Grazie dei commenti a Cla1969, Ericka Larios, Charlotte, MariaGpe22, Eydie Chong: commovente la lettera della zia, vero? Sarà sufficiente a trattenere Candy a Chicago? Di sicuro, dopo questo tentativo fallito di attentato, Ethan potrebbe essere un po'... contrariato e non è detto che si arrenda! E Lilian, con questa sua personalità così controversa (bestia nel corpo di una pecora, come dice Ericka), sarà davvero ancora convinta di uccidere il bel marito che la turba così tanto? La situazione per Albert ora è complessa e non è detto che le indagini non seguano la direzione del testamento e di eventuali invidiosi. Maria, il corpo ritrovato è quello del cecchino, "dita magiche". Però i pericoli ora saranno maggiori ed estesi a tutta la famiglia?

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Ipotesi e ricerche

Ethan imprecò contro la finestrella senza vetro dello scantinato, che stava cercando di tappare con un pezzo di stoffa, contro il destino beffardo che lo aveva ridotto ad andare a vivere in fretta e furia in uno dei buchi più umidi della periferia di Chicago, nonché contro il maledetto 'dita magiche' che aveva deciso di perdere il suo tocco proprio nel momento peggiore della sua vita.

Vita che, perlomeno, era terminata in maniera pulita: nessuno sarebbe mai risalito a lui.

Con un ultimo strattone, Ethan riuscì infine a tendere la stoffa e ad assicurarla con dello spago ai lati delle piccole ante. Perlomeno, se avesse nevicato non sarebbe congelato.

Se rimarrò abbastanza a lungo.

Scendendo dall'unica sedia che fosse riuscito a trovare, Ethan volse gli occhi all'ambiente malsano in cui si stava ritrovando a vivere per colpa di Margaret Rousseau: il letto era un materasso appoggiato a terra, su cui aveva ammucchiato delle coperte che avevano visto giorni migliori e il piano di lavoro era così vicino alla porta di entrata che chi fosse passato in corridoio avrebbe potuto udire persino il rumore delle provette di vetro che maneggiava di solito, quando si fossero toccate tra loro. Erano l'unica cosa che era riuscito a infilare in una sacca prima di doversela dare a gambe come un delinquente qualsiasi.

E, per giusta misura, il fato aveva anche voluto che il tiratore scelto fallisse. L'impeto di rabbia lo portò quasi a sbattere la sedia contro il muro, ma ne aveva bisogno per creare le sue droghe e non poteva permetterselo.

Si spostò dove c'era la dispensa, poco a sinistra dalla finestra rotta dalla quale comunque proveniva un vento freddo, e ne trasse il veleno più prezioso che avesse.

Tanto potere inutilizzato.

Per fare fuori 'dita magiche' ne era bastato poco più di un grammo e non credeva che il suo contatto fidato avrebbe dovuto usarlo al fiume. L'idea era che gli facesse da autista fino a una zona boschiva più defilata e glielo iniettasse gettando poi il corpo in un crepaccio. Tuttavia doveva dire che, anche se tutto era andato storto, l'idea del delinquente che spara e poi affoga nella cascata era stata altrettanto geniale.

Nessuno avrebbe scoperto che l'ex soldato era morto prima ancora di inalare acqua nei polmoni e, anche se fosse accaduto, ci sarebbero state le contusioni causate dal letto ghiaioso a giocare a loro favore. Senza contare che un soggetto che aveva tentato di uccidere il patriarca degli Ardlay ed era morto durante la fuga difficilmente poteva essere utile alla giustizia, se non per risalire a un mandante.

E io non sono il mandante diretto, quindi ne avranno di lavoro da fare.

"E siamo punto e daccapo", mormorò fissando la boccetta e immaginando di riversarla con una siringa nel corpo di William Ardlay. Si sarebbe contorto in preda a dolori lancinanti, perdendo il controllo degli sfinteri e gridando pietosamente. Altro che cadere con eleganza da un albero come avevano riportato i giornali, sperando che la gente si bevesse l'incidente bucolico e l'indisposizione momentanea.

