- Cosa si fa ora Ahri?
È passata più di una settimana ormai, non vedo l'ora di tornare alla normalità. Già, "normalità". Una parola che se attenzionata con criterio apre, anzi no, spalanca le porte a tante di quelle domande esistenziali da far venire i capogiri. La mia "normalità" era uguale a quella di tanti come me in città, eppure, a pensarci, nessuna storia è uguale alle altre. Quella buon'anima di mia madre aveva ragione al riguardo. Viaggiando parecchio ha sperimentato in prima persona questa verità e, prima di trasferirsi con papà a Valoran City, aveva collezionato storie di ogni tipo o genere. Raggruppava le storie in un taccuino dalle pagine ormai consumate ed ingiallite, alcune tenute unite da del nastro adesivo, rilegate da una copertina flessibile nera. Non a caso infatti io e la volpe abbiamo avuto l'idea del diario condiviso. Da piccolo niente mi faceva sognare, prima di andare a dormire, più di quei momenti ove mia madre m'intratteneva intere serate leggendo l'inchiostro sbiadito che marcava le righe quasi totalmente imbrunite. Era solita dire che seduti sul treno sono tutti uguali, ma ciascuno sul vagone con vite e motivi estremamente diversi. È "normale", perché nessuna vita è identica ad un'altra, eppure ognuno ha la propria idea di normalità. La mia è andare in accademia con Loris a spendere due spicci per le scadenti merendine al cacao delle macchinette, vedere la professoressa Illaoi prendere a sberle la scrivania con il registro e osservare Ryze stregare con le lezioni teoriche di algebra i ragazzi come solo lui riesce a fare. Mi manca quella normalità e fatico a crederci. Riflettendoci, tecnicamente sarei anche ancora in tempo per partecipare alle gare sportive dell'accademia, dubito fortemente che riuscirò a presentarmi. La Xan mi ha scritto un paio di messaggi al riguardo, ma niente di che.
- Si va avanti.
Che strano rapporto si sta instaurando con la volpina vastaya, ha assunto un ruolo quasi familiare. Non mi infastidisce la convivenza, ma il comportamento contraddittorio che adotta con me, facendo il buono o il cattivo tempo a sua soggettiva discrezione. Devo dire però, che si sta sacrificando molto per me. È molto servile nei confronti di mio padre, nonostante la tenga alla larga, addirittura mangia ad orari diversi dai nostri per non disturbare, con la scusa del dover stare appresso alle ronde notturne. Non si vede, non si sente e, laddove la s'incrocia, sta sempre a lavorare in giro per casa, un modo elegante per onorare l'ospitalità. Lei è così, ho preso dimestichezza con la vera Ahri nei mesi riempiti dai nostri incontri quotidiani, la bella volpe che non indossava la maschera seducente con l'accento che profumava di sud. Una parte della sua personalità è davvero schiva e sfuggente, ma non è veramente piena di sé o vanitosa. Papà evita l'argomento, ha un astio verso le guardiane e non si può veramente biasimare. Non importa quanti pomeriggi la ragazza abbia passato dentro queste stesse mura e quanto potesse essere una figlia per lui, dentro rasenta l'odio adesso. Ma volente o nolente l'argomento dovrà essere affrontato, la nove code è parte integrante della casa. I fiochi raggi del sole vengono filtrati dalle vetrate delle finestre, ribalzando sui mobili ad angolo e danno riposo ai lampioni che illuminavano il buio della notte. Le rare volte che la ragazza passa le notti a casa dorme nella stanza di mia sorella, mai insieme o nello stesso letto. L'ultima volta è stato dopo che mi son svegliato per aver rigettato. In principio la sua costante vigilanza per supervisionare le mie condizioni era interpretabile come una manifestazione di affetto, ora sento che è diventata la mia carceriera e che contattare il mondo esterno sia un'eresia. Non posso incontrare nessuno fino a nuovo ordine e la cosa che più mi preme è l'impossibilità di sfogarmi con Loris, rimarrebbe di stucco nel sapere che Ahri è viva. Le poche domande non hanno seguito e la riabilitazione con Shen mi prende praticamente l'intera giornata. Piccoli progressi alla volta sto riprendendo il pieno controllo degli arti, anche se in realtà sto recuperando velocemente rispetto alle previsioni. A posto, prima finisce la tortura, meglio è. Avrei evitato la spola di energia stellare e farmaci, ma evito di lagnarmi se penso che l'alternativa sarebbe stato il campo santo. È stato inutile chiedere di Akali e Kai'Sa, sia ad Ahri che a Sona ed il fatto che sia muta