Grazie dei commenti MariaGpe22, Cla1969, Eydie Chong, Ericka Larios, Mary silenciosa, Lili, Dany Cornwell, Charlotte: E se da un lato abbiamo un Frank redento che infine scopre fino a che punto è marcia Margaret, dall'altro Albert si copre di sensi di colpa che non dovrebbe provare, ma che il suo animo gentile non manca di proporgli. Verrà il momento della felicità per lui e Candy o le loro strade sono irrimediabilmente divise? Intanto c'è l'ennesimo addio tra lei e Terry, anche se meno amaro della prima volta. Chi farà la prima mossa ora?
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Le distanze del cuore
Albert si alzò dal suo posto guardando i presenti a testa alta, desiderando solo uscire da quella sala riunioni e tornare a casa, dove aveva appuntamento con Frank.
"William, la storia che ci hai raccontato ha dell'incredibile", disse Thomson alzandosi a sua volta, emulato dagli altri anziani. Ora tutti erano in piedi, dietro alla lunga tavola di mogano rettangolare: dieci paia di occhi fissi su di lui. "Tuttavia, vogliamo augurarci che questi siano gli ultimi capelli bianchi che ci farai venire e che finalmente tu possa mettere in ordine la tua vita".
"Mister Thomson...".
"Ti prego, figliolo, lasciami finire". Alzò una mano, in tono conciliante ma risoluto. "Credo di interpretare il pensiero di tutti quando dico che se non decidiamo di prendere provvedimenti risolutivi e immediati è per la stima immensa che abbiamo nutrito e nutriamo tutt'ora per il tuo povero padre. Ciononostante, dopo che hai vagato per anni come un vagabondo, ti sei spinto fino in Africa, hai rischiato di rimanere ucciso in un attentato e hai sposato una donna che aspettava un figlio non tuo, capisci bene che non ti consentiremo altri errori. Nemmeno uno. Non ci penseremo due volte, allora, a votare all'unanimità per toglierti la carica e a proporla a chiunque altro abbia uno stile di vita più... consono. E soprattutto che non rischi di rimanere ucciso così spesso come te. Spero vivamente che il tuo prossimo funerale avvenga dopo che avrai compiuto ottant'anni".
Nonostante l'urgenza di andarsene, Albert soffocò una risatina e annuì: "Grazie per la fiducia, a tutti quanti. Prometto solennemente che d'ora in poi cercherò di prestare più attenzione alla mia incolumità personale".
"E anche alla prossima moglie che sceglierai, spero", intervenne Smith, lisciandosi la lunga barba bianca.
Lui gli scoccò un'occhiata accondiscendente ma non rispose. La sua promessa, d'altronde, riguardava la propria sicurezza, non certo le scelte che avrebbe fatto da quel momento in poi.
Quando uscì fuori, Georges lo stava aspettando in piedi accanto alla sua auto e si affrettò ad aprirgli la portiera, facendolo salire prima di mettersi alla guida.
"È andato tutto bene, signor William?". Era incredibile come Georges, dopo i momenti di estrema confidenza e amicizia che avevano condiviso, potesse di nuovo trasformarsi in un braccio destro efficiente e impeccabile. Sapeva che era inutile cercare di cambiarlo, che quella facciata faceva parte di lui anche se celava l'affetto più sincero.
"Hanno accettato la storia che racconterò ai giornali e sanno che accuserò la mia ex suocera di tentato omicidio quando testimonierò in tribunale".
"E...?".
"E che prenderò Ethan sotto la mia tutela come a suo tempo ho fatto con Candy". Albert appoggiò il gomito al finestrino e guardò fuori il paesaggio ricoperto di neve. Non voleva soffermarsi a pensare a lei, perché il desiderio di averla accanto era diventato un dolore pulsante al petto, ora che sapeva di non avere più nulla a dividerli.
Immaginò che Terence si fosse sentito così, dopo che era morta Susanna: combattuto tra desiderio e senso di colpa, se non fosse stato che Candy, ormai, non era più innamorata di lui da tempo.
"Oggi la signorina ha chiamato", disse con calma Georges, facendolo voltare di scatto.
"Come? Quando?".
