Grazie a tutti!
È stato bello leggere le prime recensioni, mi incoraggiano a pubblicare il resto della storia. Complimenti a chi riesce a leggere questa versione in italiano, pur non essendo madrelingua.
Ovviamente tutti i diritti appartengono alla Buffalo Pictures, il mio è solo un omaggio.
Link alla traduzione in inglese:
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La mattina dopo Louisa si svegliò ancora dolorante. Aveva faticato a trovare una posizione sufficientemente comoda.
Poco dopo, Martin bussò ed entrò con in braccio il bambino già sveglio e vestito.
«Buongiorno.»
Lo vide deglutire preoccupato, gli occhi timorosi.
«Buongiorno.» nonostante si fosse sforzata, il suo tono risultò comunque piatto. Poi guardò il figlio e immediatamente sorrise tendendo il braccio.
Martin glielo avvicinò aiutandola a prenderlo e si schiarì nervosamente la voce.
«Come ti senti?»
«Come ieri, direi.» rispose asciutta.
«Capisco…uhm…posso chiederti quali sono le tue intenzioni stamattina? Intendi riposare o pensi di alzarti?»
Lo guardò infastidita.
«Non lo so, Martin, non ho ancora programmato niente.»
«Certo sarebbe molto meglio che rimanessi ancora a letto. Pensavo di portare James a prendere un po' d'aria, ma prima posso prepararti la colazione. Se vuoi…forse potresti mangiare qui.» propose con l'aria di chi si attende una sfuriata da un momento all'altro.
«Credo che mi alzerò, ho bisogno di muovermi. Voi due andate pure, io mi preparerò un tè e cercherò qualcosa di commestibile.»
«Bene.»
L'uomo riprese James e lo mise nel lettino. Poi scostò le coperte e le tese la mano.
«Non serve, Martin, mi arrangerò.»
Lui non rispose continuando a tendere la mano verso di lei, che si arrese.
La aiutò a mettersi in piedi e l'accompagnò alla porta del bagno.
«Ti serve aiuto per…»
«No, questo no.» su questo aspetto fu irremovibile e lui le diede retta, per una volta.
Mentre lei si lavava, aprì la finestra e rifece il letto.
«Cosa vuoi indossare?» le chiese quando tornò in camera. Gli indicò una gonna e una camicia. La aiutò a vestirsi parlando solo per chiedere indicazioni, poi prese un elastico e le fece una coda di cavallo come meglio poté. Quando fu pronta, prese James e scesero in cucina.
Senza dire niente, mise in tavola il tè, un uovo e dei toast. Sistemò il piccolo nel passeggino, salutò e uscì.
Louisa sospirò…non sarebbe stata affatto facile la convalescenza. Fu tentata di gettare tutto nell'immondizia e prepararsi dei cereali. La faceva infuriare che non tenesse mai in considerazione la sua opinione…lui aveva stabilito che doveva fare colazione e cosa mangiare, che le piacesse o no. Quelle erano le regole e, santo cielo, bisognava rispettarle a qualunque costo.
Spostò la sedia, indecisa se sedersi o buttarla a terra. Fu allora che si accorse di un paio di biscotti al cioccolato appoggiati sul tovagliolo. Doveva averli comprati per lei mentre era in ospedale, infrangendo tutte le sue regole su una sana e corretta alimentazione. Scoppiò a piangere e si rimproverò la durezza nei confronti di suo marito. Certo la faceva impazzire…e la faceva soffrire quando si isolava da lei…ma era rimasto sempre al suo posto…accanto a lei e James…anche se questo gli creava dei disagi. Si prendeva cura di loro al meglio delle sue possibilità.
Alla fine mangiò tutto e prese le medicine che le aveva lasciato sul tavolo. Poi lavò le stoviglie e gironzolò un poco per casa, prima di sedersi sul divano e sfogliare distrattamente una rivista. Dopo pochi minuti si addormentò.
Si svegliò avvolta in una coperta e vide James che giocava tranquillamente nel suo box. Si mise a sedere e notò Martin che cucinava.
«Quanto ho dormito?» chiese sbadigliando.
Lui si girò un momento distrattamente.
«Credo un paio d'ore.»
Louisa si alzò e si avvicinò al bambino. Si sentiva un po' meglio.
«Ci vorrà circa una mezz'oretta…» la informò.
Mentre si affaccendava con le pentole, le raccontò di dove erano stati e le portò i saluti praticamente di tutti gli abitanti di Portwenn che avevano incontrato. Fu un pasto meno silenzioso della sera prima.
Mentre suo marito si occupava di sistemare la cucina, giocò con James.
