The Sazerac era il club più esclusivo di New Orleans: niente insegne, nessuna indicazione, nessuno ne parlava, chi lo frequentava faceva scivolare il suo nome attraverso un passaparola di labbra in labbra tra un sussurro e l'altro come fumo di sigaretta, l'ingresso era consentito solo dietro invito assurdamente esclusivo.
Chiunque fosse passato per Bourbon Street in una serata estiva come quella, non lo avrebbe assolutamente notato, nascosto tra un esercizio commerciale e l'altro in un piccolo vicoletto scarsamente illuminato da un unico lampione sfarfallante: la porta d'ingresso era quella di un vecchio magazzino da lavanderia buttato lì in un luogo angusto e poco invitante, ma oltrepassata quella soglia, dietro quell'uscio anonimo c'era un mondo sfavillante e dorato dove avveniva la magia!
Varcato l'ingresso e scostata la pesante tenda porpora che celava l'ambiente interno, si veniva catapultati in una dimensione abbacinante di luci e musica, i sensi erano pervasi dall'essenza di colonia e cipria mescolati all'aroma del tabacco, su vassoi dorati portati dalle cameriere in mise oltremodo corte sensuali note alcoliche sfilavano intrecciandosi voluttuosamente al fumo dei lunghi bocchini delle signore. Il locale era gremito, ovunque gentiluomini in completo conversavano con donne sorridenti nei loro vestiti a lustrini tra il giro di una coppa di champagne e l'altra.
Sul palco un tripudio di luci ospitava un gruppo intento ad esibirsi in un pezzo Jazz che stava conquistando gli ospiti, in un'altra ala del club gentiluomini in abiti eleganti misuravano le loro abilità a poker.
Mimzie osservava annoiata quella sfolgorante babilonia di colori, suoni e persone, normalmente sarebbe stata al centro dell'attenzione, intrattenendo gli ospiti di quella splendida festa, ma non era dell'umore adatto: quella era una serata speciale, era LA SUA SERATA, il suo debutto da solista allo Sazerac, era l'astro nascente del club e le sue esibizioni erano diventate leggenda in città, ma quella sera si sarebbe esibita per la prima volta da sola al centro del palco, tutti gli occhi sarebbero stati e nonostante questo qualcuno non si era ancora fatto vivo al locale.
"Ehi bellezza c'è qualcosa che non va?"
Il flusso dei suoi pensieri di Mimzie fu interrotto dalla voce del suo manager
"Ah no, nulla cucciolo" mentì
L'altro la guardò con l'aria di chi sapeva più di quanto avesse chiesto
" Ahhh Mimzie, la delusione ti si legge in faccia a un miglio di distanza! La cotta che hai per quello lì è davvero uno scherzo che non morirà mai!" disse ridendo mentre assaporava il suo sigaro
Mimzie si sentì piccata e sventolò una mano come per dire "sciocchezze", aprì la borsetta in velluto e perline, estrasse un portarossetto in metallo deliziosamente decorato: schiudendo la piccola scatola, si diede uno sguardo al piccolissimo specchietto, applicò un velo di rossetto e fece schioccare le labbra. Era irresistibile e Roger con le sue fantasie poteva anche ficcarsele dove preferiva!
Ripose tutto nella borsetta con fare stizzito, diede un colpetto di tono ai capelli con entrambe le mani ed ancheggiò esile e sensuale tra i tavoli intrattenendosi con la folta schiera dei suoi ammiratori che la richiamavano con trasporto dall'altro lato della sala.
La musica incalzava e lo Sazerac era al culmine dei festeggiamenti: flappers intavolavano discorsi di politica rilassate su divanetti di velluto agitando i loro bocchini in direzione dei gentiluomini con cui stavano conversado, ospiti apprezzavano strisce di coca servite sul candido braccio di una ballerina, labbra scarlatte si posavano su vezzose coppette di
cristallo sorseggiando champagne, in pista ballerini ci davano dentro a passi di charleston: era un luogo senza tempo, di follie ed ilusioni luccicanti, non c'era distinzione di razza o sesso, tutti si divertivano indistintamente. Gli animi si erano scaldati e l'euforia era alle stelle, era una serata magnifica in quegli anni veloci e raggianti.
Non mancava molto all'esibizione da solista di Mimzie ed oramai stava perdendo le speranze di vederlo arrivare, quando la sua attenzione fu catturata da un intenso vociare in direzione dell'entrata: il buttafuori sembrava irritato, qualcuno stava cercando rogne, tutto attorno si era fatto un capannello di gente.
"Scusatemi cari" disse lei sganciandosi dal tavolo del sindaco ed andando a vedere cosa stava succedendo alla porta.
La calca era in fermento entusiasta, Mimzie si fece largo in quel casino, quando ad un tratto riuscì a percepire distintamente quell'accento Medio Atlantico: un misto tra l'americano ed il troncato inglese della classe alta, era deliziosamente inconfondibile.
Il buttafuori si stava decisamente incazzando: aveva arrotolato le maniche della camicia sulle braccia ed era pronto a fare il suo lavoro.
"Pomposo pezzo di merda chi cazzo ti credi di essere? La fottuta parola d'ordine o non entri qui dentro" ringhiò
Dalla posizione in cui era Mimzie non riusciva a vedere bene la scena, aveva una visuale parziale e l'unica cosa che intravedeva era l'enorme figura del buttafuori.
"Shh speak-easy bestione" l'uomo con l'accento transatlantico sventolò davanti al naso dell'energumeno l'invito con la parola d'ordine.
Il buttafuori grugnì rabbioso, prese l'invito e se lo ficcò in tasca, lasciando passare l'uomo dal carismatico accento.
Fu solo in quel momento che Mimzie riuscì a vederlo farsi largo nella folla, tra chi gli chiedeva un autografo e chi tentava anche solo di attirare la sua attenzione: si destreggiava con nonchalance in mezzo a tutta quella gente, regalando un sorriso a chiunque incontrava il suo sguardo.
Indossava un completo antracite che non gli aveva mai visto indosso, doveva essere un nuovo acquisto, il tessuto si adattava perfettamente alla sua figura alta e slanciata, dal colletto il bianco della camicia risaltava la sua carnagione lievemente scura.
Superò l''ingresso a passi svelti, sicuri e senza che lei se ne accorgesse la raggiunse cingendola a sè ignorando deliberatamente il suo spazio personale:
"Mimziè bambola, mi sono fatto attendere "
Lei lo guardò con disappunto, aveva indossato un broncetto che le increspava le labbra "Attendere? Stavi per perderti il mio debutto! Sono furiosa!"sbottò.
Alastor accostò il suo viso vicinissimo a quello di lei: le iridi del conduttore radiofonico erano di un caldo rosso scarlatto:
"Adoro quando sorridi, quel broncio non ti si addice dolcezza" posò lieve la punta degli indici agli angoli della bocca di lei e li sollevò delicatamente all'insù.
"Ecco adesso sei uno schianto"
Mimzie avvampò, erano vicini, troppo vicini e la sua voce per lei era irresistibile, lo allontanò con fare vezzoso "Oh smettila di adularmi brutto viscidone! Dovrai farti perdonare stando al passo con i miei passi tutta la notte e chi perde paga da bere!"
