Grazie dei commentia Ericka Larios, Maria Gpe22, Mary Silenciosa, Kecs, Cla1969, Charlotte, Luz Nelly Rojas, Eydie Chong, Dany Cornwell: tutto ciò che può fare ora Walker è incastrare Margaret alla ricerca della verità. Il filo rosso del destino è irrimediabilmente macchiato di sangue a causa di questa donna. Accolgo il vostro grido di dolore e mi unisco, anzi. La povera Candy sembra preda di un destino spietato e beffardo... Grazie anche per le vostre teorie sulla morte di Albert, vedremo se avete ragione o no...
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Yesterday, all my troubles seemed so far away,
Now it looks as though they're here to stay,
Oh I believe in yesterday.
Suddenly, I'm not half to man I used to be,
There's a shadow hanging over me.
Oh yesterday came suddenly.
(Yesterday - Beatles)
La ricerca della verità
Walker fissava la donna che sedeva sul divano di fronte a sé: era vestita con un lungo abito da lutto e il viso era l'emblema stesso della morte. Pallido, senza ombra di trucco, con occhiaie profonde. Solo i capelli sembravano aver avuto delle cure, forse dalle mani attente della cameriera personale che li aveva tirati su in una crocchia ordinata.
"Signora Moore, mi deve perdonare se ho insistito per vederla nonostante il momento delicato, ma ho necessità di darle alcune informazioni importanti e... di chiedergliene".
Non poteva scoprirsi subito, doveva agire con calma e nel rispetto del dolore più che evidente di Margaret che, colpevole o meno, aveva comunque subìto una perdita che le aveva tolto il sonno.
E forse anche la salute mentale...
"Voglio vederlo finalmente in faccia quel delinquente che ha circuito mia figlia". Nonostante le parole dure, il tono era spento, quasi rassegnato. In netto contrasto con la rabbia che emanavano.
Walker si mosse a disagio sulla sedia, giocherellando con la pipa spenta che lei non gli aveva permesso di accendere: "Mi dispiace, ma temo non sarà più possibile. È morto".
"Anche lui?", disse socchiudendo appena gli occhi, guardandolo quasi gli vedesse attraverso.
Incolore. Inespressiva.
Per Walker era molto difficile scrutare le reazioni di una donna che aveva accusato un colpo tanto grande, visto che il suo comportamento poteva essere semplicemente dettato da quello. Tuttavia, cercò di analizzare le sue espressioni perché gli comunicassero quanto fosse vicino o lontano dalla realtà.
"Qualcuno gli ha sparato. Ho dovuto coinvolgere la polizia locale".
Stavolta, Walker poté apprezzare sul volto emaciato della donna una reazione più netta e genuina. Stupore? Allarme?
"D-davvero?". Gli occhi sembravano più focalizzati nei propri e lui ebbe un brivido: semmai gli servisse una conferma, l'aveva appena avuta.
"Già". Non aggiunse altro, in attesa delle reazioni di lei o solo della sua necessità di riempire il silenzio. Cosa che, in effetti, fece.
"E perché mai la polizia locale dovrebbe indagare su un malvivente di quel calibro? Il fatto che sia morto in mezzo alle sue stesse droghe mi sembra già una giustizia divina più che ragionevole!".
Qualcosa scattò nella mente di Walker: un tasto lontano, ma dai contorni sempre più chiari. "E lei come fa a sapere che è morto in mezzo alle sue droghe?".
Margaret aprì la bocca, in apparenza senza sapere cosa dire, ma spiegando poi in tono duro: "Lo immagino bene! Non era forse un trafficante di droga?".
La spiegazione di Margaret aveva senso e lui finse di accettarla. Non le specificò che il ragazzo era morto fisicamente in mezzo ai suoi composti.
Droghe. Composti chimici.
"Può raccontarmi cos'è successo quando William Ardlay si è sentito male?", chiese a bruciapelo, sperando che l'effetto sorpresa la destabilizzasse.
Il viso pallido divenne di marmo: "Come mai mi fa questa domanda, adesso?".
