- Copia esattamente quel che faccio io.
Non ho avuto occasione di esplorare il nuovo parco Darkwill, che di tutti i giardini sparsi qua e là nelle varie zone della città, è tra i più grandi. La fredda aria mattutina striscia tra i nudi polpacci, gli alberi sembrano in qualche modo animati, il fogliame elettrizzato dal vento genera uno scandito suono somigliante a uno sciacquio, che si sposa contro intuitivamente con le rare auto di passaggio. Saranno le pattuglie di servizio al rientro dal turno notturno oppure gente che deve andare a lavorare. Assaporo la pace che regna in questo luogo, quasi impensabile se si considera che pochi mesi addietro il tutto sarebbe stato solo una chimera. Poso un istante lo sguardo sulla mia controparte, sul completo sportivo che sta indossando e che sottolinea la semplicità che la caratterizza: scarpe rosa scuro, pantaloni neri con sopra cucite strisce bianche lungo tutte le parti laterali similmente alla felpa con cappuccio accoppiata, capelli raccolti in un'unica treccia che le bacia la schiena e che evidenzia le cuffiette senza cavi. Soffro per i brividi, che non son dovuti alla bassa temperatura, prima di ritornare con i piedi per terra e seguire le istruzioni per il riscaldamento. Duplico gli esercizi da lei proposti senza commettere errori, mentre la metropoli si accende progressivamente con lo scorrere della mattinata. Mi sollecita a starle dietro, piccoli passi e già stiamo correndo fianco a fianco sul sentiero sterrato e tento di conversare un minimo, ma m'incita a risparmiare fiato per la corsa. Il progressivo aumento di ritmo è seguito dall'aumento dell'affanno, perdo terreno a ogni metro e mi sale il nervoso. Raccolgo le ultime energie per scattare e tagliare il traguardo immaginario del terzo giro prima della chioma rosa. Esulto ruotando all'indietro la testa solo per costatare l'assenza di Kai'Sa e dando un'occhiata al circondario non la trovo, né dietro di me, né davanti a me. Ripercorro la strada all'inverso per qualche minuto convinto che sia abbastanza infattibile trattarsi di uno scherzo, le chiamate al telefono hanno lo stesso risultato della ricerca a vista e nel frattempo le gambe mi ricordano la stanchezza che mi affligge pretendendo un ridotto sollievo. Maneggio indeciso il cellulare per mandarle un messaggio, quanto meno avvisarla che sto ritornando a casa ed è molto ironico come mi stia preoccupando di avvertirla quando mi ha mollato lei senza dir nulla. Spero non le sia accaduto nulla di grave, magari in famiglia o a livello personale, che l'abbia costretta a fuggire. L'allenamento, bene o male, era già concluso e l'idea di appisolarmi arrivato al divano mi alletta, però mi tocca studiare. Batto il marciapiede a passo leggero, preferisco camminare che prendere il bus, sciolgo i muscoli indolenziti. Come un automa cammino senza prestare attenzione agli svincoli e agli incroci da seguire, sicuro della direzione presa ogni volta, fino a che un tremolio proveniente dalla tasca dei pantaloni mi attenziona e sbloccando lo schermo del cellulare trovo la risposta della chioma rosa al mio messaggio. "Ciao Alex, sono scappata perché un mio amico aveva bisogno. Mi dispiace lo zero preavviso, ci becchiamo lunedì". Rileggo il testo inviatomi da Kai'Sa anche in tarda serata auspicando vivamente che l'amico di cui parla non sia qualcuno che stia frequentando regolarmente. Aggiorno Loris e lui aggiorna me, mi riferisce che si sta allenando con Ekko in questo periodo ed ancora nessuna battuta su me e la chioma rosa da parte di quello scemo, un record. Sarà difficile ingegnarsi tra casa, scuola e attività sportiva, domani dovrò assolutamente stilare uno schema in digitale e stamparlo. Devo riuscire a far coincidere tutto. Il resto della domenica è di una noia mostruosa e senza accorgermene arriva l'inizio della settimana con Kai mi blocca all'entrata della Valoran Accademy. Le avrei parlato io quando saremo stati in palestra con la professoressa Irelia, senza forzare la cosa cercandola nelle classi. La saluto cordialmente come se la faccenda mi sia scivolata via.
- Perdonami. È stato un imprevisto. Ti assicuro che non succederà più!
