Capitolo 2
Vi fu un gran frastuono che costrinse Vivi a tapparsi le orecchie con le mani. L'aria si elettrificò e le luci nella stanza si accesero e spensero ad intermittenza. Tutto intorno a lei iniziò cambiare. Gli oggetti vennero distorti ed i suoni mescolati. Si creò una confusione di immagini proprio di fronte ai suoi occhi mentre il mondo intero vibrava sotto di lei. Iniziò ad urlare terrorizzata e all'improvviso tutto si placò.
Vivi cercò di capire cosa fosse successo e soprattutto dove si trovasse. Era seduta sul pavimento, ma non lo stesso di un attimo prima. La sua schiena era appoggiata su un muro alto poco più di un metro, dietro al quale proveniva l'unica luce della zona.
La principessa fece per alzarsi, ma si accorse di avere un oggetto appoggiato sopra le ginocchia. Lo riconobbe nell'istante stesso in cui i suoi occhi si posarono su di esso. Giallo, con una striscia rossa, stava stringendo nelle mani il cappello di paglia di Rufy.
Del proprietario però, nemmeno l'ombra.
I suoi pensieri furono interrotti dall'eco di alcune voci dietro di lei. Si alzò e si sporse cautamente. Vivi si rese conto di essere al terzo piano di Mary Geoise, su un balcone che formava una circonferenza tutto intorno al centro della stanza. Dall'alto poteva osservare senza essere vista, anche se lo spettacolo era difficile da accettare.
Le voci che parlavano sotto di lei erano Im ed i Gorosei, tranquilli come se il combattimento con la ciurma di Teach e Rufy, non fosse mai accaduto.
"Im sama, la notizia è confermata. Gol D. Roger si è consegnato alla Marina. Verrà giustiziato nella sua città natale, ma la sua ciurma è ancora a piede libero".
"Nella sua ciurma non vi è nessuno di pericoloso. Aveva artefatti con sé?"
"Nessuno".
"Ha detto qualcosa?"
"Niente di rilevante"
"La sua Volontà?"
"Sembra scomparsa".
"Capisco. Potete andare".
La stanza si svuotò.
Vivi decise di non soffermarsi su quei discorsi assurdi o su ciò che aveva visto. Piuttosto pensò a cosa fare. Rufy era scomparso, così come Teach. Le uniche persone rimaste erano dei nemici. Doveva riuscire a scappare senza farsi notare e la prima cosa da fare era capire in quale parte del palazzo si trovasse.
Mentre ragionava e prima che potesse fare qualsiasi cosa però, una porta si spalancò e l'immagine di Im fece gelare il sangue alla principessa.
Si guardò intorno in cerca di una via di fuga, ma l'unica porta era quella occupata da colui che aveva provato ad ucciderla poco prima.
Pensò di lanciarsi dalla balaustra, ma da quell'altezza non avrebbe avuto scampo.
Le opzioni rimaste erano solamente due: implorare di aver salva la vita, oppure combattere.
La prima era da escludersi, visto che a quanto pare era stata portata al cospetto di Im solamente per essere uccisa.
Tentare un attacco a sorpresa era l'unica possibilità rimasta.
Avvicinò le mani ai suoi capelli, dove teneva nascosti i suoi fidati Peacock Slashers. Negli ultimi due anni si era allenata con Pell e Chaka ed ora era arrivato il momento di dimostrare che non era stato tempo perso.
Stava per afferrare le sue armi, quando Im le rivolse una semplice, ma sconcertante domanda.
"Chi sei?"
Vivi si fermò indecisa su cosa fare. Per quale assurda ragione non l'aveva riconosciuta? Stava cercando di ingannarla?
Im le si avvicinò senza timore e Vivi cercò di arretrare, ma inciampò e cadde all'indietro.
"Non aver paura. Non voglio farti del male".
Arrivando ad un passo da lei, Im allungò la mano per aiutarla ad alzarsi, ma nello stesso istante in cui le loro dita si toccarono, tutto ricominciò.
Il rumore assordante, gli oggetti distorti, il caos tra immagini, luci e suoni. Vivi vide passare di fronte a lei migliaia di scene in pochi secondi, con persone mai conosciute. Il suo cervello rischiava di impazzire mentre la paura le risaliva in tutto il corpo. Si racchiuse su se stessa ed iniziò ad urlare di nuovo.
L'attimo successivo il silenzio regnava intorno a lei.
Alzò lentamente la testa, non sapendo cosa aspettarsi.