Perlomeno, finché non avessero parlato di attentato, la polizia sarebbe rimasta al proprio posto e lui poteva avere tempo di pensare. Non troppo tempo. Il bambino sarebbe nato entro poche settimane e l'avvelenamento lento che aveva immaginato non era più applicabile.

D'altro canto, una morte violenta avrebbe alzato un polverone tale che difficilmente non ne sarebbe stato travolto. Soprattutto con Margaret ancora in giro a cercarlo quale collegamento con Lilian.

Forse dovrei uccidere lei, per prima.

Non era un'idea malvagia e gli avrebbe impedito perlomeno di dover fuggire con la coda tra le gambe un'altra volta. Ma lei era una donna sola e se la villa del patriarca era di certo blindata, Ethan era sicuro che Lilian avesse pensato anche a una sorta di protezione per sua madre. In realtà non sapeva se gli avrebbe perdonato un gesto simile, seppure dettato dalla necessità.

Se avesse potuto parlarle anche solo per un'ora! Avrebbe avuto il tempo di darle il veleno, affondare in lei almeno un paio di volte e rimandarla a casa in attesa che tornasse con il loro bambino. A quel punto, Lilian avrebbe però avuto l'onere di uccidere suo marito senza farsi scoprire, ma potevano sparire assieme e far perdere le loro tracce.

Potevano fare tutto insieme, rifletté riponendo con cura il veleno in un angolo nascosto della credenza. Il bambino, però, li avrebbe rallentati e forse fatti trovare prima: con tutto il dolore che avrebbe provato soprattutto Lilian, Ethan capì che sarebbe stato meglio lasciarlo in un orfanotrofio e tornare a prenderlo in un secondo momento.

Aveva letto notizie di medici che potevano modificare i lineamenti del volto, ricostruendo quelli devastati dalla guerra. Ci sarebbero voluti soldi e tempo, ma non gli importava.

Lilian gli apparteneva e non l'avrebbe lasciata a quel manichino: si sarebbe preso il suo denaro, quello dell'eredità della vecchia appena morta e vi avrebbe aggiunto il proprio.

Allora, nulla li avrebbe più fermati.

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Georges chiuse le doppie porte dello studio e si dispose, per l'ennesima volta, a riassumere con William la cronologia degli eventi degli ultimi giorni prima di decidere con gli avvocati che versione dare alla stampa. Da quando avevano riferito laconicamente che il patriarca si era fatto male cadendo da un albero, i giornalisti sembravano in egual misura scettici e intraprendenti quanto bastava per mettere in difficoltà le guardie discrete messe intorno alla villa.

Sedette al grande tavolo rotondo di fronte a lui e dispose un foglio e una penna, cominciando a prendere appunti per avere un quadro più chiaro della situazione e poter ripercorrere i punti salienti senza tralasciare nulla.

"E quello?", domandò infatti William inarcando un sopracciglio in modo interrogativo.

"Sarà utile per non doverci ripetere e rappresenterà un valido riassunto visivo", spiegò brevemente.

Senza ulteriori commenti, lui annuì, intrecciando le mani sul tavolo. "Da dove vuoi che cominci?".

"Da quando è uscito dalla villa: ha visto nulla di sospetto?".

William scosse la testa: "La notte era abbastanza limpida e la visibilità ottimale grazie anche ai lampioni. Mi sono allontanato quel tanto che bastava per vedere dove mettessi i piedi e mi sono arrampicato sull'albero: non ho udito rumori fuori dall'ordinario e mi sono appoggiato al tronco sedendo su uno dei rami più robusti che potesse sostenermi".

Georges annuì: "Riesce a ricordare da dove provenisse lo sparo, di preciso?".