I baffi dell'uomo tremolarono: "In mattinata: le ho detto dei suoi impegni, ma che l'avrebbe richiamata non appena fosse tornato a casa".
"Sì, naturalmente...", borbottò senza sapere cosa diavolo le avrebbe dovuto dire. Certo, poteva andare a trovarlo quando desiderava, ma sarebbe riuscito a mantenere la freddezza o le avrebbe chiesto di fuggire insieme fino a dove una macchina, un treno, una nave, li avessero condotti? Ai confini del mondo, irraggiungibili dalle persone, dalle responsabilità, dai ricordi sgradevoli e dal passato. Con Ethan insieme a loro, da crescere insieme e magari dei figli propri...
"Siamo arrivati". Il tono era tranquillo, ma si vedeva che Georges stava cercando di trattenere l'ilarità. Erano davanti all'entrata, fermi da chissà quanto tempo mentre lui si perdeva in sogni impossibili.
Quando entrò in casa, mentre ancora il maggiordomo lo stava aiutando col cappotto, strappandosi quasi via guanti e sciarpa, Albert cominciò a camminare a passo deciso verso lo studio dove era installato un telefono, ma lui gli annunciò che il visitatore era già arrivato.
Con un sospiro, si disse che tutto sommato era un bene, perché almeno avrebbe presto avuto una risposta per l'ultima zona d'ombra che lo affliggeva. Apprezzava molto che Frank si fosse proposto di parlare con Margaret di qualcosa di tanto delicato, soprattutto considerato che Lilian era sua figlia. Cercando di scacciare via l'imbarazzo, Albert si ripeté che era per il suo amor proprio che aveva necessità di quell'ulteriore certezza. E non per poter, un giorno, dire a Candy che mai, mai c'erano state altre prima di...
Dio mio, non so nemmeno che ne sarà di noi e continuo ad andare avanti con l'immaginazione!
Frank gli dava le spalle, in piedi davanti alla finestra dello studio. Quando lo sentì entrare, si volse e gli andò incontro: gli sembrava invecchiato di oltre dieci anni. Si strinsero la mano e lo fece accomodare, tirando fuori il whisky e due bicchieri, come qualche giorno prima.
L'uomo gli parve più nervoso del solito, forse gli tremò persino la mano mentre prendeva il proprio. Possibile che gli stesse per dare cattive notizie? Che, tutto sommato, pur non avendola messa incinta, avesse condiviso con Lilian qualcosa di più che un letto?
Mentre si sedeva di fronte a lui, Albert si preparò anche a quell'evenienza, in cuor suo. Alla fine dei conti, anche se tra lui e sua moglie fosse accaduto l'irreparabile non sarebbe stata comunque la cosa peggiore che gli fosse capitata.
Eppure, in quegli occhi bassi fissi sul liquido ambrato e nel movimento costante delle dita sul bicchiere, Albert vide un tormento che non poteva che essere personale e restò all'erta.
"Signor William, sono venuto qui oggi non solo per riferirle quanto ho appreso da mia cugina, ma anche per chiederle qualcosa".
Albert rilassò le spalle e gli sorrise: "Riguarda Ethan, giusto?". Era certo che volesse domandargli di vederlo più spesso o persino di portarlo a casa con sé qualche volta e lui non avrebbe certo avuto problemi ad affidarlo a suo nonno.
Frank annuì, guardandolo finalmente negli occhi: "Sì, è così. Ma innanzitutto lasci che le dica che non ha mai superato il limite della decenza con mia figlia, prima che diventasse sua moglie. Lilian si è assicurata solo di farglielo credere e... a quanto pare ha usato persino del... sangue animale".
"Ho sentito due cameriere parlare di una macchia di sangue sulle lenzuola, signorino William. Mi perdoni se glielo dico così, a bruciapelo".
Albert aveva le orecchie che ronzavano e la testa che gli girava. A malapena si accorse dell'estremo imbarazzo dell'uomo e avrebbe solo voluto abbracciarlo per la gioia. Dunque era vero, aveva ragione fin dall'inizio! Non solo non aveva messo incinta Lilian, ma non l'aveva mai sfiorata neanche con un dito.
Completamente, totalmente tuo... se lo vorrai... mia dolce Candy...
