Grazie dei commentia Ericka Larios, Cla1969, Charlotte, Dany Cornwell, MariaGpe22: Candy e Albert, Ethan e Lilian. Coppie che sono state tragiche e sfortunate. C'è ancora speranza almeno per una? Oppure sia Candy che Albert si separeranno definitivamente? Di sicuro, Albert non può correre subito fra le sue braccia come se nulla fosse. Per chi non ha compreso il mio piccolo escamotage: la persona che vede entrare Ethan dalla porta era evidentemente Margaret. Sono semplicemente tornata indietro nel tempo durante la storia, descrivendolo dopo. A quanto pare gli antagonisti sono quasi tutti fuori gioco, a parte Margaret che pare aver perso del tutto il senno: cosa vuole fare con quella siringa, chi incorrerà nella sua vendetta, ora? E Walker può essere l'ago della bilancia, ma prima di parlare con Georges deve trovare il collegamento con Ethan e 'dita magiche': un vero caos.
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Funerale
William era seduto davanti al caminetto col capo appoggiato allo schienale della poltrona, gli occhi chiusi e la veste da camera allacciata. Sembrava un uomo molto più anziano dell'età che aveva e che di solito dimostrava. E non per i segni d'espressione che sarebbero spariti quando non avesse più avuto le sopracciglia aggrottate o le labbra atteggiate in una piega amara. No, a farlo sembrare vecchio e stanco era l'aura di rassegnazione e tristezza che emanava.
Georges gli sfiorò la mano, che teneva chiusa a pugno sul bracciolo, con il bicchiere in cui aveva versato una generosa dose di whisky e lui lo guardò, confuso.
"Avrei dovuto offrirgliene ieri sera, ma era molto tardi ed era già sfinito. Anche oggi però è stata dura, non è vero?". Lui annuì, prendendo il bicchiere con entrambe le mani e guardandoci dentro come se vi trovasse il riassunto dell'ennesima giornata orribile.
"Ho dovuto... ribadire ai medici che il bambino è sotto la mia tutela e che non appena passeranno i canonici tre giorni andrò personalmente a prenderlo", disse con una voce roca e remota che pareva arrivare dalle viscere di una caverna. Si schiarì un poco quando aggiunse: "Oggi mi ha chiamato Candy".
Nonostante fosse un uomo distrutto, gli bastò menzionarla per accendere in lui una luce che aveva appena il riflesso di quella vecchia che lo caratterizzava, ma di cui Georges si accorse subito: "Immagino che abbia letto i giornali...".
Sedette su una sedia accanto a lui e lo vide prendere un sospiro: "Non ho ancor avuto modo di parlartene, ma la verità è... che lei era lì".
"Cosa?!". Suo malgrado, alzò un po' il tono della voce e, incredibilmente, sul profilo di William comparve proprio quello che sembrava un pallido sorriso.
"Già. Il fato continua a metterla sulla mia strada a ogni angolo della mia vita: presta servizio proprio in quell'ospedale e ieri era di turno. Immagino che in una situazione di emergenza come quella di Lilian servissero molte mani. E Candy... era lì". Chiuse gli occhi, mentre il fuoco inviava lampi di luce sul viso più rilassato.
"Signor William, mi perdoni se mi intrometto, ma immagino che dopo i funerali dovremmo decidere il modo più corretto per aiutare quel bambino senza nascondere una verità che è sotto gli occhi di tutti". Georges non avrebbe mai dimenticato il momento in cui, dopo aver pianto inconsolabile per parecchi minuti, William aveva ripreso abbastanza controllo per confessargli che era padre di un bellissimo bambino mulatto. Il che significava una cosa sola.
"Sarebbe uno scandalo tanto grande se facessi finta di nulla e dicessi semplicemente che è mio figlio? La stessa zia Elroy aveva una carnagione tutt'altro che pallida e anche i Lagan... cos'è, né io né Lilian potremmo avere degli antenati di pelle scura?". Alzò il bicchiere che teneva in mano, quasi a sottolineare quella domanda che era quasi una provocazione.
"Non deve convincere me, ma la società di oggi", disse scuotendo la testa. "Purtroppo entrambe le vostre famiglie sono molto in vista e il piccolo potrebbe essere presto preso di mira se crescesse in una menzogna. Non dico che la verità sia facile, ma può diventare un gesto d'amore anche nei suoi confronti: un giorno vorrà persino conoscere il proprio padre, se è ancora in vita".
