Angolo dei commenti:

Ericka Larios: Scrivere di Candy che si toglie la spilla ha straziato anche me, lo confesso. Ma era un passaggio necessario, un gesto simbolico per lasciarsi indietro il passato e andare avanti: Candy ha bisogno di lasciarsi Albert alle spalle o rischia davvero di soccombere. Per quanto riguarda Lilian e company non posso che darti ragione: sono criminali. Tu quindi sei sicura che riusciranno nel loro macabro intento? Resta ancora molto da scrivere, spero continuerai a seguirmi per scoprirlo. A presto!

MariaGpe22: Terry sta cercando, come hai intuito tu, di trovare il bandolo della matassa e al contempo di dare il proprio contributo in maniera discreta. O quasi. Sì, dovrebbe supportare Albert. Ma dopo tutti quegli anni magari sente di non poter esagerare e non trova l'occasione giusta. Hai ragione, Ethan è astuto e pericoloso! Sono felice che la storia ti piaccia e ti faccia emozionare, anche se spesso si tratta di emozioni negative! Un abbraccio dall'Italia!

Lili: Albert sta adempiendo ai suoi doveri di patriarca per non creare uno scandalo, mi spiace che tu lo veda come un burattino. Candy di sicuro ha bisogno dell'appoggio di qualcuno, ora che si lascia la spilla e l'amore della sua vita alle spalle, ma non è detto che debba innamorarsi di nuovo. Forse, a questo punto, ne diventerà persino incapace. Grazie a te per seguirmi!

Charlotte: Mi sono divertita in maniera quasi sadica a far incontrare quei tre, lo confesso: il povero Albert non sapeva più a che Santo votarsi! Intanto, Candy ha visto l'ennesima foto sul giornale, ormai il suo destino è ritrovarseli ovunque. Aahahah Ethan è pericoloso ma a quanto pare, come dici tu, per Lilian è il miglior amante in assoluto: toh, guarda un po' come comincia il prossimo capitolo! Grazie e alla prossima!

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Una piccola valigia

Lilian appoggiò il capo sul petto nudo del suo amante inspirando il profumo muschiato di sudore misto a qualcosa che le ricordava la vaniglia. Finalmente, dopo tanto tempo, si era potuta di nuovo perdere nel suo abbraccio lussurioso e assaporare i baci avidi che sembravano volerle mordere le labbra a sangue.

La prima volta era stata veloce, urgente. La seconda più attenta, ricca di attese e carezze.

"Ti ha toccata?". La voce baritonale le rimbombò nell'orecchio attraverso il torace. Lilian sollevò il capo per guardarlo.

"Cosa?!". Era divertita, davvero.

Ethan le prese il viso con una mano, stringendole le guance e avvicinandosi fino a portarsi a un pollice dalla sua bocca. "Voglio sapere se ci ha provato con te, ora che siete fidanzati".

Senza poterselo impedire, Lilian scoppiò a ridere, anche se il desiderio di baciarlo era irresistibile. Sussultò tanto che le vennero le lacrime agli occhi e ricadde sul cuscino, stremata come dopo aver fatto l'amore con lui.

Ma lui non rideva, anche se sembrava più calmo dopo quella dimostrazione della sua negazione. Tuttavia, sentì il bisogno di essere esplicita: "Ethan, William mi odia. Non sono nemmeno sicura che voglia altri figli da me, o... che sia in grado di averne".

Ricominciò a ridacchiare, anche se Ethan non sembrava divertito.

"È pur sempre un uomo, fino a prova contraria. Prima o poi ti rivendicherà, anche se non sei la sua prima scelta".

Lilian si girò a pancia in giù sul materasso, avvertendo appena la rotondità del ventre premere contro di esso. "Sai che accadrà, prima o poi. E a breve dovrò giocarmi l'ultima carta per farmi sposare. Non posso esimermi, Ethan". Era più seria, ora.

Lui si lasciò ricadere a sua volta sul cuscino, le braccia dietro la nuca. Fissava il soffitto con le sopracciglia contratte e sembrava contrariato. Molto contrariato.