"Io...". Dovette schiarirsi la voce, che era malferma. "Non so come ringraziarla per aver fugato questo dubbio. Soprattutto perché non deve esserle costato poco parlarne con Margaret".
Il medico ridacchiò: "Ammetto che l'istinto paterno che è in me mi è stato persino utile per indurre Margaret a parlare. Tuttavia, comprendo che sapere che nonostante la droga lei abbia mantenuto l'integrità e la dignità in una situazione così... scomoda la sollevi".
"Non ha idea di quanto", ammise chiudendo gli occhi. Riprendendo a stento il controllo delle proprie emozioni come aveva sempre fatto, Albert li riaprì. "Per quanto riguarda il piccolo Ethan sa che può vederlo quando vuole, anzi, se desidera...".
"Vorrei prenderlo sotto la mia tutela". Lo interruppe con il respiro un po' affannato, come se gli fosse costato fatica dirlo.
E ad Albert il respiro si mozzò. Non era pronto a una richiesta simile.
"Vuole dire... che desidera adottarlo legalmente?", chiese stringendo il bicchiere in una mano. Solo poche ore prima, lo aveva nutrito personalmente con il biberon e il suo cuore aveva traboccato d'amore di fronte alla piccola bocca che suggeva e alla manina che aveva stretto il suo dito.
"Mister William, so benissimo quanto lo ama e le giuro che sarò io, se la legge mi consentirà di averlo, a farglielo incontrare ogni volta che lo desidera".
La mente di Albert andava veloce come il vento: poteva rifiutarsi in nome del guaio colossale in cui quell'uomo aveva contribuito a coinvolgerlo? Secondo la legge non solo Frank era suo nonno, se la verità fosse venuta a galla, ma di fatto lui non aveva alcun diritto su quel bambino innanzitutto per il legame di sangue inesistente: il matrimonio con Lilian era nullo perché non era mai stato consumato e nessun cavillo sarebbe stato dalla propria parte. In ogni caso, entrambi erano scapoli e Albert, dalla sua, aveva solo un'età più giovane e un patrimonio notevole.
Si alzò dalla poltrona, camminando per lo studio fino ad arrivare alla scrivania, dove poggiò il bicchiere ormai vuoto: "Lasci che ci rifletta per qualche giorno, va bene?".
"Signor Ardlay, mi dispiace, non voglio che...".
"Non le sto dicendo di no e, anzi, capisco benissimo le sue ragioni. Ma mi dia il tempo di abituarmi all'idea".
"Certo, ci mancherebbe... ". Udì i suoi passi e si voltò per affrontarlo.
"Mi prometta solo una cosa... anzi, non deve prometterla a me, ma a Lilian. Mi hanno riferito che il suo ultimo desiderio è stato che Ethan fosse felice".
Gli occhi dell'uomo si addolcirono e si inumidirono mentre diceva: "Non ne dubiti mai. Dedicherò ogni secondo della mia vita a quel bambino e, anche se questo non mi servirà a riavere indietro la mia Lilian, è come se una parte di lei rivivesse in suo figlio".
Albert annuì e lo accompagnò nella stanza dove il piccolo dormiva. Guardando il suo viso innocente e lo sguardo pieno di amore e commozione di suo nonno, si sentì quasi di troppo: la verità era che, al momento, non aveva niente di davvero suo.
Non Candy, che aveva quasi allontanato suo malgrado per proteggerla da una realtà che a malapena riusciva a gestire; non il piccolo Ethan, che era solo il bambino che una moglie indesiderata aveva portato in grembo, dopo averlo concepito con un altro uomo.
Cosa gli rimaneva?
Un impero da gestire e da mantenere equilibrato, perché da lui dipendeva un intero clan. E dei nipoti già adulti che comunque stavano facendo la loro vita, oltre al fidato Georges che era suo amico e collaboratore da sempre.
Tuttavia, ciascuna di quelle persone avrebbe potuto decidere in qualunque momento di allontanarsi da Chicago o dalla sua vita e lui non avrebbe potuto impedirglielo. Non era mai stato un uomo possessivo e, anzi, la libertà che aveva respirato fino a qualche anno prima era stata l'unica ricompensa dopo una serie di perdite che gli avevano trafitto il cuore ogni volta.