l'aiuta a non rispondermi. Dopo incessanti interrogatori, la vastaya qualcosina sul mondo delle guardiane me l'ha comunque raccontato e su cosa esse siano. Sì, esatto. Cosa sono. Mi ha spiegato che le Guardiane Stellari ottengono energia stellare direttamente dalla Prima Stella, fungono da ripetitori e trasmettono la Prima Luce in tutto l'universo. Quello che i moderni modelli cosmologici definiscono "Big Bang" è l'espansione della Prima Stella e quando le distanze nello spazio divennero troppo grandi per una sola luce, la Prima Stella creò a sua immagine altri oggetti luminosi per squarciare il buio, le stelle. A questo punto il discorso di Ahri ottiene un tono imperioso, regale, da palco, quasi stesse recitando una preghiera a memoria. Il glorioso universo, che cominciò a pullulare di vita, attirò come miele per api, o più accuratamente come un'infezione su di una ferita purulenta, il Vuoto. Non si sa cosa sia, un limbo illogico nascosto tra le stringhe delle dimensioni oppure orrori ancestrali precedenti alla manifestazione della Prima Stella, ma sta di fatto che avviarono una vorace distruzione delle giovani luci. La Prima Stella doveva difendere il suo operato, dunque generò degli esseri che potessero incanalare l'energia stellare e usarla per purificare le galassie dal Vuoto in una guerra senza fine. Ecco cosa sono le Guardiane, dei contenitori, ricettacoli o delle batterie con una precisa funzione e un preciso scopo. Il risentimento della volpe nel piccolo excursus è ben in vista e posso compartirla in un certo senso. Se si volesse riassumere in modo romanticizzato si potrebbe affermare tranquillamente che le Guardiane Stellari sono stelle intrise di autocoscienza. Ha anche accennato a una cosa chiamata "Caduta", un riferimento simile è stato accennato da Xayah che ha affermato di esser stata lascata a morire, ma non importa quanto io insista, rimane un argomento di cui non vuole discutere. Di nuovo chiusa in sé, però son contento che non sia cambiata così tanto.

Sei giorni. Sono passati sei travagliatissimi giorni da che Alex ha ripreso i sensi e ancora non ho avuto occasione di parlare né con lui, né con la mia migliore amica, né con nessun'altra guardiana. Kassa Din non mi aggiorna neanche a pagarlo, sicuramente su ordine delle due caposquadra vastayane. Onestamente la situazione incomincia a stancarmi e molto, devo trovare un modo per eludere Xayah e incontrare Akali. Da sola non riuscirei, ma con l'aiuto di qualcuno non è poi così infattibile. È il momento di chiedere una mano a Nilah, però rimuginandoci su sembra un'idea da scartare in fondo. Mi è leale e non avrebbe problemi a infrangere le regole, ma ha questa sua mania imprevedibile di comportarsi e potrebbe farmi pizzicare. La parola chiave ora è: discrezione, meglio trovare alternative e non affidarsi alla guardiana esterna. Discrezione uguale Ekko. Sì, lui è perfetto. Fa tanto macello, ma se si concentra ottiene risultati invidiabili. Una è andata, bene, il problema successivo da risolvere è come allontanarsi da Sarah e dai due famigli Baki e Boki, che mi sorvegliano durante la ronda come fossi in una cassaforte immaginaria. Il lato positivo è che, per quanto ne sappia io, Sarah Fortune non è in grado di leggere il pensiero; il lato negativo è che non disobbedirà mai a un ordine diretto di Ahri, persuaderla non è fattibile. Non è una condizione facile e sbrigativa, ma rinunciare è l'ultima delle opzioni. Sorvolando uno dei quartieri bui e fatiscenti di Valoran City sentiamo delle grosse minacce. Un tentativo di rapina in un vicolo stretto e nascosto, un classico. Intervengo senza meditarci troppo, separandomi dalla compagnia di "Miss" Fortune e intromettendomi tra il ragazzino minacciato e il tizio con il coltellino. La mia apparizione sgomenta entrambi e li fa scappare, Sarah recupera il ragazzino e io colpisco alla nuca l'aggressore facendolo svenire e caricandolo di peso in spalla. Pare un'eternità, invece è passato neanche troppo tempo da quando con Akali sgominavamo i piantagrane che se la prendevano con i piccoli, allora non servivano superpoteri per cambiare il mondo. Bastava tanta forza di volontà e testardaggine, rimanendo coperte a nostra insaputa poiché v'era il mio cognome a proteggerci nelle situazioni maggiormente ostiche. Ce la siamo sempre cavata in un modo o nell'altro. L'irascibile voce di Sarah ammonisce la mia azione con una bella strigliata per le orecchie.
