Grazie dei commenti a Kecs, Dany Cornwell, MariaGpe22: alla fine, Candy e Albert sono diventati una coppia a tutti gli effetti, praticamente sposati, mentre in America li hanno dati per morti dopo le inutili ricerche. Ma adesso? Che imprevisti li attendono? E soprattutto, chi li cercherà, visto che la famiglia ha rinunciato? Questo portoghese un po' strambo sarà di aiuto in qualche modo?

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Oceano Atlantico

Quelle nuvole. Quelle maledette nuvole. Le paratie che non mi sembravano a regola d'arte.

"Capitano, il vento è teso e siamo quasi a otto nodi". Il ragazzo non poteva avere più di sedici anni e il viso pallido gli disse che anche lui temeva la tempesta. Luìs seguì con gli occhi la direzione delle nuvole e socchiuse le palpebre per avvertire meglio il vento.

"Viriamo verso ovest e monitoriamo attentamente il corpo nuvoloso. Con un po' di fortuna potremo essere solo sfiorati dalla pioggia".

Il ragazzo annuì, sembrando più sollevato, correndo a manovrare la vela. Luìs si chiese se la sua inesperienza gli avesse fatto comprendere comunque che stava facendo un tentativo quasi disperato di evitare l'inevitabile: affermare di poter sfiorare la tempesta gli era costato non poco, considerando che ci credeva molto poco, e Luìs si domandò se avessero mandato al macello altri ragazzi come quel mozzo solo per assicurarsi lo scambio di merci. Sospettava che non avesse fatto, fino ad allora, altro che imbarcarsi su qualche peschereccio non troppo lontano dalla costa. E anche l'altro doveva arrivare a malapena a vent'anni.

Con un grugnito, quasi mordendo la pipa, afferrò il timone e virò diminuendo la velocità, considerando per la prima volta la possibilità di portare a casa la pelle invece dei soldi. Forse, se avesse seguito l'istinto fin da subito e non fosse stato tanto avido, non avrebbe dovuto illudere persino se stesso, raccontandosi che sarebbe piovuto e non minacciava una vera e propria tempesta. Forse, se avesse speso meglio quanto guadagnato fino ad allora, avrebbe potuto prestarsi a missioni più mirate e mettere da parte un gruzzolo sia per se stesso che per aiutare la sorella che aveva tanto bisogno di quell'operazione costosa. Forse, se fosse stato più lungimirante e usato l'esperienza accumulata negli anni di navigazione, ora non si sarebbe trovato in un mare di sterco ma in un punto ben più tranquillo dell'oceano.

Se fosse stato particolarmente abile e fortunato e Dio non avesse distolto lo sguardo da lui nonostante gli errori commessi, forse avrebbe riportato il sedere a casa assieme a una cospicua somma di denaro. Altrimenti, prima di affondare avevano qualche buona bottiglia di whisky da bere per ubriacarsi andando incontro alla morte con i sensi obnubilati.

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Sull'isola

Albert gridò il nome di Candy e si rese conto che lo stava stringendo con le gambe impedendogli di allontanarsi da lei. Imprigionandolo, affondandogli le unghie nella schiena. Facendogli commettere l'inevitabile. Accecato dall'estasi più potente che avesse mai provato, immerso nel corpo di colei che amava, Albert spense la ragione e si godette il momento interminabile avvertendo quella di Candy in contemporanea. Stupito, appagato, sconvolto, rotolò accanto a lei quando ormai fu troppo tardi.

I loro occhi s'incontrarono mentre i respiri si normalizzavano e in quelli di Candy lesse finalmente consapevolezza e panico. "Perdonami", le disse.

"No! La colpa è mia. Io... non ho voluto... non potevo... era così...". Arrossì e a lui parve bellissima.

"Intenso. Giusto?", terminò per lei. Candy annuì. "Bene, infermiera, visto che ormai abbiamo fatto il danno, hai una stima di quanto possa essere grave?".

Lei restò per un attimo a bocca aperta, come indecisa su cosa rispondere. Albert inarcò un sopracciglio, inclinando la testa come per suggerirle e finalmente lei capì. Passò dal rossore a un pallore evidente e comprese che avrebbero dovuto pregare perché il miracolo più bello che potessero desiderare non si avverasse.

"Albert...". Lui però non l'ascoltò e si mise a sedere sulla sabbia, scrutando l'orizzonte. Dovevano uscire da lì, con o senza una vela adeguata. Dovevano cercare le coste dell'Africa o qualche altra isola abitata, e quanto prima.

"Sono un idiota. Avrei dovuto essere più deciso, invece mi sono lasciato trasportare. La responsabilità maggiore è mia, ho perso il controllo!". Lo avevano perso entrambi, in realtà, dopo aver giocato a spruzzarsi l'acqua sul bagnasciuga come due ragazzini. Ma quello più adulto avrebbe dovuto essere lui, almeno alla fine.

"Albert, non hai capito! Io... veramente... non so se sia il momento sbagliato o no. Non... non ho il mio... periodo da quando siamo naufragati qui. Ben prima di sposarti".

La mascella gli ricadde e lui cercò di comprendere quanto gli stava dicendo Candy: "Cosa... perché non me l'hai detto prima?".

"Perché non potevo rivelarti una cosa così intima, scusa! E poi per i primi due mesi ho pensato che dipendesse dalla stanchezza e dall'alimentazione sbilanciata. Ho stupidamente immaginato che magari tutto sarebbe tornato come prima dopo... lo sai...".

"Ed esiste un'evidenza scientifica di questo?", domandò camminando con lei verso l'acqua per lavarsi via il sudore e la sabbia.