Ma da qualche tempo, forse perché ormai aveva superato i trent'anni, il desiderio di avere una famiglia propria era diventato quasi un'esigenza fisica. Forse era stato per quello, oltre che per una questione umana, che nonostante la rabbia verso Lilian, aveva accolto l'arrivo di quel bambino con tanto trasporto.
Frank gli stava mormorando qualcosa a bassa voce per non disturbare il sonno del bambino e Albert capì che il suo cuore lo stava già lasciando andare. Quel neonato che riposava e indossava un completino che gli aveva personalmente scelto poco più di un mese prima aveva diritto a crescere insieme a qualcuno che avesse il suo stesso sangue.
Quella consapevolezza lo indusse a convincersi che non era lasciando indietro Candy che le cose sarebbero andate meglio. Non l'avrebbe obbligata a stare al proprio fianco, ma le avrebbe dato la possibilità di scegliere se farlo o meno.
E se lei lo avesse scelto davvero, avrebbe accolto con gioia la sua decisione, combattendo contro il clan e contro lo stesso universo per poterla finalmente avere nel suo futuro.
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Candy alzò la cornetta per sentire se la linea suonasse sempre libera e si sentì davvero sciocca: non era certo controllando di continuo che il telefono funzionasse che Albert l'avrebbe chiamata. Georges le aveva spiegato che quel giorno avrebbe dovuto presenziare a una riunione in banca con il clan e poi ricevere Frank Stevenson a casa.
Lanciò un'occhiata all'orologio sul muro e vide che erano le sette di sera: forse era già a cena e l'avrebbe chiamata dopo, oppure le avrebbe telefonato persino il giorno successivo. Chinò il capo, sconfitta, convincendosi sempre di più che Albert non era ancora pronto ad averla accanto.
Aveva rassicurato Terence, promettendogli che avrebbe lottato, ma non avrebbe certo supplicato Albert di concederle la sua amicizia. Se n'era guardata bene mentre era sposato, terrorizzata all'idea di soffrire, e lo avrebbe fatto anche ora: non sarebbe stata la paura irrazionale che gli accadesse di nuovo qualcosa a farle elemosinare ciò che non poteva darle.
Albert voleva proteggerla, su quello non aveva dubbi. Ma aveva colto in lui la necessità di mettere ordine nella propria vita, come le aveva anche detto con chiarezza.
Fissò i biglietti per la nave che sarebbe partita il giorno dopo e quello successivo ancora, sapendo che almeno una delle due date sarebbe stata quella della partenza. In mattinata ne aveva ceduto un terzo a una persona che aveva fretta di raggiungere la Francia e non credeva possibile che gli fosse concesso persino un viaggio gratis.
Ecco un bel modo per buttare soldi...
Non le piaceva l'idea di stare via fino all'anno nuovo, ma entro poche settimane i lavori della clinica si sarebbero comunque interrotti e lei preferiva passare il Natale da sola piuttosto che avere Albert a un passo da sé e non poterlo raggiungere.
Ci sono ricascata, come allora. Ma adesso... adesso è diverso.
Non sarebbe fuggita se si fossero rivisti. Non avrebbe pianto in silenzio udendo la sua voce al di là della cornetta. Perché sapeva che lui era vivo e in salute e presto la serenità sarebbe tornata nella sua vita, illuminandogli lo sguardo come un tempo, anche se non l'avesse visto.
Il suono del telefono la fece sobbalzare, in barba a tutti i buoni propositi, e lei si ritrovò a rispondere con le mani sudate e il cuore che le martellava nel petto.
"Ciao, Candy, scusami per il ritardo". La sua voce era placida e persino allegra.
Avevo detto che non avrei pianto... e non mi sarei emozionata!
"Non ti preoccupare, so che sei stato molto impegnato, oggi", disse cercando di controllare il tono, allungando una mano per prendere una sedia prima che le gambe le cedessero.
"Uff, non me ne parlare!", fece in tono tragicomico. Candy bevve quel suono spensierato come fosse acqua fresca: erano mesi che non lo sentiva così. "Domani ho la conferenza stampa e dopodomani la testimonianza in tribunale, inoltre...". La voce cambiò e divenne esitante.
"Inoltre?", chiese con una punta di ansia.
