Grazie dei commenti Ericka Larios, MariaGpe22, Cla1969, Eydie Chong, Dany Cornwell, Lili: E così Candy ha deciso di andarsene, anche se non per sempre. Potrà la distanza aiutare Albert a fare chiarezza nelle sue faccende? Potrà il filo rosso ricondurli uno all'altra o si spezzerà definitivamente? Certo, sarebbe facile per Albert e Candy ora fuggire insieme con una scusa qualsiasi... ma è davvero la cosa migliore da fare? Qualcuna di voi pensa siano umani, altri troppo perfetti... io ho cercato di renderli umani, a dire il vero.
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Lascito inaspettato
Frank spalancò gli occhi, catapultato fuori da un incubo nel quale Lilian gridava dalla sua tomba chiedendogli di salvarla. Le sue urla erano diventate lo squillo insistente del telefono e le lacrime lo accecarono finché non mise finalmente a fuoco la propria stanza.
Sollevò la cornetta e rispose, cercando di mantenere ferma la voce. Dall'altro lato, udì quella di William Ardlay: "Dottor Stevenson? Mi perdoni, temo di averla svegliata".
Sbatté le palpebre, fissando l'orologio sul comodino: a breve avrebbero dovuto incontrarsi da Margaret prima che lui parlasse con i giornalisti e desse la versione ufficiale.
"Non importa... ieri ho avuto il turno di notte e non ho riposato molto, ma ci sono abituato". In realtà, gli era grato per averlo strappato da quell'incubo.
"Se avessi saputo che ieri aveva un turno simile avrei atteso ancora qualche ora, però non potevo aspettare per dirglielo. La verità è che volevo parlare qualche minuto con lei...".
Se non lo avesse graziato col suo perdono, Frank non avrebbe avuto un turno di notte da fare in ospedale, né una clinica privata in procinto di trasferimento. Si chiese ancora se davvero meritasse tanta accondiscendenza dopo quello che gli aveva fatto.
"Mi dica tutto, l'ascolto". Strinse la cornetta, mettendosi a sedere sul letto, improvvisamente teso. Voleva ritrattare? Oppure voleva parlargli di Ethan? Frank si ritrovò con le mani sudate e il cuore che gli martellava nelle orecchie.
"Ho deciso che le concederò l'affidamento. Tuttavia avrei qualcosa da chiederle in cambio, una sorta di condizione".
Frank rilasciò il respiro che aveva trattenuto e rilassò le spalle: "Grazie...".
"Voglio provvedere personalmente a predisporre un fondo per lui, per qualunque necessità o per gli studi. Sono certo che lei sarà perfettamente in grado di garantirgli una stabilità economica, non creda che ne dubiti, però voglio contribuire in tal senso. Inoltre... le chiedo di non parlargli di me perlomeno fino alla maggiore età, quando decideremo come affrontare la questione".
"Ma... signor Ardlay...!". Non capiva, non capiva davvero.
"Non vogliamo creare nel ragazzo più confusione di quanta già ne avrà, vero? Le chiedo solo di darmi sue notizie in modo costante, così che io sappia sempre che sta bene e gode di buona salute, e sarò disponibile in ogni momento per ogni esigenza". Il tono era stanco e con una sfumatura di dolore e di tormento che gli rivelarono che, dopotutto, anche il giovane patriarca doveva aver passato una notte insonne.
Frank non aveva parole: era felice, sconvolto, pieno d' aspettativa e col cuore colmo di gratitudine. "Glielo giuro, signor Ardlay, mi terrò sempre in contatto con lei e... sa, potrei avere delle possibilità in un'altra città nei prossimi mesi, quindi...".
"Attenda solo che Ethan sia in grado di viaggiare. La bambinaia che ho assunto ha già imparato a conoscerlo molto bene, se mi consente le affiancherei lei, ovviamente a mie spese".
"Certo, va benissimo, ma solo la prima parte: lasci che provveda io all'onorario della bambinaia. Era una figura che avrei dovuto assumere comunque". Frank si volse verso la finestra e, mentre si congedava dandogli appuntamento da Margaret di lì a breve, gli parve che il sole fosse più caldo, quella mattina.
Mia piccola Lilian, nonostante i tuoi errori hai incontrato davvero un uomo speciale. Stai tranquilla, il tuo Ethan è in buone mani e farò tutto ciò che è in mio potere perché cresca sano e felice. Te lo prometto.