"In effetti non credo. Non lo so! Oh, Albert, sono quasi del tutto ignorante su questo, ho solo le nozioni di base! Un'infermiera non ha bisogno di approfondire ogni singolo aspetto", si lamentò lei facendo il broncio.

"Va bene, va bene". Albert immerse la testa sott'acqua e riemerse. "Però, per una mia maggiore tranquillità, posso chiederti una cortesia?".

"Certo".

"Se dovessi avere altri... sintomi strani, avvisami. E vorrei domandarti anche di farmi sapere... beh, quando tutto tornerà alla normalità". Candy arrossì, annuendo. "Voglio provare a costruire quella zattera. Mi pare evidente che rischiamo di svernare qui, se non peggio, occorre muoverci e rischiare. Ma non come poco fa".

"La vela...".

"Proveremo con quelle vecchie lenzuola e cercheremo di capire se le foglie di palma possono tornarci utili". Uscì fuori dall'acqua, scuotendo il capo e i capelli che si erano già allungati, osservando Candy fare lo stesso. Desiderandola più di prima, così bella con i riccioli che le ammantavano le spalle.

D'istinto, la prese fra le braccia, ancora nuda com'era, attirandola al proprio corpo altrettanto nudo. Adamo ed Eva e il peccato già commesso. La mela proibita e il serpente in agguato tra i flutti dell'oceano. Ma non gli importava: l'avrebbe protetta e riportata a casa o sarebbe morto tentando. Tuttavia, se le cose fossero andate storte, poteva sopportare di essere il fautore della sua stessa fine? E d'altronde, se così fosse stato, l'avrebbe seguita subito dopo, sia che l'avesse reclamato la natura stessa, sia che avesse dovuto decidere di saltare giù dalla sua stessa zattera.

"Albert, a cosa stai pensando?". Il tono spaventato di Candy gli fece comprendere quanto cupi fossero i propri pensieri. Persino più cupi di quando era senza memoria e non trovava il suo posto nel mondo.

"Pensavo che non vedo l'ora di tornare a Chicago e sposarti in chiesa, festeggiare come si deve con le persone che amiamo e andarcene in luna di miele in piena campagna o ovunque tu vorrai". Il tono era appassionato e pacato come desiderava e gli occhi di Candy si riempirono di lacrime.

"Ce la faremo, non è vero?". E lui tacque per un lungo, interminabile istante. Perché aveva colto la supplica nel tono accorato di lei, non la domanda ingenua. La speranza condivisa che non era certa di lasciar sbocciare.

"Faremo del nostro meglio. Te lo giuro". Poi, non ci fu che un lungo, lunghissimo abbraccio.

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Candy lasciò cadere nella grotta le canne di bambù che avevano raccolto nella zona più verde vicino al corso d'acqua e sedette con Albert per riposare un attimo: erano stati tanto impegnati nella ricerca che avevano mangiato poco e in fretta, così afferrò due noci di cocco che avevano lasciato di scorta e ne porse una a lui, che l'accettò con un sorriso. Praticarono il solito foro con un bastoncino affilato e ne bevvero il succo prima di romperlo e assaporarlo in silenzio.

"Credo che quando torneremo a casa non riuscirò più a sentirne nemmeno l'odore, ammesso che lo si trovi da qualche parte nei mercati", disse Albert inghiottendo un boccone.

Candy ne morse un pezzo guardandolo con attenzione: "Io invece penso che sarebbe ottimo per fare un dolce. Mi piacerebbe farlo assaggiare ai bambini della Casa di Pony, semmai riuscissimo a portarne qualcuna con noi senza che marcisca nel frattempo".

"Se avanzeranno dalle nostre scorte perché no?". Nonostante la risposta gentile, Albert sembrava lontano anni luce e stava fissando le lunghe canne di bambù prima di restringere le palpebre e mettersi a riunirle metodicamente tutte assieme, come a voler vedere come sarebbe stata la base della loro zattera. "Anche se lo spazio ci farà comodo alcune vanno accorciate", disse cercando di piegarne una verso la punta e torcendola senza risultato.

Affascinata, lo vide avvicinarla al fuoco prima ancora che il suggerimento di usare lo stesso metodo impiegato per sradicarle lasciasse le sue labbra e sorrise quando riuscì nell'intento. "Ora sappiamo come avere delle canne di bambù su misura", gli disse facendogli l'occhiolino. "Ma ci manca sempre la corda".

Albert guardò verso l'esterno, un ginocchio piegato su cui poggiava il gomito e uno posato a terra: "Ho intenzione di provare con le foglie fibrose delle palme come quando ho dovuto realizzare altre corde. Tuttavia non so se sarà sufficiente. E avremo bisogno di altre canne di bambù. Domani potrebbe essere necessario accamparci dall'altra parte dell'isola con delle torce per prenderne ancora".

Candy lo osservava, ammirata: era lo stesso Albert di sempre, sicuro e pacato eppure non lo era. Smagrito ma bello da togliere il fiato, quell'uomo poteva abbassare la guardia fino alle lacrime o gridarle contro di non fare mai più sciocchezze. E poteva vibrare fra le sue braccia regalandole il Paradiso in Terra. Sospirò tremante, ricordando che non aveva più osato avvicinarla dopo l'incidente, se così voleva chiamarlo, nel quale aveva rischiato di rimanere incinta. Ancora non sapeva se in effetti il suo corpo fosse stato tanto ricettivo da creare una nuova vita e francamente ne dubitava. Ma, pur comprendendo l'esigenza di non abbassare la guardia, sentiva che Albert le mancava.