Risolviamo in quattro e quattr'otto e prima che la ragazza sgattaioli via, le afferro delicatamente il braccio curandomi di non trasmettere aggressività e con il cuore in gola prendo avventatamente la decisione di invitarla a pranzo insieme, come scusa per avermi lasciato in tredici. Mi risponde infastidita che vuole evitare un'altra figuraccia con Akali e se ne va. Sì, è stata una pessima idea e mentre penso a come recuperare la situazione Loris se la ride sotto i baffi. Se la sta godendo alla grande, beato lui, io non mi sto divertendo per nulla. Durante la giornata, i rapporti tra me e Kai si limitano esclusivamente all'ambito disciplinare. Che pizza, non riesco a superare lo scoglio che l'esordio della mattinata ha creato. Usciamo un'ora in anticipo rispetto al solito orario di chiusura e accetto fiaccamente la proposta dell'amico di passare il resto del pomeriggio alla sala giochi, serve uscire dalla monotonia di tanto in tanto. Conto le colonne del campus nel contempo che andiamo fuori, così, senza un motivo apparante, pranziamo con un panino veloce con dentro salume e formaggio preso da "Il Forno della Montagna di Pantheon" poco prima della fermata del bus. È un posto molto gettonato e l'odore della prima sfornata di pane pervade tutta la via fin dalle prime luci del mattino gestito da un muscolosissimo uomo taciturno ed è difficile credere che non abbia una fibra di grasso in corpo con tutti i dolcetti che sforna. Egli è aiutato da due ragazze praticamente agli antipodi tra loro, soprattutto per come si rivolgono ai clienti. Una ha il fascino della bella e pallida tenebrosa, l'altra invece scalda l'animo anche nei giorni più piovosi talmente è solare e espansiva. Diana e Leona son diverse come il giorno e la notte, non so vi è ancora Soraka a gestire il livietatore, non la vedo da un po'. Un tratto distintivo della cerea donna è il tatuaggio in piena fronte di una luna piena coricata su di una luna calante e non saprei dire se le due siano imparentate o meno, sta di fatto che acchiappano clienti, specialmente tra gli studenti. Non usufruiamo dei mezzi pubblici e camminiamo coperti dalle giacche a vento che ci proteggono dalle occasionali folate di freddo che c'investono. Una tappa involontaria sulla nostra strada è la famigerata statua di Lux, ove una carca di persone è appostata attorno e sotto il monumento eretto per celebrare l'impresa delle inesplicabili quanto ambigue "Star Guardian", abbreviate SG. Esse sono le tanto amate quanto criticate eroine della città, se non del pianeta ed è stato merito del sacrificio di una ragazza qualunque, Luxanna Crownguard, a dare una rediviva alba a Valoran City. Chi pensa, però, che tutti le son grati si sta sbagliando di grosso. Negazionismo, anticonformismo e tutti i fenomeni socio-politici che terminano la parola in "-ismo" organizzano spesso petizioni e proteste anti-SG, ma per fortuna qua in città non si son registrati eventi legati a questa causa dai risvolti violenti o troppo preoccupanti, non ancora almeno. Secondo il parere di mio padre queste persone attribuiscono la colpa alle stesse SG se della città è stata fatta tabula rasa, che è la presenza di queste esserine fuoriuscite da un cartone animato per bambine ad aver attratto gli "orrori cosmici" che affliggono il mondo e che la pioggia di meteore sia stata solo una delle innumerevoli conseguenze. Una teoria assurda, o forse è più assurdo credere che delle ragazze magiche con poteri oltre la comprensione della fisica si siano nascoste per chissà quanto tempo nella società moderna riuscendo ad integrarsi perfettamente per comparire una sera e sparire la mattina a venire, dopo aver salvato il maggior numero di vite possibili. Il corteo parato dinnanzi a noi promuove l'idea che le SG non siano svanite, ma che piuttosto si siano rintanate nell'ombra in attesa di una chiamata alle armi. Non curanti della situazione, continuiamo per la nostra strada e con la coda dell'occhio scorgo una piccola testolina tinta di un color già a me noto che tenta di prender parola per placare gli animi. Dico a Loris che lo raggiungo direttamente in sala giochi, perché devo fare una cosa e mi defilo tra la folla con il mio amico mi grida qualcosa dietro, ma non presto attenzione alle voci che mi butta. Gli odori mischiati della massa compattata sono a momenti peggiori delle urla provenienti dalla stessa intanto che mi creo un passaggio tra le persone finché non la trovo. Sta tenendo un discorso di quanto sia stato importante il lavoro svolto delle SG, gli insulti si sprecano sull'impopolare opinione di Kai'Sa. Intervengo prima di poter apprezzare le argomentazioni da lei usate o alla politica di buonismo che la muove a compassione e ad empatia delle soggette in ballo, tirandola giù all'improvviso dal piccolo palco arrangiato e subito viene sostituita da qualcuno. Kai reagisce allo strattone con una resistenza inaspettata che decade appena concretizzato chi sono e mi segue finché non siamo lontani. Cerco per un minuto o due Loris, ma sarà già arrivato a destinazione.
