È passata più di una settimana dall'ultima visita alla sala giochi. Son preoccupato per l'imminente esame con il professor Ryze, non sento di essere preparato; con Kai le cose invece vanno a migliorare, pur con evidenti limiti. Mi dispiace che, nonostante mi stia impegnando, non riesco a colmare l'abisso sentimentale che mi separa da lei. Abbiamo i nostri momenti d'intimità, per carità, per quanto innocenti siano e staremo giovando dalla recente sparizione di Akali. Loro non raccontano ed io non la nominano. Non tutto il male viene per nuocere però, tra pranzi in mensa, dove è di rito sederci tutti insieme, ed un paio di uscite informali ho avuto l'onore di conoscere il giro di amicizie della chioma rosa. Son passato dal frequentare una persona a far parte di una più importante e sana comitiva e, detto schiettamente, non dispiace. Tra loro si spronano a migliorarsi, uniti dall'affetto più sincero, son disposti a darsi una mano a vicenda, eppure ho ancora quel piccolo e fastidioso senso d'inquietudine che m'impregna. È tutto troppo perfetto, quasi fosse stato scritturato un copione. Ekko mi sembra un po' spocchioso quando sta con me, ma alla fine è simpatico ed ho stranamente legato con Nilah. Son tutte persone molto stimolanti, ognuno con un'indole dirompente. Orianna, per esempio, si rapporta come farebbe una macchina, non un'umana, oppure ogni tanto prende a danzare ovunque si trovi senza un precisato motivo e credo che tutti ormai sappiano del mio interesse amoroso verso quella che è a tutti gli effetti la loro guida. Ogni tanto, certe illazioni la irritano a tal punto da prendersela con il primo che le capita a tiro, me compreso, accusando di assecondare tali fandonie. Ho come l'impressione che ci sia una natura gerarchica tra loro, per quanto si rispettino tutti come amici o più e perfino Xayah è lievissimamente più morbida con me e l'altro scemo in classe, per quanto possa essere morbida una che porta il soprannome "la ribelle". Il quesito a risposta aperta a metà foglio di simulazione mi sveglia dal torpore imposto dal mio vagabondare attraverso i sogni. Il test mi sembra eccessivamente facile e ciò porta a due spiegazioni, o son un genio, oppure sto peccando di troppa sicurezza. Subito dopo il compito mi toccherà andare ad allenarmi e francamente sarei tentato di marinare oggi. In mensa, con un piccolo incitamento, la scolara tenta di convincermi involontariamente ad allenarmi. Purtroppo son costretto a rifiutare in favore di una sessione di studio pomeridiana e le chiedo di riferire la giustificazione alla professoressa Irelia in quanto me ne son dimenticato. Noto un accenno di tristezza nelle pupille della chioma rosa che si presta a farmi sto favore. Taliyah nel frattempo ritorna in classe subito, molto evasiva, lasciando solo tre di noi. Ricambio la cortesia di Kai svuotando e sistemando il suo vassoio, ma vengo interrotto da una repentina stretta al collo dal braccio del ragazzo annerito.
- Dico, amico. Sei impazzito?
Molla la presa tirandosi indietro i capelli e Sona segue le azioni del corvino, sbracciandosi per comunicare qualcosa. Afferro qualche concetto, un'accozzaglia di parole che isolate non hanno senso.
- Sona ha ragione. Kai'Sa è tutto fumo e niente arrosto, in sostanza dice di no, ma gli interessi. Sona ha specificato "invaghita".