Walker decise che, ormai, la verità non poteva fare male: "Perché la famiglia Ardlay mi ha contattato per cercare chi ha attentato alla sua vita due mesi fa e sospetto che possa trattarsi dello stesso Ethan. Potrebbe aver deciso di farlo drogare o... avvelenare da un suo complice, prima di morire".
Margaret sbatté le palpebre e si guardò le mani intrecciate in grembo: "So solo che mi stava offrendo il braccio perché mi stavo sentendo male e a un certo punto mi è parso che perdesse i sensi. Mi è crollato addosso, così ho chiesto aiuto, poi... poi è arrivato quel Georges e il resto lo sa".
"Le ha detto qualcosa, prima di sentirsi male? Che so, del tipo che avvertiva un dolore al petto o cose simili", chiese in tono casuale, gesticolando con la mano in cui teneva la pipa. Avrebbe dato un braccio o una gamba per un tiro.
"Signor Walker", ribatté la donna a denti stretti, quasi cercasse di contenere la rabbia. "Non so perché mi stia facendo un interrogatorio simile in un momento come questo, ma sappia che non mi è affatto gradito! Ho appena perso mia figlia, ho assistito alla morte di due uomini e devo occuparmi di mio nipote perché gli avvoltoi là fuori non infanghino la memoria di Lilian con supposizioni... fantasiose come stanno già facendo! E lei ha il coraggio di chiedermi cose che nemmeno il medico...".
"L'unico medico che ho visto al funerale di sua figlia era suo cugino Frank Stevenson, o è un'invenzione dei giornalisti anche quella?", disse in tono più alto, cercando di rimanere lucido. C'era qualcosa in quello che aveva appena affermato Margaret che...
"Frank Stevenson è mio cugino, sì", disse lei alzandosi in piedi. La imitò, guardandola con attenzione. "Tuttavia, non vedo cosa questo potrebbe significare, visto che il signor Ardlay è stato portato in ospedale da quel che mi risulta e che neanche i suoi colleghi hanno potuto fare niente per lui. Ora, se vuole scusarmi, le assicuro che entro la prossima settimana le sarà accreditato il denaro per il lavoro che ha svolto...".
"Perché ha affermato di aver assistito alla morte di due uomini, Margaret?". Ormai la gentilezza non riusciva più a penetrare in parole che erano solo un quesito urgente e legittimo.
"Non mi ha appena detto che quell'Ethan è stato ucciso prima ancora che io potessi vederlo in faccia?!". Sembrava davvero urtata e Walker si chiese se anche sua figlia avesse usato quell'alone di innocenza per incastrare William Ardlay.
"Suo nipote... è per caso figlio di Ethan?". Al diavolo anche la prudenza, era troppo vicino alla verità per lasciarsela sfuggire.
I lineamenti di Margaret divennero una maschera sconvolta e rabbiosa e lo sguardo divenne una lama affilata: "Esca subito di qui!", sibilò.
"Signora Moore...".
"Se ne vada!". Lo superò e aprì la porta, respirando pesantemente e tremando.
Walker non poté fare altro che assecondarla, chiedendosi se sarebbe stato opportuno andare prima dai suoi colleghi o da Archibald Cornwell: se davvero le cose erano andate come pensava, l'autopsia sul corpo di William Ardlay avrebbe potuto essere d'aiuto. Peccato che ormai non ci fosse più tempo...
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Georges riagganciò il telefono con un gesto stanco, crollando il capo in avanti, seduto all'ampia scrivania di mogano che era stata di William. Non sapeva con quale forza fosse andato avanti in quei due giorni, supportando il giovane Archibald che sembrava non riuscire più a organizzarsi e predisponendo i funerali del patriarca della famiglia.
Si alzò tenendo la schiena curva, sentendosi vecchio come mai gli era accaduto in vita sua. Quanto era morto Wllliam senior, in età tutto sommato giovanile, aveva sentito di aver perso un padre; quando era accaduto a Rosemary era venuta a mancare una donna meravigliosa che gli aveva scaldato il cuore, seppure fosse rimasta un'illusione irraggiungibile; quando il signorino Anthony aveva avuto quel tragico incidente, aveva creduto che non gli sarebbe bastato il resto della propria esistenza per superarlo e per aiutare chi era rimasto ad andare avanti, inclusa la signorina Candy; quindi era stata la volta di Alistair, che aveva gettato un'altra lunga ombra sulla serie di lutti che pareva non voler lasciare tranquilli gli Ardlay; la stessa signora Elroy sembrava destinata a vivere ancora per qualche decennio facendo valere la propria autorità e invece li aveva lasciati, vittima di una malattia senza recupero.