- Che ti è preso Kai'Sa!
- Era in pericolo. Ho agito d'istinto.
Mi giustifico dal rimprovero del luogotenente, ma sento che è sbagliato. Non dovrei discolparmi per aver protetto una persona. Le guardiane fanno questo, proteggere le persone. Qual è la differenza tra il compito superiore che la Prima Stella ha assegnato e ripulire la feccia dei malviventi.
- Non siamo dee Kai, né tanto meno supereroi! Che diavolo ti è passato per la testa?
Sto zitta e ingoio il rospo. In effetti, se intervenissimo in ogni conflitto, piccolo o grande che sia, finiremmo per essere adorate o odiate, in ogni caso temute. Son una Guardiana Stellare per difendere le persone, ma ciò che dice è, a mio malgrado, vero. Se ci atteggiassimo a paladine della giustizia diventeremmo dei fenomeni da baraccone e con il tempo otterremmo diffidenza e paura nei nostri confronti. Con che criterio poi definiremo cosa è giusto e cosa è ingiusto se non secondo il nostro personalissimo gusto, rischiando di compiere un passo falso, facendoci additare come effettiva minaccia da quelle persone che tanto desideriamo tenere al sicuro. Siamo ben lontane dall'essere perfette, trovo peccaminoso avere a disposizione fenomenali poteri cosmici e non poter estirpare il male dal mondo, ma la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Con la co-capitana facevamo questo genere di interventi un giorno sì e l'altro pure, non v'erano poteri a darci coraggio, bastavamo noi e il desiderio di cambiare il mondo, di aiutare chiunque possa essere aiutato. Ora che disponiamo galassie di energie, dobbiamo obbligatoriamente trattenerci o finiremo per danneggiare il nostro operato. Un ignobile controsenso dettato dalle dinamiche e da leggi universali che vanno oltre il semplice maltrattamento di un povero cagnolino. È un ciclo che va spezzato, che andrebbe rivisto, impossibile finché la squadra rimane smistata. Nel bene o nel male quel che è fatto è reso, ormai. La pistolera è partita per portare in salvo il mal capitato e mi assegna il compito di depositare il sacco di patate sul groppone davanti la stazione di polizia più vicina. In un lampo assolvo al mio compito, raggiungendo la meta, convincendo la persona a costituirsi e ripensando alla situazione vantaggiosa creatasi. Grazie Prima Luce. Prima di raggiungere Sarah, vado sotto casa dell'amico coi rasta appisolato dal pomeriggio e annullo la mia magia per evitare di essere rintracciata. Busso alla finestra lanciando piano dei sassolini. Dopo un paio di tiri la serranda è abbassata, dai Ekko non fare il pigrone. Sto per lanciarne un altro alla serranda che di botto ora è alzata ed una mano dal tocco maschile mi ferma, ma lo scuro rende difficile l'identificazione.
- Ti rendi conto di che ora sono?
- Sei tornato indietro nel tempo, vero?
- Ho abbassato la persiana prima che iniziassi a disturbarmi, pensavo fossero piccioni.
Evoca una piccola luce per stabilire un contatto visivo per vedere la faccia scompaginata che mi caratterizza in questo momento. È una questione della massima priorità.
- Ho capito capitana, qual è il rischio?
- Finiremo in grossi guai.
- Dove starebbe il divertimento altrimenti?

