"Vedi quanti programmi ci sono? Puoi fare diciassette punti diversi" Itachi spiega il funzionamento della macchina da cucire a un Sasuke annoiato ma che ha insistito per restare ad aiutarlo "Qui metti le bobine del filo, puoi usare fino a due colori contemporaneamente. Devi tenere la stoffa tesa, ma occhio alle dita, l'ago non perdona."

Sasuke risponde con lo scatto di una foto, gliene ha già fatte una cinquantina da quando il sole è sorto.

Itachi addormentato con un'irresistibile gocciolina si saliva all'angolo della bocca. Itachi appena sveglio con gli occhi addolciti dal sonno mentre nemmeno si accorge dello scatto. Itachi che prepara il caffè, subito dopo un'altra con Sasuke che entra nell'autoscatto. Sono entrambi spettinati, con il viso stropicciato dal cuscino.

Sasuke ha dormito lì, con la testa di Itachi posata su una spalla, ha passato la notte ascoltando il suo respiro e godendo del calore del suo corpo.

È domenica, nessuno varcherà i cancelli della Doors, tuttavia Madara potrebbe cercarlo per altro. Sasuke ha spento il telefono, è la prima volta che si arrischia a farlo, dirà a Madara che si trovava in un posto senza ricezione.

E dove?

Ha tempo per elaborare una scusa credibile.

"Mi stai ascoltando, Sasuke?"

Sasuke fa capolino da dietro l'obiettivo, sorride, non ha potuto resistere a Itachi che ha appena accavallato le gambe. Sono slanciate, eleganti, quella posa gli ha evidenziato la coscia e la natica, i suoi modi sono da re. Sasuke sente un brivido e i pantaloni andargli stretti. Queste foto non finiranno nel suo album, Sasuke le terrà per sé. L'album nemmeno gli interessa più, non ha bisogno di inventarsi storie con gente sconosciuta.

Non serve fantasticare, ora. È tutto reale.

"Vivi facendo il sarto?"

"Lo faccio la notte e nei momenti liberi per arrotondare, di giorno sistemo le camere in un agriturismo, ma non hanno molto lavoro in questo periodo. Ho trentasei anni e non mi sono trovato un lavoro decente, suppongo non accadrà mai."

"È bello?" gli occhi di Sasuke brillano per l'entusiasmo "Portami a visitarlo. Oggi. Subito."

"Sasuke, ogni mattina mi faccio venti minuti di bicicletta fino alla stazione, poi altri quaranta di treno per raggiungerlo. Quando scendo viene a prendermi un collega, il posto è isolato."

"Che problema c'è? Ho la macchina."

Itachi sospira: "Ho un sacco di impegni rimasti indietro e..."

Sasuke non ammette repliche e decide di zittirlo. Protende il busto in avanti, afferra la nuca di Itachi e lo tira fino a posarselo sulle labbra. La bocca di Itachi è vellutata come Sasuke l'aveva immaginata, restano fermi nel loro primo bacio, gli occhi sgranati. Sasuke è il primo a chiuderli, la mano si rilassa dietro la testa di Itachi trasformandosi in una carezza. Sasuke espira dal naso, Itachi lo imita solo che il suo fiato è molto più delicato, intanto chiude gli occhi anche lui. Sasuke pizzica piano con le sue labbra quelle di Itachi, altri brividi, Sasuke allunga la seconda mano per posarla sulla vita di Itachi.

Itachi risponde all'abbraccio, Sasuke sente le sue mani che gli si posano sulle spalle delicate come farfalle. Sasuke prende coraggio e infila la punta della lingua in quella morbidezza, Itachi lo accoglie e lo sfiora. Quando si staccano, Sasuke resta a guardare Itachi con lo sguardo imbambolato, il bacio è arrivato dopo il sesso, è stato più intenso e ha dovuto infrangere un muro.

Un quarto d'ora dopo stanno attraversando la città. Durante la notte ha piovuto e non se ne sono accorti, il cielo è grigio, la strada bagnata e deserta fruscia sotto le ruote, una foglia morta si posa sul parabrezza, Sasuke aziona il tergicristallo per rimuoverla. Il tempo plumbeo non intacca la loro serenità, anzi, l'accentua.

