Non mi sovrasta, i frutti dell'allenamento finalmente escono fuori. L'acciaio del kunai lede alcuni dei miei proiettili e ne devia altrettanti. La solitudine in cui si rifugia Akali è la fortezza che si è costruita attorno e la spazzerò via mattone dopo mattone. I colpi che ci stiamo scambiando son passati molto velocemente da semplici esibizioni intimidatorie a vere e proprio stoccate potenzialmente letali. Nessuna delle due cede il passo incantante in un mortale giro di valzer. Sollevandomi in aria inveisco contro il cielo e scarico una raffica così densa di proiettili da rendere impossibile schivali tutti. Prova a dirottarne qualcuno con il kama ed uso quel frangente per avvicinarmi abbastanza da sparar altre fucilate dalle armi triangolari rosa pallido e bianche che sono poste come estensioni delle mie mani. Accusa la pioggia di missili, non indietreggia e con una stella a quattro punte lanciata per distarmi, mi tira un calcio dritto allo stomaco. Ha intuito che se attacco non posso difendere e ha sfruttato il mio punto cieco accettando il fatto che non sarebbe mai riuscita a scansarle tutto l'arsenale schierato. Non ho il tempo di riprendermi che già piroetta sopra di me, così spaventosamente vicino che per un interminabile atto, i nostri volti s'incontrano fin quasi a sfiorarsi e proiettandosi molto dietro di me usa il kama per provare a recidermi la spalla e spingermi in basso, verso la ghiaia. Il lancinante dolore che sto provando non la muove a pietà e si scaglia nella mia direzione puntandomi il kunai in pieno petto. All'ultimo istante balzo di lato, le tocca sfondare il terreno piuttosto che il mio torace e rispondo all'offensiva, adoperando l'unico braccio ancora funzionante per farle dono di un'ulteriore sventagliata di fuoco sul fianco scoperto. Si allontana con un gran salto, dopo che le bruciature impresse sotto e al lato seno le smettano di fumare. Siamo entrambe ai ferri corti, il tempo stringe e manteniamo la trasformazione a stento. Uno stolto sorriso matura nel volto della mia migliore amica e sul mio, mutando in risa che coprono la sofferenza fisica che stiamo affrontando e, chissà come, concordiamo che il prossimo sarà l'attacco che deciderà le sorti del combattimento. Ho conosciuto Akali da piccola, dopo che aveva salvato un cagnolino da un gruppo di teppisti, buscandole di brutto pure lei e io l'ho trovata esime, distesa per strada. Da allora ci siamo ripromesse di aiutare i ragazzini ad uscire dalle zone malfamate e di dedicarci al volontariato, ma non è il momento di perdersi nei ricordi. Il kama di Akali scompare, canalizzando le energie rimaste sul kunai e lo stesso accade ai miei cannoni, che si dissolvono per far slittare i rimanenti brandelli di magia sul bordo di una singola pistola e adattarla a sega. Con incredibile foga ci gettiamo in un'ultima carica gridando ad alta voce il nome dell'avversaria.

- Xayah, si stanno suicidando.
Le strillo nell'istante in cui Kai'Sa rischia di rimetterci un intero arto. Interviene la piumata affermando che non sta a noi decidere. Hanno davvero intenzione di approvare la selvaggia carneficina in piena vista. Uno scoppio c'investe nuovamente e l'uomo solleva d'istinto l'ala per proteggere la compagna. Ora o mai più, un fulmineo scatto e le raggiungo, ne sono certo. Basta un battito d'ala di troppo del vastaya per correre in mezzo alle due contendenti e separarle, sicuro son troppo concentrate per notarmi arrivare dagli alberi. Inizio a correre e noto che l'allenamento con la Xan è servito, ma si lanciano l'una contro l'altra. Come previsto non mi notano e io son proprio in mezzo. Cosa mi è saltato in mente, io e le mie manie megalomane. Son solo un ragazzo con un ego troppo grande per ammettere di essere impotente, forse è solo perché per una volta volevo fare la differenza. Tutto sommato è un modo epico di morire e mi fermo quando vengo abbagliato dalle due luci che si contrappongono. Scusami papà, sarei dovuto rimanere a casa. Xayah impreca e si rende contro troppo tardi della mia fuga e cambia all'istante per provare a recuperarmi prima che possa capitare l'impensabile. Sono chiamato da una vocina familiare e una luce dalla scia rosata vaga in cielo seguita prontamente da altri bagliori, finché l'intera foresta non s'illumina.

