Grazie dei commenti a MariaGpe22, Ericka Larios, Eydie Chong, Mary silenciosa, Cla1969, Guest, Dany Cornwell, Charlotte: Innanzitutto sono contenta che abbiate apprezzato questo capitolo e tutto ciò che ruota intorno ai vari personaggi. Ora tutto sembra sospeso in quel 'mi manchi' che è l'unica espressione dei reali sentimenti di Albert. Del suo amore sepolto sotto l'autocontrollo e il dovere, nonché il timore di nuocerle. Sarà sufficiente a far tornare Candy? A riunirli? O il loro destino è aiutare gli altri stando lontani? Mi sa tanto che lo state per scoprire...
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Pianissimo
Te lo dico pianissimo
Il mio piccolo ciao
Sottovoce
Così nessuno capirà niente
E tu solamente tu capirai
Quanto sono innamorata di te
Pianissimo
Devo dirlo pianissimo
Questo piccolo ciao
Mi dispiace
Doverti dire solo ciao
Mentre, in mezzo alla gente,
Vorrei gridare
Fortissimo
Che ti amo
Fortissimo
Che ti amo di più
D'ogni cosa
Al mondo amore
Amo te
(Fortissimo - Rita Pavone)
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Un vestito rosso
2 Gennaio
Candy si accinse a leggere la lettera di Jean mentre stava facendo il giro della casa, ormai pronta a chiuderla per sempre. Non mancavano che poche ore alla partenza, ma aveva ancora qualche minuto prima che arrivasse la carrozza che l'avrebbe portata alla stazione.
Sedette al tavolo della cucina, ora sgombro, e spiegò la missiva.
Cara Candy,
come stai? Ammetto che ti scrivo questa lettera senza sapere se effettivamente la leggerai. In cuor mio, spero che tu sia già tornata in America e abbia trovato la tua felicità accanto a chi ami, in barba al destino, come io non ho potuto fare. Al momento io mi trovo a Storebo, un villaggio norvegese sul mare dove sto affinando le mie tecniche di pesca. Il freddo è intenso, ma sento che il mio cuore, invece, si sta scaldando. Sto imparando di nuovo ad amare me stesso, lasciando che il ricordo di Beverly resti... beh, solo questo: un bel ricordo dolceamaro.
Non è facile e spesso la notte mi ritrovo a sognarla ancora. Tuttavia, so anche che la vita va avanti, come molti dicono, e questo è vero anche se il fato ci colpisce più volte in modo duro. Nonostante le tue lacrime di quel giorno, ho visto in te una donna forte che è rimasta in piedi anche se ha dovuto affrontare molti inverni e sono sincero quando ti dico che mi farebbe davvero piacere che anche per te potesse arrivare infine la primavera.
Un forte abbraccio
Jean Dubois
Candy sorrise, portandosi la lettera al cuore. Era felice per il suo amico e le parve davvero di buon auspicio leggere quelle parole, quasi le comunicassero che la decisione che aveva preso era corretta. Si lanciò un'ultima occhiata intorno e vide che tutto era in ordine.
Ci sarebbero volute almeno tre ore di treno per il porto e poi, finalmente, si sarebbe imbarcata alla volta dell'America, dove c'era lui.
La sua primavera, se Dio avesse voluto.
Prese la chiave dalla tasca del cappotto, afferrò la valigia e sussurrò un addio silenzioso a quell'appartamento che sapeva non avrebbe più rivisto. Lì aveva vissuto momenti di sconforto e altri di grande forza, cercando di rialzarsi.
Ma, come sempre nella sua vita, era una porta che era ora di chiudere. E lo fece con un giro di quella chiave, senza voltarsi indietro, scendendo le scale e sentendosi finalmente leggera.
15 Gennaio
"Il signor Ardlay tornerà a momenti, può attenderlo qui, se desidera".
Candy ringraziò il maggiordomo e rifiutò tè e caffè: aveva lo stomaco chiuso. Era rientrata quasi d'impulso, dandosi il tempo necessario per lasciare le cose organizzate in modo che potessero rintracciarla dall'ospedale francese quando desiderassero.