Era inginocchiata sopra un soffice prato, talmente delicato e ben curato che ogni filo d'erba sembrava tagliato a mano con precisione. Era notte ed in cielo la bianca luna splendeva silenziosa.
In lontananza Vivi riconobbe subito il castello di Pangea illuminato, quindi capì che si trovava ancora nei giardini di Mary Geoise.
Almeno questa volta non c'era traccia di Im o dei Gorosei intorno a lei.
L'unico oggetto che giaceva sull'erba, era il cappello di paglia di Rufy. Chissà come, ma entrambi erano stati scaraventati insieme all'esterno.
La principessa raccolse il copricapo e si alzò in piedi. Il suo vestito rosa era tutto bagnato e le scarpe rovinate, ma Vivi avrebbe desiderato con tutto il cuore che quella fosse la cosa peggiore in quella notte nefasta.
Un rumore non molto distante da lei attirò la sua attenzione. La cosa strana era che in quella direzione doveva esserci solamente il precipizio della Red Line. Non vi erano attracchi per le bondole e nessun altro mezzo di trasporto poteva arrivare fin lassù. Anche gli uccelli raramente si avventuravano così in alto.
Fece qualche passo cautamente per capire cosa fosse.
Arrivò quasi sul ciglio del dirupo, quando una mano palmata le comparve davanti, aggrappandosi al terreno.
Colta di sorpresa Vivi inciampò all'indietro. Tentò di rialzarsi e scappare ma venne afferrata da dietro, con una mano sulla bocca, impedendole di gridare.
"Sei un Drago Celeste?" Chiese l'uomo.
Vivi fece di no con la testa.
"Non voglio ucciderti, quindi non costringermi".
Vivi fece di si con la testa.
"Se non sei un Drago Celeste cosa ci fai quassù? Sei della Marina?"
Vivi si voltò toccandosi il viso dove era stata stretta. Di fronte a lei vi era un uomo pesce molto alto e muscoloso, con la pelle color rosso salmone e delle grandi labbra. Aveva una barba nera e capelli lunghi dello stesso colore, con una bandana verde a coprirli.
"Non sono della Marina. Mi chiamo Vivi e vengo da Alabasta. Mi stavano per uccidere poco fa".
"Ti stavano per uccidere e sei riuscita a scappare? Pensi che gli uomini pesce siano stupidi? Non mentirmi o ti getto dalla scogliera".
"No, ti prego! Non ti sto mentendo! Per favore, voglio solo andarmene da qui. Mi hanno rapita e hanno cercato di uccidermi. È la verità!"
Vivi si inginocchiò, incrociando le dita e supplicando l'uomo pesce.
"Non voglio ucciderti, ma non mi fido di lasciarti andare. Per il momento vieni con me e se farai la brava, ti lascerò libera. Mi chiamo Fisher Tiger".
Al suono di quel nome un pensiero le balenò in testa, ma era troppo incredibile per essere reale. Per il momento Vivi si asciugò le lacrime ed annuì. Legò il cappello di paglia al collo, facendolo cadere sulla schiena, dopodichè seguì l'uomo pesce verso le residenze dei Nobili Mondiali.
Aggirarono il castello ed arrivarono al cancello dei Draghi Celesti. Fisher Tiger si caricò sulle spalle la principessa e si arrampicò facilmente sopra il muro di cinta, evitando la sorveglianza all'ingresso. Una volta dall'altra parte iniziarono ad intrufolarsi nelle case.
Essendo stato uno schiavo proprio in quel luogo, Fisher Tiger sapeva bene che i Nobili Mondiali non gradivano la presenza di esseri inferiori nelle loro terre. Perfino le guardie che avevano il permesso di girovagare nel Dominio degli Dei, si potevano contare sulle dita di una mano.
Lo schema era semplice, lui si occupava delle sentinelle, mentre Vivi trovava le chiavi e liberava gli schiavi, il tutto senza farsi notare.
Vi erano solamente 19 grandi dimore, ma la quantità di schiavi presenti fece inorridire il cuore della principessa. Uomini, donne, bambini, uomini pesce... gente di tutti i tipi e razze, la cui unica ambizione rimasta, era quella di morire il prima possibile. Sapeva che purtroppo ancora esisteva lo schiavismo al mondo, ma vedere con i propri occhi quella sofferenza e una così grande mancanza di rispetto per la dignità umana, la fece vergognare del benessere in cui aveva vissuto ogni giorno.