William ridacchiò sommessamente e lo guardò, incuriosito: "Devi perdonarmi, Georges, ma mi stai facendo le stesse domande del commissario. Potresti entrare in polizia se solo lo volessi. Comunque... no, come ho detto anche a lui non mi sono accorto di nulla finché il proiettile mi ha sfiorato: chiunque abbia sparato doveva trovarsi su un altro albero, perché mi aveva nel mirino. Il proiettile deve avermi addirittura spezzato dei capelli. Devo la vita a un gufo intraprendente che ha deciso di inseguire la sosia di Poupee, distraendomi".

Anche se aveva già udito la sua versione della storia, Georges si ritrovò a rabbrividire di nuovo al pensiero che William fosse vivo per mero miracolo. Tentò di concentrarsi sugli eventi, prendendo un breve appunto sull'incidente e cominciando a tracciare la prima freccia: "Quindi, la prima ipotesi?".

Lui sbatté le palpebre, riflettendo, e prese un respiro profondo fissandosi le dita intrecciate: "Una delle ipotesi è che qualcuno appartenente al clan desideri togliermi soldi e potere. Ma la considero piuttosto remota, se non altro per il metodo alquanto... rozzo".

Georges era d'accordo: nessuno si sarebbe spinto così in là e nel caso in cui ci fossero stati dissapori sarebbero state percorse strade ben differenti legate agli affari. Georges scrisse 'membri del clan' in piccolo cerchio sotto alla prima freccia e ne disegnò un'altra.

"Altre ipotesi?", chiese.

"Escludendo l'incidente per via della precisione del colpo, resta la componente personale e ti giuro che nei miei anni di vagabondaggi non mi sono mai inimicato nessuno a tal punto". William stava facendo un sorrisetto storto, cercando di risultare ironico, ma Georges ne percepì la chiara tensione.

"E... attualmente?".

L'uomo che considerava un figlio si alzò in piedi poggiando i palmi delle mani sul tavolo e gli diede le spalle, passeggiando per la stanza con due dita sotto al mento: "Non ti nascondo che ho continuato a pensare a Lilian a lungo, in questi giorni, ma ho sempre lo stesso dilemma: innanzitutto su come possa aver fatto a commissionare una cosa simile quando la tengo chiusa in casa e sotto controllo da mesi; in secondo luogo, che motivo avrebbe?", concluse allargando le braccia.

Georges batté un paio di volte la punta della penna d'oca sul foglio, lasciando tracce d'inchiostro, e si alzò a sua volta: "Sulla prima parte del suo ragionamento sono d'accordo con lei: a meno che non abbia fatto qualche telefonata in segreto, non c'è modo che abbia potuto organizzare un attentato simile da sola. E questo mi porta a riflettere sulla seconda parte: la signora non ha interesse ad attentare alla sua vita, a meno che non ci sia qualcuno, là fuori, che... tiene a lei".

Gli occhi azzurri di William si alzarono di colpo, fissandolo con un'intensità che gli comunicò quanto quell'ipotesi lo avesse non solo sfiorato, ma avesse continuato a crescere nella sua mente fin dall'inizio: d'altronde, non era stata la sua prima convinzione che il bambino non fosse suo?

Il patriarca fece il giro del tavolo e prese il foglio e la penna che Georges aveva lasciato, studiando per qualche istante lo schema con le sopracciglia aggrottate. Disegnò un cerchio e vi batté sopra la punta: "Ammettiamo che Lilian avesse davvero un amante prima di conoscermi. Finché era libera di muoversi poteva andare a trovarlo... quando voleva. Magari proprio in una di quelle uscite agli orfanotrofi. Da mesi non va più in giro da sola e lui, chiunque sia, comincia a essere impaziente".

Mentre William scriveva alcune parole di riassunto, Georges s'interpose: "Assolda qualcuno per attentare alla sua vita, ma fallisce e il cecchino muore durante la fuga. Deve essere furioso, adesso".

