Premessa: Durante la terza serie.
Appartamento Chloe e Trixie. Pomeriggio.
Trixie entrò nella sua camera massaggiandosi il braccio destro. Non voleva cedere alle lacrime, ma era stanca fisicamente e mentalmente. Da qualche settimana la sua vita si era ribaltata. Si era allontanato da lei e sua madre Lucifer entrando il tenente Pierce. Una persona che alla bambina non piaceva affatto. Prima di tutto perché come la maggior parte degli adulti non la ascoltava come faceva Lucifer. Quel Lucifer che le dava importanza, tenendo conto delle sue opinioni, pronto nel restare anche ore con Trixie per spiegare qualcosa. Invece Pierce la trattava come una bambina che non poteva avere qualcosa d'importante da dire o capace di fare qualcosa. Prima con Lucifer, Trixie cucinava facendogli da assistente, con Pierce non poteva neanche avvicinarsi alla cucina. Ancora peggio, alla centrale Trixie aveva sentito Pierce dire che appena avrebbe sposato Chloe, la figlia la voleva mandare in collegio. In tutto quel periodo molto pesante per Trixie, lei accettava tutta quella solitudine che sentiva per la madre Chloe. Sua madre che però era certa non sorrideva veramente felice come con Lucifer. Un po' era sostenuta da suo padre Dan e Charlotte cui non piaceva Pierce. Non c'era neanche più Maze che faceva la cacciatrice di taglie a tempo pieno.
Con cautela Trixie alzò la manica destra lunga della maglia. Poco sopra il polso aveva un enorme livido nero. Il dolore fu così tanto da farla piangere. Si sentiva terribilmente sola. Giorni prima aveva telefonato a Lucifer per dirgli che Pierce delle volte le dava degli schiaffi. Lucifer le aveva detto che non aveva tempo di ascoltarla, chiudendo la comunicazione. Quel pomeriggio però Pierce aveva esagerato.
La madre di Trixie era uscita lasciandola con Pierce. Il tenente era seduto al tavolo della cucina guardando il cellulare. Con tutta la buona volontà, Trixie voleva chiedergli di spiegargli un passaggio di un'operazione matematica. Pierce le disse senza guardarla
"Ti serva da lezione, devi stare più attenta a scuola. Sei proprio un peso per tutti. Ha fatto bene Lucifer ad andare via. Capisco anche tuo padre, tu sei stancante"
Trixie non riuscì a sopportare oltre, dicendo a Pierce
"Tu sei un bugiardo. Io non sono un peso"
Pierce l'afferrò per il braccio destro piegandolo dietro la schiena, dicendole con rabbia
"Non osare più parlarmi così. Come odio i bambini"
Spingendola via.
Trixie decise di andare via. Non voleva più restare dove si sentiva sola ma soprattutto abbandonata. Giorni prima in un quotidiano aveva scoperto che forse poteva contare in un altro amico. A Los Angeles era arrivato il mago Vinie. Il mago era un mezzo elfo che Trixie aveva conosciuto grazie a Lucifer. Quel mago sperava l'aiutasse ad andare via, pensando che dopotutto aveva quasi undici anni. Svelta raccolse qualcosa in uno zaino. Scrisse una lettera alla madre per poi fotografare con il cellulare il livido mandando la foto a tutti con la scritta
"Il peso per tutti va via. Questo livido opera di Pierce"
Uscì dalla finestra, calandosi grazie a un tubo del camino di un appartamento vicino, camino che era spento.
Nello stesso momento, attico Lucifer.
Lucifer era triste. Seduto al bancone del bar non trovava la voglia di andare al Lux o fare altro. Gli mancavano terribilmente Chloe e Trixie. Aveva pianto una notte intera per aver chiuso in fretta una delle ultime telefonate di Trixie. Ma voleva essere sicuro che Pierce era la miglior cosa per Trixie e Chloe. Lui come ogni volta, non si sentiva degno di far parte della vita delle sue umane preferite. Stava bevendo l'ennesimo bicchiere pieno di whisky quando sentì il cellulare suonare. Appena vide la foto di Trixie con il livido, il bicchiere nella mano destra si frantumò.
