Bellatrix: Notte di fuoco
Avevo percepito fin da subito che quella sarebbe potuta essere una serata adatta per fare ciò che volevo fare.
Non ero ancora riuscita a decidermi a compiere quella scelta definitiva che mi aveva chiesto di compiere il mio maestro, prendevo tempo, ma sapevo che era del tutto inutile tentennare, era una cosa che semplicemente avrei dovuto fare.
Piano piano arrivai alla conclusione anche dentro me stessa e iniziai, quasi inconsciamente, a preordinare e preparare ogni momento.
Un pomeriggio, Rod mi raccontò di essere venuto a conoscenza di un raduno di maghi e streghe molto interessante a cui potevamo partecipare.
Si sarebbe svolto sulle sponde del Tamigi, fuori Londra, nel pieno della campagna circostante. Vi avrebbero partecipato giovani maghi piuttosto famosi, provenienti dall'Europa del nord, ci avrebbero fatto rivivere atmosfere antiche e riti di magia celtica e nordica.
Molto probabilmente Rod stesso ne era stato informato dal mio maestro in persona, il quale aveva da poco iniziato a concedere al mio fidanzato una gran quantità di missioni importanti e interessanti che richiedevano un'attenzione particolare.
Volevo essere io la migliore, la migliore in ogni senso ed in ogni campo, invece capivo che Rod stava velocemente diventando il suo servo e Mangiamorte più capace e fedele e si stava ovviamente guadagnando la fiducia di Lord Voldemort.
Quella fiducia tanto difficile da ottenere.
Ero legatissima a Rod, a modo mio l'avrei certo potuto amare, se non fosse esistito Lord Voldemort, ma non avrei mai lasciato che mi surclassasse, mai.
Avrei dovuto fare qualcosa.
Sarei diventata una Mangiamorte e sarei diventata io la migliore, non solo una seguace del Signore Oscuro, ma anche la sua unica vera allieva di arti oscure.
Questa era una promessa che mi facevo da sempre e a cui non avrei mai rinunciato.
Pensai che però, prima di tutto ciò, dovevo eseguire gli ordini di Lord Voldemort, avrei dovuto prendere più potere nella mia famiglia e in quella di Rod.
Avrei dovuto sposarlo.
Pensando questo, andai allo specchio e, guardandomi, sorrisi.
Mi chiesi se il mio maestro aveva chiesto a Rod la stessa cosa che aveva chiesto a me, oppure ero solo io a conoscere tutta questa macchinazione.
Riflettei su ciò che stavo facendo.
Rodolphus Lestrange non era affatto male, anzi, aveva un carattere che mi piaceva molto. Mi sentivo molto simile a lui, tanto da volerlo e desiderarlo fortemente.
Eravamo sempre stati insieme come fidanzatini, fin dai tempi della scuola. Mi esaltava sempre, mi spronava, mi sfidava e non mi lasciava quasi mai sola.
Eravamo sempre stati molto felici insieme, finché non era arrivato lui, il mio Signore, allora le cose per me erano cambiate.
Mi guardai più attentamente allo specchio: non potevo nasconderlo a me stessa, la mia espressione, i miei occhi cambiavano ogni volta che pensavo a lui.
Lo amavo da morire.
Cercai di non pensarlo, perché lo sapevo bene: l'amore non esiste.
Tentai di tornare a pensare a Rod. Anche lui era affascinante, con lui eravamo perfetti insieme, quando si arrabbiava e diventava violento, allora si scatenavano liti furibonde fra noi, che sembravano non avere né fine né risoluzione.
In quei momenti ci odiavamo reciprocamente moltissimo e allo stesso tempo ci esaltavamo, perché il dolore ci faceva godere entrambi tantissimo.
Questo era ed il nostro modo di vivere e stare insieme.
Era perfetto, lo sapevo... se solo non fossi stata innamorata del maestro di arti oscure.
Sospirai lungamente, spostando l'attenzione alla mia persona allo specchio.
Fin da ragazzina, avevo sempre avuto l'abitudine di fermarmi davanti ad esso e guardarmi attentamente, studiarmi e osservarmi. Da tanto tempo, ormai, non lo facevo più: gli studi tanto impegnativi, gli allenamenti estenuanti diventati quasi giornalieri, gli impegni e il tempo passato insieme a Rod mi avevano impedito di riuscire a concentrarmi così tanto su me stessa.
Era diventato tutto più frenetico e, allo stesso tempo, più esaltante.
