Angolo dei commenti:

Ericka Larios: Comprendo la tua frustrazione, nessuno si merita una come Lilian!

MariaGpe22: Mi spiace, lo so che è una storia difficile da digerire, lo dico fin dal principio e le cose non si mettono bene. Se Albert ha deciso di aprire le porte a Lilian e alla sua famiglia è per l'onore e i costumi dell'epoca. Non poteva fare altrimenti.

Kecs: Ciao e ben ritrovata! Questa storia è difficile da mandare giù, lo sapevo mentre la scrivevo e anche prima di pubblicarla. Ho creato degli antagonisti che hanno messo sottosopra il mondo di Candy e Albert e non è affatto facile da leggere. Grazie per il tuo coraggio, spero continuerai a seguirmi!

Guest: La sofferenza fa parte della vita, purtroppo. Sono lieta che tu reputi la mia storia bella, ma non posso prometterti che dal prossimo capitolo in poi tutto andrà bene e si risolverà, arrivata a questo punto. Se desideri continuare a leggere, purtroppo sappi che ci sono molti nodi da sciogliere. Altrimenti il sito è pieno di storie dove tutto va molto meglio di così ;-)

Dany Cornwell: Aahahahah, Candy ha trovato un amico, o meglio, un compagno di sofferenza. Non posso neanche farla rinchiudere nella solitudine più assoluta. Margaret e Lilian hanno avuto una vita complessa e con uomini che non le hanno amate, non le giustifico, ma la il loro desiderio di vendetta direi che proviene in gran parte da lì. Il dottor Martin... ma guarda un po'... lo trovi proprio in questo capitolo qui sotto! Riguardo alla tua ultima richiesta... non strappatemi promesse. Lo so che state soffrendo, ma non posso dirvi nulla. La storia comunque è già completa, la sto solo pubblicando un po' alla volta ;-)

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Scontri e vecchie conoscenze

"Voglio ringraziarti per esserti preso la briga di accompagnarmi, ma ti ricordo che non sono più lo smemorato di un tempo".

Archie distolse per un attimo lo sguardo dalla strada per voltarsi: "Preferisco stare con te che farti andare fin lì da solo".

Albert ridacchiò, quasi a disagio: "Va bene, ma... addirittura guidare tu... Ti ricordo anche che ho imparato a farlo molto prima di te".

"È che... l'ho promesso". Archie quasi s'ingobbì sul volante e, dopo quelle parole, si schiarì la voce.

Aveva un vago sospetto che aleggiava nella sua mente, ma non voleva dirlo perché avrebbe fatto troppo male. Con il silenzio gli comunicò che comprendeva a chi si riferisse e che promessa avesse fatto.

"Era molto preoccupata quando è andata via?", chiese con voce roca, quasi avesse bevuto whisky di primo mattino.

Il ragazzo prese un profondo sospiro e si immise nella strada che li avrebbe condotti alla Clinica Felice: "Era sconvolta, inutile che te lo nasconda. Ma si è raccomandata qualcosa come dieci volte di farle sapere come stessi, perché non vuole che quella donna ti faccia soffrire".

Albert lottò contro il nodo che gli strinse la gola. La sua Candy, la sua piccola Candy continuava a stare in pena per lui...

"Non c'è modo che possa farmi più male di così", rispose girando il viso verso il finestrino nel timore che, guardandolo, Archie potesse vedere i suoi occhi lucidi. Spinse le nocche contro le labbra come se potesse impedirsi anche di parlare.

"Mi dispiace, Albert. Sai, alla fine ho raccontato ad Annie la verità. Ormai la notizia era uscita e...".

"Hai fatto bene, non aveva senso tacere ancora", lo interruppe guardando la natura nel suo pieno splendore. Il verde brillante dell'erba e degli alberi gli ricordava due occhi ora lontani.

"Annie era sconvolta. Anche lei è molto dispiaciuta e...".

