Praticamente nessuno dormì bene sotto il grande tetto di Downton.

La signora Patmore preoccupata per i suoi occhi e la sua carriera, Lady Mary per la ferma decisione di rivelare il segreto del signor Pamuk al cugino.

Lady Grantham preoccupata per la scelta della figlia maggiore e Lord Grantham per la salute e le prese di posizione politica della figlia più giovane.

Anna struggendosi per il suo mancato bacio e l'amore per il signor Bates, Thomas cercando un modo per sbarazzarsi dello stesso collega.

La governante preoccupata per i suoi sentimenti sempre più crescenti nei confronti del signor Carson e il maggiordomo per lo stesso motivo.

Sapeva che avrebbe dovuto preoccuparsi per le sparizioni del vino, per Bates, per l'odio di Thomas e per le calunnie a scapito di Lady Mary scritte nella lettera ricevuta ma non poteva far altro che concentrarsi sulla signora Hughes.

Il modo in cui lo aveva sempre sostenuto lo commuoveva, e anche se spesso lui non aveva esposto tutti i dettagli, lei non pressava mai la mano. La adorava e aveva sentito la preoccupazione per lui nella sua voce quando Bates parlava del suo passato.

E la cosa più tragica era che tra una settimana sarebbero partiti per la stagione londinese e sarebbero tornati a Luglio.

Due mesi senza che Mary vedesse Matthew (a meno che lui non si muovesse ma col lavoro era difficile) e senza che Carson vedesse la signora Hughes.

C'è chi dice LA LONTANANZA RAFFORZA L'AMORE... OPPURE LO DISTRUGGE risponde qualcun altro.

Il tempo passò velocemente e presto si fecero i preparativi per la partenza.

Furono così impegnati da non riuscire ad avere un momento per loro, ma fu presto chiaro che il signor Bates sarebbe rimasto a ricoprire il suo ruolo.

"Signor Carson la disturbo?" chiese titubante la governante.

"Assolutamente no, facevo gli ultimi controlli prima di partire ma è tutto a posto, dite pure. Volete del tè?"

"Sarebbe meraviglioso"

L'uomo fece cenno a Gwen e poi chiuse la porta.

"Ditemi sono tutto orecchi"

"Volevo semplicemente ringraziarvi"

"Per cosa?"

"Per aver preso le parti del signor Bates. So che intercederete per lui, o per lo meno penso lo farete, ed è un grande gesto. So quanto significa per voi il buon nome della famiglia e il decoro, dev'essere difficile"

"Ma era la cosa giusta da fare. È vero, all'inizio pensavo che non fosse idoneo come valletto di sua signoria, ma mi sbagliavo e non solo perché i due si conoscono bene. Il signor Bates mi ha ricordato che tutti necessitiamo di una seconda opportunità, specie se dimostriamo di desiderarla. Farò ciò che posso per aiutarlo"

"Spero facciate buon viaggio" disse cercando di mascherare la commozione, sapeva che per le prossime settimane il sonno sarebbe arrivato dopo una forte dose di pianto.

"Spero mi scriviate"

"Non lo faccio sempre?!"

Bevvero in silenzio, gustando ogni momento, poi si salutarono.

Furono i mesi più lunghi della loro vita (le

lettere non erano abbastanza) ma nonostante tutto passarono presto.

Grazie a non si sa quale santo, la stagione era durata relativamente poco e lui era di nuovo a casa.

Finalmente era tornato!

"Non ho ancora avuto modo di chiedervelo come era Londra?" chiese la governante mentre scendevano al piano inferiore dopo aver controllato che tutto fosse pronto per l'arrivo della famiglia.

Il giorno prima Carson era tornato per l'ora del tè ed era stata una sorpresa per lei.

Data la stanchezza però, non riuscirono a passare tempo insieme come avrebbero desiderato, così andarono a letto presto.

"Oh come sempre sporca, rumorosa e gradevolissima" rispose dietro di lei il maggiordomo.

Amava starle dietro. In salita aveva una visuale del suo lato b (anche se coperto da strati di gonne) e scendendo nella sala della servitù, approfittava dello specchio posto strategicamente, che gli permetteva di osservare il suo bel viso e petto.

"Non occorreva che arrivaste con un giorno di anticipo sono perfettamente in grado di predisporre tutto a dovere" disse sarcastica.

In realtà avrebbe voluto dire 'GRAZIE PER ESSERE TORNATO PRIMA. TI AMO, MI MANCAVI E AVREI VOLUTO SALTARTI ADDOSSO APPENA TI HO VISTO' ma in cuor suo sapeva che non era tornato per lei e questo faceva male.

"Non ho dubbi, volevo che il grosso dei bagagli fosse disfatto prima del loro arrivo"

Lei lo fissava mentre lui no. Aveva voltato la testa verso la propria dispensa perché sapeva che se lo avesse guardato avrebbe visto la scritta BUGIARDO sul suo viso.

Voleva tornare, tornava sempre, per lei.

Per vederla, anche se per poco.

Quelle poche ore in più erano un balsamo per la sua anima.

Lei si sgonfiava un po, credendo alle sue parole, 'ovviamente non torna per te Elsie, che credi sciocca?!'

"Ah ne ero certa.. non correre William non è una gara di velocità...povero ragazzo" disse mentre il giovanotto passava in mezzo a loro con un vassoio.

"È riuscito a vederla viva? Ero in pena quando l'ho portato alla stazione" chiese il maggiordomo quasi commosso.

"Sì ha fatto in tempo a dirle addio"

"E come sta adesso?"

"Che volete, si sa che di madre ce n'è una sola"

Si guardarono per un momento. Lei sapeva l'importanza di avere una buona madre e la consapevolezza di non esserlo (nel vero senso della parola e dei figli di LUI) non faceva altro che stringerle il cuore dolorosamente.

Per lui era lo stesso. Sapeva sulla propria pelle l'importanza di una buona madre, e il fatto che LEI non lo fosse (dei suoi stessi figli) lo rattristava.

Comunque Elsie Hughes era stata ed era tuttora una madre in tutti i modi possibili per un sacco di persone. Forse sarebbe buono adottare quella festa americana di cui aveva sentito parlare al piano di sopra, la festa della mamma.

"Sono arrivati signora Hughes" disse Gwen interrompendoli.

Quella ragazza aveva sempre un tempismo...