- Kiko, assalto spirituale!
Come se fosse parte di un grande schema, le due stelle eseguono delle azioni che sembrano programmate in anticipo e accorrono in soccorso della cosa postasi tra me e Akali. Riconosco le firme stellari dei miei mentori braccate dalle restanti guardiane. Vedo Ahri scendere in verticale per intercettare la viola, con la bianca sfera infuocata, mentre io vengo superata da una miriade di piume, che ritirandosi mi ruotano vorticosamente intorno, impedendomi il movimento, lacerando i punti esposti e aperti del mio corpo. L'incantalame della vastaya piumata è una morsa immobilizzante e le piume mi coprono quasi completamente la vista oltre il naso. Mi affido all'udito per capire che stia succedendo, poiché avevo la parola di ciascuna di loro che nessuno si sarebbe intromesso e invece siam state interrotte. Il pandemonio che sta avvenendo per un uccello capitato qua per caso è inutile, non che non mi dispiaccia considerando che ho un canile in proprietà, ma Akali poteva restare menomata a vita, se non peggio. Qualcosa è in forno e non capisco cosa.
- Seraphine, Sona! Qui, presto! Rell invoca Sebastian, lo appoggeremo su di lui. Quinn tu evoca Valor e cercate la sua famiglia, Nilah ed Ekko vi aiuteranno.
La volpe da precise e accurante disposizioni, da vera capitana, ma di chi staranno parlando comunque. Xayah completa gli ordini di Ahri imponendo alle restanti stelle di dedicarsi alle due ferite, a me e alla contendente insomma. Le piume vengono richiamate totalmente e liberandomi studio lo strano e viscoso liquido cremisi che scola lungo il coltello energetico. Sangue. Ho ucciso Akali. Scrutando meglio però, noto che anche il kunai della migliore amica è infilzato a fondo e fa sgorgare sangue da quelli che sono dei vestiti. Non è un animale, ma una persona e sollevo rapidamente la testa per guardala in faccia. Non posso credervi, non voglio credervi.
- ALEX!
Il mio urlo rimbomba tra i tronchi, prima che la codata strappi violentemente il malcapitato dalla nostra fatale presa. Quel che avviene dopo è tutto molto veloce e quasi incomprensibile. Orianna e il famiglio a forma di gufo meccanico Tacker isolano Sarah "Miss" Fortune e la violacea in una sfera predisposta dal famiglio stesso, nel frattempo Taliyah lavora il terreno in modo tale da ancorarmi ad esso e dando la possibilità a Rakan di iniziare a curarmi. Senna impugna il fucile, che più che fucile è un mortaio ambulante, nato dalla trasmutazione dello squaletto Giru e tiene sotto tiro entrambe. Sarah è solo una misura preventiva, di deterrenza, tuttavia non vede l'ora di avere un pretesto per far scoccare qualche pallotta a Boki e Baki, mutati in pistole a pietra focaia. Non capisco perché sia io quella assistita per prima, quando Ahri deve aver devastato oltremisura Akali. È stato esagerato e pericoloso, ma è sarcastico detto da una che combatteva la guardiana rinchiusa con l'intento di metterla gravemente fuori uso. Mi brucia la gola e respirare aria incendia le narici, eppure trovo sbagliato stare qua. Il mio posto dovrebbe essere accanto al mio amico in fin di vita. Già, amico. Sono una grande stupida, in una sola notte potrei aver perso contemporaneamente le due persone che amo di più in assoluto. Le escoriazioni del corpo iniziano a rimarginarsi con il potere di Rakan, ma niente potrà alleviare l'animo frantumato, ridotto in troppi pezzi giacché si possa ricomporre.