L'uomo batté di nuovo la penna sul foglio, facendo un sospiro e passandosi una mano sulla bocca: "Non lo so, Georges, mi sembra tutto così surreale! E anche se fosse dovrebbe indagare la polizia, studiare il passato di quell'uomo che è annegato nel fiume, verificare da dove viene il fucile...".

"Lo stanno già facendo", lo interruppe avvicinandosi.

"Ma se davvero abbiamo il sospetto che ci sia un mandante dovremmo dirlo subito: in pratica dovrei confessare che Lilian potrebbe avere un amante. E, come ben sai, a questo punto le implicazioni sarebbero enormi: nonostante il segreto professionale rischieremmo di attirare davvero troppo l'attenzione su qualcosa di cui non siamo affatto sicuri".

Georges capì subito cosa preoccupasse davvero William e ne fu commosso: "Pensa sempre al benessere del bambino, vero?".

Lui annuì: "In questo momento la sicurezza è prioritaria e se possiamo fare delle indagini discrete inter nos lo preferirei".

"Vuole che mandiamo qualcun altro nei pressi degli orfanotrofi a fare qualche domanda?".

William si mordicchiò il labbro inferiore e scarabocchiò qualcosa sul foglio, allontanandosi come per avere una visione migliore: "All'inizio siamo partiti con l'idea che il mio champagne fosse drogato: cerchiamo un uomo che maneggi droghe e affini. Se Lilian non mi avesse confessato di essere incinta e avessi avuto più tempo, questa era una delle cose che avevo intenzione di fare, oltre a seguirla".

"Mi perdoni se glielo chiedo, ma perché non l'ha fatto comunque? I tempi erano stretti, ma avremmo potuto tentare...".

"Perché a un certo punto mi sono convinto di essere colpevole, specie dopo aver parlato con il dottor Martin! In passato sono stato senza memoria per due anni e quella macchia sulle lenzuola... tutto puntava contro di me. Anche se lei mi avesse drogato io sarei comunque il padre del bambino". Alzò gli occhi su di lui, le labbra serrate.

"Signor William, si è immolato a una causa che potrebbe essere sua oppure no. Concordo con lei sul fatto che trovare qualcuno che abbia fornito una sostanza di qualche genere alla signora non sarebbe equivalso a dimostrare che fosse anche il suo amante, ma...".

"Ed è questo un altro dei punti focali!", esclamò alzandosi in piedi. Zoppicava ancora un po'. "Ammettiamo che in poco più di un mese lo avessimo trovato, messo sotto torchio e fatto parlare, non voglio nemmeno pensare con quali metodi: come avrei dimostrato che il figlio fosse suo e non mio? C'è la questione dei tempi, che...".

Georges prese il foglio e lo guardò, mentre William s'interrompeva e passeggiava ancora per la stanza.

"Le chiedo scusa, non volevo essere invadente o farle tornare dubbi e brutti ricordi. Comprendo il suo punto di vista e il fatto che sarebbe stato difficile fare tutto ciò con poche settimane a disposizione. Ma mi consenta di fare qualche indagine, come ha detto lei, inter nos. Saremo discreti e non abbiamo nulla da perdere. Se davvero la creatura non è sua ce ne accorgeremo comunque nei prossimi mesi e confido che, comunque vada, troveremo una soluzione adeguata perché il bambino abbia tutta la cura che merita".

William gli regalò un sorriso, seppur spento: "Ti ringrazio di cuore, Georges. Non devi scusarti con me, apprezzo molto l'aiuto che mi stai dando e so che sarai discreto". S'interruppe, prendendo un lungo respiro. "Sai se Candy... è ancora dai Brighton?". Il tono era solo in apparenza casuale.

Georges inarcò un sopracciglio: "Sì, è in attesa di ricevere la sua parte di eredità e ha rimandato la partenza".

"Bene, bene...", borbottò portandosi una mano al mento e facendo qualche altro passo verso la finestra. Quando si volse di nuovo a guardarlo, seppe già cosa stava per chiedergli: "Pensi che... sarebbe compromettente se andassi a trovarla?".

