New Orleans 1927

Aveva appena lasciato lo studio radiofonico: la serata era fresca nella sua brezza leggermente umida, un'agile mandata di chiavi alla toppa della porta e si era avviato per le scale uscendo sul pianerottolo canticchiando.

Il tramonto stava scomparendo all'orizzonte tra i caseggiati, il punto di morte della luce nel crepuscolo li tingeva di un tiepido rosso, una luce calda che sembrava avvolgere forme e colori nella sua sinistra bellezza.

Il viale lastricato riluceva al chiarore dei lampioni ad incandescenza: la passeggiata era piacevole, ai bordi della strada le aiuole di rose solleticavano il suo olfatto con note dolciastre.

In direzione opposta alla sua una coppia di passanti incrociò la sua strada.

"Salve!" salutò garbatamente

I passanti lo riconobbero subito: era la star della radio! Arrossirono entrambi per l'emozione di quell'incontro e ricambiarono il saluto entusiasti poi si allontanarono bisbigliando e sorridendo, sicuramente avrebbero avuto da raccontare quell'incontro.

Continuò a camminare per il vialetto ancora per un pò, finchè la sua non lo potò ad un tranquillo villino in stile coloniale immerso tra i salici.

Tra la vegetazione e le fronde pendenti languidamente qualche lucciola oziava qua e là con flebili bagliori intermittenti

Era a casa.

Superò con scioltezza il patio ed entrò: fosse stato per lui avrebbe passato l'intera serata in studio, con il suo pubblico, ma quella sera aveva già preso un impegno ed era il caso di rendersi presentabili.

Sarebbe stato oltremodo sconveniente presentarsi in completo da lavoro.

Si diresse verso la sala da bagno, sciolse il cravattino lasciandolo cadere a terra con noncuranza, sbottonò la camicia e sfilò i reggimaniche svestendosi completamente. Ripose delicatamente gli occhiali sul bordo del lavandino, si infilò in piedi nella vasca e girò la manopola d' ottone: l'acqua inizialmente gelida prese lentamente a riscaldarsi uscendo dal soffione. Quella sensazione calda sulla pelle era incredibilmente gradevole, passò entrambe le mani tra i capelli per inumidirli sotto il getto d'acqua.

Aveva appena iniziato a rilassarsi che i pensieri si fecero largo nella sua Testa:

Quanti ne aveva uccisi quella settimana? Sette, otto?

Fece rapidamente mente locale: il porco nel parchetto che aveva tentato uno stupro, lo strozzino che era alle calcagna del suo sarto di fiducia, il curato che aveva messo le sue viscide mani sui bambini della parrocchia, il marito violento dell'appartamento accanto allo studio radiofonico, il candidato del Partito Democratico che appoggiava Crow e la sua segregazione razziale, la donna che aveva pestato a sangue un senzatetto, il pappone del club nei pressi della stazione...aveva decisamente perso il conto.

Mentre razionalizzava sulla cosa guardò il suo riflesso allo specchio, la superficie iniziava ad appannarsi per i vapori della doccia, vide la sua espressione: compiacimento puro.

L'iride rossa a stento si vedeva, la pupilla era completamente dilatata, sentire il terrore delle sue vittime, il loro dolore lo mandava in estasi. Esercitare un controllo totale sulla sua preda, mantenerlo fino all'apice per poi sentire la lama che affondava ed il sangue caldo sulle mani era poesia! Mantenne quelle immagini nella sua mente il più al lungo possibile, per catturare il brivido di adrenalina che gli procurava e lasciò scivolare a lungo quel piacere sotto la doccia.

Il buio era sceso fin troppo in fretta, nel corridoio il telefono squillò rischiarando il silenzio della casa. Alastor era appena uscito dalla doccia ed era intento ad asciugare i capelli corti con un telo di spugna, il bagno era ancora pieno di vapori, infilò una vestaglia da camera e si diresse a rispondere. Sollevò elegantemente la cornetta portandola all'orecchio ed avvicinò il Tulip alle labbra:

"Si,pronto?"

Dall'altro capo del telefono una voce squillante e civettuola: "Dove sei zucchero?"

"Dolcezza! Sono quasi pronto, non potrei mai perdermi la tua serata"

"Oh, allora sbrigati! Siamo già tutti qui, inizieremo i festeggiamenti senza di te, non farti attendere troppo" disse lei in tono concitato.

"Il tempo di indossare il mio miglior sorriso e sono subito da te" enfatizzò l'ultima parola con tono caldo.

Dall'altro lato la donna biascicò qualcosa vistosamente imbarazzata e riagganciò.

Adorabile come Mimzie fosse facilmente emozionabile, quel pensiero gli rubò un sorriso sincero.

Diede uno sguardo all'orologio era lievemente in ritardo, ma non amava arrivare in orario a quel tipo di eventi, preferiva giungere quando la serata si era già scaldata un pò e gli animi erano alleggeriti dall'alcool e dalla musica, era quello il momento migliore per presentarsi ad una festa.

Finì di asciugare i capelli con cura e si diresse in camera da letto: la stanza era ampia rischiarata da una lampada art deco in ambra e vetro che diffondeva una luce rilassante. Aprì il guardaroba, fece scorrere lentamente le dita tra i completi per selezionare quello più adatto alla mise per quella serata: scelse un completo gessato in tweed preso da poco in sartoria, il gilet di una tonalità

rossa, la camicia di cotone con abbottonatura nascosta, reggimaniche, cravattino nero e derbies nere. Mancava solo l'ultimo dettaglio: si avvicinò alla toletta accanto al letto, e prese la boccetta di acqua di colonia, Agua de Florida, si umettò i polsi pressando la pelle per far penetrare l'essenza sulla cute, la fragranza era floreale e leggera.

Evitò accuratamente di applicarla sul collo: non era in cerca di una serata romantica, ma solo di divertirsi sfrenatamente al Club.

Si diede un ultimo sguardo allo specchio prima di andare: il completo gli calzava come un guanto, il tessuto era morbido e scivolava alla perfezione. Adesso era presentabile.

Uscì dalla stanza, recuperò il borsalino scuro dalla cappelliera ed uscì di casa: era pronto per quella serata di follie!