L'ambiente è confuso, quasi sovrapposto, mi sento tramortito. Forse sono appoggiato a qualcosa di duro che funge da schienale. Tampono con la ferita con la mano, sulle dita trovo sangue non pelle e non percepisco nulla di ciò che mi sta intorno, sento solo la vita che scivola vita. Che strano, dovrebbe essere torturante e invece è quasi un conforto, un antidolorifico. È buio pesto, non sono capace ad aprire le palpebre e il vento mi batte sui nervi scoperti, forse è il freddo ad alleviare il dolore atroce che dovrei provare. Non è la migliore dell'esperienze ecco. Un tepore m'inonda e mi dona un senso di sollievo, possibile che sia arrivata la mia ora dunque. Mi sto ancora sforzando di aprire gli occhi. La fragranza dell'erba tagliata s'impossessa del mio naso, mentre un fischio acuto copre ininterrottamente ogni altro suono, filtrandolo e aumentando lo stridio. Ci siamo, finalmente riesco nel mio intento, credo, e vi è solo nero. Mi correggo, non nero, ma assenza di una qualunque fonte luminosa. Se è un incubo allora tornerò a dormire. Forse per il resto dell'esistenza…
Una scossa si snoda lungo le vertebre e mi ravviva giusto quel che basta a svegliarmi dal solito letto. Che sogno contorto, esso pareva così reale. Accendo la luce della lampadina avvitata al muro e analizzo le innumerevoli fasce che circondano il costato, presagendo che vi sia della verità nell'incubo, più di quel che si possa immaginare. Una fitta mi strozza le costole e punge così dannatamente forte da farmi vomitare. Qualcuno entra dalla porta per assistermi, un fantasma di un passato mai veramente andato e, sarà che il mio sistema nervoso starà combattendo il dolore mostrandomi un'immagine piacevole, sarà che ho semplicemente le visioni, i sensi si affievoliscono fino a perdere conoscenza.

La nove code si precipita nella stanza del ragazzo agonizzante seguita da me, Sona e il padre di lui. I succhi gastrici sparsi tra il pavimento e l'anta laterale del letto sono stomachevoli, ma la vastaya non perde un minuto di meno e senza scomporsi, sistema delicatamente Alexander a testa in su sopra il cuscino, supportata dall'uomo e assicurandosi che stia ancora respirando. Non si tocca Alex senza precise istruzioni di Ahri, per evitare che la sua precaria situazione possa peggiorare. Una Sona molto provata stabilizza temporaneamente le condizioni mediche dell'infelice vittima, poiché lei e chiunque possieda una magia curativa stanno attivamente lavorando su turni per badargli. È dura mantenerlo in vita, ma con le competenze del dottor Shen, il chirurgo di Kassa Din e il potere di noi guardiane, possiamo farcela. Possono farcela, perché se mi avvicino più del dovuto non so cosa farebbe Ahri e lasciar scatenare la sua furia sarebbe insensato e controproducente. La vastaya inoltre non lascia l'abitazione per nessun tipo di motivo, infatti vive da giorni in questa casa ed ha organizzato un armadio con dentro l'occorrente che le serve per la cura personale. Vi è un veto qua dentro, niente magia se non per il ragazzo. Se potessimo contare su Soraka, le probabilità di successo aumenterebbero non di poco. Superata la fase critica, affila lo sguardo torvo e mi surclassa con disprezzo senza degnarmi di un minimo di attenzione per andare in bagno a lavar via il vomito rimastole tra i polpastrelli. Il padre mi domanda, con finta gentilezza, di portar le lenzuola inzuppate nella lavatrice in lavanderia e faccio il più velocemente possibile per il bisogno di sentirmi efficiente. Per quanto il nostro rapporto al padre sia stato obiettivo ed onesto, io non posso far a meno di sentirmi l'unica, la principale colpevole del funesto episodio. Coverà parecchio risentimento, prima la moglie e ora rischia il figlio, ma si raccomanda alle direttive della capitana. La disperazione di veder un figlio appeso a un filo è