Angolo dei commenti:

Ericka Larios: Raccolgo il tuo sfogo con grande comprensione, ma purtroppo è proprio per non rendere stupidi i personaggi che devo essere cauta nel trattare questa situazione: Albert non si ricorda nulla di quello che è successo, non ha la certezza matematica che il figlio non sia suo. Ovviamente Candy non può andare da Lilian e picchiarla, né Albert si lascerà avvelenare come un pivello. Ma per rendere tutto realistico hanno dovuto dirsi addio.

Eydie Chong: Anche a me mentre scrivevo si è stretto il cuore e, benché siano emozioni dolorose, grazie a te per seguirmi!

MariaGpe22: Posso ben capire le emozioni che ti hanno afflitta: se provi a cercare la canzone che ho citato all'inizio, magari traducendo il testo, e l'ascolti mentre leggi è ancora peggio :-p Mentre scrivevo era ardua anche per me... Ti ringrazio per aver compreso le ragioni profonde che hanno spinto, in questo ambito, Candy e Albert a separarsi, anche se la distanza farà ben poco. E comprendo che tu odi Lilian, penso non piaccia a nessuno XD Coraggio, la storia ha ancora parecchi capitoli. Non è finita e tutto può accadere, nel bene e nel male.

Charlotte: Il dolore che hanno provato Candy e Albert difficilmente si spegnerà col tempo e la distanza. Il bacio era colmo di amore ma anche di lacrime, ahimè. Quindi tu riponi le tue speranze nel dottor Stevenson? Beh, chissà che non si penta prima o poi. Oppure ha troppa paura di perdere il lavoro...

Danny Cornwell: Il dottore cerca di salvarsi pelle e carriera, quindi ha imparato a eludere le domande di Albert, ma è davvero sotto pressione. L'addio è stato molto complicato per me da scrivere, soprattutto a livello emozionale, perché io entro dentro i cuori dei miei personaggi e cerco di carpirne e mostrarne i sentimenti: non so fino a che punto ci riesco, ma ti assicuro che i loro dolori li provo tutti XD Io non credo che Terry amasse Susanna e di certo anche il loro addio è stato straziante, ma per Candy è già il terzo che deve dare all'amore e sarà davvero difficile riprendersi. Perlomeno, sono riuscita a redimere Albert ai suoi occhi...

Lili: L'addio doloroso è avvenuto, purtroppo. Ora... chissà, continuando a leggere lo scoprirai ;-)

- § -

- § -

- § -

Nel più bel sogno, ci sei solamente tu
sei come un'ombra che non tornerà mai più
tristi sono le rondini nel cielo
mentre vanno verso il mare
è la fine di un amore

Io sogno e nel mio sogno vedo che
non parlerò d'amore, non ne parlerò mai più

quando siamo alla fine di un amore
piangerà soltanto un cuore
perché l'altro se ne andrà
Ora che sto pensando ai miei domani
son bagnate le mie mani
sono lacrime d'amore

Nel più bel sogno ci sei solamente tu
sei come un'ombra che non tornerà mai più
questa canzone vola per il cielo
le sue note nel mio cuore
stan segnando il mio dolore

(Canzone - Don Backy)

- § -

- § -

Facendo l'amore con il dolore

Archie guidava con gli occhi puntati sulla strada e Annie si voltava spesso per guardarla, come se volesse accertarsi che fosse ancora lì con loro. Oppure per capire se avesse cambiato idea.

Ma Candy era silenziosa e non aveva affatto cambiato idea.

Guardava fuori dal finestrino ripercorrendo, come in un film, il suo ultimo incontro con Albert. Aveva cercato con tutte le proprie forze di rimanere fredda, ma vedere le lacrime di Albert e quella sofferenza così atipiche in lui, prima di udire la sua dichiarazione d'amore, era stato più di quanto il suo cuore innamorato e straziato potesse sopportare.

E quel bacio, così sognato, così perfetto... così pieno di promesse che non sarebbero state mai mantenute...

Aveva sognato di accettare il suo invito ad andare in Africa e fuggire da quella donna che aveva rovinato le loro vite, ma non c'era più solo il suo onore in ballo: c'era anche una vita innocente. Che fosse o meno il figlio di Albert meritava protezione e amore e lei, che i genitori non li aveva mai conosciuti, lo sapeva bene.

