Angolo dei commenti:

Cla1969: Sperate tutte che esca fuori Stair vivo, vero? XD Eh, vi capisco! Albert finalmente si è fatto sentire, andando persino contro i suoi stessi principi. Ma sarà sufficiente o Ethan avrà la meglio? Grazie, alla prossima!

Mary silenciosa: Ciao! Sono contenta che la mia storia ti appassioni, grazie! Stai facendo il tifo per Albert e hai ragione, ha rimesso al suo posto Lilian e speriamo che la tua previsione sia corretta!

Kecs: Albert sa già di non potersi fidare di Lilian, per questo sta agendo così e la tiene sotto chiave, quasi. Candy da dove si trova può fare bene poco, non immagina fino a che punto sia in pericolo Albert. Grazie e alla prossima!

Eydie Chong: In effetti Lilian sta avendo quello che si merita... anzi, come sposa di Albert ha anche avuto troppe cose buone! Grazie, alla prossima!

MariaGpe22: Albert è un gentiluomo, ma soprattutto non aveva le prove per incastrare Lilian e affermare che fosse andata dal suo amante. Sarebbe stato bello che fosse andata come dici tu, ma non avrebbe avuto fondamento, purtroppo. Intanto l'ha chiusa in casa. Candy intanto si trova sulla vera tomba di Stair... Grazie a te per seguirmi, alla prossima!

Ericka Larios: Albert non è tipo da schiaffi in faccia, anche se Lilian se li meriterebbe tutti! Ora vediamo se sarà risucchiata dalla sua stessa trappola: di certo, Albert non gliela farà più passare liscia!

Dany Cornwell: Purtroppo Stair rimarrà sempre una delle morti più tristi, persino più di quella di Anthony... Ethan ha bisogno dei soldi di Lilian per uscire dal tipo di vita che sta conducendo, mentre Lilian deve avere una stabilità per poter stare con Ethan senza doversi guadagnare da vivere in qualche modo torbido. Chissà cosa combineranno questi due... Grazie mille, alla prossima!

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Fotografie

C'era ricaduto, potesse bruciare fra le fiamme dell'Inferno, c'era caduto un'altra volta. Margaret lo aveva circuito, adescato, attratto fino a che la sua fragile volontà di uomo non si era semplicemente sbriciolata.

E tuttavia non era nemmeno quella la cosa peggiore, rifletté controllando la flebo della paziente che aveva sottoposto a cesareo.

No, la cosa peggiore era stata farsi scoprire da Lilian.

Che diavolo ci faceva nella casa materna durante la sua luna di miele? Possibile che quel William l'avesse ripudiata e lei avesse sentito il bisogno di sfogarsi con Margaret?

Lui ha avuto più fegato di me. Ma entrambi siamo vittime di due donne manipolatrici...

Non era stato facile, durante la conversazione con il patriarca avvenuta settimane prima, mantenere la freddezza, ma erano in ballo troppi fattori perché potesse sbagliare. Così, a Frank l'uomo imperfetto era subentrato il professionista. E aveva funzionato alla grande, almeno fino a che Margaret non gli aveva di nuovo messo le mani addosso...

"Dottore, la devo svegliare per allattare il piccolo?". La voce dell'infermiera lo trascinò fuori dai propri pensieri e Frank si voltò a guardarla.

"La faccia riposare ancora per un'ora, poi le porti il bambino: è stato un parto molto difficile". Ed era vero, a un certo punto aveva temuto che avrebbe perso la paziente e che le trasfusioni di sangue non sarebbero bastate.

Ma, per fortuna, con un po' d'impegno e il supporto dei suoi colleghi avevano salvato sia la donna che il suo piccolo.

Quando Lilian metterà al mondo suo figlio non so cosa succederà. Di sicuro io andrò molto lontano, subito dopo.

Mentre usciva dalla stanza per controllare le altre pazienti, Frank capì che sarebbe stato ancora più difficile allontanarsi, specie ora che Margaret era riuscita ad attirarlo di nuovo nelle sue spire. Però il suo ricatto si sarebbe esaurito con la nascita di quel bambino: lui si sarebbe occupato solo di farlo venire al mondo, che somigliasse o meno a William Ardlay. Il suo errore era stato fidarsi di sua cugina troppo a lungo.