Il tono di Ekko cambia radicalmente non appena abbassa la cerniera della felpa arancione, rivelando la maglietta brandizzata Pentakill, un gruppo metal nato da poco che sta spopolando soprattutto nell'ambiente giovanile. Il ragazzo mi lascia con un avvertimento di non farla soffrire, con tono più minatorio che benevolo, condiviso dalla musicista dagli occhi smeraldo, ma dubito fortemente che le parole dei due corrispondano a verità. Chiusasi la giornata accademica mi dedico completamente allo studio, pregando che uno slancio più energico sui libri mi possa aiutare. Tengo tutto l'occorrente vicino: matite, appunti, penne, gomme ed evidenziatori. Tanti evidenziatori. Infiniti evidenziatori. Ripeto le parti poco chiare dei corollari ed espongo ad alta voce ogni teorema davanti allo schermo spento del televisore. Il cellulare squilla un paio di volte o qualcosa di più per ottenere come risposta la mia più totale indifferenza. Mio padre ha servizio serale ed essendo solo in appartamento, zompo la cena per non distrarmi, perché ho timore di perdere ritmo e studio finché non confondo "costoro" con "castoro", una spia di allarme per la stanchezza. Chiudo tutto con fare arrendevole e smanetto il telefono per trovarmi un messaggio della chioma rosa che mi aggiorna sull'allenamento che ho saltato e su come abbia intenzione di farmelo recuperare. Saranno dolori, ma comunque nulla di urgente, invece quel che attenziono è un insolito messaggio mandato meno di un'ora fa da parte di Xayah incentrato sulla verifica di domani. Sarà sveglia, meglio risponderle e tenersela stretta, potrebbe tornare utile.
- Mi ha risposto.
Xayah se ne sta appollaiata sopra la punta di un albero senza minimamente fletterne il tronco e mi osserva mentre mi addestro. Il detto recita che la pratica rende perfetti, quindi mi alleno duramente con chi ha più esperienza di me e se di esperienza si parla, l'avversario di oggi ne ha da vendere.
- Chi miella?
Le strilla un Rakan volteggiante tra un missile stellare e un proiettile cosmico. Impossibile trovarli davvero separati. La storia che l'intreccia è contorta, ricca di sacrificio l'uno per l'altra, una storia di caduta e di riscatto, di peccato e perdono, una storia per un'altra notte. La capitana poggia lo sguardo giudicante su di me e su come dovrei svolgere l'obiettivo prefissatomi, ossia colpire Rakan una sola volta. Un compito semplice all'esterno e il mio primo sbaglio è stato sottovalutare l'obiettivo. Sono talmente stanca da dover prendere grosse boccate d'aria e qualunque tentennamento viene punito dalla ragazza con il telefono in mano con una dolorosa scarica di piume lamate per costringermi a star in continuo movimento. Riuscirò a nuocere al vastaya, so che ci riuscirò, ma il mio rivale continua a provocarmi con frasi e movenze ambigue.
- Nessuno d'importante, il ragazzo di Kai'Sa.
Istintivamente mi rivolgo verso la direzione da cui proviene la voce, cadendo in una trappola predisposta ad arte dal duo. Rakan approfitta dell'attimo di distrazione per caricarmi e con una spazzata dell'ala lanciarmi in aria assieme a lui, per rendermi inerme al richiamo delle piume precedentemente sparse da Xayah lungo il terreno. Sbatto sordamente sul terreno, rialzandomi a stento e ferita. La coordinazione è la loro chiave, spiattellandomi senza ritegno come si leggono le intenzioni dei compagni di squadra senza che vi sia un'effettiva comunicazione. Ne abbiamo da imparare io e la squadra.
- Ti stai divertendo Rakan?
- Tanto da non riuscire a sentirti!
Con l'attuale andazzo non lo centrerò mai, devo inventarmi qualcosa. Affino la mente e prendo spunto dal mio recentissimo insuccesso. Ho in mente un piano, debole, ma pur sempre meglio dell'attaccare fino a stremarmi. Con una pioggia stellare concentrata su un singolo punto alzo un polverone per appannargli la vista, con un sovraccarico mi mimetizzo e gli scatto sopra abbastanza vicino da non poter scansare i prossimi colpi di cannone sospesi sopra le spalle. Sparo. L'esplosione e il conseguente rinculo son così vigorosi da scaraventarmi a molti metri di distanza. I vestiti, le pistole, i cannoni, tutto si dissolve ritornando ad essere una persona comune. Ho spinto così tanto al limite l'energia stellare che ora son senza forze, menomale che Saki e Ina, i famigli miei e di Xayah, son corsi in soccorso per reggermi in piedi. Dolorante ed euforica chiedo conferma della vittoria al mentore che ridacchiando mi smonta la contentezza.
