Appena torni vieni a trovarmi. È caduta la neve, se vuoi ti insegno a guidare lo slittino.
Da due settimane Sasuke non vede Itachi se non attraverso le finestre del misero appartamento, proprio lì, dove lo ha conosciuto la prima volta. Ma Itachi non ha più visto lui.
Non si sono più parlati, guardati negli occhi, Sasuke non riesce ancora a trovare un modo per dirgli la verità. Si ferma al di là del vetro e lo guarda, anche solo pochi minuti.
Però, quel messaggio è di una settimana fa. Si sente che ancora Itachi spera, la pioggia dorata delle querce si è trasformata in soffici fiocchi bianchi, Itachi prova a far ricordare a Sasuke la bellissima giornata che hanno trascorso insieme.
L'unica.
Sasuke gli passa buste di banconote sotto la porta almeno due volte a settimana, ma Itachi non ne fa menzione. Continua a vivere sempre uguale, con gli stessi orari, non si è comprato niente di nuovo. Non ha nemmeno detto di essere stato dal dottore.
Sasuke non gli ha più lasciato biglietti, finge ancora di essere il collega.
Sasuke, se hai deciso di lasciarmi sei libero di farlo, non posso costringerti a volermi bene. Ma, per favore, dimmi perché. Vorrei sentirlo mentre mi guardi negli occhi.
Da una settimana Itachi rivela il suo cuore spezzato. Pretende una risposta, un motivo. Ha ragione.
Sasuke cerca di non pensare al telefono dentro la borsa buttata su una sedia in camera di Madara.
È domenica, la seconda senza Itachi, Sasuke sorride al cugino. Per la prima volta, Madara lo scopa guardandolo negli occhi. Lo bacia, le sue mani sono premurose mentre lo stringe. Gli occhi di Madara brillano, la cornice di contrizione comunica a Sasuke che, nonostante non potranno mai ufficializzare il loro rapporto, Madara non può fare a meno di lui. Il movimento di Madara è lento, armonico, strofina il pube sul cazzo di Sasuke con movimenti circolari per fargli capire che non se ne frega del suo piacere. Anzi, ci tiene.
Ma Sasuke non riesce più a raggiungere l'orgasmo come una volta, per venire è costretto a chiudere gli occhi per escludere l'immagine di Madara. Gli tocca i capelli immaginandoli lisci, gli sfiora il corpo visualizzandolo esile e slanciato. Finge che sulle sue unghie ci sia smalto viola.
Deve mordersi la lingua per non sussurrare il nome di Itachi.
Come potrà andare da lui e guardarlo come un fratello?
Ansimano sulle coperte, abbracciati, Madara gli bacia la fronte. Sono due settimane che Madara gli sta appiccicato, ha saputo dell'incontro con Itachi e, anche se non ne parla, non vuole che Sasuke lo riveda. Itachi è stato un oggetto da vendere, ci hanno guadagnato sopra, ma ora nessuno può rischiare che risalti fuori trasformandosi in un generatore di guai.
Cosa ne è stato di Obito? Del saper guardare oltre le cicatrici di Madara?
Sasuke lo incrocia ogni giorno tra i corridoi della Doors, Obito lo guarda duramente e non dice una parola. Sasuke non vorrebbe più essere un ostacolo tra loro, non potrà mai amare Madara come farebbe Obito. L'ha visto negli occhi di Obito quando lo ha scovato all'agriturismo, lo ha colpito perché Sasuke ha osato insultare Madara.
"Madara."
"Uhm?" non si degna di aprire gli occhi.
"Ho dimenticato dei documenti a casa e domani mi servono. Vorrei iniziare a darci un'occhiata stasera."
"D'accordo. Però spicciati, ho prenotato il pranzo tra due ore" Madara gli fa il favore di aprire un occhio "E deciditi a venire a vivere da me."
Sasuke gli sorride e lo bacia per rassicurarlo, si veste, recupera la borsa ed esce, finge di fare tutto senza fretta.
Di fretta ne ha eccome, invece. Sasuke inizia a correre appena uscito dalla villa di Madara e prosegue schiacciando il gas in macchina. Se ne frega delle multe, può pagarle, ma per come guida stavolta sta rischiando la vita.
Itachi soffre, deve dirgli la verità. All'istante. Non importa come, con che occhi e che parole userà. Ha iniziato a fare freddo, Itachi non può spostarsi in bicicletta tutti i giorni all'alba e al tramonto, e se piovesse? Sasuke potrà accompagnarlo in macchina se inizieranno a vedersi da fratelli.