E lei lo aveva incastrato, mentre sua figlia faceva qualcosa di molto simile con un altro uomo.

Alain era vissuto troppo poco per rendersi conto di che razza di donna avesse sposato, dandole il proprio cognome e le proprie ricchezze. Era certo che dietro alla decisione di Lilian di circuire il patriarca degli Ardlay ci fosse stato il consiglio mirato di sua madre: a differenza della figlia, aveva mantenuto la sua facciata di donna dell'alta società, mentre la ragazza aveva lasciato che un errore commesso con chissà quale sconosciuto di cui si era invaghita condizionasse la sua vita.

E anche la propria.

Cosa dirò a William Ardlay quando mi chiederà come mai suo figlio è nato così in anticipo?!

Quella domanda gli martellava la mente da settimane e lo fece anche mentre dava istruzioni alla sua paziente di stendersi sul lettino, mettendosi lo stetoscopio per apprezzare il battito del bambino. Accanto a lei, un marito emozionato le teneva la mano e Frank si predispose a lasciar andare i pensieri più torbidi per immergersi nel rumore ritmico più bello che potesse udire: quello di una creatura innocente che non sapeva nulla delle crudeltà del mondo esterno.

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Elroy Ardlay fissò la foto con gli occhi che si andavano via via riempiendo di lacrime e sfiorò l'immagine di quel mare come se stesse toccando il viso del suo compianto nipote.

"È stato un bel gesto da parte di Candy, non trovi, zia?". La voce di William le arrivò da dietro la spalliera della poltrona e lei poté solo annuire. Il fatto che quell'orfana avesse pensato anche a lei e le avesse scritto una lettera tanto toccante era qualcosa che non avrebbe mai immaginato nella sua vita. Non ricordava quando se ne fosse andata da Chicago, né sapeva perché avesse deciso di arrivare sino in Francia, ma sospettava che non fosse solo per cercare il luogo in cui era morto Alistair.

Cara zia Elroy,

mi trovo in un piccolo paese a ovest di Parigi e oggi mi sono recata sulla costa per far fotografare questo tratto di mare. Sì, zia, è proprio qui che Stair ha perso la vita e non voglio rinnovare il tuo dolore, ma solo mostrarti l'ultimo paesaggio che lui ha visto prima di morire.

Zia, mi hanno detto che quel giorno il tramonto era stupendo come lo vedi in questo scatto e mi piace pensare che, nonostante l'atrocità della guerra, Stair abbia avvertito un senso di pace in questo magnifico sole. Io la sento, questa pace, ed è come se lui mi dicesse di non soffrire più per la sua dipartita. Spero, con tutto il mio cuore, di avertene trasmessa almeno un poco: so quanto hai sofferto per lui, così come per Anthony. Mi dispiace essere andata via senza salutarti, spero che la tua salute migliori presto. Anche se non mi crederai, penso spesso a tutti voi e a quanto avete fatto per me in questi anni.

Il mio cuore è colmo di gratitudine.

Candice White

"Di cosa diamine potrà mai essermi grata, questa ragazza? E perché non si firma più con il cognome degli Ardlay?!", sbottò alla seconda rilettura.

William fu finalmente di fronte a lei e sedette sul divano, mostrandole il suo profilo concentrato mentre gli porgeva la lettera e la leggeva con attenzione. Era da quando si era sposato con quella Lilian che lo vedeva diverso dal solito, anche se doveva ammettere che andava a trovarla molto poco, con la scusa del lavoro.

"Io credo...". La voce suonò soffocata da un'emozione che non riuscì a comprendere e Elroy inarcò un sopracciglio. Se la schiarì. "Io credo che Candy si riferisca al fatto che abbia avuto un tetto sulla testa e la possibilità di studiare a Londra. Il nostro cognome non lo ha più da quando è diventata maggiorenne, ricordi?".