Stare a casa ventiquattro ore su ventiquattro sta diventando ripetitivo, privo di stimoli e la compagnia della nove code è del tutto inutile in quanto a intrattenimento. È presa dalle sue cose da guardiana ed è disponibile solo quando ho un bisogno reale. Capisco che torna stanca e cerca di essere laboriosa a casa, come le formichine, ma non reggerò per molto le circostanze, devo venirne a capo in qualche maniera. Adesso sta dormendo nella stanza che era di mia sorella e non mi lusinga l'idea di romperle le scatole invadendole lo spazio personale, anche perché ci tengo alle poche ossa ancora saldate ai tendini, necessito però di parlarle. Busso alla porta marrone e faccio immediatamente un passo indietro per mostrarle riverenza, non lo dice, ma apprezza che le si dia l'impressione di darle aria. Mi apre una ragazza in felpa per dormire, con i capelli e il pelo delle code elettrizzati, tutt'altro che la solita principessa appariscente. Si potrebbe faticare a dire che sia Ahri. Io l'ho vista scompigliata innumerevoli volte, però ora è come fosse la prima volta e se vi fosse un'altra persona al suo posto, direi che in questo momento è vulnerabile, ma non lei, non la volpe. Avevo scordato a cosa equivalesse svegliarla prima di farla sistemare, è buffissima. Copre la bocca con la mano mentre sbadiglia e con l'altra sostiene, o meglio si sostiene alla porta, palesemente disturbata dall'essere stata svegliata. È qui sull'uscio ad aspettare che io dica qualcosa, in realtà sono perso nella visione nel suo insieme della ragazza, sarò ripetitivo, ma mi mancava e una settimana non mi è bastata di certo ad abituarmi alla sua presenza o al fatto che sia viva e vegeta. Con un piccolo sbuffo si fa da parte invitandomi a entrare e si inoltra in cucina, nel frattempo alzo la serranda e apro la finestra per far cambiare l'aria viziata. Non entro spesso in questa camera e ugual discorso per mio padre, tant'è che vi son delle mattonelle rotte. Durante la catastrofe il palazzo è stato sfollato per mancanza di elettricità, acqua, per accertamenti strutturali e seppur non vi siano stati ingenti guasti, la stanza dove alloggia la nuova coinquilina è quella che ha subito dei danni. Al ritorno ci siam sbracciati parecchio per rimuovere polvere, i vetri infranti degli infissi districati lungo il pavimento e rimane comunque un ambiente non presentabile a una signorina. Tra le piccole chiazze di muffa all'angolo del soffitto e il pavimento danneggiato, non è un posto dove si starebbe volentieri a lungo, la capacità di adattamento di Ahri è invidiabile. Un po' dispiace che le pareti magenta siano annerite sicché erano così particolari, andrebbero ridipinte. Il mobilio castano corniciato da un'infinità di pupazzi, almeno quelli tinti e puliti, fanno riemergere le lunghe partite a carte scommettendo caramelle, che puntualmente perdevo, con mia sorella. Aneddoti simpatici con un filo di malinconia. Provo a girare la valvola del termosifone sotto la finestra, magari riscaldandole la stanza non deve coprirsi per il freddo. Non va, nel pomeriggio provo a girarla con una morsa. Mi punge il petto, niente di che, posso sopportare tranquillamente. Siedo sul letto appena la guardiana ritorna sorseggiando deliziata dal the verde che ha riscaldato. Si agevola sulla scrivania incassata tra i due armadi e con un gesto mi sollecita a esprimermi, a prendere iniziativa. Non ho idea da dove cominciare, poiché le domande sono troppe, ad esclusione di una che prevale su tutte le altre. Inizierò da quella allora.
- No.
Cosa no che non ho detto nulla. Questa è scema. Di fatto, per lei si tratta di una risposta sufficiente ad archiviare anticipatamente la conversazione, posando la tazza semi svuotata sulla scrivania e stiracchiandosi. È dura immaginare che la magra fisionomia di quel braccio possa sfondare diversi metri di solido terreno e io che mi preoccupavo di prenderle lo zaino perché troppo pesante. La negazione della ragazza dalle scintillanti pupille non dà margine ad un forbito dibattito, mettiamola così, ma anche io so come impormi e incaponirmi.
- Ahri ascoltami per favore!