Era stata felice di aver ripristinato l'immagine impeccabile dell'uomo che amava, ma le sarebbe rimasto solo quello: Albert non era cambiato, non aveva sbagliato consapevolmente e non si era mai innamorato di un'altra donna.

Era stato ingannato e, per quanto il suo istinto le urlasse di gridare contro Lilian Rousseau fino a farle confessare le sue malefatte, Candy sapeva che c'erano equilibri che non poteva toccare. Lui stesso stava indagando con discrezione, non trovando alcuna prova concreta contro di lei.

Candy aveva saputo da Archie che la zia Elroy si era sentita male dopo aver saputo quanto era accaduto, ma di aver dimenticato le macchinazioni di Lilian, risvegliandosi solo con la convinzione che suo nipote stesse per sposarsi.

Se avesse potuto dimenticare anche lei con la stessa facilità! Non appena lo pensò, però, avvertì un brivido: non solo la povera prozia aveva avuto un ictus e forse soffriva di demenza senile, ma dimenticare Albert per Candy avrebbe significato cancellare la sua vita da quando aveva sei anni in poi.

Lui era stato presente fin da quando era solo una bambina.

Sospirò, perdendo lo sguardo sulle onde di quell'oceano che l'avrebbe portata, ancora una volta, lontana dai suoi affetti.

Con la coda dell'occhio, scorse Annie fissarla di nuovo e si sforzò di sorriderle. Ricordava il suo stupore, quando Archie aveva confermato la versione di Albert sulle macchinazioni di Lilian, arrossendo come un ragazzino.

"È inutile nascondertelo, Annie, visto che abbiamo litigato anche per quello". La sua espressione era quella di una donna che abbia finalmente rimesso al loro posto i pezzi di un puzzle. Poco prima di partire da casa Brighton, dove l'avevano ospitata, aveva approfittato della comprensione che era calata tra loro per chiedere ai due amici di avere cura di Albert.

"So che non è felice con Lilian, ma vegliate su di lui. Si sta comportando da uomo d'onore anche se Lilian lo ha ingannato e voglio... che stia sempre bene. Vi scriverò, tenetemi informata, per favore. E, Annie, non dimenticare mai di visitare Miss Pony e suor Lane con i bambini".

Gli sguardi allarmati di Archie e Annie le avevano suggerito che erano sconvolti all'idea che parlasse come se non avesse più intenzione di tornare. Ma come farlo quando quei luoghi le avrebbero sempre ricordato ciò che aveva perduto?

Ora che la grande nave l'attendeva a poca distanza dall'auto da cui erano appena scesi, Candy capì che stava facendo un passo enorme. Era come se, invece che salire a bordo, stesse per gettarsi nelle acque profonde senza sapere bene come risalire in superficie. Come se avesse dovuto fare la traversata a nuoto con la sola forza di braccia e gambe.

Ricostruirsi e riprendere le redini della propria vita avrebbe richiesto molto, molto tempo...

Archie l'aiutò a sistemare la valigia in cabina con gli occhi lucidi e Annie l'abbracciò piangendo. Strinse a sé quella che era come una sorella e lo fece anche con l'amico sincero e caro che pareva non avere il coraggio di fare lo stesso. Lo sentì tirare su col naso e le ricordò dolorosamente il pianto silenzioso di Albert mentre le diceva addio.

Tutto, tutto la riportava a lui.

"Abbi cura di te, per favore. E torna da noi appena ti sentirai pronta", mormorò Archie asciugandosi gli occhi con discrezione, stringendo a sé Annie e porgendole un fazzoletto.

Candy annuì, non fidandosi della propria voce. Tentò di parlare cambiando discorso: "Archie, ti farò sapere se ho notizie del capitano Rolf Baughmann, lo cercherò al mio arrivo". Non sarebbe stato come riportargli Stair, ma avere la possibilità di vedere dove il suo aereo si era inabissato e magari avere una foto di quel mare sarebbe stato come poter piangere sul suo corpo mai ritrovato.

Candy si affacciò al parapetto della grande nave, sentendosi quasi come tanti anni prima, quando Georges Villers l'aveva portata via dalla Casa di Pony per farla studiare alla Saint Paul School di Londra. Per ordine dello zio William.

Quello zio William che si era rivelato essere il suo amato Albert.

Smetterò mai di pensare a te? Sarà davvero sufficiente mettere tra noi un oceano perché io riesca a dare pace al mio cuore martoriato?