"Archie, sono felice che crediate in me, sul serio. Ma non voglio vittimizzarmi: se il dottor Martin confermerà l'ipotesi della perdita di memoria allora sono colpevole".

"Ma se lei ti ha...?".

"Potrei averla scambiata per Candy. Non avevo pensato a questa eventualità, ma mi è venuta in mente parlando con Lilian. Lei sembra... così sincera quando afferma che io... noi...". Sospirò forte, incapace di staccare gli occhi dal paesaggio esterno. Nella sua estrema vergogna, quello era l'unico punto fermo a dargli pace.

"Quindi se davvero quel bambino fosse tuo... l'unica spiegazione sarebbe che tu, sotto l'effetto di qualche droga, abbia commesso un errore pensando che al posto di Lilian ci fosse Candy?". Il tono di Archie divenne triste.

"Mi costa ammetterlo, ma non trovo altra spiegazione plausibile. Non mi è facile parlarne, Archie, c'è però una parte di me che è ancora convinta che non sia accaduto nulla e che lei fosse incinta già da prima".

Il ragazzo annuì lentamente, come assorbendo quelle informazioni che di certo non aggiungevano molti elementi nuovi dal primo giorno: Albert si era davvero messo a nudo di fronte a colui che riteneva ancora un amico e un complice in quella storia torbida.

Non parlarono più fino a quando Albert si rese conto all'improvviso che c'era un'altra autovettura nello specchietto retrovisore e, se non s'ingannava, l'aveva già vista sulle strade cittadine: si trattava di un vecchio modello di Packard e, molto probabilmente, era così assorto nei suoi pensieri e nella conversazione con Archie che non le aveva dato importanza.

Stava giusto chiedendosi chi diamine potesse immettersi in una strada di campagna con una macchina del genere, quando suo nipote parlò: "L'hai notata anche tu, vero?".

Albert annuì: "Sai, non voglio diventare paranoico, ma su questa strada non c'è nessun altro a parte noi. Il nostro amico potrebbe essere un giornalista o qualcuno che ci sta ricambiando il favore".

"Non mi hai detto che in un'occasione l'autista di Lilian ha cercato di seminare uno dei nostri uomini?". Archie lanciò un altro sguardo allo specchietto aumentando di poco la velocità. L'altro, seppure tenendosi a distanza, fece altrettanto.

Senza più preoccuparsi di far sentire il guidatore scoperto, Albert si girò sul sedile: "Bene, vediamo se uno dei fedeli collaboratori della mia adorabile fidanzata ha qualcosa da dirmi. Ferma la macchina, Archie".

"Cosa?! Ma vuoi scherzare? E se sono armati?". Sembrava davvero spaventato e Albert per poco non rise: il ragazzo non si rendeva conto che non avrebbe certo avuto senso danneggiare la gallina dalle uova d'oro? Dopo il dolore, la rabbia era già qualcosa di più accettabile e se volevano dargli filo da torcere avrebbero trovato pane per i loro denti.

Albert roteò gli occhi in aria: "Per fortuna che temevo di essere paranoico io! Avanti, Archie, accosta o salto giù".

"Abbiamo promesso a Candy...".

"Ti ho chiesto di accostare!".

Suo nipote tolse finalmente il piede dall'acceleratore e Albert quasi aprì lo sportello prima che il veicolo si fermasse del tutto, dando seguito a ciò che aveva appena minacciato di fare. Una volta sceso, raddrizzò la schiena e si posizionò sulla strada, in attesa che l'inseguitore li raggiungesse.

Forse era un incosciente o forse pensava di non aver più niente da perdere, ma non aveva paura. Con la coda dell'occhio, si accorse che Archie stava scendendo precipitosamente per raggiungerlo, ma lo fermò con un gesto del braccio: qualunque cosa volessero, era quasi certo che la volessero da lui e non certo da suo nipote.