William fece uscire l'aria dal naso in un sospiro frustrato: "Se potessi mi metterei in contatto con lui anche subito. Non abbiamo notizie dal detective che hai assunto?".
Georges scosse la testa: "No, ho provato a chiamarlo in questi giorni, ma mi sta dando risposte piuttosto laconiche. Mi ha dato la netta sensazione di voler... prendere tempo, quasi stesse seguendo una pista di cui voglia prima essere sicuro".
"Se davvero si tratta dello stesso che ha assoldato un killer a pagamento per farmi fuori, non sono sicuro che sia la decisione giusta. Ma una parte di me vuole vederlo in faccia, capire se veramente amasse Lilian o fosse solo...". Wlliam spalancò gli occhi all'improvviso, raddrizzandosi sulla poltrona. "Georges, non ci ho mai pensato! Lilian potrebbe essere stata vittima di una violenza!".
Georges alzò un sopracciglio, scettico: "E tutte le sue sortite agli orfanotrofi?".
Il patriarca rilassò le spalle e si passò una mano sul viso, portando brevemente alle labbra il bicchiere: "La verità è che avrei bisogno di parlare con Frank, con Margaret e...". Scosse la testa, come se avesse perso il filo dei propri pensieri o volesse solo intendere che non era comunque il momento adatto per farlo. "Credo che il dottor Stevenson possa essere il vero padre di Lilian", disse così piano che Georges pensò di aver sentito male.
"Cosa?!", ripeté, rinunciando di nuovo al suo solito comportamento composto e serafico: troppe rivelazioni gli si stavano riversando addosso, in quelle ultime ventiquattro ore, e la migliore di tutte era che William fosse innocente.
"In quella stanza... l'ho sentito chiamarla 'figlia mia'. Era un uomo distrutto, credevo che si sarebbe sentito male come Margaret. Credo però che Lilian non lo sapesse: amava tantissimo quello che credeva il suo vero papà".
"Questa storia diventa sempre più incredibile", commentò in tono più controllato, alzandosi per versarsi del whisky a sua volta. Ora sì, che ne aveva bisogno anche lui!
"Sai cosa mi ha riferito Candy, oggi al telefono?". Si volse a guardare William, che aveva parlato con voce tremante e scosse la testa. "Che prima di morire Lilian ha detto che voleva che il bambino fosse felice. Sempre". Georges rimase senza parole e sedette con il proprio bicchiere in mano: non avrebbe mai creduto che una donna come Lilian... Si vergognò del proprio pensiero e distolse lo sguardo, sentendosi avvampare e non avendo neanche il coraggio di completarlo. "Ammetto che anche io ne sono rimasto stupito", aggiunse come se gli avesse letto dentro. "Ma questa non è che un'ulteriore conferma del fatto che io non conoscessi affatto la donna che ho sposato. E non mi sono neanche sforzato di farlo. Ricordo che una volta le ho detto... che non sembrava affatto felice della propria gravidanza e... ah, dannazione!".
Piegò la schiena in avanti e si stropicciò gli occhi. Georges gli pose una mano sulla spalla: "Signor William, perché non va a riposare?".
Lui si raddrizzò lentamente, tirando un po' su col naso come se stesse cercando di non piangere e provò una pena infinita: Lilian Rousseau gli aveva rovinato la vita, ma lui aveva accusato il colpo della sua morte quasi fosse una sua responsabilità.
"Quando è morto Anthony credevo che non mi sarei mai perdonato, ma se l'ho fatto è stato anche grazie a Candy. Ora che la storia si ripete, non riesco a fare a meno di pensare che se avessi concesso a Lilian almeno un po' di... affetto, sarebbe stata più serena. E magari...". Si portò le mani alle labbra, serrando le palpebre.
