- Guarda, è lei
Sobbalzo. Secondo anno, folti capelli intinti nel rosa raccolti in una coda di cavallo, petto in fuori e neanche una piega sull'abito indossato. Esteticamente perfetta e impeccabile, uscita dalla casa delle bambole ed è forse questo ad aver portato la mia attenzione su di lei, oppure il fatto che, con qualche stravagante volo pindarico, mi riporti alla mente la vecchia fiamma, oppure niente di tutto ciò. Rimane, tuttavia, la grossa cotta che ho preso per la ragazza di nome Kai'Sa. Il problema principale è tener segreta la questione alla gelosissima migliore amica della ragazza. Facente parte dello stesso gruppo sportivo non posso permettermi nessun commento lascivo nei confronti dell'amica con Akali nei paraggi. Non voglio noie. Quello screanzato che mi tiene compagnia invece, quasi grida la presenza della chioma rosa richiamando un mio intervento per zittirlo. Fortunatamente, tra la folla di gente all'entrata della Valoran Accademy, la distanza tra noi e la diretta interessata, non è possibile cogliere la voce di Loris. Replico con un'occhiataccia evidente e mi distacco dal gruppo per approdare nell'aula colmata solo dal legno e dal ferro che dà forma ai tavoli e alle sedie. Loris mi raggiunge un po' svogliato e leggermente irritato per non aver ottenuto un seguito alla provocazione. Tenta di riprendere la conversazione usando un tono più serioso, almeno in apparenza. Vuole adescarmi, lo conosco.
- Amico dovresti invitarla ad uscire. Così, mentre tu fallisci miseramente, posso lavorarmi l'amica per bene.
Lo fisso e rido, contagiandolo. Vi è un fondo di verità nelle sue parole perché sì, lui è attratto da Akali, ma in maniera più carnale che intima. Capisco il punto di vista.
- Perché ti vuoi appoggiare a me? Vai e torna vittorioso!
Rispondo scherzosamente. La sala gradualmente si riempie ma è presto per le lezioni.
- A differenza tua, io tengo alla vita. E poi in caso andasse male, la colpa cadrebbe su di te.
Rimango attonito di fronte allo schema, se si può definire, rifilatomi.
- Sei diabolico.
Riparte uno scherno più leggero scambiandoci un solito sguardo d'intesa.
- Ahri brucia ancora vero?
Resto spiazzato dalla domanda. Non che abbia torto al riguardo, ma molto inaspettata come questione. Tento di sviare l'argomento controllando per un istante l'orario sul cellulare e noto che le lezioni stanno per avere inizio. Salvato in angolo dal suono della campana e non è un pensiero che vien detto spesso.
- Ahri? È passato più di un anno e mezzo dall'attacco. Son andato oltre.
Mi mostro più risoluto possibile, ma la verità è che ho cercato per settimane un segno che potesse indicare l'essersi salvata. Magari era dispersa, dispersa, ma viva. Le settimane diventarono mesi e con il ripristino dapprima dei servizi idrici, successivamente dei servizi elettrici e dal ristabilimento delle comunicazioni, la speranza di ritrovarla è divenuta una stenuante ricerca del cadavere. Non ho idea di quante volte ho violato il coprifuoco per continuare a perlustrare nelle baraccopoli improvvisate e nelle fosse comuni allestite poco fuori mano dal luogo della tragedia. Non ho idea di quante giornate spese per individuare un parente, per quanto lontano di grado. Sette e rotti mesi per ottenere niente. Ogni congettura, pista o teoria delle mie arrangiate indagini finirono quando inceppai nel sapere che era orfana, sola al mondo. L'edificio dove alloggiava grazie alla borsa di studio è stato uno dei primi ad essere raso al suolo dalle stelle cadenti. Era a un "pijama party", senza riuscire a risalire con chi era esattamente, ma poco importava. L'intero distretto è stato annientato, nessun superstite, nessun sopravvissuto, nessun corpo. Tutto e tutti ridotto in cinerea polvere. Il dolore della perdita della volpe mi marchia tutt'ora e non è una traversia che si può nascondere facilmente, men che meno con una semplice frase evasiva.
