essere trasferito nella provetta.

La verità era che gli mancava Lilian.

Dio, se solo avesse potuto infilare le dita tra i suoi capelli e poi passarle sulla pelle setosa delle gambe, fino a raggiungere l'umido passaggio per la gloria! Il suo corpo reagiva e si tendeva solo al pensiero.

Ma capiva che doveva fare le cose per bene e lei si era appena fidanzata con quella specie di bambolotto di pezza che nelle foto pareva camminare con qualcosa di scomodo tra le natiche. A volte si era chiesto se fosse vero o solo disegnato e aveva provato un moto di rabbia incontrollata quando aveva visto l'immagine che li ritraeva mentre si baciavano.

L'istinto di andare nella sua dannata villa e ucciderlo era stato quasi incontrollabile.

Tuttavia, Lilian aveva bisogno di nascondere al mondo quella gravidanza e lui aveva bisogno di soldi. William Ardlay era la loro assicurazione per il futuro: sposandolo, lei avrebbe salvato le apparenze e lui avrebbe avuto al fianco la donna che amava oltre a un fondo sempre a disposizione se le cose fossero andate male.

Ethan spense la fiamma, prese l'ampolla con due dita e la fece girare piano per apprezzare meglio il colore del liquido quasi fosse un vino pregiato.

Pregiato e mortale. O quasi.

Uccidere il patriarca poco a poco era possibile, se solo Lilian si fosse convinta e lui fosse riuscito a procurarsi la materia prima che gli serviva. Di quei tempi, l'arsenico era diventato piuttosto caro.

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"Ehi, non è il tuo amico Albert questo nella foto?".

Destino crudele, beffardo e con un'ironia che per lei era solo un coltello nella piaga: ecco cos'era diventata la sua vita.

Candy portò con gesti lenti le mani alla catenina che portava al collo da anni e cercò il meccanismo per sganciarla per lunghi istanti. Non ricordava quasi come si facesse.

"Sì, Tom, è proprio lui", aveva risposto con gli occhi fissi su quel bacio appassionato. Su quel bacio sbagliato eppure giusto. Il bacio del fidanzamento tra Albert e Lilian.

Finalmente, trovò la parte della catenella che si apriva e lo fece con una leggera pressione del pollice, tirando l'altra estremità. La collana si aprì e Candy la poggiò sul tavolo.

Gli occhi asciutti, l'espressione fiera di chi non abbia davvero più lacrime, si era congedata da colui che era quasi un fratello e che, senza sapere, le aveva mostrato l'ennesima pagina di giornale.

La mano le tremò mentre sfiorava e poi afferrava la spilla del principe, facendola tintinnare con un suono che non le parve più argentino come un tempo. Quella che aveva al collo quando era andata per la prima volta a Lakewood e aveva incontrato Anthony. Quella che indossava dai Lagan nelle stalle e che non si era staccata nemmeno nel momento in cui era precipitata da una cascata prima che Albert la salvasse. Quella che l'aveva seguita fino a Londra, poi di nuovo in America mentre viaggiava come clandestina, che l'aveva vista diventare infermiera. E che aveva mostrato proprio a lui, il suo inconsapevole e smemorato principe. Che era stata un amuleto la notte in cui Neal l'aveva ingannata, prima che Albert le desse, quale segno di portafortuna, il suo personale amuleto: un bacio casto sulla fronte, lontano mille miglia da quello quasi lascivo che aveva visto sul giornale il giorno successivo al proprio compleanno.

Le ultime lacrime le aveva versate tra le braccia di Terence, incapace di smentire i suoi sospetti ma pregandolo di non chiederle nulla. Solo Suor Lane e, in parte, Miss Pony sapevano.

La spilla dopo quindici anni era fuori dalla catenina, dove un giorno una bambina di sei l'aveva messa e poi accostata a un crocifisso. Ne aveva trovato il proprietario che le aveva rubato il cuore e l'anima. Ora doveva uscire dalla sua vita così come dalla collanina.