Per la prima volta in vita sua, l'uomo fu contrariato dall'amara verità che stava per dire a William, ma non dubitava che dietro quella domanda ci fosse già una consapevolezza di fondo: "Lei è un uomo sposato e la signorina White non è più sotto la sua tutela da tempo. Pur con tutte le cautele, è come se si stesse recando a fare visita a una donna nubile e in età da marito. Senza contare che ora siamo sotto stretta sorveglianza".

"Sì, lo so, è quello che avevo pensato anche io". Era contrariato in maniera palese, eppure continuò. "Non abbiamo nessun affare in sospeso con il padre di Annie? Nulla per cui io possa...?".

"Le azioni della banca centrale sono in parte del signor Brighton, ma avete gli uffici della Bank of Chicago per parlarne".

"Non sono chiusi di domenica?", tentò lui tra il serio e il faceto.

"Avrebbe poco senso non attendere il lunedì successivo".

"Oh, al diavolo, Georges! Potremmo chiamare una squadra di disinfestatori per... per...", cominciò a gesticolare con le mani cercando un motivo.

"Le assicuro che da quando la costruzione è stata eretta, non abbiamo mai visto neanche un topo negli scantinati". Trattenne a malapena l'impulso di ridere, ma lasciò andare un sorriso quando cominciò a farlo William, nascondendosi il volto tra le mani.

"Santo Cielo, Georges, sto diventando irrazionale! Non sai che fatica stare lontano da lei sapendola così vicina! L'altro giorno, quando mi ha chiamato con il mio nome di sempre, avrei voluto solo abbracciarla e asciugare le sue lacrime...".

"La capisco benissimo, signor William, ma a meno di non organizzare un tea party o qualcosa di simile non vedo altro modo per consentirle di vederla. E non so se sia il caso... di farla incontrare ancora con la signora, specie in questo momento". Georges aveva ascoltato il racconto di William del giorno della lettura del testamento senza credere alle proprie orecchie.

"No, non è il caso", assentì lui, asciutto. Poi, come se avesse avuto un'illuminazione, schioccò le dita: "Gli scantinati!".

Georges credeva di non aver capito bene: "Vuole incontrare la signorina in uno degli scantinati della banca?", chiese ironico.

"No, certo che no... Dicevo che potreste cominciare a verificare la presenza di qualcuno che occupi gli scantinati delle zone in cui Lilian andava a fare volontariato e spese".

"Ci avevo già pensato", annuì piegando il foglio e mettendolo sotto chiave in un cassetto della grande scrivania di mogano.

"Naturalmente, non ne dubitavo".

Gli pose una mano sulla spalla e disse a William qualcosa che proveniva direttamente dal proprio cuore: "Suo padre sarebbe fiero di lei".

Lui deglutì un paio di volte e distolse lo sguardo: "Mio padre non sarebbe mai caduto in un inganno simile".

"Non possiamo sapere cosa ci riserva la vita e lei non deve rimproverarsi troppo aspramente. Ora pensi solo alla sua sicurezza e a quella di sua moglie, del resto mi occuperò io con i nostri uomini di fiducia".

"Grazie Georges...".

Mentre usciva dalla stanza, Georges Villers lasciò andare un lungo respiro. Non gli piaceva affatto quello che era successo ed era molto più preoccupato di quello che voleva dare a vedere: non dando alcun elemento alla polizia, il caso sarebbe di sicuro stato archiviato come il gesto di un folle, prima o poi, e non andava bene.

A che serviva avere tutta la sorveglianza del mondo, se il nemico poteva essere sotto il loro stesso tetto?

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L'uomo aveva il cappello calcato quasi fin sugli occhi e Margaret si sentì a disagio, anche se lo aveva già incontrato un paio di volte.

"Vai pure, Miriam", congedò la cameriera che si defilò con un inchino, dopo aver lasciato sul tavolino del salotto un bricco di tè fumante e due tazze.