- Mi hai spaventata! Se ti avessi tirato un pugno?
Mi rimprovera con quella sua voce gradevole e al contempo autoritaria. Non mi tiro indietro alla sfida e il litigio s'inasprisce pesantemente rendendoci insensibili ai ficcanasando passanti lì per caso.
- Pensi non sappia difendermi da sola? E anche quando, chi ha decretato che devi essere tu a salvarmi?
Esco fuori dai gangheri. Rosso e gonfio d'ira allungo il diverbio facendo la voce grossa.
- Kai'Sa ti sei ammattita per caso? Sei una mia amica e non si lasciano gli amici nei guai o si sparisce senza dir nulla.
Non controllo le parole. L'aura di orgoglio e fierezza che la contraddistingueva lascia il posto al dispiacere. Una pulce di vergogna si insinua nella mente, era un tema risolto, spero di non averla ferita o peggiorato la situazione e solo adesso mi accorgo che la distanza che intercorreva tra noi si è assottigliata più di quanto ci si possa aspettare.
- Io… Scusa. È la pressione di questi giorni. Sai… Scuola, casa, gare, amici e via discorrendo.
Un preambolo già utilizzato. Sicuramente c'è qualcosa che posso fare per aiutarla e d'un colpo un lampo di genio mi arriva come un fulmine a ciel sereno. Le chiedo di venire con me, senza fare domande, fidandosi. Il tono assertivo le dà giusto quella piccola spinta perché si appresti ad accodarsi, le voglio far tornare il sorriso, qualunque siano le motivazioni che la stanno dilaniando. Una giornata storna capita a tutti e non v'è niente di meglio che un pomeriggio distaccati dal mondo per riprendersi. Probabilmente mi starò scavando la fossa da solo a presentare la chioma rosa a Loris, però la mia unica preoccupazione attuale è strapparle una risata, non importa come. Appena arrivati troviamo un Loris entusiasta, si sta sfregando le mani per prepararsi tutte le peggio battute che gli possano uscire e si scambiano una stretta di mano con meno imbarazzo di quel che presumevo.
- Ciao. Ti alleni con Ekko vero? Molto piacere.
Un timido riso abbozzato compare sul viso della ragazza, quanto meno è un inizio tenendo conto che il nervosismo che la irrigidiva si sta sbrinando per favorire serenità, oppure è molto brava a fingere. Mi stupisce che già si conoscessero per conto di terzi.
- Dove ti ha raccattato Alex? Ti ha già chiesto di sposarlo?
Sotterrarlo per poi resuscitarlo e dargliene altre sembra allettante, però vedo che Kai reagisce positivamente alla battuta, quindi stendo un velo pietoso sopra la cosa e ci scherzo sopra. Loris racconta che Ekko è rincasato pochi minuti prima il nostro arrivo, farneticando sul dover testare qualcosa nel sofisticato laboratorio da egli costruito e nel frattempo la ragazza assume un atteggiamento disinvolto e spontaneo. Mi gusto il piacevole momento e spingiamo la chioma rosa a giocare a qualche simulatore sparpagliati, quando passiamo di fronte al cabinato di Valorant risultante già occupato da una tizia un po' troppo concentrata nel gioco, nulla di strano in fondo. I colori al neon e i led colorati posizionati ovunque rendono l'atmosfera immersiva e incalzano a immedesimarsi nelle partite ai vari videogiochi. Kai si avvicina alla ragazza in questione come se la conoscesse e le si mette accanto per parlarle.
- Senna! Non mi aspettavo di trovarti qui. Sei da sola?
- Non ora Kai'Sa, sto battendo il mio primato di uccisioni.
Servono solo pochi attimi affinché si esalti accompagnata dalla comparsa della scritta "VITTORIA" a caratteri cubitali che la fa parere un'esperta di quel gioco. S'è una conoscenza della chioma rosa ne approfitterò per ottenere qualche consiglio in merito per migliorare, son troppo scarso su Valorant.
- Boom! Dicevamo? Ah sì, in giro ci sono anche Xayah e Seraphine, ma le ho perse quando abbiamo beccato Sona e Taliyah.