Sasuke lancia un'occhiata a Itachi, vorrebbe fotografarlo così, a sorpresa, mentre guarda fuori dal finestrino cosparso di acqua nebulizzata. Ha le mani in grembo, i palmi uniti e le dita incastrate tra le cosce nella tipica posa dei freddolosi cronici. Il giubbotto imbottito da poco prezzo che non ha avuto il coraggio di togliersi non deve tenere molto caldo. Sasuke alza il riscaldamento, Itachi non si gira nemmeno all'aumentare dei giri della ventola, continua a dare il profilo a Sasuke, le ciocche corvine gli nascondono tutto il viso tranne la punta del naso. Da quando lo ha conosciuto Sasuke non fa altro che domandarsi come faccia a non essere infastidito dai capelli sempre davanti agli occhi.

Sasuke vorrebbe immortalarlo ma non può, è alla guida, decide di memorizzare bene l'immagine di Itachi e le emozioni che gli sta trasmettendo, una volta a casa afferrerà foglio e matita per provare a disegnarlo. Madara dovrà attendere ancora.

"Se vuoi posso accompagnarti io la mattina, ti eviteresti treno e bicicletta, così avresti più tempo per cucire."

Itachi finalmente lascia perdere il finestrino, si gira, Sasuke vede lo sguardo di ossidiana con la coda dell'occhio: "Tu non arriveresti in ritardo? Dove lavori?"

Sasuke si sente spaccare il petto, si concentra sulla strada per evitare di cambiare espressione. Davvero Itachi non lo ha mai sentito nominare.

"In un'azienda di sviluppo software, ma molti di noi lavorano da casa, compreso me se decido di farlo" non è la verità ma neanche completamente una menzogna, Sasuke si sgonfia in un sospiro.

"Ti va un giro in centro prima di proseguire?" Sasuke si gira di nuovo a guardarlo, sorride "Da tanti anni i negozi non sono per forza chiusi la domenica, anzi. Facciamo colazione."

"Grazie, non serve. All'agriturismo hanno tutto" il tono gentile di Itachi dimostra che non sta facendo complimenti, per lui il mondo funziona così: pratico e con il massimo risparmio possibile. Gli viene naturale.

Sasuke è intenerito da quell'uomo talmente abituato ai sacrifici da non rendersene nemmeno conto: "Conosco una pasticceria che è la fine del mondo. Fidati di me, Itachi."

Sasuke accelera quando, invece, dovrebbe rallentare, fa stridere le gomme nella curva a gomito, ride vedendo Itachi accartocciato sul sedile aggrappato alla maniglia dello sportello.

"Tranquillo, non c'è nessuno in giro la domenica mattina e con un tempo del genere."

Scendono in un vicolo stretto col selciato lastricato di grosse pietre levigate da anni e passi, chi ha portato via le prime molecole dalla strada ora non esiste più. Sasuke capisce che Itachi non è mai stato lì, usa la bicicletta solo per andare a lavorare e non ha mai avuto tempo per le passeggiate di piacere.

Pioviggina, Sasuke si apre il cappotto e fa il giro della macchina, si stringe Itachi vicino al corpo e ripara entrambi con la giacca. Il profumo della pasticceria si inizia a sentire, soffia in mezzo alla strada, il miscuglio di cioccolata, burro, panna e forno caldo è perfetto pur essendo combinato a caso. Sasuke scorge Itachi dilatare istintivamente le narici, ciò che per Sasuke è ormai scontato, per lui rappresenta una scoperta continua.

Che sia questo il segreto? La felicità scompare quando finisce lo stupore?

Itachi insegna senza volerlo, Sasuke è lieto d'imparare. Quanto gli è mancata una guida emotiva, quell'esempio che i genitori, schiacciati dai problemi economici, non hanno avuto il tempo e la forza di dargli.