- Sì, certo. Ti frequentavi con la più ambita della scuola, se non della città e vuoi far credere che...
La rabbia mi assale e interrompo Loris prima che cominci un litigio totalmente inutile e troncando la discussione con perfetto tempismo, il professor Ryze presiede in classe incitando ad entrare nel vivo della mattinata, riferendosi principalmente a chi si sta stropicciando gli occhi ed è sperduto nei più fervidi sogni. Non capirò mai questa ossessione per il colore blu nel vestiario del professore. Scommetto il cappello che è un fan di Avatar, il film ambientato nel fantasioso mondo di Pandora. Le due ore che vengono sono abbastanza veloci e piacevoli. Non è strano. Il professore è famoso per riuscir a rapire gli studenti durante le spiegazioni e a non perderli nella lezione, una magia che nasce dal rispetto e dalla simpatia reciproca. È alquanto insolito che qualcuno lamenti dell'uomo in cobalto, persino Xayah ascolta e segue senza problemi, nonostante l'indole ribelle e provocatoria che la permea. A Ryze succede la professoressa Illaoi, sostituta della professoressa Morgana che, a quanto pare, ha rassegnato le dimissioni per trasferirsi fuori sede, in un Paese straniero. La differenza tra l'uomo mingherlino e la muscolosa donna è abissale, tanto nell'aspetto che nei modi. Quest'ultima è più spartana, sempre sul piede di guerra, quasi pare divertirsi a discutere con gli alunni. Ha la fama di correggere i caratteri più spigolosi, così la stessa solfa si ripete e il tempo passa in fretta. Nella lezione in corso vi è chi si destreggia abilmente tra appunti e telefonino, io non riuscirei proprio, mentre altri meramente la ignorano. Sarà che son le prime settimane del primo semestre, sarà che la guerrafondaia alla lavagna stranamente non auspica a grane inutili, ma non dà peso a temi estranei alla spiegazione. A ora di pranzo ci indirizziamo in sala mensa con molta flemma. Parliamo del più e del meno, della scuola, di come occupare la serata e delle selezioni indotte per l'assenso alle gare sportive accademiche. Siamo a pranzo e già meditiamo di come gestire la cena. Dal mio aspetto non si direbbe della fame che mi attanaglia e che quantità di cibo consumo, come se avessi il verme taglierino nell'intestino.
- Oggi la professoressa Irelia stabilirà i ragazzi per la squadra di atletica.
- Non mi è chiaro se vi sono limiti alla selezione.
Gli espongo il dubbio intanto che svuotiamo e sistemiamo i vassoi contenenti avanzi del pasto.
- Studiando con Ekko, pare che la Xan s'interessi delle classi fino alla terza.
Guarda tu che incredibile coincidenza, in effetti la mattinata era partita anche troppo bene. Nessuna interrogazione a sorpresa, alcun compito e nemmeno l'ombra di un richiamo per qualcuno da parte di Illaoi. Una noiosa quanto pacifica mattinata come piacciono a me. Cerco di pensare positivo e di non permettere alla notizia di disfarmi l'umore.
- Capito. Tu speri di essere scelto per qualche specialità nello specifico?
Quesito inutile, posta solo per non riaffrontare l'argomento "Kai'Sa". Lo tengo impegnato a parlare in modo tale da non regalargli opportunità per punzecchiarmi. Non si comporta in questo modo nei miei confronti per infastidirmi intenzionalmente, quanto più per spronarmi a staccarmi dal mio taciturno mondo. Non che io sia tipo con una vita da recluso, però la perdita di chi mi era a cuore ha segnato parecchio il mio approccio nei confronti di nuove amicizie, specialmente femminili. Per ora, son alquanto svogliato per sostenere la faccenda presentatami stamane.