Insieme a Fisher Tiger liberò ogni schiavo presente a Mary Geoise, donando libertà a chi non aveva più speranza.
Radunarono tutti quanti davanti al cancello dei Draghi Celesti.
"Ora viene il difficile". Disse l'uomo pesce. "Appena aprirò il cancello, verremo attaccati da una grande quantità di soldati. Io li terrò occupati, voi scappate più velocemente che potete e raggiungete le bondole. Una volta scesi dalla Red Line sarete liberi".
Poi si avvicinò alla principessa. "Ti ringrazio Vivi. Non so perchè tu sia qui, ma il tuo aiuto è stato prezioso. Se tutti gli esseri umani fossero come te, il mondo sarebbe un posto migliore".
La ragazza dai capelli blu sorrise in risposta. Neanche lei sapeva come fosse finita in mezzo a quel famoso evento storico avvenuto 15 anni prima. La liberazione degli schiavi di Mary Geoise.
Probabilmente era tutto un sogno, ma in ogni caso, per quanto irreale, era lei che doveva ringraziarlo. Se non fosse stato per quell'uomo pesce, non avrebbe mai visto, così da vicino, una delle peggiori malattie che infestavano il mondo.
Gli occhi di tutta quella gente, di tutti quei bambini, che non la osservavano con l'ammirazione dovuta ad una principessa, ma con la gratitudine riservata ad una salvatrice, la ripagò mille volte di ogni fatica fatta.
Fisher Tiger si scagliò contro il cancello, abbattendolo con un calcio ed iniziò a combattere contro tutte le guardie.
Immediatamente venne dato l'allarme al quartier generale della Marina, visto che un'irruzione simile era senza precedenti. I marines non riuscivano a contenere la potenza dell'uomo pesce e si concentrarono tutti su di lui.
Vivi e il gruppo di schiavi poterono così scappare dalla parte opposta, indisturbati.
Superato lateralmente il castello di Pangea, Vivi si fermò, indicando a tutti quanti la direzione verso cui proseguire.
"Presto, andate di là. Scendete la scalinata e prendete le bondole. Non c'è tempo da perdere".
"Tu non vieni con noi?" Disse una piccola bambina con i capelli neri, che si fermò di fianco a lei.
Vivi si abbassò alla sua altezza e la accarezzò sulla guancia. "Ho ancora delle cose da fare qui. Non preoccuparti per me. Pensa a tornare a casa sana e salva".
"Grazie mille, signorina Vivi. Non ti dimenticheremo mai!"
"GRAZIE!" "GRAZIE!" "GRAZIE!"
Le fecero in coro tutti gli ex schiavi, infinitamente riconoscenti.
Vivi sorrise, si rialzò in piedi ed iniziò a correre verso il castello.
Sogno o realtà, doveva andare a cercare Chaka. Quel luogo, che fino al giorno prima rappresentava l'emblema dell'ordine e della giustizia, si era tramutato in una trappola. Pell era morto e non voleva perdere altre persone care. Se il suo amico Chaka fosse stato ancora nel palazzo, lo avrebbe trovato e portato via con lei.
Il rumore della battaglia imperversava aldilà del palazzo, ma Vivi non se ne preoccupò. Nella storia che conosceva, Fisher Tiger era riuscito a scappare e se lei fosse andata ad aiutarlo, gli sarebbe stata solo d'intralcio.
Aprì il portone e notò che il salone d'ingresso del castello era deserto. Come si aspettava ogni soldato era impegnato sul retro, quindi salì in fretta le scale non curandosi neanche del rumore che i tacchi delle sue scarpe facevano sulle piastrelle.
Arrivò al piano dove era stata attaccata e si guardò intorno. Non c'era nessuno e nessuna traccia del combattimento avvenuto. Nemmeno il corpo o il sangue di Pell era presente e questo la scoraggiò ulteriormente.
"CHAKA! DOVE SEI? SONO VIVI!" Provò a gridare, ma oltre all'eco delle sue parole, non vi fu risposta.
Decise di andarsene da Mary Geoise. Una volta lontana dalla Red Line si sarebbe fermata a ragionare sui fatti assurdi avvenuti quella notte e su cosa stesse accadendo.
Appena si voltò verso il corridoio però, rimpianse di non essere scappata prima col gruppo di schiavi.
Proprio di fronte a lei, a pochi metri di distanza, una sagoma ormai familiare, la fissava con i suoi occhi gelidi e concentrici.
