"Potreste gentilmente provvedere ... signora Hughes? Signora Hughes? Va tutto bene?" chiese il signor Carson.
Era entrato nel nel salottino, che aveva la porta aperta, ma solo dopo si era accorto che la governante non lo ascoltava.
"Oh mi perdoni signor Carson... Sì certo. Scusate ero sovrappensiero.. cosa avete detto?"
"Non importa. Lasciate stare... siete sicura di star bene?"
"Si nota così tanto?" chiese sedendosi e facendogli segno di fare lo stesso.
"Se c'è qualcosa che vi preoccupa e posso fare qualcosa non esitate a dirmelo..."
"Non è nulla..si tratta di William"
"Siete preoccupata per la sua imminente partenza?"
"Sì ed è sciocco da parte mia lo so ma.."
"Perché? Anch'io sono molto preoccupato.
Potrei non darlo a vedere ma gli sono molto affezionato. È un ragazzo speciale e gli voglio molto bene"
"Già... e con quello che è successo al nipote della signora Patmore..."
"Sono rimasto sconvolto per la rivelazione del signor Lang"
La governante scattò in piedi, rigida e arrabbiata disse:
"Non doveva permettersi di dirlo!
Era una confidenza e lui... ma d'altro canto è ridotto così male a livello emotivo e di nervi che non si può biasimare, anche se avrebbe dovuto pensarlo meglio" disse poi calmandosi voltando le spalle.
"Voi sapevate dunque"
"Non era il mio segreto da rivelare signor Carson. Inoltre lo sono venuta a sapere perché ero lì quando Lord Grantham glielo ha detto. E la signora Patmore era così sotto shock...
Non potevo dirle di riferire a qualcun altro la notizia, specie dopo che Sua Signoria in persona aveva che non era necessario che nessuno sapesse. Sono così arrabbiata.
Se penso che quel povero ragazzo si è offerto VOLONTARIO.. e poi..
Chissà cosa ha visto... e come lo hanno ripagato?
Lo Stato Signor Carson.
La Corona lo ha ucciso.
Non sono anarchica come il signor Branson e non è il mio sangue scozzese a parlare ... sono schifata che dopo che un giovane va in guerra di sua spontanea volontà... invece di trovare un modo di aiutarlo, anche solo rimandandolo a casa per un po di tempo...gli venga tolta la vita, come ad un cavallo azzoppato"
Il signor Carson la fissava.
Era così bella pur essendo decisamente su di giri.
"Ora probabilmente sarete arrabbiato con me..di nuovo" disse tristemente lei, sedendosi nuovamente.
"No affatto. Non l'avevo pensata in quel modo ma a dir la verità non ci ho pensato molto.
Mi è dispiaciuto per lei certo ma ci sono così tante cose da fare... ammetto a malincuore che non era una mia priorità.. ma a dirla tutta avete ragione. Era solo un ragazzino terrorizzato ed era giusto aiutarlo invece che togliergli la vita, non ci siamo dimostrato meglio dei tedeschi a quanto pare"
"Non tutti gli inglesi. Solo chi è al vertice e ha preso la decisione signor Carson. E chissà a quanti altri è stato fatto lo stesso. Il bello è che non avevano nemmeno il coraggio di dirlo.
Disperso. Caduto in guerra.
Queste parole usano. Come se servisse a dimenticare l'atto stesso e a farci odiare di più il nemico in modo da offrire altra gente"
Ci fu qualche minuto di silenzio dove lui guardava lei, che si guardava le mani.
Avrebbe voluto dire o fare qualcosa, non necessariamente di romantico, per tirarle su il morale ma il suo orologio biologico gli diceva che doveva suonare il gong.
Si ritrovò a pensare che non voleva salire. Non voleva lasciarla. MAI.
"Oh cielo dovete salire... e io sono qui che vi trattengo" disse con voce triste mentre guardava l'orologio appeso al muro.
"No affatto. Ho le gambe lunghe posso fare i gradini a due a due se necessario.
Sono contento di aver passato del tempo con voi spero di esservi stato utile" e senza aspettare risposta, uscì.
"Moltissimo amore mio, moltissimo" sussurrò alla stanza vuota con un accenno di sorriso sul volto.
Era rimasta colpita che non l'avesse azzannata alla gola per aver parlato male dell'impero.
Forse le cose stavano davvero cambiando...