- Non son convinto. Al massimo punto alla staffetta mista e magari faccio colpo su qualcuna di accattivante.
Come riesce a pensare sempre alle femmine risulta un mistero. Si sforzasse negli studi anche solo la metà del tempo che passa a costruire castelli in aria pensando alle ragazze sarebbe il migliore dell'istituto. Da un lato invidio la leggerezza che lo caratterizza, che comunque si rivela piacevole in specifiche situazioni, dall'altro è frustrante non riuscir a fargli intendere quando si dovrebbe lasciar riposta la faccia di bronzo. Bisogna saperlo prendere. In ogni caso, abbandoniamo definitivamente la mensa per avviarci verso gli spogliatoi maschili al piano terra. L'allenamento odierno previsto si svolgerà in cortile, notizia ottima per me che adoro star all'aria aperta quando pratico attività fisica. Alcuni indossano la tuta più pesante visto l'abbassarsi delle temperature autunnali, invece io preferisco star leggero, soprattutto per quanto riguarda la corsa. È soddisfacente calpestare le foglie secche, imbrunite dal cambio di stagione sparse per terra. La nullafacenza dell'insieme di ragazzi è smorzata quando il sogno erotico di maschi e femmine giunge esibendo la propria corporatura suadente ed elusiva. Non è la classica donna che gode nell'ostentare il fisico perfetto che si ritrova. Se è vero che l'apparenza spesso inganna, questo caso incarna esattamente il detto dato che la professoressa Irelia è tanto bella quanto forte. Legata molto alle tradizioni che si tramandano nella famiglia Xan di cui risulta essere l'ultima discendente. Nel disagevole ufficio dove nel frattempo inizia l'appello ha come infisso una targa che recita "Famiglia, Nome, Nazione". La vita in retrospettiva di Irelia è di dominio pubblico e può apparire come un fatto insolito per una professionista, ma durante la catastrofe ha patito la sofferenza di dover seppellire la nonna ed i quattro fratellini con cui viveva. Piuttosto che cedere alla disperazione, si è arruolata come volontaria nell'esercito per aiutare in prima linea nella ricostruzione della città e nonostante la brillante carriera militare, la Xan ha deciso di congedarsi anticipatamente per evitare un dispiegamento oltreoceano, seppur restino voci di corridoio. In realtà non è neanche sorprendente il fulmineo avanzamento di grado. Eventi di tale portata tendono ad unire le masse nella miseria e nella povertà, vi è chi si abbandona e si lascia andare e vi è chi, come la professoressa, riesce a rialzarsi e distinguersi per dedizione e tenacia. Girava voce che fosse indistruttibile, una specie di superuomo. La si trovava sempre a lavorare per la città, di ronda, a scavare nelle macerie, a spostare macigni, o ad organizzare squadre di esplorazione, ispirando le persone a rimboccarsi le maniche, a non cedere. Per quanto potesse dar l'impressione di un comportamento opportunista, non vi era niente al di fuori della genuinità dei gesti compiuti. Confermato quando ha rifiutato la carica di sindaco perché, parole sue, era inappropriata alle qualifiche di cui era in possesso. Quando emergeva un problema tra le genti dovuto alla razione del cibo o di qualunque diversa natura, era la prima che veniva interpellata per sedare gli animi, ignorando la catena di comando. Una difenditrice del popolo per questo è famosa in un certo qual senso. L'affibbiarono l'epiteto di "Angelo del Fango", benché non si sa chi di preciso ha iniziato a chiamarla in questo modo, sicché la si trovava sempre con le mani stracolme di terra, dovuto all'incessante attività di scavo. Io la conoscevo di vista perché era ballerina di danza orientale nello stesso corso che frequentava mia madre e già allora era fisicamente ben definita però, tra addestramento di giorno e ossessivo lavoro di notte, lei è diventata elegantemente virtuosa. Non un armadio semovente di pettorali e bicipiti alla Illaoi; piuttosto un raffinato lapislazzuli smussato da ogni impurità. Con le lunghe premesse indicate diventa banalmente facile comprendere come mai è tanto venerata dall'intero campus accademico. Conclusosi l'appello, righiamo disposti in due file separate dal criterio di genere, con ragazzi da un lato e ragazze dall'altro. Si respira aria di caserma. Serpeggia tra noi, probabilmente valutando gli eventuali idonei per partecipare alle famigerate gare di fine sessione e si arresta al centro della palestra per brandir parola.