E, mentre l'uomo frenava scendendo dalla vettura e la sua sagoma familiare gli faceva mozzare il respiro, Albert si rese conto che aveva ragione.

Il verso strozzato dietro di sé gli indicò che anche Archie lo aveva riconosciuto, ma fu solo quando furono a pochi pollici di distanza che realizzò di aver abbassato troppo la guardia. D'altronde, sul volto composto dell'uomo non c'erano avvisaglie chiare delle sue intenzioni.

Colto alla sprovvista, come quasi mai gli era capitato durante i suoi vagabondaggi, Albert ricevette un pugno sulla guancia destra e sentì quasi subito il sapore metallico del sangue.

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Terence aveva riflettuto a lungo prima di compiere quel passo, ma non c'era più tempo: a breve sarebbe dovuto partire per una tournèe in sud America e voleva rivedere Candy un'ultima volta. Non prima, ovviamente, di aver spaccato la faccia a quello che credeva un amico ineccepibile e che invece le aveva spezzato il cuore mettendo incinta un'altra donna.

Non chiedermi nulla, te ne prego. Stringimi e basta. E non parlarmi di amore, non fa per me. Presto andrò in Europa e rinascerà una nuova Candy.

Ma Candy era già partita, quando era arrivato alla Casa di Pony, come era già accaduto tanti anni prima.

Quando la Ford nera aveva inchiodato, Terence aveva capito che lo avevano scoperto e doveva ammettere che era stato meglio così: lì, in mezzo alla campagna, non avrebbero avuto nessuno a interromperli. Né milionari che desiderassero parlare di affari, né fidanzate civette che facevano domande a raffica.

Sarebbero stati solo lui e Albert. Beh, anche il damerino Archie, ma poco importava. Stavolta avrebbe pretesto la verità, solo la verità e nient'altro che la verità.

Si era ripromesso di rimanere calmo e di non farsi influenzare dall'immagine distrutta di Candy che piangeva fra le sue braccia. Ma quando l'ineffabile e in apparenza perfetto amico che lo aveva salvato da una rissa anni prima si era parato davanti a lui con l'espressione fiera e le spalle dritte, non ci aveva visto più.

Gli erano tornate alla mente le lettere che Candy gli aveva scritto anni prima, dicendo che era senza memoria e che vivevano insieme; aveva ripensato alle foto sui giornali e al modo in cui entrambi avevano reagito quando si erano rivisti, in momenti diversi, dopo tanti anni: Albert fidanzato e ingessato come se invece di sposarsi stesse per gettarsi da un dirupo. E Candy che pareva essere vittima di un mese di lavoro senza soste, notti incluse.

Albert aveva commesso un grave errore e forse si stava sposando controvoglia, ma Candy sembrava una donna finita.

Fu quell'ultima considerazione a far partire il pugno e, mentre avvertiva sulle nocche la durezza dello zigomo e dei denti, si sentì quasi soddisfatto.

Anche io so picchiare duro, se mi ci impegno.

Albert perse l'equilibrio e finì a terra. Archie gli fu subito accanto, ma lui si stava già rialzando da solo, asciugandosi il sangue dal lato della bocca con il pugno chiuso.

Il più giovane gli rivolse uno sguardo assassino: "Dico, sei impazzito?!".

"Lascia stare, Archie, sto bene. Mi ha solo preso alla sprovvista".

Terence lo guardò con rabbia: "Così ora andrai all'altare con un bel livido sulla faccia. Ma non credo che a tua moglie importerà molto, visto che dovrà occuparsi della sua gravidanza".

Gli occhi di Albert s'indurirono e la mascella si strinse forte, ma fu sempre Archie a parlare: "Ma come ti permetti, Granchester?! Arrivi qui, dopo tanti anni che non ti fai vedere in giro e ti permetti di colpire il patriarca degli Ardlay e di sputare sentenze su qualcosa che nemmeno conosci?".

"Vuoi spiegarmele tu, allora, queste cose che non conosco?", chiese ironico.