- Non è esatto.
La risposta è guidata dal dito indice che seguo con lo sguardo, che indica il punto dell'esplosione e nascosto tra la polvere vi è una sagoma circondata a guscio d'uovo da un sottile scudo luminoso. Quest'ultimo sfarfalla prima di scomparire del tutto, per rivelare al proprio interno un Rakan illeso.
- Non l'hai scalfito e non mantieni più la trasformazione. Ergo, hai perso.
L'insoddisfazione mi rode da dentro, ingigantita dalla bruciatura della sconfitta. Come farò a mantenere unita la mia squadra nei momenti peggiori se non sono abbastanza. Ho bisogno di essere più forte, più veloce, più resistente, ho bisogno di essere di più di quel che son adesso. Con riluttanza accetto la mano offertami dal vincitore, anch'egli senza più poteri, che mi aiuta a rialzarmi da terra. Sono distrutta, ogni muscolo del corpo mi sembra staccato dalle ossa, accuso il freddo gelido della notte e se i due piccioncini non mi trasportano fin dentro sotto le coperte difficilmente riuscirò a raggiungere il letto. La coniglietta Ina e i due famigli dei vastaya mi ronzano attorno per assicurarsi che io non sia esageratamente ferita e pare che, fuorché l'orgoglio, io sia tutta intera. Non avrei mai scommesso al riguardo, anche se il fatto che io abbia braccia e gambe ancora attaccate è un buon segno.
- Kai'Sa ha il ragazzo?
Il maschio mi sostiene appoggiando un mio braccio sulle sue spalle in modo che io non possa cadere.
- È Alexander, gli avevo chiesto una roba per il compito di Ryze.
Impiego un po' a collegare i cavetti all'interno della mia testa e con uno slancio vado verso Xayah, ormai scesa dal sito di osservazione, per affermare che non è il mio ragazzo, ma smarrisco un attimo dopo il controllo delle gambe e vengo raccolta al volo, prima di finire abbracciata al manto erboso che stiamo calpestando. Non parliamo oltre e per mia fortuna hanno l'accortezza di trasportarmi sul materasso rivestito dal copri lenzuola, passando attraverso la finestra aperta. Rakan mi augura un gioviale riposo e una buona fortuna per domani, abbandonandomi alla sola presenza della piumata.
Sei stata brava Kai'Sa. Rakan ha tenuto testa a un'intera squadra di guardiane, quando era sotto il controllo dell'oscurità.
- Non basta Xayah, non è sufficiente. Tu ed Ahri siete a tutt'altro livello di comando ed esperienza. Nilah dovrebbe guidarci, non io.
Corruccia la fronte e inizia a brillare, sta andando in escandescenza, ma tira un sospiro e tenta di tranquillizzarsi, mentre Saki e Ina mi viziano rimboccandomi fin sopra la fodera.
- Il valore di una squadra dipende dal capitano che la guida e il valore di un capitano dipende dalla squadra che guida, è un rapporto simbiotico Kai. Se tu hai dei dubbi, se sei la prima a crollare, la squadra viene meno. Non gettare mai la spugna, combatti.
Con queste frasi d'incoraggiamento mi lascia e rifletto sull'insegnamento impartito. Con il cervello più rilassato, concordo con quanto proferito dalla vastaya e sulla falsa riga di quelle ardite parole mi assopisco, aggrappandomi prepotentemente al profondo sonno in arrivo.