Uscendo di casa, Frank Stevenson ringraziò Dio di avergli dato una seconda possibilità e pregò che la sua vita, finalmente, prendesse una svolta luminosa almeno tanto quanto il sole che si rifletteva sulla neve.
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Margaret guardò i due uomini andare via, posando una mano sul vetro gelido della finestra. Era relegata in casa sua e poteva solo ricevere visite con una guardia nel corridoio, in attesa di essere chiamata in tribunale dove l'uomo che aveva amato e quello che non era riuscita a uccidere avrebbero testimoniato contro di lei. Forse avrebbero trovato delle prove nello scantinato o in fondo al lago, magari c'erano ancora tracce delle sue impronte persino sulla siringa che aveva usato contro William Ardlay.
Ma non le importava, perché la sua vita era finita comunque.
Non aveva opposto alcuna resistenza nel sentire la storia che avevano confezionato per i media e che, contro ogni sua più nera aspettativa, avrebbe redento la sua Lilian in ogni caso. E avrebbe anche portato un futuro sereno a quel nipote che aveva appena visto. Sarebbe quindi rimasto con Frank, supportato dietro le quinte dal patriarca. Non c'era altro che potesse fare, arrivata a quel punto, tutto era stato deciso e sarebbe comunque andato così: era rimasta, anzi, stupita nell'apprendere che colui che aveva tentato di uccidere avesse voluto condividere con lei quelle informazioni.
"Era comunque sua madre e a breve pagherà per quello che ha fatto a me e al padre del bambino, se la giustizia la riterrà colpevole", le aveva spiegato con gli occhi gelidi e l'espressione ferma.
Sì, quell'uomo era davvero speciale, Lilian ci aveva visto giusto. Se non fosse stata così perdutamente innamorata di Ethan, forse avrebbe potuto davvero avvicinarlo anni prima e farlo innamorare di lei. Magari avrebbe avuto la sua felicità, seppure fittizia.
Quando le auto si allontanarono con uno sbuffo di fumo, Margaret decise che era ora di fare un bagno. Un bel bagno caldo contro il gelo che c'era fuori e contro quello che sentiva dentro. Doveva approfittarne finché era ancora in casa, perché in carcere non avrebbe potuto.
E lei non aveva neanche intenzione di arrivarci, dietro le sbarre.
Aprì il cassetto del comodino e rilesse per l'ennesima volta quello che aveva scritto: forse a tratti era persino lacrimevole e non la rappresentava appieno, ma d'altronde le confessioni dovevano avere anche quella peculiarità, giusto?
Da sola si sbottonò l'abito nero e lo lasciò cadere ai suoi piedi, scavalcandolo con noncuranza e lasciandolo sul pavimento. Tolse il corsetto e la biancheria e rabbrividì per la propria nudità mentre entrava in bagno e apriva l'acqua calda per riempire la vasca.
Ripensò al suo matrimonio con Alain, il braccio allacciato al suo mentre uscivano dalla Chiesa e sua zia e suo fratello la guardavano con severa approvazione; ripensò al giorno in cui aveva visto Frank correre a piedi nudi sull'erba e aveva capito che sarebbe stato suo per l'eternità; e ripensò al momento in cui aveva spinto, forte, mettendo al mondo la sua unica figlia.
Sto per venire da te, amore mio. Non ti lascio sola.
L'acqua calda la sommerse quando entrò nella vasca e una lacrima le scese sulla guancia: per la prima volta in tanti anni, si sentiva davvero felice. Sì, perché finalmente aveva il controllo della propria vita e poteva farne ciò che desiderava.
Libera.
Prese il coltello che aveva nascosto sotto la vasca e vi vide la sua immagine riflessa. Stava sorridendo, immaginando di poter riabbracciare presto la sua bambina. Abbassò quasi con gentilezza la lama sul polso sinistro e, stringendo i denti, l'affondò nella carne, godendo del dolore lancinante che le attraversò il corpo come una scossa di piacere sensuale intenso. Affondò e proseguì più in alto, verso l'incavo del gomito, fin dove la mano poté procedere prima di iniziare a tremare.
Quindi lasciò andare il coltello, che finì a terra con un suono metallico e fece ricadere il braccio inerte nell'acqua. Acqua rossa, vermiglia, vortici sempre più profondi che segnarono il confine tra il dolore e la stanchezza.
Sto arrivando, Lilian... aspettami!