Il sospiro di Albert parve trasmetterle il suo calore nell'orecchio: "Frank mi ha chiesto di adottare Ethan".
Candy si portò una mano alle labbra: "E tu hai accettato?!". Non capiva, non capiva davvero perché il cugino di Margaret volesse il figlio di sua nipote.
"Gli ho chiesto del tempo per pensarci, ma non vedo motivo per rifiutarlo. Candy, lo confesso a te perché so che sarai discreta e perché quando avverrà la cosa sarà ufficiale: Frank era il padre di Lilian".
"Cosa?!". Candy era felice di essersi seduta: quella rivelazione l'aveva davvero sconvolta.
"L'ha saputo da Margaret poco prima che Lilian partorisse. Quella notte... l'ho sentito piangere e chiamarla 'figlia mia' e quando è venuto da me per chiedermi perdono di averla assecondata me l'ha confermato. Vuole il bambino con sé". Il tono spensierato di poco prima era sparito. Quello era l'Albert serio e provato dalle ultime avversità che lo avevano travolto.
Candy provò sentimenti contrastanti e cercò di rispondere in modo conciliante: non poteva dimenticare come al ballo di beneficienza il dottor Stevenson l'avesse rassicurata che Albert stava bene, che stava solo riposando. Invece, forse... "Mi dispiace molto, deve essere stato terribile per lui. Però... non posso fare a meno di pensare che lui probabilmente sapeva che la gravidanza di Lilian era più avanzata! È un medico e non può non essersene accorto, come non può non essersi accorto che la sera del ballo di beneficenza tu stessi più male di quanto mi abbia fatto credere. Aspetta! Ma è un vero medico?!". A quel punto, Candy non sapeva più cosa pensare, le sembrava di essere caduta in una storia grottesca.
Albert fece una risatina sommessa: "Sì, Candy, è un vero medico. È stato ricattato da Margaret e ha dovuto assecondare Lilian... fin dall'inizio. Non si è mai voluta far visitare da altri".
Lei tacque, incapace di scindere la pietà per un uomo che aveva appena ritrovato e poi perso una figlia dalla rabbia per l'inganno di cui un medico si era reso responsabile. "Non posso credere che tu l'abbia perdonato con tanta facilità", disse infine.
"Candy...", sembrava stupito e pronto a spiegarsi al contempo, ma lei non lo fece continuare.
"Ascoltami, Albert, posso perdonare l'uomo che si è pentito del suo errore e che si è redento con la verità; ma non posso perdonare il professionista che ha osato contravvenire alla propria etica, a un giuramento con il quale dovrebbe solo fare il bene dei suoi pazienti! Io sono un'infermiera e ho visto molti dottori dedicare la loro vita a quello in cui credevano e Stevenson non solo ha finto che tu stessi bene quella sera, ma anche che la gravidanza di Lilian avesse una tempistica diversa! Dimmi la verità, ti aveva davvero messo qualcosa nel bicchiere, vero?".
"Sì... non ho perso la memoria, inoltre...".
"Lo vedi?! Ti ha ingannato, dovrebbe smettere di esercitare la sua professione! Altro che adottare Ethan...".
"Candy". Il tono era più fermo ora e lei tacque, in ascolto. "Capisco la tua rabbia, perché è un sentimento con cui ho dovuto fare i conti anche io, credimi. Ma non è con il rancore che cambierò le cose. Frank ha accusato formalmente Margaret e mi ha aperto il suo cuore, raccontandomi persino...".
"...persino?".
"Ha parlato con sua cugina e mi ha confermato che quella notte... con Lilian... non è accaduto nulla".
Candy provò un sollievo che non credeva immaginabile e che coprì del tutto la vergogna per una confessione tanto intima. Se Albert glielo aveva detto era perché ci teneva che lei lo sapesse.
"Ne sono felice, Albert. Ti sentirai più sollevato, immagino", mormorò.
"Lo sono, Candy, non sai quanto. Significa che non ho mai perso l'integrità nonostante la sostanza che mi hanno fatto bere".
Tacque per alcuni istanti e gli occhi le andarono ai biglietti della nave: "Quindi... domani parlerai ai giornali?".
"Sì, ma prima mi incontrerò con Frank e Margaret per dire loro quale versione intendo utilizzare".