Pochi minuti dopo.
Lucifer era quasi alla porta dell'appartamento di Chloe e Trixie, ricevendo una disperata telefonata dalla sua detective
"Ti prego Lucifer vieni all'appartamento. Trixie è fuggita di casa"
Lucifer aprì la porta, trovando Cain in ginocchio vicino al divano con una mano sulla testa. Vicino a Cain una padella piegata a metà. Lucifer lo voleva uccidere mille volte. Si dimenticò di lui richiamato dalla voce di Chloe. La trovò seduta sul bordo del letto di Trixie scossa da singhiozzi di pianto con la lettera di Trixie tra le mani. Leggendo quella lettera Lucifer voleva solo scomparire
"Mezz'ora fa il signor Pierce ha finalmente detto la verità. Io sono solo un peso per tutti. Un peso per mia madre, un peso per mio padre andato via per colpa mia. Un peso per Maze che preferisce fare la cacciatrice di taglie. Peggio io sono un peso per Lucifer che credevo un amico, che avevo cercato per aiutarmi ma senza avere nulla. Ebbene questo peso vi lascia per sempre. Auguro a tutti di essere felice, che finalmente la mamma sorrida felice come quando c'era Lucifer. Per favore non cercatemi"
Lucifer ridiede la lettera a Chloe che gli disse
"Volevo sparare a Pierce, ma non voglio aiutarlo magari uccidendolo, usando una padella"
Gli occhi di Lucifer divennero rossi. Uscì dalla camera. Trovò Cain in cucina che aveva messo sul bernoccolo in testa del ghiaccio. Vedendo Lucifer diventare nella sua forma bruciata, cercò di scappare verso la porta. Alla porta trovò Maze che disse a Cain con rabbia
"Tu verme come ti sei permesso di far del male alla mia Trixie. Essere indegno"
Cain cercò di chiamare i suoi scagnozzi con il cellulare, ma Lucifer afferrò il cellulare dicendogli con voce roca mentre gli frantumava la mano destra nella sua
"Niente può salvarti. Ti avevo avvertito"
Lo afferrò per il collo portandolo nel bagno. Lo buttò nella vasca da bagno aprendo l'acqua. Una frase di Trixie risuonava nella testa di Lucifer
"Delle volte quando sono triste mi sento come affogare"
Furente Lucifer affogò Cain nella vasca, dicendo a Maze mentre usciva dalla vasca, asciugandosi con i poteri infernali
"Invialo nella cella all'inferno…"
Vide Chloe sulla porta che lo guardava con gli occhi sgranati. Lucifer le disse restando nella versione bruciata
"...Ecco Chloe, lo vedi che sono un mostro? Che io sia maledetto! L'unica umana che mi accettò sempre, la mia Trixie l'ho delusa, tutti noi l'abbiamo delusa. Fosse l'ultima cosa la troverò portandola a te. Poi tornerò all'inferno sta tranquilla"
Contro ogni previsione, Chloe si buttò su Lucifer colpendolo al petto con pugni, gridandogli
"Maledetto stupido testone! Era tutto questo che mi nascondevi? Io credevo non ti piacessi! Per questo mi sono avvicinata a Pierce. Stupido! Stupido!"