una situazione che solo un genitore può capire e t'induce a collaborare persino col il peggiore dei mali se si ha una possibilità per salvarlo. Esatto, per lui saremo il male adesso. Non ha mai espresso giudizi in merito e ha accettato cinicamente tutta la storia delle Guardiane Stellari, preoccupandosi e interrogandoci solo suo figlio. Il fetore nauseabondo delle coperte mi ha impuzzato, aspetto pazientemente che Ahri esca dal bagno per sciacquarmi anche io, ma la caustica reazione della nove code alla mia presenza sfregia la mia volontà di parlarle. È dal giorno in cui io e Akali ci siamo sfidate che non parliamo delle squadre. Siamo divise come mai prima d'ora e non solo in senso metaforico, le mie due doppie hanno deciso di smembrare temporaneamente la mia squadra, affidando la mia migliore amica alla piumata e io alla seconda vastaya. Le obiezioni sono state stroncata sul nascere, son certa che non mi ritengono adatta a guidare una squadra mia. La ragazza muta offre riservatezza a un uomo distrutto dalla vita e a suo figlio, riferendoci come si sta evolvendo la situazione. Chiizu, il topolino famiglio della musicista, interpreta per Ahri i concetti espressi da Sona. Ella sottolinea come sia davvero fuori dagli schemi tenere in vita una persona ordinaria sfruttando così intensamente il potere cosmico, non solo non è sicuro, ma che lei sappia, anche discutendone con Nilah e Xayah, non è mai successo e quindi non saprebbe prevedere quali potrebbero essere le controindicazioni in futuro. Ha paura che il danno che gli stiamo recando sia maggiore del beneficio. La volpe prende nota mentalmente del parere della guaritrice, la licenzia ringraziandola calorosamente per l'operato consigliandole riposo assoluto e io l'accompagno fino al bus. Come ho già specificato, niente magia, volo compreso, perché dobbiamo risparmiare quanta luce stellare possibile. Siamo dimezzate e in caso di fenditure del Vuoto o portali per la dimensione del caos combatteremmo divise e il triplo per compensare la mancanza delle altre. Già che sono fuori, mi distraggo un po' passeggiando fuori prima di rientrare.

Il dolore è attenuato da un primaverile calore che mi avvolge. È smisuratamente piacevole, un piccolo spazio di tregua tra continue fitte e spasmi. Non penso che la flanella delle coperte possa essere così terapeutica e avverto un secondo casto respiro a tenermi compagnia, troppo tenue perché possa essere mio padre. Da come dorme, deve essere notte fonda ed evito di muovermi per non svegliare la persona che mi sta avvolgendo. Tasto piano nelle vicinanze e mi sembra di toccare soffici nuvole di zucchero filato. Saranno peluche. Ha una coscia infilata in mezzo alle mie gambe, un braccio avviluppato sopra le innumerevoli bende che mi ricoprono e il viso affondato nel collo, non mi sta accanto, mi sta praticamente sopra. È una posizione stereotipica femminile. Chi sia lo scoprirò solo al mattino, peccato, perché mi piacerebbe capire chi sia e il motivo di aver riempito il letto di pupazzi. Investigo tra i miei ricordi per cercare una traccia degli avvenimenti recenti e del motivo di essermi ridotto in stato quasi comatoso. Così tante domande sorgono da distrarmi completamente e figliare un gran mal di testa. Piccoli movimenti della persona accanto danno l'impressione che si stia svegliando. Falso allarme, o forse no. Trasalto e accendo la luce per avere un'idea dell'identità di chi mi sta coccolando, quando innesto nel mio sguardo due biglie indaco che annidano due sferette nere. Spengo e riaccendo, rimanendo senza parole. Sto sognando. La mente mi tortura e la nausea mista a voltastomaco si sta facendo strada, quando vengo trascinato in basso sul petto dello spettro, potendole ascoltare il muscolo prossimo ai polmoni pulsarle di vita. Non è uno spettro, è reale. È riprovevolmente reale.