- Ragazzi, ho valutato le mozioni di adesione. Mancano candidati per alcune specialità, quindi qualcuno che non ha presentato richiesta vuole cambiare idea o confermo?
Taluni si fanno avanti, io rimango al mio posto. Ho un'inspiegabile avversione all'ipotesi, pur facente parte del gruppo sportivo. Al termine delle sistemazioni tecniche dell'ultimo minuto, la professoressa ricontrolla i fogli pinzati che sorregge su una base di cartoncino, la lontananza non rende possibile scoprire che cosa ha appuntato sopra essi.
- Ne manca una, incominciamo senza di lei.
Testati i pulsanti del cronometro per verificarne il corretto funzionamento, l'angelo del fango chiama gli interessati e tra questi vi è lo scemo di Loris. I restanti che, come me, non hanno un diretto coinvolgimento per le competizioni sportive sono predisposti come supporto, che è un modo carino per contrassegnare chi si occupa dell'allestimento e dell'inventario dell'evento. Mi dedico alla mia mansione, senza interagire molto con gli altri ragazzi, perdendomi tra i pensieri più lontani che qualcuno della mia età possa avere. Torno sul pianeta Terra quando mi accorgo che il mio amico mi viene incontro scortato dalla Xan.
- Il suo collega mi ha informata che lei è parte del gruppo sportivo ufficiale dell'Accademia. Avrò smarrito la sua domanda, per quale disciplina si è iscritto?
Presumibilmente non crede neppure la sottoscritta alla storiella di una candidatura smarrita, facendo copia della sua espressione, tra le scartoffie. È garantito che vi sia lo zampino dello scortato per inserirmi in un contesto sociale quanto meno più ampio del solito. Potrei semplicemente ammettere di non essere interessato alla questione, eppure la golosa occasione di tornare indietro sui miei passi non è così malvagia e colgo la palla al balzo.
Confalone ti ha proposto per la corsa dei quattrocento metri. La decisione spetta a lei.
Rifletto un po' su e convalido la soluzione che è un buon affare tutto sommato. Irelia riprende il cronometro e si posiziona presso uno dei muri che sagomano la sala da ginnastica e praticamente mi ordina di eseguire due giri per prender il tempo. Dovrei completare l'esercizio sul minuto e mezzo. Al rimbombo del fischio parto. Primo giro tranquillo e sto nei tempi previsti, al secondo subisco un dolore al fianco. Che vergogna esser un componente del gruppo sportivo e a non tollerare poche centinaia di metri di corsa. L'ultimo mezzo giro sembra essere insormontabile e il fastidio aumenta progressivamente, ma non ho intenzione di darla patta.
- Poco meno di due minuti. Da migliorare. Domani, dopo pranzo, nel mio ufficio. Organizzeremo un rigido piano alimentare e una sessione di allenamento ferrea.