Era sfinita, Margaret, così chiuse gli occhi. Ed era sul corpo freddo di Lilian, piangendo la sua morte; era tra le braccia di Frank, che l'accarezzava e la guardava con desiderio; era a passeggio con Alain, che sembrava più affaticato del solito; era a una festa, ballando con un uomo che non aveva mai visto e che la scrutava con i suoi occhi del colore del caffè. Ed era fra le braccia di sua madre, che l'aveva lasciata troppo presto. Riposa, tesoro, le diceva. Ora ci sono io con te.
Una mano le toccò la guancia mentre scivolava nell'incoscienza, l'acqua che le entrava nelle narici mentre il respiro si arrestava e il cuore smetteva di battere.
E lei seppe che era la mano di Lilian.
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"Ho conosciuto Lilian alcuni anni fa, durante una cena di beneficenza. Allora, frequentavamo gli stessi orfanotrofi e istituti per minori abbandonati e lei era molto dedita alla sua missione, che ha in parte proseguito anche nei mesi scorsi. In primavera, in nome della nostra lunga amicizia, mi ha confessato un segreto che teneva nascosto nel cuore... e nel suo grembo. Si era innamorata di un uomo, un gran lavoratore con cui stava meditando di sposarsi a costo di avere contro l'intera società, vista la differenza di rango. Purtroppo, è rimasto ucciso durante la costruzione di una casa in un altro Stato e lei è rimasta sola. Ed era in attesa del piccolo Ethan, il bambino che è nato alcuni giorni fa".
Se prima il silenzio era stato assoluto, dal tavolo rotondo dove i giornalisti si erano ordinatamente seduti si alzò un mormorio che divenne presto un brusio urgente. Albert alzò una mano per evitare di essere già travolto dalle domande.
"Vi prego, signori, lasciate che finisca. Lilian era disperata, non ve lo nascondo, perché temeva che sarebbe stata una reietta e avrebbe perso tutto quello per cui Alain Rousseau aveva lavorato una vita. E solo perché stava per diventare una ragazza madre. Così, assecondando la responsabilità che io stesso avevo nei confronti della mia famiglia, essendo ancora scapolo e senza eredi, ho accettato di sposarla. Abbiamo dovuto raccontare una piccola bugia affinché la sua reputazione e quella della creatura che portava in grembo fossero salve e spero che i benpensanti ci perdoneranno per questo: le intenzioni erano davvero nobili. Forse non ci siamo amati come un uomo e una donna dovrebbero amarsi quando si sposano, ma di certo ci rispettavamo e provavamo sincero affetto uno per l'altra. Tuttavia, proprio in nome di questo rispetto... abbiamo vissuto come fratello e sorella, in attesa della nascita di quello che sarebbe stato il mio primo erede". Qualcuno mormorò una frase che suonava come 'matrimonio nullo'. Ci sarebbe arrivato, ma non in quel momento.
"Purtroppo sapete tutti come è andata a finire", proseguì. "La povera Lilian ha avuto delle gravi complicazioni al momento del parto e il bambino, un bellissimo bambino che è al momento sotto la mia custodia, somiglia in maniera incredibile al suo vero padre. Non avrei potuto farlo passare per mio, anche se sarebbe stato il mio reale desiderio, ed ero pronto ad adottarlo. Tuttavia, qualcuno ha attentato alla mia persona e nei giorni in cui mi sarei dovuto occupare di sistemare la faccenda per quella creatura, sono... beh, morto e resuscitato. Oggi sono pronto ad adottare Ethan e a farne il mio unico erede, ma sono venuto di recente a conoscenza che c'è un suo parente molto stretto ancora in vita che desidera averlo accanto". Si volse per guardare Frank.
Era il suo turno.
I giornalisti si volsero incuriositi e, forse per l'enorme sorpresa, a corto di parole. Albert immaginò che si stessero chiedendo quale altra verità stesse per venire fuori e come quell'uomo fosse legato ai Rousseau.
"Mi chiamo Frank Stevenson e sono un medico, nonché cugino di Margaret Rousseau". I media ancora non sapevano che fosse lei la principale indiziata nel suo tentato omicidio e non c'era motivo per esplicitarlo ora, così come da accordi Frank omise quel particolare. "Negli anni passati ho avuto una relazione con mia cugina". Il brusio ricominciò e Albert dovette intervenire per lasciar parlare il medico che sembrava volersi rannicchiare su se stesso. L'uomo prese un respiro profondo prima di sganciare l'ultima bomba: "Lilian era mia figlia".