Durante la traversata si era ripetuta mille volte che non si sarebbe illusa, che avrebbe aspettato, che magari avrebbe chiesto ad Albert quando fosse stato libero per riceverla. Invece che aveva fatto? Appena rientrata aveva telefonato ad Annie e Archie e avevano pranzato insieme in un locale dove li aveva invitati. E quando l'amico le aveva detto che Albert si trovava in banca con gli investitori e nel pomeriggio sarebbe tornato nella vecchia casa di periferia per sistemare alcune cose... era tornata nel suo appartamento per il tempo necessario a cercare un bel vestito e aveva controllato l'orologio, precipitandosi nella villa che aveva scoperto essere stata messa in vendita.
Ora, in quel salottino, si sentì un'idiota.
Perché, in nome del cielo, aveva scelto quel vestito così attillato e di un colore tanto scandaloso come il rosso? E con tutti quei merletti, poi! Quando diamine lo aveva comprato? Già, era stato l'autunno precedente, con Annie, in una boutique dove si erano recate insieme e lei le aveva suggerito di cercare qualcosa che svegliasse il patriarca perché la considerasse finalmente una donna e non la sua protetta.
"Annie, Albert non bada certo a queste cose!", aveva ribadito lei, scandalizzata.
La sua sorella acquisita era arrossita: "Sai, lo credevo anche io... ma poi un giorno Archie mi ha vista con un vestito simile a questo e... beh, insomma, non pareva riuscire a smettere di baciarmi!". Si era nascosta il volto fra le mani e Candy non aveva indagato oltre. Tuttavia, aveva subodorato che oltre ai baci ci fossero stati abbracci e altre manifestazioni di cui non le aveva parlato.
Quindi perché lo aveva indossato? Voleva parlare con Albert o abbracciarlo e baciarlo?
Candy si bloccò nell'atto di sedersi e si raddrizzò. Dio, possibile che fosse davvero disposta a qualunque cosa per lui? No, non certo a buttarsi fra le sue
braccia, lasciarmi stringere e baciare finché non abbiamo più fiato. Dargli tutta me stessa, marchiarlo come mio perché nessuna lo tocchi mai più.
braccia e supplicarlo di non lasciarla più! Già si era spinta molto in là con quell'improvvisata, considerando che dal giorno di Natale non si erano neanche sentiti al telefono. Ah, no, si erano fatti dei veloci auguri per capodanno, mentre lei era di turno e lui a una festa intima da Archie: non certo il momento migliore, tra schiamazzi e urgenze.
Albert non sapeva che lei fosse tornata e persino Annie l'aveva guardata come se avesse visto un fantasma, quando le aveva suonato alla porta.
Fissò la finestra, fuori dalla quale il giardino sembrava celare delle fate o dei folletti sotto la coltre di neve e pensò che forse era ancora in tempo per scappare. Ma la vita era sempre stata strana con lei e, mentre si avvicinava ai vetri con quella balzana idea, per metà convinta a dare seguito al proprio intento e per metà desiderosa di godersi il panorama, l'occhio le cadde sullo scrittoio, dove c'era un foglio bianco un po' macchiato d'inchiostro e accanto penna e calamaio.
Colta da un impulso che non seppe spiegarsi, sfiorò con le dita quel foglio, quasi la mano di Albert fosse lì, intenta a vergare delle parole. E andò oltre, Candy, contravvenendo a ogni regola di buona creanza, come se stesse
spogliando
intromettendosi nella vita privata di Albert. Aprì il cassetto, volendo sentirlo vicino, magari cogliere l'odore su un oggetto o su un foglio già scritto. E fu proprio quello che trovò.
Una lettera indirizzata a lei e mai spedita.
Il cuore si fermò e lei prese il foglio, rapita e con un batticuore che le stava affannando il respiro. In quella lettera c'erano delle informazioni che conosceva e non solo.
il dottor Stevenson mi ha confermato che la droga che Lilian mi ha somministrato induce anche la perdita di memoria. Non era la mia mente a essere difettosa, ma è stata una sostanza a cancellare tutto...