Cercò di distrarsi predisponendo con lui il vecchio lenzuolo per la pesca e osservando l'altro che volevano usare come vela.

"L'albero maestro dovrebbe stare più o meno al centro, ma dobbiamo capire come fermarlo", commentò stendendolo sulla sabbia e guardandolo con occhio critico prima che una folata di vento glielo facesse quasi volare via. Albert lo afferrò dal lato opposto, mentre lei cercava di trattenerlo dal proprio e sembravano davvero congelati nell'atto di tendere una vela. Senza bisogno di una parola, si misero meglio contro vento per capire quanto si sarebbe tesa e si sorrisero quando compresero che la forza di quel vento sarebbe stata sufficiente a farli muovere.

"Credo che stanotte verrà a piovere", disse Albert accigliandosi mentre la ripiegavano. Candy cercò e trovò il suo sguardo, trovandovi il sorriso e il tormento al contempo: sarebbe stata una notte molto simile a quella cui era seguito il loro matrimonio solitario sull'isola.

E seppe che, dopotutto, sarebbe bastato prestare attenzione per non rinunciare a stringersi ancora.

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Oceano Atlantico

La barca era colata a picco, come aveva immaginato. Luìs seguì il movimento della prua che rimase sospesa sull'acqua in verticale per poi affondare piano, spazzata via dall'ennesima onda. Le sagome dei due mozzi erano figure urlanti di cui a malapena distingueva il suono nel frastuono dell'acqua e dei tuoni. Lui, invece, non riusciva più neanche a urlare, annichilito da un fato che aveva temuto e che sembrava quasi si fosse avverato per sua volontà.

Non era mai stato un uomo particolarmente superstizioso, tuttavia si rimproverò, inutilmente e per l'ennesima volta, di non aver ascoltato l'istinto dato dall'esperienza. La barca non era stata costruita a regola d'arte, magari realizzata proprio in fretta e furia per sopperire alla richiesta di mezzi per quel commercio illegale nel quale era entrato. Non era fatta per affrontare il mare aperto in condizioni critiche e lui si era fidato delle previsioni meteo che, sapeva bene, potevano anche essere sbagliate. D'altronde, che certezze si potevano avere in acque tropicali? Ora, non solo qualche centinaio di dollari di whisky di puro malto era colato a picco, ma stavano tutti per morire.

Avrebbe venduto cara la pelle, però. Gli dispiaceva per quei ragazzi, che aveva visto scomparire tra i flutti aggrappati a due tavole di legno e si aggrappò forte alla sua, cercando di orientarsi per tentare di muoversi verso la terraferma. Inutile, vista l'impetuosità della corrente: tanto valeva fare forza con le braccia per non annegare e lasciarsi trasportare fin dove il demonio avesse voluto condurlo.

Sì, perché visto quello che aveva fatto in quelle ultime settimane, non credeva che ci sarebbe stato un Dio disposto a salvare un uomo stolto come lui. Sperava solo che l'Inferno non fosse troppo caldo.

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Sull'isola

Albert aprì gli occhi di scatto, lo scoppiettio del fuoco era l'unico rumore nella caverna, assieme al respiro ritmico di Candy ancora rannicchiata contro di lui.

Me lo sono immaginato?

Aveva sentito un lamento, ma poteva benissimo essere parte di un sogno che stava facendo e che non ricordava più, oppure era stata Candy ad avere un incubo. La osservò con attenzione, senza potersi impedire di sorridere quando la vide trarre un sospiro più lungo: sul viso abbronzato, le lentiggini spiccavano intorno al ponte del naso e i riccioli indisciplinati, tagliati sommariamente con un rasoio settimane prima, continuavano a caderle scomposti a pochi pollici dalle spalle. Li riavviò con delicatezza, ripensando che erano stati incoscienti e felici al contempo, ritrovandosi solo poche ore prima. E tuttavia, avevano prestato la massima attenzione.

Albert non avrebbe mai smesso di stupirsi di come Candy fosse diventata una donna fra le sue braccia, arrivando a esprimersi liberamente, chiedendo e dando, toccandolo e lasciandosi toccare quasi fossero sposati davvero e da anni. Di sicuro, gli anni di convivenza e la loro intesa reciproca erano serviti a costruire un rapporto tanto profondo che tutto era stato molto più naturale, fra loro, scevro da imbarazzi ed esitazioni. E solo ripensare al viso di lei contratto dal desiderio, sorridente mentre lo lasciava andare quando era stato il momento, ma senza interrompere il contatto, lo riempì di gioia e gli fece anelare, ancora un volta, di perdersi in lei. Era diventato dipendente da Candy e sospettava che il sentimento fosse reciproco.

"...soccorroooo!".

Il torpore dolce che lo aveva avvolto gli scivolò di dosso come la vecchia pelle di un serpente e Albert si raddrizzò per ascoltare, in maniera così repentina che Candy si svegliò.

"Che succede?", chiese assonnata, stropicciandosi un occhio.

"Lo senti anche tu?", le domandò guardando fuori.

Candy sbatté le palpebre, confusa: "Ha smesso di piovere, cosa...? Oh!". La bocca che si spalancava gli indicò che sì, lo aveva appena sentito anche lei.

Senza indugio, si alzò in piedi e corse fuori, sentendo Candy che lo seguiva a pochi passi. L'uomo era raggomitolato sulla battigia e si teneva il piede con due mani: "Vai a prendere una torcia!", le chiese in tono urgente. Lei annuì e tornò dentro.