Georges aumentò la stretta sulla sua spalla: "William, ascoltami bene, ragazzo mio, e perdonami se ti parlo come se avessi di nuovo dieci anni". Lui parve colpito dal tono confidenziale e lo guardò con gli occhi velati di stupore. "Lilian Rousseau era incinta di un altro uomo e ha cercato di far passare per tuo quel bambino, usando mezzi subdoli e forse persino illegali. Da gentiluomo quale sei ti sei assunto questa responsabilità nonostante ciò abbia causato enorme sofferenza a te e a tante altre persone. Le sei stato accanto in questi mesi al meglio possibile, proteggendola e pensando al benessere della creatura non ancora nata, nonostante forse il suo amante abbia cercato di farti uccidere. Un parto difficile, purtroppo, può verificarsi in ogni grado della società e sono convinto io per primo che non meritasse comunque una fine simile: ma tu non ne hai alcuna colpa. Anche se l'avessi amata, sarebbe accaduto lo stesso. Sarebbe successo persino se il bambino fosse stato il tuo e sono certo che tutte queste cose, nel tuo cuore, le sai già".
William scolò il whisky in un sorso. "Non posso fare a meno di pensare che dietro a quel suo gesto sconsiderato che mi ha fatto perdere il lume della ragione più volte si celasse una donna fragile, soprattutto nell'ultimo periodo. Se fossi stato meno duro con lei, perlomeno sarebbe morta più felice. E dire che ci ho anche provato...".
Georges si alzò: "Ti prego, William, nessuno avrebbe potuto salvarla, nemmeno l'affetto disinteressato. Pensa a come deve sentirsi Stevenson che non è riuscito a salvarla, se davvero era suo padre, o Margaret, con cui aveva discusso tanto da tagliare quasi del tutto i ponti. Tu sei stato quello che le è rimasto più vicino. E ti occuperai del bambino, anche se dovremo formalizzare un'adozione o un tutoraggio come abbiamo fatto per la signorina Candy a suo tempo".
William portò la sua mano sulla propria, in una stretta amichevole, e gli regalò l'ombra di un sorriso: "Grazie, Georges, credo di essere diventato irrazionale in questi ultimi tempi. Una volta, per superare le perdite o gli ostacoli della mia vita, avevo la possibilità di rifugiarmi nei miei viaggi e nella natura per rigenerarmi. E avevo la piccola Candy di cui prendermi cura. Ora è come se la clausura forzata abbia annichilito ogni energia interiore. Ma la recupererò", dichiarò alzandosi in piedi e posando il bicchiere vuoto sulla mensola, "perché ho un altro bambino di cui occuparmi. Il piccolo Ethan".
"Ethan? È così che...?".
"Era il nome che Lilian ripeteva, mi ha riferito Candy. Potrebbe essere quello di suo padre", disse voltandogli le spalle. "Vai a dormire, Georges, domani sarà un'altra giornata dura. Grazie di cuore per tutto quello che fai".
La porta si richiuse alle sue spalle e, nonostante il lieve sorriso di poco prima, Georges fu certo che ci sarebbe voluto ancora molto, molto tempo prima che il giovane William tornasse a essere l'uomo sereno ed equilibrato di un tempo. Sperava che quel bambino, nonostante tutto, lo aiutasse ad avere un nuovo scopo nella vita.
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Aveva già ucciso un uomo, praticamente a sangue freddo, e se aveva prestato abbastanza attenzione a non lasciare tracce non l'avrebbero mai scoperta.
Questo matrimonio è una farsa.
Lo aveva già capito, Margaret, da quando sua figlia l'aveva scoperta a letto con Frank proprio in quella che doveva essere la sua prima notte di nozze.
Non chiamerò mai più mamma la donna che ha ucciso mio padre.
Invece lo aveva fatto, poco prima di morire dando alla luce il suo bambino. Il dolore, il sangue che stava di certo già perdendo, il terrore: tutto ciò aveva reso Lilian la ragazzina che aveva di nuovo bisogno di sua madre.
Ma lei non aveva potuto salvarla e neanche il suo vero padre.
Margaret sedette sul letto asciugandosi le lacrime con il fazzoletto, singhiozzando piano e chiedendosi dove avrebbe trovato la forza di andare ai funerali di sua figlia laddove voleva solo morire lei stessa. D'improvviso, sembrava svanita persino la sua ossessione per Frank, l'uomo che non avrebbe mai avuto e che forse aveva già raccontato tutto a William Ardlay.
William Ardlay.
Colui che aveva sposato sua figlia ma non l'aveva mai amata e apprezzata davvero, che forse aveva contribuito ad aumentare il suo dolore impedendole di lottare. Se in principio era stata convinta che le cose tra loro si sarebbero appianate col tempo, ora Margaret era sicura che neanche la bellezza di Lilian fosse riuscita a intaccare quell'uomo in apparenza granitico. L'unica cosa cui tenesse era il benessere del bambino e quel bambino ora...