Il boato fu un mix di sedie spostate, affermazioni e domande concitate.
"Quindi Ethan è suo nipote, vero? Intende adottarlo lei?", chiese un uomo che si era evidentemente ripreso prima dalla sorpresa, alzando il taccuino e con la penna già sul foglio bianco.
"Io...".
"Chi ha attentato alla vita del patriarca? Signor Ardlay, pensa che chi ha cercato di ucciderla per ben due volte sia legato alla famiglia del padre del bambino?".
Frank gli lanciò uno sguardo disperato, ma Albert non si scompose, nonostante il giornalista fosse andato in modo incredibile vicino alla verità: "Sul mio attentatore sta indagando la polizia, ma è probabile che si tratti del gesto di un folle...". Di fronte a lui, gli occhi di Georges, che era rimasto immobile fino a quel momento, si spalancarono un poco. Lui alzò le spalle in risposta: ci avrebbero pensato in un momento successivo e lui aveva solo fatto una mera supposizione. "Il dottor Frank mi ha chiesto di adottare Ethan e io ho acconsentito, affinché il bambino possa crescere con qualcuno che abbia il suo stesso sangue, oltre ad amarlo. In futuro, vi chiedo di rispettare la sua privacy per consentire al piccolo di crescere serenamente".
"Cosa gli racconterete quando sarà grande?"
Albert scostò la sedia per andare via, indicando che la conferenza stampa era giunta al termine e che non avrebbe più lasciato dichiarazioni, né risposto alle domande. Tuttavia, queste continuarono e Albert fece a Georges un cenno perché scortasse il dottor Stevenson fino all'auto.
"Signor Ardlay, rimarrà dunque senza un erede e non si risposerà mai?".
Continuò a non rispondere, avviandosi all'uscita.
"Mister Ardlay, il suo matrimonio con Lilian Rousseau, da quel che abbiamo capito, non è mai stato consumato. Si tratta quindi di un matrimonio nullo? E come può dimostrarlo?". A quelle affermazioni, Albert si bloccò e si volse per fronteggiare il giornalista.
"Ho voluto solo ribadire il mio rispetto nei confronti di Lilian, che non ha avuto vita facile a causa della sua precedente relazione. Voglio che sia ben chiara una cosa: ho convocato voi quali rappresentanti delle testate più attendibili della città e dello Stato perché mi aspetto grande correttezza e nessuna invenzione che possa far cadere nello scandalo la famiglia che si sta per formare. Ho rinunciato ad adottare Ethan per il suo stesso bene, ma seguirò la sua crescita e se avrò sentore che il gossip intorno al dottor Stevenson si sta facendo troppo creativo, non esiterò a fare quello che è in mio potere per impedirlo. Vi ricordo che le azioni di molti dei vostri giornali sono di mia proprietà". Albert non amava usare la sua posizione per fare delle minacce, ma in quel caso era davvero necessario per porre un freno. "Attenetevi ai fatti, per cortesia. L'unico scandalo in tutta questa storia, se volete chiamarlo tale, è che una ragazza di ventitré anni si è innamorata di un uomo con tutto il suo cuore ed è morta mentre metteva al mondo il suo bambino. E non basterà tutto il denaro del mondo per riportarla indietro e permetterle di essere madre".
Con queste parole, Albert uscì finalmente da quella stanza che lo stava soffocando, ignorando le ulteriori richieste e sentendosi finalmente libero di respirare.
Ho fatto quello che ho potuto, Lilian. Ho esaudito il tuo ultimo desiderio che è anche il mio: rendere felice l'esistenza di Ethan da qui in avanti, redimendo il tuo passato.
Mentre usciva dall'edificio per raggiungere la macchina dove Georges e Frank lo stavano aspettando, vide il detective Walker in lontananza e scambiò con il suo braccio destro uno sguardo d'intesa. Lui si occupò di bloccare e disperdere i giornalisti, mentre Albert allungava il passo verso il poliziotto. Stava fumando la sua pipa, alzando il volto verso il cielo.
"Oggi non è prevista neve, il cielo è così azzurro che si potrebbe dire che è primavera, se non fosse per il freddo", disse in tono casuale.
Albert non rispose, ma si limitò ad accigliarsi: sul volto dell'uomo c'era un tormento senza nome.