Il ferito alzò gli occhi su di lui, il volto contratto dalla sofferenza e da qualcosa che gli parve stupore: "Per tutti gli squali, c'è davvero qualcuno!", disse incredulo. Albert lo comprese nonostante parlasse in una lingua che gli ricordava vagamente lo spagnolo: di certo, una di quelle che aveva studiato e usato in Sudamerica. Si sentì stranamente emozionato nel vedere qualcuno dopo tre mesi e mezzo di completa solitudine assieme a Candy e si chinò per vedere la ferita.

"È stato uno squalo?", fu la prima cosa che poté chiedere, vista l'espressione usata poco prima dall'uomo che, a occhio e croce, doveva essere poco più giovane della zia Elroy.

L'uomo si accigliò come se non capisse bene, quindi rispose: "E chi lo sa? Magari mi ha assaggiato ma ero troppo coriaceo per lui". La risata catarrosa si trasformò in un lamento di dolore. "O più probabilmente mi sono tagliato sui coralli". No, non era spagnolo, era portoghese! Meno male che era stato in Brasile solo un anno prima. E da quel che aveva letto sugli squali, una volta avvertito il sangue difficilmente avrebbero lasciato andare una vittima perché poco appetitosa, quindi optò anche lui per quella soluzione.

"Che cosa è successo?", gli domandò nell'idioma giusto, sperando che Candy tornasse presto con la torcia e magari qualche striscia di stoffa della sua vecchia camicia da usare come benda.

"Presumo la stessa cosa che è successa a te, ragazzo. O sei qui in vacanza?".

Albert aprì la bocca per rispondere, ma Candy tornò con tutto quello che serviva, inclusa la bottiglia di vetro con dell'acqua dolce dentro: "Signore, mi faccia vedere la sua ferita".

Lui aggrottò le sopracciglia e Albert si affrettò a rassicurarlo: "Mia moglie è un'infermiera, si fidi di noi".

"Beh, non che abbia molta scelta", borbottò apparendo d'improvviso stanchissimo.

Alla luce della torcia poté vedere i lineamenti dell'uomo che sembravano scolpiti nel marmo. Il viso era scuro per un'abbronzatura che doveva derivare dai tanti anni in mare o comunque vissuti ai tropici: neanche nel capitano Vincent Brown li aveva mai visti così marcati.

Prese la torcia a Candy e le fece luce mentre gli prestava le prime cure, dandogli da bere e usando parte dell'acqua per pulire la ferita dal sangue e dalla sabbia, prima di praticare una fasciatura: "Il taglio non è molto profondo, ma piuttosto esteso. Da quanti giorni non mangia?".

Lui fissò Candy e lo guardò con aria interrogativa: "Candy, non parla la nostra lingua. Credo sia portoghese". Tradusse per lui la spiegazione di Candy e lo aiutò a entrare nella grotta, dove gli diedero della frutta e uno dei pesci essiccati che avevano messo da parte per il giorno dopo. Il loro ospite mangiò di gusto e lo osservarono in silenzio mentre si appoggiava alla parete rocciosa sorseggiando il contenuto di una noce di cocco. Si presentò come Luìs Costa, capitano di una barca colata a picco ad alcune miglia da lì, secondo le sue stime.

"Il mio nome è William Albert Ardlay", si presentò a sua volta, "e questa è mia moglie Candice White".

Luìs saltò su come se lo avesse appena morso un ragno velenoso o qualcuno lo avesse pungolato sulla schiena: "Che mi venga un colpo!".

Candy lo fissò: "Che ha detto? Ha male da qualche parte?".

"No, credo...".

"Tu sei il patriarca da mille dollari!", gridò indicandolo e riprendendo vigore d'improvviso.

Albert fu sicuro di aver sentito male: "Come?".

"Ripetimi il tuo nome! Vieni dall'America? Ahhh, dov'era che mi hanno detto che vivevi? New York? Chicago?".

Scosse la testa, cercando di raccapezzarsi, visto che Luìs parlava tanto veloce che alcune parole erano smozzicate e poco chiare. Quando gli spiegò tutto, Albert tradusse per Candy e lei si portò le mani alle labbra.

"Allora ci stanno cercando!".

"Da quello che ho capito lo hanno fatto fino almeno circa un mese fa". Si rivolse di nuovo all'uomo e gli domandò se avesse qualche informazione in più ma lui si richiuse a riccio, obiettando che era stanco.

"Penso che ormai abbiano rinunciato, ma a questo punto semmai usciremo di qui mi beccherò io tutto il malloppo. Ho perso un'occasione ma si è appena spalancato un portone". Albert non seppe bene cosa volesse dire di preciso Luìs, perché cadde addormentato, di certo provato da ore o persino giorni in mare. Lui e Candy lasciarono che riposasse sul loro giaciglio e gli lasciarono uno dei giubbotti di salvataggio per coprirsi, spostandosi dall'altro lato. Si appoggiarono alla parete rocciosa a loro volta e ad Albert parve di tornare indietro nel tempo, quando avevano passato la notte fuori dopo l'inganno di Neal e la sua auto era andata in pezzi: Candy dormì rannicchiata addosso a lui finché, vinto dal sonno, ciondolò il capo e si addormentò a sua volta.

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Luìs cercò di concentrarsi sulla spiegazione del giovane rampollo tentando di non pensare a quando desiderasse fare un tiro dalla sua pipa. Diamine, pensava che gli sarebbe bastato costruirsene una posticcia infilandoci dentro qualche foglia e un po' d'erba dell'isola pur di avere l'illusione di fumarla! Perlomeno il piede sembrava fargli meno male e il pericolo dell'infezione scongiurato grazie alle cure della bella moglie di William. Nonostante la differenza di età, non disdegnò di scoccarle ogni tanto un'occhiata e, anche se gli apparve troppo magra, il suo viso era di una bellezza tanto peculiare che capiva come mai il ragazzo fosse caduto ai suoi piedi.