Dietro al velo delle lacrime, mentre l'imbarcazione si staccava gentilmente dal molo e agitava il braccio in cenno di saluto verso Archie e Annie, Candy si sentì sola come mai le era capitato in vita sua.

Sì, è successo invece: è stato quando lui ha recuperato la memoria e mi ha lasciata sola alla Casa della Magnolia. Allora, avevo ancora una speranza di rivederlo...

Annie gridò qualcosa, ma la sirena cupa della nave cancellò le sue parole.

"Addio, Annie! Addio, Archie! Abbiate cura di voi!", gridò mettendo le mani ai lati della bocca.

Vegliate sul mio principe. Non lasciate che quella donna gli faccia del male...

Il cuore le mancò un battito. Aveva deciso di andarsene, di lasciare che Albert fosse il marito di Lilian come era giusto che fosse. Ma non si era chiesta quanto potesse andare lontano una donna come lei. Quanto male ancora poteva fargli?

- § -

Albert trattenne l'impulso di aprire la finestra per lasciar passare un po' d'aria nella stanza che odorava di chiuso e inspirò profondamente.

Forse se lo stava solo immaginando, o forse era vero: in quella stanza dai mobili color verde menta che lui stesso aveva costruito per lei, aleggiava ancora il profumo di Candy.

Quando aveva deciso di entrare lì lo aveva fatto seguendo un impulso incontrollabile. Solo ora si rendeva conto che stava, di fatto, invadendo la sua privacy, quasi la stesse baciando e accarezzando.

Guardò il letto nel quale aveva dormito tante volte.

Vi sedette, carezzando il copriletto come se si trattasse della sua pelle e affondò le dita sotto al cuscino come fossero i suoi capelli.

"Li hai fatti per me?! Oh, Albert, ma sono stupendi! Adoro il colore!". Candy volteggia per la stanza come una ragazzina, mentre i suoi riccioli d'oro, sciolti, la seguono come un manto.

Il nodo in gola si strinse e Albert vide la testiera di quel letto, che aveva realizzato con tanto amore, sdoppiarsi, triplicare, assumere le sembianze di un prisma dietro la lente salata delle lacrime.

Candy stava partendo in quel momento, lo sapeva. Gli bastò alzare lo sguardo sull'orologio intarsiato del caminetto per accorgersi che la sua nave stava di certo lasciando il porto di New York in quel preciso istante. E lui, che sapeva di non poterla salutare di persona perché sarebbe stato come strappare il proprio cuore dal petto e anche il suo, aveva deciso di darle il suo personale addio così, introducendosi nella sua stanza come un ladro. O un amante clandestino.

Allungò una mano tremante verso i cassetti del comodino e fu come spogliarla dei suoi vestiti durante una prima notte di nozze che non sarebbe mai arrivata.

Una goccia cadde, staccandosi dalla guancia: anche quella mattina aveva dimenticato di farsi la barba e ne avvertì il pizzicore sotto al calore della propria lacrima.

Prese un respiro stentato e individuò subito, in quel cassetto, il diario di Candy. Quello che lo zio William le aveva regalato quando era una ragazzina che studiava in un college di Londra. Quello pieno di racconti di Terence, che le aveva ridato un giorno di sole a Lakewood. Quello che una Candy ormai donna e consapevole gli voleva ridare, quasi si trattasse del proprio cuore. Ma non aveva fatto in tempo.

Lo riprese lui, come avrebbe preso le sue labbra mentre le mani percorrevano il suo corpo arreso e bruciante.

Albert si passò un braccio sugli occhi e sfogliò velocemente le pagine solo per sentire il profumo della carta. Anche quello gli ricordava Candy, molto più delle parole che vi erano vergate dentro e che non aveva bisogno di rileggere. Anche lei gli aveva detto che l'amava, ma lo avrebbe comunque capito dalla sua gelosia, dal suo pianto, dalla sua disperazione. Dalla sua fuga in un altro continente.

Ripose il diario e richiuse il cassetto, si alzò e fece qualcosa che mai si sarebbe sognato in vita sua: aprì l'armadio dei suoi vestiti.

E fu come immergersi in lei, possederla, marchiarla come propria nell'atto più alto che condividono un uomo e una donna.

Sfiorò gli abiti che lui stesso le aveva regalato come se la stesse accarezzando in modo ancora più intimo, gemendo di dolore, arrendendosi alle nuove lacrime, che divennero copiose e lo soffocarono. Stava facendo l'amore con il dolore, provando una stretta al petto e desiderando solo la solitudine confortante della natura.