"Margaret Rousseau si è suicidata", disse con voce roca e lui restò a bocca aperta.
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Nella mia vita ho sempre pensato a ricercare la mia felicità personale: l'amore, la posizione, la ricchezza. I miei genitori sono morti quando ero troppo piccola e questo era il mio riscatto. Una volta, mi figlia mi ha detto che voleva tutto. Voleva il suo uomo, voleva una bella casa e voleva anche la ricchezza. Era come me, ma nel suo caso non era rimasta orfana.
Tuttavia, io ho cercato di correggerla. Sono stata una sciocca! Come potevo correggere qualcuno che era solo lo specchio di ciò che ero io stessa? Ho sposato Alain perché sapevo che con mio cugino Frank non avrei mai potuto farlo. Né lui lo desiderava, troppo impegnato con la sua carriera di medico. Però Lilian era sua figlia e l'ho concepita con amore, almeno da parte mia: credevo che Alain non ne sapesse nulla, che il mio segreto fosse al sicuro. Invece lui lo sapeva e me l'ha confessato durante gli ultimi giorni della sua malattia. Quella notte, ho capito quanto il suo amore paterno fosse più forte del mio tradimento e non ho sopportato la sua accusa e il suo perdono al contempo. Così l'ho ucciso. Mi è bastato premere un cuscino sul suo viso, senza neanche usare la morfina, e l'ho liberato di ogni sofferenza.
A distanza di anni, mia figlia ha ricordato di avermi vista e non mi ha mai perdonato di aver tradito il ricordo di suo padre con mio cugino, né tantomeno di aver messo fine alla sua vita. Non ha mai scoperto che Frank era il suo vero papà. Non ho fatto in tempo a dirglielo.
Lilian voleva solo stare con Ethan, lo spacciatore mulatto che le ha persino fornito una droga con cui incastrare William Albert Ardlay. Gli ha fatto credere di aver rubato la sua verginità e di averla messa lui stesso incinta: nulla di più lontano dalla verità. Tuttavia, col passare dei mesi, mi sono resa conto che mia figlia aveva in mente un piano: con tutta probabilità, voleva uccidere suo marito, impossessarsi dell'eredità e avere al suo fianco l'uomo che amava. Ma la mia Lilian aveva anche un cuore grande e ho cominciato a vedere una luce delusa e irritata nei suoi occhi quando mi diceva che il suo matrimonio era una farsa.
L'uomo che amava era irraggiungibile, quello che voleva conquistare l'ha rifiutata: per questo li ho uccisi. Per Ethan ho usato la pistola di Alain, che giace in fondo al lago Michigan, mentre per William Ardlay quello che credevo fosse un potente veleno e che invece gli ha causato solo una morte apparente.
Caso risolto, vero detective Walker? Oh, almeno non perderete tempo con inutili processi o ricerche! Lo consideri come l'onorario che non ha ricevuto da me. Devo però dirvi che per quanto riguarda l'attentato di Lakewood ai danni del patriarca ho il sospetto che potesse essere legato a Ethan, ma nessuna certezza. Se volete essere sicuri che William Ardlay non sia più in pericolo dovrete lavorarci da soli. Nel frattempo... godetevi lo scandalo che seguirà quando deciderà di sposare la sua protetta. Non lo sapete? È sempre stato innamorato di lei e potrebbe persino convolare subito a giuste nozze, visto che Lilian mi ha fatto capire fino a che punto il loro matrimonio fosse una farsa. La sua prima notte di nozze è fuggita da casa per venire da me, dalla sua mamma: cosa c'è da aggiungere?
Torno da mia figlia con un unico rimpianto: Frank, avrei voluto uccidere anche te per non aver salvato Lilian, durante il parto, ma la siringa era una sola e non potevo espormi più di così.
Lascio tutti i miei pochi averi a mio nipote Ethan: non perché lo ami, visto che è un figlio illegittimo e ha causato lui stesso la fine della vita di Lilian, ma perché lei avrebbe voluto così.
Margaret Moore.
Georges fece un lungo sospiro, alzando il viso sul fuoco scoppiettante del caminetto.
"Credo che venderò questa casa", disse William in tono stanco. Non poteva essere più d'accordo: lì dentro c'erano solo ricordi cupi e, da quel giorno, neanche più i vagiti di un neonato.
