Cravatte e bretelle

Cap. 11

L'arrivo degli agenti della Furti e Rapine innervosì il tenente Provenza. La collaborazione con la Crimini Maggiori era d'obbligo per risolvere un caso di furto che era diventato un caso di omicidio. L'escalation dei furti a Venice Beach sorprese la polizia, perché da semplici furti in casa, erano diventati lesioni personali, fino all'omicidio. La Furti e Rapine da mesi seguiva questo caso e un numero sempre più maggiore di uomini era stato assegnato alle indagini. Il capitano Paul Carter della Furti e Rapine parlò con il capo Johnson, cercò il modo per unire le forze e risolvere la questione prima possibile. Il caso aveva destato l'attenzione dell'opinione pubblica e parecchi giornalisti giravano per Venice Beach cercando di capire il perché di tante infrazioni. Nella sala grande della Crimini Maggiori, tra la decina di poliziotti della Furti e Rapine, Flynn notò un volto conosciuto "Marina!"

"Drew Flynn!" I due si salutarono con un abbraccio.

"Stai benissimo!" Disse Flynn squadrando la collega.

"Adesso sono sergente!" Rispose con orgoglio.

"Oh, allora mi scusi, sergente Preston!" Flynn si mise sull'attenti suscitando l'ilarità dei compagni.

Provenza sbuffò e Mike e Julio ammiccarono, Flynn era il solito sciupafemmine. Il sergente Marina Preston era una bella donna: capelli neri lunghi e raccolti, come da regolamento e vestiti attillati che le segnavano le forme. Flynn le fece da cicerone, presentandole i ragazzi della Crimini Maggiori. Provenza grugnì un saluto, non sapeva il perché, ma quella donna non gli piaceva, no, non gli ispirava ….

Quando il capo Johnson e il capitano Carter uscirono nella sala grande, presero la parola e illustrarono la strategia accordata per risolvere al più presto il caso dei furti/omicidio a Venice Beach. La stampa pressava il Dipartimento in cerca di risposte, quindi dovevano muoversi seguendo le regole e chiudere il caso. Il capo Pope sarebbe arrivato in un secondo tempo insieme al capitano Raydor, per assistere le due squadre e chiudere il caso. Provenza scosse la testa, mancava il capitano Raydor a rompere con le regole da seguire, non bastava avere quella gente tra i piedi?! Era contrariato e di pessimo umore.

L'entusiasmo del capo Johnson si spense al rumore dei tacchi del capitano Raydor, preceduto dal capo Pope che salutò i presenti. Prese la parola e illustrò il compito affidato alle due squadre e la supervisione da parte del capitano Raydor. La parola d'ordine era collaborare e chiudere il caso prima possibile, entro una settimana e poco più. Il capo Johnson accettò di lavorare con il capitano Carter, ma avere tra i piedi anche Darth Raydor, lo sopportava con fatica. L'espressione tradiva i sentimenti e lo stato d'animo: non era contenta per niente.

Quando il capo Pope terminò il discorso, si rivolse ai tre superiori e ordinò di dare al più presto alla stampa la notizia della chiusura del caso. Detto questo augurò buon lavoro e uscì. Il capo Johnson invitò in ufficio il capitano Carter e il capitano Raydor per discutere i compiti da assegnare e la strategia da attuare. Il capitano Paul Carter squadrò il capitano Raydor, ammiccò, le piaceva, era una bella donna. Sorrise ed entrò. Gli sguardi di Carter non passarono inosservati, Sharon sentì addosso gli occhi di quell'uomo. Non era il suo tipo, ma fece finta di nulla, il lavoro era lavoro.

Dopo un primo briefing, la presentazione del capitano Carter, le osservazioni delle pattuglie, le indicazioni del capitano Raydor, il capo Johnson decise di fare una pausa e sperare in una rapida soluzione del caso. Il capitano Raydor lanciò qualche occhiata ad Andy, era seduto vicino ad una donna avvenente, che non conosceva. Sembrava ci fosse sintonia tra i due, ogni tanto si guardavano e sorridevano. Non le piaceva quella situazione. Flynn notò l'occhiata di Sharon e decise di farla ingelosire. Si avvicinò a Marina, le sfiorò le mani e attirò la sua attenzione. Marina sorrise e ammiccò. Sharon non perse un movimento dei due, sentiva qualcosa allo stomaco … perché quei due sembravano essere così in sintonia? Perché erano così vicini? La situazione si fece imbarazzante e tesa, Sharon sperò che la giornata finisse il prima possibile.