"...e ho pensato che per la vela potremmo usare una delle lenzuola che utilizziamo anche per la pesca". Spostò gli occhi dalle canne di bambù posate sulla sabbia a creare la base della zattera fino a incontrare quelli chiari di William Ardlay.

"Quel lenzuolo non reggerà a lungo con i venti del mare aperto, potrebbe strapparsi e rimarreste senza vela. Occorre usare le foglie di palma, che sono più resistenti", spiegò riflettendo che sarebbe stato pericoloso comunque. "Inoltre dovremmo cercare di usare della legna e altre foglie per avere un paio di remi e costruire una copertura come quella che avete dall'altro lato dell'isola per ripararci dal sole".

Lui lo ascoltava e annuiva, sembrava fidarsi ciecamente di lui e Luìs si ritrovò ad ammirarlo: era lì solo da due giorni eppure aveva compreso quanto forza d'animo avessero avuto quei due e come fossero stati bravi ad arrangiarsi su un'isola deserta. Nonostante l'estrazione sociale, se la cavavano quasi avessero vissuto sempre in mezzo alla natura, pur se non marittima. Quando glielo aveva chiesto, con un misto di stupore e curiosità, l'uomo gli aveva risposto che avevano sempre amato stare in mezzo al verde e avevano delle terre in campagna, laggiù in America. Non si era sbottonato più di tanto e francamente nemmeno gli interessava molto conoscere nei minimi dettagli la loro storia: la coppia d'oro era lì, davanti a lui, e se fosse riuscito a portare la pellaccia al sicuro sarebbe diventato ricco. Non solo sua sorella avrebbe potuto affrontare l'operazione, ma avrebbe comprato una casa nuova per lei e per sé, prima di andarsene definitivamente in pensione. E senza commettere alcun atto illecito.

Discussero ancora sulla modalità migliore per creare delle corde spesse e resistenti che tenessero ben legate le canne di bambù, quando arrivò la moglie di William con due noci di cocco già forate: "Ho pensato che aveste sete...". Ripeté l'ultima parola in portoghese e Luìs rimase estasiato dal suo tentativo di usare qualche parola nella sua lingua. Cercò di concentrarsi su quello e non sulle lunghe gambe della ragazza, che poteva essere come minimo sua figlia, accettando la noce di cocco.

Suo maritò le passò un braccio intorno alla vita baciandola brevemente mentre la ringraziava e si mise a parlare con lei, forse spiegandole cosa si erano appena detti. Luìs fece un sorrisetto sbilenco e attese che William la congedasse con un buffetto sulla guancia e che lei corresse via, prima di dire a bassa voce, anche se lei non lo avrebbe capito: "Immagino che sia meglio che io mi trovi un'altra sistemazione, ora che sto meglio. Non voglio essere il terzo incomodo nella vostra grotta anche di notte. Soprattutto di notte". Rise scolando il resto del latte di cocco.

Incredibilmente, gli parve di cogliere un leggero rossore sulle guance scavate del giovane, anche se poteva essere per il sole che era già alto: a breve, avrebbero dovuto spostarsi all'interno per fare scorta di acqua.

"Non ci da nessun fastidio, signor Costa. Può rimanere tutto il tempo che desidera".

Lui inarcò un sopracciglio, certo che la gentilezza mascherasse il sollievo per la sua proposta: "Credo comunque che mi sposterò nella zona verde, le mie vecchie ossa non possono stare una notte in più sulla pietra, anche se sul giaciglio che così cortesemente mi avete riservato. E non penso che un paio di occhi in più possano esservi utili: semmai avvistaste una nave, saranno loro a dover vedere la colonna di fumo".

William sospirò, cominciando a raccogliere il bambù mentre lui lo aiutava a riportarlo al riparo: "Una volta è successo, ma non ci hanno visti nonostante avessimo alimentato il fuoco. Come è possibile che siamo finiti così fuori rotta?".

Lo bloccò con un gesto giusto sotto a una palma da cocco, dove per fortuna i frutti erano ancora piccoli e approfittò dell'ombra per indurlo a guardare cosa si era messo a disegnare sulla sabbia con una delle canne di bambù. Mosse le labbra in una smorfia come quando passava la pipa da un lato all'altro e la frustrazione crebbe tanto che rifletté seriamente sulla possibilità di ficcarsi in bocca un bastoncino o un pezzo di legno qualunque: si sentiva quasi un poppante cui sia stato tolto il succhiotto da un giorno all'altro.

"Guarda, figliolo, io sono partito da Ponta Delgada, nelle Azzorre. Dovevo arrivare a Madeira ma in questo punto la bagnarola che mi hanno affibbiato è stata colta dalla tempesta". Incontrò gli occhi azzurri interrogativi di William è sostituì la parola 'bagnarola' con 'barca'.

"Vada avanti", disse lui annuendo.

"Bene, sospetto che non siamo troppo lontani da Madeira dove vi hanno cercato, ma la direzione è sbagliata". Fece una croce in un punto tra le Azzorre e l'arcipelago di Madeira. "Qui ci sono delle correnti che spesso vanno verso Sud, specie quando c'è maltempo, e sono del tutto imprevedibili".