E un'altra sostanza mi ha avvelenato, inducendo forse una morte apparente che ha ingannato persino i medici e su cui la polizia sta indagando. Margaret Moore è la sospettata principale.
L'aveva quindi scritta persino prima che Margaret si suicidasse, magari mentre lei era in viaggio? Controllò e non c'era alcuna data. E perché quei sensi di colpa verso Lilian? Non era certo la stessa cosa che con Anthony! E, in ogni caso, in nessuno dei due eventi lui aveva responsabilità, anzi: con Lilian aveva piuttosto subìto.
Eppure, comprese, il suo Albert era anche quello: umano, empatico e pieno di sentimenti nobili. Una parte di sé era rimasta in effetti sconvolta dalla morte di Lilian, ma lui aveva vissuto con lei a stretto contatto e forse...
La frase successiva la fece trasalire, in un misto di gioia e dolore.
In questa lettera è della nostra storia che voglio parlarti. Del perché ho deciso di tenerti lontana nonostante ti desiderassi più di ogni altra cosa al mondo.
Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre leggeva di una sofferenza celata in una donna che credeva fredda e calcolatrice, persino granitica. E di come Albert si rimproverasse di non averle mai teso una mano: come se sposarla e riconoscere quel bambino non fosse già un gesto d'affetto! Certo, aveva avuto davvero i suoi dubbi, all'epoca, ma ora che era tutto chiaro come il sole perché Albert non riusciva a liberarsi di quell'incubo?
Devo elaborare tutto questo, Candy, ritrovare me stesso occupandomi di Ethan, innanzitutto, e poi cercando di capire che tipo d'uomo sono diventato. Posso avvicinarmi a te chiedendoti di amarmi, se sono io il primo a non farlo?
"Perché, Albert, perché?! Tu sei meraviglioso e io ti amo così come sei!", disse fra le lacrime, che caddero sulla lettera come gocce di pioggia.
Il termine della lettera la rese furiosa: sapeva che aveva parlato di lei con Terence. Ma perché voleva che lei facesse la sua vita mentre ritrovava se stesso e si perdonava? Perdonarsi di che, esattamente?! Di essere uno stupido colossale?!
"Albert, sei uno stupido!", esclamò alla stanza mentre ancora lo pensava.
"Scusa, chi sarebbe lo stupido?".
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Quando Albert entrò in casa e gli dissero che c'era la signorina Candice White ad attenderlo nel salottino, pensò che il maggiordomo si fosse sbagliato.
"No, mi creda, signore, conosco bene la signorina".
E si bloccò nel gesto di togliersi i guanti, abbassando lentamente le braccia senza terminare l'operazione. Lei era lì, dietro quella porta. Candy. La ragazzina bella sia quando rideva che quando piangeva. Colei che aveva allontanato quasi con forza perché temeva di trascinarla in un vortice che alla fine si era rivelato solo una sorta di piccola onda; e per ricercare in se stesso il vecchio Albert che, tutto sommato, era sempre rimasto lì, congelato nel momento in cui lei era entrata nella sala al ricevimento di beneficienza e si riprometteva di chiederle un ballo.
"Signore...?".
"Non ci disturbate per le prossime... due ore, per cortesia", disse avviandosi nel salottino a grandi passi e trovando la porta socchiusa.
Candy era seduta sul divano, una lettera fra le mani... possibile che fosse... quella lettera?!
"Albert, sei uno stupido!", sbottò lei e Albert si chiese se lo avesse già visto. Invece capì che, in effetti, stava leggendo davvero quello che aveva temuto.
"Scusa, chi sarebbe lo stupido?", chiese in tono divertito, riprendendo a sfilarsi i guanti e mettendoli nella tasca del cappotto già sbottonato.
Lei si alzò in piedi di scatto, la lettera volteggiò nell'aria nel momento in cui le sfuggì dalle mani e gli cadde ai piedi quando si fu avvicinato. Candy lo guardava con gli occhi sgranati, quasi non credesse che potesse trovarsi lì, a casa propria!
