So close no matter how far
Couldn't be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know

I never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don't just say
And nothing else matters

"Nothing else matters" - Metallica

"Dobbiamo allenarci se vogliamo realizzare il nostro sogno, vediamo chi fa prima a scalare quella roccia."

Hashirama adorava il sorriso beffardo, il modo che aveva Madara di stringere gli occhi rendendoli taglienti. Madara non sopportava di perdere a rimbalzello, per questo adesso gli stava proponendo qualcosa di diverso.

L'amico con cui condivideva le idee dimenticando le incomprensioni in famiglia, era un dono del cielo. Ormai Hashirama si confidava solo con lui, i rispettivi padri e fratelli, così infervorati dalla rivalità tra i Clan, non avrebbero mai potuto capire perché i bambini non dovevano combattere. Lui e Madara erano stanchi di perdere i fratellini, ma per i padri sembrava normale veder morire un figlio dopo l'altro.

Sebbene non avessero rivelato i rispettivi cognomi, gli occhi di ossidiana e i capelli di Madara erano inconfondibili. Solo un Uchiha avrebbe potuto avere l'iride indistinguibile dalla pupilla.

Incantevole.

"Sei sordo, Hashirama?" Madara gli agitava il pugno in faccia "Che ti prende, hai paura?"

"Oh, no" Hashirama si era accartocciato in terra non perché temesse davvero una botta, piuttosto per nascondere il viso paonazzo e le gambe tremanti di emozioni.

"Va bene, ora non deprimerti" Madara si era puntellato le mani sui fianchi, un occhio chiuso e l'altro aperto. Era adorabile quando non voleva ammettere di aver esagerato.

Hashirama aveva accettato la mano tesa dell'amico, ma il contatto con la pelle bianca, invece di aiutarlo a rialzarsi, lo aveva fatto traballare di più. Non si erano mai toccati prima, Hashirama non avrebbe mai immaginato la pelle di Madara così liscia. La certezza di non poterla avere gli aveva stretto il cuore in una morsa.

"Basta con quella faccia da salmone" Madara lo guardava con le braccia incrociate al petto.

Senza rispondere, Hashirama era scattato di corsa verso la parete su cui Madara intendeva sfidarlo.

"Accidenti!" Madara si era mosso mentre Hashirama già si stava arrampicando.

"Sei sleale" Madara gli ansimava alle spalle "Adesso ti faccio vedere io."

"Sei sicuro che lo sleale sia io?" Hashirama aveva liberato la caviglia dalla mano di Madara prima che potesse tirare. Gli veniva da sorridere.

Aiutandosi con mani e kunai, Hashirama era balzato trionfante in cima alla parete. Si era sporto per tendere una mano a Madara, qualche metro più in basso.

"Togliti o ti faccio saltare le dita" Madara aveva conficcato il kunai tra l'anulare e il medio di Hashirama.

"Come vuoi" Hashirama si era seduto, continuava a guardare l'amico sorridente. Il mento appoggiato su una mano.

Madara aveva grugnito, ma il piede che gli era scivolato gli aveva fatto cambiare subito espressione.

"Hashirama…"

"Sì?"

Madara annaspava senza dire le parole che l'amico attendeva.

"Hashirama…"

"Sì?" non aveva intenzione di muoversi.

"Hashirama. Aiutami, dannazione!"

Musica per le orecchie di Hashirama, Madara aveva smesso di dibattersi e protestare mentre l'amico lo tirava su afferrato dalle ascelle.

"Mollami!" aveva ricominciato a fare baccano appena conquistata la cima.

"Invece no" Hashirama si era steso sulla schiena agguantando Madara alla vita, se lo era trascinato sopra "Ti lascio quando avrai ammesso che detesti perdere."

Madara si era puntellato con le mani al lati della testa di Hashirama, lo guardava ansimandogli in faccia senza rispondere. Non cercava di distanziare i corpi. Era immobile.

Hashirama sorrideva. Madara detestava ammettere che stare così gli piaceva.

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