"Ti senti attratta da lui?", chiese con una voce stizzita, quasi sfidandola a dirgli di sì.

Lilian dovette dirgli una bugia. Perché sì, anche se non lo amava affatto, non poteva dire di essere indifferente al suo fascino algido e più di una volta si era chiesta come sarebbe stato perdersi fra quelle braccia in apparenza così riluttanti a stringerla. Toccare quel corpo persino più definito di quello magro di Ethan.

"Non dire sciocchezze", rispose con una nota di rabbia per mascherare la verità.

"Non mentirmi!". In pochi gesti, Ethan l'aveva stretta di nuovo contro il suo corpo e sentì che tremava. La sua era di sicuro rabbia autentica.

"Se mi stringi troppo potresti fare male al bambino", disse gelida, cercando di mostrarsi ancora indignata e affatto spaventata. La realtà era che un po' lo era e nemmeno per la prima volta.

Ethan era pur sempre il ragazzo che era stato costretto a vendere il proprio corpo per non morire sulla strada. E che aveva sfruttato la sua passione per la chimica e i veleni per entrare in un giro pericoloso dal quale voleva solo fuggire.

Per molto tempo Lilian era stata dubbiosa nei suoi confronti, pur se attratta in maniera irresistibile. Alla fine, aveva capito che Ethan l'amava davvero e che non era solo il suo lasciapassare per una vita migliore. D'altronde era destinata a sposare un uomo di ben altra posizione in società e fuggire insieme non avrebbe portato loro maggiori guadagni. Anzi.

Forse sarebbe stata lei stessa costretta a prostituirsi.

Quel bambino, arrivato fin troppo tardi vista la poca attenzione che ponevano durante i loro incontri, aveva in qualche modo risolto le cose. Un uomo da incastrare. Dei soldi. E forse, un giorno, anche una sostanziosa eredità.

La stretta di Ethan si era allentata un poco e lui le aveva accarezzato una guancia in modo rude: "Dobbiamo dargli un futuro, ma non voglio che chiami papà quel cherubino ingessato. Voglio che tuo marito sparisca prima che mio figlio inizi a parlare".

Lilian emise un leggero sospiro. Non era ancora sposata e già doveva concentrarsi su quando sarebbe rimasta vedova.

Perché ormai era certa di aver preso quella decisione ed era d'accordo con lui, ma il rischio era davvero molto alto.

"Ethan, facciamo un passo alla volta. Fuori dall'orfanotrofio c'è di sicuro un uomo travestito da straccione o da poliziotto che sta piantonando il luogo in attesa che io esca. Mia madre è in casa che aspetta il mio ritorno entro le sei per la cena, convinta che io mi intrattenga con i bambini dopo aver lasciato la mia donazione mensile. Semmai riuscirò a convincere William a sposarmi entro un mese, dovrò anche fare in modo che non mi obblighi a farmi visitare, per i mesi che restano, da altri medici che non siano mio zio. E io devo affrontare tutto ciò da sola!".

Ora che aveva elencato tutte quelle cose si sentiva davvero sopraffatta e anche un po' frustrata. Aveva segreti con tutti tranne che con Ethan, se escludeva l'attrazione fisica verso William. Inoltre, fare fronte ai sintomi della gravidanza non era affatto un gioco da ragazzi.

Lui parve ammorbidirsi, chiuse gli occhi e lasciò ricadere la mano. "Va bene, lo capisco. Ma sarà uno dei nostri prossimi passi. Avrò bisogno di soldi, però. Il veleno che mi servirà costa molto".

"Potrebbe essere pericoloso. Non stiamo parlando di una delle tue... cavie, ma di un uomo molto in vista nella società. E avrà un suo medico personale". Incatenò le pozze scure dei suoi occhi nei propri e sperò che lui comprendesse che non era un'operazione semplice come sperava.

Ethan affondò le dita della mano destra tra i suoi capelli, facendole socchiudere gli occhi al suo tocco. "Non so cosa ho fatto di buono, nella vita, per meritarmi una donna come te. Ti ho seguita per anni e mi sembravi irraggiungibile".