In quei momenti però, sentii il bisogno di guardarmi ancora una volta, di pensare e vedere com'ero diventata più donna, più bella. Mi preparavo a qualcosa, a qualche cambiamento, che ancora non sapevo esattamente dove mi avrebbe portato, ma sapevo che era giunto il momento di farlo.
Lentamente, sempre davanti all'enorme specchio incorniciato d'oro e pietre magiche, mi spogliai, accarezzandomi la pelle e lasciando cadere i lunghi capelli morbidi sulle spalle. Mi liberai dei miei vestiti per indossare qualcosa di appropriato alla serata.
Un vestito nero, leggero, lungo e fluttuante, che desse la sensazione di perdizione nell'oscurità. Poi aggiunsi un pendente argentato, con pietre di smeraldo incastonate a rappresentare il pentacolo, il simbolo della stregoneria. Non lo portavo ancora rovesciato, perché non ero ancora una strega oscura a tutti gli effetti.
Pettinai i capelli lisci e morbidi, lasciandoli liberi sulle spalle, come sempre.
Non feci troppo caso all'abbigliamento, non avevo ancora l'idea precisa del fatto che quello sarebbe diventato il mio vestito da sposa.
Stavo terminando di pettinarmi i capelli quando vidi Rod attraverso lo specchio, comparve dal camino spento di camera mia, quello che tengo libero dal fuoco per le sue visite segrete a tarda notte. Sorridemmo entrambi guardandoci nel riflesso dello specchio senza dire nulla.
Lentamente si avvicinò a me, abbracciandomi e stringendomi le spalle. I suoi occhi, che nei primi anni in cui ci frequentavamo erano di un marrone quasi ambrato, in quei mesi avevano come preso un colore più scuro, non più bello, ma più inquietante, capace di nascondere i segreti dell'anima.
Gli sfiorai i capelli in un accenno di carezza, quelli invece erano sempre i soliti, mossi e scompigliati, ancora uguali a quelli di un ragazzino agitato e inquieto.
Quando mi abbracciava così, da dietro, sentivo i suoi muscoli sempre più forti, il suo corpo che mi cingeva tutta e mi faceva sentire unita a lui, quasi intrappolata. Era una sensazione piacevole, ma a tratti soffocante: Rod aveva una personalità possessiva e dominante e io non amavo farmi dominare.
Non da chiunque.
Solo una persona poteva farlo. Sempre, in ogni momento, i miei pensieri tornavano al mio maestro.
Ormai si era insinuato tra me e il mio fidanzato, mio futuro marito, come un serpente nella tana, mai se ne sarebbe andato più dal mio cuore.
Sospirai.
Tentai di non far trapelare nulla di miei pensieri.
Restammo così, fermi per alcuni istanti, poi sentii Rod spostare delicatamente la mano verso il mio seno, accarezzandomi lungamente e languidamente.
Socchiusi gli occhi, lasciandolo fare, abbandonandomi di più fra le sue braccia pur pensando ad altre braccia.
Sospirai ancora, mi piaceva, sentivo la sua voglia e il suo desiderio crescere velocemente. Percepii chiaramente che quella era la notte, era il momento giusto, sarebbe diventata una notte di fuoco.
Poggiai la mia mano sulla sua, per incoraggiarlo a continuare.
Lo guardai allo specchio per alcuni istanti, seguendo le sue mosse. Poi guardai me stessa negli occhi, ero risoluta, mi sorrisi: cominciava lo spettacolo.
Mi voltai verso di lui e lo ribaciai, portando le sue mani dentro al vestito, sul mio seno.
"Non porti nulla sotto."
Mi guardò per un attimo sorridendo.
"Adoro, quando fai così. Sento il tuo odore a distanza, libero di serpeggiare nell'aria. Desidero sentire il tuo sapore fra le mie labbra e i miei denti, come un lupo fa con la sua preda."
Mi limitai ad annuire.
Mentre morbidamente pronunciava queste parole, allungò anche l'altra mano, giù verso il mio ventre, per poi finire sull'inguine, seguendo le pieghe morbide del vestito. Sentivo la sua mano fresca contro la mia pelle già calda, questo contrasto mi eccitava.
Mi avvinghiai a lui, toccando il suo petto col mio seno e intrecciando le mie gambe con le sue. Sentivo i suoi sospiri aumentare di profondità.
"Facciamo qualcosa di speciale stasera?"
Esitò nel chiederlo, ebbi quasi il presentimento che anche lui fosse mosso dai dettami segreti del mio maestro.