"La prego, si sieda, mister Walker", gli disse accennando al divano. "Vuole una tazza di tè?".

"Preferirei andare subito al punto, se è possibile. Posso...?", chiese accennando alla sua pipa spenta.

Cercando di trattenere una smorfia di disappunto, Margaret gli indicò la finestra e lo vide armeggiare con dei cerini che aveva tirato fuori dalla tasca. Sedendo al tavolo e servendosi, attese con pazienza di vedere la prima nuvola di fumo salire da dietro le sue spalle.

"So che è stato in tutti i luoghi che le avevo indicato", cercò di intavolare la conversazione sorseggiando il tè. Si sentiva tesa, perché non sapeva se indagare su quell'Ethan sarebbe stata una buona idea o meno: da un lato, temeva che il fato gli si sarebbe ritorto contro. D'altronde, cos'altro aveva da perdere?

"Sarò molto franco con lei, signora Rousseau".

"Moore, per favore. Sono vedova da oltre vent'anni".

Lui la ignorò: "La mole di delinquenti che agisce con le droghe è impressionante. È incredibile quanto la guerra appena trascorsa non ci abbia insegnato nulla sul valore della vita".

Margaret cominciava a essere impaziente e si alzò dal tavolo posando la tazza con stizza: "Non mi interessano le condizioni in cui versano i bassifondi delle nostre città, voglio solo sapere se esiste qualcuno di nome Ethan che ha avuto degli... incontri con una signorina dell'alta società".

Il braccio del detective si alzò di nuovo e un'altra nuvola di fumo fu visibile in aria: quel suo modo così serafico e controllato le fece venir voglia di urlare.

"Resterebbe stupita dal numero di signorine per bene che viene circuita o aggredita da questi malviventi".

"Mia figlia non è stata aggredita! Lei... lei era consenziente". Dirlo le costò lacrime di sangue, anche se l'uomo già lo sapeva dal momento in cui gli aveva offerto i suoi soldi in cambio di quella ricerca. Tuttavia, chinò il capo sconfitta come se la colpa fosse la propria.

Walker si volse verso di lei e si tolse la pipa dalla bocca: "Molte di queste ragazze hanno vergogna nell'ammettere di essere state oggetto di attenzioni sbagliate, anche se non ne hanno alcuna colpa. Il muro di omertà che si crea con questo circolo vizioso è più alto dell'Home Insurance Building di Chicago. Pare comunque che un tizio con quel nome non esista: se non abbiamo un minimo di descrizione di questo ragazzo, ammesso che sia il suo vero appellativo, l'unica alternativa è mostrare la foto di sua figlia in giro. E non sono sicuro che sia una buona idea, capisce cosa intendo?".

Margaret provò a immaginare gli straccioni dei vicoli, come quello che aveva visto, guardare la foto di sua figlia e avvertì un'ondata di nausea.

"Il problema è che io non ho affatto idea dell'aspetto di quell'uomo, ma devo dedurre che non fosse un comune barbone o Lilian non gli si sarebbe mai avvicinata...", mormorò come per convincere se stessa.

"Capisce bene, signora, che mi trovo anche io in una posizione un po' scomoda", riprese passeggiando per la stanza. L'odore acre della pipa le aggredì le narici. "Sto indagando sul presunto amante di sua figlia che, non è un segreto per nessuno, è la moglie dell'uomo più potente di Chicago e forse di tutti gli Stati Uniti. E gira voce che il suo recente incidente sia legato in realtà a un'aggressione".

Margaret non ci aveva pensato e spalancò gli occhi, portandosi una mano a coprire il verso strozzato che le sfuggì dalle labbra: "Lei pensa... che quell'Ethan potrebbe essere coinvolto in quello che gli è successo?".

Il detective prese un'altra boccata dalla sua pipa e lei si rassegnò a raggiungere la finestra per respirare meglio.