È un chiarissimo segnale di aver superato le selezioni, son contento alla fine. All'uscita dell'accademia Loris mi saluta e utilizza la linea bus diretta per il centro, mentre io uso il solito tram per la periferia. Sceso al capolinea, entro in casa ed evidenzio l'assenza di mio padre che non tornerà dal lavoro prima di sera inoltrata. Mi riservo dello spazio per sistemarmi e trascuro il telefono per immergermi nello studio finché il tintinnio delle chiavi all'interno del portone mi distrae. Stacco dai libri per preparare la cena. A tavola si chiacchiera della giornata di entrambi, finché la fatica vince mio padre che fila subito a letto. Io mi adopero per sparecchiare e sciacquare piatti, posate e seguendo l'esempio del genitore, mi corico con il pensiero dell'allenamento del giorno a venire.
- La signorina Din è in ritardo. Di nuovo.
La Xan è seduta alla scrivania davanti il portatile con aperto il registro elettronico per censire i presenti, si sente bussare alla porta e con il permesso della professoressa la ragazza mancante entra.
- Mi perdoni se non sono stata puntuale.
S'intrufola nella stanza lisciandosi la tuta con il fiatone che le spezza la voce. Son distratto dal cellulare e chiunque sia, mi supera con disinvoltura per girare sul versante opposto dello scrittoio, lasciando un residuo di buon odore. Distolgo la vista dal blocco schermo e la incrocio. Din. Kai'Sa Din. Non sopporto le sciagurate coincidenze. Un personaggio del piccolo schermo replica spesso che le coincidenze non esistono, regola numero trentanove.
Bene. Mi auguro che ieri e oggi siano stati dei casi isolati. Prego. Collocatevi a ridosso della griglia di partenza.
Per velocizzare la procedura partiremo contemporaneamente e la professoressa rettificherà i tempi di ciascuno. La mole di ragazzi non la spaventa tenendo presente che siam suddivisi in diverse batterie e me tocca la terza schiera congiuntamente alla chioma rosa, ciò significa che per le prossime settimane dovrò frequentarla forzatamente tutti i giorni. Qualcuno in cielo o in terra mi deve odiare particolarmente tanto e se scopro che è un piano architettato di quello zotico di Loris, lo faccio fuori senza alcun tipo di pentimento. Irelia predispone un piccolo campanello che vibrando fornisce l'avvio della prova. Sopraggiunge il turno che vede implicata la disomogenea squadra in cui sono infilato di cui oltre metà si ferma sotto i duecento metri. Io sono in linea con il mio tempo del pomeriggio scorso. Solo una di noi galoppa che è un piacere ed è l'unica che gareggia per il chilometro per le prime classi. Comunque qualcosa non va, perché dapprincipio rassomiglia a una normalissima ragazzina della sua età, ma corre come se la stesse inseguendo il diavolo. Capisco che attualmente siamo a livello che rasenta l'agonistico, ma qui si esagera. Neanche stesse portando la fiaccola Olimpica allo stadio, dà l'impressione di starsi trattenendo e che stia fingendo di sforzarsi a tirare dritto, per quanto in verità sia inzuppata di sudore. Chissà, un'istintiva sensazione.
- Impressionante signorina Din.
Annuncia la professoressa controllando diligentemente il congegno in mano.
- Mi chiedo se riusciremo a migliorare questi tre e rotti minuti.
Irelia non traspare emozioni e i giovani atleti stanno più pensando a ricordare come si respiri piuttosto che preoccuparsi dei primati della chioma rosa. Un'idea mi balena nella mente e sorvolo sulla stanchezza per trattare lo spunto con la selezionatrice.
- Che insolita pretesa. Din. Kai'Sa. Si avvicini per favore.
La ragazza ci raggiunge incuriosita e con un'aria leggermente insospettita.
A quanto sembra ha ispirato un ragazzo. Senza nessuna promessa, sarete in due a rivaleggiare per i mille metri sotto la quarta classe.
Rivolgendosi ai restanti espone degli esercizi di allenamento, più interessata alla nostra causa che a chi rimane, mente noi ci chiudiamo in ufficio. Siam seduti l'uno di fronte all'altra e lei è inabissata nelle proprie utopie, io son ammutolito e impegnato a come e con quale scusante impiattare un dialogo. Mi devo buttare o qui non andrò mai avanti.