William, o Albert, come lo sentiva chiamare spesso dalla sua affascinante moglie, fece un sospiro frustrato, indicando con la mano la rozza cartina sulla sabbia: "Ma se da quello che mi ha detto ci hanno cercato tanto a lungo, come è possibile che non ci abbiano trovati?".

Luìs alzò la mano e incontrò solo il vuoto davanti alle labbra, fosse dannato se pensava di avere la maledetta pipa lì a portata di dita. Di nuovo. "Ragazzo mio, molti di coloro che vi hanno cercati hanno seguito una linea retta". La tracciò, nel tratto di mare tra i due arcipelaghi. "Ma bastano poche miglia alla deriva per trovarsi qui... o qui...". Segnò vari punti a sud-ovest di Madeira e lo vide accigliarsi. Disse qualcosa ma non lo capì, perché doveva essere tanto sconvolto che parlò in inglese. O americano che fosse.

"Dicevo che tutto questo è assurdo", si corresse. "Immagino che Georges abbia pagato le spedizioni profumatamente e... da come parla direi che lei faceva parte di una di quelle! Perché non ha avuto la medesima intuizione che sta avendo ora?". Luìs sbatté le palpebre, colto in fallo, comprendendo che aveva a che fare con un uomo sveglio e acuto, che sapeva fare le domande giuste. Ora capiva come mai fosse considerato a peso d'oro nel suo Paese. Era inutile tentare di rimangiarsi quanto detto: si era appena scoperto da solo.

A disagio, si eresse in piedi dalla posizione accovacciata che aveva assunto per disegnare sulla sabbia e l'altro fece altrettanto, sovrastandolo di diversi pollici. Il piede gli cominciava a mandare segnali dolorosi lungo la caviglia e prese a zoppicare un poco mentre alzava di nuovo la mano verso la pipa fantasma e imprecava in modo colorito contro se stesso e il destino infame.

Cosa avrebbe dovuto dirgli? Optò per la prima cosa che gli venne in mente: "La cosa più ovvia era seguire la rotta della nave, non aveva senso allontanarsi tanto".

Non seppe se fu per il fatto che non lo avesse guardato negli occhi mentre lo diceva o per via della sofferenza nella sua voce. Il dolore alla ferita, quando arrivava, gli pareva acutizzato dalla mancanza di tabacco. Se solo avesse avuto con sé una delle bottiglie di whisky affondate in mare! Forse furono tutte quelle cose messe assieme che lo fecero cadere nella piccola trappola di William Albert Ardlay. Dapprima, si mise a raccogliere di nuovo il bambù quasi avesse lasciato cadere l'argomento, poi chiese con noncuranza: "Quanto vi hanno offerto dall'America per ritrovarci?".

E Luìs rispose, senza esitazioni: "Devo avertelo detto l'altra sera, mille bigliettoni con un anticipo di duecento...". Si bloccò, soffermandosi stavolta su uno sguardo quasi sornione.

"Mi ricordavo bene, dunque. E immagino che ci deve essere un motivo più che valido per il quale un lupo di mare come lei non abbia avuto l'intuizione giusta che avrebbe potuto moltiplicare quella cifra". Nonostante il fisico asciutto per via delle ristrettezze sull'isola, l'uomo era riuscito a contenere fra le braccia quasi tutte le canne di bambù. In quel momento, provò un rispetto autentico per quel giovane che era sopravvissuto sull'isola e comprese che meritava davvero di tornare a casa per contribuire a far crescere il suo Paese. Per la prima volta in vita sua, nonostante l'età, Luìs Costa si sentì piccolissimo davanti a quello che poteva essere un figlio per lui: quel figlio che non aveva mai avuto per la sua testardaggine e il suo sogno di condurre navi come lo sfortunato Titanic. Invece cosa aveva ottenuto? Di infilarsi in un giro pericoloso, con una pseudo caravella che quasi lo aveva condotto alla morte.

Guardò l'orizzonte, perdendosi nell'immensità di quell'oceano che forse non lo aveva inghiottito per un motivo in più, oltre quello di renderlo ricco: redimersi. D'altronde, se doveva riconsegnare il patriarca e la consorte prima o poi sarebbe stato scoperto, a meno di non inventare una storia plausibile su come fosse arrivato sin lì per caso.

"Non ci ho pensato davvero, alle correnti anomale", disse stizzito, passandosi il palmo della mano sulla bocca contratta in una smorfia. "Ero troppo distratto dalla possibilità di moltiplicare ancora di più quei soldi investendo l'anticipo. Come tutti. Complimenti, Watson, saresti un ottimo investigatore, sai?".

"Cosa...? Di cosa parla?". Di colpo, la sicumera del ragazzo alle sue spalle era svanita e sembrava davvero disorientato. Quando si volse per affrontarlo lo trovò davvero smarrito e gli parve persino più giovane.

Tuttavia, fosse dannato se sapeva perché, non poté mentirgli: "Commercio illegale di alcoolici, figliolo. Di questi tempi il tuo Paese importa persino da queste latitudini. Hai idea di quante migliaia di dollari si possano ottenere senza dover cercare due cadaveri quasi certi?".

William Ardlay balbettò qualcosa che a lui fu incomprensibile, cominciando a camminare in cerchio prima di avanzare verso di lui a grandi passi, sollevando la sabbia intorno ai suoi piedi. D'istinto, Luìs si allontanò, certo che lo avrebbe colpito: "Quindi avete usato i soldi dell'anticipo per entrare in questo... commercio illegale? È per questo che ora si trova qui?!".