"Ma, Albert!".
"Lilian era la loro unica figlia, non voglio più che ci siano zone d'ombra, a prescindere da chi abbia avuto torto e chi ragione in questa storia. Inoltre non voglio che un giorno il piccolo Ethan venga a sapere da terzi verità... scomode".
Candy sospirò: "Hai ragione, posso capirlo. Senti, anche io devo dirti qualcosa".
"Dimmi tutto, Candy". Il modo in cui accarezzò il proprio nome le fece scendere un brivido lungo la schiena, quasi l'avesse toccata.
Dovette raccogliere tutto il proprio coraggio prima di dire: "Devo tornare in Francia, voglio sistemare quello che ho lasciato in sospeso lì e predisporre delle donazioni all'ospedale dove ho lavorato. C'è un reparto di chirurgia che ha bisogno di fondi, e...".
Era fatta, glielo aveva detto. Era passata dalla convinzione di restare a quella di partire e comprese che sarebbe stato proprio Albert a far pendere il piatto della bilancia in via definitiva.
"Te ne andrai di nuovo, dunque?". Perché il tono di Albert sembrava urgente e deluso? Perché, se le aveva chiesto tempo per sistemare le cose e, soprattutto, di andare avanti con la propria vita anche se avesse significato allontanarsi ancora?
"Albert, anche tu mi hai detto...".
"Sì, scusa, hai ragione. Vai, Candy, è giusto. Ti ho suggerito di seguire la tua strada e devi farlo. Però chiamami ogni tanto, va bene?". Non 'vienimi a trovare', ma 'chiamami ogni tanto'. Albert era sempre più distante...
In parte me lo aspettavo, eppure...
"Certo, lo farò". Non aggiunse che sarebbe tornata con il nuovo anno, né che le sarebbe mancato da morire. Non poteva. Lui aveva evidentemente faccende più importanti di cui occuparsi.
"Bene, allora... quando andrai?".
"Domani" disse senza titubare e, per sicurezza, decise che avrebbe stracciato il secondo biglietto: tenerlo ancora sarebbe stato rischioso.
"Buon viaggio, allora, piccola Candy. E grazie per...".
"Non devi ringraziarmi, Albert". Non lo fare, non è di un grazie che ho bisogno ora. "Avevamo promesso, ricordi? Dobbiamo condividere tutto, io e te, anche a distanza".
"Certo, hai ragione".
"Ciao".
Riagganciò il telefono e le lacrime vi caddero sopra. Cosa pensava? Che visto che Lilian era morta e Albert aveva rischiato la vita le cose sarebbero cambiate di colpo? No, non sarebbe mai stato così. Dopo un matrimonio di quel calibro occorreva attendere almeno due anni, prima di poter smettere il lutto. E c'era anche un bambino di mezzo.
Ma il matrimonio potrebbe essere annullato...
Raddrizzandosi di colpo, scacciando speranze che non voleva alimentare, Candy si rese conto che non aveva nemmeno chiesto ad Albert cosa volesse dire di preciso ai giornali. Non importava, lo avrebbe letto lei stessa non appena fosse sbarcata.
Stavolta, perlomeno, poteva scrivergli e telefonargli senza timore di essere inopportuna. Si sarebbe accertata che tutto andasse bene nella vita del suo principe, anche se non avesse potuto averlo.
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"Può andare, miss Sanchez, mi occupo io del piccolo Ethan". Albert si accostò alla culla e prese il biberon che era poggiato sul comodino.
"Posso restare qui, così se bisogna cambiarlo...".
"Lo farò io se necessario".
"Ma...".
"La prego, vorrei... passare del tempo con lui, va bene?". Cercò di essere conciliante, mentre sedeva col neonato in braccio sulla sedia a dondolo e cominciava a farlo poppare.
La donna annuì, finalmente convinta: "Con permesso, allora".
Succhiava con avidità il piccolo Ethan e Albert usò il mignolo della mano con cui teneva il biberon per asciugare una goccia di latte che gli stava scivolando da un angolo della bocca.