«So che per te sarà una pessima idea e farai di tutto per sconsigliarmela, ma…ho davvero voglia di fare due passi fuori, di vedere il sole, il mare e prendere aria.» gli disse d'un tratto.
Martin prese l'asciugamano e se lo passò sulle mani guardandola muto.
«Solo pochi passi, non voglio forzare, ma…ti prego…non impedirmelo.» quasi lo supplicò. Si era rilassata un poco e non aveva per niente voglia di discutere.
«No, non te lo impedirò.» rispose gentile.
«Grazie.»
«Prego, ma ti accompagno.»
La donna fece per ribellarsi, ma si presto rese conto che sarebbe stato molto meglio averlo vicino in caso si fosse stancata troppo.
Appena varcata la porta, Louisa si fermò a respirare la brezza leggera che sapeva di salsedine. Osservò la distesa blu che si apriva davanti e sorrise spostando lo sguardo sul suo adorato villaggio.
Presero la direzione opposta al paese, non aveva voglia di fermarsi ad ogni passo per spiegare come stava…ne avrebbe avuto tutto il tempo in seguito.
Martin le offrì timidamente il braccio mentre spingeva il passeggino e lei si aggrappò. Non si sentiva ancora sicura e non intendeva rischiare di rimandare il viaggio troppo a lungo…e comunque…arrabbiata o no…che lo volesse o meno…ne era ancora perdutamente innamorata e si concesse quel piccolo conforto.
Quando rientrarono, la accompagnò in camera per un riposino e lei accettò senza contestare.
Si alzò riposata e di buon umore. Dopo cena decise che aveva assolutamente bisogno di un bagno e, senza farne menzione, lasciò Martin a lavare i piatti con la scusa di un altro riposino.
Riempì la vasca e si svestì con qualche difficoltà, sollecitando la spalla dolorante più del dovuto, ma quando si immerse goffamente nell'acqua calda, si dimenticò di ogni cosa. Se ne ricordò mezz'ora dopo…quando non riuscì a sollevarsi con un braccio solo. Provò con entrambi, ma sentì dolore. Scivolò facendosi scappare un grido, mentre cadeva di nuovo nell'acqua e inondava mezzo bagno.
Fu questione di secondi e sentì i passi veloci di suo marito su per le scale.
«Louisa!» gridò spalancando la porta del bagno.
Lei si lamentò e sospirò mentre portava le ginocchia al petto e le circondava col braccio buono.
«Ora non arrabbiarti, Martin.»
«Cosa? Ti sei fatta male?» non sembrava infuriato, solo preoccupato.
«No…non più di prima…credo…»
«Sei sicura? Cos'è successo? Un mancamento?»
«No, non riuscivo ad alzarmi e sono scivolata all'indietro.»
Lui si inginocchiò accanto alla vasca.
«Ho bagnato tutto, compresa la benda e i cerotti.» ammise sconsolata.
Martin osservò la garza sulla spalla e l'ematoma scuro intorno.
«Ma questo non è importante, dopo andiamo in ambulatorio e ti cambio le medicazioni…purché non ti sia fatta male.» la consolò dolcemente.
La donna sollevò lentamente il viso verso di lui.
«Sto bene.» sussurrò.
«Ok. Resta ferma adesso.» i suoi occhi erano gentili, quasi sorridenti.
L'uomo prese gli asciugamani disponibili e li buttò a terra sulla pozza d'acqua. Poi andò in camera a prenderne un altro e tornò da lei.
Si chinò e lo tese davanti a sua moglie.
«Ora cerca di ruotare un po' e metti il braccio sano intorno al mio collo.»
Lei seguì obbediente le istruzioni e in un attimo si trovò circondata dal tessuto di morbida spugna e dalle braccia di suo marito, che la sollevò e la aiutò ad uscire.
Martin prese l'accappatoio che lei aveva preparato e lo aprì alle sue spalle, così che lasciasse cadere l'asciugamano e lo indossasse. Poi la fece sedere sul letto, si inginocchiò e le asciugò bene gambe e piedi.
Louisa rimase in silenzio, sopraffatta dalla tenerezza con cui eseguiva quelle operazioni.
Lui prese una sottoveste dal suo cassetto e cercando di non guardare troppo mentre le toglieva l'accappatoio, gliela infilò con cautela.
«Sarà più pratico dopo…in ambulatorio.» precisò con un leggero colpo di tosse. Le mise una vestaglia sulle spalle e scese di sotto a prendere il bambino. Rispettoso fino in fondo…
In breve tornò con James, lo lavò e lo cambiarono insieme. Infine le porse il figlio perché gli desse la buonanotte e lo adagiò nel suo lettino.
«Ti aspetto giù, Louisa.»
«Sì, il tempo che si addormenti.»
«Certo.»