"Trovare la retta passante per i punti indicati". Mi concentro a tal punto che la materia grigia sfuma e non riesco più a distinguere l'equazione implicita della retta dall'equazione esplicita. Spero di non aver suggerito cose sbagliate a Xayah, che tra l'altro è la prima a consegnare il compito e ad uscire dalla classe. Scrivo velocemente la risposta, tanto non saprei che altro segnare e seguo a ruota l'alata, non senza sbirciare qualcosa dal foglio risposta del professore. Come sospettavo niente di utile. Una volta fuori dall'aula do la schiena al muro e la noto impegnata al cellulare. Secondo Seraphine è difficile tenerla scissa dal fidanzato, ma non ho mai avuto il piacere di incontrarlo. Mi fissa con intento truce quando si accorge della mia presenza, squadrandomi in maniera chirurgica e tirando la testa indietro per appoggiarla al muro. Quel che do per scontato è che sa come mettere in soggezione qualcuno, ma so che è una persona che Kai'Sa ammira molto, devo cercare di farmela andare a genio. Per smorzare l'imbarazzo le domando se gli appunti della sera precedente le son serviti, ma non dà alcuna possibilità di esser preparati alla discussione che ne segue.
- Che ne pensi di Kai'Sa? È una cosa seria?
Impreco mentalmente. La mia vita non gira attorno a quella donna, non esiste solo lei. Mi chiedo se, a questo punto, non vi è di più di quel che so io. È plausibile che le amiche siano in pensiero perché le vogliono bene, se nonché la chioma rosa abbia un carattere indipendente.
- È una domanda che mi viene rivolta spesso, hai idea del perché?
Le braccia della ragazza rimangono conserte, conservando rigidità e austerità.
- Kai ha paura di certe emozioni, ritenendo che possono distrarla da ciò che reputa importate.
Avida di risposte e mi istiga altre controversie. Siamo in pieno terzo millennio e la gente fa ancora la misteriosa, quando spesso basta internet per ricavare notizie o qualsiasi informazione.
- Ad essere sincera c'è del tenero, ma se la brami davvero, sta notte incontriamoci nella zona nord della città, poco fuori l'uscita del raccordo di Valoran City. È una tua scelta.
Gli alunni iniziano a sbucare ovunque, un avviso che è il momento di rientrare in sala e dispongo di poco margine per approfondire le asserzioni di Xayah davanti al resto dei colleghi. La discussione mattutina mi molesta a tal punto da isolarmi per il pranzo con una giustificazione poco convincente, ma senza il rischio di allarmare il nuovo gruppetto di amici. Esamino da una certa distanza l'aspetto della protagonista di turno che calza l'uniforme della scuola e devo dire che le dona molto o son le farfalle nello stomaco ad alterarmi la percezione. È seccante che manchino ancora parecchie ore a sta sera e devo tenere duro, fingere sia tutto nella norma, mentre confido nel fatto che non sia niente di losco. La chioma rosa mi viene a recuperare per l'allenamento programmato in palestra, preceduta dall'inebriante buon profumo ai frutti di bosco freschi. Quel che mi ha riferito la compagna di classe mi spaventa, se Kai è nei guai se ne dovrebbe parlare con i genitori o con chi può concretamente intervenire, non con me e mi pento amaramente di non aver avuto interesse per Akali. Troppi forse e troppi perché mi uccidono, i pensieri mi stanno sgranocchiando la sanità mentale, meglio per il momento sciogliere i muscoli prima che sopraggiunga la Xan e riporti le presenze sul registro elettronico. Con Kai ci aggiorniamo sui progressi, sui tempi della settimana appena trascorsa e avvio la mia corsa che si conclude con una tempistica inferiore rispetto alla media.
- La signorina Din mi ha aggiornato che non si sente in forma. Ho fatto chiamare i suoi genitori per un rientro anticipato per motivi medici. Penserò io alla pratica burocratica, vada a prepararsi.