- Sh…
Sibilla e comincia ad accarezzarmi fino a calmarmi, conosce bene i miei punti deboli.
- Tuo padre è sveglio da giorni, lasciamolo riposare. Va bene?
Sono imbambolato. Che reazione dovrei avere, quale reazione è giusta avere. Ho impiegato mesi per andare avanti, per superare la sua dipartita. Settimane di strazio, di ricerche, di pianti e di fingere che fosse tutto a posto, quando niente era a posto. Se ripenso a quel dolore emotivo e non solo basato su una menzogna, una sporca, misera bugia, l'ammazzerei io stesso. Sento le nove code di Ahri allungarsi su di me, come se stessero reagendo dispiaciute alla mia rabbia interiore, quasi a chiedere perdono e a trovare un modo per addolcirmi un minimo.
- Avrai tanti dubbi, presumo.
Non le permetto di aggiungere nulla. Scoppio in un sommesso pianto catartico e i rimpianti scivolano via insieme all'acqua che mi riga le guance. Ogni negatività, ogni rimpianto defluisce via come l'acqua di un ruscello. Ho odiato me stesso dieci volte dieci per ciascuna delle discussioni che le spegneva il sorriso e sono infinite le volte che mi commiseravo gravandomi addosso le colpe dei grandi "perché", dei "se" e dei "ma". Quando la speranza di ritrovarla viva mi ha totalmente abbandonato, traevo forza dalle storie e dalle avventure quotidiane che annotavamo scherzosamente in un diario condiviso. I passi scritti da lei li ho imparati a memoria e saprei recitarle meglio delle bestemmie che ho tirato perché la ritrovassi. La morte non le ha impedito di essere lì a sostenermi, ogni frase scritta mi ricordava la sua convinzione di sfidare il destino, ma non ero con lei quando si aprirono i cancelli dell'apocalisse, quando i palazzi cadevano e la terra si apriva. L'ho amata. L'ho amata ogni singolo giorno, ogni singolo istante, ogni momento e il grande rammarico è stato quello di non averla amata quanto si meritasse. Non potevo più dirle quanto fosse preziosa o importante, non potevo più regalarle fiori o fare scemenze insieme a lei. Dei treni carichi di istantanee di momenti felici, ilari scarrozzano nella mia memoria e raggianti lampi di splendida, rinnovata pacatezza che riuscivamo a trovare usando dei semplici fogli di carta e poco più, ricadono a pioggia nel mio cuore. La bella e perfetta Ahri, che mi prendeva in giro quando mangiavo il riso con il cucchiaio, non con le bacchette e che rideva quando le dedicavo una canzone perché ero troppo stonato. Tutto sbietta e perde senso. Ma quale rabbia dovrei provare, quale sentimento o emozione di odio. Lei è insieme a me. Adesso, ora. Quale divinità devo ringraziare per l'insperato miracolo. Sto morendo e nascendo, spremuto da una torsione fatale, con un'alternanza atroce e dissolubile. I malinconici singhiozzi prendono forma in uno stretto e asfissiante abbraccio, che le stringono la schiena attraverso i vestiti, adunghiandola e fregandomene di come io stia fisicamente.
- Sei viva Ahri! Sei viva! Perdonami se non ero con te!