La rimise avvertendola meno pesante, con solo il crocifisso di Miss Pony, ma si sentì libera di proseguire con la propria vita. Il dolore non poteva essere lasciato sul tavolo allo stesso modo, tuttavia era già un inizio. A breve, sarebbe partita per l'Europa, per raggiungere il paese dove Stair era morto combattendo.

Lì avrebbe cercato di ricomporre i pezzi della propria vita, conscia che le notizie su una delle famiglie più potenti d'America potevano anche oltrepassare l'oceano con lei, ma forse con più difficoltà.

L'importante era chiudere le orecchie e gli occhi, concentrandosi sul proprio lavoro. Solo così Candy sarebbe risorta dalle proprie ceneri e diventata donna. Uscì dalla stanza, lasciandosi alle spalle i sogni di bambina imprigionati nella spilla e chiuse la porta.

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Terence era inquieto e non dipendeva certo dal ritardo che avevano avuto per via di un riflettore difettoso: stavano accadendo troppe cose in quei giorni e troppo velocemente.

Mentre si toglieva il trucco scuro da Otello dal viso per farsi perlomeno riconoscere dagli ospiti che attendeva, si chiese come avrebbe affrontato la coppia. Fin dove poteva spingersi con Albert, visto che sarebbe andato lì accompagnato dalla sua nuova fidanzata? Poteva parlare senza problemi di Candy o sarebbe stata una pessima idea?

Una parte di lui non voleva creare noie ad Albert, ma l'altra desiderava andare a fondo delle cose, visto che con Candy non c'era riuscito. Perlomeno, non del tutto.

Liberò spazio sul divanetto spostando un mantello e una spada e riponendoli nell'armadio, quindi controllò nel piccolo mobile bar cosa avesse da bere.

Cercò di concentrarsi su cose futili per rimandare il più possibile quel confronto tanto importante.

Non aveva visto Candy piangere così nemmeno quando si erano separati e le sue parole gli erano sembrate quanto mai sibilline.

"Non chiedermi nulla, te ne prego. Stringimi e basta. E non parlarmi di amore, non fa per me. Presto andrò in Europa e rinascerà una nuova Candy".

La conversazione era stata molto essenziale e, dopo la tempesta di quel pianto e quelle strane affermazioni, Candy sembrava essersi richiusa a riccio mostrandogli solo gratitudine per quel libro di Shakespeare che le aveva donato. Gli era riconoscente anche per il fatto di essere andato a farle gli auguri di persona ma, ancora una volta, il loro incontro dopo tutti quegli anni era stato fin troppo strano.

Due cose gli erano chiare: Candy non era più innamorata di lui e aveva appena ricevuto una delusione cocente da Albert.

Terence non aveva potuto fare altro che rimanere durante quei festeggiamenti un poco sottotono e gustare il dolce di Miss Pony. Più che il compleanno di una ventunenne sembrava un party di addio.

E, infatti, Candy lo avrebbe dato a tutti loro a breve. Lui se n'era andato in tarda serata, riservandole un ultimo abbraccio e mormorandole all'orecchio: "In qualunque momento e in qualunque modo tu vorrai, io ci sarò per te. Sempre".

Chissà quando l'avrebbe rivista.

Un leggero bussare lo riportò al presente e Terence si preparò a ricevere William Albert Ardlay e la sua futura moglie Lilian Rousseau.

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I giapponesi lo chiamavano karma.

Albert continuava a considerarlo un modo diabolico per punirsi di qualcosa di cui non aveva poi tutta la colpa.

Ma, d'altronde, perché rifiutare l'invito di Terence dopo che era stato tanto gentile da invitare lui e Lilian allo spettacolo, visto che si trovava a Chicago? Pensava forse che si sarebbe dimenticato della promessa fatta a New York e che bastasse qualche frase a effetto per farlo desistere dal suo intento di rivederlo?

Illuso!

Di certo, non pensava che si sarebbe messo a parlare di Candy davanti a Lilian. O forse sì, visto che ogni cosa che poteva andare storta ci stava andando comunque.

