I don't wanna lose control
Nothing I can do anymore
Tryin' every day when I hold my breath
Spinnin' out in space pressing on my chest
I don't wanna lose control
"Control" – Zoe Wees
Izuna non si era mai sentito così riprovevole, non pensava che sarebbe arrivato a tradire il suo Ani sempre pronto a proteggerlo.
Lo realizzava soltanto adesso che il corpo si stava raffreddando e la testa di Tobirama era immobile sul suo petto.
Non era riuscito a farne a meno. Era stato schifosamente debole.
Eppure, tre anni prima, si era sentito morire trovando Madara steso sotto Hashirama. Se Madara non lo avesse fermato, avrebbe ucciso volentieri Tobirama. Hashirama aveva osato toccare il suo Ani.
Madara quel giorno aveva attivato lo Sharingan facendogli capire che con Hashirama era stato di più che un semplice gioco.
Madara aveva provato immenso dolore solo voltandogli le spalle.
Madara aveva amato tanto Hashirama, forse lo amava ancora adesso.
E lui cosa aveva fatto? D'accordo con il padre aveva costretto Madara a non vederlo più. Ani aveva ubbidito per dedicare la vita alla famiglia e al Clan, era ormai così forte da esserne diventato la guida, era l'orgoglio del padre.
Solo ora Izuna si rendeva conto di quanto Madara avesse sofferto vedendo morire il loro fratelli, vedeva il soffitto della stanza annegare nelle sue stesse lacrime.
Eccolo là, a commettere lo spesso sbaglio.
Che schifo!
Era un fallito, Madara non meritava un fratello come lui.
I baci di Tobirama sull'esile collo lo avevano rapito, ingannato. Il respiro rovente sulla pelle lo aveva sciolto. Gli aveva permesso di spogliarlo, le mani grandi e callose erano scese sulla pelle fino a stringerglisi sul sesso eccitato. Tobirama sapeva dove e come toccare.
"Il mio piccolino…"
E pensare che Izuna si era sempre vergognato di essere esile, si infagottava in strati di vestiti per sembrare più imponente.
Le dita di Tobirama dentro di lui mentre si lagnava di quanto fosse stretto. Ma poi lo aveva ricoperto di apprezzamenti perché le donne erano sempre state troppo larghe e Tobirama sentiva poco più di niente.
Gli aveva accartocciato le gambe magre per andare ancora più in profondità mentre gli si sdraiava sopra impedendogli i movimenti, Izuna non aveva resistito al piacere così forte da rasentare il dolore. Adorava essere dominato, aveva detestato questo aspetto di sé appena scoperto. Era stato nuovo per lui, sempre così attento a non cedere ai sentimenti.
Tajima aveva educato così i suoi figli.
Izuna aveva raggiunto l'orgasmo contro la sua volontà, Tobirama aveva sorriso soddisfatto baciandolo.
Era rimasto inerme, come era stato possibile?
Si era passato le mani dietro la testa legandosi i capelli con stizza. Tobirama lo preferiva quando li aveva sciolti, diceva.
"Tobirama."
"Uhm?"
Non si era mosso, non si era degnato di sollevare la testa dal suo petto per guardarlo.
"Vattene, Tobirama. All'istante."
Stavolta Izuna aveva provocato una reazione, Tobirama aveva sollevato la faccia di scatto con un'espressione incredula negli occhi rossi.
Ma non era lo Sharingan e il punto era proprio quello.
"Perché?"
"Non possiamo."
"Sei impazzito, Izuna? Hai dimenticato quanto ti è piaciuto poco fa?"
Che strafottenza!
Izuna aveva estratto la spada da sotto il letto per puntargliela alla gola. Lo Sharingan, quello vero, attivo: "Vattene."
"Perché?" la ghigna aveva lasciato il posto alle sopracciglia aggrottate.
"Tu credi di sapere cosa sia l'amore, Tobirama. Ma, in realtà, non e hai la più pallida idea."
Parole, 531