Volse su di lei gli occhi identici a quelli del defunto fratello e ricordò: sì, Candice era diventata maggiorenne, di recente. Dando un'ultima occhiata alla foto che teneva fra le mani, allungò un braccio per riporla in un cassetto della consolle di marmo sulla quale aveva fatto disporre il servizio da tè. Ormai, la bevanda doveva essere fredda.

Si alzò dalla poltrona, avvertendo un dolore acuto alla schiena e facendo una smorfia che non dovette passare inosservata a William, perché si alzò per avvicinarsi. "Tutto bene, zia?".

"Sì, non è niente, solo quella fastidiosa nevralgia! E comunque è un bene che abbia deciso di andarsene altrove a fare quel suo lavoro...".

"Candy è infermiera, zia".

"Sì, quello", lo liquidò con un gesto, allontanandosi da lui per guardare fuori dalla finestra. Il cielo minacciava pioggia, quel giorno. "L'arrivo di Candice in questa famiglia ha portato solo vergogna! Prima il furto dai Lagan...".

"Sarah ha ritrattato durante l'evento per l'apertura dell'hotel a Miami!". Il tono di William era duro e, dal riflesso sul vetro, vide che si era accigliato.

"...e poi la fuga dalla Saint Paul School! E non dirmi che quello non è successo davvero!", terminò come se non lo avesse udito.

William sospirò e sentì i suoi passi nervosi per la stanza. Perché diventava così sensibile quando si parlava di Candice? Fino a che punto l'avrebbe difesa?

"Zia, se Candy non fosse fuggita da quella scuola e non fosse diventata infermiera, forse io non sarei qui oggi". Un tuono lontano parve sottolineare quelle parole e Elroy si voltò.

"Mi pare di avere capito quanto la sua vicinanza ti abbia aiutato a recuperare la memoria, ma sono sicura che ti saresti ripreso alla perfezione anche se lei non fosse stata presente! Non avevi certo bisogno di quella ragazzina per guarire! Inoltre, quegli anni in cui avete vissuto insieme...".

"Oh, zia, per favore, non ricominciare con quella storia! E non dire che senza Candy mi sarei ripreso lo stesso, perché ne dubito: ti ricordo che in ospedale si sono a malapena occupati di farmi avere un letto e le cure di base. Non che io non comprenda i motivi del dottor Leonard, ma...".

"Ma che cos'ha quella Candice che vi fa perdere la testa così tanto?!", quasi gridò, avvicinandosi al servizio da tè e suonando la campanella perché ne portassero dell'altro caldo.

"Zia Elroy...".

L'arrivo della cameriera lo interruppe e lei chiese subito di portare altro infuso.

"Signora, oggi fa molto caldo... sicura di non volere una bevanda più fresca? In cucina hanno appena fatto una spremuta d'arancia...".

"No, voglio che venga portato del tè", la interruppe, stizzita.

"La spremuta la prendo io, se non ti dispiace". Non solo William aveva un tono più gentile con la cameriera che con lei, ma le stava persino sorridendo! Sospettò che fosse un atto di ribellione e non solo la sete a muoverlo.

Quando la donna uscì, assicurando che sarebbe tornata subito, William riprese in mano la lettera di Candice ed Elroy lo osservò di nuovo con attenzione. Era come se, nel fondo della sua anima, ci fosse qualcosa che scattasse solo quando quella ragazza era nei paraggi o si parlava di lei. L'uomo d'affari impeccabile non aveva più il viso aggrottato e serio, ma rilassato in un sorriso quasi perenne, mentre rileggeva quelle parole.

William era felice finché lei era qui.

"Dimmi una cosa: perché Candice è andata così lontano? Mi sembrava così interessata a conoscere tutto della nostra famiglia, quando mi faceva visita, che...".

Suo nipote alzò di scatto gli occhi dal foglio e la guardò con stupore: "Lei era...?!".

La cameriera bussò, interrompendoli ancora, portando un vassoio con un'altra teiera e la spremuta.

"Grazie, Molly, puoi andare".

Quando la ebbe congedata, si prese ancora qualche istante per guardare il nipote. Si stava passando una mano tra i capelli e aveva la faccia di uno che avesse appena fatto una scoperta che non si aspettava.