Quando scese, trovò la porta dell'ambulatorio spalancata e Martin seduto cupamente alla scrivania. Appena la vide, la fece entrare, le tolse la vestaglia e la aiutò a sedersi sul fondo del lettino.
Entrò subito in modalità dottore…avvicinò un carrello e cominciò a togliere delicatamente la garza fradicia che aveva sulla spalla lussata.
«C'è un po' di gonfiore…ti fa male?»
«Sento tutta questa parte indolenzita, ma non fa troppo male se riesco a tenere il braccio abbastanza fermo.»
«Mhmm. Applicheremo del ghiaccio. Cerca di non muovere la spalla per ora e fatti aiutare in tutto. Prima guarisci e meno rischi di complicazioni ci sono.»
Disinfettò delicatamente l'abrasione e applicò una garza pulita.
«Bene. Non sembra esserci traccia di infezione.»
Mentre lavorava, approfittò per esaminare con discrezione i danni che sua moglie aveva riportato dopo l'incidente. Un ematoma sullo zigomo sinistro con un minuscolo taglio, un altro abbastanza esteso sulla spalla e alcuni graffi sull'avambraccio, alcune escoriazioni sulla gamba e un'altra botta che si intravedeva sulla coscia e che, probabilmente, non finiva lì.
«Questa.» indicò il segno nero sulla sua coscia.
«Fa un po' male quando cammino o se mi piego.»
Martin inspirò.
«Posso vedere?» chiese gentilmente.
Louisa scese dal lettino e lasciò che sollevasse la sottoveste..la macchia si allargava verso l'anca e il bacino e lo vide spalancare gli occhi.
In ospedale Martin aveva consultato la cartella clinica più volte…sapeva delle contusioni, ma vederle ora…su quel corpo delicato che gli aveva dato tanta consolazione…lo addolorò.
«Passerà, Martin. Non è così grave in fondo, poteva andarmi molto peggio.» tagliò corto lei rimettendo a posto la veste.
Lui si adoperò per posizionare una nuova benda che le sorreggesse il braccio. Dopo aver sistemato il nodo dietro il collo, l'uomo lasciò le dita scendere leggere sulla parte di schiena nuda. Indugiò abbassando il capo vicino al suo orecchio e chiuse gli occhi inspirando il suo profumo.
«È stata tutta colpa mia, Louisa, perdonami.» disse in un soffio.
Lei rimase immobile, sorpresa dal suo comportamento.
«Se non ti avessi esasperato in quel modo, non mi saresti corsa dietro e non sarebbe successo niente.» continuò.
«Non è stata la nostra giornata migliore, ma di certo dovevo stare più attenta anch'io.»
«No. Sono solo io il problema.» la sua voce era tormentata e incerta.
Allargò le braccia intorno a lei con delicatezza e la attirò piano verso di se.
«Mi dispiace tanto, Louisa…per tutto.»
Lei chiuse gli occhi nel tentativo di recuperare l'autocontrollo, ma era davvero difficile riuscirci sentendo il suo corpo caldo e solido avvolgerla. Martin era davvero provato e sofferente. Sentì il suo fiato sul collo…poi le sue labbra che la sfioravano leggermente.
Avrebbe voluto girarsi e trovare la sua bocca…sarebbe stato così semplice arrendersi ai suoi baci e alle sue mani forti…fingere che non ci fossero problemi…e farsi amare per tutta la notte con quella passione e quel bisogno che la lasciava sognante ogni volta.
Si chiese se sarebbe stato così grave cedere solo un po'…solo un'altra volta…per mitigare il suo sconforto e consolare suo marito…
Decise che non poteva. Non doveva. Perché le difficoltà nel loro rapporto si sarebbero ripresentate puntuali…che fosse tra un giorno, una settimana o un mese. Non poteva sopportare le liti continue, come quelle dei suoi genitori, che avrebbero portato a una sola conclusione. Non voleva subire questa volta…si sarebbe sottratta prima che fossero gli altri a lasciarla.
Si divincolò e lo guardò sconvolta.
«No! Smettila, non cambierà niente…non voglio…» si tese verso di lui con rabbia«…tra una settimana partirò comunque!»
Martin fece un passo indietro e barcollò.
«Non puoi, Louisa! È troppo presto, non stai ancora bene, i rischi per la tua salute sono reali…e con un bambino così piccolo, poi…»
«Ho già deciso, ho bisogno di una pausa da…da questo.» indicò con la mano un punto indefinito tra lei e lui, ma non lo guardò perché sapeva di ferirlo. Uscì velocemente e per non svegliare James, si rifugiò nel soggiorno buio…scossa da singhiozzi profondi, che le torturavano la spalla…e il cuore.