"Smettila, Archie, non c'è bisogno che tu mi difenda. Vai avanti, per favore, e aspettami dal dottor Martin. Io ti raggiungerò non appena sistemata questa questione in sospeso". La sua voce si sovrappose quasi alla propria.

"Hai detto bene, è in sospeso da molto tempo, ormai".

Si fissarono come duellanti pronti a estrarre la pistola dalla fondina e con la coda dell'occhio vide Archibald titubare, guardandoli alternativamente a bocca aperta. Bastò un'occhiata da parte di Albert per indurlo a muoversi, con gesti lenti come fosse riluttante. "Se non ti vedo arrivare entro mezzora torno a cercarti", disse mettendo in moto e andandosene prima di ricevere una risposta.

Quando l'auto fu abbastanza lontana, Terence tese i muscoli, aspettandosi di ricevere un colpo da Albert, ma lui si limitò a restare in piedi senza neanche curarsi del sangue che aveva ricominciato a colare dall'angolo del labbro: doveva averglielo rotto.

"L'hai illusa e poi ti sei andato a divertire con quella Lilian? Sei abbastanza uomo da confessarmi la verità?!". D'istinto, alzò i pugni in posizione di guardia.

Albert aggrottò le sopracciglia e fece un paio di passi verso di lui: "Tu lo sei stato abbastanza quando le mandasti quel biglietto di sola andata, sapendo che non avresti mai potuto tenerla con te perché eri impegnato con un'altra donna? O hai sperato fino all'ultimo che lei lo capisse da sola?".

Con un verso di rabbia, Terence si gettò di nuovo contro di lui per attaccarlo, ma stavolta Albert non si fece trovare impreparato e si scostò un poco solo per colpirlo con discreta forza allo stomaco. L'aria gli uscì dai polmoni in un verso strozzato, ma approfittò del momento in cui l'altro aveva abbassato la guardia per cercare di nuovo di centrarlo al viso.

"Ti fa comodo ricordare il passato, vero?", ringhiò frustrato, nel momento in cui Albert si allontanava facendolo quasi cadere sotto al proprio slancio.

"Smettila di cercare di risolvere le cose con i pugni, o preferisci che il prossimo colpo te lo dia in faccia anche io? Non so quanto ti convenga, visto che stai per partire per una tournèe".

Terence sussultò: davvero si preoccupava di non lasciargli segni sul viso? Era per questo che aveva mirato basso?

"Non fare l'altruista con me, Albert. Quei tempi sono passati. In questo momento siamo poco più che rivali". Terence rilassò le braccia e sedette su una roccia sul ciglio della strada, riavviandosi i capelli sulla fronte.

"Sì, è vero, sono passati. Io non sono più lo stesso che lavorava allo zoo, né l'incosciente che ha tagliato i ponti con tutti per andarsene in Africa. E nemmeno uno smemorato...". S'interruppe, come se gli fosse venuto in mente qualcosa e fece un sospiro, sedendo sull'erba accanto a lui. "Vuoi ancora fare a pugni o preferisci parlare? Non volevi sapere cosa fosse accaduto tra me e Candy?".

Terence scattò in piedi, colto di nuovo dalla rabbia: "Certo che lo voglio sapere, ti ho seguito apposta! E per fortuna che vi ho intercettati a Chicago dopo aver chiesto di te a casa tua o mi sarei perso per le campagne". Strinse forte i pugni, affondando le unghie nei palmi. "Il giorno del suo compleanno, mentre tu ti fidanzavi con quella ragazza, lei piangeva fra le mie braccia, dopo aver cercato di trattenere le sue emozioni! Mi ha detto che non è fatta per l'amore, rifiutando... rifiutando persino me".