Fu mentre lei sorbiva il primo sorso di tè sulla poltrona che William parlò, di nuovo seduto sul divano e con il bicchiere in mano: "Candy voleva conoscere il nostro albero genealogico?".

"Sì, era molto interessata ad approfondire le nostre radici, perché diceva che voleva essere degna di far parte della nostra famiglia. Come se fosse sufficiente avere quelle conoscenze...". Posò la tazza sul piattino con discrezione, increspando le labbra in un gesto stizzito.

Lui annuì lentamente, la mascella contratta. Perlomeno, quel terribile livido era quasi scomparso. Al contrario, sospettò che il fantasma di Candice avrebbe aleggiato ancora a lungo in quella casa.

"Candy è sempre stata libera di fare le sue scelte e voleva... fare esperienze di lavoro in Europa", rispose infine alla sua domanda. "Immagino che, fino all'ultimo, abbia cercato di mostrarti quanto ti rispettasse".

"Bene, non è certo lavorando che lo avrebbe fatto! A questo punto sono lieta che abbia rinunciato al cognome, vista la maggiore età. Almeno non dovrò occuparmi di cercarle un marito adatto per non farla sfigurare".

William la guardò accigliato: "Zia...".

"E, a dirla tutta, tu non ti sei comportato molto meglio di lei!", aggiunse, fomentandosi e posando la tazza sul vassoio. "Sposarti in fretta e furia per aver... messo in stato interessante la tua ragazza, e senza nemmeno dirmelo! Meno male che l'ho saputo da sua madre... com'è che si chiama? Oh, la mia memoria è peggiorata!", si lamentò portandosi una mano al capo.

Suo nipote sospirò e si chinò su di lei: "Mi dispiace, zia, non volevo essere motivo di sofferenza, per te. Ma non biasimare anche Candy: lei ha fatto solo quello che riteneva giusto".

Alzò il volto e incontrò i suoi occhi. Limpidi, tormentati. Tristi, come li aveva visti il giorno del suo matrimonio. Neanche per un singolo istante aveva scorto in essi la gioia che li contraddistingueva quando c'era Candice. O quella che brillava negli occhi di Rosemary quando si diceva pronta a lasciare tutto e tutti per Vincent Brown.

"Tu... ti eri invaghito di lei, non è vero?".

Gli occhi si spalancarono mentre si raddrizzava, sovrastandola. William sbatté le palpebre e fece un passo indietro: "Ora devo andare, zia. Tornerò a trovarti presto".

"Non mentire", lo apostrofò, non sapendo bene neanche lei se si riferisse al suo tentativo di eludere la domanda o all'intenzione di andarla a trovare.

"A presto, zia, spero che tu stia bene". Si chinò per baciarle la mano e uscì dalla stanza con un'ultima occhiata.

No, non si era sbagliata. William aveva sposato Lilian Rousseau perché sapeva di doverlo fare per la sua famiglia e non solo per averla compromessa. Ma, nel suo cuore, c'era e ci sarebbe stata sempre quell'orfana.

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Candy era passata tante di quelle volte davanti all'edicola che il proprietario doveva aver pensato che fosse impazzita. Alla fine, per l'ennesima volta, aveva affidato il proprio cuore e le proprie sofferenze alla carta stampata e già da qualche giorno aveva in casa il quotidiano nel quale si parlava del 'matrimonio del decennio'.

Il giorno dopo aver dato l'addio a Stair aveva scritto delle lettere e inviato le foto: quell'angolo remoto del suo cervello le aveva suggerito, maligno, che se voleva avere notizie sul matrimonio di Albert sarebbe stato sufficiente comprare un giornale locale o persino americano, se l'avesse trovato.

Il dito sfiorò il volto del suo Principe della Collina nell'atto di pronunciare i voti verso Lilian. La foto era in bianco e nero e un po' sgranata, ma le parlava di un'emozione che non poteva essere confusa con la commozione.

Quello era dolore. Dolore vero.