- Quindi ti ho ispirato eh?
Mi anticipa, spero non sia un preludio di ciò che mi attende sul campo, ma son sollevato che sia lei a reggere le redini della conversazione e che si rompa un po' il ghiaccio.
- Non perderei niente, perché non osare?
- Son d'accordo, la giusta dose di rivalità regala risultati migliori.
Ho come il presagio di esser preso in giro senza davvero accorgermene.
- La professoressa ci sta impiegando assai. Tu sei Kai'Sa, corretto?
Uno sproloquio al limite dell'interrogazione, almeno pare interessata a colloquiare. Spero che l'angelo del fango abbia quanti più contrattempi possibili, massimizzare la situazione è la priorità.
- Sì, esatto. Ti ho riconosciuto, Akali mi ha parlato di te. Tu sei quello degli spaghetti, vero?
Un evidente riso assume forma sulle labbra di Kai'Sa e cerca invano di nasconderlo. Dovrei essere seccato, ma in sua presenza è poco più di un ilare aneddoto da ascensore.
- Kai'Sa, Alexander, se siete d'accordo comunicheremo in maniera più confidenziale in privato, vi lascio il mio numero. Kai'Sa, preso nota delle tue tempistiche sarà tua cura aiutarlo durante il fine settimana, usate il programma che vi ho procurato. Tornate alle vostre lezioni, ci vediamo dopo.
Non consente spazio alle contestazioni. Salvo i contatti della professoressa, ma non riesco con quello della scolara e risalgo in aula, in concomitanza con l'entrata del professor Ryze. Ho un grosso sorriso stampato in faccia, che sfuma appena realizzo di dover integrare al mio progetto studi pure il piano di allenamento. Lo schema sarà rigoroso e serrato per non rimanere indietro su qualcosa. A pranzo son da solo, Loris è assente. Individuo un tavolo libero e prendo posto nel designato, non prima di esser intercettato da qualcuna di mia conoscenza che m'invita ad unirmi a lei. La cordialità della chioma rosa è disarmante, il piacevole invito mi disorienta un istante, come un fulmine a ciel sereno. Accetto con riserbo, ma lieto, non mettendo a nudo le mie emozioni e cerco di essere più stoico possibile. Mi aggrego alla combriccola di Kai'Sa che ricambia presentandomi le rispettive amiche e due delle tre si delineano accostevoli e calorose. Con la migliore amica di Kai abbiamo già intrapreso qualche rapporto, ma nulla di smisuratamente esoterico da conoscerci realmente e un maldicente cipiglio ai danni della mia persona sorge sul viso di Akali, forse perché son accanto all'amica. Vi è un'eccentrica ragazza a colorare l'ambiente, una tipa stramba, che sprizza gioia da ogni poro. Non mi è mai capitato di imbattermi in lei, ma Valoran City è una vasta metropoli, che comprende innumerevoli distretti, dunque non è bizzarro intoppare in nuove persone e l'Accademia conta oltre un migliaio di studenti. La chioma rosa racconta delle prove fisiche e di come ormai siamo una squadra.
- La gioia vi guidi! Dovete vincere. Ciao io sono Nilah del settimo strato. Con l'acca finale.
Mi porge la mano e ricambio la cortesia, evitiamo gaffe da subito. Nilah, memorizzato. Mi adagio spontaneamente mentre mangio con un occhio vigile per sottrarmi a impacci involontari. Se entrassi e mi incastrassi nella cerchia di Kai'Sa sarei a cavallo.
- Kai non hai tempo per i vecchi amici e ne frequenti di nuovi?
Io e la rosa ci guardiamo con imbarazzo intanto che la mulatta ci fissa sorridente ed accampo una giustificazione per provare andarmene, ma Kai'Sa si alza e inaspettatamente mi asseconda. Dopo aver salutato le ragazze ci dirigiamo verso la palestra percepisco la seccatura che l'assilla.