Lucifer abbracciò Chloe. Nel portico comparve Amenadiel portando in braccio stile sposa Linda. La dottoressa corse subito da Chloe accogliendo in un abbraccio la sua amica. Sentirono bussare alla porta. Lucifer tornò nella sua versione angelica precipitandosi ad aprire, sperando fosse Trixie, invece era Dan. Quest'ultimo disse a tutti visibilmente sconvolto, tremando
"Ce Ella in vivavoce"
Maze si preoccupò di togliere dalla vasca da bagno Cain, inviandolo con parole demoniache e in una cella dell'inferno. Ella disse
"Sono nel mio laboratorio. Purtroppo non poso dare buone notizie. Sembra che Trixie abbia spento del tutto il cellulare. Mi dispiace"
Dan lasciò cadere sul pavimento il cellulare portandosi le mani sulla faccia. Chloe corse da Dan cercando di confortarlo. Con una angoscia terribile Lucifer sussurrò a Linda
"Ti prego resta qui con loro. Io e Amenadiel la cercheremo dal cielo e Maze da terra"
Linda lo guardò con risolutezza
"Nervi saldi Lucifer. Non serve essere emotivo in questo momento"
Lucifer le sussurrò con la voce rotta
"Mi aveva cercato, voleva il mio aiuto. Sono un traditore"
Prima che Linda potesse dire altro si precipitò alla porta con dietro Maze e Amenadiel. Linda si avvicinò a Chloe e Dan, dicendo con voce calma
"Ora calmiamoci. La disperazione ora non serve. Facciamo un giro di telefonate ad amici o parenti qui a Los Angeles"
Dan annuì di si, chiedendo
"Quel bastardo di Pierce?"
Chloe gli rispose
"Già occupato, diciamo da Lucifer. Non ti preoccupare, lo tiene solo in un posto che lo terrorizza"
Dan stava per dire qualcosa ma bussarono alla porta dell'appartamento. Entrò una preoccupata Charlotte, dicendo quasi alle lacrime
"Vi prego ditemi che l'avete trovata"
Al no degli altri, diventò un mare di lacrime.
Nello stesso momento, teatro dove si esibiva il mago mezzelfo Vinie, camerino.
Il mago era alto, magro e molto elegante. Odiava i capelli lunghi tipici degli elfi, sfogliando una capigliatura elegante e corta. Quella sera non di sarebbe mai aspettata di ricevere nel suo camerino Trixie che era scappata di casa. Il suo racconto delle vicissitudini degli ultimi tempi lo sorprese molto. L'ultima volta che aveva visto Trixie con Lucifer e la madre Chloe gli erano sembrati una famiglia felice. Decise di dare alla bambina almeno un posto dove dormire quella notte. Le disse porgendole la chiave della suite dell'hotel a cinque stelle accanto al teatro
"Come fossi a casa tua nella mia suite. Domani mattina decideremo cosa fare"
Trixie accettò la chiave, dicendo con sguardo serio
"Giura che non dici a nessuno dove sono. Giuramento da elfo"
Il mago era sorpreso dalla perspicacia della bambina. Si posò la mano destra sul petto
"Ti faccio il giuramento"
Trixie uscì dal camerino più serena.
Ore dopo. Attico.
Di peso Amenadiel portò nella sua camera Lucifet che gridava stremato, con le ali d'angelo insanguinate
"Devo continuare, la devo trovare! Si fidava di me"
Amenadiel gli disse stendendolo nel letto
"Dobbiamo riposare qualche ora. Luci dormi, le tue ali sanguinano così sono stremate"
Il sonno lo vinse. Ma Amenadiel voleva prima di tutto eseguire un compito. Pochi minuti dopo entrava nell'appartamento di Chloe. Disse a Chloe, Dan ed Ella
"Basta con i segreti. Dovete sapere tutto…"
Sorrise a Linda e Charlotte
"...serve sincerità per trovare Trixie"
Quasi all'alba. Suite del mago Vinie.
Il mago si sedette in una poltrona vicino all'enorme letto matrimoniale dove dormiva Trixie. Si domandò come potesse essere avere una figlia. Ricordò che lui dopotutto all'età di Trixie era fuggito di casa, entrando in un circo. La possibilità di una figlia e un erede della sua magia non gli dispiaceva. Con questi pensieri decise di dormire sulla poltrona.
CONTINUA