Albert sussultò come se lo avesse colpito di nuovo, ma si ricompose quasi subito e l'espressione si adombrò. Ma lui non si fece intenerire e continuò: "Quando Candy mi scrisse che vivevate insieme perché eri rimasto senza memoria in seguito a un incidente, mi sono fidato senza indugio di lei... di voi... Quello che è successo dopo con Susanna non lo avevo pianificato. Una parte di me era ancora convinta di poter restare al fianco di Candy. Ma lei è stata più forte di quanto lo fossi io e mi ha indicato la strada corretta. Sono rimasto con Susanna fino alla sua morte e dai giornali mi sono reso conto di quanto il destino di Candy fosse invece legato al tuo: lei era parte della tua famiglia e forse anche qualcosa in più. Non sapevo se mi sbagliassi o meno, però quando ti ho rivisto a New York e hai evitato di approfondire il discorso su Candy mi è suonato un campanello di allarme nella testa. Mi è bastato vederla per capire quanto stesse soffrendo. E non certo per me".

Albert rimaneva con il capo chino e la sofferenza chiaramente scolpita nei suoi lineamenti contratti. Il suo silenzio, che confermava i propri sospetti, rinnovò l'ira.

"Dannazione, Albert, ho ripensato per anni alle parole di Candy quando mi parlava di te e mi elencava tutti i pregi del suo grande amico che l'aveva salvata da una cascata e l'aveva consolata dopo la morte di Anthony! Vedevo che era sempre presente a quegli eventi mondani e in ogni singola foto in cui comparivate insieme mi pareva di cogliere degli sguardi inequivocabili! Quanto mi sono sbagliato?! Cosa c'è che mi è sfuggito? C'è qualcun altro di cui ignoro l'esistenza per cui lei soffre?".

L'uomo scosse piano il capo e rispose con voce bassa: "No, non ti sei sbagliato. Non è per qualcun altro che Candy sta soffrendo e se n'è andata".

Bastò quella frase per fargli perdere di nuovo la ragione. Marciò verso di lui, pronto a colpirlo ancora, ma Albert si limitò a evitare i pugni e ad afferrargli i polsi, torcendogli poi un braccio dietro la schiena: "Io sarò cambiato, ma tu non sei migliorato molto. Ragioni ancora con i pugni, Terence".

"E tu sei sempre più forte, dannazione!", ammise voltandosi dopo essersi liberato dalla sua presa e tentando l'ennesimo affondo a vuoto. Con una punta di soddisfazione, si rese conto che la guancia offesa di Albert si stava gonfiando.

Congratulazioni e figli maschi, signor William.

"Vuoi lasciarmi finire, adesso, Terence?". Gli diede una spinta e lui cadde a sedere.

"E che altro vuoi dirmi? Mi pare che l'ipotesi che ho fatto all'inizio di questa conversazione fosse corretta, dopotutto", dichiarò alzandosi e spolverandosi i pantaloni.

Albert fece un altro sospiro frustrato e cominciò a camminare con nervosismo: "Pare che sarò costretto a raccontare i miei fatti personali a più persone di quante ne avessi preventivate", borbottò tra sé, confondendolo.

"Che diavolo...?!".

"Quella donna mi ha incastrato", disse all'improvviso, facendogli strabuzzare gli occhi.

Terence soppresse per un istante l'impulso di ridere e di prenderlo ancora a pugni: "Mi stai prendendo in giro?".

"No, e non osare ridere di me, Terence", disse duramente. "Il mio unico errore è stato comportarmi da gentiluomo con la donna sbagliata".

"In effetti è davvero da gentiluomini mettere incinta una donna prima ancora di averla sposata: cos'è, hai ceduto alle sue avances ma pensavi di essere stato più attento...?". Terence seppe ancor prima che il pugno lo raggiungesse in pieno viso che stava esagerando, ma non era proprio riuscito a trattenersi.