Tra i patetici gorgogli che mi escono, riesco a dire solo queste parole, riesco a pensare solo al fatto che Ahri sia viva. Le lacrime silenziose della ragazza si amalgamano alle mie e rimaniamo abbracciati finché non ci addormentiamo. La mattina a seguire è molto dura e ancor prima di aprire gli occhi, cerco la ragazza con la mano sul letto. Scatta una sirena nella testa appena non sento le code sotto i palmi e mi alzo di getto, patendo terribilmente. Mio padre russa che è un piacere, un ippopotamo sarebbe maggiormente discreto e noto i segni lasciati dalla presenza certa di Ahri, dato che il lato dove dormiva lei è ben rifoderato. Non è stata un miraggio, per fortuna. Parli del diavolo ed ecco che la volpe sta aprendo la porta per entrare in camera, chiudo rapidamente gli occhi nella speranza che vedendomi dormire mi vizzi ancora un po'. La sento ridere sottotono, non ha abboccato, la volpe è un asso a leggere le persone e decide di stare al gioco. Si siede sul letto e con quelle sue movenze aggraziate addenta la classica mela finemente tagliata. Le abitudini sono dure da scacciare. Quando si conosce approfonditamente una persona, ne si apprezza ogni aspetto, specialmente se quella persona non dovrebbe essere tra i vivi. Il prossimo quarto d'ora è scontato: posare il piatto e forchetta, sciacquare bene i denti e cambiarsi. È lenta e sta aspettando che la mia farsa finisca prima di intrattenere un dialogo, il suo modo di darmi tempo. Devo sperimentare un paio di idee per di potermi fidare completamente. Se è la mia Ahri, lo dimostrerà subito. Il primo collaudo consiste ne far cadere il cuscino, la mia Ahri ha un suo modo di raccogliere gli oggetti da terra. Si piega rimanendo ordinata e mi sbatte il guanciale in faccia con tale soddisfazione per aver tenuto fede alle aspettative quasi invidiabile. Secondo collaudo, far cadere il cuscino. La mia Ahri odia ripetere le azioni, soprattutto se son inutili. Sente il tonfo e guardando il poggiatesta con sufficienza lo ignora tornando alla lettura di un mio libro di Lovecraft trovato per caso nella vetrina. Sì, è la mia Ahri ed è stupefacente la sua presenza in questa stanza, l'ultima volta che vi mise piede è stato un anno prima. La prima mossa ora tocca a me.
- Mi potresti prendere il cuscino, per favore? Mi è caduto.
Mi sdegna. Si comportava in questo modo quando era scocciata, non degnandomi neanche di uno sguardo e sta facendo lo stesso ora girando rumorosamente una pagina. Di solito era un parto farle cambiare opinione. Accuso una fitta, però trattengo l'espressione di dolore. Rischio la decapitazione se inizia a pensare che io usi le mie attuali condizioni per attirare l'attenzione. Distoglie gli occhi cerulei dal libro che regge, difficile interpretare le intenzioni di chi è campionessa nell'arte della seduzione. Raccoglie il cuscino e l'anticipo preparandomi ad un impatto che non collima. Un'altra risata sommessa, in effetti dall'esterno la faccenda può risultare comica ed è interessante come assecondi il mio puerile comportamento. Che bei momenti, mi mancavano così tanto.
- Ultima volta.
Mi avvisa con una vena ironica e dovrei sfruttare questo istante per chiederle spiegazioni.
- Sei viva.
- Così sembra.
Fastidiosa e sfuggente come sempre. Un frammento della notte scorsa. Kai'Sa è in pericolo!
- Ahri, dobbiamo salvare Kai'Sa. Dobbiamo aiutarla.
- Ovvio. Ci vuole un occhio di volpe, indossa i calzini e andiamo.
Nel piegare il busto e nello scoprirmi, piombo sofferente sul materasso.
- Ah, già. C'è appena appena questo piccolo intoppo che sei in vita per miracolo.
Non prendermi in giro. Kai'Sa è un'amica ed ha bisogno di aiuto!
Un flusso di luce parte dalla vastaya e rivela per un istante la Guardiana Stellare e tornare normale.
- Smettila di voler fare l'eroe e riposati. Tuo padre dormirà fino a sta sera. Abbiamo visite a orario di cena e avrai le spiegazioni necessarie.