La professoressa Irelia è tanto militarizzata quanto materna, ce ne fossero altre dieci come lei. Ringraziando la Xan e Kai per l'intercessione e me ne avvalgo per andarmene in tutta fretta dopo aver avvertito Loris, basandomi sulla versione ufficiale della cosa. Entrato in auto son di poche parole e mi sbrigo a dire che sto bene e che necessito solo di riposo, quando in verità devo cercare una scusa credibile per sta notte. Non mi viene in mente nulla di convincente, non è che esista una giustificazione indiscutibile per uscire così tardi. Uscirò di nascosto e basta, non penso sarà una faccenda da occuparmi l'intera nottata e se albeggia manderò un messaggio a mio padre per riferirgli che son uscito presto a far colazione con gli amici. Non dovrei far un torto a papà, ma ho le mani legate se voglio capirci di più in tutta questa storia. Giunti all'appartamento preparo il cambio e dal telefono controllo le corse serali degli autobus, per poi costringermi a chiudere gli occhi. Di qualunque cosa si tratti aiuterò Kai'Sa nel modo che posso.
- Siamo con te Kai, non temere.
La tensione satura l'aria fin quasi a solidificarsi. Son qua con la mia squadra ora, con coloro che si affidano ciecamente al mio giudizio. Lo spavaldo Ekko, la posata Sona, la briosa Nilah, la remissiva Taliyah, la calcolatrice Quinn e la rampante Rell. Son tutti qui, tutti, eccetto una.
- La vostra battaglia vivrà per sempre nelle odi!
Apprezzo l'imposto entusiasmo della guardiana esterna, rende il contesto meno drammatico e più epico, ma devo mitigare la passionalità dell'esaltata. La faccenda non deve diventare ciclopica.
- Sarà l'ultima spiaggia Nilah, devo parlarle e ricordarle il significato di essere una guardiana, di essere parte di una squadra, di essere una "migliore amica".
Un'espressione risoluta che viene condivisa dall'intera squadra mi compare, siamo d'accordo allora e mi lasciano andare senza seguirmi. La riporterò indietro con le mie sole forze e, a costo di cadere, non tornerò indietro senza lei. Non avverto presenza di altre guardiane nelle vicinanze, sono realmente da sola adesso. All'alba il mondo continuerà il suo normale percorso con una di noi in meno o in più e non avrò rimpianti, perché so che avrò dato il massimo, comunque vada. Lo sto facendo per noi, amica.
Il suono della sveglia rimbomba negli auricolari, un accorgimento escogitato per non avere problemi di ritardi o per svegliare papà nell'altra stanza. Si sente russare, ottimo. Con l'uso della torcia mi cambio ed esco chiudendo cautamente il portone, assicurandomi di non aver destato nessuno. Prendo il bus di passaggio, essendo Valoran una metropoli non è raro vedere ragazzi usare i servizi pubblici per tornare a casa dopo una serata in discoteca o per altri motivi più futili, ma vi è pure chi torna dal lavoro. Più mi avvicino alla fermata designata, più mi chiedo di cosa possa trattarsi. Scendo praticamente in mezzo al nulla, solo villette silenziose fino alla strada principale, ritrovandomi con un pugno di mosche in mano. Lo sapevo, avrei dovuto cogliere i segnali: di notte, quasi fuori il centro abitato, senza un numero di telefono o un vero appuntamento e usando Kai'Sa come scusa per abbindolarmi. Me l'ha fatta e non ho idea di dove sia la fermata per il ritorno.
- Calmati. Non è uno scherzo.
La voce completamente inaspettata di Xayah mi fa saltare dalla paura. Da dove sbuca fuori comunque. Mi ha teso un agguato, forse era questo lo scherzo, ma ha esplicitamente affermato che non si tratta di una burla ed è impossibile che non mi sia accorto della ragazza a causa del buio.
- Ma certo, sono caduta dal cielo.