Tuttavia, la morte così repentina e assurda di William non riusciva proprio a spiegarsela, né ad accettarla. Nonostante fosse stato così provato dall'evento da essersi ritrovato in una stanza d'ospedale, aveva avuto la forza di chiedere ai medici che avevano decretato il decesso di riferirgli se presentasse ferite da arma da taglio o da fuoco. Ma, ovviamente, non era così e Margaret Rousseau, pur essendo la madre di Lilian, non lo aveva accoltellato, né tantomeno gli aveva sparato.
La bottiglia di whisky era rimasta allo stesso livello di tre sere prima, quando lo aveva offerto a William. Lo aveva visto così provato dalla morte della donna che, con tutta probabilità, aveva tentato solo di fargli del male, che si era commosso dinnanzi a tanta umanità. Certo, conosceva William e sapeva che era generoso e di buon cuore tanto quanto suo padre; lui stesso era rimasto molto colpito dalla morte di una donna così giovane. Tuttavia, mentre si versava due dita di liquido ambrato con mano tremante, Georges comprese quanto il ragazzo che considerava come un figlio fosse prostrato fisicamente e psicologicamente dagli eventi che lo avevano travolto.
Possibile che il suo cuore, in apparenza così forte, non avesse retto? Lui, che era tornato smemorato ma quasi indenne da un viaggio che poteva essere l'ultimo, che viveva spesso in mezzo alla natura e godeva di ottima salute, poteva avere una qualche debolezza fisica che lo aveva minato così come il lavoro e la perdita di Priscilla avevano fatto con suo padre?
Per la prima volta in vita sua, Georges ebbe bisogno di bere il suo whisky scozzese tutto d'un fiato e lo fece, mentre la vista si appannava per le lacrime represse che presto gli sarebbero scese sulle guance. Ma prima, alzò leggermente il bicchiere, brindando a William Albert Adrlay e dicendogli addio al contempo. Promettendogli che si sarebbe preso cura di quel bambino come avrebbe voluto fare lui. E soprattutto, chiedendo perdono all'uomo che una volta lo aveva raccolto dalle strade di Parigi, perché non era riuscito a salvarlo.
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Frank Stevenson non riusciva a dormire.
Nel giro di pochi giorni, la sua vita era stata stravolta e la sua carriera era l'ultimo dei problemi che potessero preoccuparlo: al momento, nella sua mente c'era una nebbia fitta che si stava tingendo dei toni sempre più macabri delle ombre e non era sicuro che si sarebbero dissipate tanto presto.
Si passò una mano sulla fronte e si mise a sedere sul letto: erano le sei del mattino e tanto valeva cominciare a prepararsi per l'ennesimo funerale cui avrebbe partecipato. Non che fosse particolarmente entusiasta all'idea, ma in qualche modo sentì che lo doveva a William Ardlay, visto che non aveva fatto in tempo a spiegarsi, a scusarsi...
Lilian era mia figlia. Mia figlia. E appena l'ho saputo l'ho persa. Per sempre.
Mentre s'immergeva nella vasca da bagno, cercando di allentare la tensione della notte quasi insonne, Frank ripensò al periodo in cui lui e Margaret erano diventati amanti e si era sentito sporco, colpevole, traditore. Il povero Alain non meritava tanta cattiveria. Aveva allevato una figlia che aveva adorato quasi fosse la sua per i pochi anni in cui l'aveva avuta al fianco.
Le mie mani sono sporche del sangue di Lilian. Sto tentando di riparare i vasi sanguigni assieme al dottor Robinson, ma ormai lei ha perso tanto sangue che la pressione sanguigna è scesa a livelli allarmanti...