Sono io quello stupito, amore mio... Non ti aspettavo così presto.
Albert si chinò, raccolse la lettera e, senza mai interrompere il contatto visivo, la accartocciò e se la gettò alle spalle. Prima di ripensarci, seguì l'impulso irrefrenabile che aveva sepolto nei recessi della mente da quando si erano detti addio: la prese fra le braccia e la baciò.
Candy si irrigidì, sulle prime, ma poi rispose. Eccome rispose al bacio! Aprì la bocca e lei lo seguì come se si fossero sempre baciati in quel modo deliziosamente indecente.
Non era pronto alla sua reazione improvvisa.
Candy lo spinse via e, in un doloroso dejà-vù, lo schiaffeggiò. E anche piuttosto forte.
Albert volse il viso, ferito. Cercò di razionalizzare quella reazione, ma poté solo domandarglielo direttamente: "Questo lo potevo accettare la scorsa primavera, ma ora che ti ho fatto?".
"Che mi hai fatto? Che mi hai FATTO, mi chiedi?!". Dio, come non si era accorto prima che, sotto al viso arrossato, incorniciato dai capelli sciolti, aveva un abito così scollato e... altrettanto rosso?! Il petto che si alzava e abbassava per la rabbia magnetizzò, suo malgrado e contro ogni suo onnipresente principio morale, la propria attenzione e s'impose di guardarla ben fissa negli occhi o se lo sarebbe meritato davvero, uno schiaffo.
Era la prima volta che il desiderio di lei era così fisico e quasi doloroso, nonostante l'amasse da tanti anni. Era come se fino ad allora avesse nascosto in fondo all'uomo educato e ligio ogni impulso diverso dall'amore, dall'affetto e dalla dedizione, pur se non mancava di esprimersi nel diario che non esisteva più.
Ma in quel momento voleva Candy. Candy era sua e non ci sarebbe stato più nulla al mondo che gli avrebbe impedito di stringerla fra le braccia e amarla da lì all'eternità.
Mentre lui si dannava per controllare le proprie emozioni dirompenti, Candy era corsa a riprendere il pezzo di carta, spiegandolo di nuovo e sbattendoglielo quasi davanti alla faccia: "Ecco cosa mi hai fatto! Cosa pensavi di ottenere allontanandomi per uno sciocco senso di colpa?! Pensavi forse di non essere più l'Albert generoso che conosco perché non hai capito Lilian? Pensavi che fingendo con lei un sentimento che non provavi l'avresti resa più felice e le avresti impedito di... di morire? Albert, non voglio giudicare Lilian, perché non sta a me: ma quello che le è successo le sarebbe accaduto comunque".
"È la stessa cosa che mi ha detto anche Georges", rispose con calma.
Candy sedette di nuovo al suo posto e parve placarsi: "Raccontami".
"Cosa?". Albert non capì cosa volesse sentirsi raccontare, anche se ne aveva una vaga idea. Sapeva solo che aveva una gran voglia di baciarla di nuovo, ma le doveva prima delle spiegazioni. Non era da lui essere così poco riflessivo, tuttavia la sua visita improvvisa e inaspettata gli aveva obnubilato la ragione.
"Voglio sapere cosa è accaduto a lei, che significato ha avuto nella tua vita. E perché mi hai baciata".
Lui spalancò gli occhi: "Candy, pensavo che tu sapessi quanto...!".
"No! Non lo dire! Voglio prima conoscere cosa c'è davvero dentro di te e se... ci sono ancora fantasmi di quel passato nel tuo cuore". La vide, tremante e contrita, e comprese che le sue insicurezze erano propria responsabilità.
Così le raccontò della sua rabbia nei confronti di Lilian, sin dal primo giorno; delle indagini svolte con Georges e i suoi uomini fidati, dei sospetti... e della confessione di quella gravidanza che lo aveva lasciato senza parole. Le raccontò anche della zia Elroy e dei suoi malori, delle sue ultime parole e vide gli occhi di Candy riempirsi di lacrime. Sedette accanto a lei e arrivò agli argomenti più spinosi.