L'articolo era scritto in francese e, a parte il titolo, non aveva potuto capire molto altro. Aveva letto il cognome Rousseau più di una volta e sospettò che tutto quell'interesse fosse per la famiglia di lei, che aveva origini proprio in Francia. Tra tutti, spiccava il nome Alain e Candy aveva scoperto che 'père' significava 'padre': di certo era quello di Lilian.

Sospirò, asciugandosi una lacrima con le nocche, alzandosi dal letto e richiudendo di nuovo il giornale nel cassetto del comodino: avrebbe potuto farselo tradurre senza problemi da una delle sue colleghe, ma non voleva che le facessero domande di alcun genere, così decise che avrebbe acquistato un dizionario il giorno stesso, dopo il lavoro. D'altronde, le sarebbe servito prima o poi.

Mentre indossava la divisa davanti allo specchio, maledì il fatto che non si fosse mai dedicata troppo alle lezioni di francese: alla Saint Paul School era andata via prima ancora di cominciare a impararlo per bene e con la zia Elroy... beh, si era concentrata soprattutto sull'albero genealogico degli Ardlay.

Stupidamente, aveva pensato che un giorno avrebbe fatto di nuovo parte della famiglia.

Era stata una sciocca e si era illusa che infine sarebbe stata felice, dopo tanta sofferenza. Invece eccola lì, dall'altra parte dell'oceano, con la veste candida da infermiera e il cappellino ben dritto sui capelli tenuti legati da una semplice coda bassa. Non era più la signorina Tuttelentiggini di Terence, né la signorina sbadatella di Miss Mary Jane e tantomeno una ragazzina carina sia quando rideva che quando piangeva. Era solo Candice White e, forse, intraprendere quella carriera era stata l'unica mossa giusta che avesse fatto nella propria vita.

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Lilian posò il cucchiaio nel piatto quasi pieno e si rivolse alla sua cameriera personale: "Mindy, vorrei andare in camera mia, per favore".

"Non hai mangiato nulla, mia cara, non ti senti bene, forse?".

Lei chiuse gli occhi e prese un respiro profondo. Non sopportava più quel tono falso con cui la chiamava 'cara' di fronte alla servitù, né la facciata da bravo marito che indossava solo a loro beneficio. Forse fu quello a farla scattare, suo malgrado: "Non vedo perché te ne preoccupi, visto che mi tieni praticamente relegata in casa da quando ci siamo sposati".

Con gesti calmi e controllati, William posò a sua volta il coltello e la forchetta nel proprio piatto in modo ordinato e le piantò di nuovo addosso quello sguardo che sembrava volerla trapassare, congelare e uccidere al contempo. Ma ormai aveva capito come era fatto il suo caro marito: poteva ruggire come un leone, ma in realtà era un gattino che non avrebbe fatto del male a una mosca. Il gesto più violento che avesse fatto nei suoi confronti era stato stringerle le spalle la sera in cui era fuggita da sua madre.

Non avrebbe più avuto paura di lui, da ora in poi e, se sapeva di non poter tirare troppo la corda da un lato, era anche cosciente che allentarla troppo avrebbe significato farle prendere il controllo. E lei aveva bisogno di mantenerlo, il controllo, perché il tempo scorreva inesorabile e doveva rivedere Ethan.

"Mindy, puoi ritirati, se vuoi. Accompagnerò io mia moglie in camera sua. Aaron, puoi andare anche tu, abbiamo finito di pranzare. Potrete sparecchiare più tardi".

Con un 'sissignore' pacato da entrambi, cameriera e maggiordomo li lasciarono soli nella sala da pranzo dove era stata accesa la luce elettrica: le nubi avevano oscurato il cielo quasi del tutto.

Lilian si tolse il tovagliolo che aveva in grembo: "Come sta tua zia? So che oggi sei andato a trovarla...".

"Forse non sono stato sufficientemente chiaro, qualche giorno fa". Il tono era tagliente, ma lei non si scompose.