Credeva che farle un'isterectomia d'urgenza sarebbe stato un torto enorme, perché non le avrebbe più permesso di avere figli. Invece, non era riuscito a salvarle nemmeno la vita. Inutili erano state le parole di conforto del suo collega, che aveva indicato nel distacco della placenta qualcosa cui difficilmente avrebbero potuto porre rimedio a quello stato della gravidanza. Oltre all'abilità sarebbe stato necessario un miracolo. Oppure una dose considerevole di fortuna.
Purtroppo, l'evento era imprevedibile e più diffuso di quanto si credesse. C'erano donne, anzi, che morivano assieme alle loro creature non ancora nate e lui stesso lo sapeva molto bene.
Eppure, eppure avrei tanto voluto salvarti... anche se fossi stata la figlia di Alain...
Frank affondò il volto tra le mani, il petto stritolato dal dolore, piangendo mentre comprendeva che il suo legame con Margaret e Lilian andava al di là di ogni congettura avesse fatto in passato. Era un vincolo di sangue, di cuore, di corpo.
Si asciugò e si vestì scrutando l'alba che tingeva il cielo delle fredde tinte del rosa e dell'arancione tenue fuori dalla sua finestra, cercando di immaginare come sarebbe stata la propria vita da ora in avanti. Con la morte del patriarca, l'unico a gridare al mondo che Lilian aveva ingannato suo marito sarebbe stato proprio suo nipote.
Mio nipote... sono nonno...
Dubitava che Margaret avrebbe trovato, nell'albero genealogico di una delle famiglie, antenati dalla pelle così scura. Ricordava di aver visto la signora Elroy Ardlay a un ricevimento e di aver pensato che non somigliasse affatto a suo nipote. Ma il colore ambrato del suo volto non era paragonabile a quello palesemente mulatto e tendente al cioccolato della creatura che aveva aiutato a venire al mondo.
Era un bambino così bello! Se non sbagliava, a parte i lineamenti che doveva aver preso dal padre naturale, il colore degli occhi era il medesimo di Margaret e Lilian. Frank decise che dopo i funerali di William Ardlay sarebbe andato in ospedale per accertarsi che stesse bene e poi avrebbe dovuto parlare con Georges Villers e forse persino con Archibald Cornwell per capire come...
Spalancò gli occhi, rendendosi conto delle implicazioni di quel pensiero: si stava comportando come se tutti sapessero che Lilian era sua figlia, mentre non era affatto così. Ah, ma avrebbe discusso con Margaret e avrebbe fatto valere i suoi diritti! Gli aveva negato per più di vent'anni la paternità legittima e non avrebbe fatto lo stesso con il piccolo Ethan.
Possibile che quel ragazzo si chiami così? Lo cercherà? Come reagirà sapendo che lei è morta?
Cercando di farsi forza e di asciugare le ultime lacrime, Frank uscì dalla propria stanza per prepararsi un caffè molto forte, tentando di concentrarsi sul nuovo scopo che aveva nella vita. Andasse come andasse, non gli interessavano le ipotesi dei giornalisti, gli scandali o il buon nome degli Ardlay: l'unica priorità, ora, era suo nipote.
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Margaret si ricordò della siringa nel momento in cui infilò il cappotto scuro che aveva usato al funerale di sua figlia.
"Signora?".
La voce della cameriera era lontana e il suo respiro sempre più corto. Portò una mano alla tasca interna e si punse con l'ago, ritirando il dito come se si fosse scottata: poteva quella roba che aveva ucciso William Ardlay uccidere anche lei solo in quel modo? Ne dubitava, tuttavia il cuore le fece un balzo.
"Devo tornare un attimo in camera mia, ho dimenticato una cosa", disse trafelata.
"Posso andare io, se vuole...".
"No!", quasi gridò incamminandosi verso la rampa di scale con il cappotto ancora sbottonato. La porta d'ingresso era già aperta e l'autista l'attendeva sul vialetto. "Farò in un minuto".
Mentre saliva le scale, però, rifletté che lasciare la siringa vuota in camera sua sarebbe stato rischioso e che avrebbe piuttosto dovuto nasconderla nello studio del piano terra dove c'era la cassaforte. Ma se si fosse attardata in quella direzione, avrebbe attirato i sospetti della servitù, così si risolse a recarsi davvero nella propria stanza.
Stanotte, la nasconderò stanotte. Quindi me ne sbarazzerò nel lago come ho fatto con la pistola.