"Avrai letto qualcosa sui giornali, anche se sono stati molto laconici... Candy, io ho sempre rifiutato Lilian. E non ti mentirò dicendoti che lei non ha tentato di sedurmi, tuttavia per me era semplicemente... inconcepibile. C'è stata solo una volta in cui ho vacillato, ma solo perché volevo accertarmi dello stato della sua gravidanza. Però ho rinunciato ancor prima che il pensiero arrivasse a livello cosciente".
Durante quella confessione, Candy strinse così forte i pugni che pensò che, nonostante non le stesse dando alcun motivo, lo avrebbe colpito. Invece strinse il vestito e sospirò piano.
"Me lo puoi giurare? Tu non l'hai mai...".
"Non era lei che desideravo, ma te". Candy arrossì e non era un lieve sorriso quello che le increspava le labbra? "Qualche notte prima del parto, Lilian ha avuto un altro dei suoi incubi. Credevo che fossero ancora legati alla morte di suo padre... Mi lasciava basito quando abbassava tutte le difese, apparendo quasi fragile. Ma quella notte mi sono davvero preoccupato, sembrava in preda a un delirio. E mi ha detto che Margaret ha soffocato Alain con un cuscino".
Lei si voltò di scatto, gli occhi spalancati e una mano alla bocca: "Dio mio...!".
"Prima di morire, Margaret ha lasciato una lettera nella quale confessava tutto e oggi so che era vero. Lilian era vittima di un terribile trauma infantile: aveva solo tre anni".
Sul viso di lei, dopo l'orrore iniziale, cominciò a vedere una comprensione che lo sollevò. "Deve aver sofferto così tanto! Certo, non è comunque giustificabile, tuttavia...".
"Tuttavia comprendi perché provassi tanta pena per lei, alle volte? Mi faceva diventare matto, poi mi chiedeva di abbracciarla o mi diceva persino che mi amava e... io non capivo più dove fosse il confine. Dopo il suo incubo mi sono addormentato accanto a lei e la mattina dopo la stavo stringendo chiamando te: Lilian era distrutta". Colse l'ambivalenza delle espressioni sul volto di Candy e si affrettò ad aggiungere: "Eravamo entrambi vestiti e io avevo dormito sopra le coperte".
Lei si rilassò di nuovo: "Ha davvero letto quel diario quando si è sentita male?", chiese giocherellando con il merletto del vestito.
"L'ho trovato a pezzi nello studio e a terra... c'erano tracce di sangue. Frank mi ha ripetuto più volte che il distacco della placenta prescinde da qualsiasi fattore psicologico, tuttavia io non ho potuto fare a meno di pensare che fosse rimasta molto colpita da ciò che ha letto".
"Ma, scusa, Lilian non era innamorata del suo Ethan, tanto da chiamarlo prima di morire?", chiese Candy con gli occhi di nuovo lucidi.
Albert sospirò: "Io credo che avesse bisogno di essere amata, accettata. Non lo so, Candy, è possibile che si stesse davvero innamorando di me".
Lei mormorò qualcosa che non sentì e le chiese di ripetere: "Ho detto che è quasi impossibile non innamorarsi di te".
Si perse nei suoi occhi e alzò una mano, esitante, per sfiorarla: "E tu? Sei ancora innamorata di me?", chiese con nudo bisogno, perché cominciava ad avere dei seri dubbi.
Candy afferrò la sua mano e la trattenne: "Vai sempre a trovare il piccolo Ethan?".
Albert fu sorpreso dalla domanda, ma ripose: "Ogni volta che mi è possibile. Sono molto affezionato a quel bambino ed è un po' la paternità mancata che...".
"Quindi non vuoi altri figli tuoi?". Le guance di Candy divennero del colore del vestito e lui comprese che doveva ancora essere rassicurata. E molto.
Con un gesto impulsivo, Albert si mise su un ginocchio, davanti a lei, quasi le stesse facendo una proposta di matrimonio: e non era detto che la sua confessione non finisse così: "Adesso, per favore, ascoltami fino in fondo. Ma prima dimmi: hai ancora qualcosa da chiedermi in merito a Lilian e a quello che è accaduto?".