Mi risponde come se fosse dentro la mia testa e la malinconia prende piede un istante. Quella era una classica, tagliente risposta di Ahri quando era vittima di complimenti indesiderati ed è assai specifica, selettiva per essere casuale. Se l'intento era di ottenere la mia attenzione, esso è andato a buon fine. Un'altra figura mi compare da dietro, vogliono farmi morire di spaventi. Un uomo con il pizzetto e i capelli verdi chiari, un'ala dal lungo piumaggio che gli percorre la schiena fino a sfiorare terra, parecchio simile alla ragazza dalle unghie smaltate nere Saranno della stessa specie vastaya, ricordo una lezione di biologia evoluzionista con la professoressa Zyra al riguardo. Ciarlano tra loro rendendomi un terzo incomodo e facendo scattare una mia sfuriata, seppur non con voce alta. Chiedo spiegazioni e per tutta risposta il ragazzo stringe Xayah in un affettuoso scambio di abbracci, come se si fossero persi e ritrovati in un singolo eterno attimo. La vista della scena mi imbarazza e mi riporta alla serenità, però il mistero rimane. Il terzo arrivato, che presumo sia Rakan, mi indirizza una domanda.
- Se dovesse essere in una situazione di vita o di morte, cosa faresti per starle accanto?
Non esito un istante a rispondere che tenterei il possibile. Ho già provato la sensazione di perdere le persone, che per me, erano le più importanti di ogni altra cosa. Mia madre. Ahri. Entrambi mi fissano pochi secondi, decifrando la mia irremovibilità, la mia volontà. Un gesto di disaccordo s'impone tra i due.
- Kai'Sa non è pronta, ma è una sua scelta. Non dovremmo intervenire.
- Io ho salvato la principessa, ora tocca a lui. Non è la nostra storia.
Non capisco il senso del dialogo strappalacrime in corso, ovvero è più corretto asserire che non ho il tempo materiale per capire. Una tiepida luce in un rapido climax ascendente scaturisce dai due amanti e non credo a quel che vedo.
Akali sta eretta dinnanzi a me e ci distanza nulla di più che una manciata di passi. Eravamo affiatate come sorelle, cosa ha rovinato il nostro rapporto in maniera radicalizzata. Ricordo le risate che condividevamo alle medie, il viso che si riempiva di sporcizia a ogni monelleria, come siamo finite a questo. Il destino di una Guardiana Stellare è già sancito nelle fitte trame della storia, o è quel che credevo prima che una certa volpe mi ha insegnato che siamo noi gli artefici del nostro destino. Quale sarà la scelta di Akali. Lei è qua, con me, siamo dalla stessa parte in fondo, come le inculco che non siamo nemiche. Sono sicura che non ha scordato che il nostro vero potere si esterna solo se rimaniamo unite, lo stesso potere che ha dato il ben servito a Morgana. Levita a due dita da terra, quel poco che basta per non lambire il terreno. Le lontane luci della città si adagiano sulla nostra pelle e le nuvole creano uno schermo per la luna e le stelle. Non è un problema, le stelle che m'interessano le ho accanto a me ogni giorno, anche adesso, anche davanti a me. Devo stimolare la durissima zucca che si ritrova sul collo. Una testa calda rimane una testa calda, non importa se si parla di una guardiana o se si tratta di una consuetissima liceale. Ho spaccato il mio corpo per prepararmi, sconfiggerò persino la mia migliore amica se significherà proteggerla.
- Akali... Non siamo costrette.
Volente o nolente la ricondurrò sulla giusta strada, ma se posso evitare uno scontro diretto preferisco. Le Guardiane Stellari devono rimanere compatte, tale è il mio credo.
- È stata una tua scelta Kai'Sa, io non voglio tutto ciò. Non cadrò, assicurati che le altre stiano bene.
Mi trasformo senza indugiare oltre, mi sta scoppiando la carotide. La intimo un pochino, gridandole di lasciar la squadra fuori dalle nostre questioni personali e per tutta risposta muta l'aspetto nella propria versione stellare. Umi, il piccolo famiglio a forma di mantra con motivi dorati sul dorso, le compare altezza busto e le svolazza intorno. Dovrebbe tramutare anche lei nelle armi tipiche della guardiana, ma dimostra apertamente il disprezzo che prova. Impugna il kunai a punta celeste, innalza la maschera fino a coprirle due spanne o poco più il volto e la distorsione cromatica del violaceo blu che la identifica rivela le consolidate decisioni. È una dimostrazione di pura forza, una prova se si vuole intendere.