Quando rinvenne, col naso sanguinante e Albert che gli sosteneva la testa con un braccio, gli sembrava di essere stato investito da un treno e sospettò che non si sarebbe sentito meglio quando Robert lo avesse rivisto, entro qualche giorno. Dopotutto, di chi era la colpa se l'uomo che ora lo stava aiutando a rialzarsi non aveva mantenuto la sua promessa di non colpirlo in faccia?

"Adesso starai zitto e aspetterai che finisca di spiegarti o preferisci farti licenziare dalla tua compagnia teatrale perché non puoi comparire davanti al pubblico?".

E, stavolta, Terence tacque.

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Donald Martin posò il batuffolo imbevuto sul labbro rotto di Albert e lui sussultò: "Andiamo, ragazzo, mi pare che tu abbia sopportato di peggio quando ti attaccò quel leone!".

"Cosa?! Quale leone?". Il ragazzo che lo accompagnava sembrava sconvolto e il suo paziente girò gli occhi per guardarlo, ben attento a non muoversi mentre finiva di disinfettarlo.

"Te lo racconto un'altra volta, Archie", disse tra i denti stretti, come fosse un ventriloquo. Nonostante il suo tentativo di parlare senza coinvolgere le labbra, però, la pelle si sollevò facendo uscire altro sangue.

Donald gli mise in mano il cotone, inducendolo a fare da solo mentre andava a prenderne dell'altro per la guancia gonfia. Il ghiaccio aveva attenuato ben poco l'edema e il livido era scuro.

"Non avresti dovuto riferire fatti così personali a quel... quell'attoruncolo da strapazzo! E io che mi ero quasi convinto che fosse una brava persona!".

"Archie, Terence non si sarebbe mai dato pace finché non avesse saputo la verità e mi ha cercato apposta. Ha ben compreso quello che univa me e Candy ed è molto in pena per lei".

Notò l'occhiata imbarazzata che gli stava scoccando e alzò le mani: "A me pareva foste una bella coppia già dai tempi in cui avevo la vecchia clinica, ma lungi da me intromettermi! Però sono d'accordo con il ragazzo, forse non dovevi tante spiegazioni a quel... come si chiama?".

"Terence", risposero i due a una voce.

"Non gli ho spiegato un bel niente", borbottò Albert guardando il batuffolo prima di applicarselo di nuovo sulla bocca. "Gli ho solo detto che Lilian probabilmente ha usato qualche droga per farmi sentire male e dimenticare tutto, di certo per assicurarsi un matrimonio di convenienza. All'inizio non voleva credermi, poi mi sono spazientito e gli ho fatto notare quanto mi fossi già sbottonato abbastanza in nome della nostra amicizia di un tempo e... di quello che proviamo per Candy".

Donald tacque, stentando quasi a riconoscere in quel giovane provato il ragazzo che un giorno gli avevano portato dopo un incidente automobilistico. Ma vide il patriarca degli Ardlay, quello che gli aveva dato la possibilità di ricostruire una clinica più moderna e attrezzata vicino alla Casa di Pony con una dedizione e un altruismo che pochi uomini del suo calibro avrebbero avuto.

"Così, però, è come se ti fossi assunto parte della responsabilità. In realtà tu hai il dubbio che tra voi non sia accaduto nulla e che il bambino non sia tuo", gli fece notare Archie dando voce ai propri pensieri.

Albert allargò le braccia in un gesto esasperato: "Ma insomma, cosa dovevo fare, secondo te? Prima ti sei lamentato del fatto che gli parlassi, ora dici che dovevo raccontargli tutto nei minimi dettagli? Se devo esserti sincero ero anche riluttante a parlargli della droga, visto che non ne sono certo, ma mi sono fatto promettere che non si metterà a divulgare nulla della nostra conversazione".

Donald si avvicinò con alcool e ovatta e iniziò a passarlo dove la pelle del viso era escoriata: "Dovremmo mettere altro ghiaccio, ma comunque per il giorno del tuo matrimonio non avrai un bell'aspetto: la guancia potrebbe avere un colore tra il violaceo e il rosa acceso".