La bambinaia gli sta dando la sua prima poppata con un biberon. La sua pelle scura è identica a quella di Ethan, mentre muove le manine come in cerca di un seno che non avrà mai.
La visione era stata fugace, perché era persa nella nebbia densa e dolorosa della morte di Lilian, ma era bastata per farle comprendere che la soluzione per evitare uno scandalo che avrebbe infangato la memoria di sua figlia era contenuta nella siringa riposta con cura in una tasca interna del cappotto, avvolta da un fazzoletto.
Non ho idea di cosa ci sia là dentro, ma se Ethan voleva usarla contro di me significa solo una cosa...
E lei? Avrebbe avuto il coraggio di usarla su un uomo tanto potente perché non parlasse più? Non dubitava che, essendo stato in Africa, il patriarca degli Ardlay si sarebbe mosso a pietà verso quella creatura, tuttavia era sicura che non avrebbe esitato a diffamare sua moglie, indicandola quale traditrice ed evitando accuratamente di dare il proprio nome a un figlio non suo.
Lilian voleva solo essere amata, proprio come me. Ma lui continuerà ad alimentare l'odio e il risentimento anche ora che è morta, perché lo ha separato dalla donna che voleva.
No, non avrebbe mai permesso una cosa simile. Margaret si alzò dal letto, risoluta, rendendosi conto che gli uomini nelle loro vite non avevano fatto altro che causare dolore: Alain, che l'aveva sposata col solo scopo di stringere un accordo di affari; Frank, che aveva subìto il suo amore fino a cercarla solo per una mera esigenza fisica, progettando di lasciarla quando la sua carriera era stata messa in pericolo; Ethan, che aveva sedotto e messo incinta Lilian uccidendola; e William Ardlay, che si era rifiutato fino all'ultimo di scoprire che donna speciale avesse al proprio fianco.
"Tutti, devono pagare tutti!" disse alla propria immagine riflessa nello specchio, vestita con un abito nero che completò con un copricapo dello stesso colore. La siringa era una sola e l'avrebbe usata con il primo che le fosse capitato a tiro.
William o Frank? Uno dei due stava per veder sorgere l'ultima mattina della sua vita.
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Walker per poco non scivolò in cucina e lanciò un'imprecazione che avrebbe fatto sbiancare persino il più rude dei delinquenti. Recuperò uno straccio dal mobile sotto al lavabo e asciugò l'ennesima chiazza umida che gli era sfuggita il giorno prima: decisamente, avere delle illuminazioni geniali e uscire di casa di corsa aveva creato una serie di problemi che andavano dall'allagamento di quasi l'intero appartamento alla necessità di coinvolgere la polizia locale nelle indagini, visto che il cadavere lo aveva scoperto lui.
E non aveva ancora detto a Margaret che non l'avrebbe più accompagnata da Ethan, né a Georges Villers che forse la fonte dei loro problemi non esisteva più, ma avrebbe fatto delle indagini per confermare il suo collegamento con 'dita magiche'.
La situazione gli stava sfuggendo e faceva acqua da tutte le parti, proprio come il dannato rubinetto che aveva dovuto sistemare da solo, nell'impossibilità di chiamare qualcuno in tarda serata, quando aveva fatto rientro e pensava di essere finito nel mare della Florida.
Sperava solo che fosse fissato bene, perché non avrebbe avuto tempo di chiamare un idraulico nemmeno quel giorno. Fece colazione in fretta e furia e si concesse un lungo minuto per controllare l'ultima volta il rubinetto difettoso: a parte qualche goccia ogni tanto, sembrava tutto in ordine.
Si sarebbe tenuto in disparte, visto che il cimitero dove si sarebbe svolta la funzione era in una zona di campagna appena fuori città, e avrebbe atteso il momento giusto per avvicinare Margaret. Odiava doverle parlare in circostanze simili, ma non poteva davvero più aspettare: a breve, la polizia avrebbe potuto chiamarlo per testimoniare e lui doveva scoprire tutte le carte con i suoi clienti.
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Candy si era lasciata convincere da Annie a partecipare al funerale di Lilian Ardlay e, a dirla tutta, persino Albert le aveva confermato che non ci sarebbe stato nulla di male, visto che era stata parte della famiglia per tanti anni.