Lilian tacque, adorando le sue parole ma sperando al contempo che gli fosse arrivato il messaggio che stava cercando di trasmettergli: anche lei voleva vivere con lui e con lui solo, ma non potevano concedersi il lusso di commettere errori irreparabili, specie con un bambino in arrivo.

La sua voce divenne vellutata come quella carezza, quando proseguì: "Tu sei la ricompensa per le mie sofferenze e la mia solitudine. La redenzione per i miei peccati. E ti giuro su cosa ho di più caro che un giorno io e te saremo uniti per sempre".

Accettò il suo bacio dolce ma avido, le sue mani che le scendevano sulle spalle e sulla schiena nuda, arrendendosi ancora una volta al suo corpo premuto contro il proprio.

Anche se ancora non sapeva in che modo, Lilian era certa che William Albert Ardlay e i suoi soldi sarebbero stati il lasciapassare verso la sua nuova vita con Ethan.

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Candy chiuse la valigia e pensò che non le era parsa mai così piccola e inutile: dentro doveva metterci davvero troppe cose, sia materiali che non. Sogni infranti, speranze morte e una buona dose di sfortuna.

Le dispiaceva non salutare Terence come gli aveva quasi promesso, ma un addio veloce sarebbe stato più indolore per tutti. Non voleva che nemmeno i bambini la vedessero partire, perché stavolta non sapeva quando sarebbe tornata. Era già scoppiata in lacrime per l'ennesima volta davanti al buon dottor Martin, la mattina precedente, e persino lui le era parso commosso come mai lo aveva visto.

Miss Pony e Suor Lane, invece, avevano accettato la sua partenza già annunciata con un sorriso mesto. Ma anche a loro aveva riservato una piccola bugia e stava partendo per il porto mentre il cielo riportava ancora appuntate sul suo manto le ultime stelle. La falce di luna appesa sembrava un sorriso sbilenco che non riuscisse a trasmettere gioia, quasi una smorfia di disappunto.

Candy indossò il cappotto, chiudendo i bottoni con gesti metodici e raccogliendo la valigia dal letto che aveva appena rifatto. Guardò la stanza per l'ultima volta, controllando che tutto fosse in ordine e, uscendo con passi brevi e controllati dalla Casa di Pony, ripensò alle lettere che aveva spedito ad Archie e Annie, nonché a quelle che aveva lasciato in cucina per le sue madri e i bambini.

Non una parola per Albert. Non ne aveva avuto il coraggio. Temeva che i suoi sentimenti sarebbero trapelati e neanche poteva mentirgli dicendogli che gli augurava di essere felice e di stare tranquillo per lei. La verità era che il dolore era ancora così grande che non era riuscita a perdonarlo del tutto, anche se forse alla fine la colpa non era tutta sua.

Candy era stata solo troppo sciocca a illudersi.

Albert doveva sottostare ai desideri della sua famiglia, errore o meno, e lei non sarebbe comunque mai rientrata nei canoni imposti dalla zia Elroy. Era accaduto nella maniera peggiore, ma prima o poi la loro separazione sarebbe comunque stata inevitabile.

Uscì nell'aria fredda della notte non ancora divenuta mattino e i suoi piedi la portarono, contro la propria volontà, verso la Collina di Pony, per la prima volta da quando si era separata da Albert.

Se sopporto questo, allora sono pronta.

Giunta in cima, Candy aveva già gli occhi colmi di lacrime, il respiro corto e le immagini del suo principe in kilt che le vorticavano nella mente. Diventarono quelle di Albert adulto che la abbracciava, che le chiedeva di ridargli la spilla. Ma nel buio, la collina con il suo grande albero sembrava solo una sagoma spettrale. L'ultimo vestigio di una vita luminosa che era morta e sepolta.

Il suo dolore, adesso, somigliava più a un lutto che a un'agonia e Candy pensò che fosse un buon segno: forse era così che sarebbe avvenuta, infine, l'accettazione.

Davanti aveva un lungo viaggio e la nave che l'avrebbe portata in Europa sarebbe partita solo il giorno dopo. La tratta in treno sarebbe stata forse la più straziante della propria vita, ben peggiore di quella che un giorno nevoso aveva affrontato tornando da New York, dopo l'addio a Terence. Ma l'avrebbe sopportato, anche se le sembrava di strapparsi via un arto, allontanandosi in quel modo.