"Sì, va bene?", disse allargando le braccia, sconfitto. "E penso di aver avuto la giusta punizione, perché semmai torneremo al mondo civilizzato sarò costretto a confessare tutto. Non posso dire che stavo facendo una gita di piacere o seguendo la rotta con una nave passeggeri, tantomeno con un peschereccio! Prima o poi mi beccheranno. Ma forse se confesso e faccio un po' di nomi posso comunque avere i soldi per il tuo ritrovamento e aiutare mia sorella ad affrontare quell'operazione...". Se prima aveva parlato in modo veemente, quasi alzando la voce, verso la fine si era messo a passeggiare in tondo anche lui, riflettendo sulle sue possibilità. Solo ora che era rifocillato riusciva a essere più lucido, anche se si era appena fatto gabbare da un giovane che poteva avere trent'anni meno di lui. Sedette sulla sabbia, afferrandosi la caviglia e il calore gli bruciò le natiche. "Dannazione, dovremmo allontanarci da qui. Il sole già scotta".

William Ardlay però sembrava perso in un mondo suo e lo vide allontanarsi verso la grotta con le canne di bambù in mano per riporle, quindi tornare per prendere le altre senza chiedere aiuto. In due viaggi aveva terminato l'incombenza e si mise a sedere a sua volta sotto la palma dove aveva deciso di trovare rifugio lui, quella con le noci di cocco ancora acerbe.

"Anche una di queste potrebbe caderci in testa", disse a bassa voce alzando il viso. "Venga con me, la prego. Candy è impegnata a cuocere il pesce nella caverna e le ho detto che stiamo mettendo a punto il progetto della zattera qui fuori. Riesce a camminare solo un po'?".

Luìs annuì e accettò il suo aiuto per alzarsi. William lo condusse in una zona dietro alle rocce, dove c'era un po' d'ombra e gli indicò un punto in cui dei bastoni a forma di croce erano stati piantati e fermati tra loro da una foglia di palma. La gola gli si seccò.

"Quello è...".

"Un luogo di sepoltura. Un paio di giorni dopo il nostro arrivo ho sentito dei lamenti sulla spiaggia e ho trovato questo ragazzo... credo fosse poco più grande di mia moglie. Ebbene, era stato trascinato dalla corrente dopo il naufragio, esattamente come noi, però non è stato altrettanto fortunato. Ha bevuto acqua di mare ed è spirato poco dopo". Il tono era triste come se lo avesse conosciuto e Luìs non poté fare a meno di provare pietà.

"Immagino di essere stato un bastardo fortunato", disse in tono secco. "Qualcuno potrebbe dire che non vi è giustizia divina".

"Ogni vita è preziosa è importante, signor Costa, e ritengo che la sua presenza qui sia provvidenziale. Grazie alle sue conoscenze potremmo farcela davvero". Lo guardò con aria seria e capì che credeva veramente alle proprie parole. Fu quasi commosso dal suo accenno alla vita e dovette guardare altrove.

"Non sono infallibile. Come hai visto sono qui anche io".

"Ma potremmo unire le forze e fuggire insieme dall'isola. Inoltre... ha parlato di una sorella o sbaglio?".

Si volse di nuovo di scatto per guardarlo: dunque lo aveva udito? "Sì, ma...".

"Cosa voleva farne di tutto quel denaro, signor Costa? Di solito non approvo in alcun modo i metodi illegali per arricchirsi, perché i miei antenati hanno lavorato sodo e in maniera onesta per raggiungere la posizione che abbiamo oggi nel clan, e della quale sono mio malgrado responsabile".

Mio malgrado, aveva detto? Quante cose gli sfuggivano ancora di quell'uomo che, a dirla tutta, conosceva appena? E cosa lo spingeva, ancora una volta, ad aprirsi davanti a quello sguardo serio ma placido, azzurro come l'oceano di quella mattina? Limpido e sincero al pari di quello di...

"Beatriz è nata dieci anni dopo di me e a differenza mia si è sposata e ha avuto un'unica figlia", cominciò a raccontare con voce velata e remota, sedendo sulla battigia e lasciando che la risacca gli bagnasse il piede non fasciato. "Quella figlia le ha dato una nipote che oggi ha cinque anni e di cui Beatriz, rimasta vedova precocemente, si prende cura da sola. Maria è morta di parto".

Era un ansito di sorpresa quello che aveva udito? "Mi dispiace molto". E il tono che aveva usato non era affatto di circostanza, ma pervaso di una sincerità che lo sconvolse.

"Purtroppo mia sorella soffre di una malattia cardiaca che temo sia la stessa che ha trasmesso alla figlia e dovrebbe subire una delicata operazione per sopravvivere ancora qualche anno. La piccola Benedita non ha altri al mondo e io non sono uno zio molto presente". E mentre lo diceva, accidenti, sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Non aveva mai portato a livello cosciente quel segreto della sua vita fino a parlarne con qualcuno: nemmeno i suoi colleghi ne erano a conoscenza e lo consideravano poco più di un orso attaccato al denaro. Ma la verità era che semmai gli fosse riuscito, in passato, di avere dei guadagni extra, cercava di aiutare Beatriz e sua nipote come poteva. Il fatto che si stesse confidando con uno sconosciuto poteva dipendere dal fatto che aveva visto la morte in viso solo due giorni prima. O magari dipendeva anche da quegli occhi così simili a quelli dell'unica donna che avesse mai amato in vita sua...