"Oh, sei stato chiarissimo, invece!". Ogni parvenza di calma era sparita. Lilian ricambiò il suo sguardo e lo sostenne. "Capisco benissimo quanto mi odi, nonostante tu sia il responsabile di tutto! Mi hai rinchiusa a casa facendo valere i tuoi diritti di marito, negandomi la luna di miele e persino il tuo letto! E ora pretendi anche di controllare la mia alimentazione?!". La voce si era alzata di due ottave, ma lui la guardava come se, invece di infuriarsi a sua volta, divenisse ogni istante più calmo. Stava persino sorridendo o si sbagliava?

William si alzò in piedi e andò alla finestra: "Pare proprio che stia cominciando a piovere". Stava emulando il suo stesso gioco di cambiare discorso?! Lilian provò l'impulso di picchiarlo e rinnovare il livido che stava sbiadendo. "Mia zia gode di buona salute, grazie per l'interessamento, anche se so bene che non è sincero. Per quanto riguarda noi, ti ho già spiegato che sbandierare alla servitù le nostre... divergenze non servirà a renderti la vita più facile: stai solo raccogliendo ciò che hai seminato. Inoltre io mi preoccupo per il bambino che porti in grembo, visto che tu sembri non farlo".

"Come osi?!", scattò in piedi mentre lui si voltava.

"No, come osi tu!". William fece un passo verso di lei. "Fino a oggi non ne abbiamo parlato, ma trovo orribile che tu ti preoccupi più della tua libertà che del benessere di quella creatura che non ha alcuna colpa! Se tu non mangi, lui non ha nutrimento! Se sei furiosa e fai i capricci come una bimbetta insoddisfatta, lui ne risentirà!".

Lilian scoppiò a ridere, a quell'ultima affermazione: "E questa dove l'hai sentita? Da una donna di uno di quei villaggi in Africa?".

L'uomo rimase basito e sbatté le palpebre più volte, come se non credesse alle proprie orecchie: "Sai cosa mi sconvolge più di tutto, Lilian? La tua freddezza. Non ho conosciuto molte persone come te, per mia fortuna, ma devo dire che rimango sbalordito ogni volta dai livelli che può raggiungere la cattiveria umana. So che ti è mancato tuo padre, ma questo non giustifica...".

"Non osare nominare mio padre!". L'urlo riecheggiò per la stanza e i livelli di dolore e di rabbia divennero intollerabili. Le ronzavano le orecchie, il cuore sembrava voler esplodere e il respiro si fece pesante. "Lui... lui... mio padre era l'unico... l'unico che...".

Era l'unico che l'amasse per quello che era, anche se i ricordi erano vaghi e remoti. Lo sentiva nel proprio animo, sulla propria pelle, lo rivedeva nell'immagine dei suoi occhi gentili e nel calore della mano che le carezzava la guancia umida di lacrime.

"Tu sei la cosa più preziosa che ho al mondo".

Quella frase l'aveva detta anche Ethan... Lilian indietreggiò fino alla sedia che aveva abbandonato poco prima e vi si appoggiò, lo sguardo era perso in un punto invisibile oltre William, il quale adesso pareva allarmato.

"Lilian...? Stai male?".

"Mio padre era...". La voce non era che un sibilo che si fece strada a malapena dalla gola. E lì, tra il muro e la finestra, si materializzò un altro ricordo.

Mia madre, nuda in un letto con lo zio Frank...

Scosse la testa, portandosi una mano al capo, perché esisteva qualcosa che stava riemergendo proprio in quell'istante, come evocato da William.

Mia madre bacia suo cugino nella biblioteca, stringendosi a lui come se lo avesse sempre amato.

Il mondo s'inclinò e divenne nebbioso, ma Lilian non toccò terra: le braccia forti di William l'afferrarono prima che accadesse. Vide le sue labbra muoversi, però non ne udì il suono, coperto dal battito selvaggio del proprio cuore impazzito.

C'era un ricordo, molto più antico e simile a un incubo, che Lilian scorse con chiarezza nei meandri della propria memoria. Era reale e l'aveva cancellato? Oppure era solo la sua fervida immaginazione?

Lilian non lo sapeva, ma seppe che fu l'ultima cosa che rivide prima di crollare nell'incoscienza.

Mia madre, con un cuscino in mano, al capezzale di papà moribondo.