Camminando senza più guardarsi alle spalle, Candy raggiunse la strada principale sperando di trovare presto un passaggio che l'avvicinasse alla stazione.

Se era fortunata, ci sarebbe riuscita prima che facesse giorno.

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"Dobbiamo fermarla!".

"Cosa?! Di chi parli?". Archie udì il grido della fidanzata provenire dalla cornetta del telefono e si chiese come potesse essere già cosi arzilla a quell'ora del mattino. Erano a malapena le sette e lui, di norma, avrebbe dormito almeno per un'altra mezz'ora.

"Ma di Candy! Non mi dire che non hai ricevuto la sua lettera!".

Lui chiuse gli occhi, sedendo sulla poltrona nello studio ancora buio. Certo che l'aveva ricevuta e stava ancora dibattendo con se stesso se fosse stata una buona idea tacerne ad Albert.

Caro Archie, amico mio,

non so esprimerti la gratitudine che provo nei confronti tuoi e di Annie per aver cercato di essermi vicini in questo momento così difficile. Mi scuso se quel giorno vi sono apparsa così scostante, ma è un dolore che devo tenere lontano dal mio cuore se voglio superarlo. E, tuttavia, ho tratto conforto dal vostro affetto, molto più di quanto vi abbia dimostrato. A proposito, grazie per i regali e i messaggi che avete fatto recapitare alla Casa di Pony per il giorno del mio compleanno! Il vestito e i fazzolettini ricamati sono già nella mia valigia e mi seguiranno nel mio viaggio in Europa.

Sì, Archie, sto partendo. Prenderò la prima nave da New York che troverò disponibile e voglio dirti che vi avrò tutti nel cuore. Ti prego, di' anche ad Annie di non preoccuparsi per me, pur se le scriverò. Ho davvero bisogno di fare questo viaggio: voglio raggiungere la Francia e, se riuscirò, recarmi nel luogo in cui è precipitato l'aereo di Stair. Perdonami, non voglio rinnovare il tuo dolore, ma sai quanto amassi il mio caro amico e nel mio cuore desidero dirgli addio dove tutto è accaduto. Pregherò anche per te e ti terrò informato.

Continuate con le vostre vite, io lo farò con la mia. Non voglio mentirti, non so se tornerò indietro. Può darsi che in Europa mi trovi bene e resti lì in pianta stabile per lavorare e fare volontariato. D'altronde, sono o non sono la migliore infermiera di Chicago?

Ti abbraccio, abbi cura della mia Annie.

Candy

"Ci sei?!". La voce, urgente, gli trapanò l'orecchio. Sì, l'istinto era quello di fermarla, ma non poteva che rispettare la decisione di Candy, anche se sarebbe stata una sofferenza enorme.

"Adesso basta, Annie! Se lei non desidera rimanere, noi non possiamo convincerla. Qui soffrirebbe ancora di più". La voce era pacata, ma il silenzio che seguì alle sue parole gli fece comprendere che aveva colpito nel segno.

Ora avvertiva soltanto i singhiozzi sommessi della sua fidanzata.

"Ma non è giusto! Candy ama Albert e Albert...".

"Albert ha fatto la sua scelta e noi non possiamo farci niente. Anche io avrei voluto vederli felici insieme, ma non posso entrare nelle loro decisioni". Guardando verso la finestra, Archie vide la luna scomparire lentamente contro i raggi del sole nascente. Anche Candy stava sparendo così dalle loro vite: in silenzio, senza che quasi se ne accorgessero.

"Forse hai ragione". La resa di Annie, dopo che era stata così veemente fino a qualche minuto prima, gli fece suonare in testa un campanello di allarme.

"Se anche la fermassimo, alla fine se ne andrebbe lo stesso, capisci?", aggiunse per rimarcare il concetto.