Strinse fra le mani la stoffa di un vestito e la portò al viso, piangendo e respirando Candy, anelando Candy, chiamando Candy tra i singhiozzi spezzati.

L'atto supremo si stava concludendo col liquido salato delle lacrime rilasciato nel ricordo quasi tangibile del corpo di lei.

William Albert Ardlay, che aveva superato indicibili sofferenze nella sua vita con equilibrio e coraggio, non si arrendeva alla fine di un amore. Ma quello non era solo amore. No, era qualcosa che andava oltre. Era il filo rosso del destino che Candy stessa gli aveva nominato. Era l'altra metà di se stesso. Erano nati per unire le loro vite e completarsi e ora il fato avverso stava tranciando di netto un legame naturale come quello di un albero con la terra. Come quello tra il fiume e la propria sorgente.

Come quello tra una madre e il figlio non ancora nato.

Albert spalancò gli occhi, conscio che anche lui stava per avere un figlio, anche se non era certo della paternità. Quel bambino aveva molto più diritto di lui di piangere per una madre che lo stava per dare alla luce con l'unico scopo di avere al fianco l'uomo giusto per i propri fini.

Richiuse con gesti lenti l'armadio di Candy e lo fece anche con il suo cuore. Doveva riuscire a dividere l'uomo dal padre, dal marito e dall'uomo d'affari. Doveva occuparsi della sua famiglia e di sua zia.

Aggrottò le sopracciglia fissando il cassetto dove aveva riposto il diario di Candy.

Forse avrebbe potuto farlo anche lui: riversare nelle pagine bianche pianto, dolore e speranze morte.

Mancava una sola settimana al matrimonio e forse, prima di andare a vivere con Lilian, poteva darsi un'ultima chance che esulava dalle ricerche su di lei.

Albert entrò nel bagno di Candy e accese la luce. Non aveva lasciato molte cose, ma la sensazione di dolorosa nostalgia lo fece tornare indietro nel tempo alla Casa della Magnolia, dove si era ritrovato a fissarla dallo specchio mentre lei si lavava i denti e rideva per aver sbagliato a ricordare il turno in ospedale.

Oh, Albert, che sciocca! Mi sono alzata alle sei solo per ricordarmi che devo iniziare a lavorare a mezzogiorno! Però sento un buon profumino: hai preparato la colazione, vero? Ecco, lo sapevo, dovrò lavarmi di nuovo i denti!

Quasi la vide, nella sua camicia da notte lunga, che si batteva le nocche sul capo in un gesto così infantile e tenero che avrebbe solo voluto abbracciarla. Allungò una mano e l'immagine evocata scomparve dallo specchio come il fantasma di un passato lontano.

Ora c'era solo il suo volto, macchiato dalle lacrime recenti, gli occhi rossi e gonfi. Aprì l'acqua fredda e si strofinò il viso con vigore, per cancellare la sofferenza che sarebbe stata fin troppo visibile agli altri, pregando di poter portare via anche il dolore allo stesso modo.

Quando finì, usò l'asciugamano di lei, immergendosi in Candy per l'ultima volta, e vide solo un uomo composto e pallido, con due occhiaie per cui non poteva rimediare in alcun modo.

Prima di uscire, prese la chiave dalla toppa e la reinserì nella parte esterna della porta, chiudendola. Strinse in mano quella chiave e la mise in tasca. Nessuno sarebbe mai entrato in quella stanza, mai più. Neanche lui.

Semmai un giorno Candy fosse tornata, avrebbe trovato tutto come prima. Forse, anche il suo cuore devoto.

- § -

L'unica visita che aveva ricevuto dal suo scostante fidanzato era stata nel giorno in cui era andato a chiedere la sua mano, con riluttanza e freddezza.

E l'idea che William avesse, in qualche modo, scoperto qualcosa su Ethan la sfiorò come una carezza gelida. Non poteva permettersi di perdere la propria posizione e la possibilità di stare con l'uomo che amava liberamente, un giorno.

Perché lo aveva immaginato, oh, se lo aveva immaginato!

Una vedova impeccabile con una fortuna a sua disposizione, un erede e il desiderio di rifarsi una vita, cosa che sua madre non aveva potuto o voluto fare. Che l'uomo in questione fosse una persona umile e senza un passato poco importava: non era forse convinta che quella Candice, orfana e adottata dagli Ardlay, fosse la proprietaria del cuore dell'uomo che stava entrando nel salottino guardandola con il viso segnato da qualcosa che somigliava alla sofferenza?