Sasuke si gode la meraviglia di Itachi che continua dietro le porte di legno e vetro della pasticceria. Le guance gli si colorano a causa del riscaldamento potente a cui non è abituato, Itachi è immobile davanti all'immenso bancone, ascolta il tintinnio delle tazze senza sapere che fare. Sasuke gli afferra una mano e lo tira dolcemente.

"Puoi scegliere quello che vuoi."

Gli occhi di Itachi rimbalzano da una delizia all'altra, gli unici suoi muscoli in movimento, l'ossidiana è lucida come vetro. Alla fine si risolve per due spiedini di dango.

"Itachi, sei davanti al paradiso e prendi solo questo?"

"Mi piacciono e ho poche occasioni per godermeli."

"Va bene, siediti e aspettami."

Basta poco per imbarazzare Itachi, compreso Sasuke che viene al tavolo con un vassoio colmo di ogni cosa e due cappuccini decorati col cacao. Gli occhi di Itachi si illuminano, Sasuke lo guarda con piacere mentre pesca dal vassoio, non si è accorto di essesi fatto piccoli baffi con la schiuma del cappuccino. Sasuke sta attento a non scegliere quelli che sembrano essere i pasticcini preferiti di Itachi, ha scoperto che adora la panna e gli lascia volentieri i dolcetti che ne sono pieni, Itachi mangia con una lentezza notevole. Si è comunque lasciato i dango per ultimi; sì, li adora davvero.

"Che sbadato, ho dimenticato la borsa in macchina. Aspettami, torno subito."

Itachi abbassa la testa, Sasuke sa che si guarderà le scarpe fino al suo ritorno.

Sasuke inizia a correre a perdifiato appena sa di essersi allontanato abbastanza dalla porta, la borsa l'ha lasciata di proposito. Appena la recupera non torna alla pasticceria, ma balza in un negozio di cellulari. Ne sceglie uno semplice da usare, sa già che funziona grazie a Doors. Nessun dispositivo ormai si salva da Doors. Lo fa attivare, si segna il numero e poi lo fa incartare in un pacchetto regalo.

Il tempo stringe, Itachi si starà chiedendo che fine abbia fatto, ma Sasuke non ha ancora finito. Si infila in una boutique dall'altro lato della strada e ne esce con un giubbotto di pelle marrone imbottito di pelliccia; è pesante, Sasuke si sente tagliare le dita dalla busta in cui lo fatto confezionare, spera che le esili spalle di Itachi non ne siano schiacciate.

"Che ti è successo?" Itachi lo osserva con la testa inclinata di lato, Sasuke nota che non ha toccato niente da quando se ne andato.

"Scusa, ma il portafoglio era sgusciato sotto il sedile, non ne me ero accorto e ci ho messo una vita per trovarlo. In pratica ho smontato mezza macchina" così Sasuke giustifica anche l'aspetto trafelato.

Mentre finiscono di fare colazione, le mani di Sasuke tremano per l'emozione pensando ai regali nascosti in macchina, immaginando la reazione di Itachi. Forse Itachi lo nota perché ogni tanto gli lancia un'occhiata e si sforza di mangiare più veloce.

Sasuke sente Itachi sempre più recalcitrante mentre lo trascina fuori, sa che è preoccupato e teme che lui abbia cambiato idea sulla gita.

"Ha smesso di piovere, il cielo si sta schiarendo" ecco, con quella frase Itachi vuole verificare che Sasuke non ci abbia ripensato, che il suo entusiasmo sia intatto.

L'espressione di Itachi cambia appena vede l'enorme busta col fiocco smeraldo sul sedile, per sedersi è costretto a spostarla e ne avverte il peso. La bocca gli si apre, aggrotta le sopracciglia, ansima leggermente: "Sasuke, non dovevi."

"Ma se non sai nemmeno di che si tratta?"

Sasuke gli viene in soccorso per aprire il regalo, le dita smaltate di Itachi sono troppo lente e lui è scavato dall'agitazione.

"Sasuke…"

"Dai, provalo."

Sasuke gli sfila il vecchio giubbotto, poi lo lancia sul sedile posteriore: "Questo non serve più."