No, d'accordo. Nella mia testa era meno patetico e penoso. Dovrò sforzarmi leggermente di più, per usare un eufemismo, se desidero che mi presti ascolto. Mi mette il dito indice sulle labbra, ammicca un occhio e sorride. Entra in bagno e chiude la porta. Non funziona con me, ma a causa di un'invisibile forza interiore non riesco a bussare. Sono un bugiardo, funziona con me. Alla faccia dell'incaponirsi. Se le virtù della guardiana sono seduzione e prontezza, nelle sue doti non rientra certo la pazienza. In questa guerra di logoramento è tempo di colpire dov'è più debole. Usare le parole sarebbe inutile, sa come eluderle, tuttavia è sensibile al ripetere un'azione inutile molteplici volte. La scena con il cuscino è un lampante esempio. Lo studio dell'operazione, che stavo denominando molto originalmente "far parlare Ahri con le maniere pseudo-forti", viene messo in ferma quando si sente per strada un lamento seguito da delle grida. È troppo presto per gli ubriaconi e per un attimo mi persuado a non dar peso alla cosa, finché la curiosità non predomina e mi porta ad affacciarmi al balcone del soggiorno per capire che sta succedendo. L'inorridente visione di quelle sfumature viola che spuntano dal nulla richiama i giorni bui, mi viene da piangere al solo pensiero. Non è sinonimo di un bel tramonto, tra l'altro impossibile data l'ora del mattino, ma di qualcosa di infame, di raccapricciante. La personificazione del male in essere sovrannaturali esiste intrinseca da sempre nell'uomo. Per la religione cristiana tali manifestazioni vengono denominate demoni, per gli arabi prendono il nome di jinn, yaoguai e yokai in Cina e Giappone e prima ancora utukku per i popoli mesopotamici. Non esiste una singola cultura al mondo, nella storia che non abbia la propria forma del cattivo, del maligno. Si può essere scettici, come lo son stato io, oppure si può rimanere impressionati dalla lettura e dalle rappresentazioni di quest'entità. Frutti allegorici dell'immaginario collettivo, un modo per affrontare la spiritualità. Niente di più errato. Il mondo ha imparato che i demoni esistono e non sono negabili. Non quando li hai di fronte, quando portano via in un attimo e senza alcun ritegno tutto quello che una persona ha costruito negli anni. Quei mostri, quegli abomini, sono tornati e credeteci laddove vi si dice che i pazzeschi racconti, per quanto spaventosi possano essere, erano solo un'anticamera, un preludio, dello scellerato aspetto che hanno i veri dispensatori di morte.

Sto morendo di sonno, avrò delle occhiaie profondissime a fine giornata. Il tintinnio della campanella segna l'inizio della terza ora e con essa il segnale concordato con Ekko, mi ha svegliato un minimo almeno. Spero nel buon esito e nella riuscita del piano e soprattutto di non essere sgamata da Xayah. La convergenza parallela del ragazzo che adora la musica rap mi fa capire che il segnale è stato recepito. In genere la citata abilità ha una durata massima di una manciata di secondi, ma con l'aiuto di Rell, Sona, Quinn e i rispettivi famigli, porterà la durata a qualche minuto. Me la farò bastare. Congelare nel tempo una piccola zona per piccoli attimi è una cosa, congelare nel tempo l'intero istituto per minuti è un altro discorso. Son contenta che le guardiane, le amiche, della squadra stiano attivamente partecipando, vuol dire che mi son leali e che si son stufate abbondantemente della cosa. Mi conforta sapere che non mi hanno ripudiata come caposquadra e che, come me, vogliono cambiare le carte in tavola. Una nota di merito va a Sona che, nonostante si sia occupata di Alex, si sta sforzando al massimo per supportarmi. Dietro quei occhiali a goccia vi è una grande forza di volontà. L'unica non disponibile è Taliyah, che sembra scomparsa da Valoran City da un paio di giorni. Attorno a me tutto congela, soltanto io riesco a muovermi e devo sbrigarmi a trovare Akali. Una volta individuata la mia amica mi basta sfiorarla e passarle un po' di energia cosmica per sbloccarla dalla stasi di massa.
- Ma cosa?
- Dobbiamo parlare Akali. Non abbiamo molto tempo.
Stappa violentemente la mano dalla presa, con la stizza ed il rifiuto assoluto. Pessimo esordio.
- Niente di cui parlare Kai.
- Eravamo… Siamo migliore amiche Akali. Che è successo?
- Che cosa è successo dici?
Si trasforma repentinamente e la rabbia che la pervade è talmente intensa da essere tangibile. Per quanto lo stato d'ansia fosse prevedibile, non mi aspettavo certo l'ostilità che mi sta rivolgendo.
- Viviamo solo per le missioni Kai'Sa! Che fine ha fatto "migliori amiche per sempre"?! Mi hai lasciato in pasto a Fiddlesticks e Morgana. Ho rischiato di cadere Kai! Se son una guardiana è solo per difendere i miei amici.
