Don't get too close
It's dark inside
It's where my demons hide
It's where my demons hide

"Demons" – Imagine Dragons

"Mito, eh? Bellissimo nome."

Lei aveva inclinato la testa ammiccando. I capelli di fiamma alle spalle, fissati con una molletta.

Hashirama si chiedeva perché la ragazza trovasse gradevole ogni suo aspetto, persino le risposte impacciate e il servire tè con le mani tremanti.

Se avesse avuto davanti Madara avrebbe saputo benissimo cosa dire.

Tobirama e il padre Butsuma, nonostante stessero in silenzio, emanavano aloni di rimprovero.

Hashirama si sedette sospirando. Era vero, quindici anni era l'età per iniziare a costruirsi il futuro, ma lui non ne vedeva uno da almeno tre. Dall'ultima volta che aveva visto Madara. Il padre e il fratello gli organizzavano la vita, ma non aveva importanza.

La sua vita non era lì. Madara era la sua vita.

Volevano che si candidasse come leader del Clan e così sarebbe stato, in fin dei conti gli allenamenti lo tenevano lontano dai pensieri.

Nonostante gli scontri tra Senju e Uchiha fossero praticamente all'ordine del giorno e Hashirama avesse iniziato a parteciparvi attivamente, non aveva più incontrato Madara.

Gli era arrivata notizia che Madara stava facendo strada e sarebbe presto diventato leader degli Uchiha, stava diventando forte e Hashirama era felice per lui. Gli sarebbe piaciuto vedere come era diventato, sapeva che Madara stava dando tutto il cuore per proteggere l'ultimo fratello rimastogli.

Madara era sempre stato un ragazzo sensibile.

Spesso Butsuma rientrava a casa ferito, Hashirama, prendendosi cura di lui insieme al fratello, doveva quasi mordersi la lingua per evitare di chiedergli se avesse visto Madara.
Che ne era stato del loro sogno? Dell'idea del loro Villaggio? Madara non poteva averlo dimenticato.

"Hashirama, tutto bene?"

Mito doveva aver sentito il sospiro sconsolato.

"Ehm… certo" un sorriso forzato, la mano che era corsa a massaggiargli la nuca "I tuoi capelli sono straordinari, Mito. Un colore rarissimo."

Quelli di Madara lo sono di più.

"Ho intenzione di farli crescere."

"Quanto?"

"Dove capita" Mito nascondeva il sorriso dietro la punta del dito.

Hashirama non sapeva comportarsi con le ragazze, era meglio uscire, almeno non avrebbe più sentito la pressione dello sguardo del padre e del fratello.

"Vuoi mangiare qualcosa?" per interrompere il mutismo e l'imbarazzo, Hashirama aveva dovuto inventarsi qualcosa.

Una bella giornata, nonostante fosse autunno, perciò si era diretto verso una bancarella all'aperto.

"Perché no?" Mito gli stringeva la mano sorridendo, Hashirama l'aveva percepita come una manetta appena scattata.

Non era un caso, non si trattava del pretesto della bella giornata. Hashirama conosceva bene la bancarella perché ci era stato un sacco di volte.

"Due vassoi di Inarizushi, per favore."

"Non lo conosco" cinguettava Mito.

"Non lo conosco."

"È la fine del mondo, croccante e morbido allo stesso tempo" incredibile come Madara riuscisse ad avere quell'adorabile ghigna anche parlando del suo cibo preferito.

"È la fine del mondo, croccante e morbido allo stesso tempo."

Se Hashirama avesse abbassato gli occhi, gli sarebbe scesa una lacrima, così aveva deciso di restare concentrato su Mito che si sedeva felice.

Non era stato un soffio di vento, piuttosto una distorsione dello spazio. Una presenza forte, determinata.

Era lì, anche se Hashirama non poteva vederlo sapeva che c'era.

"Madara!" era balzato in piedi rischiando di rovesciare il tavolo.

Mito, attonita, vedeva il suo vero sorriso per la prima volta.

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