E fosse mai che la zia Elroy continuasse a insinuare che non si dedicava troppo alla sua bella fidanzata! L'avrebbe portata a teatro a vedere Terence che recitava Otello e alla fine, per giusta misura, glielo avrebbe persino presentato, visto che l'aveva pregato quasi con le lacrime agli occhi.

Sembrava così interessata a conoscere il grande Terence Graham che per un attimo Albert valutò se combinare le cose in modo che finissero loro due insieme. Ma, ovviamente, c'erano svariati motivi per cui non era possibile una cosa simile.

E comunque non avrebbe augurato Lilian al suo peggior nemico, quindi Terence non se la meritava di certo.

Con riluttanza, visto che comunque sarebbe stato scoperto, Albert aveva ammesso di conoscerlo e lei gli si era aggrappata al collo in un abbraccio che aveva faticato a contenere. Poco prima di staccarsi, Lilian gli aveva baciato una guancia e sussurrato che lui rimaneva sempre il suo preferito.

Albert aveva provato una sensazione simile alla sera in cui aveva bevuto troppo e temuto di non riuscire a mantenere la cena nello stomaco.

Inoltre, continuava a sentirsi a disagio quando lei lo toccava. Il che lo riportava dolorosamente ai ragionamenti dei primi giorni: come era possibile che il proprio corpo avesse anche solo reagito vicino a lei? Soprattutto dopo aver scoperto i suoi loschi piani, Albert si era convinto sempre di più che non avrebbe mai provato il minimo desiderio per Lilian e, forse, per nessun'altra donna che non fosse Candy.

Ma non poteva pensare a lei adesso, perché erano arrivati al camerino di Terence e Lilian sembrava elettrizzata come una ragazzina.

Terence aprì ancora vestito da Otello ma con il viso pulito e fece loro cenno di entrare con un elegante inchino. Fece un baciamano a Lilian e un pensiero improvviso attraversò la mente di Albert: quella ragazza lo aveva baciato, il giorno del loro fidanzamento, in una maniera ben poco innocente.

Diamine, nessuno dei suoi comportamenti era quello di una ragazza pura e virginale e dubitava che tutto ciò che aveva imparato lo avesse appreso in una sola notte! Avrebbe osato dire che aveva molta più esperienza di lui...

E aveva solo ventitré anni, quasi dieci in meno.

"Whisky? Acqua tonica?".

Attese che Lilian accettasse un'acqua tonica con del limone e chiese un whisky liscio, offrendosi di aiutarlo a servire le bevande. Doveva tenersi occupato e smetterla di pensare, perlomeno quando era in presenza di altri.

"Permettimi di farti i complimenti, Albert. La tua fidanzata è un fiore delicato che irradia fascino e grazia da ogni angolazione".

Albert trattenne a stento l'impulso di roteare gli occhi in aria e ordinò di nuovo ai suoi riluttanti muscoli facciali di obbedire e sorridere.

Certo, Terence, un fiore come l'ortensia, solo con concentrazioni di cianuro fuori dal normale...

"Quella fortunata sono io, che sono circondata da due uomini così attraenti... anche se il mio cuore appartiene solo a uno", ribatté Lilian attaccandosi al suo braccio come adorava fare, a prescindere da chi ci fosse nei paraggi. Sperò solo che non lo avrebbe baciato e per evitarlo si concentrò sul proprio bicchiere.

La sua reazione tiepida gli costò cara, però.

"Oh, sai Albert, ho visto Candy qualche giorno fa".

Per l'ennesima volta, rischiò di morire soffocato. Per fortuna, il sorso che aveva preso era stato piccolo e se la cavò con un colpo di tosse e con un "davvero?" appena strozzato. L'alcool gli stava già bruciando nel naso dove era finito.

"Intende Candice White, la figlia adottiva di William?", chiese Lilian guardandoli alternativamente.

"Ex figlia adottiva", dissero lui e Terence all'unisono. Con la maggiore età, ogni legame con Candy era decaduto e quella realtà colpì Albert come uno schiaffo, mentre si stringeva le narici che pizzicavano per il whisky.

"Per la precisione, io ero il suo tutore legale, ma visto che ormai ha ventun'anni non è più una Ardlay", puntualizzò secco, scolando il whisky in un sorso. Lo stomaco fece una capriola.