Ogni parola è un pugnale, ogni concetto è una pressa che schiaccia e manda in poltiglia i pensieri. Desidero abbracciarla, farmi carico delle sofferenze e del peso che porta dietro pur di non sentirla angosciata. Akali, carissima Akali, non ho mai considerato di vederti cedere e di abbandonarti all'oscurità corruttrice, né avevo l'intenzione di farti sentire un'estranea alla mia realtà. Siamo complementari, nella squadra così come nella vita e non esiste l'una senza l'altra. So che lo sai, che ne sei consapevole nel profondo. Abbiamo riso mentre lottavamo, abbiamo scambiato colpi con intenti omicidi, eppure siam qui a discutere come farebbe una coppia giovane di amanti. Il nostro rapporto non è composto di vetro, di cristallo, siamo abbastanza dure da poter sopportare e sormontare un'accesa rivalità momentanea. Il poema che raccoglie e dà risalto a persone dai poteri stellari ci vede protagoniste di un susseguirsi di eventi che ci stanno preparando. A cosa non ne ho la più pallida idea, ma dobbiamo prepararci al meglio per superare ogni sfida. Insieme, io e te. Tu ed io. Ti prego di calare i muri Akali, di darmi l'opportunità di entrare. Ho provato a sfondare il castello solitario in cui ti sei reclusa ed è finita che abbiamo quasi ammazzato un ragazzo. Basterebbe un passo, un gesto e potremmo chiuderla immediatamente. Non ti mollo Akali, non importa cosa pensi o cosa credi di me, non ti mollerò in nessun caso. Sei importante per me, abbi la decenza di imprimere nella testa questa indissolubile oggettività. Dovrei dire qualcosa, qualunque cosa, di quel che sto pensando, ma mi spetta scegliere accuratamente le parole per dissuaderti o non funzionerà. La zucca vuota che ti ritrovi, contornata dai lineamenti che non ti rendono giustizia, non ti da quella descrizione fisica di potente guardiana, ma soprattutto, potente persona. Nel corpo come nell'animo. Mi viene in mente la tipica frase quando si vuol convincere qualcuno o se stessi che tutto passa, ossia che quel che non uccide fortifica. Non sono d'accordo. Una parte del proprio io muore se si sta costantemente lì a rischiare la vita per gente che neanche conosciamo e che magari ci odia. Rimbombano le parole di Fortune, non siamo dee, intendeva che siamo semplici ragazze con troppe responsabilità a volte e mi trovo a condividere questo quadro di noi. Non siamo dee Akali e lo so, tu credi che io non lo sappia, ma lo so. I tuoi dubbi e le tue disperazioni sono le stesse che provo anche io, però io non cedo per te. Per te come per Sona, per Ekko, per Taliyah, Rell, Nilah e Quinn. Siete tutti importanti, ma la prima sarai sempre tu amica mia. La nostra amicizia non è stata minata, nonostante pensi non mi sia comportata in modo corretto nei tuoi confronti. Dovrei dire qualcosa a quei occhi violacei che mi fissano zeppi di collera, qualsiasi cosa, purtroppo però il tempo a mia disposizione è scaduto e ho ottenuto solamente ulteriori complicazioni. Il suono della campanella pacatamente riprende, prima stirato e poi normalizzato. Lo stesso accade alle persone, che lentamente ricominciano a camminare come nulla fosse e immersa nel via vai studentesco vi è Xayah, apparsa come per magia, che ci fissa con fare superbo e innervosito. Eccoli, i guai predetti sotto casa di Ekko. Forse, se espongo i miei intenti sarà clemente con i miei complici. Certo, la collaborazione venuta meno di Akali a risolvere non giova alle spiegazioni. Non mi accuserebbe, ma se sta così non sono sicura che mi coprirebbe. Il trillo che echeggia nel campus non smette e sta iniziando a diventare fastidio. La vastaya si allarma ed entra in allerta, non è il cambio dell'ora, è il segnale di emergenza. Nessuna puzza di fumo o fiamme in vista, non è un incendio, ma le urla che provengono dalle strade sono reali e preoccupanti. Un rumore intenso copre il tutto, un'enorme sirena prende possesso dei timpani dell'intera città. Un vibro che probabilmente nessuno aveva udito dalla fine della seconda Grande Guerra. La pace è un'illusione effimera, si costruiscono monumenti per inneggiare la pace e vi si prepara alla guerra. Bisogna restare in piedi e non arretrare, altrimenti la paura genera dubbio e il dubbio genera oscurità. E niente, ripeto, niente è più oscuro di quel che sta accadendo, sicché il Vuoto è tornato.