"Mia madre è morta di parto, dando alla luce me. E anche io avevo una sorella che ho perso anni fa", disse William con voce carica di emozione, sedendo accanto a lui. "E che ci creda o no, avevo anche un giovane nipote: aveva solo quindici anni quando è morto". Scosse la testa e si passò una mano sul viso. Luìs tacque, sopraffatto, condividendo con lui lunghi istanti di silenzio. Che fu il giovane a rompere, con voce più ferma: "Non condivido affatto la modalità con cui ha cercato di aiutare la sua famiglia, ma da me nessuno saprà cosa stava facendo o perché si stesse recando dalle Azzorre a Madeira seguendo quella rotta".

Sbatté le palpebre, credendo di aver capito male: "Ma se me lo chiedessero...!".

"Ci stava cercando e ci ha trovati, giusto? Missione compiuta, avrà i suoi mille dollari. Più ciò che serve per l'operazione di sua sorella".

Ora era certo che l'udito gli avesse fatto cilecca, magari per via dell'acqua di mare che aveva intaccato il timpano: "Ma... ma ho già usato...".

"Questa è la mia ultima offerta", disse quasi duramente, alzandosi in piedi, lontano mille miglia dal ragazzo quasi commosso di poco prima. "Non sono tipo da mercanteggiare oltre quando propongo un affare e mi pare di aver raggiunto un accordo". Gli allungò una mano accennando un sorriso, quasi a voler suggellare quell'accordo con una stretta e un supporto per rialzarsi.

"Grazie", poté solo dirgli chinando la testa, chiedendosi quando fosse stata l'ultima volta che aveva pianto nella sua vita.

"Ora andiamo da mia moglie. Credo che dovrà vedere e medicare la sua ferita".

- § -

Candy si asciugò gli occhi e sentì il braccio di Albert circondarle le spalle: la storia di Luìs Costa che le aveva appena raccontato l'aveva colpita nella sua essenzialità e capì come mai avesse colpito anche lui. Non solo per la mera somiglianza con quella della sua famiglia, ma anche perché indicava che, sotto a quella scorza in apparenza dura che sembrava circondare l'uomo, c'era una persona sensibile che aveva commesso degli errori ma voleva cercare di aiutare chi amava.

"Anche se penso che avrebbe potuto trovarci settimane fa con dei mezzi adeguati al soccorso, non posso fare a meno di pensare che tutto accade per un motivo", disse con voce rotta, alimentando il fuoco senza sciogliersi dall'abbraccio di Albert.

"Lo penso anche io", ribatté lui aiutandola. "Luìs ha avuto modo di rendersi conto che la vita è un bene prezioso e ci ha comunque trovati. Sono certo che grazie alle sue conoscenze costruiremo un'imbarcazione che ci porterà sulla terraferma. Mi ha raccontato che l'ultima che ha governato e che lo ha portato qui non l'aveva convinto fin dall'inizio. Non sa che fine abbiano fatto i due marinai giovani che c'erano a bordo".

Candy trattenne il respiro, colpita: "Poveri ragazzi, chissà se se la sono cavata!".

Albert scosse la testa e alzò le spalle: "Purtroppo il mare è implacabile e non possiamo saperlo. Ma abbiamo la conferma di una cosa che ti ho sempre detto...".

"...ovvero che non si può giudicare nessuno dalle apparenze", concluse per lui, guardandolo mentre rovistava nel mucchio di foglie e spostava lo sguardo sui resti della sua vecchia camicia.

"L'hai usata quasi tutta per le fasciature di Luìs?".

Senza poterselo impedire, distolse lo sguardo, sapendo che doveva dirgli qualcosa di importante. Perché non l'aveva usata solo per Luìs. "Pensi che dormirà tranquillo vicino al fiume? Poteva restare qui con noi, così avrei potuto controllare la sua ferita".

Albert tornò accanto a lei: "Pensi forse che non sappia badare a se stesso?".

"Non ho detto questo, ma è ferito e...".

"Se la caverà, tranquilla. D'altronde è stata una decisione sua". Ridacchiò. "Ha detto che non voleva più fare il terzo incomodo tra due sposini".

Candy spalancò gli occhi: "Oh, no, che imbarazzo! È vero, lui crede che siamo sposati!". D'istinto, si portò le mani al viso, vergognandosi oltre ogni dire.

Albert gliele scostò con gentilezza indicando il suo finto anello e poi il proprio: "E non è così, forse?", le disse dolcemente baciandole le dita, proseguendo lungo i polsi.

Era arrivato il momento di confessargli quanto doveva e le ci volle una buona dose di coraggio. D'altronde, avevano condiviso davvero tutto, fino a quel momento, e glielo aveva anche promesso: "Albert, devo dirti una cosa".

"Dimmi, amore mio", mormorò prima di posarle le labbra sul collo in un tocco tanto leggero che le strappò un sospiro compiaciuto.

"Non ho usato la tua vecchia camicia solo per le fasciature di Luìs". Lui si staccò per guardarla negli occhi e inarcò un sopracciglio. "È... è tutto tornato alla normalità, Albert".

Restrinse le palpebre, piegando un poco il capo: "Vuoi dire...?".

Candy sospirò: "Non avremo un figlio su quest'isola. O, se Dio vorrà, mentre torneremo a casa".

Albert socchiuse un poco le labbra come se stesse per dire qualcosa, invece sospirò cominciando ad annuire: "Beh, questo è davvero confortante. Grazie per avermi avvisato". Le carezzò una guancia con dolcezza e lei approfondì quel tocco appoggiando meglio la guancia sul suo palmo.

Fuori, alcuni gabbiani tardivi lanciarono il loro grido e loro si rannicchiarono sul loro giaciglio, quel letto matrimoniale nel quale potevano finalmente sognare il ritorno a casa.