- Akali è un po' possessiva. Non è cattiva, solo una solitaria che tiene alle amicizie.
Opto per rasserenarla, che per più afferrare punti con la ragazza è non invischiarla in guai a causa mia. Non ho bisogno di coinvolgermi e di coinvolgerla in un'inutile faida.
- Sicuramente non è niente Kai'Sa. Sembrate una giovane coppia sposata.
Ridiamo alla battuta e si scongela. Adoro la compagnia di Kai. Mi pone una domanda per tagliare l'argomento e ritornare a concentrarsi sulle gare. Si assicura che io sia pronto per un altro paio di battute e la mia negazione in risposta la disadorna da provocarle una risata.
- Ottimo inizio! Prima che mi scordi: dopo le lezioni incontriamoci al cancello Sud. Prendiamo accordo per gli allenamenti che la professoressa ha chiesto di svolgere.
Qualcuno deve aver avvelenato l'espresso della Xan sta mattina, altrimenti non mi spiego come mai ha allestito questo massacro fisico spacciandolo per il classico addestramento di potenziamento. Di contro, la studentessa è totalmente proiettata alla sfida ed a esaminare una tecnica vincente. Mi distraggo osservandola. Mannaggia a me che ho suggerito il cambio di specialità, ormai è troppo tardi per mollare. L'angelo del fango ha fornito la schedula nutritiva che aiuta, o dovrebbe aiutare, a ottimizzare i risultati. Terminata la fase difficoltosa della giornata, rientro in aula e mi porto in pari con il corso. Nel tardo pomeriggio appaio nel luogo prestabilito dalla chioma rosa, accorgendomi che la chiamo più "chioma rosa" tra me e me che con il nome che le appartiene. L'interrogativo è sapere se riuscirò a entrare abbastanza in confidenza da appellarmi alla ragazza con un simile soprannome. Kai gode della vicinanza delle amiche incrociate a pranzo con noi il pomeriggio quando mi scorge e con un sottile pretesto mi accosta, lasciandomi il numero e dileguandosi. Si volta prima di abbandonarmi per recitar chiarire che è ancora troppo presto per "chioma rosa". Mi pietrifico e non rammento quando mi è sfuggito questo dettaglio. Sono turbato e il sospetto che vi sia qualcosa di sinistro torna prepotentemente, rendendola però più intrigante, non è una cotta passeggera: mi son innamorato di questa tizia. Che fastidio. Durante il rientro a casa ripenso a quando potrebbe essermi scappato quel nome, in genere sto attento. Capitombolo nella ridotta stanza e svolgo i compiti per la settimana entrante. A cena discuto con mio padre per quanto riguarda le gare, che stanno sbocciando nuove amicizie ed è felice di apprendere che io abbia un nuovo giro di amici, provando a incoraggiarmi a non piantarli in asso. Non riporto gli episodi di Kai'Sa e a proposito della ragazza nominata, ho il numero adesso. Dovrei scriverle un messaggio in serata. Ragiono su quali archetipi di conversazione potrei mandargli per attaccare bottone, Loris è completamente diverso rispetto a me. Lo sciabordio dell'acqua fa eco alle idee cestinate. Mi preparo per la notte e preso da un temerario atto di spensieratezza finalmente le scrivo.
- Ciao! Sono Alexander. Scusa il disturbo.
Mi risponde quasi subito. Non credo vi sarà una lunga serie di messaggi contemplando l'orario.
- Ciao! Ti salvo subito in rubrica.
- Posso farti una domanda?
- Certo.
- Come sai che ti do della chioma rosa?
- Lo ammetti allora! Segreto. Ora è tardi. Ti attendo all'alba al parco del distretto Darkin.
Le palpebre occludono la vista come la mente e una volta mandato il riepilogo scolastico a Loris mi addormento. Soppesandoli non son stati due brutti giorni.