Sasuke parcheggia risoluto nella stessa via, a quell'ora di solito Itachi non è ancora tornato dal lavoro, ma decide di attenderlo lì. Al diavolo il pranzo con Madara, Itachi è un membro della famiglia e dovranno farselo andare a genio.
Avvicinandosi alla porta scrostata, Sasuke sente dei suoni. Una compilation blues tenuta a basso volume. Si affaccia con cautela a un angolo della finestra, vuole vederci chiaro, è strano che Itachi sia in casa a quell'ora nel pieno della stagione invernale.
Il camino è acceso, sul divano c'è un bozzolo di coperte da cui Itachi emerge solo con testa. Ha un libro posato sul ventre, legge. Il cellulare è accanto a lui sulla seduta, Itachi alza la testa dalle pagine, estrae un braccio dall'involtino per controllare se qualcuno gli ha scritto.
Se Sasuke gli ha scritto.
Sasuke lo vede sospirare, lo capisce dal movimento delle coperte. Ricomincia a leggere cullato dalla musica, perfetta descrizione del baratro che ha nell'anima. Sul tavolo costruito con le schegge è apparso un grosso vaso blu, è di vetro e Sasuke può vederne il contenuto. Sono le buste che gli ha passato sotto la porta, intatte, Itachi probabilmente ha intenzione di restituirgli tutto. Quindi non è andato neanche dal dottore.
Sta male, per quello è lì arrotolato nelle coperte. Il cuore di Sasuke esplode in mille pezzi quando vede Itachi controllare ancora il telefono, chissà quante volte al giorno lo fa. Da due settimane.
Itachi si mette seduto, si libera dalle coperte e appoggia il libro, i suoi gesti sono talmente lenti da risultare estenuanti. Cammina piano, non è completamente dritto e sembra invecchiato all'improvviso. Dentro l'enorme felpa grigia appare ancora più esile, o forse è dimagrito davvero?
Gli occhi di Sasuke lo seguono fino al tavolo, Itachi si sostiene con una mano, l'altra va davanti alla bocca, tossisce e subito il pavimento si macchia di rosso.
Sasuke sfonda come un ariete il portone chiuso a chiave, il legno malandato cede all'istante. Itachi è ancora appoggiato al tavolo, la violenta tosse gli ha impedito di girarsi al frastuono, il sangue gli cola tra le dita. Crolla in ginocchio prima che Sasuke possa raggiungerlo, la macchia sul pavimento si allarga.
"Itachi!" Sasuke lo agguanta prima che si schianti con la faccia in terra, lo fa sedere e se lo appoggia al petto.
Con un fazzoletto, Sasuke pulisce il sangue dal viso e dalla mano di Itachi, la felpa resta macchiata. Lo bacia sulla fronte e si accorge che scotta.
"Sasuke…" i denti gli sono rimasti rossi, Itachi vuole sapere perché lo ha lasciato, lo grida con gli occhi.
"Itachi, perché non ti sei fatto visitare?"
"Perché, Sasuke?"
Sasuke ha quegli occhi disperati piantati in faccia, urlano forte nel loro silenzio. La scelta di non curarsi è un gesto autolesivo, Itachi non riesce più a trovare un senso alla sua vita dopo aver perso Sasuke.
Non c'è tempo da perdere, Sasuke si alza in piedi sollevando tra le braccia il fratello. Corre fuori senza curarsi della porta sfasciata, delle buste di soldi sul tavolo, di qualche accidentale scintilla del camino e del blues che continua ad andare. Non fa caso alle pantofole di Itachi che volano chissà dove lasciandolo scalzo.
Itachi gli si appallottola al petto, le sue mani quasi gli strappano il giubbotto, è così che urla di non lasciarlo solo.
"Aiutatelo!" Sasuke si è infilato nel primo pronto soccorso trovato, tiene in braccio Itachi e mostra il suo corpo inerme a chiunque incontri, comunica così la sua disperazione.
Le grida agghiaccianti fanno sobbalzare tutti, i bambini si mettono a piangere. Anche il volto di Sasuke è rigato di lacrime, non avrebbe permesso a Itachi di lasciarlo proprio adesso che ha imparato ad amarlo. Itachi ha smesso di aggrapparglisi al giubbotto e la sua testa gli è crollata sulla spalla, è incredibile quanto possa pesare uno così magro.
Sasuke adocchia un'infermiera che spinge lemme una barella, è vuota, la raggiunge e ci sbatte sopra Itachi.
"Lei chi è? Come si permette?"
Il trambusto aumenta, qualcuno chiama la sicurezza, i pazienti in attesa si ammassano contro il muro intimoriti.
"Sasuke della Doors. E lui è mio fratello."
Lo dice a voce alta per la prima volta.