"Candy è sempre stata testarda e ha preso le sue decisioni in autonomia. Non c'è niente che possiamo fare per lei, se non vuole". Annie era quasi atona e Archie pregò che fosse rassegnazione vera. Che poteva fare da sola, d'altronde? Di certo non seguirla!

"Cerca di riposare, più tardi ti vengo a prendere e facciamo una passeggiata al parco, d'accordo?". Archie tentò di essere conciliante: capiva che la sua fidanzata aveva bisogno di conforto e, a dire il vero, anche lui voleva sentirla vicina per stare uniti nella perdita comune.

"No, oggi no... in mattinata andrò all'orfanotrofio in centro e...". Il tono esitante, la voce tremula. Gli stava forse mentendo?

"Non ci sei andata già ieri?".

"Sì, ma... ho promesso ai bambini che avremmo fatto una torta insieme".

Archie si accigliò. Forse era solo diventato paranoico. No, la sua remissiva e dolce Annie non si sarebbe messa all'inseguimento di Candy in una missione impossibile e inutile.

"Va bene, allora chiamami tu quando vorrai di nuovo vedermi", ribatté fingendosi offeso.

Lei ridacchiò e gli rispose che lo amava. Archie lo ripeté, desiderando d'improvviso che diventasse sua moglie. Era come se l'infelicità di Candy e Albert dovesse essere in qualche modo riscattata e lui potesse farlo solo stringendo la sua fidanzata fra le braccia per sempre.

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Ci era ricascato, lo sapeva.

Albert stava di nuovo facendo lavorare il proprio cervello al massimo regime ripensando a Lilian e a Candy. A Candy e a Lilian. Diamine, si era persino soffermato a riflettere su come la zia Elroy fosse più tranquilla, quando aveva chiaramente espresso il desiderio di sposarsi non prima di un anno e mezzo o persino due. Ogni suo sospetto era stato così cancellato in via definitiva.

Un problema in meno.

Ma come concentrarsi su quei dannati numeri che occhieggiavano beffardi dal foglio sulla scrivania quando ancora gli echeggiava in testa la relazione avuta da Georges solo un'ora prima?

"Intorno alle quattro di pomeriggio la signorina Lilian è stata vista entrare all'orfanotrofio dove svolge opere di beneficienza. Il nostro uomo ha detto persino di aver riconosciuto la signorina Annie Brighton, giunta circa un'ora dopo con la sua dama di compagnia. Pare che Lilian Rousseau si sia trattenuta a lungo, emergendo da una via laterale intorno alle diciassette e trenta".

"Una via laterale?", aveva chiesto inarcando un sopracciglio.

Georges aveva annuito e spiegato che l'edificio, tra l'altro piuttosto vecchio e cadente, aveva un'uscita secondaria che dava sul vicolo posteriore. Il motivo per cui la signorina avesse atteso l'arrivo dell'auto uscendo proprio da lì gli era oscuro, ma avrebbe osservato le sue prossime mosse se si fosse ripetuto.

Albert rinunciò a studiare i bilanci della settimana e si mise a battere la penna ritmicamente sulla scrivania, come se quel gesto l'aiutasse a pensare.

Porta secondaria o no, Lilian era una donna impegnata in opere di bene. Una filantropa per scelta o per convenienza che gradiva persino il contatto con i bambini. Ma Lilian era anche una donna fredda e calcolatrice, che non aveva esitato a giacere con un uomo non in possesso delle sue piene facoltà mentali e fisiche solo per sposarlo.

E baciava come nessuna donna perbene si sarebbe mai sognata di fare.

Chi era davvero, colei che stava per sposare? Come poteva, con un passato così impeccabile e una famiglia tra le migliori dell'alta società, avere due personalità pressoché opposte?

Espirando forte dal naso, Albert lasciò cadere la penna sulla scrivania e giunse le dita delle mani poggiandovi sopra la fronte.

Era di nuovo il turno di Candy.

Dio solo sapeva se non aveva cercato di non pensare a lei, ma invadeva i suoi sogni tutte le notti. Candy che fuggiva via e lo schiaffeggiava. Il dolore nei suoi occhi, le sue lacrime. La rabbia e la gelosia che poteva leggere nei suoi lineamenti delicati. Le sue labbra che lo cercavano e lo sfioravano teneramente, prima di schiudersi per baciarlo con passione e desiderio.