Aiuta Itachi a infilarsi il cappotto nuovo su quel maglioncino viola troppo sottile. Gli occhi di Itachi sono lucidi, le parole non arrivano ma lui le sostituisce con un abbraccio. La busta si rovescia e un altro pacchetto viene fuori.

"Trucco magico per accorciare le distanze" Sasuke glielo porge "Così non sarai più solo."

Sasuke arrossisce quando il cellulare emerge dalla scatola, allunga una mano per accenderlo: "Ho già il tuo numero, dopo ti insegno a usarlo."

Poi Sasuke tira a sé Itachi per baciarlo, deve farlo, è la giusta conclusione.

"Ora però non accendere il riscaldamento" Itachi ride "Vado a fuoco."

Il posto dove lavora Itachi è un sogno, Sasuke lo vede dall'alto arrivando dalla strada a due corsie deserta e cosparsa di foglie di quercia. Una casa di pietra grezza che galleggia in una valle in mezzo al bosco, sono tutte querce dipinte dei caldi colori di inizio inverno. Marrone, arancione, giallo, nessuna ombra di verde. Anche il prato che concorda il casolare è rimasto sepolto da quella pioggia dorata.

"Adoro le querce, soprattutto in questo periodo" la quiete di Itachi si fonde con quella del paesaggio "Rilasciano le loro foglie lentamente, spesso arrivano a marzo quando nascono quelle nuove. Un panorama che si sbriciola pur restando intatto."

Sasuke ascolta ogni parola affascinato, nessuno gli ha mai raccontato di querce e di paesaggi che cambiano. Nemmeno sui libri ne ha mai visto uno così.

Non incontrano nessuno lungo il viale costeggiato da robinie spoglie e da staccionate di legno, solo una macchina.

"Oggi c'è solo la titolare" spiega Itachi "Quando cadrà la neve, tra qualche settimana, arriveranno famiglie per divertirsi con lo slittino."

"Verrò a trovarti, allora. E nei momenti liberi mi insegnerai a scendere" Sasuke è diventato benestante senza aver mai usato uno slittino. Non ha mai visto la neve. Ha solo sgobbato per Madara e la Doors.

"Itachi, sei davvero tu?" una donna enorme e materna esce dai portici retti da colonne in mattoni, l'abito estivo le lascia scoperte braccia e gambe, indossa anche un grembiule da cucina. Avvolge il suo dipendente in un energico abbraccio "Sei così elegante. Non hai la giornata libera, oggi?"

Perché alla Doors non c'era mai stato un clima come quello nonostante fossero tutti parenti?

"Ho portato il mio amico Sasuke in visita."

"Siete belli entrambi, avete gli stessi…" la donna si puntella pensosa le mani sui fianchi "… lo stesso stile. Venite, vi preparo il pranzo. Vi lascio anche una camera se volete riposare."

Il grande salone con le pareti di pietra e il pavimento di marmo rosso scuro è solo per loro. Il grosso camino fa caldo sul serio, non come quello a casa di Itachi, emette così tanta luce che le enormi piante da interno possono vivere indisturbate anche lontano dal sole. Sasuke si chiede se nessuno prelevi mai qualche volume dalla libreria alle spalle di Itachi per goderselo sulle due poltrone di pelle bianca davanti al fuoco. Chissà perché la stanza profuma di candele anche se Sasuke non ne vede, forse è qualche prodotto usato per trattare le massicce travi del soffitto.

Scatta foto mentre mangiano gustosi ravioli di carne, nella famiglia di Sasuke il cibo molto saziante è malvisto. È da poveri. Il malinconico stillicidio delle querce tiene loro compagnia attraverso le ampie vetrate.

Ma poi arriva il momento di viverlo davvero, Itachi afferra la mano di Sasuke e lo porta fuori, stravolta è lui a condurre. Corre, Sasuke vede i suoi capelli aprirsi nell'aria ferma e silenziosa, attraversano il prato tra tavoli dormienti e giochi per bambini momentaneamente rimasti soli. I loro passi frusciano sul terreno cosparso di foglie e profumato di umida erba secca e tagliata, è ormai fieno, ricordi aromatici dell'estate finita da tempo.