Avrebbe significato riprendere la macchina da sola sperando che nessuno la notasse, magari in piena notte, o farsi accompagnare con la scusa di una passeggiata. Quella distrazione avrebbe potuto costarle cara, ma la sua mente era così attanagliata dal dolore cupo per la morte di Lilian che non era più lucida.
Aveva ucciso due uomini in pochi giorni e doveva ancora risolvere la questione del bambino. Uno dei medici con cui aveva parlato le aveva riferito che William Ardlay aveva lasciato disposizioni per prenderlo sotto la sua custodia, ma ora lui era morto e adesso toccava a lei fare in modo che lo scandalo non li travolgesse.
Non posso finire in galera, non prima di essermi assicurata che la memoria di Lilian sarà rispettata!
Con gesti lenti, tolse il cappotto e cominciò a guardarsi attorno: il letto a baldacchino era stato rifatto e le ricordò per un attimo le notti di passione che aveva condiviso con Frank.
Non sei riuscito ad amarmi, né a salvare nostra figlia! Sono stata una stupida a starti dietro per tutti questi anni!
Il grande comò alla sua destra aveva ampi cassetti, ma conteneva anche il cambio di lenzuola e chiunque poteva metterci mano. Vagò con gli occhi sullo scrittoio di legno lucido, li posò sulla porta chiusa del bagno e pensò all'armadietto dei medicinali: il giorno della morte di Lilian, la cameriera le aveva dato un calmante prescritto dal medico, quindi anche lì dentro la siringa non sarebbe stata al sicuro.
Con un gesto di frustrazione, si dispose a tirarla fuori dalla tasca innanzitutto senza pungersi di nuovo, aiutandosi col fazzoletto e riflettendo che ormai le sue impronte digitali erano ovunque. Ripulirla sarebbe stato inutile, tuttavia, perché doveva sbarazzarsene quanto prima.
Gli occhi le caddero sul proprio armadio: di solito sceglieva da sola gli abiti o chiedeva alla cameriera di prendergliene uno in particolare mentre l'aiutava a vestirsi. Però c'era almeno un cassetto dove non permetteva neanche a lei di prenderle i capi.
Ed era esattamente lì che l'avrebbe messa finché non si fosse organizzata per tornare al lago.
Quando finalmente poté rimettere il cappotto, Margaret iniziò mentalmente a percorrere le tappe successive.
Tranquilla, bambina mia. La mamma sistemerà tutto e farà giustizia fino in fondo, te lo giuro!
Per il momento, doveva solo fingere di essere in lutto per il patriarca degli Ardlay che lei stessa aveva ucciso: e non sarebbe stato difficile, visto che il lutto più grande l'avrebbe accompagnata fino alla fine dei propri giorni.
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"Mi faccia capire bene, detective", disse il commissario Collins indicandolo col suo dannato sigaro spento, "lei vuole che io vada dagli Ardlay per dire loro che è necessario effettuare un'autopsia sul patriarca, il cui funerale tra l'altro è fra poche ore, perché lei sospetta che sua suocera lo abbia fatto fuori, ma non ha le prove?!".
Walker imprecò mentalmente: sapeva che il suo era un tentativo disperato, tuttavia non poteva non farlo. "Mi ascolti", disse protendendosi verso di lui con i gomiti sulla scrivania. "Voi state indagando su quell'Ethan che trafficava droga ed è stato trovato ucciso con un colpo di pistola: ebbene, vi ricordo che sono stato io a trovarlo e ho ragione di pensare... che avesse un legame con la mia ex cliente, Margaret Moore".
"Moore?", fece l'altro mandandogli il sangue alla testa con la sua domanda inutile e serafica, il sopracciglio inarcato quasi stessero parlando del tempo.
"Sì, è il cognome da signorina dell'ex signora Rousseau, ma non è questo il punto! Per ragioni che non posso approfondire con voi, lei potrebbe aver ucciso sia quel ragazzo che William Ardlay! Alcune delle impronte digitali che avete trovato in quello scantinato potrebbero confermarlo e anche se l'arma del delitto non è stata ritrovata...".