Appena arrivò, fu sorpresa di trovare delle guardie che cercavano di allontanare gruppi di giornalisti che sembravano assetati di notizie e non parevano vedere l'ora di immortalare l'ultimo viaggio di quella che stava per diventare la nuova matriarca.
"Non ci hanno lasciato neanche avvicinare all'ospedale! Non sappiamo nulla dell'erede! Perché volete impedirci di partecipare al funerale?!", stava gridando un uomo brandendo il flash quasi fosse un'arma.
"Non siete stati invitati e io eseguo solo gli ordini".
"Gli Ardlay hanno assunto dei buttafuori, hanno di certo qualcosa da nascondere", ribatté un altro dietro a un nugolo di colleghi che, evidentemente in mancanza di altro, si stavano accontentando di fotografare l'entrata del cimitero.
Candy scese dalla vettura dei Brighton seguita da Annie e deglutì, a disagio: alcune paia d'occhi si rivolsero verso di loro e lei si sentì di troppo. Archie, che si trovava nella vettura dietro la loro, si avvicinò subito.
Come un'unica entità, i giornalisti li circondarono e a lei cominciò a girare la testa, accecata dai flash da cui tentava di proteggersi con una mano.
"Signorina White, lei era presente? Si è fatta un'idea di cosa possa essere accaduto al bambino? È nato morto perché troppo prematuro?".
"La signorina White non lascia dichiarazioni", disse Archie con voce forte e chiara, "e nemmeno noi. Vi prego di farci passare: si tratta di un funerale, non di un evento mondano!".
"Perché il patriarca non vuole che documentiamo questo momento?! Sta nascondendo qualcosa?".
Vide Archie serrare la mascella, come se stesse preparando una risposta caustica, ma un'altra voce alle loro spalle la fece trasalire: "Sono sicuro che il mio vecchio amico non sta nascondendo nulla! E voi, non vi vergognate di mettervi a cercare il gossip in un giorno simile?!".
Voltandosi lentamente, Candy incontrò gli occhi di Terence e rimase senza parole. Persino Archie e Annie riuscirono solo a boccheggiare vedendolo.
Come pesci attirati da un'esca appetitosa, uno ad uno cominciarono ad avvicinarsi a lui che, impeccabile con il suo due pezzi scuro, sorrise vittorioso.
"Terence Graham amico di William Albert Ardlay? Ci può dire quando l'ha conosciuto?". Domande di quel tenore cominciarono ad accumularsi, le voci a sovrapporsi e Candy sperò che Terence non tirasse fuori la storia della rissa e del ritorno clandestino in collegio, o perlomeno che edulcorasse un po' il racconto.
I loro occhi s'incontrarono solo per un istante e una muta conversazione, fatta di ringraziamenti e parole non dette, passò tra loro.
"Non avrei mai creduto che sarebbe stato lui a trarci d'impaccio", disse Annie a bassa voce, accostandosi a lei mentre guadagnavano l'entrata. "Avrà letto la notizia sui giornali".
"Credo che sia la prima volta che quel Terence si rende utile", fu il commento sarcastico di Archie.
Un flash improvviso, mentre si identificavano davanti alle guardie, la fece sussultare. Candy sbatté le palpebre finché non riuscì a vedere il giornalista, che non pareva interessato a Terry e alla peculiare amicizia tra l'attore e il patriarca degli Ardlay.
Archie si avvicinò a lui a grandi passi e pareva davvero fuori di sé. In un gesto nervoso, lo afferrò per il bavero del cappotto e quasi lo sollevò da terra.
"Archie, no!", gridò Annie.
"In quale lingua preferisci che vi spieghi che non vogliamo foto, né lasciamo dichiarazioni?!". Una delle guardie intervenne e li divise, ristabilendo l'ordine e facendo allontanare con una spinta anche un giornalista che sembrava voler dare man forte al collega.
"Vieni via, Archie, lascia perdere. Entriamo", gli disse prendendolo per un braccio.
"È assurdo, si comportano come dei dannati avvoltoi!". Candy non poté dargli torto e si volse un'ultima volta prima di entrare, per vedere Terence che, di certo anche grazie alle sue doti di attore, stava riuscendo a tenere occupati gli altri. Si augurava solo di non leggere sui giornali nulla di troppo compromettente per Albert, che già aveva faccende enormi di cui occuparsi.
