Hutch si è visto costretto a cercare un fiacre per loro, che potesse ricondurli all'hotel. Cat non ci sarebbe mai arrivato sulle sue gambe, e Hutch non poteva permettersi di portarlo a spalla per le vie della capitale francese. Il ragazzino ha il suo bel da dichiarare che quella metropoli è anticonformista; se poi li sbattono entrambi in galera chi li tirerà fuori dai pasticci? Non quella piccola scimmietta esuberante e sconsiderata, di certo. Ma può darsi che, a dispetto di tutto, vorrebbe almeno andarli a trovare in prigione, soprattutto Cat in effetti. Perché Hutch non sarà acuto e svelto, ma perfino lui ha potuto notare quanto entrambi sembrino provare una sorta di intesa, quasi di comunanza di idee e sentimenti.

Gli viene da sorridere, perché in fondo quei due un poco si somigliano: stessa tendenza a finire in un mare di guai a ogni buona occasione (e anche in quelle cattive). Forse è proprio questo il motivo per cui sono attratti l'uno dall'altro. Scuote la testa e sbuffa, poi ringrazia il cielo perché, almeno per il momento, Cat è impossibilitato a unirsi alle azzardate scorribande del marmocchio. Scommetterebbe che, potendo, non ci penserebbe trenta secondi a mettere in pratica quell'idea balorda.

Posa lo sguardo su Cat, che riposa con le sopracciglia corrugate contro la sua spalla, e si ritrova a pensare che preferirebbe vederlo arrampicarsi sui balconi e i tetti in compagnia del ragazzino francese, piuttosto che rannicchiato su un sedile al suo fianco con i lineamenti tirati. Almeno sarebbe in buona salute e, molto probabilmente, si divertirebbe come un matto a scorrazzare nei vicoli di quella città incomprensibile. Al contrario è costretto a usare delle stampelle per muoversi, e ad appoggiarsi a Hutch per trovare la strada corretta. A volte la vita è particolarmente ingiusta, e nel caso del suo ragazzo, si è divertita in modo particolare nell'incasinargliela.

«Htc…»

«Siamo quasi arrivati. Pazienta solo un altro po'» mormora piano fra i suoi capelli, rinserrando la presa attorno alle sue spalle.

Lo osserva annuire, poi rabbrividire. Contrae la mascella, contrariato, e chiudendo gli occhi maledice, non per la prima volta, quei due scellerati che per poco non li ammazzavano e che hanno di nuovo rovinato l'esistenza del suo gattaccio.

Quando il loro veicolo giunge infine di fronte all'entrata dell'hotel a Hutch viene il dubbio su come farà a condurre Cat fino alla loro camera.

«Hutch?»

«Ehm… Non credo che il personale del posto apprezzerebbe vederci sfilare per il vestibolo come due novelli sposini» tenta, incerto.

Uno sbuffo di risata sfugge alle labbra contratte di Cat. «Se è per quello non lo apprezzerei molto nemmeno io, tutto considerato. L'idea di essere l'oggetto della morbosa curiosità di perfetti estranei mi fa accapponare la pelle.»

«Mh… Quindi?»

«Quindi aiutami a scendere da qui. Posso farcela.»

Hutch lo fissa un lungo istante, scettico. Cat storce le labbra e soffia esasperato.

«Non posso comunque trascorrere la serata e il resto della nottata qui dentro. È scomodo, tra le altre cose» protesta Cat.

Sbuffa, per niente convinto. «D'accordo, proviamo» borbotta, presagendo già un gran brutto seguito. Accidenti a lui e alla sua incapacità cronica di pianificare.

«Hutch» insiste Cat, frustrato.

«Sì, sì, va bene» è così costretto ad arrendersi.

Di fatto Hutch trova appena il tempo di richiudersi l'uscio della camera alle spalle, prima di essere costretto ad acchiappare al volo Cat per evitargli di finire lungo disteso sul pavimento. E non può nemmeno togliersi lo sfizio di rimproverarlo, dato che se lo ritrova fra le braccia palesemente privo di sensi.

«'Fanculo a me, a quei due infami, alla testa dura di Cat e pure a Maloney… lui e le sue idee idiote. Cazzo!» brontola senza soluzione di continuità, mentre trascina il compagno fino al primo letto disponibile, prima di tornare fuori in cerca del loro dottore depravato (e idiota).