"Non mi interessa nulla di come apparirò a quel matrimonio", borbottò per tutta risposta, quasi non fosse il suo.

"E tu pensi che Terence, con quella sua testa calda, se ne starà zitto e manterrà il segreto?!", intervenne il giovane come se avesse assorbito solo ora il senso della frase di Albert.

Quest'ultimo annuì, accettando il ghiaccio che gli stava porgendo e mettendolo sul viso: "Lo farà per amore di Candy. Sa che soffrirebbe nel vedermi ancora nei guai o sulla bocca delle malelingue. E, a parte tutto, la mia famiglia non permetterebbe a nessun giornale di pubblicare storie fantasiose o non confermate".

Donald cercò una sedia, tentando di raccogliere le idee e di riunire di nuovo nella propria mente tutte le informazioni ricevute da Albert, strofinandosi gli occhi con due dita. Una donna malintenzionata usa una sostanza di non chiara provenienza per far addormentare profondamente l'uomo da lei prescelto. Quindi, senza alcuna vergogna, si infila nel suo letto e riesce persino a farsi mettere incinta.

"Possibile che io non ricordi... proprio nulla?", gli aveva chiesto Albert pochi minuti prima, con un lieve rossore in viso che non era certo quello del colpo ricevuto.

Donald rifletté a lungo, facendo appello a tutte le sue conoscenze mediche, ma la verità era che non c'era una risposta univoca. Sedette di fronte ai due ed ebbe subito la loro attenzione.

"Dunque, ora che abbiamo medicato le ferite più urgenti posso provare a fare delle ipotesi per rispondere ai tuoi quesiti. E bada che ho detto 'ipotesi', non ho alcuna certezza di quello che ti sto per dire".

"Lo capisco", rispose lui abbassando la mano con cui teneva l'impacco ghiacciato.

Martin si strofinò la fronte con pollice e indice, come per aiutare i concetti a uscire meglio: "Partiamo dal presupposto che non conosco il mondo delle droghe, ma solo quello delle medicine. Se avessi a disposizione la sostanza per poterla studiare, forse potrei persino azzardare qualche tesi più precisa, ma chi ha sintetizzato quella roba dev'essere un esperto".

"Un esperto... come un medico?", chiese Albert accigliandosi.

"Non posso escluderlo, anche se mi fa venire i brividi, come ipotesi. Una signorina dell'alta società non dovrebbe poter avere accesso a simili sostanze e se voi avete fatto le vostre ricerche...". Albert abbassò il capo, sconfitto. "Tuttavia, qui occorre scindere le due ipotesi", continuò cercando di fargli animo. "Da un lato abbiamo la possibilità che tu ti sia sentito male a causa di una droga versata nel bicchiere, dall'altra che sia accaduto solo per il duro lavoro che ha portato a un collasso. E a una nuova perdita della tua memoria, seppure temporanea". Prese un lungo sospiro, fissando Albert che sembrava un uomo pronto a ricevere la propria condanna a morte. "Lo stato d'incoscienza può essere molto profondo, ma sarebbe perlomeno peculiare che permetta a un uomo di avere un rapporto completo senza che lui se ne accorga minimamente. E non essendo a conoscenza di sostanze che invece lo rendano possibile...".

"...l'unica ipotesi resta quella della perdita della memoria. O del bambino che era già nel grembo di Lilian", concluse Albert poggiando il mento sulle mani intrecciate. Lo guardò, con l'espressione seria. "Mi dica la verità, dottore. A prescindere dalla sostanza... lei cosa pensa?".

Donald avrebbe preferito trovarsi a mille miglia da lì, magari dove si era rintanata Candy, oppure nella sua vecchia e cadente clinica davanti a un buon bicchiere di whisky, piuttosto che dover rispondere a quella domanda.

Si alzò, a disagio, andando alla finestra e non avendo il coraggio di guardare negli occhi quel ragazzo che era diventato quasi come un figlio, per lui, e non solo per la sua generosità.