- Son tutte qui Kai, sei tu che non le vedi. Vecchie e nuove stelle. Osservano silenziose.
Mi son accertata più volte di non essere seguita, non so a cosa possa riferirsi, non è importante ora. Si alza in volo e si scaraventa contro di me, non mi riserva altra scelta e con le lacrime agli occhi sono costretta a difendermi preparando una veloce controffensiva.
- Siete Guardiani Stellari!
Grido lasciandomi trasportare dall'incredulità, indifferente dell'orario e del luogo. Non sono scomparsi quella mattina, esistono ancora. La luce che mi inondava svanisce così com'è arrivata, emessa naturalmente sia da Xayah che da Rakan. Luxanna era umana per quel che so, ma non pensavo che i discendenti dei Vastayashai'rei potessero essere delle SG. Provo pena per loro, chissà quanto dev'essere stressante convivere con un segreto simile, come se non esistesse nella vita di tutti i giorni. Un momento, se i due innamorati sono SG, allora è probabile che tutta la combriccola lo sia. Non riesco a star dietro i miei pensieri, sono dei treni che sfrecciano su e giù e che stanno per deragliare. Chiedo se è Akali quella in pericolo, perché come io fare il possibile per la chioma rosa, lo stesso farebbe Kai con la migliore amica. Rakan è impassibile alla domanda, mi suggerisce di serrarmi bene a lui e in men che non si dica, senza alcun rumore di sorta, spicchiamo il volo verso le catene montuose. Atterriamo in un luogo sperduto, ma danno l'impressione di saper esattamente dove ci troviamo. Ho tonnellate di domanda. Kai'Sa m'inquietava perché qualcosa in lei non andava, ma mai avrei pensato che il fardello che porta con sé fosse talmente grande. Prima di aggiungere altro, Xayah mi tappa la bocca con la mano ritrasformandosi nella solita studentessa. Si guarda in giro con fare sospetto e mi sussurra qualcosa per rabbrividirmi. M'intimorisce informandomi che nessuno sa che io sia qui come spettatore e che al primo alito di troppo, mi spedisce a casa a calci. È tutto così surreale, così assurdo, che prendo gli ordini della ragazza alla lettera. Il pensiero rimane fisso sulla chioma rosa, se lei o Akali sono in pericolo, cosa posso fare io che delle guardiane non sono capaci. Stiamo camminando a passo veloce da una decina di minuti, quando in lontananza si sentono degli scoppi e accelerano il passo, io con loro. Si apre davanti a noi un sentiero che conduce a una radura. Non ricordo di aver mai sentito parlare del posto.
- Lo abbiamo creato noi per allenarci.
Ora ho la certezza che legge nel pensiero, ecco come Kai ha scoperto la cosa della "chioma rosa".
- Quasi nessuno di noi ci riesce, lei deve averlo imparato da quell'altra.
- Miella! Giù!
Un qualcosa detona in prossimità di dove ci troviamo e sarei stato travolto da quel qualcosa se Rakan non avesse balzato su di noi trascinandoci a terra. La voglia di scappare non piega la voglia di restare. Continuo con il mutismo e spalanco la bocca davanti allo scenario propostomi, ossia la luce delle due guerriere rende irriconoscibile la diversificazione dei colori rischiariti da quel poco di luna che le nuvole lasciano filtrare. Provo a mettere a fuoco, abituando le pupille agli sprazzi simili a quelli del sole quando viene coperto dalle nuvole signoreggiate da un vento irregolare. Le macabre sorprese non finiscono e ammaccata, ma guardinga, la ragazza in cielo non è altri che Kai'Sa che sta combattendo contro la sua migliore amica. Trasgredisco ai comandi di Xayah e le sbraito.
- Finiranno per ammazzarsi. Hai detto che non siamo soli, intervenite!
- Xayah ha anche detto che era una tua scelta presentarti, com'è una loro scelta tutto questo.