Non mi soffermai a pensare, ebbi paura. Forse, di non avere il coraggio di andare fino in fondo.
Annuii subito, senza nemmeno parlare, non aspettavo altro che tutto iniziasse.
Chiusi la porta della mia stanza con un paio di incantesimi, non avevo un piano predefinito. Vidi che Rod faceva bruciare una mistura di erbe che, nel giro di pochi minuti, creò un fumo denso e profumato che ha invase tutta la stanza.
Ci riempivamo i polmoni e la mente con quell'aroma speciale, attimo dopo attimo, mentre facevamo l'amore sulle lenzuola fresche di seta nera, fra i ricami e gli stemmi della famiglia Black.
Insieme non facevamo che ansimare e godere appieno del nostro piacere e del piacere che ci dava il fumo che respiravamo in quantità enormi, esaltando le sensazioni che venivano da un amplesso sempre più appassionato.
Togliendomi la necessità di pensare a ciò che stavamo facendo e a tutto ciò che avrebbe comportato.
Solo una cosa mi interessava: esaudire il desiderio del mio maestro.
La notte di fuoco era appena iniziata.
Quei momenti avrebbero davvero cambiato la mia vita.
E anche la sua.
Nel bene e nel male.
Ci crogiolammo lungamente nel calore della stanza e delle braccia l'uno dell'altra, poi ci decidemmo a spostarci verso il luogo del rito: era ormai ora tarda.
Giungemmo mano nella mano, come ragazzini, respirando l'aria fresca che odorava di terra, natura e umidità.
Osservammo i fuochi sulle rive del fiume e la magia di cui era pregna l'aria e la nebbiolina che ci avvolgeva.
Eravamo ancora fatti e ci sentivamo felici, ci guardavamo incessantemente, senza bisogno di parlare.
"Vieni con me, Bella. Avrai la possibilità di tentare incantesimi oscuri, e capire nodi irrisolti della tua preparazione sulle arti oscure."
Lo guardai interdetta. Non capii dove volesse andare a parare.
Lo vidi avvicinarsi ad un cerchio magico dei più grandi e lo seguii senza porre domande.
Si guardò intorno, poi mi prese di nuovo per mano e si spostò ancora più al centro della radura trascinandomi con sé.
Entrammo in quello che era il cerchio più grande di tutto il raduno. Iniziamo ad eseguire i riti pronunciato parole in gaelico antico.
Osservando la serietà di Rod in quel momento intuii che faceva questa cosa solo per me, per darmi la possibilità di capire o fare qualcosa. Pensai che anche lui aveva una missione quella notte e che quella sua missione riguardava me. Io dovevo sposarlo, mentre lui doveva fare altro.
Cercai di concentrarmi nella convinzione che fosse stato proprio il mio maestro a dargli questo compito e che quindi lo dovevo eseguire al meglio.
Pronunciai le parole del rito più volte, lentamente e ossessivamente. Dopo poco iniziarono a darmi una sensazione di piacere e di crescente potere. Non capivo se fosse la magia oscura che mi possedeva sempre di più, se fosse la droga che aveva ancora un forte effetto e che mi trascinava nel suo mondo perfetto, o se fossero entrambe le cose, che si potenziavano insieme.
Sentivo un gran numero di brividi potenti ogni volta che mi avvicinavo di più al fuoco.
"Vieni..."
Rod mi prese entrambe le mani.
"Avvicinati al fuoco, lasciati pervadere, l'ho fatto anch'io."
Pensai fosse impazzito: non potevamo certo buttarci nel fuoco. Eppure lo guardai bene e mi accorsi che sembrava tutt'uno con le fiamme, sembrava essere al massimo della sua potenza.
Mi piacque molto quell'immagine, desiderai allora provare la stessa sensazione.
Mi sembrò che se non mi fossi unita a loro in quel momento, al fuoco e a quel mago di fuoco, non sarei mai potuta stare più bene in vita mia, non avrei potuto più esprimere i miei poteri. Era una sensazione che si faceva strada in me prepotentemente, senza lasciare più spazio a pensieri razionali.
Sfiorai quindi le fiamme e sentii che non bruciavano, davano solo piacere. Toccai il fuoco a lungo, guardato e ammirato, baciai quel fuoco sentendo il suo ardore e me ne impossessai.
Questo pensai di fare nella mia mente, nella realtà lo stavo semplicemente comandando.
Comandavo l'elemento fuoco.
Lo assaporavo, mi facevo scaldare da lui, giocavamo come bambini.