L'unico ostacolo sarebbe stato seguire il piano di Ethan di avvelenarlo: con la servitù di fiducia di William, non avrebbe avuto molte possibilità.

"Ma che gradevole sorpresa, è dal giorno della visita medica che non ci vediamo", lo salutò accomodandosi sul divanetto rosso alle proprie spalle.

Contrariamente a quanto si aspettasse, lui girò intorno al tavolino in mogano su cui il servizio da tè era pronto da alcuni minuti assieme ad alcuni dolci alla panna e sedette sulla poltrona di fronte, poggiando i gomiti alle ginocchia e passandosi le mani tra i capelli, con la guardia palesemente abbassata.

Stava guardando il lato vulnerabile di William.

Come se si sentisse troppo scoperto, però, raddrizzò subito la schiena e la guardò, tornando al classico sguardo di ghiaccio che soleva riversarle addosso come un getto d'acqua gelida.

"Non abbiamo mai parlato veramente di quello che è successo, Lilian. E ora vorrei capire delle cose, visto che la prossima settimana diventerai mia moglie".

Lilian si mosse a disagio, cercando una posizione più comoda. In realtà, ad essere scomoda era la conversazione. Mise subito le mani avanti, prevenendo ogni insinuazione: "Non c'è molto da dire. Mi sei piaciuto fin da subito e molto probabilmente anche io a te. Quando sono salita a vedere come stavi, mi hai messo subito le mani addosso".

"Sciocchezze!", tuonò facendola quasi indietreggiare.

In effetti era stata troppo impulsiva a usare quelle parole: William non era Ethan e persino lui l'aveva seguita e osservata per anni prima di prenderla fra le braccia. Ma una volta soli, ci erano voluti solo pochi minuti perché fosse nuda e arresa.

William non era quel tipo d'uomo, se lo era ripetuto molte volte: doveva stare attenta a cosa diceva. "Sei stato molto dolce, a dire il vero. Mi hai accarezzato il viso e baciata, dicendomi che eri innamorato di me. Il resto è venuto dopo, ma sono una signora, quindi eviterò particolari che di certo già conosci. Anzi, sappi che mi offende molto sapere che li hai dimenticati!". Usò un tono risentito e quando vide l'espressione dell'uomo capì di aver fatto centro.

Nonostante il dubbio che ancora aleggiava nei suoi lineamenti, Lilian suppose che stesse valutando con attenzione le sue parole e comprese che forse stava proprio pensando a Candy. E al fatto che, con tutta probabilità, nella nebbia della propria mente avesse immaginato di fare l'amore con lei.

Anche se si fosse convinto di averla scambiata per un'altra, Lilian avrebbe comunque vinto.

"Quindi tu mi stai dicendo che ti sei innamorata di me quasi a prima vista e non hai pensato alla mia posizione e ai miei soldi?", le domandò a bruciapelo, un pugno chiuso davanti alla bocca.

Quella era una domanda facile e lei vi rispose posando una mano sul ventre, carezzandolo come a ricordargli il loro legame ormai indissolubile: "Caro William, una donna al giorno d'oggi deve stare molto attenta al tipo d'uomo che avvicina: in giro ci sono buoni partiti che però si rivelano dei violenti, oppure persone rispettabili che non hanno alcuna posizione sociale. Ho partecipato a molti ricevimenti con mia madre, che ha cercato di presentarmi i giovanotti più in vista, ma nessuno era come te".

Lui la stava ascoltando con apparente attenzione, quindi continuò, fomentata da un fondo di verità che le rendeva tutto più semplice: "Alcuni mi lanciavano sguardi lascivi che mi facevano rabbrividire. Altri erano così... sgradevoli nel loro aspetto che mi disgustava solo averli vicino. Tu sei l'unico che mi abbia colpita davvero: nonostante la tua posizione di patriarca di una delle famiglie più importanti degli Stati Uniti, sei rimasto umile e si dice che adori stare a contatto con la natura. Sei un filantropo, proprio come me. E credo che non debba insistere io sul tuo fascino, perché immagino che tu sia consapevole di quanto ne eserciti sulle signore".

Per tutta risposta, William fece una smorfia che rasentava il disgusto: "Quindi ti sei infilata nel mio letto per questi motivi?". Fu come se l'avesse schiaffeggiata. Quell'uomo era in grado di essere estremamente educato ma poi di usare parole dure come se niente fosse.