"Il detective Walker sta seguendo una pista collegata al giovane Ethan e il cerchio si stringe sempre di più: ormai non basta che trovare un testimone che in tribunale riferisca il suo coinvolgimento indiretto con 'dita magiche' per chiudere la partita". Mantenne un tono professionale, mentre William annuiva piano.
"Quindi i giochi si chiudono qui, giusto? Tutto tornerà ad essere come questa primavera, quando io ancora speravo di potermi dichiarare a Candy e nessuna donna si era ancora infilata nel mio letto con l'inganno. Margaret conferma persino la tesi del matrimonio nullo, quindi sono davvero libero come il vento". La voce era bassa e controllata, con una sfumatura di dolore che gli indicò quanto fosse lontano dal credere davvero a ciò che stava dicendo.
"Nulla sarà mai come prima, dico bene?", gli rispose infatti, aggiungendo altra legna.
"No, perché io sono profondamente cambiato, nel frattempo. E Candy se n'è andata di nuovo, proprio come le avevo chiesto. Voglio dire... desideravo che facesse la sua vita e l'ha fatto. Peccato che io mi senta deluso come se la colpa non fosse mia". William si alzò e andò a versare il solito whisky serale in due bicchieri. Il giorno dopo sarebbero tornati a Chicago e quella routine sarebbe di nuovo avvenuta nello studio principale della loro abitazione.
"Se non sbaglio, però, mi ha anche riferito che vi terrete in contatto e che comunque la signorina non rimarrà in Francia a tempo indeterminato".
"Sì, è vero. Ma come hai detto tu nulla sarà come prima. Mi sento ancora come se fossi rimasto impigliato per metà in un incubo dal quale fatico a risvegliarmi: l'inganno di Lilian, quel suo carattere così controverso, la sua morte tanto improvvisa quanto ingiusta... e poi il bambino che sognavo potesse diventare mio, il rancore di Margaret, la sua decisione drastica di lasciare questo mondo... e altri giorni persi, risvegliandomi in una bara per puro miracolo... Non mi vergogno a dirti che alle volte crollo addormentato solo verso l'alba, quando la luce del giorno mi accarezza le palpebre indicandomi che non sono più rinchiuso".
"Signor William...".
"Per non parlare della zia Elroy, che ha sofferto tanto a causa di due donne che, io sia dannato, se riesco a odiare nonostante tutto! Ancora oggi le biasimo, anche se non ci sono più, e ancora oggi ripenso con rabbia a tutto quello che hanno combinato. Ma la parte umana di me le ha perdonate".
Georges scrutò il volto di William alla luce del fuoco, come la sera prima che Margaret attentasse alla sua vita e si disse che non avrebbe mai più permesso a nessuno di fargli del male. A costo della propria, di vita.
"La lettera della signora Moore fa venire i brividi, se mi consente di esprimere un parere. C'è sofferenza, ma anche una fredda lucidità che mi sconvolge", disse sorseggiando il proprio drink e sentendone il calore scendere lungo lo stomaco.
"La parte riferita a suo nipote è quella più imperdonabile. Quel bambino non merita di conoscere le sue origini, se proprio devo essere sincero, ma prima o poi Frank dovrà dargli una parvenza di verità: a quel punto spetterà a lui decidere in quali termini".
Sedette di nuovo e lui fece altrettanto, godendosi il liquido forte e il fuoco che lo scaldavano. Fuori, la temperatura era precipitata di qualche altro grado.
"Perché non si prende qualche giorno di vacanza, signor William? Non dico che deve andare a Lakewood, che con la neve può risultare quantomeno inospitale, ma almeno può rimanere qualche giorno a riposo per recuperare...". Ma lui stava già scuotendo la testa in segno negativo.
"Ho bisogno di tenere la mente occupata e di riprendere il ritmo, non voglio avere momenti vuoti per pensare. Ma apprezzo la tua offerta: credo che sia la prima volta in più di quindici anni che mi chiedi di fermarmi e riposare". Il leggero sorriso che si formò sulle sue labbra lo fece sentire davvero bene.
"Sono contento... di averla di nuovo fra noi. In ogni senso", disse ricambiando quel sorriso.
Sì, pensò Georges mentre azzardava un piccolo cin cin con uno stupito William, era solo questione di tempo e il suo ragazzo avrebbe superato anche questa ennesima prova. E, se Dio avesse voluto, la signorina Candy sarebbe stata al suo fianco.