"Sei tornata finalmente, dopo tutti questi anni". Disse senza mostrare alcun segno di emozioni.
Vivi si guardò intorno in cerca di una via di fuga. Alle sue spalle vi era una finestra, ma saltare da quell'altezza era fuori discussione. Forse poteva trovare una camera non chiusa a chiave, ma si sarebbe infilata in un vicolo cieco, guadagnando solo pochi secondi.
L'unica possibilità stavolta era affrontare il nemico.
Infilò le mani tra i capelli e prese i suoi Peacock Slashers, dopodichè iniziò a correre verso di Im.
"KUJAKKI STRING SLASHER!"
La corda rivestita di petali taglienti partì verso la testa di Im. Con quell'arma Vivi poteva essere micidiale.
Dopo due anni, sia Chaka che Pell dovevano impegnarsi, per non rimanere feriti durante gli allenamenti della principessa. Non erano veri e propri combattimenti all'ultimo sangue, ma Vivi era stata intransigente. Se ci fosse stata un'altra crisi, doveva essere pronta a proteggere il suo popolo e la sua famiglia, proprio come Rufy aveva fatto con lei.
Le piccole lame verdi e viola si mossero rapide verso il bersaglio. Vivi non conosceva le abilità del suo avversario. Sarà stato forte come un imperatore, distruggendo la sua arma con una mano? Oppure debole da rimanere ucciso al primo colpo? Possedeva i poteri di un frutto? Magari un Rogia come Crocodile? Poteva accadere di tutto.
I dubbi della principessa rimasero invariati, poichè Im si spostò di lato, lasciando passare le lame di fianco a sé.
Fu proprio in quel momento, che le possibilità di salvezza di Vivi crebbero.
Avendo distratto il nemico, la ragazza riuscì a tuffarsi nello spiraglio che si era creato, oltrepassando Im e rotolando fino alla scalinata.
Senza perdere tempo si rialzò in piedi e ridiscese, facendo i gradini a due a due.
Ce l'aveva fatta! Era sfuggita al suo giustiziere. Le venne quasi da sorridere, tanta era l'adrenalina in corpo.
Purtroppo non aveva considerato una cosa. Fisher Tiger aveva concluso la sua battaglia riuscendo a scappare e le guardie del castello stavano salendo la sua stessa scalinata, per ritornare alle loro postazioni.
La principessa fu costretta ad arrestare la sua corsa. Cercò di valutare rapidamente una soluzione, ma la voce di Im dietro di lei, non le lasciò il tempo di ragionare.
"Perchè scappi? Rimani con me!".
Im allungò la mano verso di Vivi, la quale spaventata la schiaffeggiò via per non farsi afferrare.
"Non toccarmi!"
Per l'ennesima volta, non appena avvenne il contatto, il mondo cambiò intorno alla ragazza. Ricominciarono a mescolarsi suoni ed immagini, e Vivi si trovò di nuovo in mezzo a migliaia di scene di cui ignorava sia il tempo che il luogo. Le persone comparivano e scomparivano rapidissime, tra oggetti distorti e colori sbiaditi.
All'improvviso, una faccia conosciuta si materializzò davanti agli occhi della principessa.
"PAPÀ!"
Alla vista di Re Cobra, la ragazza gridò ed allungò la mano per farsi notare, ma appena interferì col susseguirsi delle immagini, tutto si fermò e come già successo, si ritrovò in un posto completamente differente.
Questa volta era seduta su un morbido letto. Non appena alzò lo sguardo, i suoi occhi si riempirono di lacrime di gioia. Non aveva idea di come fosse successo, ma era tornata ad Alabasta, nella sua camera.
La prima cosa a cui pensò, fu di essersi appena svegliata da un brutto sogno, ma il vestito rosa sporco di fango e le scarpe che del bianco avevano solo il ricordo, le esclusero questa possibilità. Soprattutto si toccò dietro alla schiena e sentì che il cappello di paglia era ancora lì.
Come se non bastasse, notò che le lenzuola non erano le stesse di quando era partita. Anzi, tutta la stanza era diversa. Guardandola bene, quella era la sua camera, ma di quando era bambina.
Corse al suo armadio e vide che dentro c'erano tutti i suoi vestiti di quando aveva meno di 10 anni. Rovistò sulla scrivania, trovando tutto come tanto tempo fa. Perfino il suo diario segreto era nel luogo dove lo teneva nascosto.