"Non mi sono infilata nel tuo letto! Non hai ascoltato quello che ti ho detto all'inizio?! Mi hai parlato di amore, di attrazione, di desiderio...".

"Mi spiace ma non me ne ricordo", tagliò corto alzandosi dalla poltrona come se se ne volesse andare.

"E pensi che a me faccia piacere?! Credi che sia stato divertente per me trovare quello che sembrava essere l'uomo dei miei sogni e poi si è rivelato così diverso da quello che avevo immaginato? Io ti ho creduto, William, ho creduto a quelle cose che tu neanche ricordi e mi ritrovo incinta e con un fidanzato che pensa che io lo abbia drogato!". Era davvero furiosa e riuscì a dare enfasi alle proprie parole. Non credeva sarebbe stata così brava come attrice, ma le bastava concentrarsi sulla frustrazione per non poter avere subito Ethan.

"Non mi sembra che la prima volta che ci siamo visti fossi così dispiaciuta, Lilian". Si volse per guardarla con durezza. "E io sono un uomo dai principi molto rigidi. Sono sempre stato convinto che un periodo di fidanzamento sia indispensabile per conoscersi meglio, forse sei tu quella abituata a saltare le tappe".

"Cosa vorresti insinuare?", sibilò mandando lampi di odio con lo sguardo: stava andando troppo vicino alla verità e comunque non sapeva nulla dei suoi reali sentimenti.

"Ammettiamo che io abbia sbagliato e fatto quello che tu sostieni: quale donna perbene cederebbe così?". Fece un ampio gesto col braccio, come a sottolineare l'enormità della questione.

"Mi hai fatto una domanda molto simile, tempo fa. E io ti ripeto che se sono salita nella tua stanza era perché mi avevi già colpita e volevo sapere come stavi, visto che mio zio ti ha anche visitato. Mentre, per rispondere alla tua seconda domanda... forse sono stata ingenua. Ma non sono fatta di pietra neanche io, William". Il tono divenne seducente e Lilian si alzò per avvicinarsi, sotto agli occhi quasi increduli di lui. "Mi piaci davvero e ho adorato stare fra le tue braccia. Sotto quell'aria angelica e talvolta irriverente, si cela un uomo appassionato che sa come toccare una donna". Tentò di posargli le mani sul torace ma lui si scostò, con aria oltraggiata.

Serrò la mascella come se stesse per sputarle addosso parole poco gentili, invece disse solo: "Ti ho già detto che questi trucchetti non mi ingannano, Lilian".

Fu allora che sentì il bisogno di ricambiare il favore cercando di scoprire i suoi altarini: "Tu ami lei, non è vero? Sei innamorato della tua figlia adottiva".

Il bel viso di Albert subì una trasformazione che non aveva visto in lui neanche quando aveva minacciato di raccontarle tutto. Non divenne solo di pietra, ma quasi velato di minaccia. "Non osare più nominarla. Non voglio sentire il suo nome pronunciato dalle tue labbra empie, Lilian Rousseau. Lei è una donna corretta e altruista e tu la sua antitesi, dovranno passare mille anni prima che sia degna di tanta purezza".

Era come se gli avesse toccato un nervo scoperto con una lama incandescente, ma lei non si sentì meno ferita e quasi gli ringhiò addosso.

"William!".

"Vai a provare il tuo vestito da sposa, Lilian. Ma scordati che con il matrimonio le cose tra noi si appianino. L'unica vittima, qui, è quel bambino innocente". E, detto questo, girò i tacchi e uscì dalla stanza.

Lilian cadde in ginocchio, priva di forze.

Davvero aveva ipotecato la propria vita per farsi odiare da quell'uomo che sembrava a disagio persino a disprezzarla? E che sembrava mosso esclusivamente dal proprio dolore? Se l'avessero fatto a lei per separarla da Ethan come si sarebbe sentita?

No, non doveva provare empatia, ma continuare a sostenere il gioco fino alla fine.

Sperava solo che il sottile senso di frustrazione, nonché quello inquietante di colpa, non fossero sufficienti a farla desistere per l'atto finale.

La sua felicità con Ethan dipendeva solo da quello.


Attenzione: la pubblicazione continuerà, per due volte alla settimana e senza interruzioni, DOPO il 5 Settembre (spero già dal 6, se ci riesco).