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Il capo Johnson ebbe la sua occasione: ripensò alla fotografia caduta dalla borsa del capitano Raydor durante la riunione con il capo Pope. Le sembrava di aver visto il capitano Raydor insieme a qualcuno, forse il tenente Flynn, ma non era sicura, doveva indagare. Era un uomo e doveva scoprire chi fosse quell'uomo misterioso, che suo marito aveva identificato con certezza come il tenente Flynn.

Inoltre aveva bisogno di un'opinione in merito alla collaborazione tra le due Sezioni e il capitano Raydor era la persona più preparata per un parere. Voleva capire se la collaborazione con la sezione di Hollywood potesse portare ad un risultato positivo per tutti. Il capitano Raydor conosceva i regolamenti e la policy del Dipartimento, avendola dalla sua parte, Pope non le avrebbe dato il tormento.

La convocazione del Capo Johnson sorprese il capitano Raydor, il messaggio parlava della necessità di una consulenza per seguire meglio gli ordini di Pope. Ma sapeva che voleva dire altro. Si presentò e la chiacchierata divenne sempre più specifica, non capiva dove il capo Johnson volesse andare a parare. Ponderò le parole e misurò ogni frase, per non essere colta in difetto.

Il capo Johnson ascoltò con attenzione il capitano Raydor, prese nota e quando terminò di parlare rimase qualche secondo in silenzio. Sharon non sapeva cosa dire o fare, ma conosceva le tecniche di interrogatorio del capo Johnson, non era seconda a nessuno. La richiesta di conoscere la sua opinione era solo una scusa per conoscere altro, sì, c'era altro che il capo Johnson voleva sapere!

Sharon attese in silenzio, cercò di mascherare la tensione e il disagio che provava. Le mani le sudavano e continuava a stropicciarsi le dita, era nervosa.

"Deve dirmi altro, capitano Raydor?" La fissò negli occhi e ammiccò. Aveva notato che era nervosa e voleva approfittarne.

Sharon cercò di mascherare l'agitazione, sapeva che quella donna si riferiva alla relazione con il tenente Flynn. La tensione salì, era nervosa, le mani sudavano e la gola era divenne secca.

"No … capo …" Abbozzò una risposta poco convincente. Il capo Johnson sorrise, stava per dare l'affondo, pensò Sharon. Ragionò su una serie di giustificazioni, persino lo sbarco degli alieni. Valutò una serie di risposte, sudò freddo e fissò il capo Johnson.

"Tutto bene capitano?" Dal tono sembrava sinceramente preoccupata, ma Sharon non poteva abbassare la guardia.

"Tutto bene, capo. Tutto bene." Si affrettò a rispondere.

"C'è altro che dovrei sapere?"

"Cosa vuol dire? No, capo. E' tutto a posto." Sharon annuì, sorrise e cercò di mantenere la calma.

"Vede, le ho chiesto un parere, perché è la più preparata e specializzata in fatto di regolamenti. Quindi chi, più di lei, può conoscere la disciplina, gli obblighi, e tutte le regole che ci sono nel dipartimento? Perché sa bene come e quando un ufficiale di polizia deve rendere noto al proprio responsabile tutto quello che accade, giusto?"

"Giusto … capo …" Adesso sudava freddo.

"Facciamo un esempio: le relazioni tra le diverse sezioni, vanno comunicate al diretto superiore. Giusto?" Sharon annuì e sudò freddo.

"C'è qualcosa che deve dirmi, sono il suo diretto superiore…"

"Direi che …no, cioè …è tutto a posto."

Il capo Johnson sorrise, per ora aveva tastato il terreno, sarebbe tornata alla carica più avanti. Le risposte del capitano non sembravano giustificare una relazione. Doveva farsi più audace e sembrare di sapere. Doveva saper aspettare, avrebbe trovato il momento giusto. Ringraziò per il confronto e le disse che avrebbero svolto un bel lavoro con il capitano Carter. Sharon sorrise in modo forzato, era sorpresa, ma contenta. Si alzò, chiese se ci fosse bisogno di lei e disse che doveva terminare di compilare dei verbali. Rimase sul vago.

Il capo Johnson la ringraziò, le disse che il capitano Carter l'aspettava in sala ristoro. Sharon uscì dall'ufficio e andò subito nel bagno delle donne, riprese fiato e cercò di calmare l'ansia. Era stressata e agitata. Fece degli ampi respiri, cercò di calmarsi e di riprendere lucidità. Si guardò allo specchio "Ok, il capo Johnson sa Andy. Calma, calma. Ora cosa si fa?" Scosse il capo "Maledizione!"

Continua …