Xayah, la ribelle. Mi chiedo quante persone che conosco sono intrecciate direttamente o meno alla chioma rosa, a breve ne usciamo a parenti e a me che all'inizio pareva irraggiungibile, mi sa che la ho eccessivamente mitizzata. Una chiacchiera tira l'altra e alla fine Kai'Sa spiega alla ragazza scura dai rasta bardati viola, dai lineamenti sottili e morbidi, come casualmente ha incontrato me e a Loris, con una versione leggermente differente e ovviamente non la correggiamo, lei avrà i propri motivi per non darle preoccupazioni. Senna suggerisce di andare a cercare i membri sparsi del gruppo per presentarci, ma la proposta della nuova aggiunta viene interrotta dallo squillo del telefono di Loris. Si è fatto tardi ed avverte che deve rientrare chiedendomi se desidero un passaggio fino a casa. Declino ringraziando della proposta e così, salamelecchi conclusivi, il ragazzo che indossa i soliti mocassini ci saluta. Provo un lieve senso di colpa ad averlo lasciato andare da solo, ma voglio trattenermi ulteriormente con la chioma rosa e fino al rientro di mio padre da lavoro posso tranquillamente giostrarla come meglio preferisco. Tra una parola di Senna, un assenso della ragazza vestente lunghe calze bianche terminanti in degli stivaletti lilla a tacco basso che incorniciano la divisa scolastica, raggiungiamo la zona adibita ai videogiochi musicali. Occupano il palco due figure femminili, l'una il doppio dell'altra seppur con evidenti differenze fisiche. A destra si trova la ragazza con i capelli raccolti in due trecce parallele che sembrano acerbi, indossa un paio di occhiali a goccia troppo grossi per il nasino sottile che si ritrova e che le occupano mezzo viso; l'altra a sinistra è più alta, con scarpe molto più sobrie rispetto all'appariscente completo accattivante, ma senza risultare volgare. La ragazza alta stringe in mano il microfono trattenendo l'emozione in fermento per la nuova canzone; l'opposta invece poggia le dita su di un bizzarro strumento a corde conservato in una semplice scatola di legno e poggiato a terra. Piccole parole bisbigliate aprono il brano, susseguite da altrettanto introverse note, con intensità via via maggiore. La voce e le corde esplodono al ritornello, una voce potente armonizzata allo strumento e se non fosse stato per Senna non avrei mai colto che non sono le note seguire la voce, bensì il contrario. L'incanto creatosi coinvolge non più spettatori elitari, ma chiunque all'interno della sala. Le parole non sono più importanti è la musica la protagonista, una musica che infiamma e trascina dentro chiunque ne presti ascolto. Rimango meravigliosamente sbigottito dalla connessione istituitasi tra gli ascoltatori e le due interpreti e a fine esibizione, una ressa di persone messe lì a circondarle le ringrazia con degli scroscianti applausi a cui mi aggrego molto volentieri. La tizia con i capelli sciolti si gira e con un piccolo inchino ringrazia i presenti, mentre la musicista si gode timorosa il quarto d'ora di gloria. Scese dal palco, incassano la vincita di tutti i biglietti che il macchinario riesce a stampare per il punteggio massimo ottenuto e convogliano i passi verso il nostro piccolo gruppetto.
- Senna che bella sorpresa, ti perdiamo un minuto o due e ti ripresenti con Kai'Sa!
L'esuberanza della ragazza microfonata è travolgente pressoché a livelli di Nilah. Mi auguro che le amiche di Kai non siano tutte così aperte, faticherei a immaginare una Xayah così solare. Ci complimentiamo con le ragazze per l'ottima interpretazione e per il pieno punteggio.
- Tu devi essere Alex, me ne ha parlato velocemente Ekko! Il piacere è tutto mio!
Mi domando come sia possibile che Ekko le abbia detto di me ed è verosimilmente impossibile che Loris abbia avuto modo di conoscere questa Sera, uno dei due avrebbe dovuto viaggiare nel tempo. La ragazza di cui sconosco il nome si riferisce a me compiendo due piccoli archi in aria con le mani inguantante, un gesto misurato con grande precisione. Non da presentimento di una buffonata e non capisco cosa voglia comunicarmi, tempestivamente interviene l'unica tra noi in divisa scolastica.
- Sona ti sta salutando, lei è felice di conoscerti.