"Le voci girano, nel mio ambiente, anche se io faccio un lavoro parallelo a quello della polizia. Si parla di un uomo con un fucile". Piantò su di lei due occhi color pece che preferì non aver visto, perché sembravano contenere tutta l'oscurità dei vicoli di cui le aveva parlato. "E sono certo che lei non andrà a raccontare in giro questa informazione confidenziale mettendomi nei guai, perché se ci fosse davvero un collegamento finirebbe nei pasticci anche sua figlia".

La mente della donna si arrovellò frenetica, nel tentativo di collegare tutti i pezzi del puzzle: se la caduta dall'albero si fosse rivelata davvero un attentato, allora lei aveva ragione e Lilian e Ethan stavano cercando di eliminarlo per poter stare insieme e portarsi via i suoi soldi. D'altronde, lei stessa era rimasta vedova entrando in possesso di una cospicua eredità.

Ma il gioco di sua figlia era molto più pericoloso, perché non si sarebbe limitata a porre fine alla vita già al capolinea di suo marito: lo avrebbe fatto uccidere mentre era in salute ed era certa che le indagini che si sarebbero svolte non avrebbero lasciato nulla al caso.

D'improvviso, ebbe un'illuminazione: se Lilian aveva scelto William Ardlay come marito, di certo il motivo principale era da ricercarsi nella sua disponibilità e nella sua ricchezza. Ma non le aveva ribadito più volte che si sentiva fortunata ad aver agganciato un uomo bello come lui? E non si era sentita lei stessa attratta da un uomo persino troppo giovane per lei?

"Potreste... cercare un uomo dai lineamenti nordici".

"Intende qualcuno che somigli al patriarca?".

Margaret sbatté le palpebre: a Walker non sfuggiva proprio niente! D'altronde, aveva cercato il miglior detective sulla piazza.

"Si tratta solo di un tentativo", chiarì Margaret intrecciando le dita tra loro come se stesse pregando. La prego di fare tutto il possibile".

Walker gettò indietro la testa, soffiando fuori il fumo verso il soffitto: ci sarebbero voluti giorni o forse settimane prima che quell'odore sparisse. Forse avrebbe dovuto persino far bruciare i divani e le poltrone, o quantomeno farli rivestire.

"Posso chiederle qual è il motivo principale per il quale sta cercando l'amante di sua figlia?".

Margaret contrasse la mascella, stringendo ancor più le mani tra loro: "Gliel'ho detto, si tratta di una questione di decoro".

"Sicura di non temere che si verifichino... che so, eventi strani come quello di Lakewood?". Walker gesticolò con la mano in cui teneva la pipa e lei si sentì gelare.

Il miglior detective sulla piazza...

"Sta sbagliando soggetto a cui fare domande, signor Walker. Io sono quella che la paga", rispose lapidaria, lanciandogli l'occhiata più ferma che poté.

L'uomo ridacchiò, prendendo un'altra lunga boccata. "Bene, vedrò di spostare le mie ricerche su un identikit piuttosto vago ma non invisibile". Il tono lasciava intendere che cercare un uomo biondo con gli occhi chiari non sarebbe stato affatto sufficiente, ma non aveva davvero idea dei gusti di sua figlia. La dura realtà era che la conosceva meno di quanto pensasse.

Mentre chiamava il maggiordomo per farlo accompagnare alla porta, Margaret desiderò tornare indietro di una decina d'anni per osservare con più attenzione Lilian: i suoi comportamenti erano sempre stati normali, riferibili a una bambina che aveva perso il padre ma si impegnava per diventare una signora.

Il suo errore era stato quello di non seguirla abbastanza, consentendole di intrecciare una relazione con un uomo pericoloso, magari proprio nei giorni in cui dichiarava di andare a fare beneficenza o compere in centro. E molto prima che la medesima ipotesi balzasse in testa al suo attuale marito che l'aveva fatta seguire.

E io che credevo che quella Candy sarebbe stata il problema maggiore, da come me ne aveva parlato!

E ora, Margaret stava pagando cara la sua disattenzione.