L'ultima parte, che era quella che più anelava, naturalmente era solo frutto della sua fantasia.

Albert aveva perso la sua occasione di baciarla tempo prima e ora non poteva neanche sperare nel suo perdono. Averla accanto, poter sentire le sue risate e i suoi crucci come quando vivevano insieme gli era ormai proibito per sempre.

Perché anche se alla fine fosse riuscito a non sposare Lilian, lei se ne stava per andare via. Terence lo aveva guardato con l'accusa negli occhi e Albert aveva capito che l'avevano persa entrambi. Ciò significava che Candy, semmai gli servissero altre conferme, aveva scelto lui persino dopo aver rivisto Terence.

"Maledizione!". Batté un pugno sulla scrivania, alzandosi.

Ovunque se ne fosse andata, in Europa, l'avrebbe ritrovata. Ma solo quando fosse stato il momento, non prima. Non poteva chiederle di perdonarlo o di avere fiducia in lui prima di aver risolto la questione. Scrivere quella lettera, che lei l'avesse letta o meno, forse non era davvero servito a nulla.

Non ti chiedo di perdonarmi, ma di avere fiducia in me: sono stato incastrato da quella donna, non ero consapevole di ciò che stava accadendo... Candy, non voglio raccontarti queste cose, ma sappi che io non ho mai desiderato stare al suo fianco. Mai come ho desiderato stare al tuo. Per il tuo ventunesimo compleanno mi ero ripromesso di chiederti di diventare mia moglie. E, se riuscirò a dimostrare che Lilian mi ha ingannato, forse un giorno potrò ancora farlo. Sono sempre io, il tuo Albert. E ti amo, ti amo con tutto il mio cuore.

Caspita, se Candy l'avesse letta non sarebbe partita! Invece non solo non aveva più avuto sue notizie, ma forse stava già per lasciare il Paese! Sì, di sicuro aveva strappato o bruciato la lettera, ne era certo. Magari aveva visto quella maledetta foto sul giornale ed era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

Doveva assolutamente trovare qualcosa contro Lilian e ricattarla per farsi confessare la verità, o sarebbe impazzito! Cosa gli sfuggiva di quella donna diabolica?

Camminando per la stanza ripensò con attenzione alle parole di Georges

Il nostro uomo ha detto persino di aver riconosciuto la signorina Annie Brighton, giunta circa un'ora dopo

e quasi si avventò sul telefono.

Compose il numero ma riagganciò giunto a metà. Che diavolo le avrebbe detto?

Oh, ciao, Annie, come stai? Tutto bene con Archie? Non lo vedo da un paio di giorni... A proposito, so che ieri hai incontrato Lilian all'orfanotrofio, non è una curiosa coincidenza che facciate beneficienza nello stesso luogo?

Suonava davvero tutto molto strano, ma moriva dalla voglia di ascoltare la sua risposta. Magari gli avrebbe riferito che si annoiava a morte, confermandogli che era lì solo per dovere. Oppure che si era defilata quasi subito per andare a fare compere sbucando dal retro giusto all'ora del rientro.

E i suoi acquisti dov'erano? Di certo una come lei se li fa recapitare a casa...

Perso in quei ragionamenti, Albert compose il numero di casa Brighton quasi a memoria e chiese se la signorina era in casa.

"Mi spiace, ma è uscita circa venti minuti fa con la sua dama di compagnia. Pare che avesse in programma un viaggio improvviso".

Albert aggrottò le sopracciglia e si azzardò a domandare alla cameriera: "Le chiedo scusa per la mia invadenza, ma... sa per caso dove fosse diretta?".

Aveva un vago sospetto e sperò che fosse sbagliato. Invece bastò la breve risposta a confermarlo.

"Non saprei, signor Ardlay, ma ho sentito parlare del porto di New York...". La donna all'altro capo del telefono aveva abbassato la voce, come non desiderasse che la udissero, ma lui sentì il nome di quella città arrivargli alle orecchie come un colpo di fucile.