Mentre camminava, si chiese come mai Terry avesse deciso di andare al funerale di Lilian: possibile che volesse stare davvero vicino ad Albert? O piuttosto aveva saputo che lei era a Chicago e voleva rivederla? Sperava di tutto cuore che non si facesse più illusioni, perché Candy era intenzionata a rimanere sua amica, nulla di più. E non aveva osato, neanche per un istante, soffermarsi sul fatto che ora Albert fosse vedovo: per lei sarebbe sempre stato un amore impossibile, specie ora che doveva osservare il periodo di lutto e doveva occuparsi di quel bambino.
Chissà se lo avrebbe adottato o...
Candy volse il capo di scatto, sentendosi osservata: gli occhi della madre di Lilian la gelarono sul posto e lei si fermò. Erano occhi colmi di disperazione, ma anche di odio. Di cosa la accusavano? Prima ancora che potesse fare congetture, però, vide Annie e Archie avvicinarsi a lei per porle le condoglianze e li raggiunse per fare lo stesso.
"Grazie", fu la laconica risposta della donna, che si volse e si allontanò senza più rivolgere loro neanche un'occhiata.
"Chissà cosa le ha raccontato sua figlia di noi", mormorò Archie. Candy lo guardò con aria interrogativa e lui si strinse nelle spalle. "Albert non la portava quasi mai a casa, perché l'ultima volta che è venuta con sua madre ha fatto sentire male la zia Elroy... Siamo tutti convinti che la storia del matrimonio e della gravidanza abbiano peggiorato la sua malattia. Margaret è di certo sicura che le odiassimo. E non è che sia lontana dalla realtà".
"Io non odio nessuno", rispose Candy mentre Annie lanciava ad Archie un'occhiata piena di rimprovero. "Va bene, ho odiato Lilian quando era in vita, perché ha reso infelice Albert. Ma ora sono solo dispiaciuta per la fine che ha fatto. Non era così che doveva andare".
Si morse il labbro e cercò con lo sguardo proprio Albert. Eccolo, accanto al sacerdote cui stava forse dando le ultime indicazioni prima della predica: gli bastò guardarlo un istante, sentendo il cuore che accelerava, trattenendo a stento l'impulso di correre fra le sue braccia per consolarlo, perché lui si voltasse.
Il viso era teso, si vedeva che gli eventi gli erano precipitati addosso con tale foga che persino le sue spalle larghe faticavano a sostenerli. Tuttavia, si distese subito quando la guardò e le fece un leggero sorriso, scusandosi con il sacerdote e avvicinandosi a lei.
"Grazie per essere venuta, Candy", disse facendole un leggero baciamano. "Oh, e grazie anche a voi", aggiunse facendo lo stesso con Annie e stringendo la mano ad Archie".
"Ci spiace tantissimo, Albert, sappiamo che la sua morte ti ha colpito molto, nonostante tutto", disse Annie in un soffio.
"È vero. Non meritava di morire così giovane e subito dopo essere diventata madre", disse tristemente. Tra loro aleggiarono domande che non andavano fatte e considerazioni che non era né il luogo né il momento di fare. Ma Candy sapeva che quel tempo sarebbe arrivato e che, alla fine, la giovane donna di nome Lilian che non era mai diventata la matriarca sarebbe stata fatta a pezzi dalla stampa e con lei tutta la sua famiglia. Prima o poi, il bambino sarebbe stato mostrato al mondo e non aveva idea di come Albert avrebbe risolto una questione così delicata, visto che era impensabile che potesse davvero farlo passare per suo figlio.
"Albert, lo so che può sembrare una frase fatta o un concetto senza fondamento, ma so che tu mi crederai quando ti dico che di qualunque cosa tu abbia bisogno... io ci sarò sempre".
Il sorriso di Albert le raggiunse il cuore, lo scaldò e le accese dentro delle illusioni che non poteva permettersi di nutrire. Si vergognava, anzi, di provarle così intensamente: "Grazie, mia piccola Candy". Bastarono quelle parole per farle salire le lacrime agli occhi, ma per fortuna lui non le notò perché fu richiamato da Georges, che fece loro un breve cenno di saluto e si allontanò con Albert vicino al luogo di sepoltura.
La funzione stava cominciando.