È muta. Mi vergogno un po' per non averlo afferrato al volo e ricambio in saluto in modo impacciato, a gesti per evitare una gaffa e quasi trascuro il fatto che Kai riesca a parafrasare il linguaggio dei segni di cui sembra averne una buona, se non profonda conoscenza. Presumibilmente a furia di averci a che fare tutti i giorni avrà imparato per osmosi, non sarà stato facile e anche se non intendo una singola parola, anzi, un singolo gesto di quel che si dicono, capisco che la discussione in corso è sempre più movimentata. Sera e Senna intanto rimangono in disparte a confabulare tra loro, mi sento un pesce fuor d'acqua.
- No, che stai dicendo! Alex lasciala perdere!
Le due che erano in disparte si stanno piegando in due dalle risate, Kai le rimprovera tutte e le richiama inutilmente al contegno arrabbiandosi di più.
- Kai… Apprezzo l'avvertimento, ma non ho capito un accidente.
La mia ammissione unisce la chioma rosa al piccolo coro di risate. Son preso per i fondelli, ma son contento che la ragazza in esame si sia totalmente straniata da oggi pomeriggio. Ci prepariamo per il rientro e scambio un ultimo paio di battute con l'interessata dopo aver salutato le nuove amiche. Mi ringrazia per essermi preoccupata per lei ed è contenta di esser stata trascinata in sala giochi. Infine, dopo esserci augurati una buonanotte a vicenda, la lascio per andare ad attendere il bus.
L'orizzonte notturno di Valoran City è da togliere il fiato e la torre Val è uno spettacolo per la vista e le schiere di fari che la illuminano la rendono paragonabile alla torre Eiffel parigina. Non so chi l'abbia progetta, ma non sarebbe anomalo se si fossero ispirati proprio al famoso monumento europeo. Star sui tetti dei palazzi a godermi le piccole luci trapuntate nel firmamento è il massimo. È incredibile il mistico legame che unisce me e quei piccoli puntini, com'è incredibile che gli stessi concetti di giorno e notte siano legati alla singola attività di uno di quei puntini abbastanza vicino a questo pianetuccio. Nasce un minuscolo filo di tristezza pensare che anche se le stelle da qua giù paiono così unite, tutte o quasi, son troppo lontane tra loro per incrociarsi finché brillano. Sia lodata la Prima Luce per averne incontrato così tante in questo piccolo lembo di roccia sospesa alla deriva dello spazio. Mi crogiolo nei pensieri e nella solitudine regalatemi dal manto scuro che mi sovrasta. Dovrei controllare i quartieri secondo i turni stabiliti con le altre compagne, in genere divisi in squadre da due o tre elementi, ma alla mia associata ho chiesto di dividerci i vari settori per questa sera, una debole scusa, ma efficacie per isolarmi e ragionare sulla situazione. Come Guardiana Stellare posso vedere i miei desideri avverarsi e combatto per chi non può; malgrado ciò le vicende relativamente recenti di Xayah e Rakan, di Morgana, del tormento di Akali, della corruzione di Fiddlestick e la relativa scomparsa di Harp, di Zoe e Syndra hanno messo a durissima prova la mia guida, il mio controllo della squadra. Quanto vorrei parlare con Lux, la vera Lux. Forse dovrei adottare la soluzione usata da alcune di noi: quella di sparire e non provare a vivere una vita normale, ma io non voglio rinunciarvi e non permetterò a nessuno della mia squadra, per quanto incaponito, di sprecare l'unica occasione di vivere che abbiamo. Ho rifiuto nel credere che esista soltanto il nostro compito. Mi rendo conto di essere cresciuta rispetto all'anno precedente, il mio compito era tutto per me e lo è ancora, in un certo senso, ma non son più disposta a sacrificare qualcuno. Per alcune, però, avere una doppia vita è frustante e altamente corrosivo tanto da spingerci a legare con una a discapito delle altre. Io e Akali ne siamo un esempio lampante, ma neanche il solo. Ciononostante le decisioni prese da una di noi, influenzano tutte noi, a prescindere dal tipo di rapporto che ci lega ed è per questo motivo non riesco a svelargli la verità con il cuore in mano. Che disdicevole e struggente contraddizione: voler vivere appieno, difendere questo principio, ma non poter stringere profondi legami affettivi. Chissà quante volte sarà capitato nella volta della nostra storia. Un chiarore abbagliante m'illumina la schiena e proietta ai miei piedi l'ombra della cisterna a cui sono appoggiata, in fondo sapevo che non avrei potuto farla in barba a una guardiana, specie a quella guardiana.
- Ti va di parlare?