Cosa stava succedendo? La risposta c'era ma si rifiutava di accettarla.
Uscì immediatamente dalla stanza e corse lungo il corridoio, verso la sala del trono. Le 2 guardie all'ingresso la videro arrivare.
"Alt! Si fermi! Chi l'ha lasciata entrare nelle sale reali?"
"Ma... Sono Vivi, non mi riconoscete?"
"Mi dispiace, ma senza l'ordine del re, di qui non è permesso passare".
La guardia alzò la lancia indirizzando la punta verso il viso di Vivi, in modo minaccioso.
"Ma come ti permetti? Voglio vedere immediatamente mio padre, re Cobra. Lasciatemi passare!"
Afferrò il bastone e lo tirò verso di sè, mentre con una giravolta fece passare la punta sul fianco. Il soldato colto di sorpresa si sbilanciò in avanti e cadde a terra, inciampando sullo sgambetto di Vivi. Immediatamente l'altra guardia cercò di alzare la sua lancia, ma la ragazza gliela tolse di mano con un calcio, facendola rotolare lungo il corridoio.
Il soldato le saltò addosso per agguantarla, ma Vivi balzò agilmente sopra di lui, appoggiando le mani sulla sua testa ed oltrepassandolo.
Con entrambe le guardie a terra, la principessa aprì il portone.
Nel salone, re Cobra stava discutendo con i suoi consiglieri fidati, ma dato il rumore, tutti si voltarono verso l'ingresso.
Vivi corse dentro ed i suoi occhi riconobbero subito suo padre. Quando Wapol le aveva raccontato della sua morte, il suo cuore si era come spezzato per il dolore, ma ora era lì di fronte a lei. Molto più giovane, con i capelli neri, ma vivo. Fece pochi passi, quando qualcuno le si parò davanti, impedendole di passare.
"Chi è lei? Non si avvicini al re".
"PELL! SEI VIVO! CHE BELLO".
Saltò in avanti per abbracciare la sua guardia del corpo, ma l'attimo successivo cadde a terra priva di sensi.
Si risvegliò tempo dopo, con un grande mal di testa. Aprì lentamente gli occhi e si ritrovò al di fuori del palazzo reale, sul ciglio della strada. La polvere di Alabasta la fece tossire e si ripulì un pò di sabbia dalla guancia.
Ancora incredula per l'accaduto, si alzò in piedi e si appoggiò al muro. Due vecchietti seduti ad un bar la osservavano sorridenti.
"Brutta giornata eh?"
"C-Che cosa è successo?" Chiese lei.
"Le guardie ti hanno buttata fuori. Hanno detto che volevi attaccare il re".
"Io attaccare il re? Ma di cosa stanno parlando?"
"Lascia stare. Oggi sono tutti nervosi al palazzo, visto quel che è accaduto".
"Perchè cosa è successo?"
"Tieni, leggi tu stessa!"
Il vecchietto lanciò un giornale, che Vivi prese al volo.
Il titolo in prima pagina lasciò la ragazza senza parole.
-ASSASSINATA LA REGINA DELL'ISOLA DEGLI UOMINI PESCE, OTOHIME-
Gli occhi si spostarono immediatamente sulla data del quotidiano. Per quanto impossibile da credere, purtroppo era la realtà. Era tornata indietro nel tempo di 10 anni.
Le gambe le cedettero e cadde seduta sul terreno polveroso. Iniziò a piangere disperata, senza sapere cosa fare.
Abbracciò le ginocchia racchiudendosi su sè stessa.
La sera prima era una principessa amata dal suo popolo, che si stava impegnando a migliorare il mondo.
Ora si ritrovava sola e abbandonata, in un mondo che si era dimenticato di lei.
Le venne in mente il cappello di paglia che aveva legato sulle sue spalle. Anche il suo amico era sparito. Lo prese in mano.
Era l'unica cosa rimasta del suo tempo, dopo quella notte sconvolgente. Le lacrime lo stavano bagnando.
Non si era mai sentita così impotente e senza strade da seguire. Si infilò il cappello in testa, alla ricerca disperata della forza di andare avanti.
"Rufy... aiutami..."
Ancora non lo sapeva, ma una volta toccato il fondo, l'unica possibilità rimasta è risalire.
"Certo che ti aiuterò, Vivi!"
Vivi si guardò intorno allarmata, sentendo la voce del suo amico. "Rufy? Dove sei?"
"Sono qui! Sono intrappolato dentro al cappello!"