Sasuke raggiunge Itachi, corre più forte di lui, gli ghermisce la vita al confine tra il prato e il bosco, niente separa l'agriturismo dal mondo intorno, una bolla sospesa senza tempo. Sasuke lo volta, gli occhi di Itachi brillano; mentre ride, Sasuke si abbassa per afferrargli le cosce e sollevarlo. Le gambe di Itachi gli si avvolgono alla vita ma stavolta senza fargli male, non gli tolgono il respiro. Sasuke rotea su se stesso, Itachi si getta all'indietro con la faccia ai freddi colori del cielo, tiene le braccia allargate, permette all'aria frizzante di passargli tra le dita, il giaccone di pelle che Sasuke gli ha appena regalato lo rende ancora più morbido e caldo. Rispecchia il suo modo di essere. Anche Sasuke alza lo sguardo per godere dei colori che girano. Profondi, così infiniti da perderci la testa, ma le vertigini sono piacevoli, sembra di volare.

All'improvviso, Sasuke si sente stringere il collo. Itachi lo guarda, i capelli gli volano nella rotazione che ancora continua, prende la macchina fotografica appesa al suo collo e immortala il suo viso felice, il pallore di Sasuke è scomparso, ora ha gli zigomi rosati.

Poi arrivano le labbra di Itachi, calde, con quella morbidezza sanno abbattere le fortezze, Sasuke chiude gli occhi e se le gode mentre continua a ruotare. La pioggia di quercia si incastra tra i loro capelli mista alle foglie rosso fuoco di un grosso cachi, accarezza leggera le loro guance, si posa sulle loro spalle, il suo sommesso ticchettio invade l'universo.

La quercia più maestosa di tutte è lì, ha diverse centinaia di anni, il suo fusto massiccio supera l'altezza del casolare, un'altalena è appesa a uno dei suoi rami più alti tramite delle grezze cime.

Quando si staccano dal bacio silenzioso, Sasuke raggiunge il sedile di legno e si posiziona tenendosi Itachi in grembo. Dondolano, si spingono coordinati con crescente energia, non è stato necessario mettersi d'accordo con le parole, sono bastati gli sguardi.

Volano sempre più in alto, finché il punto di stallo prima della discesa non mozza il respiro, fino a vedere terra e cielo rovesciarsi l'uno dentro l'altro. Sasuke si tiene alle cime, Itachi con le gambe intorno a lui, con le mani gli scatta fotografie. Nessuno ha paura di cadere, ognuno di fida dell'altro. Il prato è diventato piccolo, solo la chiazza rossa delle foglie del cachi persiste potente.

È stupido, Sasuke lo sa, un gioco di bimbi.

Ma è incantevole, Sasuke non ha mai rincorso il cielo senza pensieri, non è mai stato sotto una pioggia di fuoco che non brucia. Non ha mai sentito lo scricchiolio di corde nel silenzio assoluto e il vento sibilare nelle orecchie.

Non ha mai creduto possibile catturare quella luna di sasso spenta dal giorno, è così vicina adesso, fa capolino mezza nascosta nel celeste per non farsi acchiappare.

Sasuke non è mai stato innamorato.

"E tu?"

"Io cosa?" Itachi si stacca dal mirino, lo guarda e sorride.

"Niente, pensavo ad alta voce" Sasuke non è sicuro di voler sapere la risposta. Itachi è stato sicuramente innamorato altre volte, ha trentasei anni e una persona così amabile non può passare inosservata tanto a lungo.

Per evitare che aggiunga altro, Sasuke lo bacia. Il ritmo si spezza e le corde si attorcigliano. Crollano in picchiata ridendo e roteando, Sasuke punta i piedi sul terreno per fermare la corsa ormai senza controllo. L'impatto li sbalza sul tappeto di foglie, rotolano l'uno sopra l'altro. Itachi salva la macchina fotografica mentre Sasuke li protegge entrambi.

È stupido, sì. Chissenefrega.