Terence alzò un sopracciglio e lo guardò: "Ne vuoi un altro?".

"No, grazie. Quindi, quali sono le tue prossime tappe?". Sapeva che Terence non era uno stupido e che aveva capito molto più di quanto dovesse. Ardeva dal desiderio di sapere come stava Candy, cosa si fossero detti e se avessero intenzione di darsi una seconda possibilità, ma non poteva scoprirsi. A dirlo tutta, capì che quel suo cambio repentino di argomento lo aveva di certo messo in allarme.

"Non mi chiedi come sta Candy? Dopotutto non la vedi da un po' o sbaglio?". La mano si contrasse sul bicchiere tanto che pensò avrebbe rotto il vetro e Albert desiderò picchiare Terence. Un bel pugno di quelli da cui lo aveva protetto una volta.

Non potresti solo stare zitto, accidenti?!

"Ma certo, anche se in realtà è solo da qualche settimana che non la vedo". Per la precisione erano quasi quattro.

"Beh, ha intenzione di partire per l'Europa per lavorare negli ospedali e offrirsi come volontaria dove serve. Sai, dopo la guerra...".

Lilian inarcò un sopracciglio e Albert, che stava cercando di ingoiare un altro boccone amaro come il fiele, quasi si aspettò cosa avrebbe detto. Si chiese quanto ancora avrebbe funzionato il suo autocontrollo, prima di finire in pezzi come una vettura che aveva guidato tanti anni prima. E con la quale, tanto per cambiare, era riuscito a raggiungere Candy.

"E che lavoro fa di preciso, questa Candy?". Il tono della ragazza era quello di qualcuno che domandi a un bambino che razza di pasticcio abbia combinato in cucina.

"È un'infermiera ed è anche molto brava. Le devo la vita, quando ho perso la memoria è stata lei a supportarmi". Albert sapeva che non avrebbe dovuto scoprirsi, ma non avrebbe sopportato neanche una parola di disprezzo verso di lei. Poteva davvero smettere di rispondere di se stesso, a quel punto.

"Bene, allora avrebbe dovuto essere al nostro fidanzamento. L'avrei ringraziata di persona per averti fatto arrivare fino a me, tesoro".

Oddio, dammi la forza...

Terence non parlò, ma la domanda muta era così chiara nei suoi occhi che Albert si sentì quasi soffocato come se fosse stato posto alla gogna.

Non c'era perché tu mi hai fatto passare per un mascalzone ai suoi occhi. Non c'era perché eravamo innamorati, pur non avendolo mai confessato, e tu hai mandato tutto in malora. Non c'era perché non volevo che soffrisse, visto che era anche il giorno del suo compleanno e sembra quasi che ci siamo fatti beffe di lei.

Qualunque cosa avesse detto, Lilian o Terence avrebbero subodorato il suo interesse per Candy. Ma, tra i due, che lo intuisse il suo giovane amico era meno grave.

"Voleva stare con la sua famiglia e i suoi amici". Guardò Terence e dalla sua espressione dura capì che avevano molto di cui parlare. Dannazione. Avrebbe dovuto essere sollevato che non gongolasse, invece era più preoccupato di prima.

"E dov'è che vive? Non erano gli Ardlay la sua famiglia?".

"Tesoro... credo che Terence ora sia molto stanco, perché non lo lasciamo riposare?". Per fortuna, quell'appellativo, che si era sforzato di dirle per la prima volta da quando la conosceva, ebbe l'effetto desiderato.

Lilian si volse verso di lui con la sorpresa stampata sul viso e per un orribile istante pensò che lo avrebbe baciato di nuovo.

Preferisco farmi mordere da una tarantola, piuttosto...

Perlomeno l'argomento Candy era stato accantonato. Per ora. Ma avrebbe di certo dovuto tornarci con Lilian e forse anche con Terence.

Sperava solo che accadesse il più tardi possibile. Doveva ancora metabolizzare la prossima partenza di lei e il fatto che forse l'aveva appena persa per sempre.