"No", mormorò lei.
"Bene, allora guardami negli occhi e non interrompermi", le prese una mano e la strinse fra le sue, vedendo l'emozione che suscitava in lei. "Candice White, ho cominciato a provare dei sentimenti per te quando era quasi indecente che li provassi: ti avevo appena rivista a Londra e tu non avevi che quattordici anni". Candy sussultò, evidentemente sconvolta, ma non lo interruppe. "Mentre ero in Africa ho cercato di seppellire in fondo al cuore questo sentimento, ma quando ho saputo che eri fuggita da scuola ero pronto a cercarti ovunque. Per fortuna, Georges ti ha rintracciata e tutto è andato per il meglio. Ci siamo rivisti dopo che ho perso la memoria e anche quell'Albert, senza più filtri, si è innamorato di te. Ti amo da sempre, Candy, il mio desiderio di proteggerti quando eri solo una bambina si è trasformato in qualcosa di così grande e complesso che ho lottato contro me stesso per anni, prima di arrendermi all'evidenza. Tuttavia, volevo attendere che tu avessi l'età giusta per propormi a te, ma... è successo quello che sai e sono maledettamente in ritardo".
"Albert...". Le lacrime brillavano nei suoi occhi e lui vi passò il pollice.
"Ho promesso ai membri del clan che non avrei dato loro più motivi di preoccupazione e, anche se non approveranno una decisione tanto improvvisa, non me ne importa un accidenti. Sono pronto a lasciare tutto e a trasferirmi in Africa, in Asia, al Polo Sud, ovunque possiamo stare solo io e te. Se tu mi vuoi, Candy, io ti sposerò oggi stesso. Ti amo. Non ho mai smesso di amarti".
"Albert!". Gli volò letteralmente fra le braccia e lui si sbilanciò all'indietro, finendo disteso sul tappeto con Candy addosso.
Non era mai stato così bene in vita sua.
Lei singhiozzava contro il suo collo e la sensazione umida delle lacrime sulla pelle contrastava con quella bruciante del suo petto contro il proprio. E le gambe allacciate e i capelli che gli solleticavano il viso e Candy che gli chiedeva se si era fatto male e lui rispondeva che non ricordava di essersi mai sentito meglio, ma forse, se l'avesse baciato invece di schiaffeggiarlo di nuovo...
E quando lei sollevò il viso per farlo, ricevette le sue labbra bevendone il sapore senza fretta, con lentezza esasperante, cullando il desiderio di approfondire il bacio. Le mani si muovevano senza controllo sulla sua schiena, stringendola a sé, facendo crescere di nuovo in lui quel desiderio
indecente
di averla completamente, anima e corpo.
Candy gli aveva affondato le proprie, di mani, tra i capelli e, udendo il suo gemito leggero mentre le loro bocche si esploravano con fervore umido e crescente, Albert perse la testa. La rovesciò sul tappeto, portandole un braccio intorno alla vita quasi fosse un cuscino e interruppe il bacio solo per riprendere fiato e reclamare il suo collo.
Il fatto che Candy non protestasse e che la propria ragione fosse andata a farsi benedire, facendo risalire in superficie istinti che non sapeva neanche di possedere, lo rese ancora più audace e con l'altra mano si avventurò sulla scollatura che lo aveva attratto fin dall'inizio.
Non credevo di essere diventato così scandaloso...
La morbidezza del seno di Candy lo fece gemere piano: dalla gola gli risalì un verso che sembrava quello di un leone addormentato in procinto di svegliarsi. E Albert si ricordò, d'improvviso, che tutto sommato era un uomo e che persino davanti al corpo nudo di Lilian aveva reagito suo malgrado.