"Sei proprio un bel bambino, lo sai?", gli disse in un sussurro intenerito. Ed era vero: i lineamenti erano delicati, a parte la linea decisa delle labbra, le guance paffute come quelle di tutti i neonati e i grandi occhi pressoché identici a quelli di Lilian, anche nel taglio. Si chiese se la donna avesse fatto almeno in tempo a imprimersi un ultimo sguardo nel cuore prima di morire e provò una pena infinita.
Aveva detestato Lilian, era stato davvero furioso con lei per avergli imposto un matrimonio contro la sua stessa volontà. E aveva odiato che la povera zia Elroy si fosse sentita male a causa sua e di Margaret. Tuttavia, nel cordoglio sincero misto a sollievo che lo aveva fatto crollare la sera stessa della sua morte, Albert aveva anche compreso che Lilian si era pentita di ciò che aveva fatto. E non per un reale senso di colpa, ma perché aveva compreso a sue spese che l'amore non può essere comprato. Forse pensava che le sarebbe bastato avere i suoi soldi e una posizione in società, salvando la faccia una volta che fosse nato suo figlio: invece doveva aver capito che aveva anche bisogno di qualcosa di più. Probabilmente aveva progettato persino di scappare col suo Ethan, quando fosse diventata madre, o di vederlo clandestinamente come un tempo. Magari voleva lei stessa ucciderlo come aveva tentato di fare sua madre: ormai non scartava più alcuna ipotesi.
E tuttavia, Albert comprese che in un essere umano in cui si agitino sentimenti tanto forti e folli non ci fosse spazio per la felicità o la serenità. Rabbrividì, pensando che aveva creduto di aver visto la cattiveria gratuita in Eliza e Neal.
Il piccolo emise un verso sommesso e smise di succhiare: il biberon era quasi vuoto. Albert lo posò di nuovo sul comodino e pulì la piccola bocca con un fazzoletto pulito, sorridendo. Era incredibile come da due esseri imperfetti come il padre di Ethan e Lilian potesse nascere una creatura così pura e innocente. D'altronde, tutto sarebbe dipeso da come fosse stato educato da grande.
Si alzò in piedi e, come aveva fatto altre volte sotto il sole dell'Africa, posizionò il bambino con la testolina appoggiata alla propria spalla, camminando per la stanza per fargli fare il ruttino: "Sai, mi sarebbe piaciuto tanto essere il tuo papà, davvero. Ma hai un nonno che ti adora, te lo ricordi? È quel signore che ti è venuto a trovare anche l'altro giorno e che ti ripete sempre quanto ti vuole bene...". La voce s'incrinò e Albert strinse il corpicino a sé un po' di più.
No, quell'affetto che provava non aveva nulla a che vedere con il senso di colpa che nutriva verso Lilian, che tra l'altro stava cercando di razionalizzare ogni giorno di più. Era più una sorta di riscatto verso quella solitudine, il desiderio di avere quel qualcosa di suo che non fosse un semplice e freddo impero.
Ma Ethan non era suo, non lo era mai stato.
E Candy se ne stava andando di nuovo. D'altronde non aveva fatto di tutto per allontanarla dal caos che era diventata la sua vita? Però non si aspettava che se ne sarebbe andata così presto, Albert ammise con se stesso che la cosa non gli sorrideva affatto.
Ma andava bene così, agli occhi della società era ancora un vedovo, nonostante il figlio non fosse suo. La mattina dopo avrebbe avvisato Frank della sua decisione e poi avrebbe parlato con lui e Margaret della versione che avrebbe dato ai giornalisti e che aveva in parte raccontato ai membri anziani del clan.
A quel punto... sarebbe davvero stato libero di saltare sulla prima nave e inseguire Candy? Condannandola a essere additata come l'altra, la ex protetta di cui era sempre stato segretamente innamorato? La realtà era che, per redimere Lilian e così anche il piccolo Ethan, sarebbe stato necessario edulcorare molto anche quello che era stato il loro rapporto e non avrebbe potuto certo farsi vedere al fianco di un'altra dopo così breve tempo.
Il bambino si era addormentato e Albert si sedette di nuovo con lui in braccio sulla sedia a dondolo, cullandolo piano e cantando a bassa voce una vecchia ninna nanna scozzese. Nei suoi sogni, il piccolo Ethan sarebbe stato biondo e con il naso punteggiato di piccole lentiggini.