"Albert, io non ho mai dubitato della tua onorabilità e mai lo farò. Ma, a essere sincero, pensare che una signora che pure è stata capace di approfittare di un uomo indebolito o svenuto sia arrivata a procurarsi una droga... e magari con l'aiuto di un collega consenziente... perdonami, ma mi sembra l'ambientazione di un romanzo".

Il silenzio di Albert e il verso strozzato di Archie furono messaggi eloquenti. Fu il ragazzo a parlare: "Ma allora lei pensa che mio zio si sia sentito male per colpa del troppo lavoro e che quella donna abbia approfittato del suo stato per indurlo a... E che poi lui abbia dimenticato tutto colto da amnesia?".

Donald si voltò: "Se il malore è stato causato dall'esaurimento psicofisico, come lo zio di quella ragazza ha confermato, la perdita di memoria è ancora più plausibile. Ricordi cosa ti avevo detto, tempo addietro?", chiese rivolto all'uomo, che ora aveva il capo tra le mani e i gomiti sulle ginocchia.

"Sì, me lo ricordo, ma non sono stato attento a riposare come avrei dovuto, a quanto pare". Si raddrizzò, alzandosi dallo sgabello e posando l'impacco di ghiaccio su un tavolo, gli diede le spalle. "E magari, l'idea che quella donna fosse Candy o la confusione mentale hanno fatto il resto. Forse ho dimenticato tutto anche per autodifesa, chissà".

"Mi dispiace, ragazzo", disse piano, avvicinandosi a lui.

"Ma... ma...". Il più giovane si era alzato a sua volta dalla sedia.

"Basta così, Archie, sono venuto qui per ascoltare il parere del dottor Martin, di cui mi fido ciecamente. E l'ho ascoltato. Devo dire che ha senso ed è l'ipotesi più normale, anche se nel mio cuore ho cercato di rifuggirla e renderla più complicata. Semmai io avessi ragione, me ne accorgerei solo alla nascita del bambino, ma a quel punto io e Lilian saremo già sposati, quindi non ha senso interrogarsi oltre".

"E le ricerche sulla famiglia di Lilian...".

"Non hanno trovato nulla di anomalo, se non un medico ineccepibile che ha sostenuto una donna rimasta vedova e sola con una figlia. Voglio pensare che la mancanza di una figura paterna stabile abbia reso Lilian quella che è. Un po' come è accaduto a Eliza e Neil, visto che Raymond è quasi sempre in viaggio. Non che sia una scusante, ma non tutti reagiscono allo stesso modo alla mancanza di un genitore. E con questo non voglio più parlarne. Fra meno di una settimana mi sposo e in tutta sincerità sono stanco di lottare, visto che ormai Candy se n'è andata e io mi sono impegnato".

Albert aveva rimesso lo sgabello in un angolo mentre parlava e aveva gettato nel cestino il batuffolo di cotone, come se non riuscisse a stare fermo.

Donald gli si avvicinò, cercando il contatto visivo, e vide due occhi colmi di rassegnazione e dolore. "Voglio che tu sappia che qualunque cosa io possa fare...".

"Lo so, dottor Martin, grazie per aver ascoltato la mia storia ed essere stato sincero con me. D'altronde, mi aspettavo anche una conclusione simile". Allungò un braccio per stringergli la mano e Donald gli diede una pacca affettuosa sul braccio. Non aveva altre parole per lui.

Quando uscirono per andare alla macchina, Donald li sbirciò dalla finestra e scosse la testa. Era stato così sicuro, in passato, che Albert e Candy sarebbero stati felici insieme, che tutta quella storia torbida lo aveva sconvolto.

Era come se stesse assistendo al dolore di due persone ma lo avvertisse fin nel proprio cuore.

Attenzione: il capitolo di martedì potrebbe arrivare un po' in ritardo rispetto al solito orario.