Di certo, avrebbe spaventato Candy e quel pensiero lo riportò dolorosamente alla ragione. Riluttante come se rinunciasse a un bicchiere d'acqua fresca dopo giorni
in una bara
nel deserto, si staccò da lei e incontrò i suoi occhi annebbiati dal desiderio e da qualcosa che poteva essere rabbia. D'istinto, chiuse i propri, pronto a ricevere un secondo schiaffo che si sarebbe dato da solo, ma che non arrivò.
"Perché ti sei fermato?".
"C-cosa?". Aveva sentito bene?! Candy voleva... che continuasse?
"Perché ti sei fermato? Non hai detto che volevi sposarmi?".
Albert sbatté le palpebre, incredulo: "Sì, ma... pensavo... credevo che tu... insomma, certo che voglio, anche oggi! Ma se avessimo continuato avremmo anticipato la luna di miele qui, su questo tappeto. In una casa in vendita dove ho solo ricordi sgradevoli... Insomma...". Si alzò e si passò le mani tra i capelli, aiutando a rialzarsi anche lei.
La verità era che non voleva mancarle di rispetto e ci era andato vicinissimo, ma gli era bastato darle quella spiegazione per raffreddare il desiderio di poco prima. Si era perso in una sorta di mondo parallelo e aveva persino dimenticato i servitori fuori dalla porta.
"Hai ragione, scusami, a dire il vero non so neanche cosa mi sia preso", ridacchiò, a disagio.
"Sì, è successo qualcosa del genere anche a me", ribatté roco, domandandosi se non fosse stato necessario uscire direttamente fuori e affondare nella neve per un minuto o due. O dieci. Si sentiva bruciare in tutto il corpo e sul palmo della mano aveva ancora la sensazione di morbidezza del seno di Candy.
"Annie aveva ragione... avrei dovuto comprare questo vestito molto prima", stava dicendo lei a bassa voce sistemandoselo.
Albert inarcò un sopracciglio: "Di che parli?".
Lei lo guardò con un'aria a metà tra il rimprovero e il divertimento: "Voi uomini siete davvero tutti uguali. E dire che di te non lo avrei immaginato nemmeno in un milione di anni!".
"Candy, di che cosa stai parlando?", chiese con una punta di esasperazione, allargando le braccia.
"Niente, niente", fece lei dandogli le spalle.
Con un sospiro, le si avvicinò, abbracciandola da dietro come aveva fatto mesi prima e poggiandole il mento sulla spalla: "Allora? La facciamo questa pazzia?".
Lei girò il viso per guardarlo negli occhi: "Il Clan...".
"Io sono il capofamiglia e sto sposando una donna meravigliosa che...".
"...non ha una posizione sociale ed è orfana...".
"...che ha un'anima meravigliosa e si vota al prossimo tanto da usare l'eredità che mia zia, la precedente matriarca, le ha lasciato per fare beneficienza e costruire una clinica. E dalla quale avrò almeno cinque eredi".
"Cinque?!". Candy sembrava sconvolta.
"Anche di più se ne vuoi. Allora? Non abbiamo tutto il giorno, sai?", ripeté la richiesta con un sorrisetto spazientito.
Candy si volse completamente e lo baciò, alzandosi sulla punta dei piedi e allacciandogli le mani dietro la nuca. "Ti basta come risposta?".
"Voglio anche una risposta alla mia domanda di prima", ribadì col respiro corto, affondandole le mani tra i capelli. Ora era lui quello insicuro. "Voglio sapere se anche tu...".
"Cos'è, un modo per avere un altro bacio? Certo che ti amo, sciocco... per questo sono tornata! Per questo ti sposo! Ti ho amato così tanto che credevo il mio cuore sarebbe appassito senza di te". Le parole accorate, gli occhi brillanti. Albert aveva voglia di ridere, di piangere. E di baciarla di nuovo.
"Candy... la mia Candy...", proruppe chiudendo gli occhi e sfiorandole il naso col proprio.
Nel bacio che seguì, avvertì chiaramente l'intraprendenza di Candy diventare urgenza, passione, desiderio, in risonanza coi propri sentimenti. "E questa ti basta come ulteriore risposta?", ansimò lei con le labbra arrossate.
Sì, gli bastava. Per il momento.