Avevo imparato a farlo in maniera assolutamente normale e istintiva, tanto che non me ne resi conto subito.
Mi avvicinai ancora di più alle fiamme, mi potevo facilmente far circondare da esse e sentire la loro energia potente. Mi fermai per diversi istanti ad assaporare la sensazione.
Durante quei momenti il pentacolo che indossavo si riscaldò fortemente poi, improvvisamente, illuminandosi, si capovolse, simboleggiando, per la prima volta, la magia oscura dentro di me.
Sorrisi tra tutte quelle emozioni che si susseguivano.
"Sei una strega di fuoco, Bella, lo sapevo. Lo sei anche tu come me."
Lo guardai.
"Credo di sì..."
Risposi ancora incerta.
"Ne parlerai al Signore Oscuro a tempo debito. Ti chiarirà tutto alla prossima lezione che farete insieme."
Rod era entusiasta, ma parlò in maniera sbrigativa.
Fui però certa, a quel punto, che fosse stato il mio maestro a indicargli ciò che doveva fare.
Ci rimasi male, avrei preferito mi guidasse Lord Voldemort in persona in questo importante passo.
"Siamo due maghi di fuoco, allora?"
Chiesi per sincerarmi dell'accaduto.
"Sì! E credo sia il caso di celebrare l'evento. Siamo uguali tu ed io, inseparabili anche nella magia."
Anche Rod era un mago di fuoco, lo avevo capito subito nel momento in cui mi aveva detto di unirmi a lui nelle fiamme. Mi sorpresi però a pensare al mio maestro, a che genere di mago potesse essere lui, a quanto avrei voluto averlo vicino.
Mi sorprese poi anche l'idea che avevo quasi dimenticato: il matrimonio.
Avrei dovuto farlo e subito, senza tutte le esitazioni che stavo avendo.
Mi avvicinai.
Baciai di nuovo Rod, sentivo tutte le fiamme dell'inferno ardermi la pelle, ero ancora permeata dalle meravigliose sensazioni di poco prima nel fuoco, mentre le mie labbra toccavano le sue, il mio fuoco si mischiava e si moltiplicava unendosi al suo.
Eravamo potenti, invincibili. Tutto avveniva in maniera vorticosa ed incessante, ma non mi spaventava, volevo essere sopraffatta, volevo essere inondata dal potere e dalla notte, per poi svegliarmi diversa, più forte, più potente ancora.
"Sempre più petente."
Pensai questo mentre prendevo, in quel momento in maniera davvero risoluta, la decisione di unire il potere delle nostre due famiglie.
Sempre mano nella mano, camminammo fra un falò e l'altro, fra canti, incantesimi e rune marchiate sulla pelle dei nuovi adepti di cerchi magici e sette, poi ci dirigemmo a bere.
Volevamo bere entrambi, perché lentamente l'effetto delle droghe se ne stava andando, ma la magia e la notte erano ancora lì per essere vissuti e quel matrimonio doveva essere compiuto.
Volevo e volevamo di più, ancora di più, l'esagerazione, il brivido assoluto.
Abbiamo bevuto acquaviola e idromele, per poi iniziare le danze sul fiume.
Immersi nel colore rosso e arancione dei falò attorno a noi, tanto vicini da poter sentire, nel rumore del luogo, ogni singolo crepitio delle fiamme.
Sentivo caldo, sempre più caldo, avevo la sensazione che il calore fosse ovunque, e sembrava che la stessa cosa valesse per Rod, che non aveva mantenuto nemmeno un briciolo di lucidità, come se si fosse lasciato andare totalmente, come se nulla più gli interessasse compiere, se non stare completamente con me.
Lui ormai aveva compiuto la sua missione, la missione assegnatagli dal mio maestro per me, non era al corrente della mia.
Lo baciai quindi a lungo e appassionatamente.
Poi mi fermai e attesi che mi guardasse.
"Rod..."
Sussurrai parlando vicino alle sue labbra.
"Ci sposiamo?"
Rimase sorpreso, forse solo per un momento.
Mi guardò a lungo.
Io ressi lo sguardo.
Non esitò poi più nemmeno un istante.
"Non potrei chiedere di meglio."
Rispose baciandomi con un sorriso maligno e malizioso, trascinandomi lontano e buttandomi sul prato per fare, di nuovo, l'amore con me.
Risi e lasciai fare, mi feci toccare scompostamente le spalle, le braccia e il seno. Eravamo entrambi passionali ed impulsivi, sconsiderati e senza vergogna.