«Doc!» sbraita con la pazienza ormai sotto i tacchi, mentre bussa come un forsennato alla sua porta. «Aprite immediatamente, o vi giuro che la butto giù, e poi i danni li pagate di tasca vostra» minaccia.

Quasi un intero, interminabile minuto dopo, l'uscio si socchiude facendo apparire nello spiraglio lo sguardo spiritato di Maloney.

«Siete per caso ammattito definitivamente?» si stranisce il dottore.

«Non ancora. Ma se mi fate perdere altro tempo posso sempre torcervi il collo e fingere di essere preda della pazzia. Magari ci credono» bercia Hutch, spostando impaziente il peso da una gamba all'altra.

«Qual è il problema, stavolta?» si risolve a chiedere.

«Il problema è che il ginocchio di Cat non va bene, e nemmeno lui, al momento, va troppo bene. M'è svenuto praticamente fra le mani ed era pure troppo caldo. Quindi adesso recuperate le vostre cose e venite da noi, così proviamo a sistemare la situazione prima che io perda sul serio la testa (e voi con me).»

Maloney lo fissa con tanto d'occhi, apparentemente incredulo, poi sospira scontento e decide, per la propria sanità mentale, di fare come suggerito da Hutch.

«Ha la febbre» decreta Maloney in tono decisamente tetro.

«Siete proprio un genio» replica con sarcasmo. «Io che vi avevo detto, scusate? Non siete qui per sottolineare l'ovvio, ma per rimediare al pasticcio.»

«Sì, ma qui i pasticci li fate sempre voi» protesta Maloney. «Io, per parte mia, ricordo perfettamente di aver detto: "non vi appoggiate a quella gamba". E anche: "limitate gli sforzi". Ma alla fine voi fate sempre quel che vi pare e poi date la colpa al sottoscritto!»

«Doc, lui non ha affatto poggiato il peso su quella gamba. Ma ogni volta che proviamo a uscire per una passeggiata tranquilla, accadono… cose! Capite? Non dipende da quel che vogliamo noi» si inalbera Hutch, mentre osserva Maloney trafficare con la sua borsa prima, e poi con i vestiti di Cat. «Che diamine state facendo?» inquisisce sospettoso.

«A meno che non intendiate tagliuzzare i suoi pantaloni, li devo togliere, se è quel diavolo di ginocchio di cui devo prendermi cura. O avete per caso un'idea migliore?»

«No» mugola Hutch, sconfortato. «Sono solo incazzato, perché sembra che non ne vada mai bene una, nemmeno quando abbiamo le migliori intenzioni del mondo. È tutto maledettamente ingiusto.»

«Già. Mi trovate stranamente d'accordo con voi» conviene Maloney. Poi sospira, tastando l'articolazione. «È gonfio, e troppo caldo. Siete rimasti per strada tutto questo tempo?»

«No. Cioè, non proprio. Abbiamo cenato in un bistrot. Ci siamo trasferiti in un parco. Cat ha dovuto sedersi, e… Doc, che diavolo ne so! C'erano tre tizi armati che volevano fare la pelle a quel ragazzino dell'altro giorno, e Cat non ha voluto sentir ragione e li ha infilzati tutti e tre.»

«Con i suoi coltelli?» si stranisce, gli occhi fuori dalle orbite per la sorpresa.

«Sì, sì, con quelli» sbotta, seccato.

«Ma… Non ha ucciso nessuno, vero?» chiede, con un gran brutto presentimento.

«Doc» ringhia imbestialito. «Che cazzo, vi concentrate sul problema sbagliato. Quelli sono ancora vivi, hanno solo qualche attributo in meno. Il mondo farà felicemente a meno degli eredi di questa gentaglia.»

«Oh…» sembra rasserenarsi Maloney.

«Oh niente! Come sta Cat?»

«Temo che serva un intervento sul suo ginocchio. Speravo che non fosse da operare, ma ora come ora non ne sono più granché sicuro. In ogni caso va visitato da uno specialista. Nel migliore dei casi finirà comunque con il ginocchio bloccato per il prossimo mese.»

«Merda» si incupisce Hutch, già prevedendo spiacevolezze.

«Bizzarro: sono nuovamente d'accordo con voi» conferma Maloney, immaginando l'umore burrascoso del suo paziente alla notizia e, in seguito, all'ennesima, lunga attesa prima di una sperabile guarigione.