"E come avrebbe ucciso il signor Ardlay, sentiamo, con una forcina?", ridacchiò, con quel verso gutturale e catarroso che gli dava sui nervi e Walker quasi si pentì di essersi recato lì e non direttamente da Villers o Archibald Cornwell. Quest'ultimo aveva fatto una faccia disgustata alla menzione di un'autopsia, ma forse quel Georges... poteva però presentarsi da loro, suggerendogli di fare scempio del corpo di una persona amata senza neanche avere uno straccio di prova ma solo supposizioni?
Forse sono stato fin troppo delicato, avrei dovuto...
"Quindi, detective? Credo che se ci fossero state ferite da arma da taglio o da fuoco lo avremmo saputo, visto che stavamo proprio indagando sull'attentatore che ha sparato due mesi fa. Le ricordo che davanti al cimitero c'erano almeno cinque dei nostri uomini e che abbiamo impedito persino ai giornalisti di entrare... Oh già, ma lei pensa che fosse la signora a portare con sé un'arma!".
Era stufo del tono canzonatorio del commissario e si giocò l'ultima carta possibile: "Potrebbe averlo avvelenato".
L'uomo di fronte a sé sbatté le palpebre e, dannazione, non capì se era davvero colpito o stesse facendo finta, credendo di avere a che fare con un pazzo: "Caspita, detective, spero che lei abbia riscosso il suo compenso prima di venire qui a lanciare accuse tanto grosse! E dove avrebbe preso il veleno? Da Ethan lo spacciatore?!".
"Potrebbe, sì!", quasi ringhiò a denti stretti. "Ascolti, lo so che non ho prove fisiche, ma ho parlato con la signora e se solo lei...".
"Le dico io come stanno le cose, Walker", annunciò il commissario alzandosi in piedi e credendo di poterlo così sovrastare. Ma lui si alzò a sua volta, scrutandolo mentre passeggiava per la stanza e si accendeva quel maledetto sigaro, facendogli venire voglia di infilarglielo in un orifizio posto molto più in basso della bocca. "Lei ha avuto un incarico che non l'ha soddisfatta perché alla fine è stato costretto a passarci il caso, visto che un uomo è stato assassinato".
"Commissario Collins!", sputò tra i denti, la pazienza che rimpiccioliva alle dimensioni di un'oliva.
"E siccome non ha avuto i suoi soldi e il suo ego è ferito al pari del suo conto in banca, si sta arrampicando sugli specchi cercando di dimostrare a se stesso che è comunque un bravo poliziotto".
Combattendo anche contro l'impulso di fargli penetrare la pipa dentro un'orbita, Walker si avvicinò fino a mostrargli chi dei due fosse veramente più alto, semmai fosse servito a qualcosa: "Mi è più che chiaro che lei non vuole ascoltarmi, né credere alle mie teorie, anche se lavoro a questo caso da più tempo di lei, ma lasci che le dica una cosa: se un giorno dovessi davvero dimostrare che la morte del patriarca della famiglia Ardlay è in qualche modo collegata a Margaret Moore, stia tranquillo che farò il suo nome prima ancora che facciano in tempo a riesumare i resti di quel poveraccio nel tentativo di trovare qualche traccia anomala".
L'uomo fece un verso disgustato, afferrando il sigaro con due dita e cominciando a frugarsi nella tasca per riaccenderlo, visto che si era spento. Walker fu più lesto e tirò fuori il proprio accendino: "Oh, a proposito: quel sigaro puzza di merda, perché non prova la pipa?", suggerì accendendola e soffiandogli in faccia la prima voluta di fumo.
Uscì dalla stanza e chiuse la porta senza ascoltare chi stesse indicando di preciso come sua genitrice, anche se ne aveva un'idea abbastanza precisa. I suoi pensieri erano rivolti all'imminente funerale di William Ardlay e, nel mezzo di tutto quel caos e delle indagini che avrebbe comunque portato avanti, sentì la punta acuminata della pena penetrargli nel petto: Lilian Rousseau forse non era uno stinco di santo, ma era morta giovanissima; e suo marito aveva poco più di trent'anni. Di chiunque fosse la colpa, decisamente la giustizia divina doveva aver difettato parecchio, in quell'ultimo periodo.