Smisi dopo poco di ridere e iniziai a sospirare forte quando mi ha afferrò forte le cosce, scostando la veste e divaricandole lentamente, per poi insinuarsi dentro di me, con una voglia che lasciava poco spazio alla fantasia, al tempo e alle carezze.
Non importava la condizione, la situazione, la gente e i riti attorno. Mi sentivo così potente da non dovermi preoccupare di nulla e di nessuno.
Il mondo apparteneva a me soltanto, l'intensità dell'orgasmo fu forte e improvvisa come un'esplosione.
Ci sposammo poco dopo aver fatto l'amore. Fu grazie all'intervento di uno stregone straniero, molto misterioso, tanto strano da sembrare quasi mistico, era vestito con manti viola e rossi, portava nella mano destra un bastone di legno di quercia che fungeva da bacchetta.
Era un potente mago del nord Europa, che non parlava nemmeno bene la nostra lingua, ma conosceva perfettamente come unire due anime malate e maledette come le nostre.
Ricordo il caldo continuo e terribile fuori e dentro di me, che stando al fianco di Rod, si moltiplicava ancora di più, probabilmente perché provava la stessa sensazione.
Per fortuna, l'aria della notte, la lieve brezza proveniente dal fiume e dal profondo dei boschi circostanti, riusciva a riportarci leggermente alla normalità, quel tanto che bastò per celebrare la breve cerimonia.
Lo stregone era imponente, con una lunga barba brizzolata che ricadeva sul petto e sulla veste, parlò in parte in gaelico e in parte nella sua lingua, e pronunciò le formule di rito: l'amore, la fiducia, la fedeltà.
Mentre ascoltavo quelle parole, la brezza continuava ad accarezzarmi i capelli e li scompigliava, sembrava quasi che il vento non mi lasciasse concentrare sul momento focale del matrimonio. Era uno strano gioco che, a dire il vero, non mi disturbava.
Fu la prima volta che iniziai a percepire quel vento freddo e dispettoso, capace di accarezzarmi i capelli e entrarmi nella mente e nelle viscere del respiro.
Ancora non fui capace di riconoscere cosa fosse.
Arrivò invece il momento dell'unione vera e propria, tornai a concentrarmi sul rito.
Per la promessa di matrimonio lo stregone chiese uno scambio di sangue.
"Usa l'athame, Bella e fallo per prima tu."
Rod si eccitava sempre alla vista del sangue.
Gli sorrisi.
Da quelle parole, capii che aveva un desiderio ossessivo di godere ancora con me.
Richiamai l'oggetto magico che, non appena giunse a me, brillò alla luce della luna, come se stesse accondiscendendo all'uso che ne volevo fare.
Presi la mano di Rod fra le mie, la voltai lentamente, perché mi porgesse il palmo. Accarezzai lungamente la pelle con la punta della lama, facendo passare il tempo, dilungandomi sui preliminari. Assaporai calma la frenesia del mio uomo che era palpabile nell'aria, il battito del suo cuore e il tremore dei suoi nervi.
Mi piaceva portarlo al limite estremo.
Tagliai poi in maniera decisa la carne, incidendo lungo buona parte del palmo. Rod non fece un solo cenno di dolore.
Pochi istanti dopo, un rivolo di sangue caldo e scuro bagnò le mie dita, osservai il sangue caldo, il sangue puro che presto si sarebbe mischiato al mio.
Lui impiegò poco tempo prima di fare la stessa cosa con me, piegando il mio polso verso l'alto e tagliando lungo il palmo, veloce, senza la minima esitazione.
Sentii un intenso dolore bruciante, placato subito dopo dal sangue anch'esso caldo e puro che fuoriusciva lento dalla ferita.
Solo dopo aver osservato a lungo quel liquido cupo, come ipnotizzati da quel rito unico, unimmo le mani al chiarore della luna, all'unisono e siamo stati uniti per sempre.
Al termine di quel momento la cerimonia era ormai giunta al termine e restammo soli subito dopo.
Rod mi guardò contento, mi strinse i fianchi sollevandomi di peso più in alto di lui e mi guardò a lungo e con uno strano affetto negli occhi e nei gesti.
"Bellatrix, fai ancora l'amore con me?"
Sapevamo di aver fatto qualcosa di particolare, di importante, e sapevamo di averlo fatto in modo del tutto folle, ma eravamo felici entrambi.
"Facciamolo per suggellare il nostro nuovo legame."
