Siamo indivisibili

siamo uguali e fragili

siamo già così lontani

"Gocce di memoria" – Giorgia

Madara aveva atteso che il sasso facesse l'ultimo rimbalzo prima di sbottare.

Un solo rimbalzo meno di Hashirama. Uno solo.

Madara si era voltato verso l'amico espellendo aria dal naso, le sopracciglia aggrottate, gli occhi stretti. Non poteva farci niente, andava su tutte le furie quando Hashirama manteneva quell'aria di superiorità distaccata.

"Sembri un toro quando fai così" Hashirama stava rilassato con le mani dietro la schiena. Non si era mosso, solo gli occhi erano guizzati verso Madara.

"Come ti permetti?"

Madara gli era balzato addosso con l'intensione di atterrarlo, gli aveva stretto le gambe alla vita. Ringhiava tirandogli la veste.

Hashirama aveva sorriso, fruttando la presa d'acciaio dell'amico, aveva ribaltato la situazione scaraventando Madara di schiena sui ciottoli. Poi gli si era steso sopra immobilizzandolo con il bacino e le mani.

"Mollami!" Madara digrignava i denti.

Hashirama sorrideva.

Aveva aspettato che Madara si fosse stancato di dibattersi per staccare una mano dal braccio di Madara. L'amico, sotto di lui, non si muoveva, non si rendeva conto di quanto era intenso lo sguardo di ossidiana.

La mano, libera di continuare, si era posata sulla fronte di Madara scostando la frangia folta e sudata.

Madara lo guardava immobile, tremava. Hashirama sorrideva.

Hashirama non badava alla rigidità che aveva tra le gambe, non gli interessava se Madara potesse avvertirla mentre gli faceva scorrere la mano sulla coscia. Saliva sotto il mantello. Quelle gambe sarebbero diventate lunghe e slanciate tra qualche anno.

Avvertendo la mano di Hashirama che gli si stringeva sulla natica, Madara si era sollevato sui gomiti, anche il suo corpo stava reagendo e il contatto era proprio lì. Fissava Hashirama con gli occhi lucidi e le labbra leggermente schiuse.

Due persone, l'ultimo passo di entrambi era stato volutamente rumoroso. Nonostante si fronteggiassero tra loro, erano Hashirama e Madara il loro obiettivo. Hashirama aveva riconosciuto i sandali di tutti e due, ma la sua attenzione si era rivolta a destra, alzava lentamente la testa. Tobirama fissava qualcuno davanti a sé.

"Tobirama, da quanto ci spii?"

"Abbastanza da avere visto quello che è successo due giorni fa sulla roccia. Non mi aveva convinto" nonostante Tobirama fosse il fratello minore, aveva sempre avuto il potere di turbare il più grande.

Madara, invece, guardava a sinistra. Izuna teneva Tobirama sotto il tiro della spada. Era strisciato da sotto Hashirama per dirigersi dal fratello, l'unico che gli restava.

"Hashirama, ora la faremo finita una volta per tutte" Tobirama fissava Izuna "Non è giusto che tu possa fare quello che vuoi mentre a me è precluso."

"Ma... cosa…?" Hashirama non capiva di cosa il fratello stesse parlando.

"Izuna, andiamo via" Madara dava le spalle ai due Senju "Hashirama è molto più forte di me."

Con riluttanza, Izuna aveva abbassato la spada senza smettere di fissare Tobirama.

"Andiamo, Izuna, o moriremo entrambi."

Hashirama aveva sentito la voce di Madara tremare, si era coperto il viso con le mani.

"Ani, cos'hanno i tuoi occhi?"

"Niente. Andiamo via."

"Non finisce qui" urlava Tobirama ai due che allontanavano "Mi avete sentito?"

Strano vedere Tobirama arrendersi così, Hashirama continuava a non capire.

La pena di Hashirama era iniziata quel giorno. Nonostante non fosse un Uchiha, conosceva bene lo Sharingan, sapeva che la sua attivazione era conseguenza di un forte dolore.

Sperava che Madara riuscisse a liberarsi dall'ingranaggio della famiglia e del Clan, lo avrebbe aspettato.

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