Porre una domanda aperta non è certo lo stile che la fa spiccare. O è uno stratagemma per andare a parare in un mirato contesto, oppure le devo apparire completamente disperata.
- Non hai bisogno di essere carina con me, possiamo tranquillamente ignorarci.
La sento scivolare dolcemente lungo lo schienale di metallo costituito da uno dei tondini che reggono il serbatoio sul lato opposto a dove risiedo. Una situazione molto scenica, ma in linea con il personaggio dato che adora la teatralità e quel che ne deriva. Meglio così, non mi tocca tollerare un confronto a volto scoperto correndo il rischio di spararle una pioggia di proiettili stellari dritta sui denti. Non reagisco molto bene quando vengo provocata.
- Malgrado la minaccia, mi veneravi e hai chiesto innumerevoli volte la mia approvazione.
Mi scappa un sorriso e porto le mani in faccia per stropicciarmi gli occhi. Ad eccezione delle luci, del vento e di qualche auto saltuaria, non vi è altro nell'etere ed è troppo presto anche per i netturbini. Tutto è imperturbabile. Se solo avessi la certezza che i rapporti che ho con le SG restassero immutati, come la notte che sto vivendo, condurrei la mia vita in maniera diversa.
- È tutt'ora così, oggi giornata storta. Non leggermi il pensiero per favore che non ho voglia di difendermi da te.
Si alza e sento il delicato passo dettato dal ritmico alternarsi dei tacchetti, che si arresta appena appena dietro la mia destra e si accomoda accanto a me.
- L'intimidazione dici? Sì, lo ammetto: ho sbirciato, ma non serve essere una Guardiana per intuire che qualcosa ti turba. Ho svolto anche il tuo lavoro, abbiamo tutto il tempo che vuoi.
Giochicchio con Ina mentre le racconto della scuola e di come vanno le cose in famiglia. Niente che la mia opposta non abbia già sentito o vissuto lei stessa e tronca bruscamente quello che ormai è diventato uno monologo incitandomi ad aprirmi veramente.
- Kai hai sempre gestito queste cose, cos'è cambiato ultimamente?
Sospiro. In effetti devo riportare i fatti per come sono se necessito di una parvenza di aiuto.
- Ho conosciuto un ragazzo che è palesemente cotto di me. Oggi è stato parecchio gentile e mi ha colpito, lui ha cercato di proteggermi e si è pure messo a sgridarmi! Sta facendo il possibile per mettersi in mostra senza essere inappropriato.
Un malizioso ghigno le appare e uno strano scintillio le balenano lungo le cerulee iridi.
- Indubbiamente vuole qualcosa di più materiale da te.
Scuoto la testa per negare l'affermazione postami e affondo il mento tra le ginocchia. Si odono gli uccelli cinguettare e qualche pipistrello rintanarsi.
- Ho usato lo stesso tuo trucchetto, ti assicuro che è una bella persona ed è molto timido, al pari di Sona, ma molto spaventato da quel che prova. Penso abbia perso qualcuno a lui caro.
- Come la maggior parte delle persone di questa città.
La sagace risposta dell'interlocutrice sguizza dalla lingua tagliente, ora sì che la riconosco.
- Perché mi parli di questo ragazzo Kai?
- Piace pure a me.
Finalmente confesso togliendomi un peso dallo stomaco, ma subito uno più grosso sopraggiunge. Coordino un'intera squadra di SG, combatto il Vuoto, gli abomini che esso genera e non sono in grado di gestire una cotta passeggera. Fantastico, proprio fantastico.
- L'amore, ecco cosa fa cadere una stella.
Il sole sta sorgendo, le serrande delle abitazioni circostanti si drizzeranno a breve e tra poche ore si ripresenterà l'altra mia esistenza, quella da ragazzina con i problemi da ragazzina. Non che stessimo affrontando qualcosa di non pertinente al mondo adolescenziale. Devo riuscire a sciogliere questo ingarbugliato filo che mi restringe il collo a cappio.
- Cosa dovrei fare?
La interrogo fin tanto che planiamo sopra i palazzi per un controllo finale dei sobborghi.
- L'innocenza reclamerà la tua vita un giorno, però ricorda che non è la Prima Stella a guidare il tuo destino, sei tu.
La stanchezza non mi permette di accogliere appieno le parole del mentore che mi affianca, ma penso di aver quanto meno compreso. Formule meno criptiche mi aiuterebbero in maniera più concisa, ma dove starebbe la platealità.
- Grazie dei consigli… Ahri.