Lo baciai teneramente.
Camminammo quindi fino al fitto del bosco, lontano da tutti, dove solo la tenue luce dei falò giungeva a illuminarci vagamente gli sguardi, il volto, la pelle.
Il lento scorrere del fiume non molto lontano, alternato al fruscio del vento fra le foglie degli alberi, faceva da sottofondo ai nostri sospiri, alle nostre grida e ai piccoli sconci sussurri che ci scambiavamo. Sentivo l'erba sotto di me, l'umidità della terra e i rami che pungevano, o graffiavano la schiena e le gambe.
Mi persi a pensare al contatto con tutti gli elementi, pensai che ero stata molto felice di conoscere il mio.
Il fuoco.
"Il mio maestro che genere di mago sarà?"
Pensai questo dentro di me.
Mi sorpresi di nuovo a riflettere su di lui mentre facevo l'amore con un altro.
Dal momento che avevo scoperto il mio elemento, avrei potuto sapere anche di lui, mi aveva promesso che me lo avrebbe svelato una volta che fossi arrivata dove ero ora.
Ne fui felice, desideravo ardentemente condividere questo con lui.
Faticai a concentrarmi sul mio amplesso, lo vivevo più meccanicamente che mai. Il vento poi continuava ad insinuarsi fra gli alberi, la sua brezza mi frusciava sulla pelle, rendendola più fredda del normale.
Ebbi un desiderio prepotente di vedere il mio maestro, di stare con lui. Più questo bisogno si faceva strada nella mia mente, più cercai di concentrarmi su quel momento reale.
Rod era come il fuoco, era vero, bastava sentire come faceva l'amore.
Tentai di pensare solo a quello.
Mi concentrai sulle sue dita che mi accarezzavano tutto il corpo, per poi scendere lentamente con le sue labbra lungo il mio ventre, per arrivare fino al punto più nascosto e sensibile, fra peli e calore della carne; mi ha quasi tolto il fiato dai polmoni, facendomi sospirare, quasi sibilare, per quelle sensazioni splendide, forti, ed inattese.
La sua lingua calda e avvolgente provocò in me una serie istantanea ed infinita di fiammate di intenso piacere, che si susseguirono al ritmo del suo volere per un tempo che mi è sembrato fin troppo veloce.
Terminato quel mio orgasmo, lo avvinghiai stretto fra le mie gambe per averlo fino in fondo, fino nel profondo, e per godere insieme quell'ultimo momento di piacere.
Quello che fa male.
Quando tutto terminò, restai accanto a lui, senza tanto fiato per parlare.
Nemmeno Rod parlò molto, teneva la testa poggiata su arbusti umidi e lasciava che i capelli gli ricadessero a coprire leggermente gli occhi. Era stremato, ma sembrava felice.
Poco dopo ci alzammo e iniziammo a rivestirci. Sempre in silenzio.
Mentre indossavo il manto nero leggero, notavo che tutto il calore che ci aveva pervasi fino a poco prima, stava lentamente scomparendo, lasciando il posto ad una totale spossatezza e il freddo del finire della notte iniziava a penetrare nelle membra.
Ci stringemmo entrambi sotto al mantello di Rod, per poi dirigerci di nuovo nella radura: ogni rito era terminato e tutti maghi e streghe rimasti si allontanavano lentamente fuori dallo spiazzo sul fiume.
Ci materializzammo entrambi nella mia camera da letto, dove regnavano la pace, il silenzio, il calore di mura accoglienti, giungemmo lì, di nuovo in quella stanza e su quelle coperte tra le quali era iniziato tutto, quelle con ricamati sopra gli stemmi di famiglia.
Rod mi lasciò sola poco dopo, ormai era quasi l'alba.
Osservai lungamente il sorgere del sole, sola seduta sul mio letto, riflettendo in silenzio sul fatto ero diventata una donna ormai, una strega oscura, una strega di fuoco.
Non sapevo cosa aspettarmi dal matrimonio appena svolto, scelto in maniera del tutto incosciente, probabilmente solo perché lo desiderava il mio maestro.
Sfiorai lungamente con la mano le coperte del letto, sfiorai gli stemmi della casata, scrissi con le dita lungo i ricami il motto di famiglia: Toujour Pur.
Mi sentii strana.
Compresi solo allora che non ero più la signorina Black, la primogenita della più importante e antica casata purosangue, ero diventata signora Lestrange, ma ancora non sapevo cosa dovesse comportare questo cambiamento.