Una SG. Ma certo, chi altri avrebbe potuto essere, non mi stupisco di nulla a questo punto. La simulazione della sua morte è legata in qualche modo alle SG. È una grande manipolatrice, però non una volta mi ha mentito quando è stata così seria. Aspetto il momento promesso e la ramanzina della vastaya mi ha ammansito tanto da spingermi a distendermi e a riposarmi fino al tramonto.

Un messaggio dalla caposquadra mi impone d'incontrarci il pomeriggio, senza aggiungere luogo. A casa di Alexander quindi. Sti giorni son rimasta indietro con lo studio e non posso permettermi di trascurare gli aspetti della vita scolastica. Mi rasserena che almeno Akali sia tornata a scuola come non fosse accaduto nulla, ma il divieto di parlare tra noi vige ancora, con Xayah a sorvegliarci costantemente. La situazione è in estrema tensione, basta un niente per far scoppiare una lite. Non ne posso più di queste circostanze ed ho urgenza di incontrare clandestinamente la mia squadra, ma devo volare basso per evitare che le due capitane mi possano scoprire ed hanno una soglia di perplessità molto bassa ultimamente. Nilah è fortunata ad essere una delle uniche guardiane esterne esistenti perché è esonerata da ciò, forse può tornare utile il suo aiuto. La parte difficile è mantenere la copertura alta con le persone ordinarie, in particolare con Loris, che è visibilmente in ansia per le condizioni dell'amico dopo l'incidente avvenuto in auto, o almeno, è la scusa di copertura promulgata. Concludo velocemente con la Xan e, terminate le lezioni di storia europea con il professor Tryndamere, dovrei passare a prendere Seraphine per andare dal ragazzo in convalescenza. Ipotizzo che la volpe voglia trattare la faccenda dello smistamento delle squadre, me lo auguro per lo meno. Non voglio andare subito da Sera però, necessito di staccare un attimo oppure finisce che implodo sui miei pensieri e ne approfitto per visitare il chioschetto di spaghetti ambulante, famosissimo a Valoran City, "Spaghetto Bill". Bill è uno di quelle poche, pochissime persone che conosce l'identità delle SG e, sinceramente parlando, non so se gli importi. Abbiamo un patto non scritto con Bill, ovvero che i tre sgabelli all'ingresso sono di proprietà di noi SG. È bello avere un posto in città dove essere noi stesse di tanto in tanto, senza dover tenere i nostri affari e le nostre identità segrete ed è perfino l'unico posto dove ho avuto un incontro ravvicinato e pacifico con Syndra, molti mesi addietro. Il ristoratore è un bonaccione di mezza età un po' tondo, sempre con una benda in testa il cui motto è semplice e diretto, "tutti amano gli spaghetti di Bill" e non c'è niente di più vero. Sono buonissimi, spesso ci offre lui senza dir niente. Tranne ad Akali, perché se si mettesse ad offrire scodelle gratis a quella zuccona andrebbe in bancarotta. Rell e Quinn sono qui, discutono di fumetti, discorso in cui pudicamente m'infilo. Non tocchiamo minimamente l'argomento SG, neanche c'interessa in realtà. Siamo presi dal dibattito che manco in tribunale di come siano accattivanti i disegni dell'ultimo capitolo del manga di Rell e di come si stia evolvendo lo stile tecnico. Me la prendo comoda, ignorando il telefono e invogliata a continuare il confronto con le due amiche, che saluto solamente quando inizia a tardare. Chiamo Seraphine al cellulare mentre sono per strada per avvisarla che farò un pochino tardi nel passare a prenderla, se nonché come risposta ottengo che Ahri vuole solo me oggi. Sarebbe stato carino avvertire! Ora devo attraversare mezza città di corsa per essere puntuale. Arrivata, la trovo sull'uscito ad aspettarti scocciata e mi trattengo dal non dirle nulla, altrimenti mi mangia viva con quei suoi metodi draconiani. Una volta dentro mi fa attendere in corridoio, dove si sente il rumore di un treno chiuso in camera, ma penso sia solo il padre russare. Con un fischio leggero mi chiama e mi è chiaro il motivo del presentarmi da sola.